Lo scorso 9 marzo la Cassazione ha annullato senza rinvio la misura cautelare degli arresti domiciliari applicata dal Tribunale di Palermo a carico dell’agrigentino Filippo Piritore, l’ex prefetto indagato per depistaggio nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio dell’ex presidente della Regione Piersanti Mattarella, assassinato il 6 gennaio del 1980. A Piritore si contesta la scomparsa del guanto usato da uno dei killer di Mattarella. E’ difeso dagli avvocati Gianluca Tognozzi e Gabriele Vancheri. La Cassazione ha disposto l’immediata liberazione dell’indagato e adesso ha depositato le motivazioni sancendo un principio e scrivendo: “Non basta dire il falso per parlare di depistaggio. Serve dimostrare che quelle parole abbiano davvero ostacolato l’inchiesta, Il reato di depistaggio deve essere qualificato quale reato di pericolo in concreto”. Così è, in estrema sintesi, secondo la sesta sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta da Ercole Aprile con relatore Paolo Di Geronimo.
Delitto Mattarella, indizi insufficienti: “Su Piritore solo congetture”
