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Dave Schroeder Quartet, un concerto amabile attraverso una mistione “tout court”

Castrovillari (Cs) – Nella cornice suggestiva dell’atrio del Municipio, in una fresca serata di giugno, il concerto del quartetto di Dave Schroeder ha rappresentato uno dei momenti più significativi del Peperoncino Jazz Festival, che da anni è uno degli eventi di punta dell’estate calabrese, oltre che uno dei Jazz Festival più apprezzati a livello nazionale
Un concerto sofisticato, quello che ha visto esibirsi un quartetto nato dall’incontro e dalla sinergia della cultura musicale europea, con il grande jazz americano. A suonare con Dave Schoeder tre musicisti italiani, conosciutissimi e molto apprezzati nel panorama internazionale, che hanno masticato esperienze e collaborazioni a tutto tondo nell’ambiente jazzistico: Massimiliano Rolff al contrabbasso, Ettore Fioravanti alla batteria e Antonio Figura al pianoforte.
E’ proprio dall’incontro da Schoeder e Figura – avvenuto nel settembre del 2015 a New York – che nasce questo quartetto, estremamente versatile oltre che perfettamente calibrato su un repertorio che pone in evidenza la sensibilità jazzistica di ognuno dei musicisti, capaci di raccontare attraverso un linguaggio personalissimo e assai ben calibrato, virtuosismi e “coerenza” stilistica.
Un concerto su brani originali scritti per il quartetto, ed altri nati da precedenti progetti, vengono serviti al pubblico, attraverso il “lessico del jazz” che va dalla ballad al blues, sino alla bossa, “amabilmente”, e non si può non scovare, nel suono pianistico di Figura, la matrice del jazz di Bill Evans, che senza dubbio ha ispirato il talentuoso musicista italiano.
Anche se Dave Schoeder, è virtuoso del sax tenore,  sax sopranino e flauto basso, resta impresso l’uso che fa dell’armonica a bocca, dalla quale – durante l’esecuzione dei brani – esce tutta la struggente malinconia che appartiene al blues, e lo scambio che avviene tra Schoeder e Figura, quando lo statunitense rimbraccia il sax sopranino, ricorda tanto l’interplay e la grande vena lirica che appartenne al duo Stan Getz e Kenny Barron,  nell’indimenticabile album “people time”.
Le note che escono dal sax di Schoeder sono veloci e corrono dalle gravi alle acutissime con la complicità di un piano che, con maestria sa poi “dialogare” con il contrabbasso di Rolff in maniera impeccabile. La base ritmica – contrabbasso e la batteria di Fioravanti, che sa sempre come essere protagonista con il suo jazz moderno ma al contempo narrativo – è custodia perfetta di un repertorio che non delude per intensità del fraseggio e particolarità di arrangiamenti cuciti addosso ad ognuno dei musicisti.
Poche le parole che Schoeder regala al suo pubblico al quale in americano confessa di essere un uomo di “poche parole”, ma a raccontare e a presentare il concerto di pensa Antonio Figura che cita, sul finale di concerto il nome del suo pezzo “white shadow”, scritto da lui, e messo a disposizione del prestigioso quartetto.
E sul finale, un brano che è un vero e proprio “giro intorno al mondo” che approda alla bossanova, che Dave Schoeder suona con l’armonica, e che – racconta Antonio Figura – è nato da un gioco che fa con suo figlio, con la sua macchinina rossa, mentre il piccolo prova a portare il suo papà in giro, per il mondo.
Un pubblico attento ed infreddolito, non si è lasciato impressionare dalla serata pungente, ma ha ascoltato fino alla fine un concerto che è stato applaudito dai tanti appassionati, che attendono il Peperoncino Jazz Festival, per godere di una musica che sa mettere d’accordo gusto ed emozioni.
Simona Stammelluti
Foto di Giuseppe Di Donna

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