“Cuci e scuci”: quattro condanne, cinque assoluzioni

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Presunta corruzione e tangenti al Provveditorato regionale per le opere pubbliche: il Tribunale di Palermo condanna 4 imputati e ne assolve 5.

Presunta corruzione e tangenti al Provveditorato regionale per le opere pubbliche: la terza sezione penale del Tribunale di Palermo ha condannato quattro imputati e ne ha assolti cinque nell’ambito dell’inchiesta “Cuci e scuci”. I nove imputati al processo ordinario sono gli, o gli ex, impiegati al Provveditorato:
Carlo Amato, 60 anni, di Palermo,
Fabrizio Muzzicato, 53 anni, di Enna,
Francesco Barberi, 70 anni, di Agrigento,
Antonino Turriciano, 65 anni, di Castellammare del Golfo.
E poi gli imprenditori:
Giuseppe Messina, 72 anni, di Enna,
Filippo Messina, 47 anni, di Enna,
Ignazio Spinella, 51 anni, di Marineo,
Lorenzo Chiofalo, 56 anni, di Nardò, in provincia di Lecce,
Giuseppe Pinto Vraca, 72 anni, di Castel’Umberto, in provincia di Messina.
Il 14 febbraio del 2025 la Procura di Palermo ha invocato complessivamente 57 anni e 4 mesi di reclusione a carico di tutti gli imputati. Adesso ecco la sentenza: sono stati inflitti 9 anni di reclusione a Carlo Amato, 5 anni e 8 mesi di carcere ciascuno a Giuseppe e Filippo Messina, e 1 anno a Lorenzo Chiofalo. Sono stati assolti Fabrizio Muzzicato, Franco Barberi, Giuseppe Pinto Vraca, Ignazio Spinella e Antonio Turriciano. Già il 31 ottobre del 2019 il Tribunale di Palermo ha ratificato il patteggiamento della condanna di tre imputati di corruzione: l’impiegato Antonio Casella, 52 anni, di Palermo, che dopo l’arresto ha collaborato con i magistrati, ha patteggiato 4 anni e 3 mesi di reclusione. I due imprenditori hanno patteggiato: 2 anni e 10 mesi Giuseppe Giovanni Tunno, 51 anni, di Canicattì, e 2 anni Tommaso D’Alessandro, 61 anni, di Bagheria. Le indagini della Squadra Mobile sono state intraprese a seguito della denuncia di un imprenditore della provincia di Enna, Gaetano Debole, che non si è piegato al ricatto delle tangenti. Le ‘mazzette’ della corruttela sarebbero state pagate al Provveditorato delle opere pubbliche, competente per la gestione e i pagamenti dei lavori pubblici eseguiti in tutta la Sicilia. Gli imputati avrebbero ideato la cosiddetta ‘mazzetta rimborsata’, ovvero gli imprenditori avrebbero pagato le tangenti ai funzionari corrotti. E poi i funzionari, con stati di avanzamento dei lavori, avrebbero aumentato le somme previste per gli appalti consentendo così all’imprenditore di recuperare il denaro già pagato come tangente, scaricando quindi sulle casse pubbliche il costo della corruzione.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

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