La Procura di Palermo, guidata da Maurizio de Lucia, ha presentato al gip del Tribunale la richiesta di rinvio a giudizio per il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, nell’ambito dell’inchiesta che ipotizza un sistema di corruzione legato ai finanziamenti dell’Ars e un presunto uso improprio dell’auto di servizio. Le accuse, formulate dai sostituti procuratori Andrea Fusco e Felice De Benedittis, includono anche peculato, truffa e falso.
Oltre a Galvagno, la richiesta riguarda l’ex portavoce del presidente, la De Capitani, l’imprenditore Alessandro Alessi, Marianna Amato della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana, Roberto Marino, ex autista di Galvagno, e Cannariato, rappresentante in Sicilia della Fondazione Marisa Bellisario e vicepresidente della Fondazione Tommaso Dragotto.
Secondo l’ipotesi accusatoria, Galvagno e la De Capitani avrebbero orientato risorse pubbliche verso iniziative promosse o riconducibili alla Cannariato. Tra gli episodi contestati figurano:
- il finanziamento, da parte della presidenza dell’Ars, di un apericena da 11mila euro per l’evento “Donna, Economia e Potere”, organizzato dalla Fondazione Bellisario nell’ottobre 2023 a Palermo;
- un contributo di 15mila euro dell’Ars e un ulteriore sostegno da 12.200 euro della Fondazione Federico II alla Fondazione Tommaso Dragotto per l’iniziativa “La Sicilia per le donne”, tenutasi a Palermo e Catania il 25 novembre 2023;
- l’inserimento, nelle leggi di Bilancio 2023 e 2024, di stanziamenti rispettivamente da 100mila e 98mila euro a favore della Fondazione Tommaso Dragotto per le edizioni 2023 e 2024 dell’evento “Un Magico Natale”.
In cambio, sempre secondo i pm, sarebbero stati garantiti incarichi professionali e benefici per persone vicine al presidente dell’Ars e alla sua cerchia, tra cui un incarico legale a una parente di Galvagno, la nomina di Franco Ricci nel cda di Sicily By Car e vari incarichi retribuiti per Alessi, Amato, De Capitani e altri nell’ambito degli eventi citati.
La figura di Alessandro Alessi viene descritta dagli inquirenti come “intermediario e facilitatore” degli accordi, mentre Amato sarebbe stata “istigatrice e intermediaria”.
A Galvagno e all’ex autista Roberto Marino è inoltre contestato il reato di peculato per l’uso dell’auto di servizio — un’Audi A6 — che sarebbe stata impiegata per circa 60 trasferimenti privati da parte del presidente, della segreteria e dell’ufficio di Gabinetto.
Marino e Galvagno sono infine accusati di truffa e falso per presunte missioni mai effettuate, comunque vidimate, che avrebbero consentito all’autista di percepire circa 19mila euro in rimborsi e diarie.
L’udienza preliminare è fissata per il 21 gennaio, davanti al gip Giuseppa Zampino. Sarà in quella sede che il giudice valuterà se disporre o meno il rinvio a giudizio degli indagati.
