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Come trasformare una frase infelice in un’accusa

Immagine tratta dal film “Non ci resta che piangere”

 

Quanto piace il pulpito. A molti, forse a tutti. Peccato che sul pulpito c’è chi ci sale tutti i giorni, e da quella posizione dovrebbe portare un messaggio di pace, dovrebbe spiegare la storia umana, dovrebbe indurre il popolo di Dio ad atteggiamenti di carità, di amore, anche se sempre più spesso è un discorso moraleggiante, monotono e a tratti fastidioso, soprattutto quando è mirato ad indottrinare e a trasformare in verbo, ciò che è un personalissimo “deve andare così”.

E’ di pochi giorni fa, la notizia delle dichiarazioni infelici – ed io aggiungo offensive – che un prete manco troppo di periferia, ha esternato, a ridosso del decesso del boss Totò Riina: “Ha più morti innocenti sulla coscienza Totò Riina o Emma Bonino?”

Un attimo ci pensi, e cerchi in una frazione di secondo una connessione tra i due, ma poi la frase continua: “moralmente, non c’è nessuna differenza” – dice riferendosi all’impegno politico e civile di Emma Bonino a favore della legge sull’aborto.

E se all’impronta potrebbe sembrare una frase semplicemente infelice, racchiude in se una vera e propria offesa verso tutte le donne e non solo verso la conquista che le donne hanno ottenuto dopo anni ed anni di lotte, di interruzioni illegali di gravidanza. Ora, se pure vogliamo considerare tutti i risvolti e le convinzioni etiche in materia, se vogliamo riflettere sugli orientamenti culturali che pongono l’aborto nel limbo della tutela o meno della vita e sulla sottigliezza circa l’anima intra o extrauterina, non si potrebbe lontanamente porre l’aborto insieme ad altri crimini come il genocidio o l’omicidio volontario. Eppure è questo che ha fatto Don Francesco Pieri, che quella frase – con tutto ciò che reca in se – avrebbe potuto risparmiarsela. Ma la cosa grave o forse gravissima, è che nel dirla con molto probabilità vi era tutta la convinzione possibile e questo significa che è lontano, anzi lontanissimo dal comprendere la gravità della sue parole.

Emma Bonino con la classe e la fermezza che la contraddistingue, ha replicato nell’unico modo possibile, ossia sottolineando quanto “dietro l’aborto, vi sia un grande disagio morale, un trauma fisico, psicologico ed emotivo“.

Non vi è trauma né fisico, né psicologico, né tantomeno emotivo per chi compie crimini efferati, per chi stabilisce chi deve vivere e chi deve morire ed anche come, anche senza un apparente perché. Riina ha consumato la sua esistenza senza conoscere il pentimento, senza ravvedersi mai. Dietro un aborto c’è sempre un perché ed è semplicistico paragonare chi si è battuto affinché le donne avessero un diritto, rispetto a chi i diritti li ha tolti agli altri con un ingiustificato ed ingiustificabile libero arbitrio. Tutto questo oltre che assurdo fa anche orrore.

Mi immagino la scena (neanche tanto improbabile) del parroco in questione che ripete queste affermazione dal pulpito fra due giorni, durante la messa domenicale, cercando di utilizzare il suo potere – perché quello spazio dal quale parla è anche questo – per convincere i fedeli che la scelta di chi si è battuto per un diritto, ha fatto più morti di un boss di mafia.

Dietro un aborto c’è una storia, spesso drammatica, ci sono scelte difficili e traumatiche, ci sono violenze subìte, anche. Tra l’altro la Legge 22 maggio 1978, n.194 prevede delle norme per la tutela sociale della maternità; è una legge che prevede delle tempistiche per poter applicare l’interruzione, che permette di salvare le donne in caso di pericolo di vita, di tutelare le minorenni, oltre a consentire ai medici obiettori di coscienza di astenersi dalle pratiche di aborto.

Non una frase infelice, quella di don Francesco Pieri, ma un’offesa a chi ha dovuto scegliere di abortire perché non aveva un’altra strada da percorrere. Ci si aspetta un messaggio caritatevole da chi sale sul pulpito, ed invece le frasi sono sempre più spicciole, più semplicistiche, mirate a puntare il dito. Ma non erano loro che dovevano insegnare a “porgere l’altra guancia?”, non dovrebbero raccontare che “chi è senza peccato scagli la prima pietra?”

A questo punto – che si sia credenti o meno – mi viene da citare Sant’Agostino che fu anche filosofo, prima di diventare santo e pregando diceva “insegnami la dolcezza ispirandomi la carità, insegnami la disciplina dandomi la pazienza, ed insegnami la scienza, illuminandomi la mente“. Dove sono la dolcezza, la carità, la disciplina, la pazienza, la scienza e la mente, nelle parole del prete, neanche tanto di provincia?

Ama e fa ciò che vuoi” – diceva Sant’Agostino. In quelle parole risiede anche il fare la scelta giusta, quando serve, il battersi per un ideale o per un diritto, il provare a distinguere ciò che giusto da ciò che non lo è e lei, signor Francesco Pieri, mi sa che questa volta non c’è riuscito.

 

Simona Stammelluti

 

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