È iniziata questa mattina davanti al Gup di Palermo, Carmen Salustro, l’udienza preliminare nei confronti di Pietro Capraro, Gaetano Licata e Gabriele Minio, ritenuti appartenenti alla famiglia mafiosa di Villaseta e accusati di aver rifornito di cocaina i clan del mandamento palermitano di Tommaso Natale.
Secondo l’impianto accusatorio della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, i tre avrebbero fornito, nel luglio del 2023, partite di cocaina per un valore complessivo di circa 384 mila euro, destinate ai vertici mafiosi palermitani. Capraro e Licata sono indicati dagli inquirenti rispettivamente come capo e vicecapo del clan di Villaseta, mentre Minio avrebbe avuto il ruolo di affiliato operativo.
Nel corso dell’udienza, una decina di associazioni antiracket e di imprenditoria ha chiesto di costituirsi parte civile nel procedimento. Tra queste anche l’associazione “Quarto Savona Quindici”, presieduta da Tina Montinaro, vedova dell’agente Antonio Montinaro, caposcorta del giudice Giovanni Falcone, ucciso nella strage di Capaci. L’associazione, che prende il nome in codice dell’auto di scorta distrutta nell’attentato del 1992, è impegnata nella promozione della cultura della legalità e nella lotta alla mafia, soprattutto attraverso iniziative rivolte ai giovani e alle scuole.
Il giudice si pronuncerà il 21 gennaio, dopo che le difese degli imputati — rappresentate dagli avvocati Salvatore Cusumano, Teres’Alba Raguccia e Ninni Giardina — avranno esposto le proprie osservazioni sulla richiesta di costituzione di parte civile. Nella stessa udienza verranno valutate anche le eventuali scelte di rito.
I tre imputati erano stati arrestati un anno fa nell’ambito del maxi blitz antimafia che ha portato a 180 arresti tra Palermo e Agrigento, disarticolando le famiglie mafiose di Villaseta e Porto Empedocle. L’inchiesta ha ricostruito un sistema strutturato di approvvigionamento della droga, capace di garantire continuità nelle forniture ai clan palermitani e, in alcuni casi, di esercitare pressioni sui boss attraverso il blocco delle consegne legato a debiti non saldati.
Un’indagine che, secondo gli investigatori, conferma ancora una volta il ruolo centrale del traffico di stupefacenti come principale fonte di finanziamento delle organizzazioni mafiose e la solidità dei collegamenti tra le famiglie criminali dell’Agrigentino e quelle del capoluogo siciliano.
