Che pietà.
Non ci sono molte altre parole per descrivere quello che è accaduto ad Agrigento nel giorno che, per tradizione, dovrebbe rappresentare il cuore dell’estate, il momento della festa, della gente in strada, delle famiglie al mare, dei giovani, della musica, della confusione e di quella sana allegria che per decenni ha riempito San Leone.
Quest’anno, invece, il Ferragosto è sembrato un funerale. Un lungomare praticamente vuoto. Spiagge senza la consueta folla. Strade senza il traffico che per generazioni ha accompagnato il 15 agosto. Nessuna atmosfera da grande festa. Nessun evento capace di dare un’anima alla giornata. Sembrava novembre. E forse è proprio questa l’immagine più drammatica: Agrigento è riuscita nell’impresa di trasformare Ferragosto in una giornata qualunque.

Che pietà.
Non è soltanto una questione di spettacoli, concerti o grandi eventi. È una questione di visione. Una città turistica, una città che pretende di vivere di turismo, una città che vuole essere considerata destinazione internazionale, non può arrivare al 15 agosto senza avere uno straccio di progetto per il suo luogo simbolo dell’estate.
San Leone non chiedeva miracoli. Chiedeva semplicemente di essere vissuta.
Invece, negli ultimi anni, abbiamo assistito a una progressiva trasformazione della festa in un problema di ordine pubblico: vietare, limitare, impedire, transennare, controllare. Ma governare una città non significa soltanto dire “no”.
Un’amministrazione decisa dovrebbe sapere anche dire “sì”. Sì agli eventi. Sì alla musica. Sì all’intrattenimento. Sì alle famiglie. Sì ai giovani. Sì a un Ferragosto organizzato e controllato, nel quale sicurezza e divertimento possano convivere. Perché se non sai organizzare una festa, non puoi semplicemente lamentarti del fatto che la gente non venga. E quest’anno la gente non è venuta. O, almeno, non è venuta come sarebbe stato normale aspettarsi.

Chi poteva permetterselo ha organizzato la propria festa in casa, in villa, a bordo piscina. Gli altri hanno trascorso il 15 agosto come un qualsiasi giorno dell’anno. E San Leone è rimasta lì, con le sue attività, i suoi locali, i suoi operatori economici e la sua gente a guardare una città che sembrava aver rinunciato persino a festeggiare. Questa è rassegnazione. Umana, come diceva il rag. Ugo Fantozzi.
E la cosa ancora più grave è che qualcuno potrebbe persino raccontarci che è andato tutto bene perché non ci sono stati grandi problemi, traffico o disordini. Certo. Se svuoti una città, è molto più semplice amministrarla. Ma una città non può essere considerata un successo quando non succede nulla. Una città viva è una città nella quale accadono cose. Il compito di chi governa non è spegnere la città per evitare che faccia rumore. È governarla affinché possa vivere senza trasformarsi nel caos.
Agrigento, invece, sembra aver scelto la strada opposta: togliere, vietare, ridurre, rinunciare. E alla fine è rimasto il deserto. Che pietà vedere San Leone così proprio a Ferragosto. Che pietà vedere una città che dovrebbe essere piena di turisti e residenti trasformata in un luogo quasi spettrale. Che pietà vedere una tradizione cancellata senza che nessuno sembri provare il minimo imbarazzo.
Desolante vedere un gruppo di vecchietti (non più di quattro) passeggiare sul lungomare deserto. Sembravano nell’ora di rinfresco di una casa di riposo.

Il problema non è il Ferragosto di quest’anno. Il problema è quello che questo Ferragosto racconta di Agrigento. Racconta una città che rischia di perdere anche la propria identità, una città alla quale stanno togliendo persino la voglia di stare insieme e di festeggiare. E allora qualcuno dovrebbe avere il coraggio di spiegare ai cittadini perché. Perché una città che si definisce turistica non organizza nulla nel giorno più importante dell’estate? Perché San Leone deve essere lasciata morire proprio quando dovrebbe essere piena di vita? Perché si continua a pensare che basti vietare per amministrare? E soprattutto: chi si assumerà la responsabilità politica di questo fallimento?
Perché oggi non servono fotografie patinate, comunicati celebrativi o racconti di una città “vivace”. Basta guardare San Leone.
Il 15 agosto è passato. E Agrigento non sembrava una città in festa. Sembrava una città che aveva spento le luci. E il sindaco di San Leone, Giovanni Catalano, giustamente, è incazzatissimo
Che pietà.
