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Cesare Cremonini al Palalottomatica: Un varco temporale tutto da raccontare

Parto svantaggiata.
Sono in mezzo ai fans di Cesare Cremonini senza esserlo.
Faccio fatica a concentrarmi su tutto quello che devo analizzare; mi guardo intorno. Il pubblico é variegato: famiglie, coppie etero e molte omosessuali. A fianco a me due uomini si baciano, poi si tengono per mano per tutto il concerto, così penso che alcuni amori nascano proprio sotto una buona stella, poi la musica fa il resto. Piace a tutti, il cantautore bolognese con quella sua voce così riconoscibile, che apre tutte le vocali anche quando canta … e quando canta lo fa bene.
Sarebbe scontato dire di un cantante che canta bene ed invece in questo caso diventa d’obbligo perché ieri sera al Palasport di Roma per la prima delle due serate nella Capitale, quella bravura è stata essenziale considerato che l’audio non era impeccabile; le parole cantate si capivano appena, in alcuni pezzi, e a volte mi sono scoperta a guardare il vidiwall che inquadrava il primo piano, per leggere il labiale, per comprendere i testi.
E dire che sono abituata ad ascoltare alcuni concerti (o parte di essi) ad occhi chiusi.
Ma quello di Cremonini è uno show in piena regola e lui si diverte a fare lo show man. Si diverte, coadiuvato dalla sua eccentricità in fatto di look e da effetti scenografici che coinvolgono e qualche volta distraggono.
Sul palco con lui tanti musicisti: tastiere, due chitarre, basso, batteria, due coristi, una tromba, un trombone e un sax. Sarà che sono abituata alle dinamiche della batteria jazz, ma il “battere”’di ieri sera mi è sembrato a tratti noioso, troppo prorompente su alcuni brani, tanto da coprire altre sonorità, le chitarre per esempio, anche se gli arrangiamenti un po’ disco music – realizzati proprio per contrastare l’anima intima e minimal del suo ultimo lavoro discografico Piano&Voce intitolato “Possibili scenari” – dettano il ritmo e le dinamiche dello show.
Cremonini canta, balla, con le sue scarpe dorate ed inquadrate in apertura di concerto mentre percorre i pochi passi dal backstage al palco, che poi diventano azzurre e poi rosse e dentro, lui ci consuma passi ed emozioni.
I brani in scaletta sembrano essere quelli del disco; parte con “Possibili Scenari” e poi è un andare indietro nel tempo, come se il racconto, in musica, debba partire da una maturità raggiunta per giungere lì dove tutto ha avuto inizio, mentre salgono a galla commozione e tenerezza verso ciò che è stato e che “si è stato”. A seguire “Kashmir-Kashmir” che si regge su un sound rock, con dentro accenni di elettronica, che strizza l’occhio un po’ al funky.
Ironizza sul coro del pubblico, si ferma e chiede di essere più convinti: “o da stadio o da orgasmo”.
Si inchina, ringrazia, sprona il suo pubblico che reagisce, canta e applaude ma non si fa fatica a notare come siano più apprezzate le canzoni più datate, quelle che forse hanno viaggiato più a lungo o perché probabilmente avevano testi più leggeri, senza impalcature. Io invece penso che Cremonini si sia evoluto come cantautore, nella scrittura di alcuni testi, incarnando quel fuoco che ha attraversato il cantautorato italiano.
Nessuno vuol essere Robin” o “Poetica” ne sono un esempio. Quel suo modo di mettere a nudo alcune insicurezze dell’uomo proprio mentre il mondo ci inserisce in scatole preconfezionate di finta perfezione.
Si emoziona il cantautore su “Momento Silenzioso” pezzo che ha 13 anni di età e che dedica a tutte quelle persone che sono state con lui, dalla sua parte, anche quando non faceva il sold out nei suoi concerti, quando era ancora in cammino.
Bello il momento in cui Cremonini suona il piano; i momenti più intimistici, come anche quello con la chitarra dimostrano quanto sia capace, perché sa suonare e dare forma alla sua musica anche senza eccessive sovrastrutture. E a volte la complessità si nasconde nelle sottigliezze.
Molto buono e originale il dialogo pianoforte e fiati che mi sono sembrati particolarmente in sintonia tra di loro e con il leader.
Cremonini il palco se lo mangia, lo naviga, lo consuma, sudando e senza risparmiarsi. Possiede presenza scenica senza essere particolarmente bello, corre lungo quella passerella che si insinua tra il pubblico, gioca con le telecamere.
Dice di non volerne sapere di matrimonio: “Ormai a 38 anni ho chiuso con questa prospettiva” e poi ironizza sulle telefonate che arrivano dalle ex proprio prima del loro matrimonio.
Al tuo matrimonio”, canta e dopo lo spiega:  “Non è vero che ho chiuso con il matrimonio, forse sono ancora in tempo per trovare la persona per la vita, tanto poi c’è il divorzio, che è per sempre”.
Latin LoverLost in the weekendUn uomo nuovoBuon Viaggio.
E poi ancora Figlio di un reUna come teVieni a vedere perché e Le sei e ventisei.
Canta Il Pagliaccio in controluce sullo schermo rosso e l’atmosfera è molto suggestiva.
C’è Cremonini dentro ad ogni pezzo, non abbandona mai le intenzioni con cui li ha forgiati, creati, per poi soffiarci di dentro un po’ di anima e cantarli.
Va avanti impetuoso fino alla fine. Fino a quel momento in cui chiede di mettere via i cellulari e di ballare con lui “50 Special”, quel pezzo che l’ha reso famoso quando ancora c’erano i Luna Pop.
Il pubblico esplode.
Manca ancora Marmellata #25, il pubblico la chiede e lui la concede. È uno dei momenti che ho più apprezzato della serata.
Nicola “ballo” Balestri, bassista e fedele compagno di viaggio del cantautore, diventato papà da poco, diviene lo spunto per cantare quel pezzo scritto a 15 anni, intriso di tenerezza e senza troppe pretese: “Vorrei”. Quel condizionale che ne ha fatta di strada e ha realizzato sogni forse all’epoca impensabili.
Domani sarà un giorno migliore, vedrai”.
Un augurio per salutare il pubblico romano che va via con una buona dose di adrenalina e quel ricordo attaccato ad una serata da ricordare.
Loro, i fans.
Io vado via pensando che alcuni arrangiamenti non mi sono piaciuti, che Cremonini sia un bravo artista e con la convinzione che abbia ancora tanto da raccontare come cantautore, mettendo a nudo alcuni sentimenti che a volte hanno solo bisogno  di una penna d’eccezione.
Simona Stammelluti

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1 Risposta per “Cesare Cremonini al Palalottomatica: Un varco temporale tutto da raccontare”

  1. Federico Barbieri ha detto:

    Ho fatto bene a non partecipare….

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