Centrale dello spaccio di via Labirinto: quattro indagati ottengono la scarcerazione e chiedono di patteggiare

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Primi sviluppi nell’inchiesta sulla presunta “centrale dello spaccio” scoperta in via Labirinto, nel quartiere Borgalino di Canicattì. Il giudice per le indagini preliminari Alberto Lippini ha disposto la scarcerazione di quattro degli indagati — Liliana Cettina Lo Manto, Giovanni Avvenanti, Maria Chiara Li Calzi e Assunta Giustina Pia Milazzo — accogliendo la richiesta avanzata dal loro legale, l’avvocato Calogero Meli. Milazzo si trovava ai domiciliari, mentre gli altri tre erano detenuti in carcere.

La decisione è arrivata dopo che gli indagati hanno manifestato la volontà di definire la propria posizione processuale attraverso il patteggiamento, circostanza che ha portato il gip a ritenere attenuate le esigenze cautelari. Nonostante la scarcerazione, per tutti è stata disposta la misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza, con il vincolo di permanenza notturna in casa dalle 21 alle 7.

L’indagine, coordinata dalla Procura di Agrigento e condotta dalla squadra mobile insieme al commissariato di Canicattì, aveva portato alla scoperta di un appartamento utilizzato come vero e proprio laboratorio per il confezionamento di crack e cocaina. Durante le perquisizioni erano state trovate complessivamente 59 dosi di crack, 60 dosi di cocaina e oltre 19 mila euro in contanti, parte dei quali nascosti in una cassaforte ricavata nel pavimento del garage. Le somme sono state successivamente restituite agli indagati poiché ritenute non collegate all’attività di spaccio.

Già nei giorni scorsi il tribunale del riesame di Palermo aveva annullato la misura cautelare nei confronti di un altro coinvolto, Salvatore Moio, 39 anni, originario di Napoli ma residente a Canicattì. Resta invece in carcere il sesto indagato, Calogero Lo Giudice, 33 anni.

L’inchiesta prosegue per delineare compiti e responsabilità dei protagonisti del presunto giro di stupefacenti che, secondo gli investigatori, sarebbe stato gestito dall’appartamento di via Labirinto, trasformato in un punto nevralgico per il confezionamento e la distribuzione della droga in città.

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