Mancano pochissimi giorni al voto, eppure ad Agrigento regna ancora la confusione. Le elezioni amministrative dovrebbero rappresentare il momento più alto della democrazia locale, l’occasione in cui programmi, idee e visioni si confrontano apertamente davanti ai cittadini. Invece, la città assiste a un teatrino politico fatto di divisioni, veti incrociati e candidature annunciate e smentite nel giro di poche ore.
Il centrosinistra appare frammentato, incapace di trovare una sintesi e di presentarsi compatto davanti all’elettorato. Ma il centrodestra non se la passa meglio: le spaccature interne sembrano persino più profonde, con correnti contrapposte che faticano a convergere su un nome condiviso.
Al momento, l’unica candidatura certa è quella di Giuseppe Di Rosa. Intorno, però, si rincorrono indiscrezioni sempre più insistenti su una possibile candidatura dell’ex sindaco Calogero Sodano. Un’ipotesi che accende immediatamente il dibattito politico e solleva interrogativi pesanti.
L’ex primo cittadino, infatti, è ancora alle prese con un contenzioso economico con il Comune, legato a una condanna (quando era sindaco) per danno d’immagine che ha comportato un esborso superiore ai 100 mila euro. Una parte della somma, assai elevata, sarebbe ancora da versare. Una circostanza che pone una domanda chiara e netta: può aspirare a governare la città chi non ha ancora definito una posizione debitoria così rilevante con l’ente che dovrebbe amministrare?
La questione non è solo giuridica, ma profondamente politica. È una questione di opportunità, di credibilità, di rispetto verso una comunità che merita chiarezza e trasparenza. Gli agrigentini hanno diritto a sapere chi si candida, con quali programmi e con quale storia alle spalle.
Nel frattempo, il tempo scorre e la campagna elettorale fatica a decollare. Nessun confronto pubblico strutturato, pochi programmi resi noti, nessuna vera discussione sui temi cruciali: bilancio, servizi, sviluppo, turismo, lavoro.
Agrigento non può permettersi un’altra stagione di incertezze. La città ha bisogno di una guida autorevole, di una classe dirigente all’altezza delle sfide e capace di anteporre l’interesse collettivo alle dinamiche di partito.
Ora è il momento delle scelte chiare. Senza ambiguità. Senza giochi di palazzo. Perché a pagare il prezzo delle divisioni politiche, ancora una volta, rischiano di essere solo i cittadini.
