Il Tribunale di Agrigento ha condannato per bancarotta semplice un imprenditore di Canicattì al termine del processo celebrato davanti alla seconda sezione penale, presieduta dal giudice Wilma Angela Mazzara.
Al centro della vicenda la gestione della Sicily Ingross, azienda attiva nel settore commerciale e riconducibile all’imputato. Secondo quanto ricostruito in aula, nel corso della procedura fallimentare sarebbe emersa la mancanza di parte della documentazione contabile necessaria a ricostruire con precisione la situazione economica della società. In particolare, il curatore fallimentare avrebbe segnalato l’assenza del registro Iva e del libro dei beni ammortizzabili, oltre a un ammanco stimato in circa 250 mila euro.
Dagli accertamenti sarebbe risultata disponibile soltanto la documentazione trasmessa dall’Agenzia delle Entrate relativa alle dichiarazioni dei redditi per gli anni 2015, 2016 e 2017, elemento che avrebbe reso complessa la ricostruzione completa dei movimenti contabili dell’impresa.
L’accusa aveva sostenuto che l’imprenditore si fosse sottratto alle verifiche e ai controlli richiesti dalla curatela, che per questo motivo aveva chiesto anche l’intervento della polizia giudiziaria. Il pubblico ministero aveva sollecitato una condanna a tre anni di reclusione.
Il collegio giudicante ha però riqualificato il fatto contestato come bancarotta semplice, ritenendo di ridimensionare l’ipotesi accusatoria iniziale e determinando così una pena inferiore rispetto a quella richiesta dall’accusa.
La vicenda si inserisce nell’ambito delle procedure fallimentari che impongono obblighi stringenti in materia di conservazione delle scritture contabili, fondamentali per garantire trasparenza e tutela dei creditori.
