Home / Articoli pubblicati daVanessa Miceli

Ad Agrigento domani mattina, mercoledì 16 ottobre, innanzi al Municipio, alle ore 11, sarà presentato il nuovo autobus ibrido della Tua, l’azienda titolare del servizio dei trasporti urbani in città. Alla conferenza, a bordo dell’autobus, parteciperanno il sindaco Lillo Firetto, l’assessore comunale alla Mobilità, Gabriella Battaglia. e il presidente della Tua e amministratore delegato di Sais Trasporti, Samuela Scelfo. A termine della conferenza stampa sarà effettuato un breve tour dimostrativo a bordo del nuovo bus.

Quattro giovani, di cui due ancora minorenni, hanno perso la vita questa mattina alle prime luci dell’alba a seguito di un incidente stradale avvenuto lungo la strada statale 121 che collega Paternò con Catania, nei pressi dello svincolo di Belpasso.

I 4 viaggiavano a bordo di una Seat Leon guidata da un 48enne che è rimasto ferito e ricoverato all’ospedale Cannizzaro di Catania.

Incerte ancora le cause del grave incidente. Sembra che l’uomo al volante abbia perso il controllo della autovettura che si è schiantata contro il guard rail.

Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco che hanno estratto non senza fatica i corpi dal veicolo.

Unitamente ai Vigili del Fuoco sono anche intervenuti i Carabinieri della compagnia di Paternò che hanno eseguito i rilievi dell’incidente e che adesso stanno indagando per stabilirne le cause.

Fanno chiasso le morti in divisa! Oserei dire che hanno un altro dolore.

Pierluigi Rotta e Matteo Demenego avevano poco più di trent’anni.

Alcuni colpi della loro stessa pistola se li sono portati via lo scorso venerdì 4 ottobre, quando Alejandro Augusto Stephan Meran, uno dei due fratelli portati in commissariato per il furto di un motorino, ha sottratto le armi agli agenti e li ha feriti a morte.

Quel pomeriggio i due agenti erano in servizio, a Trieste, quando quello che sembrava un fermo simile a molti altri si è trasformato in un’incredibile tragedia. Il come resta tuttora da chiarire.

Nella notte del 26 Luglio viene ucciso a Roma anche il carabiniere Mario Cerciello Rega. Altra divisa macchiata di sangue. Altra divisa che ha ricordato a tutti la fragilità di questo Stato.

Quello che dovrebbe essere un luogo di sicurezza e di garanzia del diritto come della Legge si è trasformato in un improbabile palcoscenico di violenza, di vite spezzate, di un sistema dannosamente deteriorato. Un sistema che non supporta gli agenti, spesso non tutelati, sottopagati.

E, così, un’altra questura ha fatto parlare di sé, ha imbrattato le sue pareti, ci ha chiarito che qui, in questo Paese, non si è mai al sicuro, dentro o fuori i commissariati, dentro o fuori i luoghi propri dello Stato.

A tal proposito, sembra uno strano scherzo del destino la concomitanza dei due omicidi con l’ennesima udienza del processo Cucchi. Nelle stesse ore, infatti, a qualche chilometro di distanza, diverse uniformi, in quel caso sporche di sangue altrui, erano sul banco degli imputati. Finalmente, dopo quasi dieci anni da quel terribile 22 ottobre, il Pm chiedeva una condanna per gli agenti coinvolti, cercava riscatto per un volto apostrofato in troppi modi, pretendeva verità e giustizia. Le stesse che si spera possano venir fuori anche per Cerciello Rega, Rotta e Demenego. Tre giovani, come Stefano, morti per una divisa.

Morti per e di Stato.

Lo stesso Stato che si è definito ferito dopo il vuoto delle istituzioni come quello della tutela dei cittadini. Con o senza distintivo.

In quest’anno sono stati almeno 5 gli agenti morti mentre erano in servizio. Un anno che ha visto le forze dell’ordine spesso al centro del dibattito malsano che caratterizza il nostro Paese e il suo rapporto con l’Arma. Un rapporto che accende gli animi e divide l’opinione pubblica al punto da aver creato quasi due diversi schieramenti: quello a cieca difesa della divisa e quello a cieco contrasto della stessa.

Nel Luglio del 2001 a Genova, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato il tricolore per la “macelleria messicana” parlando di tortura. Cos’è accaduto dopo, invece, è tuttora sotto i nostri occhi. Secondo un ordine di forza e non di forze dell’ordine, infatti, il G8 di Carlo Giuliani ha mutato il modo di guardare la divisa.

L’inferno a Genova, però, non si è fermato al 2001. Nel settembre del 2005 e nell’ottobre del 2008 persero la vita Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi, altri due volti che hanno intensificato le distanze tra la gente comune e le forze dell’ordine, fin troppo spesso spalleggiatesi tra sé piuttosto che allontanatesi da chi ne storpiava il nome e la natura. Episodi mai dimenticati che hanno creato precedenti e scomodi passati, timori e antipatie, alimentando pregiudizi dannosi per il Paese e la sua incolumità. Come ha dimostrato, ad esempio, l’esultanza per la morte di Filippo Raciti, l’ispettore scomparso nel 2007 nel tentativo di sedare i disordini alla fine del derby di calcio Catania-Palermo e tristemente evocato anche adesso dalle frange più delinquenti delle curve d’Italia.

Ecco che allora le scomparse di Pierluigi Rotta, Matteo Demenego e Mario Cerciello Rega rientrano, purtroppo, in un’altra categoria, forse la sola che accomuna davvero gli italiani ovvero il precariato. Una condizione che, da Nord a Sud, sta facendo registrare sempre più decessi e con una frequenza da record.

Soltanto nei primi otto mesi di quest’anno sono state 685 le denunce all’INAIL di casi mortali,un vero e proprio bollettino di guerra, deceduti mentre erano in servizio.

Esattamente come gli agenti di Trieste o gli operai senza nome uccisi in fabbrica, sulle impalcature, nei campi coltivati con sangue e sudore.

Tutte morti in divisa, tutti morti di Stato.

Nel centro storico di Agrigento, precisamente in Via San Giacomo il cadavere di Calogero Avenia, di sessantanove anni è stato ritrovato nella sua abitazione.

A dare l’allarme è stato un vicino di casa che non lo vedeva da un paio di giorni.

Sul posto sono subito intervenuti i Vigili del Fuoco del comando provinciale di Villaseta unitamente agli agenti della sezione Volanti di Agrigento che hanno scoperto il cadavere sul letto come se il sessantanovenne fosse stato colto da malore.

Un particolare però ha destato sospetto agli agenti di polizia: il cadavere presenterebbe evidenti ematomi.

L’abitazione dell’anziano non riporta nessun segno di scasso.

A seguito di quanto accaduto, il medico legale ha chiesto e ottenuto l’autorizzazione per il trasferimento del cadavere all’obitorio dove sarà eseguita effettuata l’ispezione cadaverica per cercare di risalire alle cause della morte.

Giuseppe Lattuca, padre di Gessica scomparsa il 12 Agosto del 2018 a Favara, ha ottenuto un risarcimento di 12.368 euro per la sua permanenza di 1546 giorni di carcere nelle sedi di Agrigento, Bolzano e San Cataldo.

Lo ha stabilito il Tribunale di Bolzano, che ha rigettato il reclamo del Dipartimento dell’amministrazione della giustizia, in violazione dell’articolo 3 della convenzione europea per i diritti dell’uomo che proibisce il trattamento disumano e le torture.

Il Lattuca, assistito dal legale Giuseppe Barba, vince, così, la causa col Ministero per essere stato,  nel periodo compreso dall’1 Marzo 2011 al 6 ottobre 2016 e dal 22 Novembre fino al 6 Ottobre 2017, in carcere in condizioni di sovraffollamento in uno spazio inferiore a tre metri quadri.

Lo Stato pagherà questa cifra al 55enne favarese Giuseppe Lattuca, padre di Gessica, la ragazza, madre di quattro figli scomparsa nel nulla dall’agosto del 2018.

I reati che ha scontato erano per truffa ed evasione ed è tornato in libertà il 12 gennaio 2019.

Sulla S.s. 123, tra Canicattì e Campobello di Licata, si è verificato un incidente autonomo.

Una Fiat Punto con a bordo solo il conducente si è ribaltata. L’uomo, un anziano del posto, a seguito dell’incidente, ha riportato diverse ferite ma non sarebbe in pericolo di vita.

Tempestivo è stato l’intervento dei Vigili del Fuoco del distaccamento locale di Canicattì che hanno estratto l’uomo, rimasto incastrato tra le lamiere dell’utilitaria.

I sanitari del 118 hanno poi trasportato l’anziano signore al vicino ospedale Barone Lombardo di Canicattì.

Sul posto sono sopraggiunti altresì i poliziotti del commissariato di Canicattì.

Attimi di paura che hanno fatto pensare il peggio. Una prima ricostruzione della dinamica ha evidenziato come l’auto si sia capovolta più volte su stessa finendo la sua corsa su di un fianco.

Non risultano altre autovetture coinvolte.

Lo scorso mese, precisamente a Settembre, a Catania, la Procura guidata da Carmelo Zuccaro ha eseguito un arresto di tre funzionari dell’Anas Spa con l’accusa di corruzione.

Dentro l’ente Anas girava un circuito di corruzione sulla manutenzione di strade e raccordi della Sicilia Orientale.

Ad essere stati colti in flagrante, con la mazzetta in mano, furono il direttore dei lavori dell’Anas, Riccardo Contino e un dipendente, Giuseppe Panzica che finirono in carcere mentre il Rup dei lavori pubblici oggetto d’indagine, Giuseppe Romano, fu condotto ai domiciliari e ha confessato la corruzione coinvolgendo anche altri funzionari dell’Anas e alcuni imprenditori.

A seguito delle perquisizioni da parte della Guardia di Finanza, nei domicili degli arrestati vennero trovati e sequestrati circa 25.000 euro.

Le indagini furono svolte anche attraverso delle intercettazioni dove si evinceva chiaramente la collaborazione corruttiva di Panzica, contino e dall’Ing. Romano.

I due funzionari Contino e Panzica sono stati portati ai domiciliari per aver essere stati collaborativi.

Sono molti i polsi che tremano dopo la dichiarazione del procuratore Zuccaro dove esclamò in maniera esplicita che “Questa è solo la punta dell’iceberg!”.

A seguito di ciò la Guardia di Finanza, coordinati dal Pm fabio Regolo e dall’aggiunto Agata Santonocito, hanno avviato delle ispezioni e controlli sui lavori di carotaggio eseguiti in diversi tratti stradali per comprendere se sono state rispettate le prescrizioni di appalto.

I vertici dell’Anas, hanno inviato da Roma una squadra di tecnici specializzati nel controllo qualità.

Contino e Panzica erano incaricati per effettuare queste verifiche ma nel corso dei controlli avrebbero coperto l’inadempienza di una ditta di Caltanissetta che si era aggiudicata gli appalti di conglomerato bituminoso.

La prassi era chiara. Meno bitume sulle strade per avere un netto risparmio sulle materie prime per l’appaltatore e una parte di questo risparmio era la mazzetta per pagare il funzionario infedele.

Parliamo, dunque, di sicurezza e di pubblica incolumità su strade percorse da migliaia di automobilisti.

Continueranno le ispezioni sulle strade mentre a seguito di quanto hanno deposto i tre funzionari, al Palazzo Verga sono stati sentiti diversi imprenditori.

Una triste storia quella di una bambina di appena 9 anni, oggi 15enne, costretta a subire le violenze sessuali da parte di chi doveva proteggerla.
A quell’età i nonni sono i loro punti di riferimento i loro genitori con i “capelli bianchi”, ma per lei all’epoca dei fatti, il 2013, il nonno era l’orco e la madre una complice.
La storia che la vede come vittima, ha come carnefice il nonno, il padre del compagno della madre, che riservava a lei le sue “attenzioni”. “Attenzioni” ripetute nel tempo.
Ieri, a distanza di quasi sei anni al Tribunale di Agrigento, il sostituto Procuratore Gianluca Caputo, al termine della requisitoria  ha chiesto la condanna dei due soggetti coinvolti: 8 anni per la madre e 11 per il nonno.
L’avvocato Salvatore Virgone ha rappresentato la parte civile.
Secondo la ricostruzione dei fatti, la bambina affidata ad una comunita’ per minori, aveva manifestato tramite dei disegni le violenze subite. Da lì l’intervento delle assistenti sociali le quali nitiziarono le autorità competenti, dando vita alle indagini, mettendo sotto la lente di ingrandimento la posizione del nonno prima e quella della madre dopo.
Gli inquirenti hanno accertato come il nonno l’avrebbe “toccata”, e che lo stesso avrebbe consumato le violenze nelle zone di campagna.
La madre, sempre secondo la ricostruzione, avrebbe raccolto il racconto della figlia, ma nello stesso tempo non ha proceduto a denunciarne i fatti.
Il 25 ottobre si tornerà in aula, dove i giudici emetteranno la sentenza.

E’ deceduto dopo 24 ore di agonia, Giuseppe Roccasalva, 15 anni, originario di Vittoria ma residente a Ragusa.

Il giovane, nella sera di domenica, si trovava sulla strada statale 514, nei pressi di un centro commerciale ibleo quando con il suo scooter si sarebbe imbattuto in una buca che lo ha sbalzato sull’asfalto e finendo nella strada sottostante.

Una vera e propria tragedia dove ha assistito anche il padre che si trovava in sella ad un’altra moto.

Nonostante l’immediato intervento degli operatori del 118, allertati dal padre stesso, il ragazzo a causa delle sue gravi condizioni era stato trasferito all’Ospedale di Catania, dove oggi è spirato.

Giuseppe Roccasalva e la famiglia erano conosciuti a Vittoria in quanto gestiscono un bar, dove proprio il ragazzo lavorava.

Intorno alle ore 15.00, in Via Atenea, all’altezza della Farmacia Patti, nei pressi delle Paoline, è stato inevitabile l’intervento dei Vigili del Fuoco.

A causa delle prime piogge il cornicione di un palazzo ha ceduto in piccola parte.

Fortunatamente nessun danno a persone o cose proprio perchè il cedimento è stato di lieve entità.

Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco di Villaseta e i Vigili urbani che hanno provveduto alla messa in sicurezza del cornicione.