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Nella rassegna di Leonardo Sciascia fotografo, le immagini sono inedite e recuperate da un rullino degli anni Cinquanta.

Nelle immagini aspetti della vita sociale della sua Racalmuto, i familiari, la moglie giovane, le figlie bambine.

 

Lo scrittore ha avuto un grande interesse per la fotografia e molte immagini hanno accompagnato la sua vita; resta  esemplare il suo saggio in apertura del libro  Feste religiose in Sicilia  di Scianna.

La mostra è allestita alla Fondazione Leonardo Sciascia  di Racalmuto, aperta al pubblico fino al 22 febbraio  2021.

Un singolare rassegna di oggetti vari al Castello Ventimiglia di  Castelbuono.

Una bella idea, anzi due. La prima: gli abitanti di Castelbuono (PA), hanno allestito, tutti insieme, una bella rassegna in mostra al Castello Ventimiglia che sta al centro della loro bella cittadina madonita.

La rassegna è allestita con quadri e oggetti vari,  preziosi e meno preziosi, fotografie d’epoca, e del proprio album di famiglia, con vestiti d’epoca, vari ricami, e ancora con mobili, vasi, ceramiche  e maioliche; il tutto appartenente ai cittadini “castelbuonesi” che hanno prestato ed esposto, per un corale ritrovo, ciò che custodiscono affettuosamente nelle proprie case, perché carichi di ricordi e di sentimenti. Visitando la rassegna molte sono le nuove scoperte e i nuovi ritrovamenti.

La mostra è allestita, come detto, al Castello Ventimiglia, e qui la seconda idea, ma di antica data.

I “castelbuonesi”  acquistarono, cento anni fa, il Castello Ventimiglia, che era stato posto all’asta. È un bel castello, di antica storia e di pregevoli architetture, è al centro della cittadina madonita ed  oggi è il Museo Civico.

NOTO ospita nelle sale del Convitto delle Arti, una pregevole rassegna di opere della Pittura siciliana del Novecento.

La mostra si presenta con oltre duecento opere, un arco temporale e artistico che va da Fausto Pirandello a Piero Guccione, e propone nell’itinerario opere di Ugo Attardi, Bruno Caruso , Casimiro Piccolo, Lia Pasqualina Noto, Pippo Rizzo, Emilio Greco, Pietro Consagra, Salvatore Fiume e tanti altri.

In questa rassegna è anche presente la celebre opera “Vucciria” di Renato Guttuso, che ritorna in Sicilia dopo essere stata esposta a Palazzo Montecitorio, Roma.   Fino al 30 ottobre 2020.

 

 

Intellettuale e sindacalista, Rocco Scotellaro è stato, anche politico e  poeta, ma soprattutto è stato  un forte protagonista della lotta  per il riscatto sociale della sua Regione, la Basilicata, per il Meridione, e per le condizioni di vita dei contadini, dei braccianti,  attanagliati da atavica miseria, ancora a chiedere “pane e lavoro”, e nella assoluta mancanza di pubblica istruzione.

Scotellaro,  (Tricarico 1923 – Portici 1953)   dalla Basilicata, il luogo che aveva visto i confinati politici come Carlo Levi, Camilla Ravera, Emilio Sereni, negli anni difficili del secondo dopoguerra chiedeva, con eccezionale carica ideale, la redenzione del popolo meridionale e la rieducazione morale e politica di quelle popolazioni.

Per la sempre auspicata rinascita del Sud  era necessaria l’istruzione per poter imparare a ragionare delle condizioni  della propria realtà sociale  e delle  possibilità di intervento nelle decisioni della politica locale e contemporanea.

Condizioni che si conquistano con lo studio e con l’ intelligenza, e senza alcuna rassegnazione.

Gli stessi argomenti con le stesse corde, saranno espresse nelle pagine di Leonardo Sciascia; il maestro Sciascia, che istruiva con passione i suoi piccoli scolari, figli di zolfatari, era sicuro che  solo l’istruzione, scudo di difesa civile,  poteva  salvare quei piccoli scolari, e altri, dal rovinoso lavoro nei cuniculi sotterranei  delle miniere di zolfo.

Rimuovere, quindi, dall’oblio, e rendere attuale il pensiero e l’azione  di un autore come Rocco Scotellaro, un idealista che tutto affidava alla rinascita, dopo tutto quello che era successo, siamo negli anni del Dopoguerra.

Scotellaro ripartiva dalla lotta dei contadini per un pezzo di terra, di quelle abbandonate in un’Italia ancora tardivamente feudale.

Rinascita e coesione  sono sempre di attualità, e ritornano in momenti particolari, come questo che viviamo oggi,  quando un’inattesa e tragica pandemia ci ha sorpresi  con altre  migliaia e migliaia di individui, un’onda tragica che ci coinvolge e si rovescia addirittura l’umanità.

Ancor oggi  sono giorni di attesa per uscire dall’ansia e riconquistare  la serenità,                                                                                                                                                                                                                      e come oggi si avverte, tutti insieme, lo spirito della solidarietà, e della salvezza.

 

Toto  Cacciato

di Toto Cacciato

La felice stagione 1982/83, Akragas in C., Italia Campione del Mondo.

In apertura un omaggio alla Juventus F.C.

Tra le tante difficoltà portate in campo dal Coronavirus, in finale del Campionato di Calcio Serie A, la Juve  ha vinto lo scudetto di Campione d’Italia, anno 2019 – 2020.

La Juventus, con un campionato di vertice in classifica, ha auspicato  quasi un abbonamento alla vittoria finale: infatti la vittoria di quest’anno annovera la nona affermazione consecutiva.

Degli eventi del calcio attuale in tanti ne scriveranno, infatti è consuetudine che nel celebrare il presente si ripercorra la storia e i gloriosi trascorsi del calcio italiano.

Ai grandi eventi, alle grandi pagine sportive che marcano il tempo e la storia del calcio, non può mancare l’attenzione appassionata di Basilio Borgo, autore e storico dal calcio locale al nazionale, ed  ha, infatti, ora dedicato   un volume, con immagini e testi, agli eventi di quel fatidico anno sociale  1982/83.

Anno della promozione dell’Akragas in Serie C1, girone d, squadra agrigentina che nella sua lunga storia ha anche dato ai suoi tifosi momenti di felicità calcistica. In quell’anno lo scudetto va alla Roma, (la squadra di Liedholm con Di Bartolomei, Falcao, Pruzzo, Conti ecc, ecc.),  Campione d’Italia, davanti alla Juve, la Nazionale Italiana è Campione del Mondo, 1982.

In un altro volume gli eventi della stagione 1976/77, lo scudetto  alla Juventus, ma il campionato rivela un grande Torino, secondo nella classifica finale, ad un punto, e capocannoniere è Graziani.

Nello stesso volume vi sono esemplari pagine di grafica, chiara e composta, tutti i calciatori sotto porta a sancire l’attimo fuggente: “butta la palla in rete”.

I due volumi saranno presentati agli sportivi e agli appassionati di calcio e della sua storia,  il 7 Agosto 2020, presso il “Camping-Bungalow” di Viale Emporium, 94  San Leone.  Ag.,

 

Toto  Cacciato

La dimora romana di luigi Pirandello, fino al giorno della sua scomparsa, è stata in una elegante palazzina di Via Antonio Bosio al civico 13/b, poco lontano da Villa Torlonia.

Costruita intorno agli anni Dieci, presenta l’eleganza architettonica del suo tempo: vetrate luminose, modanature complesse e vari richiami Liberty.

Oggi è sede  dell’ Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Contemporaneo,  ed è temporaneamente chiusa ai visitatori e studiosi, come altri luoghi di cultura, a causa della pandemia dal Coronavirus. L’apertura al pubblico è rimandata a tempi migliori.

Chiusa ai visitatori, ma è aperta alle visioni del virtuale: WWW.Studiodiluigipirandello.it;  quindi la possibilità di una suggestiva visita nelle stanze che abitò Luigi Pirandello, il luogo dove anche produsse le sue opere teatrali, il luogo dove, come racconta in una sua novella, incontrava i suoi personaggi, immaginari, che riceveva la domenica mattina dalle 8.00  alle 13.00. Erano i personaggi che aspiravano ad entrare nelle sue  rappresentazioni teatrali,   pronti a  gridare le proprie ragioni nell’agone del dramma, sul palcoscenico e di fronte al pubblico.

La Casa Museo di Via Bosio conserva gli arredi d’epoca,  abiti di qualità, come la giacca ricamata in oro da accademico d’Italia.       Il salone è lo spazio più rappresentativo, accoglie il salotto, la scrivania,  e mobili in stile neorinascimentale, lo stile favorito dalla borghesia negli anni Trenta.  Altri tavoli e sedie e al centro pende dal soffitto un importante lampadario in vetro di Murano.

Poi libri nelle vetrine, libri vari, copioni teatrali, manoscritti, poi  ninnoli e cose minute, penne, pennini e calamai e alle pareti piccoli quadri, i paesaggi della pittura di Luigi e Fausto Pirandello.

Sul tavolo un calendario fermo al nove dicembre, 1936, il giorno precedente alla scomparsa del drammaturgo.

Toto Cacciato

Ci è parsa una cosa romantica vedere le foglie morte portate dalle giravolte di refoli di vento ai margini delle strade del nostro Villaggio Mosè; era un autunno ventoso di alcuni anni fa.

Un autunno ventoso trascorso da, or sono, due anni, o forse più, e  le foglie sono ancora li, appena fuori dall’asse viario principale che attraversa il quartiere.

Il ricordo va a quelle romantiche feuilles mortes dei Bois de Boulogne di Paris, cantate dalla magica voce di Yves Montand e  quella sensuale di Juliette Gréco.

Le nostre foglie morte non hanno, ormai. niente di romantico, dopo oltre due anni nessuno le ha tolte, sono spazzatura, e  sarebbe anche  il caso di pulire le strade.

A proposito di strade, ricordo quando le autobotti comunali lavavano le strade; era una festa, era in estate, e i fiotti laterali delle autobotti non risparmiavano i ragazzini che festosi giravano intorno. Le autobotti venivano riempite d’acqua amara, un forte getto veniva fuori da una bocca d’acqua collocata e governata in un angolo di Piazza S. Sebastiano, allora cosi denominata, ora Piazza Sinatra; l’acqua era alimentata da una sorgente, posta dietro il Teatro Pirandello. Era chiamata acqua amara, perché amara, e quel nome identificava anche un luogo della città.

L’acqua scorreva e piccoli vortici trascinavano quanto incontravano, percorreva tutta la Via Garibaldi e poi fino all’Addolorata; con la strada bagnava l’ingresso delle numerose abitazioni sulla via, praticamente rinfrescava la città.

Toto  Cacciato

Basilio Borgo aggiunge due volumi della sua rivista, “L’Akragas in Bianco e Nero”, da lui ideata e realizzata, alla lunga serie dedicata al gioco del calcio, che sarà pure un gioco, ma porta con se eventi, di storia, di costume sociale, di passione e immagini di gloriosa bellezza.

Dell’Akragas ricorda, con statistiche e risultati, la formazione nell’anno 1970-’71, e con loro le formazioni delle squadre del torneo di Serie D Gironi 1.

In apertura la rivista è dedicata  all’INTER del 1970-’71, Campione d’Italia, ai tempi, per dirne alcuni, di Burgnich e Facchetti, di Mariolino Corso, di Mazzola e di Boninsegna. Nelle altre formazioni: nel Milan 2° Classificato, circolavano campioni come Rivera, Benetti poi la Juve con Bettega, Haller, Anastasi, e tanti altri campioni, in tante altre squadre.

l 28° volume è dedicato all’Akragas del 1975-76, Gioca in serie D, Girone 1, e chiude il campionato al 13° posto, mentre la promozione in serie C è per l’Alcamo,  un grande sogno ,una festa da impazzire, come si vede nelle foto.

Ma il grande evento, in quella stagione 1975-76, è  il TORINO Campione d’Italia.   Lo scudetto ritorna sulle maglie dei granata, dopo Superga, la grande tragedia del calcio italiano, con gli indimenticabili Bacugalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola. Formazione  che ancora molti  ricordano  a memoria.

Basilio Borgo coglie, nel segno grafico delle pregevoli illustrazioni del volume, l’azione  in cui, nel contrasto tra attacco e difesa, scatta il goal. Sintesi di tutto, il momento magico, il grido di gioia, il significato stesso  del gioco del calcio.

 

 

 

 

Pirandello  amò  la sua città,  Girgenti, dove vi nacque nel 1867.

E di essa cosa ne pensava?

L’amò e scrisse “te sempre vedo , sempre, vedo da lontano”, e scrisse anche nelle pagine di un suo importante romanzo, ricordando Girgenti; “Città di preti e di campane a morto che echeggiano da trenta chiese, città triste dove le processioni funebri ogni giorno attraversano il corso, un mesto corteo preceduto dalle orfanelle del “Boccone del Povero”.

In quella  città così descritta Pirandello vi nacque, in una casa romita, in contrada Caos, e vi trascorse periodi della sua  infanzia e adolescenza, e vi tornava da Roma anche dopo il suo matrimonio.

Ricordi indelebili di Girgenti  appariranno nelle pagine delle sue opere, l’amò, e qui ricordiamo due aspetti interessanti della sua esistenza: si laureò a Bonn sul Reno con una tesi “Suoni e sviluppi di suoni nella parlata di Girgenti”, e nelle sue ultime volontà scrisse: “Le mie ceneri in un’urna siano portate in Sicilia e murate in una rozza pietra  nella campagna di Girgenti, dove nacqui”.

E’ questo, per la propria città,  non è altro che un atto d’amore.

Don Stefano, il padre di Luigi, era un energico commerciante, girava per la Sicilia per i suoi affari e poco stava in casa. La sua vasta famiglia era di origine ligure, ma erano in Sicilia già dalla metà del Settecento.

Stefano era il diciottesimo dei figli, in quanto tutti erano ventiquattro, ma ridimensionati dalle morti infantili.

Stefano, come già detto, commerciante energico e intraprendente si fece da solo ed ebbe momenti di grande fortuna e altri di rovesci economici. La sua attività principale fu il commercio dello zolfo: la produzione nelle miniere del retroterra, il trasporto al porto della marina, il caricamento su  speronare e vascelli.

Delle zolfare e dei carusi che vi lavoravano se ne ricordò Pirandello e scrisse che era un lavoro da schiavi, e stringe il cuore a vedere quei carusi schiacciati sotto il carico dei sacchi di zolfo, salire lentamente verso l’arco della bocca di luce.

 

Và, và e và, spogliati,                                         

levati a cammisa e mettiti u saccu

a Cummatini nun fa notti,

a Cummatini nun è festa.

Và, và, e mettiti a lumera in testa

Carricati di zurfu, portati a coffa.

 

Toto  Cacciato

 

Il bel romanzo di Goffredo Parise, in una copia del 1969.

Giorni di ansia questi che stiamo attraversando, stare in casa è necessario, l’apporto divagante di una lettura può alleggerire apprensione e tensione, almeno per un momento.

 Autore di rilievo, tra i tanti  pregevoli scrittori della seconda metà del Novecento, Goffredo Parise è stato scrittore di successo,  giornalista e sceneggiatore; puntuale nelle analisi della vita sociale che osservava e frequentava, (dalla miracolata Milano, alla travolgente Roma).  E’ stato anche inviato speciale, in  America  e in Vietnam.

IL PRETE BELLO è tra i primi romanzi della sua felice scrittura, chiara e scorrevole e ricca di immagini,  di scene e di personaggi fortemente  caratterizzati. Nella storia narrata ne “Il Prete bello” c’è qualcosa di farsesco, ma fondamentalmente è pervasa di tristezza  e di amara considerazione della vita;  le tante piccole e grandi sciagure che continuano a riproporsi nel suo romanzo, fantasticando intorno a quella corte tra le contrade di Vicenza, la sua città, sono originate dalla sua forza immaginativa, ma anche dalla realtà intensamente  osservata e vissuta.

Il romanzo è del 1954, (Garzanti Editore), e nel dipanare delle pagine l’autore elabora e manifesta le sue qualità: comprende fortemente la realtà che narra, la penetra, la vive e la elabora. Tutto come se avesse una grande esperienza di vita vissuta, ma Gofferedo Parise nel 1954 aveva soltanto 25 anni.

Il racconto ci da anche uno spaccato di vita dei primi anni Cinquanta, quando era ancora presente il ricordo della guerra e si attraversava il dopoguerra tra lutti, carestie, e diciamo pure, fame e mancanza di tutto.

Infatti, il ragazzino protaginista, ad un’offerta: ”Ho dei biscottini”, affinche rivelasse un piccolo segreto dice: “io, che ero quall’affamato che ero, risposi prontamente: Me li dia, me ne dia un po’”.

I personaggi del romanzo sono ben distinti, tutti vivino con i propri problemi e la fatica della sopravivenza, sono  ben risolti e vanno da chi non ha niente, ma tanta fame e miseria, a chi ha qualcosa e poco può dare. Una vita intensa di rapporti, di piccole aspirazioni e grandi desideri.

La città, Vicenza, come tante altre cose, è  cambiata, ma ancora verso la fine degli anni del Novecento, nei vicoli, nei cortili, nelle stradine del centro, pareva che ci fosse ancora, nell’ombra umida degli androni profondi e bui, l’alito e l’impronta di quei personaggi, Ma ci sarà  ancora la macchia di neve all’angolo, a terra, in inverno, il cielo chiaro in primavera, il raggio di sole inclinato  sulle facciate storiche prima del tramonto: i luoghi descritti e vissuti.

Cena e Sergio, due ragazzini, instancabili protagonisti di infinite ricerche per soddisfare le loro più elementari necessità, ma anche appassionati  ai loro giochi: la desiderata bicicletta, le corse sfrenate, le lunghe scorribande, fino allo sfinimento.

Quegli anni sono stati per loro gli anni eroici dell’adolescenza, unici e irrepetibili.

La figura dominante del romanzo è  Don Gastone, il prete che appare bello a tutta la corte della cominità, alle donne del Comitato e alla Signorina Immacolata, animatrice di tutto quanto può accadere, tra piccoli eventi, massainscena  di oratorio,  commediole e drammi.

Intanto trascorsi gli anni del dopoguerra, e trascorsi anche gli anni Cinquanta, già nei primi anni Sessanta si parlava di Miracolo economico.

Rileggere un romanzo di qualità, come quello di Goffredo Parise, negli anni di quella edizione 1969, e rileggerlo, ora, dopo tanti, tanti anni, si scoprono nuovi pensieri e nuove riflessioni.

Sono sicuramente diversi, sia il lettore, con l suo vissuto, e anche il libro, che ora spinge ad altre considerazioni e interpretazioni

 Toto  Cacciato

 

Nella ceramica un’immaginifica visione, dalla metafora apparente,  di un itinerario nella Valle dei Templi, una passeggiata archeologica tra le opere dell’arte classica.

La ceramica “Passeggiata archeologica” in terracotta smaltata, (misure: cm. 10×14) che ho avuto occasione di realizzare, insieme ad altri oggetti alcuni anni fa, in un laboratorio del vicentino, vuole indicare per immagini, la sintesi di un itinerario nella Valle dei Templi

Una sintesi di simboli, un itinerario fantastico tra le opere dell’arte classica e dintorni; dintorni perché il Pino di Pirandello, (con l’urna cineraria nella roccia sottostante), si trova in località Caos, poco oltre  in uno sperone della costa, affacciato sul mare, verso occidente.

L’itinerario può partire dalle pale di ficodindia, pianta sempre presente nel paesaggio, che un frutto all’interno dolce e succoso in  una miriade di piccoli semi, mentre all’esterno, forse a difesa delle sue  bontà, e pieno di  spine aculei, in quantità.

A destra il Tempio della Concordia in una visione singolare: sei colonne doriche sulla facciata, con la trabeazione, il  frontone e il timpano.

Costruzione in tufo arenario che con la complicità dei raggi dorati del tramonto offre in un momento  un’immagine unica, un ricordo perenne.

A fianco due conci disgiunti,  resti archeologici.

Poi il Pino di Pirandello, come lo ricordiamo  di  quando stava sulla costa marina del Caos; nell’ autunno del 1997, a causa di un fortunale, perse la chioma

Luigi Pirandello giovinetto, all’ombra del pino e  difronte al vasto mare, che chiamò africano, fantasticava e immaginava i percorsi che avrebbe compiuto nella sua esistenza. Tornò altre volte a meditare, ma volle tornare sotto quel pino, scrisse nel testamento, in cenere e dentro un’urna, e murato in una rozza pietra del Caos.

Scendendo nell’itinerario un Vaso Attico. Sono opere di grande bellezza compositiva nell’immagine incisa, e sono di fine qualità nella materia. La forma del vaso è nella tradizione classica, composta ed essenziale.

Sono vasi del V secolo a.C., e Il Museo Archeologico di Agrigento, anch’esso nella Valle, ne conserva alcuni magnifici esemplari.

Nella base le colonne spezzate del tempio di Hera Lacinia o Giunone e poi un piccolo vaso per gli unguenti. Ancora un piatto che sarà stato istoriato e con dei bei disegni  di bella fattura.  Ora il Telamone, una figura imponente posta a reggere le possenti trabeazioni e le mura del grandioso Tempio di Giove.

Nel sito vi sono le tracce per affermare che il Tempio di Giove è stato il più grande e imponente di tutti i templi  dell’antichità.

Ritorniamo ai fichidindia che verdeggiano lungo le coste e negli angoli di strade e contrade; sono un perenne arredamento di verde, un’incantevole soluzione cromatica, insieme ai mandorli e ulivi, nell’arsura dell’estate siciliana.

Al centro del riquadro non vi è immagine, vi abita il pensiero e il ricordo di questa singolare  passeggiata archeologica.

Toto Cacciato

Plastica, carta e cartone, utensili dismessi, pneumatici e laminati, resti di varie lavorazioni, sono inquinanti e, confermano gli esperti,  gli scarti dei nostri consumi coprono già  una vasta superfice del pianeta; distese di rifiuti sono  nelle spiagge, nei mari, nei fiumi, lungo le strade e le autostrade, nei rioni abbandonati, nelle discariche autorizzate e in quelle clandestine, ai piedi delle montagne, e di fianco sulla via della scalata alla cima dell’Everest, si trova plastica e vetro, lattine e bombole, bottiglie e cartoni per minestre.

Utile e urgente il recupero e il riciclaggio dei rifiuti che hanno fatto il loro corso, come queste eleganti attrazioni cromatiche delle necessità e del consumismo, ai quali dobbiamo dare, ora, giusta destinazione.