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In Calabria davvero siamo alla barzelletta.
Nella situazione già tremendamente drammatica a livello nazionale, mentre chi governa non sa più che pesci prendere, che non ha uno straccio di piano pandemico, né uno vaccinale, mentre si dice tutto e il contrario di tutto, mentre si danno i numeri e pure i colori, così ormai a caso, in Calabria nelle ultime ore si è andati avanti a botta e risposta tra la Regione che predisponeva chiusure e il Tar che annullava le ordinanze regionali circa la chiusura delle scuole e così lunedì, a seguito della delibera del Tar, i ragazzi delle scuole elementari e medie sono tornati in aula.
Ma la normalità è durata appena che 48 ore perché stamane, nel comune di Montalto Uffugo ci siamo svegliati con una ordinanza circolata nella notte e firmata dal vicesindaco con la quale si disponeva nuovamente la chiusura delle scuole per altri 4 giorni a causa di un caso di positività riguardante un collaboratore scolastico.

Ma fateci capire, esiste un protocollo serio o si agisce così alla carlona, tanto chi se ne frega della salute mentale ed emotiva dei ragazzi? A cosa servono 4 giorni di chiusura quando bastano 4 ore per sanificare una scuola? E ci dicessero dal comune, la scuola resta aperta solo se nessuno si contagia?  E sarebbe normale secondo loro che in tempo di pandemia non ci fosse nessun caso di contagio nelle scuole? E allora ogni volta che ci sarà un caso di positività, le scuole resteranno chiuse per 4 giorni?

Roba davvero da far cadere le braccia anche ai più pazienti.

In molte zone di Italia si va a scuola, si bonificano i locali, si interviene nei casi di positività bonificando in serata e la mattina si torna in classe. A cosa servono 4 giorni di chiusura? A cosa?

Per non parlare della completa assenza di controlli sul territorio.
E non solo davanti alle scuole, ma su tutto il territorio comunale.

E si continuano a fare gli happy hours, in alcuni bar, si continuano a somministrare caffè e bibite senza nessun rispetto delle norme previste per i bar in zona arancione. E mi domando come si faccia a non accorgersene quando si abita proprio su determinati bar e gli schiamazzi sono udibili in tutto il vicinato.

Non esiste un controllo, mai visto sul territorio in questo periodo.
E a farne le spese sono le poche attività che si attengono scrupolosamente al rispetto delle norme, perdendo anche clientela davanti ad un “no, ci scusi, non è possibile avere il caffè nella tazzina, non è possibile entrare senza mascherina”.

La gestione della situazione sul territorio è completamente fuori controllo.

Prudenza, buonsenso, rispetto delle regole, ma anche la salvaguardia del diritto allo studio e alla salute mentale ed emotiva dei ragazzi

Ricevo la notizia per telefono di mattina, mi chiama un’amica: “Simo si è suicidato il dottor Marrocco 

Mi fermo un attimo, faccio mente locale, e nel dispiacere che mi pervade chiedo conferma: sì e lui, il medico che sempre sorridendo rispondeva alle domande dei giornalisti circa la vicenda Covid, considerato il suo ruolo di responsabile anche per quanto riguarda i vaccini. 

Perché si è suicidato? – mi chiedo. 

Perché si è suicidato? – mi chiedono le tante persone che pensano io possa sapere qualcosa in più, perché di mestiere faccio la giornalista; ma non sono nata a Cosenza, alcune personalità non le conosco, non conosco del tutto alcune storie che riguardano anche il mondo della sanità dell’ultimo trentennio. 

Funerali. 

Poi sembra calare il silenzio, fino all’arrivo di un messaggio di una cara amica, che mi avverte che la moglie di Marrocco sarà ospite di Giletti.

Come lo ha saputo? – mi domando.

Probabilmente da qualcuno che l’ha saputo da qualcun altro, che a sua volta chissà da chi l’avrà saputo. Forse la dottoressa Loizzo, lo ha reso noto, e così la notizia si diffonde.

Perché Giletti vuole questa intervista? – mi domando. 

Perché la moglie del medico suicida ha accettato di farsi intervistare? – mi domando. 

Alle 23:20 circa su La 7 Giletti intervista la moglie del medico suicida a Cosenza, ma qualcosa non mi torna. 

Intanto Giletti si interessa molto alla Calabria ma mai una sola volta che abbia invitato qualche giornalista calabrese, di quelli che questa terra la conoscono, la vivono, la interrogano. 

Durante la tranche di trasmissione dedicata all’intervista alla dott.ssa Simona Loizzo, moglie del dott. Marrocco, morto suicida 72 ore fa, salta alla mia attenzione un servizio perfettamente confezionato dalla redazione di La7, senza una sbavatura, realizzato durante il funerale del medico, con interviste impeccabili alla dott.ssa Loizzo e ad altre colleghe che altro non fanno che confermare quanto il dottore fosse una bravissima persona.

Ma perché è morto? – ce lo siamo domandati tutti.

Perché quel gesto estremo? 

Cosa si aspettava di sentirsi dire Giletti dalla moglie, considerato che – come lo stesso dichiara – si erano già sentiti prima della trasmissione? 

È vittima indiretta di covid, la sua è una morte bianca – dice la dottoressa Loizzo – è come un operaio che cade da un’impalcatura” .

Lo stress, dunque. 

Alla domanda se avesse notato qualcosa di strano, lei risponde di no, se non proprio la pressione al quale era sottoposto, al quale si era aggiunto il dispiacere perché una Oss a cui era affezionato, era peggiorata dopo aver contratto il Covid. 

Basta a Giletti questa risposta? 

A me sinceramente no. 

Non una intervista a colleghi che ci lavoravano insieme nelle tante ore di lavoro quotidiano.

Non una piccola indagine sulla realtà, raccolta però da fuori alla famiglia che ha forse ogni diritto di tenere per sé una eventuale verità diversa da quel che appare. 

Cosa si aspettava Giletti da questa intervista?
A chi serviva?
A cosa è servita? 

Se il dottore suicida è vittima indiretta del Covid, chissà se qualcuno della sua famiglia deciderà di chiedere un risarcimento.

Fossi stata in Giletti, questa domanda l’avrei posta.

Polimeni tergiversa e poi incalzato da Giletti che gli dice di fare in fretta, pone la domanda: “Signora c’entra per caso la massoneria deviata? Suo marito può essere stati avvicinato da qualcuno?” 

Perché la massoneria deviata? – Avrei chiesto, se fossi stata al posto di Giletti. 

Era massone il dottore? 

E anche se lo fosse stato, perché proprio la massoneria deviata, che poi è un’altra faccia della mafia.  

No – risponde la moglie – assolutamente no“. 

Due sono le cose: 

O si sa davvero tutto e allora si dovrebbe usare una intervista per condannare.

O non si sa tutto e difficilmente lo si potrà fare. 

Ma una intervista ad una donna che ha perso il marito 72 ore prima, per sentirsi dire che lo stress lo ha portato a togliersi la vita, forse, non è servita a molto. 

In fondo erano le stesse parole dette dalla dottoressa nel servizio ben confezionato durante il funerale, mandato in onda prima dell’intervista. 

Ognuno fa il suo lavoro come meglio crede. 

Ma urlare allo scandalo come fa Giletti, senza mai voler toccare con mano, facendo eventualmente ed efficacemente parlare più voci in causa, mi sembra più da show che da pagina di giornalismo d’inchiesta. 

Chissà poi come avrà fatto la Gazzetta del Sud a pubblicare lo stesso contenuto dell’intervista alla dottoressa Loizzo ospite da Giletti, per intera. Prima o dopo l’avranno pubblicata?
I misteri del mondo del giornalismo, del quale faccio parte, mentre ancora mi domando un po’ troppi perché 

Si chiamava Lucio Marrocco, il medico 56enne che ieri sera intorno alle 22 si è tolto la vita lanciandosi dal balcone della sua abitazione dove viveva insieme alla sua famiglia.

Il dott. Marrocco era  sposato con un altro medico, responsabile della vaccinazione anti Covid-19 sul personale ospedaliero a Cosenza. Era anche direttore dell’Unità operativa complessa prevenzione e protezione ambientale dell’Azienda ospedaliera di Cosenza che nei giorni scorsi aveva organizzato le fasi della campagna di vaccinazione contro il Covid-19 negli ospedali di Cosenza e Rogliano.

Ancora sconosciute le cause che hanno portato al gesto estremo

 

L’epidemia ha solo amplificato la situazione che era già insostenibile da tempo.

E così, sottoposti al questionario promosso da Anaao Assomed, solo il 53% dei medici di strutture ospedaliere, dalla Lombardia alla Sicilia, hanno risposto che si vedono ancora a lavorare in ospedale pubblico, nei prossimi 2 anni.

E’ evidente la grave sofferenza non solo dei professionisti ma di tutto il sistema sanitario, nel complesso.

I carichi di lavoro con la pandemia da covid-19 hanno minato lo spirito di sopravvivenza.
E così se solo  il 54,3% dei medici ospedalieri, pensa di lavorare ancora in un ospedale pubblico nei prossimi due anni, il 75%  ritiene che il proprio lavoro non sia stato abbastanza valorizzato durante la pandemia.

Il fenomeno però non è tutto italiano, perché lo stesso è già stato registrato in Inghilterra e in Svezia, e poi ancora in Germania.
Le ragioni sono le medesime e si riassumono in un comprensivo senso di sopravvivenza, considerata la causa che risiede nella carena numerica di soggetti operanti, nella confusione sui numeri delle assunzioni e sul rischio del lavoro posto in essere, con in aggiunta la cattiva organizzazione e una retribuzione decisamente non adeguata.

Medici e dirigenti, hanno dichiarato di sentirsi schiacciati da una macchina che esige troppo e che non ascolta la loro voce.
Si sentono svalutato. frustrati da un’organizzazione del lavoro che non sembra avere come priorità i bisogni e le necessità dei soggetti, sia nel ruolo personale che professionale.

Se si guardano solo bilanci e indicatori numerici, se si riducono le risorse disponibili, si smarriscono anche mordente e resistenza, soprattutto in un periodo in cui non ci si possono permettere errori o mancanze.

L’emergenza da Covid-19, sottolinea l’Anaao, “ha messo dolorosamente a nudo questa fragilità e il quadro che emerge lascia presagire un avvenire difficile per la sanità pubblica italiana, il cui declino potrebbe arrivare entro pochi anni se le scenario prospettato dagli stessi medici ospedalieri dovesse realizzarsi. Per evitare il disastro serve un cambiamento radicale rispetto alle politiche del passato, cominciando a rinunciare all’illusione di potere governare un sistema complesso esclusivamente attraverso un illusorio controllo dei conti. Occorre certamente aumentare le risorse e le retribuzioni ma, fattore altrettanto importante, secondo il nostro campione, anche coinvolgere i professionisti nei processi decisionali che governano la macchina ospedaliera”.

La categoria più in difficoltà resta quella delle donne.
Il 75% delle donne si dichiara insoddisfatta, incapaci ormai di conciliare vita privata e lavoro.
Il 20% si è dichiarato “molto insoddisfatto”.

Il sindacato pertanto conclude che la politica dovrebbe valorizzare le spinte positive e il grande capitale di qualità umane e professionali.

La risposta alle sfide – come quella che si è avuta nel 2020 con la pandemia da covid-19 – dipenderà in futuro anche da come si tratteranno i medici ospedalieri, i dirigenti sanitari durante questa emergenza ma anche al termine della stessa.

 

 

Via libera al nuovo decreto legge.
Non si contano più ormai le disposizioni che vengono inflitte ogni 15 giorni da svariati mesi ormai.
Il nuovo decreto legge è pronto e reca in sé nuove restrizioni che andranno dal 7 al 15 gennaio prossimo.
Sono nuovi anche i parametri che portano le regioni ad essere in zona gialla, arancione e rossa.
Partiamo dal fine settimana del 9 e 10 gennaio quando tutta Italia sarà arancione, mentre negli altri giorni sarà per tutti “zona gialla rinforzata” e NON si potrà spostarsi tra regioni.
Queste disposizioni varranno solo per pochi giorni perché arriverà per metà mese di gennaio, il nuovo decreto legge o dpcm, vedremo. C’è chi scommette che la stretta varrà fino a fine mese.

La bozza del decreto legge datato 4 gennaio, che stabilisce dunque:

Divieto di spostarti  tra regioni o province autonome diverse su tutto il territorio nazionale tranne che per comprovate esigenze lavorative, situazioni di estrema urgenza e necessità o motivi di salute NEL PERIODO TRA IL 7 E IL 14 GENNAIO  mai si può fare RIENTRO ALLA PROPRIA RESIDENZA, DOMICILIO, con esclusione degli spostamenti verso le seconde case ubicate in altra regione o provincia autonoma;

ZONA ARANCIONE, nei giorni 9 e 10 gennaio ma saranno comunque consentiti, negli stessi giorni, gli spostamenti dai Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, entro 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia.

Il testo conferma sino al 15 gennaio, nei territori inseriti nella cosiddetta “zona rossa”, la possibilità, già prevista dal decreto legge 18 dicembre 2020, n. 172, di spostarsi, una sola volta al giorno, in un massimo di due persone, verso una sola abitazione privata della propria regione RISPETTANDO IL COPRIFUOCO DALLE 22 ALLE 5

Alla persona o alle due persone che si spostano potranno accompagnarsi i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali le stesse persone esercitino la potestà genitoriale) e le persone disabili o non autosufficienti che con queste persone convivono. Resta ferma, per tutto il periodo compreso tra il 7 e il 15 gennaio 2021, l’applicazione delle altre misure previste dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 dicembre 2020 e dalle successive ordinanze.

COSA SI PUO’ FARE DUNQUE DAL 7 AL 15 GENNAIO?

il 7 e l’8 gennaio è prevista la zona gialla rafforzata in tutta Italia: spostamenti liberi ma soltanto nei confini della propria regione, la mascherina rimane obbligatoria così come il distanziamento. I bar e i ristoranti saranno aperti fino alle 18. Dopo quell’orario si potranno solo acquistare cibo e bevande da asporto – con il divieto di consumarli nelle adiacenze del locale – oppure chiedere la consegna a domicilio. Sono aperti anche i negozi e i centri commerciali. Gli spostamenti saranno liberi fino alle 22, quando entrerà in vigore il coprifuoco, fino alle 5 del mattino;

il 9 e il 10 gennaio tutta Italia sarà in zona arancione: gli spostamenti sono permessi dalle 5 alle 22 ma con autocertificazione; sarà vietato uscire dal proprio comune. I bar e ristoranti sono chiusi tutto il giorno, aperti invece i negozi, i parrucchieri e i centri estetici;

dall’11 al 15 gennaio dovrebbe tornare la zona gialla rafforzata ma per quella data – in cui è prevista anche riapertura delle scuole suoeriori al 50% in tutta Italia – alcune regioni si troveranno in zona arancione e quindi in quei territori saranno in vigore le restrizioni del 9 e del 10 gennaio.

Sembrerebbe che gli spostamenti saranno comunque vietati fino al 31 gennaio, che la stretta verrà introdotta a tappe: fino al 15 gennaio, e poi fino al 31 con il nuovo decreto che avrà data proprio 15 gennaio.  Il secondo verrà approvato lo stesso giorno di scadenza del “decreto ponte” appena varato e prorogherà le restrizioni al 31 gennaio.

E nel frattempo si continua con le vaccinazioni.

Alle 21 di ieri, secondo il sito del Commissario straordinario, erano state somministrate 150.245 dosi, pari al 31,3 per cento delle 479.700 distribuite alle Regioni. Il Lazio è al 61,4 per cento, la Toscana al 56 e il Veneto al 55,5, mentre la Lombardia arranca al 7,9 per cento e Calabria, Molise, Valle d’Aosta e Sardegna vanno ancora peggio. Ma per il momento sono limitate agli operatori sanitari e alle Residenze per anziani.

In un anno complesso, complicato, pieno di incertezze, noi di Sicilia24ore abbiamo fatto del nostro meglio per garantirvi ogni giorno la migliore informazione possibile, con la notizia in tempo reale, dell’ultima ora e con gli aggiornamenti e i servizi realizzati in modo chiaro, lucido e sempre attendibile.

Arrivare a Natale quest’anno è stato difficile e tra incertezze all’ordine del giorno e la speranza che potesse tornare in tempo una possibile normalità, abbiamo fatto in modo di tenervi compagnia, consegnandovi con onestà e dedizione tanto le notizie di cronaca, quanto le notizie di speranza per un futuro meno ostile.

Nel tempo di pandemia, quest’anno è un Natale diverso, con meno apparire e più voglia di riscoprire l’essenza di questa festa che è autentica, se è gioia del cuore.

E allora vi auguriamo un Natale di cose semplici e di affetti sinceri, di serenità e di riscoperta del senso di rinascita che possa essere di buon auspicio per il tempo che verrà.

Auguri dal direttore Lelio Castaldo, dal vicedirettore Simona Stammelluti e da tutta la redazione di Sicilia24h.it

Buon Natale! 

Il settore del turismo, degli addetti alla professione di Guida Turistica, è letteralmente in ginocchio, così come il settore dell’arte, della musica e della cultura.
Esclusi dal contributo a fondo perduto del MibACT i professionisti del settore, hanno chiesto un incontro con il ministro Franceschini.

Mi sono fatta raccontare questa delicata situazione da chi vive in prima persona questa difficile realtà attraverso una intervista a Caterina D’Angelo, guida turistica siciliana da oltre trent’anni.

SS: Signora Caterina di cosa si occupa, cosa fa di mestiere? Ci racconta un po’ la sua professione? 

CDSono la Guida Turistica Caterina D’Angelo, abilitata dalla Regione Siciliana nel 1997. Lavoro dal 1998 in Italiano e Francese in Sicilia Occidentale: Trapani e tutta la Provincia, Palermo (Centro storico e Monreale) e, occasionalmente, anche il tratto Sciacca Agrigento (Valle dei Templi) e oggi Sono relatrice AIAV (Associazione Italiana Agenti di Viaggio) delle Guide Turisticheitaliane. Da 34 anni (inclusi 10 anni di Promozione turistica) la mia attività prevalente è Guida Turistica.  

SS: cosa è accaduto al suo lavoro e alla sua vita con l’arrivo del virus? 

CD: Con il covid-19 nel febbraio 2020 è cessata ogni attività. Con alcuni Colleghi speravamo in una ripresa in estate, ma le cose non sono andate assolutamente secondo le nostre aspettative. Quasi tutti siamo a fatturato zero. Non sappiamo come fare a sopravvivere.

SS: avete ricevuto qualche contributo a sostengo in questo periodo di difficoltà economica?

CD: Come titolare di Partita IVA ho ricevuto dall’INPS: € 600 a marzo (arrivati in aprile) poi altri € 600 a maggio (arrivati primi di Luglio) e ben € 1000 ad agosto (arrivati ad ottobre) ora aspetto altri € 1000 dall’ufficio Entrate ed altri € 1460 grazie ad un bando regionale.

A novembre 2020 ho presentato regolare domanda a INVITALIA – MIBACT per fondo perduto di 3000 entro il 2020 + € 4000 previsti nel 2021, secondo modalità richieste, e per l’occasione ho rinnovato con Aruba la mia casella pec, ho fatto lo SPID presso Poste Italiane nonché la firma elettronica alla Camera di Commercio di Trapani (€70)

Nello studio del mio consulente fiscale siamo arrivati a completare correttamente la richiesta, pratica domanda INVITALIA MIBACT, ma alla fine INVITALIA risponde che il mio Codice fiscale e la mia Partita IVA non corrispondono alla stessa identità. Ritentiamo più volte. Stessa risposta.  Il mio Consulente controlla il mio cassetto fiscale. Premetto che ho fatto anche, 5 settimane fa, tramite CAF, la richiesta del DURC per accertare la mia regolarità fiscale. Ad un certo punto il mio Consulente mi dice che il mio codice ateco è stato cambiato nel 2012.  Riassumendo la mia situazione è questa:

1. Dal 1998 al 2012 lavoro e faccio dichiarazione dei redditi con codice ateco 6330°

2. Dal 2012 ho un altro codice ateco, erroneamente attribuito dal mio ex commercialista, come assistente e fornitore di servizi turistici: 799019

3. Nelle ultime dichiarazioni dei redditi vediamo che comunque risulta il codice ateco corretto, e ora aggiornato di Guida Turistica: 799020

La correzione del codice è avvenuta, ma non retrodatata. Credo che la domanda non è passata per questo.

SS: la vostra professione ha qualche agevolazione dal punto di vista fiscale? 

CD: Se ci sono agevolazioni fiscali, non mi risultano. Da molti anni arrivo al tetto minimo di fatturato, e ugualmente le tasse per me sono un argomento delicato e difficile… il mio consulente non ha notato anomalie o nulla di preoccupante e… mi fido di Lui

SS: cosa chiedete come categoria di professionisti del settore turismo? 

CD: personalmente chiederei di riaprire presto Parchi archeologici e Musei, fruibili con norme anticovid. Ora siamo circa 200 Guide Turistiche in tutta Italia, con problemi simili al mio, che guardiamo con sincera invidia le 6100 Colleghe (a quanto pare non TUTTE proprio in regola coi requisiti richiesti dal MIBACT) che fruiranno entro il 2020 della prima tranche di circa 3000€ del fondo.

Vorrei sottolineare l’ingiustizia che stiamo subendo tutte noi Guide Turistiche escluse dal fondo MIBACT a causa del cattivo funzionamento del sistema. Io sono una persona piuttosto prudente e moderata nelle mie scelte di vita, per cui sto valutando una forma di ricorso in autotutela.

Capisco perfettamente peró, e condivido la posizione di chi vuole affidarsi a dei bravi Legali. Questa non era una graduatoria di merito, ma un elenco dove giustamente dovremmo rientrare come contribuenti. Ora tutte noi sogniamo un tavolo tecnico politico (Franceschini dove sei?) che vada ad ampliare coi ns nomi l’elenco dei beneficiari del fondo MIBACT, ma dobbiamo, giocoforza, dati i numerosi problemi che si sono verificati, ricorrere a vari interventi sul piano legale, non per nostra volontà, ma per far fronte alle esigenze delle nostre famiglie, cui speriamo, nonostante tutto, di donare il Natale più sereno possibile. 

SS: Signora Caterina vuole fare un pronostico su ciò che sarà in futuro?

CD: So che la Sicilia e la sua millenaria cultura dell’ospitalità sapranno sempre e comunque far fronte alle situazioni più imprevedibili o incredibili. Per noi Guide l’Ospite è sacro, e si tratti di una sola persona, o di mille, noi saremo sempre qui ad accogliere, ricevere e dare voce alla nostra Terra, anche se, in tempi post-covid, le regole e le modalità di accoglienza potrebbero essere leggermente diverse da quelle cui tutti siamo abituati. Ma credo che, dopo questo terribile inverno, arriverà la primavera.

Simona Stammelluti

Una speciale installazione artistica quella di Giuliano Macca, straordinario artista siciliano, di Noto, classe 1988, che ha regalato un abbraccio di 1.200 metri quadrati ai piedi della rinascimentale torre del Cassero a Castiglion Fiorentino, per lanciare un segnale di ottimismo e di speranza.

L’abbraccio è un interscambio di anime, il simbolo di questo periodo storico molto buio in cui le cose importanti ci sono state tolte” – dice l’artista.

L’idea dell’artista siciliano e della galleria Etra Studio Tommasi di Firenze si realizza nella splendida cornice della Val di Chiana, con la benedizione di Vittorio Sgarbi: “l’idea è quello di ingrandire un dipinto e di farlo diventare un enorme tappeto su cui si può passeggiare, visto dall’alto e che contraddice i tempi in cui siamo invitati alla distanza sociale; la prospettiva è che si possa tornare ad abbracciarci, quindi è un dipinto di auguri”. 

Giuliano Macca, che sul social più famoso al mondo, Instagram, è conosciuto come @nongiuraresudio regala arte che lascia stupiti, come i suoi dipinti realizzati con le penne bic, e con opere che lasciano senza fiato, perché capace di raccontare l’inquietudine umana, emozioni e sentimenti con disarmante autenticità.