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Mahmood e Blanco vincono l’edizione 2022 del festival della canzone italiana con “Brividi”

Seconda Elisa con “O forse sei tu”

Al terzo posto Gianni Morandi con “apri tutte le porte”

Premio mia Martini attribuito dalla sala stampa a Massimo Ranieri con “lettera di là dal mare”

Premio Lucio Dalla dalla sala stampa radio tv web a Gianni Morandi con “apri tutte le porte”

Premio Sergio Bardotti per il miglior testo attribuito dalla commissione musicale a Fabrizio Moro con “sei tu”

Premio Giancarlo Bigazzi per la migliore composizione musicale attribuito dall’Orchestra a Elisa con “O forse sei tu”

 

 

È uscito stanotte “E capirai” il nuovo inedito della cantautrice calabrese Chiara Morelli, che nei giorni scorsi è stata a Casa Sanremo, dove ha ricevuto un ottimo consenso da pubblico e addetti ai lavori 

Il pezzo disponibile su tutte le piattaforme digitale e sul suo canale Youtube dove è possibile visionare il videoclip, decreta la nuova maturità artistica della giovane cantautrice che, abbandonata l’ingenuità e il disincanto dell’essere bambina prodigio, mostra il suo talento con un brano da lei interamente scritto e che delinea la sua personalità musicale, che sta prendendo forma sempre più e che la introduce a pieno titolo nel mondo della canzone italiana.

Chiara Morelli, diciassette anni, cresciuta tra musica e studio, sin da piccola si è distinta per la sua inclinazione alla musica, e si è fatta conoscere con cd e singoli inediti soprattutto nel mondo giovane e variegato dei social media, social network e piattaforme web; un mondo che ha imparato a conoscere l’artista che si mostra al pubblico con la spontaneità della sua giovane età ma anche con la consapevolezza di chi sa che, essere personaggio pubblico contempla l’influenzare le masse e i gusti musicali.

Già finalista a Sanremo Junior nel 2019, quest’anno è tornata nella città dei fiori ospite di Casa Sanremo, con un ottimo pezzo, “E capirai” che  racconta di un amore perduto ma che resiste alle distanze, e che pone tante domande che nascono dalla voglia di verità.

Il pezzo, che Chiara ha scritto su misura della sua capacità canora e sulla naturale estensione vocale, è priva di artefatti e mostra la bellezza della sua voce cristallina e che si apre piacevolmente all’ascolto.

Crescono le doti canore di Chiara, così come cresce il consenso verso questo suo modo di fare musica, mentre prende forma la sua accattivante identità musicale.

 

 

Non è certo il primo anno che al Festival di Sanremo si “scivola” nella serata dei duetti e delle cover.
Usciti dalla comfort zone dei loro pezzi, i cantanti in gara (quasi tutti) danno il peggio di sé, come se qualcosa puntualmente si inceppasse e si finisse inevitabilmente a rimescolare tutte le carte. Quello che ci è piaciuto nella terza serata, quella in cui tutto ci sembra adeguato – con l’audio al suo posto e i pezzi che ci erano familiari e quindi è stato possibile apprezzare meglio le performance – quasi tocca rinnegarlo ponendosi qualche perché. Come per esempio perché mai scelgono delle canzoni già difficili e “particolari” che quasi sempre nascono dall’anima di cantautori che nulla hanno a che fare con particolari doti canore ma con un messaggio sociale o personale (oppure di cantanti che delle loro doti canore ne hanno fatto un piccolo paradiso) fino al perché esistano i duetti a Sanremo.

Infatti potremmo dire che ieri sera, la figura migliore l’hanno fatta coloro che hanno gareggiato da soli.

Io abolirei proprio i duetti. Che si cantino le cover e basta. Il duetto prevede una sorta di empatia e di complicità che non puoi improvvisare come se cantassi al karaoke del villaggio. E le coppie erano quasi tutte improponibili fatta salva qualche eccezione. Perché sono coppie anche generazionalmente troppo distanti e quindi incapaci di riconoscersi nelle intenzioni.

E così finisce che Massimo Ranieri e Nek rovinino una poesia come “Anna verrà” o che Aka 7even rovini Cambiare di Alex Baroni in coppia con Arisa, che per strafare finisce in un range troppo alto per lei e la disfatta è servita. A parte che nessuno (o quasi) può riproporre Baroni, cantante sopraffino dotato di una delicatezza e di una leggiadria irripetibili.

Ma facciamo prima a dire chi si sia salvato a parte i due giovanotti vincitori, Gianni Morandi e Jovanotti che in smoking bianco, ripercorrono con un medley le canzoni che sono state dell’uno e dell’altro, e lo fanno senza troppe pretese e questo li rende assolutamente accettabili: Occhi di ragazza, Un mondo d’amore, Ragazzo fortunato e Penso positivo ed è subito festa (e standing ovation, sicuramente esagerata).

Molto bene – a parte qualche incertezza di Blanco – il duo Mahmood Blanco in “Il cielo in una stanza” nel quale si percepisce l’affinità e la complicità dei due. È quello il senso del duetto, due voci e una sola intenzione e con loro si è percepita ogni sfumatura anche perché sono capaci di controcanti sopraffini perfettamente accordati e fluidi.

Bene anche Achille Lauro (dal look perfetto) con Loredana Bertè in “sei Bellissima” e nel duetto il cantante veronese ci fa dimenticare la sua furbizia nel proporre quest’anno, una canzone per nulla originale che ricorda molto i suoi stessi successi del passato (prossimo). Un momento di grande empatia, quella tra i due che si scambiano la parola con generosità. Lauro sa quel che fa e la Bertè ancora regge. Per non parlare dei bellissimi arrangiamenti e dell’orchestrazione.

Che un plauso gigantesco va alla straordinaria orchestra della Rai, che ha rivisitato tutti e 25 i pezzi delle cover con una maestria degna di nota. Spesso mi incanto ad ascoltare le evoluzioni armoniche e stilistiche che i maestri dell’orchestra eseguono, rendendo tutto così perfetto e adeguato.

E poi l’originalità di Lauro, che regala a Loredana Bertè delle rose rosse con un biglietto in cui viene fuori la sua incantevole carnalità.
Un po’ principe, un po’ paraculo.
Ma queste cose lui sa come farle.

Che strano uomo sono io, 
incapace di chiedere scusa, 
perché confonde il perdono 
con la vergogna. 
Che strano uomo sono io, 
Che ti chiama pagliaccio 
perché pensa di dover combattere 
cio che non riesce a raggiungere 
Che strano uomo sono io, 
capace solo di dire “sei bellissima”
perché ancora ho paura 
di riconoscere il tuo valore. 
Stasera “per i tuoi occhi ancora” 
chiedo scusa e vado via 
Bene anche Giovanni Truppi che con Vinicio Capossela e Mauro Pagani eseguono “Nella mia ora di libertà”  di Fabrizio De André.
Quando si ha a che fare con pietre miliari del cantautorato italiano non ci si aspetta nulla, se non la giusta intenzione, e in questo caso la “recita” quasi, di quella perla tratta da uno degli album più significativi di De André “storia di un impiegato”.E così è stato, infatti.  “Nella mia ora di libertà”  racconta l’inutilità del carcere. Forse troppo per il palco di Sanremo, dove ieri sera però erano in 4 e non in 3 perché De André aleggiava mentre scendeva piano la malinconia.
Quella performance è stato un piccolo spazio a sé.
Lo stesso non si può dire per Sangiovanni che malgrado la presenza nel duetto della Mannoia – che però sbaglia anche lei – riesce a rovinare un pezzo molto caro al cantautore che urlava tutta la sua rabbia verso il mondo della discografia che protegge il lato commerciale della musica, a discapito della purezza dell’arte che sono espressione palesi di sentimenti e sensazioni di un artista.
Niente di tutto questo, è tutto sbagliato. Scambi tra i due, intenzioni, intonazione … tutto.
Male anche Yuman che canta “My way” di Sinatra tutta in battere e a lui non basta la brava Rita Marcotulli al piano per decollare. Tutto piatto, senza slancio. 
A me personalmente sono piaciuti Highsnob e Hu nella canzone di Tenco.  “Mi sono innamorato di te” resa originale e ricercata alla presenza di Mr Rain che con la sua parte rap ha praticamente chiuso il cerchio lasciato aperto dai due cantanti in gara, forse perché non abbastanza dentro il pezzo, che sembra semplice, ma che racchiude in sé un tormento non facile da replicare.
Noiose Emma (vestita benissimo da Gucci) con la Michielin in “Baby one more time” di Britney Spears.
Non male La Rappresentante di lista in  Be my baby  The Ronettes con Cosmo, Margherita Vicario e Ginevra.
Bocciato Irama che da sempre mi sembra senza identità incatrato tra Bon Jovi e Grignani e che proprio con Grignani ieri sera ha cantato Grignani che a sua volta era Grignani o meglio la parte un po’ sfatta di sé.
Molto bene Matteo Romano in  Your song di Elton John con Malika Ayane. Bravissimo in una canzone per nulla facile e ben interpretata.
La sua voce delicata e intonatissima si è adeguata perfettamaente alle caratteristiche di quelle della Ayane.
E poi bene Noemi al pianoforte, che esce per prima e canta  da sola “You make me feel” di Aretha Franklin e ci sta, la scelta è azzeccata, il brano è alla sua portata e si adatta al suo cantare, alle sfumature della sua voce, alla sua grinta raffinata.
Tutto il resto è non classificabile. Uno scempio totale.
Ad onor del vero, sono comunque andati meglio quelli che hanno cantato da soli, da Moro alla Zanicchi.
La co-conduttrice della quarta serata è stata la giovane attrice Maria Chiara Giannetta, deliziosa e spigliata, che si prende tutto lo spazio che le viene concesso, che nel suo momento racconta molto emozionata la sua esperienza nel
mondo della cecità per prepararsi al ruolo di Blanca.
Carino il siparietto con Maurizio Lastrico con il quale raccontano una storiella mettendo insieme ed interpretando molti dei titoli che hanno fatto la storia della canzone italiana.
Ma noi ancora si pensava alla presenza scenica e emozionale di Drusilla Foer al cui confronto sfigurano un po’ tutti.

E poi il racconto di Jovanotti al tempo della radio e la recita di una poesia di una immensa poetessa che è Mariangela Guatieri.

Possiamo premiare Lorenzo per la scelta, ma l’interpretazione è mancata proprio della giusta “religiosità” ed intensità che in maniera prorompente travolge chi la ascolta declamare quelle parole di ringraziamento.

La giuria formata dal Televoto (con un peso del 34% sul risultato complessivo), la giuria della Sala stampa, tv, radio e web (33%) e poi la Demoscopica 1000 (33%) premiano Gianni Morandi, seguito da Mahmood con Blanco e terza Elisa insignificante ieri sera con What a Feeling, tanto che abbiamo guardato tutti la ballerina che l’accompagnava.

Sicuramente la serata più difficile da mandare giù e si attende stasera il gran finale.
Ormai conosciamo le canzoni e attendiamo solo di sapere come saranno eseguite e chi vincerà.

Una serata quasi perfetta, se non fosse stato per il solito monologo sulla mafia di Roberto Saviano che nulla c’entrava con la Kermesse al netto della pubblicità alla sua nuova trasmissione su mamma Rai.

Con Drusilla Foer sul palco abbiamo dimenticato tutte le pecche di coloro che l’hanno preceduta.
Ha questa capacità, l’artista, di imprimere a fuoco nell’attenzione del pubblico il suo essere diva, dentro e fuori, quella capacità di essere impeccabile e dissacrante, con una dizione perfetta, lo charme, la presenza scenica, la disinvoltura, la “cazzimma”.
Vince su tutto, il personaggio nato dalla genialità di Gianluca Gori. Vince in simpatia, intelligenza, sagacia e capacità di essere artista a tutto tondo. E non dimentichiamo che sotto le vesti da grandonna, batte il cuore di un uomo molto intelligente.

Simpatica e intraprendente, tiene il palco, mette Amadeus “in un angolo”, si traveste (da zorro) tanto “travestito o no, a quel punto mi sono travestita!”
E poi le sue doti di intrattenitrice, di cantante, di personaggio mai banale, regalate al pubblico in teatro e a casa alle 2 di notte con un monologo, mentre racconta di quanto tutti si sia fatti di talenti, che però vanno allenati, di quanto sia difficile entrare in contatto con la propria unicità e non diversità, di come le nostre convinzioni non debbano mai essere convenzioni, e di come l’ascolto dell’altro sia l’unico vero atto rivoluzionario. Canta, anche, Drusilla Foer, intonata, appassionata e piena di emozione.

Potremmo anche fermarci qui, perché il livello artistico nella terza serata del festival della canzone italiana è stato davvero alto e appagante e a far sì che tutto potesse essere perfetto ci ha pensato un Cesare Cremonini in gran forma, che arriva sul palco e canta, fa quello per cui è nato, canta le sue canzoni che sono da sempre piccoli grandi capolavori. “Nessuno vuol essere Robin“, “La nuova stella di Broadway”, “Marmellata#25“. Cremonini che ci ricorda come si scrivono le canzoni, che in maniera impeccabile regala al suo pubblico i suoi più grandi successi ed è subito magia. Poi torna e canta il suo nuovo singolo “La ragazza del futuro” e infine con la complicità di Amadeus fa fare a tutti un salto nel passato con “50 special“. La gioia della musica, l’energia, la bellezza. Tutto dalla voce e dalla bravura di un cantautore che è rimasto semplice, autentico e credibile nel corso del tempo.

Nella lunga maratona fino a notte fonda, abbiamo riascoltato tutte le 25 canzoni in gara. 

Un audio buono, poche stonature, un tripudio di abiti rosa e la sensazione di essersi già affezionati a molti dei brani proposti, complice anche la radio che nelle ultime 48 ore ha proposto alcune canzoni sanremesi, destinate a diventare il tormentone dell’estate o la canzone del cuore.

Al nuovo ascolto Mahmood e Blanco si riconfermano bravi e credibili, e primi in classifica dopo il televoto.

A seguire in classifica Elisa, che non delude, terzo Gianni Morandi.

Eppure stasera ho trovato bravi Yuman, Matteo Romano, Noemi, Giovanni Truppi.
Non si faranno dimenticare La rappresentante di lista e Ditonellapiaga insieme a Rettore.

Resto dell’idea che la canzone di Massimo Ranieri sia musicalmente la più bella con un testo molto intenso e che poteva anche essere fuori gara. In fondo, per artisti di quel calibro, un’altra vittoria al Festival di Sanremo poco conta, dopo una carriera costellata di successo indiscusso. Penso che a lui andrà il premio della critica.

Stasera è la serata delle cover e testeremo ancor meglio le capacità di ognuno degli artisti in gara, anche se ormai i giochi sono fatti e la vittoria è già scritta.

Di questa serata ricorderò due affermazioni:

Quella di Michele Bravi che rivolgendosi a Drusilla Foer le dice:

Che bello che tu sia qui: con te vince la meritocrazia

Lei ricambia con un bacio sulla guancia di Bravi e si emoziona.

 E poi quella proprio di Drusilla che in finale di puntata dice:

Le parole sono come gli amanti quando non funzionano più bisogna cambiarle

Morale della serata:

La bellezza è molto altro rispetto ad un vestito di paillette.
La bravura l’abbiamo a casa nostra e spesso non ce ne accorgiamo.

in attesa di vedere sul palco questa sera Drusilla Foer e archiviate le polemiche su Achille Lauro circa il gesto che mimava il battesimo –  difeso da Carmelo La Magra, l’ex parroco di Lampedusa, che spiega come nessun messaggio blasfemo vi era in quella performance puramente artistica –  la seconda serata del Festival di Sanremo 2022 parte con un saluto per Monica Vitti venuta a mancare proprio ieri.
Grande commozione per una artista che pochi rivali ha avuto per la sua bravura ma anche per il suo essere originale e mai omologata.
La co-conduzione ieri sera è spettata a Lorella Cesarini, attrice senegalese che ha intrattenuto subito sull’inizio di serata con un monologo circa gli attacchi razzisti ricevuti all’indomani della notizia della sua partecipazione al Festival. La giovane attrice nera, ha mosso tanta tenerezza, ma a mio avviso avrebbe dovuto essere in grado di trattenere le emozioni; si fa così quando di parla in pubblico e soprattutto mi aspetto molto self control da un’attrice. Sanremo è Sanremo se si canta, ed anche lei si improvvisa durante la kermesse con “non amarmi” che dice essere la canzone sanremese alla quale è più affezionata.

Poi si entra nel vivo della gara, che ieri sera – malgrado gli ascolti stellari –  è stata un bel po’ sotto tono, e le 13 esibizioni sembravano infinite e della serata di ieri se ne salvavano davvero poche. È continuata la carrellata di nomi semisconosciuti e di outfit improponibili, fatto salvo quello di Emma che – a parte le calze a rete – era davvero deliziosa in quell’abito nero di velluto e quel caschetto biondo corto e perfetto. Anche la canzone “ogni volta è così” è ben costruita per quel palco e per i passaggi radiofonici che nelle scorse ore hanno premiato La rappresentante di Lista. Emma,  3a nella classifica parziale e sesta in quella generale, è dietro a Elisa, che incanta tutti con “E forse sei tu”. Eterea, senza tempo, quasi impalpabile, che plana piano sulle emozioni,  vestita di bianco, sembra tornare indietro a 21 anni fa, quando vinse Sanremo senza tornarci più e ieri sera svettava in alto al primo posto nella classifica della sala stampa, che nella classifica provvisoria premia anche Ditonellapiaga che canta con Rettore “Chimica”.

Molto poco altro da attenzionare se non il testo della canzone di Giovanni Truppi, uscito sul palco in canotta e chitarra, “Tuo padre, mia madre, Lucia” e quello del duo Highsnob & Hu, “Abbi cura di te”. Mi convinco sempre di più che manchino in Italia parolieri e che chi scrive invece, scrive male e banalmente, sinonimo del fatto che i giovani non leggono, non hanno accesso proprio al mondo della parola e dunque si finisce per subirsi testi che hanno un contenuto misero e una forma troppo informale. Anche l’amore è cantato banalmente e tocca rifugiarsi in Tenco per trovare pace.

Bocciati Le vibrazioni, Tanatai, Aka7ven. Iva Zanicchi ferma al tempo che fu, Irama non convince perché non ha una identità ancora, non si capisce se vuole assomigliare a Bon Jovi o a Grignani,  Sangiovanni è proprio figlio di Maria (De Filippi) e Moro … Moro che sembra aver rubato per davvero la canzone alla Mannoia (Che sia benedetta).

Torna sul palco come ospite Laura Pausini, con la sua nuova canzone Scatola, un salto nei ricordi – dice lei – e tanta banalità – dico io.
Vuole continuare a sembrare la ragazzina che vinse Sanremo una vita fa, vuole spiegare il gioco delle metafore, come se si stesse all’asilo e si interroga su cosa sarebbe stata se non avesse vinto quella prestigiosa gara canora. Una domanda che – udite udite – ha ispirato anche un film Piacere di conoscerti (in uscita ad aprile)  Poi canta con Mika e Alessandro Cattelan confermando che saranno loro tre a condurre la prossima edizione dell’Eurovision, a Maggio a Torino.

Protagonista indubbio della serata, Checco Zalone che ha tenuto banco, tra parodie sui virologi prendendo in prestito movenze e voce di Albano Carrisi, facendo il verso ai rapper “finti depressi” e difendendo la comunità lgbtq con una  “favola scorretta” ambientata in Calabria, che tratta di terroni e di un trans brasiliano, che viene invitato al ballo di corte, si innamora del principe figlio di un re omofobo ma che alla fine è “cliente affezionato” di Oreste. La comicità messa al servizio delle problematiche sociali è un segno di grande intelligenza e Checco Zalone ieri sera ha dato fastidio a più di qualcuno.
Simpatico pugliese che è anche showman, attore, cabarettista, imitatore, cantautore, musicista, sceneggiatore e regista, che prende in giro Amadeus dicendogli che grazie a lui, tutti gli italiani si sentono più intelligenti.

Simpatici i ragazzi in gara che danno direttive sul Fantasanremo.

Chiudo dicendo che c’è stato ieri sera un gesto che probabilmente è passato inosservato ai più ma che a me ha fatto riflettere e che ho apprezzato: Francesca Michielin che ha diretto l’orchestra durante l’esibisione di Emma, ha donato il suo mazzo di fiori dicevuto da Amadesu al primo violino. Uomo. Meditate gente, meditate.

Partita la lunga kermesse musicale che come tutti gli anni tieni svariati milioni di italiani attaccati alla tv fino a notte fonda.

Amadeus, che si riconferma alla conduzione per la terza edizione consecutiva, si mostra presentatore e direttore artistico capace di gestire al meglio le vicissitudini che si alternano sul palco, ad incominciare da una impacciata Ornella Muti che salta fuori dal passato remoto e che un bel po’ “tirata a lucido” sembra dover costantemente combattere non si sa che timidezza. È stata lei la prima delle co-conduttrici che accompagneranno Amadeus nella galoppata musicale che ci condurrà a conoscere, solo sabato sera, il vincitore della 72esima edizione del Festival della Canzone Italiana. La Muti che poi, in serata inoltrata, si intrattiene con Amadeus, facendo una carrellata della sua carriera.

Mattatore indiscusso Fiorello che non lascia di pescare battute nell’ambito pandemia, ma sa sempre come intrattenere un po’ stile villaggio turistico, un po’ karaoke. E come sempre vince quando canta, ed anche ieri sera il medley rivisitato delle più famose canzoni sanremesi, ha permesso che tutto fosse per come ce lo si aspettasse.

12 i cantanti in gara nella prima serata. Stasera ci toccheranno gli altri 13.

Come sempre più spesso accade nomi poco conosciuti ai più piombano sul prestigioso palco sanremese, facendo inevitabilmente parlare di sé. In gara Dargen D’Amico, Rkomi, e Ana Mena una giovane improponibile, con una canzone maldestra (duecentomila lire) che ricordava però “amami ancora” della Nannini. Tra i semisconosciuti non male la canzone di Yuman “ora e qui” che promette sicuramente tanti passaggi alla radio. Tra i conosciuti invece, bene, Noemi, Mahmood con Blanco e il coro Gospel che accompagna Achille Lauro che apre il festival esibendosi per primo, e che non sembra essersi sforzato poi troppo alla ricerca del pezzo per Sanremo. Diciamo che vive un po’ di rendita e ci propina una sorta di rivisitazione di Rolls Royce, senza però l’effetto novità. Certo, a torso nudo è molto più elegante lui di Giusy Ferreri a cui non basta quella voce gracchiante e che ha pensato bene di imbracciare un megafono in inizio di canzone.

Elegantissima (e magrissima) invece Noemi, che però sbaglia il colore dell’abito che non si adatta al suo incarnato e meno ancora ai suoi capelli rosso carota.

Il “ciao ciao” de La rappresentate di Lista già la canticchiamo e sarà il tormentone nei villaggi. Non convince Michele Bravi – ma forse la sua “inverno dei fiori” dovremo riascoltarla, per capirci qualcosa.

Gianni Morandi, simpatico come sempre, sembra rimasto a “fatti mandare dalla mamma”, considerato che “apri tutte le porte” ha pressoché lo stesso giro armonico e lo stesso tempo.

L’attenzione e qualche parola in più va spesa per Massimo Ranieri che ha portato a Sanremo un vero capolavoro, una canzone che è una poesia, “lettera al di là del mare” che probabilmente non sarebbe dovuta essere in gara ma solo ascoltata come dono al pubblico. Lo scivolone dell’artista che dopo una partenza ottima, si perde sulle note alte, steccando nella parte in cui il pezzo si apre e l’orchestra incalza, vorremo perdonarglielo. Non sappiamo se è stato un problema tecnico o solo di tecnica, ma sappiamo che Ranieri resta un grande artista.

Ma tutta la prima serata la ricorderemo per la bellezza, la presenza scenica e la commozione dei Mäneskin che dalla loro vittoria a Sanremo dello scorso anno, hanno scalato l’Olimpo, hanno vinto tutto quello che a livello europeo si potesse vincere, hanno conquistato l’America e tornano su quel palco con la disinvoltura di sempre, ma senza tracotanza. Tornano con la loro personalità ed anche con qualcosa in più: la capacità di rendere tutto magico. E così dopo la prima esibizione intorno alle 22 con “zitti e buoni” pezzo con il quale hanno trionfato lo scorso anno, tornano che è quasi notte, con “Coraline”, una sorta di fiaba, ma senza lieto fine, la storia di una ragazzina che non trova il suo posto nel mondo. Una ballad rock che fa calare la magia sull’Ariston e a casa, capace di coinvolgere tutto in un pathos fuori dal comune. Alla fine dell’esibizione (e ricordiamo che Damiano David, il frontman del gruppo, non sbaglia una nota e che insieme al gruppo ha venduto 40 milioni di dischi in 11 mesi) il leader del gruppo, davanti ad un teatro in piedi che applaude si mostra in tutta la sua commozione, mentre Amadeus l’abbraccia.

Il resto della serata è pubblicità alla rete Rai, con Raul Bova che con Nino Frassica annuncia il nuovo Don Matteo, Claudio Gioè che pubblicizza Makari 2 e poi il tennista Berrettini in arrivo dagli Australian Open.

La classifica provvisoria della sala stampa all’una di notte circa i primi 12 cantanti in gara premia Mahmood e Blanco con “Brividi” al primo posto, e a seguire La Rappresentante di lista con “Ciao Ciao” Dargen D’amico con “Dove si balla” Gianni Morandi con “Apri tutte le porte” Massimo Ranieri con “Lettera al di là del mare” Noemi con “Ti amo non lo so dire” Michele Bravi con “Inverno dei fiori”. Chiude Ana Mena con “Duecentomila ore”.

Orchestra impeccabile come sempre.

Colapesce e Dimartino si esibiscono durante un collegamento con la nave Costa Toscana, condotto da Orietta Berti e Fabio Rovazzi.

A stasera.

E finalmente!

E finalmente abbiamo abbandonato quello stereotipo di “vallette” che per decenni si sono avvicendate sul famoso parco dell’Ariston per il famosissimo Festival della Canzone Italiana.

Ci sono volute ben 72 edizioni per avere l’onore di vedere su quel palco un personaggio eclettico, carismatico, audace al punto giusto come Drusilla Foer,eleganzissima” e accativante, che sarà al fianco di Amadeus nella terza serata della kermesse.

Drusilla Foer, al secolo Gianluca Gori, classe 1967, non è un “travestito” e neanche una drag queen.
Si definisce “travesti” o “en travesti”, alla francese, ossia un personaggio che in un’opera teatrale o lirica viene interpretato da un attore o cantante di sesso opposto. In Italia questo genere è diffuso fin dall’800 sia nelle opere liriche che nel teatro che nel cinema.

Nobildonna, la definiscono in tanti.
E poi ancora icona di stile.
La stampa la adora.
È attrice, ballerina, attrice, cantante.
È ironica, brillante, anticonformista, ribelle e dannatamente irresistibile.
È eleganzissima, così come le suggerì una bambina sua fan, che le scrisse una lettera dicendo che da grande voleva essere proprio come lei: “elegan-zissima”.

Dietro quel personaggio c’è tanta arte e tanto talento, compreso quello della fotografia e della drammaturgia.

Insomma, alla eccentrica signora borghese di 54 anni, non manca proprio nulla e la sua presenza sul palco dell’Ariston non sarà solo rivoluzionaria, ma riempirà quel palco con il suo spirito libero e il suo pensare assolutamente fuori da ogni stereotipo.

Un successo cresciuto in maniera esponenziale dal teatro a fenomeno del web, poi è arrivato il cinema e la televisione; eppure nessuno si interessa più di tanto alla sua vera vita. Interessa più la sua vita da vedova che è stata sposata con un texano, che poi l’avrebbe tradita.
È questa la magia di Drusilla Foer.

Sul palco dell’Ariston non indosserà nessun abito griffato. A realizzare i suoi due abiti per la terza serata della kermesse, sarebbe stata la sua sarta fiorentina di sempre, Rina Milano. Qualunque abito si abbinerà alla perfezione con il suo biondo platino, portato con estrema disinvoltura. E ovviamente, nessuna parrucca.

Aspettiamo Drusilla Foer, per godere a pieno di quel suo essere una “irresistibile soubrette”.

 

Si è dato alle fiamme questa mattina davanti alla caserma dei Carabinieri di Rende in provincia di Cosenza ed è stato poi trasportato di urgenza presso il centro grandi ustioni di Napoli. L’uomo di 33 anni cosentino, lavora come docente in Lombardia, subito soccorso dai Carabinieri che indagano sul perché del folle gesto e dai dipendenti di un negozio di gomme che hanno usato repentinamente gli estintori in dotazione.

L’uomo era sceso dalla sua utilitaria con in mano una tanica di benzina, e si era avviato verso l’ingresso della caserma.

Si ipotizza che il gesto estremo sia dovuto ad una sospensione dalla professione in merito ai provvedimenti emanati circa l’obbligo vaccinale.

Il video

 

 

Agli occhi del mondo l’Italia resta la nazione stabile e credibile, che rispetterà gli impegni e che saprà arrivare ordinatamente alla fine della legislatura

Erano mesi che il presidente Mattarella continuava a ripetere che non voleva correre il rischio di ricoprire nuovamente il ruolo al Quirinale, perché per sé, giustamente, aveva altri progetti. Ed invece si è trovato a dire nuovamente sì, con grande spirito di responsabilità di fronte al paese e perché a chiederglielo, dopo una settimana di nulla di fatto, è stato Mario Draghi, prima ancora che lo facessero i leader di partito. Draghi che rispose di sì alla chiamata di Mattarella quando fu necessario prendere il comando a Palazzo Chigi.

Questa settimana appena trascorsa ha senza dubbio sottolineato quanta crisi nella politica italiana ci sia, quanti pastrocchi sono in grado di fare persone che dovrebbero invece avere cultura, competenza e capacità strategiche per ottemperare a scelte che sono indispensabili per il buon prosieguo della democrazia.

È stata una pagina indegna e per nulla edificante per la classe politica italiana, quella che si è consumata in questo delicato momento di scelta, ma si deve guardare avanti e governare al meglio fino al 2023.

Le figure carismatiche e competenti per ricoprire il ruolo c’erano, si sarebbe potuto andare in altre direzioni. Ma la verità è che non ce ne sono così tante da poter avere una rosa ampia su cui scegliere e questo è significativo anche di come negli ultimi decenni stia scendendo la qualità nel mondo politico.

Ma se la politica è colpevole di questo momento disdicevole, va specificato che non tutti i paratiti e i leader politici hanno uguali colpe. Certo non si può non sottolineare il fallimento eclatante delle destre, che sono partiti dalla candidatura improponibile di Silvio Berlusconi, per poi mandare allo sbaraglio la Casellati, seconda carica più importante dello Stato, che si era prestata certo, ma che poi è stata tradirla di suoi, mentre le avevano fatto credere che avrebbe potuto farcela, quando si sapeva bene che non ci sarebbero stati i numeri, al netto dei franchi tiratori.

Per poi ancora bruciare il nome di Elisabetta Belloni, capo dei servizi segreti, persona seria e ben vista da tutti, soprattutto da chi con lei ha avuto l’opportunità di lavorare.

E non ci dimentichiamo quante critiche Salvini ha mosso a Mattarella durante il suo primo mandato, per poi alla fine chiedergli di accettare il secondo incarico.

E la spaccatura totale tombale arriva con Fratelli D’Italia, partito che si dissocia da tutto e tutti, che vuole rifondare la destra, che non si lascia convincere e vota ancora anche nell’ultima votazione l’uomo di bandiera ossia Nordio.

La destra li aveva i numeri per influenzare la scelta, ma non avendo capacità politica sono riusciti a sbagliare davvero tutto.

Anche dall’altra parte sono stati commessi degli errori, sia chiaro. Ma sicuramente abbiamo visto un Renzi coerente e un Letta che ha capito prima degli altri che la via d’uscita era sempre più stretta.

Una crisi è evidente anche nel M5S che è praticamente imploso, perché due leader in un partito, uno formale e l’altro di facciata, non possono stare, come non possono stare due galli in un pollaio.

Il paese perché alla fine vince, vince in credibilità e in stabilità.
Ci sono molte cose da fare dino al 2023 e solo la coppia Draghi Mattarella potrà portare la nave in porto.

Cosa sarà mai questo effetto nocebo che gli studiosi hanno verificato esserci nel 76% delle COMUNI reazioni avverse, riferite da utenti soggetti a regolare vaccinazione anticovid?

Prima della inoculazione del vaccino alla popolazione, durante i regolari test di studio, alcuni ricercatori e precisamente quelli della Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, hanno analizzato gli eventi avversi sia nei soggetti che avevano avuto inoculato il vaccino, sia in coloro che avevano ricevuto solo il placebo, ossia soluzione fisiologica senza esserne a conoscenza.

Ebbene, più del 35% di coloro che erano stati vaccinati con il placebo, lamentavano i comuni sintomi post vaccino e cioè astenia, mal di testa, e il 16% dolore, gonfiore e arrossamento nel punto di inoculazione. Gli studiosi hanno quindi calcolato che circa i due terzi degli effetti collaterali comuni riportati negli studi sui vaccini sono collegati all’effetto nocebo, ossia effetti uguali a quelli che possono insorgere con la somministrazione del vaccino, senza però averlo ricevuto e quindi effetti collaterali associati a una sostanza che non è in grado di produrre conseguenze.

La normale conseguenza a questo genere di effetto collaterale resta dunque ancora una volta l’ansia.

Su qualunque foglietto di istruzione di medicinali da banco e facilmente reperibili anche per l’automedicazione, troviamo sempre come reazioni avverse almeno “mal di testa e affaticamento” che molto spesso si avvertono. Pertanto questo lascia pensare che avere informazioni circa gli effetti collaterali possibili, possano spingere i soggetti ad attribuire erroneamente al vaccino, disturbi comuni e di conseguenza valutare in maniera sbagliata le proprie condizioni.

Ma non sarà certo l’effetto ansia a indurre gli scienziati a dare meno informazioni sugli effetti collaterali, perché l’onestà soprattutto sulla questione salute è fondamentale ed imprescindibile.

Certo è che può capitare di avere mal di testa o sentirsi stanchi, a prescindere se ci si è sottoposti o meno alla somministrazione del vaccino anti-covid. Meno stress, meno ansia e dosi di buonsenso, potrebbero evitare la compromissione del nostro stato fisico.