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Le notizie che arrivano dalla Terra Santa sono poche e a volte anche non del tutto veritiere. Allora – come sempre faccio – mi informo al meglio prima di raccontarvi quale sia la situazione attuale in Palestina ed anche in Israele. E non c’è modo migliore per sapere cosa accade, che non sia parlare personalmente con chi quella terra la conosce bene perché la vive, perché ci lavora.

Pina Belmonte da anni, lavora come volontaria a Gerusalemme e sulla sua pelle ha vissuto le problematiche di sempre, oltre alla situazione di criticità del periodo pandemico.

Lei mi aiuta a tradurre dall’arabo i dati oggettivi della situazione e poi mi racconta dalla sua viva voce, tutto ciò che i giornali non dicono ma che invece si dovrebbe sapere, perché altrimenti si finisce per tenere la luce accesa dappertutto tranne che su quella striscia di terra perennemente in guerra e spesso dimenticata dagli uomini, ma non da Dio.

La situazione sanitaria in Israele mostra come i casi di infezione da coronavirus sono passati da 8.000 della metà di settembre a diverse centinaia alla fine di ottobre, con un blocco nazionale, che ha iniziato a diminuire gradualmente il mese scorso.

Mercoledì i ministri hanno votato per consentire la riapertura dei negozi da questa settimana, nonostante le obiezioni dei funzionari sanitari che hanno chiesto una lenta e graduale riapertura dell’economia e delle scuole.

I negozi hanno aperto domenica, con un massimo di quattro clienti alla volta e nel rispetto delle norme anti-Covid.

Tuttavia, la riapertura interessa solo i negozi  nelle aree con i tassi di infezione più bassi e che si affacciano sulla strada, escludendo quelli nei centri commerciali.

Il ministro della Salute Yuli Edelstein e il commissario uscente per il coronavirus Ronni Gamzu si sono entrambi opposti all’allentamento delle restrizioni a causa del numero del tasso di riproduzione di nuovi casi derivanti da ciascuna infezione da coronavirus.

Gamzu ha avvertito che la riproduzione dell’infezione di Israele è ben al di sopra del livello di 0,8 stabilito dal governo come livello massimo richiesto per riaprire le attività.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu, che sarebbe anche riluttante ad accettare le aperture, ha avvertito che il governo potrebbe riattivare alcune restrizioni se i numeri continueranno a salire.

La situazione in Palestina è diversa però.

Il rapporto epidemiologico sul Coronavirus in Palestina nelle ultime ore dice intanto che dalla città di Gerusalemme non arriva nessun dato.

Per il resto, il Ministro della Salute, Dr. May Al-Kailah ha affermato che il tasso di guarigione dal coronavirus in Palestina ha raggiunto l’87,79%, mentre il tasso di infezioni attive è dell’11,36% e il tasso di morte è stato lo 0,85% rispetto a tutte le infezioni.

Nel rapporto quotidiano sulla situazione epidemiologica del Coronavirus in Palestina, il ministro Al-Kaila ha dichiarato che giovedì si sono registrati 4 morti in Cisgiordania, ci sono 40 pazienti nelle sale di terapia intensiva, di cui 9 pazienti con respiratori artificiali.

Durante l’incontro tra il ministro palestinese e quello degli Esteri italiano Luigi Di Maio, avvenuto nei giorni scorsi,  il primo ministro Palestinese, ha chiesto all’Italia di rompere lo status quo, riconoscendo lo Stato palestinese e chiedendo all’Europa di riempire il vuoto lasciato dall’amministrazione americana, con i suoi pregiudizi verso quella terra.

Le relazioni italo-palestinesi sono sempre state forti, poiché l’Italia è sempre stata dalla parte della giustizia e del diritto internazionale.

Durante l’incontro il ministro palestinese ha illustrato come si stia lavorando per superare tutti gli ostacoli al fine di indire elezioni per ripristinare l’unità e la democrazia in terra palestinese, in modo da poter rafforzare l’interno per affrontare le sfide esterne che sono state imposte.

Il ministro palestinese ha anche chiesto di beneficiare del vaccino su cui si sta lavorando e che dovrebbe essere completato entro la fine dell’anno, e il ministro italiano ha risposto positivamente a questa richiesta.

Dopo 4 anni di posto vacante, 3 giorni fa si è insediato il Patriarca latino di Gerusalemme, un italiano, PierBattista Pizzaballa che era già amministratore Apostolico del Patriarcato Latino.

Naturalmente Israele ha un servizio sanitario diverso da quello palestinese, che ha più difficoltà nel gestire la pandemia, oltre a dover vivere sotto occupazione israeliana.

Tra l’altro In Palestina la situazione al tempo del Covid è differente da qualunque altro luogo al mondo, perché parliamo di una zona che ha problemi quotidiani anche per i semplici spostamenti, oltre che problemi di violazione dei diritti umani.

A causa della situazione sanitaria, il ministero israeliano aveva inoltre bloccato i visti.

Non si poteva rientrare in Palestina se non si aveva un posto dove stare e comunque facendo regolare quarantena.

Ma già da febbraio sono stati attuati i blocchi agli ingressi da Cina e Italia. La struttura a Gerusalemme che si occupa di assistenza di persone affette da vari tipi di disabilità, l’Hospice Sant Vincent de Paul, ha gestito al meglio la situazione. Nel momento in cui aumentavano i casi, ha provveduto a chiudere completamente la struttura per due mesi e mezzo. Nessuno usciva e nessuno entrava.

Chi lavorava lì, ha vissuto lì h24.

Lì non c’è solo una pandemia da gestire ma la vita che è da sempre difficile.

Israele ha vietato tutto alle persone che andavano a lavorare, quindi ai palestinesi, a coloro che per esempio vivevano a Betlemme. E non dimentichiamo che fuori da Betlemme, ci sono i check-point armati degli israeliani. Durante il prima lockdown Betlemme è stata dichiarata dal primo ministro palestinese “zona rossa” quindi nessuno poteva entrare o uscire.

Il “Baby Caritas Hospital” ha continuato a lavorare per assicurare assistenza ai bambini.

Tanto che il ministro  della salute palestinese ha scelto proprio il laboratorio di questo ospedale per far sviluppare i tamponi che venivano fatti in Palestina.

Nessun turista entra in Palestina (ma anche in Israele) da mesi ormai, e sono letteralmente in ginocchio, perché vivono solo di pellegrinaggi e di turismo religioso.

Non solo devono affrontare il virus maledetto, ma per un paese che vive già sotto occupazione tra le difficoltà di ogni giorno, la pandemia rende tutto più difficile.

Con l’espropriazione dei terreni palestinesi e la distruzione di case, Israele continua la politica di oppressione verso i palestinesi. Noi urliamo alla dittatura quotidianamente, per le ingiustizie che vediamo, ma in Palestina ai giornalisti viene negato di fare il proprio lavoro.

Lavorare in Palestina significa raccontare una realtà che è scomoda per Israele.

Ancora si cerca il bene della Palestina, e forse tenere accesa l’attenzione su quella terra, potrà essere una porta per la salvezza.

Simona Stammelluti 

Hanno deciso di prendere d’assalto le casette per l’erogazione dell’acqua nel territorio di Montalto Uffugo (Cs) distruggendole e portando via i soldi che erano contenuti all’interno.
Eppure i malviventi, non hanno forse tenuto conto delle telecamere che li hanno ripresi persino in volto, mentre uno di essi faceva da “palo”.
Incastrati dunque dalle telecamere che hanno ripreso volto e targa del mezzo utilizzati per fare il colpo, adesso dovranno rispondere di ciò che hanno fatto.
Hanno pensato di poter agire indisturbati e che nessuno avrebbe potuto notare nulla, ed invece per loro non è andato per come avevano previsto.
Adesso attendiamo che la giustizia faccia il loro corso e che vengano puniti per il furto e per i danni arrecati non solo alla casetta dell’acqua, ma a tutta la collettività

Troppi assembramenti davanti alle scuole cittadine. La segnalazione è stata fatta questa mattina da diverse persone, fra le quali anche l’ex consigliere Giuseppe Di Rosa e hanno spinto l’amministrazione comunale ad affrontare il problema. L’assessore Nino Costanza Scinta, in sintonia con il sindaco Miccichè, ha iniziato a contattare tutti i dirigenti scolastici della città per invitarli a contingentare gli ingressi e le uscite degli alunni, differenziandone gli orari e possibilmente anche gli accessi. Ci sono scuole, ad esempio, che hanno più accessi che possono venire aperti contemporaneamente dividendone l’uso per classi o per corso. In ogni caso si possono adottare orari diversi, anche di 15 minuti ciascuno, così da dare il tempo di smaltire il flusso in un lasso di tempo maggiore. La prossima settimana si farà una verifica per vedere quali provvedimenti sono stati adottati e che risultati hanno portato, correggendo eventuali disservizi

Il premier Giuseppe Conte, ha firmato nella notte il tanto atteso DPCM, necessario per tenere a bada  l’evoluzione dell’emergenza sanitaria legata all’epidemia da Covid-19.

Vara così delle nuove misure atte a contingentare la diffusione del virus.
Un Dpcm tra i più sofferti e difficili da mettere a punto, frutto di una riunione lunga svariati giorni tra Conte stesso, i capidelegazione della maggioranza, il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia e il sottosegretario alla presidenza della Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro.
La conferenza stampa dovrebbe arrivare in giornata.
Nel nuovo provvedimento ci sono norme valide per tutto il territorio nazionale ed altre che riguardano le diverse regioni, inserite in una sorta di mappatura in base a 21 parametri analizzati a fondo. La penisola infatti, è ad oggi, divisa in tre fasce di rischio.

Tra le norme di livello nazionale (in vigore dal 5 novembre e fino al 3 dicembre) vi è il l coprifuoco, ovvero la limitazione della circolazione delle persone fino alle 22; il ritorno dell’autocertificazione dopo le dieci di sera per provare di doverlo fare per ragioni di lavoro necessità e salute; la chiusura dei musei e delle mostre; la didattica a distanza al 100% per le scuole superiori, salvo attività laboratori in presenza; per le scuole elementari e medie e per i servizi all’infanzia attività in presenza ma con uso obbligatorio delle mascherine (salvo che per i bimbi al di sotto dei 6 anni); nelle giornate festive e prefestive saranno chiuse le medie e grandi strutture di vendita, ad eccezione delle farmacie, dei punti vendita di generi alimentari, delle tabaccherie e delle edicole.

Un’altra voce importante del DPCM relativamente alle regole nazionali concerne i trasporti pubblici per i quali sarà consentito un coefficiente di riempimento massimo del 50 per cento. Inoltre bar e ristoranti dovranno chiudere alle 18 ma avranno la possibilità di restare aperti per il pranzo della domenica. Viene inoltre decretata la sospensione dello svolgimento delle prove preselettive e scritte delle procedure concorsuali pubbliche e private e di quelle di abilitazione all’esercizio delle professioni “a esclusione dei casi in cui la valutazione dei candidati sia effettuata esclusivamente su basi curriculari ovvero in modalità telematica”. Vengono, infine, chiusi i “corner scommesse e giochi” nei bar e nelle tabaccherie.

Spicca tra le poche modifiche apportate dispetto alla bozza già diffusa, la sorte dei parrucchieri, che restano aperti nelle zone da scenario 4. Nelle regioni a scenario intermedio(zone gialle) sono più stringenti e nello specifico sarà vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dalla Regione, tranne che per lavoro, salute, urgenza e rientro al domicilio, oltre al divieto di spostamento in un comune diverso rispetto a quello in cui si risiedere o si ha domicilio, sempre fatte salve le comprovate esigenze. In queste zone vengono inoltre sospese le attività di bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, ad esclusione delle mense e del catering, con l’autorizzazione per tutti alle attività di ristorazione con consegna a domicilio.

Nelle “zone rosse” – tra cui non rientra la Sicilia, almeno per il momento – il DPCM prevede infine, per almeno 15 giorni lo stop a ogni spostamento in entrata e in uscita dalla Regione e anche all’interno del territorio stesso (sempre salvo necessità e urgenza). Vengono chiusi i negozi al dettaglio, tranne alimentari, farmacie, edicole; chiusi i mercati di generi non alimentari; viene interdetta l’attività di bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie: resta consentita la sola ristorazione con consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22.00 la ristorazione con asporto. Vietate inoltre le attività sportive, anche svolte nei centri sportivi all’aperto. Sarà invece consentito svolgere individualmente attività motoria (sport e passeggiate), ma sempre e solo in prossimità della propria abitazione, individualmente e nel rispetto rigoroso dei gesti-barriera. Assicurata infine l’attività scolastica in presenza per scuola dell’infanzia, elementare e prima media.

RISCHIO MODERATO: ZONE GIALLE  (Rt, rischio di trasmissione che per ora non supera la soglia di allerta di 1,5) 

Abruzzo
Basilicata
Emilia Romagna
Friuli Venezia Giulia
Lazio
Marche
Molise
Trento
Sardegna
Toscana
Umbria

RISCHIO MEDIO ALTO: ZONA ARANCIONE 

Campania
Liguria
Puglia
Sicilia
Veneto

 

RISCHIO ALTO: ZONA ROSSA 

Lombardia
Piemonte
Valle D’Aosta
Calabria
Bolzano

Così il sindaco di Agrigento Franco Micciché per la festa delle Forze Armate: “Sono molto emozionato per essere stato presente oggi alla cerimonia del 4 novembre.
E non solo perché questo evento si svolge a pochi giorni dalla mia elezione a sindaco. Ma soprattutto perché è una giornata che celebra i valori nei quali sono stato educato e con i quali sono cresciuto. Mio padre, come molti sapete, era un generale dell’esercito. Le divise in casa mia erano una costante. Ha guidato anche la Croce Rossa Territoriale ed è stato sempre un fedele servitore dello Stato. Ha educato tutti noi a credere nello Stato, nella Repubblica, e nell’importanza della pace. Per lui l’Italia era unica, indivisibile e … bellissima.
E io ho sempre condiviso i suoi pensieri. Io credo l’Italia unica e indivisibile e credo quindi nell’unità nazionale celebrata oggi.
Un concetto che ho fatto mio sempre nella professione di medico prima e di sindaco ora. Per me siamo tutti uguali. Voglio amministrare con una squadra di amici-tecnici e nella mia campagna elettorale ho puntato molto sui quartieri periferici, che forse venivano emarginati o quanto meno trascurati. Ho detto che Agrigento è una città unica, senza quartieri di serie A o di serie B.
Credo nelle Forze Armate viste come forza di pace per garantire la democrazia e il rispetto della legge. Anche in questo momento di ristrettezze e crisi, penso e spero che l’Italia unita possa farcela. Lo abbiamo sempre dimostrato che è proprio nei momenti di maggiore difficoltà che gli italiani riusciamo a esprimere il meglio di noi.
E per dare una concreta dimostrazione del fatto che credo molto ai valori che questa giornata celebra oggi, uno dei primi interventi da sindaco l’ho fatto in questo monumento, dedicato ai tanti giovani agrigentini che sono partiti per difendere la Patria in territori molto distanti dal proprio. Voglio ripristinarlo. Non si può far finta di non vedere in che stato versa. Una vergogna per queste vittime del dovere. Noi dobbiamo celebrare il loro sacrificio non solo il IV novembre, ma sempre, onorando il monumento che li ricorda”.

 

Tra sabato e domenica 1095 nuovi positivi in Sicilia. Efficace il “drive in” per i tamponi allestito alla Fiera di Palermo. Musumeci: “Ridurre mobilità e pressione sugli ospedali”.

I contagiati in Sicilia dal coronavirus sono 15.324. Tra sabato e domenica vi è stato un aumento di 1.095 nuovi positivi su 8.547 tamponi effettuati. 16 i morti, e complessivamente sono 518. 1.131 sono i ricoverati, tra 999 in regime ordinario e 132 in terapia intensiva, e tra sabato e domenica vi sono stati 10 ricoveri in terapia intensiva in più. I guariti sono 197. I nuovi positivi sono così distribuiti per province: 277 in più a Palermo, Catania 316, Messina 106, Trapani 10, Ragusa 82, Siracusa 100, Agrigento 110, Enna 49, Caltanissetta 45. Nei prossimi giorni, anche in altre località della Sicilia, sarà replicata l’esperienza del “drive in” con tamponi antigienici, quindi più rapidi, così come è stata organizzata alla Fiera di Palermo dove sono stati individuati e isolati circa 300 soggetti positivi. Nel caso in cui il test rapido riveli il contagio, si procede subito con il tampone molecolare. Se la positività è confermata interviene il Dipartimento Prevenzione dell’Azienda sanitaria secondo i protocolli vigenti. Nel frattempo, nella prospettiva di un nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su nuove misure restrittive, le Regioni, i Comuni e le Province hanno partecipato ad un confronto con il Governo Conte. A rappresentare la Sicilia sono stati il presidente Musumeci e l’assessore regionale alla Sanità, Ruggero Razza. Musumeci ha ribadito due priorità: ridurre la mobilità e la pressione sugli ospedali. E il presidente spiega: “C’è una condivisione di fondo tra tutti i livelli amministrativi dello Stato: la drammatica situazione che in tutta Europa sta condizionando la vita di milioni di persone. La nostra posizione è uniforme a quella di tutte le Regioni italiane. Due le priorità che poniamo: la riduzione della mobilità e l’adozione di piani terapeutici/farmacologici per l’assistenza al domicilio, limitando così la pressione sugli ospedali. Più cresce la mobilità delle persone più crescono le probabilità di contagio. Per questo motivo stiamo valutando la possibilità, assieme alle altre Regioni ed al governo centrale, di ridurre ogni occasione di movimento non proprio necessario. Altra priorità resta la riduzione della pressione sui Pronto Soccorso ospedalieri dei positivi o di quelli che temono di esserlo. Serve quindi più collaborazione da parte della medicina di base affinché si intervenga nel domicilio di chi ne ha necessità” – conclude il governatore.

Quando davanti ad un comico mi dicevano “Simo ma perché non ridi?” rispondevo sempre “a me fa ridere Gigi Proietti“. Che grande dispiacere dover accogliere la notizia della tua morte, in questo giorno dei morti, il giorno in cui eri nato. E dire che convinta che fosse ieri il tuo compleanno, citavo la tua famosa frase sul teatro: “viva il teatro, dove tutto è finto, ma nulla è falso”. 

Sgomenta, come tutti, mi siedo e scrivo, con in testa il suono delle tue mille voci e quella risata così contagiosa che alla fine ci si doveva solo arrendere. Tu che scherzavi sulla tua età, che invecchiavi senza pretese, che conoscevi perfettamente la potenza della tua arte e che con un passo eri nel cinema e poi con il balzo tornavi a teatro. Impeccabile in ogni ruolo, faccio fatica a fermare l’immagine su una precisa performance.

Scherzavi spesso sul fatto che l’arte era arrivata senza esserne figlio. La tua famiglia era una famiglia come tante, eppure eri certo che l’arte arrivasse da quel nonno pecoraro che morendo lasciò poesie sparse, senza una virgola sbagliata.

Un romano la cui romanità è stata cultura, i tuoi sketch, le tue barzellette, le gag, hanno immortalato il tuo modo di fare arte e ti hanno reso immortale. Potevi raccontarla cento volte la stessa barzelletta, cento volte ridevo (e ridevi anche tu).

Trascinante, fresco, coinvolgente. Sei stato così per 80 anni che potevano essere di più ma che hai utilizzato affinché bastassero, per non farci sentire orfani della tua arte.

Imitazione, recitazione, poesie, parodie … eri così orgoglioso dei tuoi cavalli di battaglia, come quando facevi lo chansonnier francese in “ne me quite pas” però in romanesco, perché di Roma ne hai fatto un grande palcoscenico. Una voce unica ed inconfondibile, mille volti, mille personaggi ma un volto unico di teatralità che è stato la tua storia.

Se penso a te, penso alla grande sensibilità teatrale, un vero raccontastorie, un simbolo di bravura senza divismo. Eppure sei stato il mio mito. Quando avevo bisogno di ridere, di star bene, venivo a cercarti e trovavo sempre la tua grande arte, ad attendermi.

Sei stato un acrobata, sei stato capace di passare dall’interpretazione di “come pioveva” con Renzo Arbore” alla comicità nel film “Febbre da Cavallo”, alla tua raffinata idea del “Golden Globe” a Villa Borghese.  Sei stato un curioso, e quella curiosità che tu chiamavi “vizio” ti ha reso formidabile in ogni step artistico.

Come si fa a citare tutto quello che hai fatto, Gigi? Oggi ognuno di noi ti dedicherà un pensiero, una parola, una lacrima; in questo giorno così triste e ammantato di dispiacere, in questo giorno in cui egoisticamente non vorremmo mai aver ricevuto questa notizia, mentre tu vai via, con l’eleganza che ti ha sempre contraddistinto ma anche con il “coup de théâtre” che dice molto di cosa sei stato.
La vecchia c’è, non ci possiamo fare niente” – dicevi mentre confessavi che te ne eri liberato quando avevi smesso di tingerti i capelli. La vecchiaia ha fatto la sua parte, tu la tua.

Ciao Maestro, e grazie di tutto.

Simona Stammelluti 

Ciro Zerella, in arte Zerella, classe 1993, avellinese, approda a Rai Radio2, la trasmissione partita ieri 31 ottobre alla 21.
Si tratta di  “Esordi”, un “no-talent” radiofonico nato per dar spazio alle giovani promesse della musica cantautorale italiana. Un programma in 8 puntate condotto da Ema Stokholma e Gino Castaldo che va in onda su  Rai Radio2 ma che sarà visibile anche su RaiPlay. Giovani cantautori dagli studi di via Asiago potranno presentare agli ascoltatori di Radio2 e al pubblico di RaiPlay i loro brani musicali, sostenuti dai consigli di grandi artisti che racconteranno a loro volta i loro esordi, vicini e lontani.

Nella prima puntata i big saranno Mogol, Francesco Gabbani, Calcutta e Massimo Cervelli.
Nessuna competizione tra gli esordienti, tre a puntata, ma un palco, microfono e telecamera a disposizione di band e solisti per farsi conoscere, per esordire. Con l’emozione di farlo davanti a grandi artisti” –  dice il direttore di Radio2, Paola Marchesini.

Piano piano il giovane cantautore Zerella, scelto tra 400 proposte discografiche – che negli ultimi 2 anni ha scritto belle canzoni e ha trovato il suo spazio in contesti capaci di dare lustro al suo modo di fare musica – continua a percorrere la strada difficile ma entusiasmante della musica cantautorale, approdando, come in questo caso, in contest che diventano propizi per la sua formazione e che gli permetteranno di far sentire quel che sa fare.

Felice di aver scoperto in Zerella, già qualche tempo fa, una personalità artistica che pian piano si è fatta strada e che sta riscuotendo le giuste soddisfazioni.

Simona Stammelluti 

E’ morto nell’ospedale di Vittoria nel ragusano, il giornalista Gianni Molè, 61 anni, capo ufficio stampa della Provincia di Ragusa. Nei giorni scorsi era risultato positivo al Covid ed in seguito all’aggravarsi delle sue condizioni, era stato ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale “Guzzardi”.

La salma del giornalista, deceduto ieri, è stata messa sotto sequestro per ordine della magistratura. L’indagine, condotta dai Carabinieri, è stata avviata dopo un esposto dei familiari nel quale viene richiamata la mancanza di criticità dei dati clinici al momento del ricovero all’inizio della settimana scorsa. La condizioni di Molè, si sono poi aggravate dopo una sosta nell’area ‘grigia’ dell’ospedale tanto che i medici hanno poi deciso di intubare il giornalista. Dopo cinque giorni Molè è morto. La salma doveva essere trasferita al cimitero questa mattina. Ma l’operazione è stata bloccata dall’avvio dell’indagine.

Gianni Molè, giornalista di razza, era stato componente dell’ufficio stampa del Comune di Vittoria, direttore della rivista della Provincia di Ragusa, aveva collaborato in passato anche con la Gazzetta del Sud e la Gazzetta dello Sport ed era segretario provinciale dell’Associazione siciliana della stampa.

La redazione tutta del Sicilia24h, il direttore Castaldo e il vicedirettore Stammelluti consegnano rammaricati, le loro condoglianze alla famiglia

Erano circa 400 tra attori, musicisti, comici, operatori, costumisti,  davanti al teatro Massimo di Palermo. Il mondo della cultura e dello spettacolo protesta contro il Governo e l’ultimo Dpcm che sta mettendo in ginocchio tutto il settore, per via delle chiusure di cinema e teatri.

Intervistata (Italpress)  Consuelo Lupo dei sindacato Slc Cgil, ha dichiarato come sia stato faticoso ripartire dopo il primo lockdown e con la falsa ripartenza, con lavoro poco tutelato, tutta la filiera dello spettacolo ha avuto grandi difficoltà e adesso con questa nuova chiusura è la morte, la perdita di ogni certezza.  

Anche Maurizio Rosso, coordinatore Slc Cgil Sicilia, ha raccontato come la protesta degli attori, del comparto jazz, i teatri di prosa, attori, musicisti, sarti, maestranze, è attiva perché non se ne possono più; tutti attraverso questa protesta chiedono gli ammortizzatori sociali, il raddoppio dei finanziamenti per la produzione culturale e chiedono che in questo momento di pandemia, la cultura non si fermi, perché non si può fermare. 

Toti Mancuso (attore) chiede al governo centrale di non considerarli come invisibili, ma dei lavoratori. “Non siamo rappresentati da niente e da nessuno e non siamo una categoria, ma tutte le sere la gente accende la televisione, va al cinema e al teatro e si svaga anche grazie al nostro lavoro. Siamo lavoratori, paghiamo le tasse, ma non siamo riconosciuti come tali. Ormai è sempre la stessa storia: Tagli alla cultura e alla sanità”.

Antonio Pandolfo (attore): “gli attori sono dei lavoratori e dietro ogni attore che è sul palco, dietro ogni spettacolo ci sono tecnici, ci sono famiglie, ci sono lavoratori che aspettano di lavorare. Chiediamo sostegno dallo stato, non per essere mantenuti, ma perché il periodo è difficile e siccome vogliamo tornare a lavorare chiediamo che si trovi un modo per far tornare la gente a teatro”