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Ricorre oggi, la IX edizione della Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo, una giornata di sensibilizzazione promossa dall’Onu, che vede in tutto il mondo numerose iniziative, per conoscere da vicino questa disabilità

In Italia e nel mondo, oggi saranno illuminati di blu, i più importanti monumenti, proprio per simboleggiare l’iniziativa, che mira a far conoscere la disabilità dell’Autismo, e quindi a sensibilizzare affinché conoscendo, si possa sapere cosa fare, e come.

L’Empire State Building di New York, la CN Tower di Toronto, la Statua del Cristo a Rio de Janeiro, e Palazzo Montecitorio a Roma, tutte tinte di blu, a sostegno di una manifestazione mondiale,  a favore della consapevolezza dell’autismo, una patologia che è cresciuta di circa 10 volte, negli ultimi 40 anni, e che nel mondo – secondo i dati dell’OMS – colpisce almeno un bambino su 160.

L’autismo è un disturbo che colpisce per ragioni che sono ancora sconosciute, e che colpisce i bambini di sesso maschile, quasi 4 volte in più rispetto alle bambine.  Ma la ricerca procede, e scopre sempre nuove strade per comprendere questa patologia. Gli studi spiegano che esiste il cosiddetto “ormone delle coccole” che svolge una importante funzione sullo sviluppo neuronale, influenzando così il neurotrasmettitore “Gaba”, la cui alterazione è legata a molte malattie del sistema del neurosviluppo, come l’autismo.

La musica ha grande valore terapeutico sulla vita e sulle funzioni di un bambino affetto da autismo. Tradurre in musica i movimenti dei bambini autistici, attraverso il progetto “si do re mi”. Questa l’iniziativa finanziata dalla Fondazione Telecom Italia, e coordinata da un team di ricercatori. L’obiettivo è quello di far in modo che il bambino muovendosi davanti al dispositivo sotto la guida di un operatore o di un familiare, possa produrre e controllare i suoni da lui stesso generati, migliorando così il livello di interazione con il mondo che lo circonda.

Conoscere e guardare da vicino la vita dei bambini autistici e delle loro famiglie, è il modo migliore per avere consapevolezza dei disagi, delle problematiche e delle difficoltà alle quali vanno incontro le famiglie, che, quando i bambini  autistici divengono adulti, sono costretti ad affrontare ancor più difficoltà e che non sempre ricevono il giusto sostegno a giuda in un percorso difficile.

In questa giornata di sensibilizzazione, la Fondazione Italiana per l’Autismo, chiede il sostegno dei singoli cittadini e delle aziende, affinché si possa continuare a finanziare la ricerca. Fino al 6 marzo, infatti, si potrà donare attraverso un semplice sms al numero 45507.

Simona Stammelluti

Un tema importante e serio, quello sul bullismo, portato in scena da Paola Cortellesi, in un monologo toccante, e a lieto fine

In prima serata, durante lo show “Laura & Paola” andato in onda su Rai 1, ieri in prima serata, la Cortellesi da respiro a tutta la sua bravura, durante un monologo che tratta il delicato tema del bullismo. Il monologo è intervallato dalla voce di Marco Mengoni, che a tratti, intona parti della sua canzone “Guerriero”.
La Cortellesi racconta, con tutta l’intensità di cui è capace, la storia di Giancarlo Catino, un bambino di sei anni, che “crede nell’amicizia”, malgrado tutto, malgrado le derisioni, le frustrazioni, le angherie, subite passo dopo passo lungo un percorso scolastico e di vita, nel quale prova a difendersi, senza riuscirci, prova a chiedere aiuto, senza riuscirci. Ma riuscirà, diventato grande, a credere ancora nell’amicizia, facendo esclusivamente “la cosa giusta”.
Un bambino piccolo, di soli sei anni, che inizia la sua avventura scolastica, che conosce i suoi compagni di classe, che prova a farsi accettare, ma che ben presto diviene bersaglio dei bulli, che provano a rubargli la dignità, passando dalle offese verbali alla violenza fisica.
Il bambino diviene adolescente, e poi ragazzo. Dalla scuola elementare passa alle medie e poi al liceo. Cambiano i compagni, ma lui resta il bersaglio, perché porta gli occhiali, o semplicemente perché in sovrappeso. E allora giù con offese, e gesti orrendi, come quello di riempire di scotch il povero Giancarlo, per disegnargli un pene sulla fronte.
Provano a togliergli ogni speranza, i bulli, e lo costringono ogni giorno ad avere paura. A casa, finalmente qualcuno si accorge di ciò che gli sta accadendo a scuola, quanto sia cambiato il suo stato d’animo e di come quella condizione di “vittima”, lo stia rendendo sempre più “piccolo”, malgrado stia crescendo.
Ma la bontà del monologo, sta proprio nel finale, nella speranza che lancia sotto forma di messaggio. Il piccolo Giancarlo Catino, divenuto grande, un bel giorno pronto a risolvere una volta per tutte quella situazione, decide di “puntare e andare dritto incontro al suo peggior nemico”. Ma non gli consegna un pugno in faccia, come si sarebbe invece meritato, ma lo abbraccia, semplicemente, vincendo “per davvero” e potendo affermare ancora di “credere nell’amicizia”.
Un monologo, quello di Paola Cortellesi, che sa essere in maniera straordinaria sia attrice comica che drammatica, è riuscito a catalizzare non solo l’attenzione del grande pubblico, ma anche ad emozionare e a commuovere, per la “veridicità” con la quale ha scorticato una realtà, ponendola nella maniera più cruda possibile, proprio affinché ci si potesse tutti sentire addosso, il disagio e lo sconforto di una vittima di bullismo.
L’atmosfera è stata delle più sentite, considerato che il monologo è stato intervallato dalla performance di Marco Mengoni che ha cantato – come solo lui sa fare – il suo pezzo “guerriero”, nei passaggi più significativi: “io sono un guerriero, veglio quando è notte, ti difenderò da incubi e tristezze. Ti riparerò da inganni e maldicenze, e ti abbraccerò per darti forza, sempre”.
E poi quelle parole lette, dal piccolo Matteo Valentini, che hanno incorniciato, uno dei momenti più singificativi di uno show, che – con molta probabilità – custodirà ancora, momenti degni di nota.
Simona Stammelluti

Inversione di tendenza, nuove forme di artigianato, riscoperta di attività molto vicine al “fai da te”. Così cambiano le imprese

A parlare chiaro sono i dati di Unioncamere e InfoCamere sulla base delle iscrizione al registro delle imprese: Il nuovo commercio va verso nuove attività che riguardano imprese di pulizia, attività di cura della persona, e l’ormai italianizzato “Take Away”, che si espande in un vedo boom.

L’italia cambia, e l’economia si adegua ai nuovi tenori di vita e alle abitudini ormai modificate. L’immagine che ne viene fuori, è dunque che mentre calano sensibilmente le attività legate all’edilizia, settore nel quale la gente sembra sempre meno disposta ad investire, l’attenzione migra verso altri settori.

Quello che sembra riscuotere maggiore successo anche dal punto di vista redditizio, è il Take Away, quel modo semplice e veloce di risolvere il problema “fame”, il cibo su ordinazione, “ordino e porto via”, considerato che sempre più donne lavorano, e quindi c’è sempre meno tempo da dedicare ai fornelli. La velocità sembra dunque la soluzione. Tutto con una semplice chiamata e dopo pochi minuti ecco pronte pizze, hamburger, patate fritte, cibo etnico come il sushi, insalate e così via. Tutto a portata di mano, senza spreco di tempo.

Sorgono anche numerose imprese di pulizia a livello familiare, poca burocrazia, nessuna necessità di assumere dipendenti.

In ascesa anche i “tassisti privati”, ossia affitto di autovetture con autista annesso. Servizi su misura e tariffe concorrenziali, considerati i prezzi dei taxi tradizionali.

Nella mappa di queste nuove imprese artigiane, si calcola che sono molti gli stranieri che vengono in Italia ed investono nell’impresa.  Quasi 2 imprenditori su 10 sono stranieri, e vengono da fuori l’Unione Europea, e sono marocchini, mentre 1 e mezzo su dieci vengono dalla Cina e quasi tutti si insediano geograficamente in Toscana, Lazio, Liguria e Lombardia.

La città simbolo di questa invasione di imprenditori stranieri è Prato. Questa situazione economica, crea una sorta di “squilibrio”, considerato che, malgrado l’immagine di integrazione interculturale, i proventi di queste attività vengono portati fuori dall’Italia, nei paesi di origine degli imprenditori stessi.

Le altre attività in crescita sono quelle che riguardano la cura della persona e quindi via libera a parrucchieri, estetisti e look maker. Ed ancora giardinieri, manutentori di paesaggi e “pulizia a domicilio”, dove le nuove colf 2.0 decidono autonomamente dove andare, quando, in che orari e a che tariffe … tariffe che sono quanto mai concorrenziali.

Una nuova frontiera, un nuova storia economica che sta prendendo respiro in Italia, e che – con molta probabilità – invoglierà i giovani a trovare la strada imprenditoriale giusta, pratica, veloce e soprattutto redditizia.

Simona Stammelluti

Inversione di tendenza, nuove forme di artigianato, riscoperta di attività molto vicine al “fai da te”. Così cambiano le imprese

A parlare chiaro sono i dati di Unioncamere e InfoCamere sulla base delle iscrizione al registro delle imprese: Il nuovo commercio va verso nuove attività che riguardano imprese di pulizia, attività di cura della persona, e l’ormai italianizzato “Take Away”, che si espande in un vedo boom.
L’italia cambia, e l’economia si adegua ai nuovi tenori di vita e alle abitudini ormai modificate. L’immagine che ne viene fuori, è dunque che mentre calano sensibilmente le attività legate all’edilizia, settore nel quale la gente sembra sempre meno disposta ad investire, l’attenzione migra verso altri settori.
Quello che sembra riscuotere maggiore successo anche dal punto di vista redditizio, è il Take Away, quel modo semplice e veloce di risolvere il problema “fame”, il cibo su ordinazione, “ordino e porto via”, considerato che sempre più donne lavorano, e quindi c’è sempre meno tempo da dedicare ai fornelli. La velocità sembra dunque la soluzione. Tutto con una semplice chiamata e dopo pochi minuti ecco pronte pizze, hamburger, patate fritte, cibo etnico come il sushi, insalate e così via. Tutto a portata di mano, senza spreco di tempo.
Sorgono anche numerose imprese di pulizia a livello familiare, poca burocrazia, nessuna necessità di assumere dipendenti.
In ascesa anche i “tassisti privati”, ossia affitto di autovetture con autista annesso. Servizi su misura e tariffe concorrenziali, considerati i prezzi dei taxi tradizionali.
Nella mappa di queste nuove imprese artigiane, si calcola che sono molti gli stranieri che vengono in Italia ed investono nell’impresa.  Quasi 2 imprenditori su 10 sono stranieri, e vengono da fuori l’Unione Europea, e sono marocchini, mentre 1 e mezzo su dieci vengono dalla Cina e quasi tutti si insediano geograficamente in Toscana, Lazio, Liguria e Lombardia.
La città simbolo di questa invasione di imprenditori stranieri è Prato. Questa situazione economica, crea una sorta di “squilibrio”, considerato che, malgrado l’immagine di integrazione interculturale, i proventi di queste attività vengono portati fuori dall’Italia, nei paesi di origine degli imprenditori stessi.
Le altre attività in crescita sono quelle che riguardano la cura della persona e quindi via libera a parrucchieri, estetisti e look maker. Ed ancora giardinieri, manutentori di paesaggi e “pulizia a domicilio”, dove le nuove colf 2.0 decidono autonomamente dove andare, quando, in che orari e a che tariffe … tariffe che sono quanto mai concorrenziali.
Una nuova frontiera, un nuova storia economica che sta prendendo respiro in Italia, e che – con molta probabilità – invoglierà i giovani a trovare la strada imprenditoriale giusta, pratica, veloce e soprattutto redditizia.
Simona Stammelluti

Bruxelles – Sono le 8 del mattino. Due esplosioni all’aeroporto di Zavenden e subito dopo, alle 9,30 un kamikaze si fa saltare all’interno della metro, a pochi metri dalla sede dell’Unione Europea. Isis rivendica l’attentato. Torna il terrore nel cuore dell’Europa

Si contano le vittime.Fino ad ora se ne contano 34, ed altre 81 sono gravemente ferite, ma si teme un bilancio ancor più grave. Una città paralizzata completamente, linee telefoniche bloccate, stazioni chiuse, mezzi abbandonati, e con un passaparola, le zone vengono evacuate.

Questo lo scenario, dopo l’ennesimo attentato all’occidente, dove ormai sembra dover regnare solo il terrore, dove si teme solo il peggio, dove si contano le paure, oltre che le vittime e dove si attende tra lo sconforto più totale, di avere risposte che possano condurre ad una soluzione.

Nel messaggio di rivendicazione dell’attentato, vengono infatti annunciati altri attacchi all’Europa, ed oggi pomeriggio a Roma vertice sulla sicurezza con il Premier Renzi.

La devastazione, ritratta nelle immagini di ciò che è accaduto, la gente scappa, è un massacro. Lo scalo viene chiuso, i voli dirottati. E’ un attacco suicida, confermerà la procura. Dopo poco arriva la notizia del nuovo attacco, nella metro. I passeggeri vengono evacuati, la città in ginocchio.

Una giornata terribile che non è ancora finita. Il primo ministro Michel ha invitato la popolazione a non uscire di casa, gli studenti a restare nelle scuole. I servizi pubblici tutti bloccati. Sono in corso controlli minuziosi. All’aeroporto sembrerebbe essere stata trovato un altro ordigno, e kalasnikov, oltri a centinaia di bagagli da controllare.

L’impressione è che fosse stato tutto preparato da tempo, e non deciso dopo l’arresto di Salah Abdeslam.

Simona Stammelluti

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Bruxelles – Sono le 8 del mattino. Due esplosioni all’aeroporto di Zavenden e subito dopo, alle 9,30 un kamikaze si fa saltare all’interno della metro, a pochi metri dalla sede dell’Unione Europea. Isis rivendica l’attentato. Torna il terrore nel cuore dell’Europa

Si contano le vittime.Fino ad ora se ne contano 34, ed altre 81 sono gravemente ferite, ma si teme un bilancio ancor più grave. Una città paralizzata completamente, linee telefoniche bloccate, stazioni chiuse, mezzi abbandonati, e con un passaparola, le zone vengono evacuate.
Questo lo scenario, dopo l’ennesimo attentato all’occidente, dove ormai sembra dover regnare solo il terrore, dove si teme solo il peggio, dove si contano le paure, oltre che le vittime e dove si attende tra lo sconforto più totale, di avere risposte che possano condurre ad una soluzione.
Nel messaggio di rivendicazione dell’attentato, vengono infatti annunciati altri attacchi all’Europa, ed oggi pomeriggio a Roma vertice sulla sicurezza con il Premier Renzi.
La devastazione, ritratta nelle immagini di ciò che è accaduto, la gente scappa, è un massacro. Lo scalo viene chiuso, i voli dirottati. E’ un attacco suicida, confermerà la procura. Dopo poco arriva la notizia del nuovo attacco, nella metro. I passeggeri vengono evacuati, la città in ginocchio.
Una giornata terribile che non è ancora finita. Il primo ministro Michel ha invitato la popolazione a non uscire di casa, gli studenti a restare nelle scuole. I servizi pubblici tutti bloccati. Sono in corso controlli minuziosi. All’aeroporto sembrerebbe essere stata trovato un altro ordigno, e kalasnikov, oltri a centinaia di bagagli da controllare.
L’impressione è che fosse stato tutto preparato da tempo, e non deciso dopo l’arresto di Salah Abdeslam.

Simona Stammelluti

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E’ iniziato ieri il viaggio di Barack Obama a Cuba. E’ il primo viaggio di un presidente degli Stati Uniti, negli ultimi 88 anni e per la prima volta nella storia, l’aereo Air Force One, è atterrato a L’Avana

Obama con sua moglie Michelle, e le figlie Malia e Sasha, sono arrivati  ieri alle 16,19.

“E’ una opportunità storica questa – ha detto il presidente degli Stati Uniti – per dialogare direttamente con il popolo cubano e per definire nuovi accordi commerciali, costruire nuovi legami tra i due popoli e per illustrare una visione del futuro più brillante del passato”.

Una volta atterati, Obama e la sua famiglia sono stati accolti dal ministro degli Esteri Rodriguez, e condotti presso l’ambasciata americana, dove lo stesso ha parlato al personale al quale ha detto che “avere un’ambasciata significa poter promuovere meglio i comuni interessi e la visione”.

Bandiere americane sui tetti delle case e degli alberghi, magliette a “stelle e strisce” in onore del presidente USA, oltre a poster che raffigurano Obama in compagnia di Raul Castro.

Ed intanto lo stesso Obama twitta “Come va, Cuba? Sono appena arrivato e non vedo l’ora di incontrare il popolo cubano”.

Malgrado la pioggia tropicale, dopo la visita all’ambasciata, Obama con la sua famiglia, aperti gli ombrelli, hanno visitato a piedi la zona vecchia di L’Avana, dove si è fermato ad ammirare la cattedrale per poi incontrare il cardinale Jaime Ortega, che ha avuto un ruolo fondamentale nei negoziati avvenuti in Vaticano, dai quali è poi scaturita la riapertura delle relazioni bilaterali.

La cena si è poi svolta nel ristorante San Cristobal, un’attività che è stato possibile aprire a Cuba grazie alle riforme avviate da Raul Castro.

Ma è oggi la giornata “politicamente” intensa, nella quale Obama incontrerà Castro e subito dopo l’incontro il presidente degli Stati Uniti vorrebbe fare una conferenza stampa, ma Raul Castro non ha accetto, anche se si attendono le decisioni dell’ultimo momento.

Obama renderà poi omaggio a Josè Marti, l’eroe nazionale cubano della lotta contro il colonialismo spagnolo, nel XIX secolo, deponendo una corona di fiori al monumento della Plaza della Revolucion, dove i fratelli Castro hanno pronunciato tanti discorsi contro l’imperialismo americano.

Dopo il bilaterale con Castro, Obama incontrerà un gruppo di imprenditori, affinché si incoraggino i cambiamenti economici che sono già in corso.

Ma l’arrivo di Obama a Cuba non ha risparmiato certo tensioni. Infatti poco prima del suo arrivo sono state arrestate 50 Damas de Blanco, durante l’abituale marcia nella capitale. Il leader del gruppo Berta Soler è stata invitata domani ad un incontro tra Obama e alcuni dissidenti cubani.

Simona Stammelluti

E’ iniziato ieri il viaggio di Barack Obama a Cuba. E’ il primo viaggio di un presidente degli Stati Uniti, negli ultimi 88 anni e per la prima volta nella storia, l’aereo Air Force One, è atterrato a L’Avana

Obama con sua moglie Michelle, e le figlie Malia e Sasha, sono arrivati  ieri alle 16,19.
“E’ una opportunità storica questa – ha detto il presidente degli Stati Uniti – per dialogare direttamente con il popolo cubano e per definire nuovi accordi commerciali, costruire nuovi legami tra i due popoli e per illustrare una visione del futuro più brillante del passato”.
Una volta atterati, Obama e la sua famiglia sono stati accolti dal ministro degli Esteri Rodriguez, e condotti presso l’ambasciata americana, dove lo stesso ha parlato al personale al quale ha detto che “avere un’ambasciata significa poter promuovere meglio i comuni interessi e la visione”.
Bandiere americane sui tetti delle case e degli alberghi, magliette a “stelle e strisce” in onore del presidente USA, oltre a poster che raffigurano Obama in compagnia di Raul Castro.
Ed intanto lo stesso Obama twitta “Come va, Cuba? Sono appena arrivato e non vedo l’ora di incontrare il popolo cubano”.
Malgrado la pioggia tropicale, dopo la visita all’ambasciata, Obama con la sua famiglia, aperti gli ombrelli, hanno visitato a piedi la zona vecchia di L’Avana, dove si è fermato ad ammirare la cattedrale per poi incontrare il cardinale Jaime Ortega, che ha avuto un ruolo fondamentale nei negoziati avvenuti in Vaticano, dai quali è poi scaturita la riapertura delle relazioni bilaterali.
La cena si è poi svolta nel ristorante San Cristobal, un’attività che è stato possibile aprire a Cuba grazie alle riforme avviate da Raul Castro.
Ma è oggi la giornata “politicamente” intensa, nella quale Obama incontrerà Castro e subito dopo l’incontro il presidente degli Stati Uniti vorrebbe fare una conferenza stampa, ma Raul Castro non ha accetto, anche se si attendono le decisioni dell’ultimo momento.
Obama renderà poi omaggio a Josè Marti, l’eroe nazionale cubano della lotta contro il colonialismo spagnolo, nel XIX secolo, deponendo una corona di fiori al monumento della Plaza della Revolucion, dove i fratelli Castro hanno pronunciato tanti discorsi contro l’imperialismo americano.
Dopo il bilaterale con Castro, Obama incontrerà un gruppo di imprenditori, affinché si incoraggino i cambiamenti economici che sono già in corso.
Ma l’arrivo di Obama a Cuba non ha risparmiato certo tensioni. Infatti poco prima del suo arrivo sono state arrestate 50 Damas de Blanco, durante l’abituale marcia nella capitale. Il leader del gruppo Berta Soler è stata invitata domani ad un incontro tra Obama e alcuni dissidenti cubani.
Simona Stammelluti

20160321-151535.jpg
Messina – “Ci vuole la riforma delle nostre coscienze”. Queste le parole forti di Don Ciotti, presidente di Libera, che descrive la grande partecipazione in tutta Italia alla XXI Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo di tutte quelle vittime innocenti della mafia. Oltre 350 mila le persone che si sono riversate nelle oltre 2 mila piazze italiane per ricordare ciò che non va assolutamente dimenticato.
Il cuore pulsante della straordinaria mobilitazione è Messina, dove si contano 30 mila persone che hanno sfilato in corteo, con i testa i familiari delle vittime e lo stesso Don Ciotti. Un corteo che mira a sollecitare sempre maggiore impegno delle istituzioni e della società stessa, verso chi ha subìto gli attacchi della mafia.
Durante la manifestazione sono stati letti i nomi di tutte le vittime che hanno perso la vita, per mano della criminalità organizzata.
“Da questo popolo, soprattutto dai giovani – dice Don Ciotti – arriva un messaggio forte. Costruiamo ponti di memoria e luoghi di impegno ovunque per sottolineare la trasversalità delle cose positive, ma anche delle presenze criminali mafiose. Il nostro Paese ha bisogno di ponti, quelli che allargano le coscienze e traghettano le speranze. Abbiamo bisogno di un’opera quotidiana di cittadini responsabili capaci di tradurre la domanda di cambiamento in forza di cambiamento. Il problema ancora una volta sono un’accelerazione dei tempi e un chiarimento netto sulle priorità che Parlamento e governo devono darsi”.
“C’è una grande riforma da fare in Italia – dice ancora il sacerdote – la riforma delle nostre coscienze”.
A parlare circa la straordinarietà della giornata, anche Piero Campagna, fratello di Graziella, la giovane brutalmente uccisa dalla mafia, che oggi era in prima fila al corteo di Libera, insieme ad altri familiari.
“Da Messina un messaggio forte – dice Campagna – Questa giornata la dobbiamo ricordare per una società pulita e migliore, e dobbiamo dare il nostro contributo per sostenere i giovani nelle scuole”.
“E’ la prima volta che Messina ospita questa manifestazione grazie all’associazione Libera – continua Piero Campagna – Don Ciotti è una persona meravigliosa, ci ha sempre sostenuto ha fatto un lavoro straordinario spero che di oggi rimanga un segno forte”.
E poi conclude dicendo che “il messaggio che viene lanciato da Messina e dalla Sicilia è quello di rivolgere l’attenzione ai problemi ai quali vanno incontro i giovani, come la mancanza di lavoro e di futuro, essere uniti, impegnarci tutti in questo percorso perché ne abbiamo molto bisogno”.
Simona Stammelluti

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Messina – “Ci vuole la riforma delle nostre coscienze”. Queste le parole forti di Don Ciotti, presidente di Libera, che descrive la grande partecipazione in tutta Italia alla XXI Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo di tutte quelle vittime innocenti della mafia. Oltre 350 mila le persone che si sono riversate nelle oltre 2 mila piazze italiane per ricordare ciò che non va assolutamente dimenticato.

Il cuore pulsante della straordinaria mobilitazione è Messina, dove si contano 30 mila persone che hanno sfilato in corteo, con i testa i familiari delle vittime e lo stesso Don Ciotti. Un corteo che mira a sollecitare sempre maggiore impegno delle istituzioni e della società stessa, verso chi ha subìto gli attacchi della mafia.

Durante la manifestazione sono stati letti i nomi di tutte le vittime che hanno perso la vita, per mano della criminalità organizzata.

“Da questo popolo, soprattutto dai giovani – dice Don Ciotti – arriva un messaggio forte. Costruiamo ponti di memoria e luoghi di impegno ovunque per sottolineare la trasversalità delle cose positive, ma anche delle presenze criminali mafiose. Il nostro Paese ha bisogno di ponti, quelli che allargano le coscienze e traghettano le speranze. Abbiamo bisogno di un’opera quotidiana di cittadini responsabili capaci di tradurre la domanda di cambiamento in forza di cambiamento. Il problema ancora una volta sono un’accelerazione dei tempi e un chiarimento netto sulle priorità che Parlamento e governo devono darsi”.

“C’è una grande riforma da fare in Italia – dice ancora il sacerdote – la riforma delle nostre coscienze”.

A parlare circa la straordinarietà della giornata, anche Piero Campagna, fratello di Graziella, la giovane brutalmente uccisa dalla mafia, che oggi era in prima fila al corteo di Libera, insieme ad altri familiari.

“Da Messina un messaggio forte – dice Campagna – Questa giornata la dobbiamo ricordare per una società pulita e migliore, e dobbiamo dare il nostro contributo per sostenere i giovani nelle scuole”.

“E’ la prima volta che Messina ospita questa manifestazione grazie all’associazione Libera – continua Piero Campagna – Don Ciotti è una persona meravigliosa, ci ha sempre sostenuto ha fatto un lavoro straordinario spero che di oggi rimanga un segno forte”.

E poi conclude dicendo che “il messaggio che viene lanciato da Messina e dalla Sicilia è quello di rivolgere l’attenzione ai problemi ai quali vanno incontro i giovani, come la mancanza di lavoro e di futuro, essere uniti, impegnarci tutti in questo percorso perché ne abbiamo molto bisogno”.

Simona Stammelluti