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L’alba di un nuovo giorno di terrore, di strage, di morte, di guerra, così come ha detto a caldo il presindente Hollande, Nizza è blindata dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa

foto Ansa

Esiste un modello terroristico già in voga da tempo; falciare i civili per strada, stando a bordo di un mezzo. Sembrerebbe essere questo il metodo subdolo usato per la strage di Nizza, che mira ad uccidere civili innocenti, senza armi classiche. Ad agire la scorsa notte, sul lungomare di Nizza, durante il momento dei fuochi d’artificio, quando erano tutti lì, il giorno della Festa della Nazione, è stato un musulmano di origine tunisina, 31 anni, che è stato poi ucciso. Ad intercettare il killer, è stata una poliziotta.

Ha parlato il presidente Hollande: “E’una tragedia mostruosa, ma siamo più forti del terrore. La Francia piange, è addolorata ma è forte, e lo sarà sempre più dei fanatici che vogliono colpirla“.

Tutto il mondo è sgomento, ed è Papa Francesco, solidale con il popolo francese, a condannare “nel modo più assoluto ogni forma di follia omicida, di odio, di terrorismo e di attacco contro la pace“.

Si cercano adesso tutti coloro che non rispondono ancora all’appello e tra questi anche una coppia di italiani, Angelo D’Agostino e Gianna Muset. E’ la nuora della coppia ad aver comunicato di non avere più loro notizie delle ore 21.55 di ieri.

Tanti i bambini dispersi nel caos della tragedia. Tutti i bambini ritrovati soli, sono stati condotti presso la caserma Auvare, sede della Polizia di Nizza.

Continuano ad arrivare i racconti dei testimoni. Un cronista del Nice-Matin racconta come il camion sterzasse di continuo, proprio per colpire più gente possibile, come se fossero dei birilli.

Le immagini che arrivano da Nizza sono terrificanti. Sono quelle di una nuova strage, in Francia, nel giorno della Festa della Nazione

foto Ansa

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Durante i fuochi d’artificio sul lungomare di Nizza,  un camion si è schiantato sulla folla. La prefettura locale parla di nuovo attentato ed invita la popolazione del luogo a non uscire di casa. Secondo le fonti di polizia sarebbero decine, le persone che sono rimaste uccise.

Sembrerebbe che dal camion abbiano sparato anche sulla folla e che la Polizia abbia risposto al fuoco. Sul lungomare e lungo la spiaggia c’era tantissima gente e, come raccontano alcuni testimoni, ancora adesso arrivano ambulanze e macchine della Polizia.

Si parla di circa 60 morti e la città sembra sotto assedio, i video mostrano famiglie che fuggono tra i cadaveri sparsi sul lungomare.
Sembra che il conducente del camion sia stato ucciso.
Ancora non ci sono rivendicazioni.

Il presidente Hollande ha fatto rientro a Parigi da Avignone, per presiedere alla riunione dell’unità di crisi.

Simona Stammelluti

Ad essere magica a Perugia in questi giorni è da sempre l’aria che si respira, fatto di musica (bella) a tutte le ore, di fotografi sudati e sempre impeccabili, di appassionati che si spostano per vivere a pieno 9 giorni che – anno dopo anno – sanno divenire indimenticabili, o forse dovrei dire indelebili, come un tatuaggio che scegli per tenerlo “con te” tutta la vita.

photo di Andrea Palmucci

Il concerto di ieri sera – inteso come duo Metheny/Carter – sembra essere destinato a passare alla storia, ad essere ricordato come quello nel quale magia e carisma, prendono il sopravvento anche sul talento (indiscusso per entrambi) e sull’entusiasmo che si respira forte, nella loro intesa, nata da quell’incontro al Ditroit Jazz Festival lo scorso settembre, a seguito del quale i due straordinari musicisti hanno deciso di suonare insieme, dando vita a progetto e tournée.

Per chi si stesse chiedendo se si avvertisse la mancanza di qualcosa, considerato che non è un duetto classico – tipo tromba e pianoforte – la risposta è no…non mancava proprio nulla, considerato che gli assoli ormai famosi di Metheny, lirici, lucidi e determinati, vengono esaltati nel loro vigore da Ron Carter, il cui modo di suonare il contrabbasso è elegante, corposo, ma mai confuso, mentre il profumo di blues e funky si impossessa di lui e per osmosi avvolge lo spettatore.

C’è un sold out all’Arena Santa Giuliana e le tante persone sedute, puntano lo sguardo sui vidiwall, per non perdersi nemmeno un dettaglio di quello spettacolo, che, se pur non si fosse potuto vedere, ma solo ascoltare, ha saputo emozionare fino alla commozione. Eppure gli occhi servivano eccome, per godersi ad esempio la scena nella quale Pat continua a loop l’intro di un pezzo perché Ron non trova lo spartito, o quando il contrabbassista alza la mano e la muove in cenno di saluto verso il suo pubblico, come un bambino che ha gioia di salutare le persone che incontra.

Sul palco uno sportivissimo Pat Metheny con jeans e camicia di Jeans, ed un elegantissimo Ron Carter, in abito grigio, cravatta a strische diagonali e camicia rigorosamente bianca. Sul palco il pluripremiato chitarrista statunitense, che ha all’attivo oltre venti milioni di dischi venduti, 20 Grammy e che con il suo carisma ormai fa sognare più di una generazione. Ma di generazioni su quel palco ce ne sono due, considerato che il chitarrista lo divide con una leggenda, e lui lo sa. Lo sa e lo dice, di aver realizzato un sogno suonando con Ron Carter, che dal 63 al 68 ha suonato nella sezione ritmica del quintetto di Miles Davis. Metheny applaude anche il suo compagno di viaggio, dopo i suoi assoli e c’è chi giura di non averlo mai visto fare, quel gesto, durante altre sue personali performance.

Due pezzi di storia della musica, seppur di tempi diversi, due modi diversi di far musica ma simili in quelle sfumature stilistiche, capaci di trasformare un concerto in un dialogo sofisticato ed intimo, ma non troppo.

Sono tre le chitarre che Metheny utilizza durante il concerto, e tra queste c’è anche la Picasso, con la quale regala al suo pubblico un momento di pura magia. La Picasso, una sorta di incrocio tra una chitarra e un’arpa è uno strumento che ha potenzialità sonore strabilianti e con la quale Metheny racconta i terreni di contaminazioni, di matrice jazzistica, passando attraverso un abilissimo cross-over dal free e alla sperimentazione che poi si traduce sempre, in momenti di raro virtuosismo.

Eppure è quando Ron Carter regala i suoi, di assoli, mentre con quelle sue mani grandi, controlla e pizzica le corde del suo contrabbasso con tanta “lucida” maestria, che ci si chiede come faccia a 79 anni ad avere ancora così tanta verve, e padronanza tecnica, non cedendo mai il passo allo “strafare”, come se il suo modo di suonare fosse sempre un “distillato” perfetto, difficile da imitare.

Emozione e gioco, su quel palco e tutto questo si vede, e soprattutto si sente. Due grandi musicisti che si divertono con i propri strumenti e tra di loro, mentre raccontano quel che sanno fare in maniera straordinaria.

Il repertorio, che tesse la trama di un dialogo che sembra senza fine, è in parte originale e in parte intessuta sull’arrangiamento magistrale di brani di tradizione jazzistica come The shadow of your Smile, brano caro a Ron Carter con il quale hanno aperto il concerto, o A night in Tunisia, con il quale hanno salutato il loro pubblico.

Solo un bis, forse troppo poco, per un concerto bello che ha riempito orecchie ed anima.
Si stringono la mano, Pat Metheny e Ron Carter, Ron si attacca la giacca, si inchinano al pubblico, ed è già un nuovo pezzo di storia.

Simona Stammelluti

Le photo sono di Andrea Palmucci – Winner of the JJA Jazz Awards 2015 “Jazz photo of the year” New York – che ringraziamo

Il bilancio provvisorio parla di 23 morti, di 50 feriti, di quell’immagine di una madre ed una figlia trovate abbracciate, e della bambina estratta viva dalle lamiere

Foto Ansa

Bari – Terribile l’incidente ferroviario avvenuto in mattinata alle 11,30 in Puglia, dove due treni si sono scontrati nella tratta a binario unico della Ferrotranviaria tra Corato ed Andria. I vagoni pieni di studenti e pendolari si sono praticamente accartocciati a seguito del violentissimo scontro.

Quel maledetto binario unico, quello della tratta sulla quale è avvenuto l’incidente non è regolato da SCMT (Sistema Controllo Marcia Treno), ma solo da blocco telefonico. Sembra comunque essere troppo presto per stabilire quale sia stata la reale causa del tremendo scontro, e se ci sia stato un errore umano. Certo è che nella regione il ripetitore di segnale che blocca automaticamente il treno in caso di errore umano, è attivo solo su 170 km.

Parlano i primi testimoni che ai giornalisti raccontano “di aver visto un macello per terra, e poi di non aver sentito più nulla”. C’e chi parla di “tragedia immane”, ed intanto la Puglia mostra il suo volto migliore. Tante le persone in fila presso l’ospedale Policlinico di Bari per donare il sangue necessario in queste ultime ore. E’ stata la Federazione pugliese donatori sangue, a lanciare la richiesta anche a mezzo social network ed in tanti sono accorsi nelle sedi di raccolta, così come mostra la foto in allegato.

Il capo del governo, Matteo Renzi sarà in serata a Bari, con gli enti locali, la Regione, la protezione civile e i ministeri interessati. Lo stesso Renzi che sulle pagine del social network ha scritto: “lacrime e dolore per queste vite spezzate e per le loro famiglie, ma anche tanta rabbia. L’Italia ha il diritto di conoscere la verità. Vogliamo che sia fatta chiarezza su tutto“.

Anche il ministro Graziano Delrio ha dichiarato che “si farà una commissione d’ingine”. Sul luogo della sciagura, ha coordinato i soccorsi.

E’ notizia delle 18,20 circa che è stata aperta una indagine dalla procura di Trani per omicidio colposo plurimo e disastro ferroviario. Al momento il fascicolo è stato aperto a carico di ignoti.

La società Ferrontramviaria ha reso noto che tra poco le autorità diffonderanno i nomi delle vittime dello scontro frontale tra i due treni avvenuto stamane.

AGGIORNAMENTO Ore 20:00 – Sono 27 i morti, e 57 i feriti di cui 30 in gravissime condizioni
I volontari della protezione civile che sono intervenuti subito sulla scena della sciagura, dichiarano di non aver mai visto nulla di simile in vita loro. Sentivano tanti lamenti, mentre cercavano di capire cosa fosse successo e soprattutto cosa fare.
Adesso ci si concentra sulle cause.

ORE 20:50 – Uno dei due macchinisti è deceduto, dell’altro non si hanno ancora notizie, ma potrebbe essere ancora vivo.

Simona Stammelluti

Cosenza – Dopo il caos degli ultimi giorni che attraverso il social network ha mandato nel panico l’intera cittadina di Montalto Uffugo, il numero Uno dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza, spiega perché il caos mediatico, non era necessario anzi è stato deleterio

Sono stata accolta al terzo piano della Direzione Sanitaria dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza, dal Direttore Amministrativo Dott. Achille Gentile in persona, che ha accettato di rispondere in maniera estremamente esaustiva a tutte le mie domande circa la vicenda del caso della donna nigeriana – residente in Montalto Uffugo con regolare progetto di accoglienza  – risultata positiva al batterio da meningococco, che non solo non è mai stata in pericolo di vita, così come il vox populi aveva divulgato, ma che è stata seguita e curata senza nessun problema dalla struttura all’avanguardia, che vanta una sala rianimazione ed è ad oggi punto di riferimento per questo ed altri casi clinici, per l’intera Regione.

La donna, della quale si è cercato di mantenere intatta la privacy, malgrado la fuga di notizie e le chiacchiere da bar, è stata trasportata presso l’ospedale dell’Annunziata con un’ambulanza lo scorso 22 giugno, a seguito di malori che hanno portato il personale medico a sospettare che la stessa avesse contratto la meningite. L’esame del prelievo del liquor spinale avvenuta,  ha confermato nelle ore successive il sospetto e la diagnosi iniziale, e si è provveduto ad agire secondo il protocollo del caso, compresa la profilassi necessaria per le persone che nelle ultime ore avevano avuto contatto diretto con la donna, e dunque i volontari dell’ambulanza ed i medici intervenuti sul caso, anche come consulenti.

Attualmente, così come spiegano i medici del reparto di malattie infettive di Cosenza si curano, senza nessun problema, circa due casi di meningite al mese, pertanto la struttura ospedaliera non ha mai incontrato nessun problema nella gestione di malattie di questo tipo. Per altro, esiste un pericolo di contagio pari a zero, se non si è avuto contatto stretto con un paziente affetto da quel tipo di batterio e per contatto stretto si intende, condivisione di spazi strettissimi, come nel caso di conviventi, o rapporti che prevedono scambio di saliva o rapporti cosiddetti intimi “entro i 30 cm”.

Il Dott. Gentile, ha spiegato come tutto l’iter procedurale nel caso in oggetto, non abbia subìto nessuna interruzione, tant’è che così come da procedura, il giorno successivo al ricovero, ossia il 23 giugno scorso, è stata inviata regolare comunicazione agli uffici preposti che sono: Ministero della salute, ASP di Cosenza, Ufficio Igiene Pubblica e Regione Calabria. Nella comunicazione stessa si attestava che “era necessaria la profilassi ESCLUSIVAMENTE  per le persone che erano entrate in strettissimo contatto con la paziente e che NON VI ERA NESSUN PERICOLO PER LA COLLETTIVITA'”

L’iter burocratico prevede l’invio della comunicazione anche alla Prefettura in caso di pandemia o di rischio per la collettività che, SOLO IN TAL CASO viene avvisata ed invitata tramite la ASP di competenza, ad un profilassi preventiva obbligatoria.

L’Uffucio Igiene territoriale dell’Asp di Montalto Uffugo, seguendo le comunicazioni ricevute ha pertanto sottoposto a profilassi i soggetti interessati. Null’altro era da fare.

Quando ho chiesto al dott. Gentile, se secondo lui fosse stata necessaria una comunicazione formale alla comunità da parte del primo cittadino, mi è stato risposto che “non era dovuta né necessaria”, considerato che questo genere di notizie, diffuse in maniera a volte difforme dalla realtà – così come si è verificato a mezzo social network, dove in un gruppo si invitava la collettività a rivolgersi ai medici di base affinché disponessero eventuali profilassi –  possono essere stravolte nella loro verità, possono arrecare danni alla collettività stessa, creando allarme infondato, mettendo a rischio anche la salute di chi, non reggendo alcuni stress emotivi, può giungere a gesti non consoni al quieto vivere.

Come è facile comprendere, a seguito del provocato caos ingiustificato, si sono manifestate forme di razzismo nei confronti degli extracomunitari presenti sul territorio, oltre a casi di isteria e di nevrosi.

Simona Stammelluti

Bergamo – Dopo 10 ore di camera di consiglio, dopo 4 anni di indagini, 60 faldoni, 45 udienze e decine di testimoni, i giudici della Corte D’Assise condanna Massimo Bossetti, alla pena dell’ergastolo

foto Ansa

Impassibile Bossetti alla lettura della sentenza, e i suoi occhi li rivolge al cielo, quando sente pronunciare la parola “ergastolo”.

Sono le 20,35 quando la sentenza letta durante quei lunghissimi 4 minuti condanna Bossetti a “fine pena mai“, considerandolo responsabile del reato di omicidio volontario aggravato dalla minorata difesa della vittima e dalle crudeltà e dalle sevizie.

Bossetti dovrà anche risarcire le parti civili, quindi genitori, fratelli e sorelle di Yara, con un milione di euro.

In aula, durante la lettura della sentenza, era presente anche la moglie di Bossetti, Marita Comi che dopo la sentenza si è allontanata dall’aula insieme agli avvocati.

Il Pm Letizia Ruggeri, aveva chiesto l’isolamento diurno per sei mesi, ma i giudici hanno deciso di non applicarlo. Il procuratore di Bergamo, Massimo Meroni, commentando la sentenza di condanna, ha detto che “questa è una sentenza di primo grado, si è a metà strada di una inchiesta difficile”.

La mamma di Yara Gambirasio, ha dichiarato agli avvocati post sentenza: “Adesso sappiamo chi è stato, anche se siamo consapevoli che Yara non ce la riporterà indietro nessuno“.

Simona Stammelluti

Mondello (PA) – Il famoso marchio altoatesino, si è trasferito al mare, ieri 26 giugno 2016, per far festa sulla famosa spiaggia di Mondello, dove in tanti non hanno resistito a farsi fotografare con il famoso simbolo di casa Thun, l’orsetto Teddy in versione “balneare”

Presso il famoso stabilimento balneare Valdesi di Mondello, ieri si è consumata una vera e propria festa all’insegna dell’allegria, del divertimento e della curiosità di vedere quali fossero i nuovi nati in casa Thun, che ha creato una nuova linea, quella estiva:  stelle marine, e i tanti modelli di pesci tropicali che ricordano spiagge esotiche e terre lontane.

Ma il momento clou è stato senza dubbio quando in scena è entrato il famoso orsetto Teddy, in versione gigante, icona del grande marchio, che si è concesso una simpatica giornata al mare, sulla spiaggia di Mondello.

E così, è scattata una vera e propria “selfiemania” e nessuno ha voluto rinunciare allo scatto con il famoso orsetto, che sulle sue gambe ha tenuto tanti bambini. Il selfie, così tanto di moda, è dunque riuscito ad immortalare la giornata, la gioia, il divertimento, e sul web in queste ore impazzano le tante foto, che ognuno ha voluto condividere attraverso gli ormai famosissimi social network.

Gli amici siciliani, hanno risposto all’appuntamento ed hanno riempito la spiaggia, perfetta per l’occasione, in una domenica estiva speciale, originale, dai colori vivaci e appassionati come i prodotti della nuova linea Thun.

Una sorpresa dunque, per chi non sapeva che ad attenderli sulla spiaggia di Mondello ci fosse non solo un orso gigante, ma anche la possibilità di trascorrere una giornata diversa ed originale!

Simona Stammelluti

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Ad un anno dalla sua elezione abbiamo incontrato il consigliere comunale del Movimento 5stelle Marcella Carlisi. Tracciamo un bilancio.

E’ passato un anno dalla elezione di questo Consiglio, un bilancio?

Ho imparato tanto, dicono che ci vuole un anno e mezzo per diventare consigliere, quindi ci siamo quasi. E’ dura in questo Consiglio dove parlano in pochi, alcuni fanno passerelle e poi c’è una specie di ombra, una volontà assoluta che si manifesta prepotente e cerca di annullare ogni voce in disaccordo. Ci sono tante persone valide in Consiglio ma stanno rischiando di passare alla storia come “pupi” o meglio di non passare proprio alla storia ma di essere dimenticati. Penso che però questo andazzo non durerà a lungo. Almeno lo spero. Abbiamo presentato mozioni, recentemente anche insieme alla collega Monella, molte sono passate in Consiglio comunale. Lamento ancora una mancanza di risposte concrete. E’ un’amministrazione che si nasconde ai cittadini e al Consiglio.

come pensi di contrastare il fenomeno Firetto che poca importanza da al consiglio comunale?

Intanto dando poca importanza a lui. Ne ha bisogno dato tutti quelli che gliene danno tanta. Se qualcosa in Consiglio non mi convince non li mollo e magari porto a casa il risultato: dalla delibera per l’acqua all’esenzione della tassa per occupazione del suolo pubblico, dal 2% dell’IRPEF comunale  alla disinfestazione. Comunque dopo aver testato il muro di gomma siamo in tanti pronti a misure più drastiche per farci ascoltare dall’amministrazione, come si è visto ieri in Consiglio comunale

E per la tassa di soggiorno?

Sarà discussa prossimamente in Consiglio. Questo è un momento d’oro per il turismo in Sicilia, anche se purtroppo per i disordini e il terrorismo temuto in altre regioni del mondo. Ne dobbiamo approfittare ma la tassa di soggiorno se i ricavi non vengono spesi bene non porta sviluppo nel turismo, perchè dobbiamo lavorare per il futuro, non possiamo contare sulle disgrazie altrui.

D’altro canto c’è la tassa sul turismo mordi e fuggi, quella sui bus che è stata già approvata due anni fa in Consiglio comunale. L’amministrazione, nonostante si sia insediata da un anno ne sta cominciando a interessare solo in questi giorni per le sollecitazioni che stiamo facendo. Penso sia prioritario regolare quel genere di turismo e sperare che gli albergatori riescano a trattenere quanto più possibile i turisti in città.

La disinfestazione?

E’ il tipico esempio di cosa non va. Ogni anno bisogna fare la guerra per avere questo servizio che diventa sempre più necessario con l’importazione di nuovi più pericolosi parassiti. Ho trovato delle interrogazioni alle amministrazioni anche negli anni precedenti. Mi sembra un pò assurdo che la politica debba ricordare agli uffici degli appuntamenti periodici. Siamo in ritardo, la gara è partita in ritardo, mi hanno detto gli assessori, e che hanno pochi operai e pochi soldi, la disinfestazione larvicida è stata fatta con scorte che c’erano in magazzino. Mi chiedo perchè avevamo scorte tali da fare una disinfestazione e non ci abbiamo pensato per tempo, ad Aprile.

La polemica dei gettoni che ha fatto dimettere Marcello La Scala?

Non so perchè si sia dimesso. Aspettavo anche io, come tanti altri, la sua conferenza stampa. La previsione era di far partecipare la cittadinanza alla scelta della destinazione a distanza di un anno dall’elezione. Ora aspettiamo di arrivare alla cifra tonda, nel frattempo ci saranno sicuramente delle spese da affrontare per il referendum di ottobre. Non abbiamo altri finanziamenti e useremo parte di quei soldi per rendere cosciente la cittadinanza.

“Sul Viale dei Pini, ho letto di una nota congiunta, insieme alla nuova consigliera Rita Monella…”

Insieme alla collega Rita abbiamo pensato di diramare una nostra nota perchè venga sollecitato un repentino intervento, ogni giorno che passa quel tratto diventa sempre più pericoloso, non soltanto alle 2 ruote per le quali è stato disposto il divieto di transito, ma per tutti i veicoli, oserei dire anche a 6 ruote, come gli autobus. Pare che a breve sarà riasfaltato.

Ma i pini verranno buttati giù alla fine?

Insieme al meetup “Attivisti con le stelle per Agrigento” abbiamo cercato di trovare una o più soluzioni alla annunciata strage degli alberi al viale dei pini, noi “Rispettiamo la necessità di salvaguardare l’incolumità pubblica che rimane prioritaria, ma il rischio è che a subire danni siano anche molti pini della zona”… le parole sono copiate ed incollate da persone non tanto distanti dall’attuale amministrazione, anzi, sono proprio di Legambiente (http://agrigento.gds.it/2014/09/09/alberi-tagliati-ad-agrigento-legambiente-protesta-373212_234555/) di cui l’assessore Fontana fa parte, parole che condividiamo e facciamo nostre ma, proprio perchè le diciamo noi stessi, ma in questa occasione, non veniamo presi nella giusta considerazione.

Abbiamo invitato e chiesto ai cittadini, agronomi e tecnici di ogni genere. Abbiamo individuato innanzi tutto la causa: la mancanza di terreno attorno alle piante, i marciapiedi sembrano dei collari pronti a strozzarle e le radici non hanno possibilità di prendere letteralmente aria, perciò la cercano facendosi spazio nel più tenero e malleabile asfalto creando quella che è l’attuale ed insostenibile situazione. Abbiamo pensato anche ad una soluzione che però porta a diverse altre migliorie: prendendo spunto dal PUM (Piano Urbano della Mobilità) in cui il Viale dei Pini sarebbe diventato a senso unico, si potrebbe far riacquistare tanto terreno attorno alle piante (ne servono almeno 2 mq per ognuna), creato parcheggi per gli avventori della località balneare, anche stazioni di bike sharing, eventualmente, e reso il traffico più fluido, soprattutto nel periodo estivo.

La polemica sui parcheggi?

Il sindaco ha dato poco conto alle risoluzioni del Consiglio. Dopo la vicenda South Park e la distruzione del parcheggio Cugno Vela i Consiglieri hanno deciso che fosse più opportuna una gestione diretta da parte del Comune dei parcheggi comunali che possono anche essere oggetto di interventi e di sviluppi più fruttuosi. A partire dall’abbandonato Cugno Vela che necessita di una risistemazione da parte di chi ne era responsabile e potrebbe essere il Check point bus. Noi abbiamo deliberato ma il sindaco non ne ha tenuto conto lasciando Porta V alla gestione dell’Ente Parco, l’ennesimo schiaffo al Consiglio.

la vittoria dei 5 stelle nei Comuni dell’agrigentino e dopo il flop in città dell’anno scorso?

Sicuramente è una testimonianza che il modo di fare politica utilizzato finora è ormai morto anche perchè oramai c’è poco da promettere. E’ l’ora del sacrificio e può farlo solo il movimento 5 stelle con i suoi rappresentanti. I nuovi eletti dovranno studiare e faticare parecchio per salvare le città che andranno ad amministrare.

La campagna elettorale dell’anno scorso è stata poco efficace. Non c’era una squadra unita come quella che abbiamo adesso, non c’era carisma e si ci scontrava con uno schieramento di 7 liste che prometteva qualcosa che non esisteva, vista la relazione della Corte dei conti a Porto Empedocle.

Il futuro per Agrigento?

Non passa sicuramente per una programmazione che segue gli interventi di protagonismo civico. Il sindaco in carica aveva presentato un programma. Fra qualche giorno dovrà relazionare in Consiglio sulla sua attuazione. E’ passato solo un anno ma il “Buongiorno Agrigento” si vede dal mattino. E’ solo una vetrofania posticcia. Se continua a lavorare sul superfluo e sul’effimero denaturando questa città, perfino caltagironizzandola, non vedo nulla di buono. Ci vuole uno scatto d’orgoglio da parte di cittadini e Consiglieri comunali.

Grazie e buon lavoro!

Cumiana (TO) – Un evento che ha la straordinarietà di non essere solo un Festival Jazz, ma una opportunità per il territorio e la sua cultura che si apre al mondo

I cittadini di Cumiana hanno avuto un vero e proprio privilegio, ossia quello di “contribuire” personalmente alla realizzazione di un evento che pone i luoghi e chi li vive al centro di un contesto dove la musica unisce più che mai. I cittadini hanno investito nel progetto, hanno messo a disposizione i propri spazi per ospitare gli ospiti giunti da tutto il mondo.

E così musicisti, promoter, giornalisti, fotografi, intellettuali, direttori artistici, blogger e tutti gli addetti ai lavori, provenienti da tutto il mondo si sono dati appuntamento a Cumiana, per dare al mondo della cultura un nuovo stimolo ed una nuova chance di futuro per le nuove generazioni.

ll Jazzit fest, ideato e diretto da Luciano Vanni ormai per il quarto anno consecutivo,  non è un semplice festival che parla la lingua del jazz, ma un vero e proprio scambio tra chi sceglie quei luoghi per condividere una “residenza creativa”, che per tre giorni diventa l’opportunità di mettere a disposizione degli altri le proprie competenze, perché – proprio come spiega Luciano Vanni – la musica ed il jazz in particolare, non rappresentano solo un aspetto artistico ma anche “e soprattutto” sociale.

E così l’intera comunità di Cumiana, che conta circa 8 mila persone, si è preparata un anno intero per ospitare l’evento e i suoi protagonisti, mettendo a disposizione tutto quello che avevano: la propria casa, la propria macchina, ma anche “donazioni”, il proprio tempo e tanta tanta passione, quella con la quale si nasce e senza non si può vivere.

L’importanza fondamentale dell’ospitalità, dell’accoglienza e della condivisione sono diventati in questi tre giorni 24/25/26 giugno, il segno tangibile della civiltà, del turismo culturale che si serve di guide turistiche locale, mentre il paese si apre a workshop, showcase, masterclass, laboratori di musica per bambini e cinema per i più piccoli.

Una vera “festa”. In quel nome, così significativo, “Jazzitfest” c’è proprio tutto, compresa la gioia di fare, di apprendere, di scambiare sinergie e competenze, di condividere spazi, momenti, emozioni.

La cosa straordinaria è che questa iniziativa non prevede né contributi pubblici, né ingressi a pagamento che possano sostenere le spese, ma viene realizzata con il sostegno di chi crede ed investe in questa opportunità culturale, attraverso delle donazioni raccolte per mezzo della “Banca di Sviluppo Culturale”. Il 40% delle donazioni, sarà utilizzato per la fondazione di una Casa Civica della Musica.

Il Jazzit Fest, è patrocinato da Comitato Giovani Unesco ed anche da Legambiente.

Luciano Vanni - Foto di Paola Giordano

Grandi sforzi, ma anche grande capacità ed energia quella profusa da Luciano Vanni, esperto editore, conoscitore non solo del jazz ma anche delle dinamiche che portano il contributo sociale di tutti, al centro di eventi che elevano concretamente le opportunità sociali nelle quali a vincere è la cultura.

Partiva dai borghi medievali dell’Umbria, nel 2013, e precisamente da Collescipoli, il Jazzit Festival, voluto e realizzato da Vanni, ed essendo itinerante, quest’anno è approdato a Cumiana, dove 160 artisti, hanno dato vita ad una maratona nella quale vince la musica, vince la cultura, una cultura che sfugge ad ogni classificazione, ma che mostra la sua grande creatività, facendo comunità, intrecciando le storie dei borghi e dei propri cittadini, che si sposano benissimo con la storia del jazz.

I nomi di chi da tutta Italia e dal resto del mondo come gli Stati Uniti sono giunti a Cumiana sono famosi ma non solo; sono il simbolo della capacità di creare intorno a se passione, musica e condivisione. Da Dave Schroeder in quartetto, a Mario Nappi in trio. E poi ancora da Giuseppe Bassi in duo con Eugenio Macchia, ad Antonio Figura in piano solo. Ma tante altre le iniziative e non solo performance, quelle che hanno dato “respiro” a Cumiana, in tre giorni tutti da godere.

Un plauso a Luciano Vanni che l’ha ideato, voluto e realizzato, il suo Jazzit Fest, che poi è divenuto di tutti, è divenuto un appuntamento al quale ci si prepara per un anno intero, perché ognuno ci mette del proprio ed il senso… “è tutto lì”.

Simona Stammelluti

Cosenza – L’atmosfera era come sempre delle più suggestive ed estremamente emozionante, per location ed intenzioni, considerato che ormai sono 2 anni che il concerto realizzato in onore di Lilli Funaro dall’associazione che porta il suo nome – gestita magistralmente dalla sua famiglia –  si svolge nella splendida cornice del Castello Svevo di Cosenza, tornato a nuovo splendore e capace di accogliere molte interessanti iniziative.

Chiara Civello e Mirko Onofrio - foto Mafalda Meduri

Sono 12 gli anni nei quali la famiglia Funaro, realizza questo concerto, che ha come interesse unico, quello di raccogliere fondi per sostenere la ricerca sul cancro, oltre alla volontà di realizzare borse di studio per ragazzi meritevoli, in nome di quella giovane Lilli,  strappata alla vita e alla sua famiglia, troppo presto.

La gente che ha risposto all’invito è stata tanta, sinonimo del fatto che non solo sempre più spesso ci si mostri attenti per le iniziative che raccontano “del buono”, ma anche perché ormai da anni, la famiglia Funaro ed il loro entourage, sa come mettere a punto ogni dettaglio della loro pregevole attività no profit, oltre a quei concerti che negli anni passati hanno visto artisti come Pino Daniele, Vecchioni, Mannoia, De Crescenzo, Capossela, De Gregori, e lo scorso anno, un trio d’eccezione formato da Peppe Servillo, Natalio Mangalavite e Javier Girotto. Un concerto che lo scorso anno, fu di un livello difficile da replicare, che incantò un pubblico accorso numerosissimo.

Anche quest’anno i cosentini, hanno raccolto l’invito per quell’appuntamento con la speranza, con la solidarietà, con la musica. Eppure accadde che non sempre gli artisti siano in perfetta forma, e forse è stato il caso di Chiara Civello, apprezzata cantautrice italiana, che ha modellato il suo stile con incursioni jazz, che canta la bossanova in maniera deliziosa, che ieri sera, ha provato a creare un’atmosfera modello “io, te e 250 amici”, ma che – a mio avviso – non è riuscita perfettamente nell’intento, malgrado insieme al lei, sul palco ci fosse un talentuosissimo Mirko Onofrio, polistrumentista della formazione Brunori Sas che sul palco del castello svevo, ieri sera ha portato un flauto traverso con testata curva, che gli ha permesso di creare delle vere e proprie incursioni sofisticate e mai banali, all’interno di repertorio scelto dalla Civello, che forse non si adatta perfettamente al suo solito “mood”.

Il concerto ha il via, dopo le parole accorate di Michele Funaro al pubblico presente, con “Vieni via con me”, seguito da “Che mi importa del mondo” cantata in portoghese, che la Civello canta imbracciando la chitarra, accompagnata dalle note soffiate e calde del flauto di Onofrio.

E’ alla fine del secondo brano che la cantante saluta il pubblico raccontando che quello è un concerto in formazione intima, nato proprio per tradire le scalette, mentre lascia che sia il cuore a guidare la performance tra canzoni scritte dalla stessa ed altre che lei stessa ammette, avrebbe voluto scrivere lei.

E così arriva il momento di “Resta” e “Un uomo che non sa dire addio”, due dei suoi più famosi pezzi, quelli che l’hanno fatta conoscere al grande pubblico.

Poi la stessa cantautrice si siede al pianoforte e vengono fuori pezzi che, da “Moon River” celeberrimo brano datato 1961, scritto da Henry Mancini, arriva  a “Veleno” del 1947, divenuto celebre nella versione portoghese, ma che Chiara canta in italiano, dopo aver raccontato dei suoi viaggi in Brasile, dove la sua musica è conosciuta ed apprezzata.

Eppure che la Civello non è in perfetta forma, lo si percepisce durante l’esecuzione del brano “Fortissimo”, scritto da Bruno Canfora per Mina, cantato anche da Rita Pavone  e che, nella esecuzione della Civello, perde molto del suo significato, perché sussurrato forse, dove invece le note sottolineano il senso di quel “che ti amo fortissimo”.

Il pubblico applaude, ma non sembra particolarmente coinvolto, neanche quando la cantante chiede la collaborazione dei presenti per accompagnarla in quel viaggio musicale, scelto forse, in maniera troppo “improvvisata”.

Canta “come una rosa”, di Capossela, dopo aver chiesto al pubblico se conoscesse o meno “Vinicio” e dopo aver ironizzato sulla sua parlata di donna romana, figlia di un papà siciliano e una mamma pugliese.

Imbraccia ancora la chitarra per cantare una fin troppo famosa “senza fine” e nella sua versione di “que reste t, de el nos amours”, cantata in francese, che Chiara mostra di non essere perfettamente in forma, mentre a sostenere quel pezzo così antico e al contempo così ricco di atmosfere, ci pensa il flauto di Mirko Onofrio, che le offre ottimi spunti per svisare quel tanto che basta per impreziosire la performance.

“Tre” è il blues, scritto a 4 mani con Rocco Papaleo, che la Civello esegue con un bel riff.

Scomoda Carosone e con la collaborazione del pubblico esegue “tu vo fa l’americano”, e sul finale, lascia andare “Il mondo”, ma sembra sbagliare tonalità tanto che la seconda strofa la canta un’ottava sotto, senza però riuscire ad eseguire per bene tutte le note, e allora sapientemente ripiega su “io che amo solo te”, con la quale saluta il pubblico, già in piedi, pronto a raggiungere l’uscita.

Capita.
Non sempre si può essere al massimo delle proprie possibilità, ma la serata era così pregna di buoni propositi e di amore, che alla fine, anche i più esperti in materia, hanno apprezzato tutto, come se fosse stato impeccabile.

Simona Stammelluti