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Tutta Italia è incollata alla notizia, alla voglia di verità che ancora latita dopo 28 lunghi anni, ma che sembra sempre più vicina, soprattutto dopo ciò che è accaduto ieri, quando è stata disposta dal Gip di Castrovillari la riesumazione del corpo di Denis BERGAMINI, morto in circostanze ancora ignote, malgrado la sua morte fosse all’epoca passata come un suicidio.
Leggi qui la notizia
Caso Bergamini. si procede alla riesumazione del corpo

Tutta Italia aspetta la verità, non solo i tifosi, il mondo del calcio che aveva imparato ad amare quel bel ragazzo che si era fatto volere bene da tutti. Aspettiamo tutti di capire cosa sia realmente successo quel 18 novembre del 1989, perché molte cose ancora non tornano, ma presto “torneranno”, al loro preciso posto.

E’ di oggi, la lettera scritta che Donata Bergamini –  presente ieri in aula, quando sono stati anche nominati i periti che effettueranno gli accertamenti tecnico-biologici sul corpo del calciatore – ha scritto a suo fratello.

Ciao Denis,
Come va?
Ieri ho conosciuto quasi tutti coloro che guarderanno e studieranno ogni parte di te rimasta, per scrivere quella verità offuscata per 28 anni.
28 anni di viaggi dall’Emilia alla Calabria, 28 anni di battaglia, 28 anni di ferie alle quali ho rinunciato per utilizzare ogni risorsa economica per una giustizia negata; è vero che sono tua sorella, ma anche per un amico/a se fosse stato necessario mi sarei privata per una volta di un pezzo di pane per contribuire alla ricerca della verità se mi fosse stato chiesto, così come tanti hanno fatto e avrebbero fatto … ma non tutti siamo uguali!
Ricordi Denis che ti dicevo?
Hai sentito ieri, perché tu eri li con me.

Sai che ti dico Dè, ora con il nostro legale Fabio Anselmo in prima linea, pretendiamo che ogni cosa venga analizzata come si deve, basta con le incertezze, questi 28 anni massacranti non sono stati sufficienti per chiudermi la bocca, bastava poco per farmi tacere ….. scrivere la vera verità.

Ehi Denis per la prima volta in un aula di giustizia ho sentito parlare il PM Facciolla, un PM alla ricerca della vera verità come altri avrebbero dovuto fare.

Denis stai tranquillo, perché con l’avvocato Fabio Anselmo non ci sarà fine senza verità.

Hanno ucciso te, ma non chiuderanno la bocca a me.
Ciao Dè

Dopo 3 ore di udienza a porte chiuse, il Gip  Dot.ssa Teresa Reggio ha riconosciuto la validità delle motivazione alla base della richiesta dell’incidente probatorio proposto dalla Procura di Castrovillari nella persona del procuratore capo  Dott. Eugenio Facciolla e ha disposto la riesumazione della salma di Denis Bergamini per il 10 di Luglio p.v. C’è stato anche il conferimento di incarico  ai consulenti tra cui due biologi del RACIS di Roma, Dott. Berti e Dott. Santacroce, ai quali il Gip ha fissato in 120 gg il termine entro il quali gli stessi dovranno esprimersi in merito ai quesiti peritali.

Donata Bergamini con il suo avvocato Fabio Anselmo


Al termine dell’udienza il procuratore Facciolla ha dichiarato che “si riprende da dove si era lasciato. Non si vince e non si perde. È un passo avanti, è un passo importante nell’indagine, il giudice ha disposto in base a quanto era stato richiesto dalla Procura, per altro anche la difesa ha perorato questo tipo di attività. Dalla riesumazione mi aspetto qualcosa di rilevante per l’indagine ma non di decisivo
Anche il legale della famiglia Bergamini,  AVV. Fabio Anselmo, rispondendo alle domande dei giornalisti ha dichiarato: “siamo molto determinati, così come anche il Procuratore Capo. Durante l’incidente probatorio faremo tutte le verifiche, saranno delle operazioni complesse. Dalla riesumazione e dalla tecniche moderne ci aspettiamo quello che aspettiamo da 28 anni, la verità”.
E poi Donata Bergamini, sorella del calciatore presente in aula ha  rilasciato anch’ella la sua dichiarazione in queste parole: “io mi aspetto quello che mio fratello ci ha lasciato, il cuore a tutti quelli che cercano e vogliono ancora la verità, e il corpo a Isabella Internò”.

Eugenio Facciolla - Procuratore Capo della Procura di Castrovillari


Ad oggi probabilmente come detto da Facciolla, la scienza potrà fornire conferme o smentire a quelle che sono ancora ipotesi sulla morte del Bergamini, la cui verità stenta ancora oggi, dopo 28 lunghi anni a disvelarsi.
E come disse qualcuno super partes: “la verità vi renderà liberi
Simona Stammelluti

Chi l’avrebbe mai detto, che l’Italia avrebbe battuto la California, che il colosso di Google, avrebbe perso la battaglia legale contro la start up modenese chiamata “Glass up“, che aveva messo a punto degli occhiali hi-tech di ultimissima generazione, protagonisti della cosidetta realtà aumentata che permettono di leggere attraverso lenti speciali, braking news, testi di messaggi ricevuti ed informazioni su strade e musei.

Google ci stava anche lavorando, ma i ragazzi della start up modenese, la GlassUp, lo avevano già realizzato, scatenando le ire del big montaine view, che aveva chiesto di cambiarne il nome e davanti al rifiuto, si è rivolto all’ufficio marchi e brevetti ed è iniziata la battaglia.

Una sorta di scontro di Davide contro Golia, di un leone che in un boccone può mangiare il topolino, ma le cose non sono andate come si sarebbe potuto pensare.

Dopo 5 anni di battaglie legali, durante i quali i rispettivi avvocati hanno dettato le proprie ragioni, alla fine a spuntarla, sono stati Francesco Giantorsio, Gianluigi Tregnaghi – il più grande esperto di realtà aumentata in Italia – e Andrea Tellatin, e la loro Glass Up, il loro progetto che può ad oggi essere considerato un vero e proprio gioiello della tecnologia, della passione e del talento Made in Italy.

Questa è la dimostrazione di come il topolino, a volte, vince davanti ad un leone prepotente, mantenendo la calma, non facendosi intimidire, usando strategia e credendo fortemente nelle proprie capacità che spesso coincidono con i propri sogni.

Simona Stammelluti

Chi l’avrebbe mai detto, che l’Italia avrebbe battuto la California, che il colosso di Google, avrebbe perso la battaglia legale contro la start up modenese chiamata “Glass up“, che aveva messo a punto degli occhiali hi-tech di ultimissima generazione, protagonisti della cosidetta realtà aumentata che permettono di leggere attraverso lenti speciali, braking news, testi di messaggi ricevuti ed informazioni su strade e musei.

Google ci stava anche lavorando, ma i ragazzi della start up modenese, la GlassUp, lo avevano già realizzato, scatenando le ire del big montaine view, che aveva chiesto di cambiarne il nome e davanti al rifiuto, si è rivolto all’ufficio marchi e brevetti ed è iniziata la battaglia.
Una sorta di scontro di Davide contro Golia, di un leone che in un boccone può mangiare il topolino, ma le cose non sono andate come si sarebbe potuto pensare.
Dopo 5 anni di battaglie legali, durante i quali i rispettivi avvocati hanno dettato le proprie ragioni, alla fine a spuntarla, sono stati Francesco Giantorsio, Gianluigi Tregnaghi – il più grande esperto di realtà aumentata in Italia – e Andrea Tellatin, e la loro Glass Up, il loro progetto che può ad oggi essere considerato un vero e proprio gioiello della tecnologia, della passione e del talento Made in Italy.
Questa è la dimostrazione di come il topolino, a volte, vince davanti ad un leone prepotente, mantenendo la calma, non facendosi intimidire, usando strategia e credendo fortemente nelle proprie capacità che spesso coincidono con i propri sogni.
Simona Stammelluti

Attenzione sempre alta sul caso Bergamini, si va verso la verità che orami la famiglia aspetta da 28 lunghi anni e il Sicilia24h seguirà ancora tutte le fasi

Una storia che qualcuno probabilmente ha provato a cambiare nel finale. Ma la vita vera non è una storia che si può raccontare come meglio si vuole e la morte di Denis Bergamini, che quel maledetto 18 novembre del 1989 aveva solo 27 anni, amava la vita e un finale così non se lo aspettava.
A reggere i colpi degli eventi in tutti questi anni, la sua famiglia e sua sorella Donata, che mai ha creduto alla versione data dall’allora fidanzata Isabella Internò che dichiarò che Denis si fosse suicidato buttandosi sotto le ruote del camion che sopraggiungeva sulla statale 106 all’altezza di Roseto Capo Spulico, lì dove, ad una piazzola di sosta, lo stesso giocatore avrebbe parcheggiato la sua Maserati, per compiere quel gesto sconsiderato.
La famiglia Bergamini non si è mai arresa e con il loro legale, l’Avv. Fabio Anselmo, hanno chiesto ed ottenuto la riapertura del caso.
Il Gip di Castrovillari ha dunque deciso che il caso Bergamini si riapre, ha accettato l’incidente probatorio chiesto dalla Procura e ha convocato per il prossimo 26 giugno l’udienza per la nomina dei periti, per la riesumazione del corpo del giocatore, morto il 18 novembre del 1989 in circostanze ancora non chiare.
Questo dopo la riserva di incidente probatoria del legale di Isabella Internò, l’allora fidanzata del calciatore, indiziata numero uno per la morte di Bergamini, indagata insieme all’autista del camion Raffaele Pisano con l’accusa gravissima di omicidio volontario e premeditato con l’aggravante della crudeltà.
Si farà chiarezza dunque, si vuole accertare subito le effettive lesioni scheletriche, le tracce ematiche femminili sulla moquette della Maserati di Bergamini, dentro la quale – secondo fonti degli inquirenti – potrebbe esserci stata un’altra donna, e poi l’ora della morte che risalirebbe a molto prima di quando il camion avrebbe investito Denis Bergamini a Roseto Capo Spulico. E poi anche un esame tossicologico perché la Procura segue sempre l’impianto accusatorio che porta a frequentazioni in un appartamento sito nella città di Rende, sede di festini come quello a cui partecipò Michele Padovano, compagno di stanza di Denis, che sarebbe stato invitato subito dopo il funerale del giovane calciatore, in uno strano ricordo del giovane scomparso. Non in ultimo, l’aggravante della crudeltà e l’ipotesi del soffocamento con sacchetto di plastica.
Si procede dunque a riesumare la verità, non solo il corpo di Denis Bergamini, dopo 28 anni. Una verità che gli inquirenti pensano sia stata depistata dalla criminalità organizzata, e per la quale stanno provvedendo ad interrogare nuovi testimoni.
La verità è sempre più vicina. Serve proprio quella, per far riposare in pace Denis.
Simona Stammelluti

Attenzione sempre alta sul caso Bergamini, si va verso la verità che orami la famiglia aspetta da 28 lunghi anni e il Sicilia24h seguirà ancora tutte le fasi

Una storia che qualcuno probabilmente ha provato a cambiare nel finale. Ma la vita vera non è una storia che si può raccontare come meglio si vuole e la morte di Denis Bergamini, che quel maledetto 18 novembre del 1989 aveva solo 27 anni, amava la vita e un finale così non se lo aspettava.

A reggere i colpi degli eventi in tutti questi anni, la sua famiglia e sua sorella Donata, che mai ha creduto alla versione data dall’allora fidanzata Isabella Internò che dichiarò che Denis si fosse suicidato buttandosi sotto le ruote del camion che sopraggiungeva sulla statale 106 all’altezza di Roseto Capo Spulico, lì dove, ad una piazzola di sosta, lo stesso giocatore avrebbe parcheggiato la sua Maserati, per compiere quel gesto sconsiderato.

La famiglia Bergamini non si è mai arresa e con il loro legale, l’Avv. Fabio Anselmo, hanno chiesto ed ottenuto la riapertura del caso.

Il Gip di Castrovillari ha dunque deciso che il caso Bergamini si riapre, ha accettato l’incidente probatorio chiesto dalla Procura e ha convocato per il prossimo 26 giugno l’udienza per la nomina dei periti, per la riesumazione del corpo del giocatore, morto il 18 novembre del 1989 in circostanze ancora non chiare.

Questo dopo la riserva di incidente probatoria del legale di Isabella Internò, l’allora fidanzata del calciatore, indiziata numero uno per la morte di Bergamini, indagata insieme all’autista del camion Raffaele Pisano con l’accusa gravissima di omicidio volontario e premeditato con l’aggravante della crudeltà.

Si farà chiarezza dunque, si vuole accertare subito le effettive lesioni scheletriche, le tracce ematiche femminili sulla moquette della Maserati di Bergamini, dentro la quale – secondo fonti degli inquirenti – potrebbe esserci stata un’altra donna, e poi l’ora della morte che risalirebbe a molto prima di quando il camion avrebbe investito Denis Bergamini a Roseto Capo Spulico. E poi anche un esame tossicologico perché la Procura segue sempre l’impianto accusatorio che porta a frequentazioni in un appartamento sito nella città di Rende, sede di festini come quello a cui partecipò Michele Padovano, compagno di stanza di Denis, che sarebbe stato invitato subito dopo il funerale del giovane calciatore, in uno strano ricordo del giovane scomparso. Non in ultimo, l’aggravante della crudeltà e l’ipotesi del soffocamento con sacchetto di plastica.

Si procede dunque a riesumare la verità, non solo il corpo di Denis Bergamini, dopo 28 anni. Una verità che gli inquirenti pensano sia stata depistata dalla criminalità organizzata, e per la quale stanno provvedendo ad interrogare nuovi testimoni.

La verità è sempre più vicina. Serve proprio quella, per far riposare in pace Denis.

Simona Stammelluti


Oggi a San Luca, un paesino dell’Aspromonte nella provincia di Reggio Calabria non si vota. E’ il luogo dove lo scorso 11 giugno non è stata presentata alcuna lista per l’elezione diretta del sindaco e il rinnovo del Consiglio Comunale
Era il 2015, quando fu presentata una sola lista “Liberi di ricominciare“, che però non ottenne il quorum sufficiente. Nel 2013 dopo l’arresto del sindaco, il comune venne sciolto per infiltrazioni mafiose. Da allora ad amministrare la cittadina è un commissario nominato dalla Prefettura di  Reggio Calabria, ad oggi riconfermato.
Infiltrazioni mafiose. Queste due pesanti parole che scoraggiano anche i più onesti che ormai sono stanchi per ciò che da sempre accade in quel luogo che ha dato i natali allo scrittore Corrado ALvaro, ma che alla fine è noto per la faida di San Luca, tra i clan che imperversavano nel 1991, culminata con la strage di Duisburg, atto criminale compiuto dalla ‘ndrangheta calabrese.
Le luci sulla Calabria, e ancor più sui paesini dell’Aspromonte come San Luca, sono sempre accese, così come è accaduto pochi giorni fa quando è avvenuta la cattura effettuata dai Carabinieri del superlatitante Giuseppe Giorgi, che era nella lista del Ministero degli Interni dei ricercati di massima pericolosità. Ma non solo. I riflettori sono stati ben accesi anche per l’ormai famoso episodio del baciamano con cui un suo vicino di casa lo ha salutato mentre i militari lo portavano via.
Un episodio sul quale si sono scatenati un po’ tutti, tra Chiesa e Stato, lo stesso Stato che dovrebbe interrarsi per davvero sul perché a San Luca, non ci sono candidati alla carica di Primo Cittadino. Sul famoso “baciamano”, le parole del Vescovo di Locri sono state perentorie: “I cristiani si inchinano solo davanti a Dio“. Ma in quanti vedono Dio lì dove non c’è, quanti attribuiscono poteri massimi a chi è boss di mafia, di ‘ndrangheta, di camorra? A poco sono servite le scuse dell’autore del baciamano che per giustificare il gesto, ha detto di “voler solo salutare un amico che non vedeva da oltre 20 anni”.
Peccato che non ci si meravigli più di nulla, neanche davanti alla mancata dignità di un paese che non sembra non esistere più perché non ha una identità politica, non ha credibilità, non ha più diritti.
E sono gli stessi cittadini di San Luca, che avvicinati da noi giornalisti ci accusano di andare in quel luogo solo quando c’è “la notizia” di ‘ndrangheta, per poi spegnere i riflettori sui reali problemi del luogo“.
Non lo so perché non c’è nessuno che vuole fare il sindaco” – dice un signore anziano al quale poniamo la domanda. Un giovane risponde: “non ne vale la pena candidarsi, per il mondo noi siamo tutti mafiosi, e se ci candidiamo poi alla fine ci sciolgono ogni volta“. Risposte che fanno riflettere, considerato che in questi luoghi della Calabria ci sono problematiche importanti di sviluppo, di occupazione, problematiche sociali serie.
Ma è un cane che si morde la coda. Non rinasce un paese che non ha una proprio gestione, che non ha una persona che prenda delle decisione, che guidi una giunta per far crescere un territorio. Resterà il ricordo di una terra di ‘ndrangheta, di boss che fanno notizia e di urne vuote, perché il braccio di ferro tra Stato ed Antistato, sembra dover durare ancora a lungo.
“La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile.”
Corrado Alvaro
Simona Stammelluti

Se nel bicchiere c’è una droga, la cannuccia diventa azzurra
Vita da ragazze, che conoscono bene la realtà che prevede ormai che nei bicchieri che circolano nei locali notturni, vi siano le cosiddette “droghe da stupro“, inodori, incolori e insapori. Un rischio sempre più reale, quando ti porgono un bicchiere, quando ti offrono da bere.

Ma adesso esiste la cannuccia che diventa blu, se nel bicchiere ci sono tracce di Ketamina, Flunitrazepam, Ghb. Si chiama Smart Straw, è una cannuccia intelligente e ad inventarla sono state tre ragazze californiane, Victoria Roca, Susana CappelloCarolina Baigorri, che hanno tra i 17 e i 18 anni.
All’apparenza sembra una normale cannuccia ma all’estremità ha un vero e proprio test antidroga, capace di rivelare anche dosi piccolissime di sostanze stupefacenti, quelle che ad oggi sono capaci di stordire coloro che poco dopo, diventano vittime inconsapevoli di violenze e stupri.
L’idea è nata in un laboratorio della Gulliver Prepatory School, nell’ambito di una gara per giovani imprenditori, che le tre ragazze hanno poi vinto. Adesso le tre ragazze sono in attesa del riconoscimento del brevetto e poi si aprirà una raccolta su Kickstarter per far sì che il prodotto possa arrivare sul mercato.
Le tre ragazze hanno svolto svariati test proprio all’interno del Campus della Northwestern University, che ha consegnato loro dati che hanno dimostrato le enormi potenzialità della loro scoperta. I test infatti hanno rivelato che l’85% degli intervistati userebbe la Smart Straw. Più del 50% degli intervistati ha conosciuto direttamente vittime di violenza sotto l’effetto delle droghe da stupro.
La cosa bella di questa invenzione, è che la cannuccia è discreta e riutilizzabile ed ha tutte le caratteristiche per arginale la piaga sempre più dilagante degli stupri a seguito di assunzione inconsapevole di droghe.
Simona Stammelluti

Cosenza – Si è svolta questa mattina presso la Caserma dei Carabinieri “P.Grippo” il 203esimo annuale della fondazione dell’Arma dei Carabinieri alla presenza della massime Autorità Provinciali e Cittadine.
Presenti il prefetto di Cosenza, Dott. Gianfranco Tomao, il Questore Dott. Giancarlo Conticchio, il Procuratore della Repubblica di Cosenza, Dott. Mario Spagnuolo, il primo cittadino, Arch. Mario Occhiuto, il Magnifico Rettore dell’Università della Calabria, Dott. Gino Mirocle Crisci, il Procuratore della Repubblica di Castrovillari Dott. Eugenio Facciolla.  A presiedere la cerimonia, il Comandante Provinciale dei Carabinieri, Col. Fabio Ottaviani.

I festeggiamenti si sono svolti nella suggestiva cornice dell’ex convento dei carmelitani scalzi, la cui costruzione risale al 1500, poi destinata definitivamente nel 1933 a sede della caserma “Paolo Grippo” dei Carabinieri.

Una manifestazione sobria nella forma, ma significativa nei contenuti e sul  piano emotivo, svoltasi nel ricordo anche di tutti quei militari dell’Arma che hanno sacrificato la propria vita per la Patria.

Durante la giornata di festeggiamenti, sono state consegnate numerose ricompense a militari che si sono distinti in particolari operazioni di polizia. Molti dei premiati con encomio di questa mattina si sono distinti per aver operato in un territorio caratterizzato da un alto indice di criminalità, evidenziando elevata professionalità, non comune senso del dovere e spiccato intuito investigativo.

In occasione della ricorrenza del 203esimo annuale della fondazione dell’Arma dei Carabinieri, in collaborazione con il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza, è stata allestita nel salone di rappresentanza della caserma, la mostra dal tema “Tesori Calabresi Ritrovati”.

Simona Stammelluti

Cosenza – Si è svolta questa mattina presso la Caserma dei Carabinieri “P.Grippo” il 203esimo annuale della fondazione dell’Arma dei Carabinieri alla presenza della massime Autorità Provinciali e Cittadine.
Presenti il prefetto di Cosenza, Dott. Gianfranco Tomao, il Questore Dott. Giancarlo Conticchio, il Procuratore della Repubblica di Cosenza, Dott. Mario Spagnuolo, il primo cittadino, Arch. Mario Occhiuto, il Magnifico Rettore dell’Università della Calabria, Dott. Gino Mirocle Crisci, il Procuratore della Repubblica di Castrovillari Dott. Eugenio Facciolla.  A presiedere la cerimonia, il Comandante Provinciale dei Carabinieri, Col. Fabio Ottaviani.
I festeggiamenti si sono svolti nella suggestiva cornice dell’ex convento dei carmelitani scalzi, la cui costruzione risale al 1500, poi destinata definitivamente nel 1933 a sede della caserma “Paolo Grippo” dei Carabinieri.
Una manifestazione sobria nella forma, ma significativa nei contenuti e sul  piano emotivo, svoltasi nel ricordo anche di tutti quei militari dell’Arma che hanno sacrificato la propria vita per la Patria.
Durante la giornata di festeggiamenti, sono state consegnate numerose ricompense a militari che si sono distinti in particolari operazioni di polizia. Molti dei premiati con encomio di questa mattina si sono distinti per aver operato in un territorio caratterizzato da un alto indice di criminalità, evidenziando elevata professionalità, non comune senso del dovere e spiccato intuito investigativo.
In occasione della ricorrenza del 203esimo annuale della fondazione dell’Arma dei Carabinieri, in collaborazione con il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza, è stata allestita nel salone di rappresentanza della caserma, la mostra dal tema “Tesori Calabresi Ritrovati”.
Simona Stammelluti