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I Poeti Maledetti _ N.1 Io E Baudelaire _Who Wants To Live Forever? un progetto di compagnia Biancofango con Andrea Trapani sarà in scena al TeatroBasilica dal 14 al 17 giugno alle 20,30; drammaturgia Francesca Macrì e Andrea Trapani, regia Francesca Macrì.

Fa quasi paura leggere oggi i poeti maledetti, questa combriccola di creature angeliche e ostinate, schiacciati da tragiche urgenze. Fa paura vederli e immaginarli in preda all’odio per i contemporanei, non più giovani – e cosa allora? – a ragionare con la precisione di un orefice sulla parola oscura, in balia sì degli eccessi, ma più di tutto di una fecondità e di un’intransigenza stilistica assolute. Ne avremmo bisogno oggi più che mai. Ma nel moto dell’anima che la commozione ci dona quando le parole ci incantano e ci tramortiscono, ci pugnalano e ci stupiscono, abbiamo più volte pensato che esistesse un legame anomalo, forse maleducato, fra pianoforte e verso. E così abbiamo deciso di attraversarlo, di provare a indagarlo. Fra il corpo del pianoforte, impetuoso e imponente, e il corpo della parola, saettante e tagliente, noi abbiamo messo il corpo dell’attore. Si muove fra musica e verso, s’insedia in quella solitudine di cui sono e siamo, tutti, portatori, e si mostra sul palcoscenico. Si rende disponibile ad attraversare e a essere attraversato. Si fa strada nella notte, si fa canto alla luna, si fa cielo tetro e greve, si fa albatro e prova a volare. Maldestramente, maleducatamente, forsennatamente, devotamente. Un attore, il suo pianoforte e Baudelaire. Io e Baudelaire, primo passo di una trilogia dedicata ai poeti maledetti, è un richiamo, un’invocazione alla poesia, la direzione di un ritorno. È un dialogo con se stessi, è la ricerca delle parole, è stare sulle parole e accettare che siano importanti. Io e Baudelaire è una domanda banale, semplice, autentica: ma se uno da piccolo vuole essere come Baudelaire, da grande che cos’è? Ma se uno, da piccolo, legge di nascosto le poesie, da grande cosa può diventare? Esiste un bambino che in un tema, a scuola, abbia scritto: io da grande voglio fare il poeta? Che cos’è un poeta? Baudelaire: il poeta maledetto, il poeta da cartolina, da tazza souvenir dopo un viaggio a Parigi, da poesiola da studiare a memoria prendendo l’autobus a sedici anni, il poeta delle puttane, dei vicoli la notte, il poeta delle ossessioni, delle 865 lettere alla madre, il poeta delle contraddizioni, non voluto, non riconosciuto quando ne avrebbe avuto davvero bisogno, non amato, senza un soldo e soprattutto solo, solo, solo. È sconfinata la solitudine che ci butta addosso. Ma che cos’è un poeta? Non molti anni fa qualcuno cantava davanti a migliaia di persone: Who wants to live forever? Forse Baudelaire se lo avesse sentito gli avrebbe voluto rispondere. Ma vogliamo davvero vivere per sempre?

 

Prenotazione obbligatoria.

Biglietto prezzo unico 15 Euro

 

TeatroBasilica Piazza Porta S. Giovanni, 10 Roma (RM)

Contatti / Prenotazione obbligatoria +39 392 97.68.519info@teatrobasilica.com

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Direzione: direzione@teatrobasilica.com

Biglietti 15 euro

Orario spettacoli 20|23 maggio 19.00 – 4|6 giugno e 14|17 giugno ore 20.30

Tutte le attività del Teatro Basilica si terranno nel rispetto della normativa sul distanziamento sociale in materia di prevenzione dal Covid19

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Svelata l’identità della donna croata del video girato 17 anni fa, precisamente il 18 ottobre 2004 da Felice Grieco, la guardia giurata di Milano, che mentre era in servizio notò la donna in compagnia di una bambina che sarebbe potuta essere Denise Pipitone.

La donna che si chiama Silvana Jankovic, oggi ha 45 anni, zingara di etnia rom, di nazionalità croata, nota come la “regina del borseggio” per la sua abilità nel rubare oggetti di valore senza lasciare traccia, destinataria di decine di ordini di custodia cautelare in tutta Italia, è stata arrestata a Roma il 30 gennaio del 2017, dai carabinieri della Stazione “Madonna del riposo”. Doveva scontare 8 anni di carcere ma una volta affidata agli arresti domiciliari, della stessa si sono perse le tracce. Se quella bambina fosse stata davvero Denise Pipitone sarebbe da capire se è lei che ha rapito la piccola quel 1 settembre del 2004 a Mazara Del Vallo, o se fosse solo la persona che aveva preso in carico Denise dopo il suo rapimento.

Il volto della donna, che Felice Grieco ricordava bene, ora grazie ad un articolo di due anni fa, in cui si parlava proprio dell’arresto di un gruppo di nomadi, è stato reso  noto e diffuso.

Queste le parole di Felice Grieco:

Confermo di essermi recato in caserma, lo scorso giovedì pomeriggio non appena il volto di quella donna mi è riapparso davanti, sulla cronaca di Osimo Oggi datata maggio 2019; un articolo che raccontava dell’arresto ad Osimo di quattro zingare rom abruzzesi e che poneva a corredo foto di repertorio, estranee ai fatti narrati

La vita della guardia giurata si interseca nuovamente con quella di Denise Pipitone a distanza di tanti tanti anni:

“È stato come un flash, un colpo al cuore, un ritornare indietro al 2004 tanto ho avuto la certezza di aver rivisto, in quella foto, la persona filmata con ‘Denisa’, così come la donna chiamava la piccola”

E alla domanda su come sia risalito a quell’articolo di due anni addietro, Grieco ha risposto di aver ricevuto una segnalazione e di aver guardato in rete, trovandosi così dinanzi a quel volto che probabilmente era un po’ cambiato ma che ha riconosciuta come quella del suo video.

Adesso saranno gli inquirenti a ripartire da qui, dal riconoscimento di Sinvana Jankovic da parte di Felice Grieco, e quando la donna sarà rintracciata potrebbero venire alla luce altri dettagli sul caso, o almeno capire se la pista rom fosse giusta o se anche questa volta si dovrà ricominciare tutto daccapo.

E intanto spuntano un nuovo testimone e una nuova lettera sul caso del rapimento di Denise. Tante persone sembrano disposte a parlare, in questo periodo, compreso l’autore dell’ultima lettera firmata da chi afferma di avere delle informazioni che possono chiarire la sparizione della bimba. Questa persona chiama in causa un membro della famiglia che finora mai era entrato nelle indagini e tuttora risulta estraneo ai fatti: Claudio Corona, fratello di Anna, l’ex moglie del papà biologico di Denise.

La persona in oggetto, ha chiesto di essere ascoltata dagli inquirenti per raccontare tutto quello che sa.

“Ho tante cose da dire per tutelare me e la mia famiglia e poi voglio la verità su Denise. Donne e bambini non si toccano”. 

Geniale fu Federico Patellani, nello scattare la foto per la copertina di Tempo n. 22 del 15-22 giugno del 1946.
La foto divenne famosa e lui anche, mentre la bella signorina sorridente usciva dalla pagina del Corriere della Sera che titolava: “È nata la Repubblica Italiana” e poi nel sottotitolo:

“Umberto partirà sabato dopo la consegna dei poteri a De Gasperi, capo provvisorio del nuovo Stato. Volontà di cooperazione di tutti i partiti per la distensione e la concordia”

Era il 2 giugno del 1946, la Repubblica arrivò con un referendum con il quale il popolo fu invitato a scegliere il proprio destino, a definire una nuova forma istituzionale, trasformando l’Italia in qualcosa che fosse “Res publica” la “cosa di tutti” e affinché se ne prendesse cura.

Non dimentichiamo che furono chiamati al voto per la prima volta tutti gli italiani e le italiane, senza alcuna distinzione legata al censo o al grado di istruzione, e per la prima volta le donne, poterono esprimere il loro voto al pari degli uomini.

La Repubblica non vinse sulla monarchia con grandi voti, Solo il 64,3 % degli italiani, e precisamente furono 12.718.000 gli italiano che scelsero di abolire la monarchia.
Umberto II non contestò il risultato, e rispettando la volontà del popolo, lasciò il paese e andò in esilio in Portogallo.

Ah la storia! Non sarebbe male ripassarla di tanto in tanto, che a sventolare bandiere il 2 giugno siam bravi tutti e sicuramente non basta a difendere e a rispettare la conquista enorme e il bene inestimabile di aver reso il bel paese una repubblica, oltre al traguardo del suffragio universale, alla possibilità di esprimere il proprio volere senza limite alcuno.

Ma tornando a Patellani, fu uno dei maestri del fotogiornalismo italiano riconosciuto a livello europeo. Colto e raffinato narratore, ha testimoniato il paese nel dopoguerra, la ripresa economica, il costume, la vita culturale, lavorando anche nel cinema.

Fu lui che scattò 70 immagini che a tutt’oggi raccontano la distruzione e la rinascita di Milano dopo la Seconda Guerra Mondiale e la vittoria della Repubblica nel referendum del 2 giugno 1946. Foto scattate con l’intento di offrire una occasione di conoscenza e di riflessione su un periodo cruciale della storia dell’Italia del Novecento: i momenti immediatamente successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il referendum Monarchia-Repubblica e l’elezione dei rappresentanti all’Assemblea Costituente, che ebbero luogo il 2 giugno 1946, una data fondamentale per la storia dell’Italia.

Le foto – che sono state anche oggetto di una mostra nel settantennale dalla nascita della repubblica – mostrano dapprima la vita nella città di Milano nell’immediato dopoguerra dove uomini, donne e bambini si muovono tra case distrutte e macerie, in uno scenario di povertà e di disagio sociale che rimanda a un’Italia molto lontana, ferita e disorientata all’indomani del ventennio fascista, poi specifiche foto sul referendum Monarchia-Repubblica e all’elezione dell’Assemblea Costituente,  momento di enorme rilievo storico, nel quale, per la prima volta in Italia, le donne sono ammesse al voto.

Lo sguardo del fotografo  attento e amorevole, celebrò la vittoria della Repubblica con un’immagine divenuta icona: la cosiddetta “donna della Repubblica

 

Ultimo appuntamento il 4 giugno con il quinto video di Concerto “Omaggio A Ennio Morricone” tenuto da Leandro Piccioni e il Quartetto Pessoa. Il concerto tenutosi in occasione della serata inaugurale del festival del Cinema italiano di Madrid 2020, e realizzato presso il Forum Music Village di Roma il 26 Novembre 2020, è ora disponibile suddiviso in cinque video pubblicati sul canale ufficiale YouTube del “Quartetto Pessoa & Leandro Piccioni”. Dopo “Mission”, “C’era una volta in America” e “Nuovo Cinema Paradiso” e“C’era una volta il west” sarà ora possibile vedere anche il quinto e ultimo video “L’estasi dell’oro” a partire dalle ore 13,00 di venerdì 4 giugno su https://www.youtube.com/channel/UCUddNhpv9WpjCPXvRZ9jcsQ

 

 

Il quintetto composto da pianoforte e quartetto d’archi esalta la suggestione melodica ed espressiva dei capolavori del Maestro Morricone.

 

Leandro Piccioni ha collaborato con Ennio Morricone fin dal 2001 e dal 2015 è stato il suo pianista solista ufficiale. Con il Maestro ha suonato in tutto il mondo con orchestre internazionali, fra le quali l’orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, la Filarmonica della Scala, l’orchestra della Radio di Madrid, l’orchestra della Rai di Torino, l’orchestra Sinfonica di Praga, l’orchestra Roma Sinfonietta, solo per citarne alcune, svolgendo centinaia di concerti in tutto il mondo e superando i 500.000 spettatori solo dal 2015 al 2016. Recentemente Leandro Piccioni ha suonato come solista nei due concerti autunnali dedicati al Maestro con l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia diretti dal Maestro Antonio Pappano. Leandro Piccioni ha vinto il Premio David di Donatello 2020 come “Miglior Musicista” con l’Orchestra di Piazza Vittorio. La colonna sonora premiata con le musiche originali di Piccioni è stata realizzata in collaborazione con il Quartetto Pessoa

 

Come nasce la collaborazione tra Leandro Piccioni e il Quartetto Pessoa?

È la storia di un incontro. Un incontro di esperienze e competenze musicali diverse, che porta alla nascita di un quintetto. Nel 2002 Leandro Piccioni, scrive alcuni arrangiamenti per il cd “Poco mossi gli altri bacini” degli Avion Travel e alcuni sono realizzati per quartetto d’archi. Nasce così la collaborazione con il Quartetto Pessoa.

 

Il Quartetto Pessoa, nato nel 1998, composto da Marco Quaranta e Rita Gucci ai violini, Achille Taddeo alla viola e la violoncellista coreana Kyung Mi Lee (primo violoncello dell’Orchestra Roma Sinfonietta) svolge attività concertistica con accostamenti tra genere classico, jazz, rock, tango e contemporaneo.

L’esperienza di “Omaggio a Ennio Morricone” è la consacrazione della ormai collaudata collaborazione tra Leandro Piccioni & il Quartetto Pessoa.

 

Questo il link del canale YouTube

Quartetto Pessoa & Leandro Piccioni

https://www.youtube.com/channel/UCUddNhpv9WpjCPXvRZ9jcsQ

 

Sarà in scena al TeatroBasilica dal 4 al 6 giugno ION, scritto e diretto da Dino Lopardo, da un’idea di Andrea Tosi, con Alfredo Tortorelli, Andrea Tosi e Iole Franco.

Dino Lopardo/Collettivo Itaca dopo il successo di Trapanaterra (finalista In-Box ’20 e di ritorno da Primavera Dei Teatri ’20) presentano al TeatroBasilica il lavoro vincitore del premio Miglior spettacolo InDivenire 2019, che porta in scena la vicenda di silenzi e non detti di due fratelli.

 

“Cosa accade quando un essere umano viene lasciato solo a marcire in silenzio dalla propria famiglia ?”

 

Lo spettacolo, ispirato a una vicenda realmente accaduta e sollecitato da un lavoro di ricerca che parte dalla “diversità” mentale attraversando gli istituti manicomiali di Andrea Tosi, è scritto e diretto da Dino Lopardo e porta sul palco Andrea Tosi, Iole Franco e Alfredo Tortorelli.

Il lavoro muove dai concetti del diverso, del disadattamento e del pregiudizio sociale. Pochi colori in scena e pochi oggetti per raccontare lo spaccato di vita di due fratelli, Giovanni e Paolo, i quali sono divisi e segnati da un passato che li ha condizionati profondamente. Le loro giornate grigie trascorrono tra litigi e sorrisi che inevitabilmente li fanno ritornare in maniera ossessiva al loro passato, ai loro sfocati ricordi di bambini, alla presenza soffocante di un padre e alla colpa grave di uno dei due. Tale colpa forse è origine e causa di una famiglia in disfacimento e ciò ne determinerà inevitabilmente il loro destino.

Lo spettacolo è stato premiato come miglior progetto 2019 al festival InDivenire di Roma. Un lavoro di esemplare artigianato teatrale – sottolinea la motivazione del riconoscimento – un gioiello costruito su un apparente equilibrio di mondi interiori che si specchiano. Un gancio potentissimo che va ad afferrare con violenza il cuore di chi ascolta e lo costringe a fare i conti con la propria esistenza, i propri ricordi, il vissuto, il sole, il buio, i respiri, le aspirazioni, le lacrime ricacciate in gola.

 

Sinossi

Che cosa successe a Giovanni la sera prima del litigio furioso che ebbe con suo fratello Paolo? Di cosa parlò con lui? Che rapporto c’era tra i due? Il fratello, Paolo, è stato fin da bambino molto legato al padre, al contrario di Giovanni che invece ha sempre avuto un rapporto privilegiato con la madre. Una madre che i due fratelli hanno conosciuto in maniera differente: Giovanni la ricorda come madre affettuosa, mentre Paolo come la pazza del paese. Lei che, dopo il secondo parto, cade in una forte depressione. Paolo fin da bambino ascolta il padre parlare della madre come un peso, come una palla al piede e di Giovanni come il figlio mai voluto. Giovanni vive sulla sua pelle il non essere accettato come figlio e tacciato dal padre stesso come diverso. Un padre “Padrone”, anaffettivo, chiuso nelle sue convinzioni che non accetterà mai la condizione di suo figlio neanche davanti alla morte.

 

Note di Regia

Essere emarginati o emarginarsi? Cosa accade quando un essere umano viene lasciato solo a marcire in silenzio dalla propria famiglia: una famiglia ottusa, retrò, all’antica come direbbe un noto scrittore. L’elemento esilio, allontanamento, confino per certi versi è stato l’oggetto principale di studio in fase di realizzazione di questo primo approccio sulla diversità.

La famiglia ha un peso specifico, come pure gli affetti, il condizionamento della società. Ho voluto che i protagonisti di questa storia fossero entrambi rinchiusi nelle loro aspirazioni, sogni, vizi e tanta rabbia.

Non c’è chi vince o chi perde ma solo il fluire degli eventi che condizionano un essere umano sin dalla nascita. Il punto focale è propriamente la famiglia perché è la radice da cui ogni individuo trae la sua condizione esistenziale.

Dino Lopardo

 

 

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TeatroBasilica Piazza Porta S. Giovanni, 10 Roma (RM)

Contatti / Prenotazione obbligatoria +39 392 97.68.519info@teatrobasilica.com

Marketing: comunicazione@teatrobasilica.com

Direzione: direzione@teatrobasilica.com

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Orario spettacoli 20|23 maggio 19.00 – 4|6 giugno e 14|17 giugno ore 20.30

Tutte le attività del Teatro Basilica si terranno nel rispetto della normativa sul distanziamento sociale in materia di prevenzione dal Covid19

Una giornata al Policlinico Gemelli di Roma, in uno dei reparti di oncologia, quello al seno.

Sembra di essere in un mondo a parte.
È un luogo dove tutti hanno un preciso ruolo, dove l’organizzazione è massima, dove nulla è lasciato al caso e dove la gentilezza si respira in ogni angolo di quel posto dove si curano donne affetta da neoplasie, dove la speranza pesa quanto la bravura dei medici che in quell’ospedale lavorano alacremente per salvare vite umane.

Il Prof. Riccardo Masetti, dirige il dipartimento scienze della salute della donna  e l’unità operativa complessa di chirurgia senologia del Policlinico Gemelli. È un grande luminare e come spesso accade, più ci si imbatte in professionisti di grande caratura più ci si trova dinanzi interlocutori di grande sensibilità, umiltà, umanità, oltre che di straordinaria bravura. Tutto il suo entourage è altamente qualificato e capace di interagire con i pazienti, in una maniera disarmante.

Sono in compagnia di una donna che ha bisogno di un consulto. Lei è in cura in un ospedale del sud: “chissà che a Roma non si possano avere cure migliori”.

Al Gemelli sono tutti in perfetto orario, veniamo accolti da una dottoressa che provvede a ricostruire lo storico della malattia della paziente. Nessuna incertezza, risponde a tutte le nostre domande.
Attendiamo il Prof. Masetti.
Arriva, ci saluta e ci sorride da sotto alla mascherina.
È uguale a come abbiamo imparato a conoscerlo attraverso le trasmissioni mediche in tv.
La sua gentilezza lo precede.
Porta appuntati sul camice bianco la spilla “io mi sono vaccinato contro il covid” e poi il fiocchetto rosa simbolo della prevenzione contro il cancro al seno.

Dopo un’accurata visita, il professore che ci siede difronte, ci spiega in cosa consiste quel genere di tumore e come lo si affronta. Lo fa con calma, con parole comprensibili e con una sicurezza che lascia ben poco spazio a dubbi.
I protocolli sperimentali – ci dice riferendosi a quel preciso tumore – sono in continua evoluzione.

Non è più come decenni addietro – afferma – quando ci volevano 5, 10, 15 anni per scoprire farmaci e terapie che potessero essere messe a disposizione dei pazienti oncologici; oggi siamo nella misura di 5, 10, 15 mesi, e questo vuol dire che fra un anno, potremmo essere in grado di gestire questo genere di patologia, con farmaci e terapie più efficaci e meno invasive. Per questo bisogno avere fiducia nella scienza, sostenere la ricerca e soprattutto affrontare questa malattia con ottimismo, concentrandosi su sé stessi, sulla propria persona, prendendosene cura, con dedizione, e poi ancora con una adeguata attività fisica, un’alimentazione corretta e dosi massicce di buonumore“.

Gli domando se quella paziente l’avrebbe curata nello stesso modo, se si fosse rivolta a lui e a quel centro di eccellenza in prima battuta.

Mi risponde che nel centro dove la signora è in cura, stanno facendo molto bene per il suo caso, che quel genere di protocollo è adeguato, che anche riguardo all’intervento al seno fatto prima del primo ciclo di chemioterapia “è stato fatto un ottimo lavoro”.

Poi aggiunge:

Siamo soliti far sì che a parità di trattamento, i pazienti siano quanto più vicini a casa e probabilmente avrei consigliato proprio di curarsi in quell’ospedale al sud“.

Torniamo a casa, torniamo al sud con qualche certezza in più, con più speranze ma anche con una consapevolezza e una domanda: se è vero – come è vero viste le parole del grande luminare – che abbiamo in Calabria dei centri dove si somministrano cure adeguate, con protocolli anche sperimentali efficaci, che ci sono medici e chirurghi capaci, allora perché questa terra continua ad essere anche nel campo medico, il fanalino di coda?
Perché alla fine i medici bravi vanno via?
La risposta resta sempre la stessa.
Questa terra è amministrata male, ci sono troppi interessi in ballo. E poi perché manca l’organizzazione e la pianificazione dei servizi sanitari, perché si costruiscono grandi strutture ma poi non ce ne si prende cura, perché è penalizzata nel riparto del fondo nazionale.

Ne potremmo parlare a lungo, ma mi viene in questo momento di soffermarmi sulle parole del Prof. Masetti: “avere fiducia” e ormai abbiamo capito che è questo il bene primario che non dovrebbe mai mancare, ancor prima dell’ottimismo e della certezza di essere curati nella maniera migliore proprio nel posto dove si vive.

Eppure, facciamo davvero ancora tanta, tanta fatica a tenere in vita la fiducia.

L’autore della lettera spedita all’avvocato Frazzitta e a Rai 3 qualche giorno fa, avrebbe preso coraggio e si sarebbe deciso ad incontrare l’avvocato che assiste Piera Maggio, la mamma di Denise Pipitone, scomparsa da Mazara del Vallo il 1 settembre 2004. Era stato proprio l’avvocato Giacomo Frazzitta a lanciare un appello nei giorni scorsi, affinché l’autore della lettera, il misterioso anonimo, si facesse vivo, si palesasse, superando ogni paura.

E quell’invito sembrerebbe essere stato accolto tanto che i due si sarebbero incontrati in gran segreto nello studio dell’avvocato. Il testimone – se così stanno le cose – oggi vive nel trapanese ma quel fatidico giorno di settembre del 2004 era residente a Mazara del Vallo ed è lì che ha visto Denise, mentre per tutti, scompariva nel nulla.

Cosa ha visto dunque il testimone? L’uomo avrebbe visto Denise in macchina con tre persone, mentre piangeva e urlava: “mamma, aiuto!”
Sarebbe sicuro di ciò che ha visto, il testimone, nei momenti successivi a quello del rapimento, mentre con la sua auto affiancava quella dei rapitori e avendo il finestrino abbassato e ha sentito quel che in quell’auto succedeva.

Aveva paura, di qualcosa o di qualcuno, per questo avrebbe taciuto in questi 17 lunghissimi anni.
Può essere dunque che il testimone conoscesse le persone presenti in quella vettura?
Conosceva tutti, o forse solo una di quelle persone?
Sono persone riconducibili al contesto familiare sul quale ancora si indaga?

La sorellastra di Denise, Jessica Pulizzi, figlia del padre naturale della bimba scomparsa all’età di 4 anni, era stata poi assolta nei tre gradi di giudizio.
Nei confronti della madre Anna Corona, ex moglie di Piero Pulizzi, l’inchiesta era stata archiviata ma adesso riaperta dal procuratore di Marsala Vincenzo Pantaleo, che nelle scorse settimane aveva inviato i militari dell’arma dei carabinieri ad ispezionare la casa dove all’epoca la Corona viveva. Ma la stessa continua a respingere ogni sospetto e dichiara di essere vittima di un processo mediatico.

La lettera che il testimone aveva inviato, contiene – come si sa dalla prima ora –  particolari ritenuti credibili e che si sta procedendo a verificare.

Sono tutti dettagli che si sta continuando a verificare.

Questo è quel che si è venuto a sapere, malgrado l’avvocato Frazzitta, raggiunto telefonicamente dichiara: “In merito non rispondo”

Aspettiamo dunque conferme o smentite, e nel mentre resta in piedi certa ed incrollabile la speranza che si possa arrivare alla verità, magari grazie anche alle dichiarazioni che questo testimone prima o poi deciderà di consegnare alla procura di Marsala.

E se questo però fosse già accaduto?

 

 

La puntata di “Chi l’ha visto?” di ieri 26 maggio 2021 si apre proprio con la vicende di una intercettazione che è tornata alla ribalta e che potrebbe nascondere la verità ed è quella che riprende un dialogo tra Jessica – figlia di Piero Pulizzi, padre naturale di Denise – e sua sorella Alice, e che evidenzia come Jessica abbia detto a sua sorella che la loro madre ha ucciso Denise. Alice, meravigliata replica ripetendo le parole della sorella, e poi aggiungendo di non dire quelle cose.

Ci sono periti che hanno sentito queste parole e altri che hanno detto di non averle sentite. Ma la mole di intercettazioni in possesso della procura, rappresentano ad oggi il punto dal quale ripartire per poter scoprire finalmente, dopo 17 lunghissimi anni, la verità.

Durante la puntata è stata anche intervistata una ragazza, protagonista di una foto divenuta virale, che somiglia un po’ a Denise Pipitone, scomparsa all’età di 4 anni da Mazara del Vallo, il primo settembre del 2004 mentre giocava sotto casa. Lo scatto di questa ragazza veniva accompagnato sul web da una didascalia che diceva che la stessa si chiama Denise e vive in Ecuador. Ma durante l’intervista, mostrata ieri sera, la giovane ha affermato di chiamarsi Maria Grazia, di non essere Denise, di avere 29 anni, di vivere in Brasile con i suoi genitori e di non essersi mai allontanata da casa per nessun motivo. Ha anche aggiunto di non essere a conoscenza del fatto che le sue foto fossero sul web. Ha poi ammesso di riconoscere una leggera somiglianza con Denise, ma di non essere lei.

La madre di Denise Pipitone, Piera Maggio, ha poi ringraziato per le segnalazioni, sostenendo che le stesse vanno sempre verificate, così come ha fatto la trasmissione “Chi l’ha visto?”

E poi ancora è stato mostrato un servizio circa le dichiarazioni di Fabrizio, ex fidanzato di Jessica che dichiara agli inquirenti che la ragazza voleva farla pagare a Piera Maggio e che voleva anche il suo aiuto come prova d’amore. Jessica voleva che Fabrizio l’aiutasse anche a trovare persone di malaffare di Mazara del Vallo, per compiere un danno alla mamma di Denise.

E poi dichiara ancora che la mattina in cui è stata intercettata la sua frase: “L’ammazzasti tu a chidda?”, (mattina in cui lui e Jessica si erano recati a casa del padre di un amico di lui, per appartarsi, e considerato che le intercettazioni provengono da una cimice posta sullo scooter della ragazza) lui chiese a Jessica se fosse tutto a posto, se avesse qualcosa da dirgli, anche a riguardo di voci che si sentivano in giro circa la sua frequentazione con ragazzi e ragazze tunisini e slavi. E allora Jessica rispose: “così come ho sofferto io … adesso soffrono gli altri”. Allora Fabrizio in quella occasione insistette se lei c’entrasse con la scomparsa della piccola Denise, ma Jessica continuava a rispondere in modo evasivo. Poi riferisce – sempre agli inquirenti – di non ricordare belle la formulazione di quella frase incriminata, ma di aver avuto la sensazione netta che fosse stata lei a commettere l’atto criminoso.

Non parla certo di galline uccise, Fabrizio, almeno non in prima istanza, così come invece farà Jessica durante il processo, riferendo di aver schiacciato una gallina scendendo dal muretto che dovevano scavalcare per raggiungere la casa dell’amico di Fabrizio. Ma dalle intercettazioni è chiaro che la frase “L’ammazzasti a chidda?” era stata pronunciata prima che i due ragazzi scavalcassero il muretto. E poi in aula Fabrizio ritratta, e dichiara  di essersi sbagliato, che c’erano le galline, e interrogato, davanti al giudice continua a ripetere: “Signor giudice non ricordo, non ricordo …” Però poi ammette di non aver più visto Jessica perché aveva paura che lei c’entrasse qualcosa nella vicenda.

Nel corso della puntata è stato anche smentito un dettaglio emerso dalla lettera anonima arrivata sia all’avvocato di Piera Maggio, Giacomo Frazzitta, sia alla stessa trasmissione tv e che parlava di una macchina.

Il veicolo non è quello blu abbandonato in via Rieti, a Mazara del Vallo, dove lavorava il testimone sordomuto Battista Della Chiave, che dalle dichiarazioni di diverse persone risulta conoscesse da sempre Anna Corona, che spesso si recava nei locali dove lavorava Della Chiave.

Un telespettatore ha mandato i risultati di una ricerca fatta sul web dalla quale emerge che l’auto, il 30 luglio 2016, non si trovava ferma in quel luogo. Segno, dunque, di come sia stata lasciata lì, anni dopo la scomparsa di Denise.

Inoltre, durante la puntata sono stati ricostruiti i movimenti di  Anna Corona, ex moglie del padre naturale di Denise, Pietro Pulizzi, in quel primo settembre 2004.

Lei lavorava in un hotel e nel foglio degli ingressi e delle uscite le grafie degli orari di entrata e di uscita di Anna sembrano diverse. Quello di uscita, infatti, sarebbe stato appuntato da una collega, che però intervistata, ha sempre continuato a smentire. Ma a processo dovrà ammettere che quell’orario lo ha apposto lei per Anna Corona, sul foglio delle uscite. Intanto interrogati, tutti i suoi colleghi dichiarano di averla vista a lavoro all’ora di pranzo, tra le 11.30 e almeno fino alle ore 12:00 ossia proprio nel lasso di tempo in cui Denise veniva rapita. Ma nessuno sa a che ora sia realmente uscita dall’albergo, anche perché non essendoci servizio di video-sorveglianza, dal vano lavanderia chiunque sarebbe potuto entrare o uscire dalla quel luogo, senza essere visto.

Jessica poi racconta agli inquirenti di essere andata insieme a sua sorella a far visita alla mamma sul lavoro, quel giorno, ma nessuna traccia neanche di questa visita, ed anche la collega di Anna Corona, Francesca, non fa mai nessun accenno a questo episodio, almeno non prima del 13 settembre. Poi racconta in aula nei dettagli della visita delle ragazze quella mattina del 1 settembre, che sarebbero arrivate in motorino (ma dalla reception nessuno ricorda di aver aperto il cancello alle due) e che si sarebbero provate delle giacche acquistate in un mercatino poco prima.

Tante domande ancora senza risposta, insomma, tanti tasselli da rimettere al loro posto, una volta per tutte.

Intanto sarebbe stata ufficializzata l’apertura di una Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso della scomparsa di Denise Pipitone, per far chiarezza su eventuali errori commessi o depistaggi durante le indagini.

Ancora una volta la scuola protagonista, con un progetto sull’ecosostenibilità, all’interno di una convention che è andata in diretta questa mattina sul canale Youtube dell’ONA Cosenza (Osservatorio Nazionale Amianto).

Il video completo visibile qui 

Prestigiosi ospiti, sono intervenuti sul delicato ed importantissimo argomento del rinnovamento delle risorse, atto a garantire un futuro alle generazioni che verranno, oltre a migliorare la salute collettiva.

I ragazzi delle classi terze di Montalto Uffugo, Lattarico, Rota Greca e San Benedetto Ullano,  hanno affrontato con serietà e dedizione le tematiche complesse ed importanti circa l’ambiente e  il bene delle generazioni future.

Progetto portato avanti dall’Ona Cosenza in collaborazione con la scuola e che fa parte di un iniziativa ancor più ampia denominata “Giovani per l’ambiente 2021″, mirata a coinvolgere i ragazzi in quella che viene definita “educazione ambientale”. 

i ragazzi dell’Istituto comprensivo di Montalto Uffugo centro, con i loro lavori si sono fatti portavoce delle tematiche del territorio. 

Alla convention online hanno partecipato la dirigente scolastica Prof. Teresa Mancini sempre sensibile a questo genere di tematiche che ha aperto le porte della sua scuola accogliendo appieno il progetto,  l’ingegnere Giuseppe Infusini, presidente del comitato Ona Cosenza, l’ingegnere Alessia Castrovillari collaboratrice Ona Cosenza, Prof. Concetta Covello, referente del progetto di educazione ambientale giovani per l’ambiente, il geologo Beniamino Falvo.

“Ecosostenibilità e cambiamenti climatici” è il tema presentato dall’Istituto Comprensivo di Montalto Uffugo centro e fa parte di un progetto più ampio che ha coinvolto diverse scuole.

Con la raccolta differenziata differenziamoci“, è il nome del progetto realizzato dai ragazzi della B e della C di Montalto Uffugo Centro, coordinati dalle   docenti responsabili Proff. Immacolata Canonaco e Concetta Riccardi.

Inquinamento delle acque”, il progetto degli alunni di Lattarico, con la responsabile Annarita Ciardullo.

“Lo sviluppo sostenibile” della F affiancate Concetta Covello ed Emma De Rose.

“Cambiamenti climatici” degli alunni di Rota Greca, affiancati dalla prof. Covello.

Il problema dell’ambiente, della crisi ambientale è importantissimo per il progresso e per la sostenibilità ambientale dal quale non si può prescindere. I ragazzi sono stati il segno della presa di coscienza di queste problematiche e del futuro della terra e di tutti i suoi abitanti.

Grande sensibilità dei ragazzi che hanno saputo elaborare in gruppo, le problematiche ambientali. E poi ancora sinergia, impegno e dedizione per la realizzazione del progetto finale. L’educazione ambientale, è una importante disciplina per sensibilizzare le nuove generazioni verso il problema che riguarda l’ambiente.

Il progetto sulla raccolta differenziata ha evidenziato la conquista per la difesa l’ambiente, per l’ecologia e per il risparmio energetico, l’importanza della raccolta differenziata fatta con responsabilità come gesto di civiltà.

Meno spreco, meno rifiuti, meno danni all’ambiente.

Evidenziata dai ragazzi, anche la necessità di acquisire una coscienza ecologica e il rispetto verso il pianeta terra.

Piccoli gesti quotidiani dunque, per una vera e propria rivoluzione culturale.

Tutto ciò che parte dai giovani, diventa prorompente e così questo passaggio dei loro progetti in una iniziativa più ampia gestita da Ona Cosenza, può divenire eco affinché le nuove generazioni si facciano portavoce anche presso gli adulti, della necessità di agire e di cambiare la rotta, affinché il pianeta possa essere salvo.

Il green pass, la “certificazione verde Covid-19”, farà compagnia agli italiani in ognuno dei loro spostamenti, siano essi viaggio o evento al quale si voglia prendere parte. Vacanze, matrimoni, feste in genere, concerti, il documento farà da “passepartout”.

Questo certificato servirà per spostarsi tra regioni di colore diverso, partecipare ad eventi in presenza di pubblico, ma anche per convegni, congressi e fiere.

La certificazione ha validità di nove mesi dalla data del completamento del ciclo vaccinale. Ma potrà essere rilasciato “anche contestualmente alla somministrazione della prima dose di vaccino” e che sia valido dal quindicesimo giorno dopo la somministrazione fino “alla data prevista per il completamento del ciclo vaccinale”. Sono le principali novità in merito al “pass verde” introdotte dal nuovo decreto legge Covid, firmato ieri sera dal capo dello Stato.

Il certificato verde attesta come il cittadino abbia completato il ciclo vaccinale contro il Covid-19 e qui sta la novità del nuovo decreto, che dà la possibilità di ottenerlo anche dopo la prima. Altro requisito per il green pass è essere guarito dall’infezione (in questo caso la guarigione corrisponde alla data di fine isolamento, prescritto a seguito del riscontro di un tampone positivo). Valido anche il referto di un tampone molecolare o antigenico rapido che sia negativo ed effettuato nelle 48 ore antecedenti.

Il “green pass”  può essere richiesto direttamente ai soggetti autorizzati. In caso di vaccinazione lo rilascia, in formato digitale o cartaceo, la struttura sanitaria o l’Asp dove è avvenuta la somministrazione. Se guariti dal Covid, lo rilascerà il medico di medicina generale oppure la struttura ospedaliera dove si è stati curati. Nel caso di certificazione per tampone negativo (molecolare o antigenico), viene rilasciato dal laboratorio dove è stato effettuato.