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Non ci sta Arisa, al secolo Rosalba Pippa, che malgrado 2 Sanremo vinti, e svariati dischi di platino, è stata snobata dal Wind Music Awards

Non l’hanno invitata.Come se non esistesse nel panorama musicale italiano, eppure Arisa, resta una delle migliori cantanti italiane, capace di grande intonazione e capacità espressiva. Una interprete di tutto rispetto, che meritava di calcare il palco dei Wind Music Awards, evento che premia i nomi più famosi della musica italiana.
E così attraverso i social network Arisa si sfoga con un post che fa riflettere. Racconta che nel mondo della musica di sono “quelli fighi, e quelli no”. Accusa il mondo dello spettacolo, e le sue parole trasudano grande amarezza, soprattutto quando la cantante lucana, nel suo sfogo, attacca dicendo che “non permetterà a nessuno di farle fare la fine di Mia Martini”.
Neanche al “Concertone di Radio Italia”, è stata invitata, insomma è stato come se Arisa, non esistesse come cantante, come Big della musica italiana. E ci sarebbe da guardare l’elenco di quelli che invece sono stati invitati, per i quali – così come Arisa commenta nel suo post – sono state fatte le dovute eccezioni, anche se non hanno vinto i platino, o altro.
Si interroga adesso sul suo cammino, fatto da sempre di sudore e di nessun aiuto, di quel dovercela fare da sola. Ma su una cosa è certa…nessuno le farà fare la fine della grande Mia Martini, che nessuno voleva “in giro” perché portava male, perché era troppo malinconica, perché non era adeguata al circuito.
E se le luci dei riflettori qualcuno decide di spegnerli, forse sarebbe il caso di arrampicarsi ad accendere le stelle, perché una voce bella, che canta bene canzoni piacevolissime, merita di continuare a farlo, a discapito di meccanismi che rispettano forse, solo le regole di un mercato “senza regole logiche”.
Ma spera che andrà meglio, Arisa, e non molla.
E resta la voce migliore del panorama pop italiano, del momento. Anche se qualcuno, fa finta di non saperlo.
Simona Stammelluti

Morire a 22 anni, senza un perché. Questa è la storia di Sara Di Pietrantonio, la ragazza morta semicarbonizzata, all’alba di sabato mattina, per mano del suo ex fidanzato, tra l’indifferenza di automobilisti che non le hanno prestato attenzione

Poco più che una bambina, iscritta alla facoltà di economia dell’Università di Roma tre, aveva una vita da vivere, ed un nuovo fidanzato. Cosa da ragazze della sua età, che si trasformano in esperienza, in percorsi di vita, in scelte consapevoli.

Eppure il percorso di vita di Sara, era già stato minato da tempo,  vittima di quello “stalking” che il suo ex fidanzato, Vincenzo Paduano, le perpetuava da quando la loro relazione – durata poco meno di due anni – era giunta al termine, eppure lui non accettava che lei avesse intrapreso una nuova conoscenza con un altro ragazzo. C’era stato anche un episodio di violenza, che però la ragazza non aveva denunciato. Questo è quanto emerge dai racconti delle amiche di Sara.

Lui, Vincenzo Paduano, 27 anni, guardia giurata, che alla fine ha ammesso il delitto, quello consumato sabato notte, alle prime luci dell’alba, dopo aver seguito la ragazza, che rientrava da una serata con un’amica e quel nuovo ragazzo che stava frequentando. L’ha speronata, costretta a fermasi, aggredita, e poi uccisa.

Sembra che l’uomo controllasse gli spostamenti della giovane donna, attraverso un’applicazione installata sul telefono della ragazza. Grazie a quella, l’uomo quella sera seppe dove fosse Sara, e pertanto gli fu semplice attenderla lungo il tragitto che la riportava a casa.

Paduano aveva con se una bottiglia di alcool – simbolo questo della premeditazione – e dopo la lite, ha cosparso la macchina del materiale infiammabile e vi ha dato fuoco.

La giovane donna è scappata, ma poi è stata raggiunta dall’uomo che l’ha aggredita, forse strangolata (i dettagli si conosceranno oggi dopo l’autopsia) e poi le ha dato fuoco.

La cosa orrenda, è che Sara prima di essere raggiunta dal suo carnefice, ha incrociato su Via della Magliana, almeno due autovetture, che però sono rimaste indifferenti alla richiesta di aiuto della ragazza. Le telecamere situate in loco, hanno non solo ripreso la scena, ma hanno permesso di rintracciare i veicoli transitati sul luogo, i cui conducenti hanno affermato di non essersi accorti che la ragazza avesse bisogno di aiuto.

Eppure erano le 4 del mattino, su una strada poco trafficata a quell’ora e una ragazza che corre e urla, non costituisce certo una scena “normale”, o degna di indifferenza.

E’ stato il procuratore aggiunto di Roma, Maria Monteleone a dichiarare con perentorietà: “Chi incontra una ragazza in difficoltà, non deve girarsi dall’altra parte,  e che questa morte non sia inutile. Due passanti non si sono fermati, e se Sara invece fosse stata soccorsa, se si fosse chiesto aiuto forse sarebbe ancora viva”.

E se si pensa con quanto facilità si chiamano Polizia e Carabinieri per un banale incidente, allora viene da chiedersi se davvero quella di sabato notte, non sia stata una indifferenza “crudele”, per la serie “faccio finta di non vedere, tanto non tocca a me”.

Sara aveva mandato verso le 3 un messaggio alla sua mamma, dicendole che stava facendo rientro a casa, ma a casa purtroppo, non è riuscita a fare rientro. Erano le 5 infatti, quando il suo corpo è stato ritrovato semicarbonizzato.

Vincenzo Paduano, versando anche qualche lacrima, dopo 8 ore di interrogatorio, ha poi confessato di aver ucciso Sara con premeditazione, oltre ad aver commesso il reato di stalking. “Sono proprio un mostro” – sembrerebbe abbia detto l’omicida. Eppure quella notte, dopo aver commesso l’omicidio, con una freddezza disumana, è andato a lavoro, come se nulla fosse accaduto. Gli indizi degli investigatori erano però già chiari. Le telecamere di una ditta di calcestruzzi,  avevano ripreso alcuni dettagli del luogo, come la presenza dell’auto dell’assassino, sul luogo del crimine.

Ancora un caso di “femminicidio”, l’ennesimo. Come se la donna dovesse essere proprietà di un uomo, come se non fosse una creatura capace di scegliere, di dire no. Incoraggiare le ragazze a denunciare, a chiedere aiuto, potenziare i centri di ascolto, di antiviolenza e di educazione affettiva.

I dati ormai sono divenuti spaventosi, fanno paura. E’ora di investire per davvero tempo e denaro, affinché questo terribile fenomeno, non prenda una china troppo ripida per poterlo fermare.

Simona Stammelluti

Morire a 22 anni, senza un perché. Questa è la storia di Sara Di Pietrantonio, la ragazza morta semicarbonizzata, all’alba di sabato mattina, per mano del suo ex fidanzato, tra l’indifferenza di automobilisti che non le hanno prestato attenzione

Poco più che una bambina, iscritta alla facoltà di economia dell’Università di Roma tre, aveva una vita da vivere, ed un nuovo fidanzato. Cosa da ragazze della sua età, che si trasformano in esperienza, in percorsi di vita, in scelte consapevoli.
Eppure il percorso di vita di Sara, era già stato minato da tempo,  vittima di quello “stalking” che il suo ex fidanzato, Vincenzo Paduano, le perpetuava da quando la loro relazione – durata poco meno di due anni – era giunta al termine, eppure lui non accettava che lei avesse intrapreso una nuova conoscenza con un altro ragazzo. C’era stato anche un episodio di violenza, che però la ragazza non aveva denunciato. Questo è quanto emerge dai racconti delle amiche di Sara.
Lui, Vincenzo Paduano, 27 anni, guardia giurata, che alla fine ha ammesso il delitto, quello consumato sabato notte, alle prime luci dell’alba, dopo aver seguito la ragazza, che rientrava da una serata con un’amica e quel nuovo ragazzo che stava frequentando. L’ha speronata, costretta a fermasi, aggredita, e poi uccisa.
Sembra che l’uomo controllasse gli spostamenti della giovane donna, attraverso un’applicazione installata sul telefono della ragazza. Grazie a quella, l’uomo quella sera seppe dove fosse Sara, e pertanto gli fu semplice attenderla lungo il tragitto che la riportava a casa.
Paduano aveva con se una bottiglia di alcool – simbolo questo della premeditazione – e dopo la lite, ha cosparso la macchina del materiale infiammabile e vi ha dato fuoco.
La giovane donna è scappata, ma poi è stata raggiunta dall’uomo che l’ha aggredita, forse strangolata (i dettagli si conosceranno oggi dopo l’autopsia) e poi le ha dato fuoco.
La cosa orrenda, è che Sara prima di essere raggiunta dal suo carnefice, ha incrociato su Via della Magliana, almeno due autovetture, che però sono rimaste indifferenti alla richiesta di aiuto della ragazza. Le telecamere situate in loco, hanno non solo ripreso la scena, ma hanno permesso di rintracciare i veicoli transitati sul luogo, i cui conducenti hanno affermato di non essersi accorti che la ragazza avesse bisogno di aiuto.
Eppure erano le 4 del mattino, su una strada poco trafficata a quell’ora e una ragazza che corre e urla, non costituisce certo una scena “normale”, o degna di indifferenza.
E’ stato il procuratore aggiunto di Roma, Maria Monteleone a dichiarare con perentorietà: “Chi incontra una ragazza in difficoltà, non deve girarsi dall’altra parte,  e che questa morte non sia inutile. Due passanti non si sono fermati, e se Sara invece fosse stata soccorsa, se si fosse chiesto aiuto forse sarebbe ancora viva”.
E se si pensa con quanto facilità si chiamano Polizia e Carabinieri per un banale incidente, allora viene da chiedersi se davvero quella di sabato notte, non sia stata una indifferenza “crudele”, per la serie “faccio finta di non vedere, tanto non tocca a me”.
Sara aveva mandato verso le 3 un messaggio alla sua mamma, dicendole che stava facendo rientro a casa, ma a casa purtroppo, non è riuscita a fare rientro. Erano le 5 infatti, quando il suo corpo è stato ritrovato semicarbonizzato.
Vincenzo Paduano, versando anche qualche lacrima, dopo 8 ore di interrogatorio, ha poi confessato di aver ucciso Sara con premeditazione, oltre ad aver commesso il reato di stalking. “Sono proprio un mostro” – sembrerebbe abbia detto l’omicida. Eppure quella notte, dopo aver commesso l’omicidio, con una freddezza disumana, è andato a lavoro, come se nulla fosse accaduto. Gli indizi degli investigatori erano però già chiari. Le telecamere di una ditta di calcestruzzi,  avevano ripreso alcuni dettagli del luogo, come la presenza dell’auto dell’assassino, sul luogo del crimine.
Ancora un caso di “femminicidio”, l’ennesimo. Come se la donna dovesse essere proprietà di un uomo, come se non fosse una creatura capace di scegliere, di dire no. Incoraggiare le ragazze a denunciare, a chiedere aiuto, potenziare i centri di ascolto, di antiviolenza e di educazione affettiva.
I dati ormai sono divenuti spaventosi, fanno paura. E’ora di investire per davvero tempo e denaro, affinché questo terribile fenomeno, non prenda una china troppo ripida per poterlo fermare.
Simona Stammelluti

Fiesole, 20 agosto 1923. Aveva 92 anni, Giorgio Albertazzi, che dice addio al mondo, dopo una vita dedicata al teatro

Giorgio Albertazzi - foto Ansa -


E’ morto questa mattina, nella sua tenuta in maremma, Giorgio Albertazzi, che da tempo soffriva di cuore. E’ stato uno dei più grandi attori italiani, e l’ultima sua apparizione sul palcoscenico fu con lo spettacolo “Il mercante di Venezia”.
Insieme ad Albertazzi, fino all’ultimo istante di vita, sua moglie Pia, di 36 anni più giovane di lui, sposata nel 2007, davanti a Valter Vertroni, nella chiesetta sconsacrata di Caracalla, quando lui aveva già 84 anni.
E’ stato un grande maestro del teatro, non solo straordinario attore. Giorgio Albertazzi è stato anche regista, sceneggiatore, traduttore, riduttore di romanzi, per la tv, oltre ad essere autore teatrale.
Dal 1989, portava in scena “memorie di Adriano”, che è stato il suo “lavoro simbolo”, ma sognava un “Romeo e Giulietta”, recitato da vecchi attori, come Valeria Valeri.
Quando parlava di “Memorie di Adriano”, raccontava che “durante alcune battute, si emozionava sempre moltissimo, perché gli ricordavano che stava invecchiando mentre riportava alla memoria la giovinezza che tanto aveva amato”.
Note nostalgiche e malinconiche che però ben si coniugavano con la sua vitalità che sembrava inesauribile, anche quando era stanco e stava male, ma saliva lo stesso sul palcoscenico, perché lì – diceva – si sentiva sempre vivo.
La sua carriera iniziò nel dopoguerra, ma il salto avvenne nel 1956, quando incominciò a recitare con Anna Proclemer, che fu anche sua compagna di vita per un ventennio. Spaziava dai classici, come D’Annunzio a Pirandello, sino agli autori contemporanei, come Camus, Fabbri, Moravia.
Considerato da molti, un attore inquieto, rispondeva sempre a tono, anche alle domande scomode, tanto che quando gli domandarono se fosse o meno credente, lui rispose che “detestava pensare che qualcuno potesse consolare o punire”.
“Le mie consolazioni sono i ricordi” – diceva.
“L’arte è nuda – raccontava – è capace solo di far domande, cui non risponde mai”.
Alla notizia della sua morte, anche il mondo politico ha avuto un pensiero per lui.
Il Presidente Mattarella lo ha ricordato come “un attore versatile ed innovativo che durante la sua carriera, ha saputo unire tradizione e modernità”.
Per il premier Renzi, Albertazzi è stato “un artista contemporaneamente classico e controcorrente”.
E poi è stato Gigi Proietti, che all’Ansa ha raccontato come è stato lavorare con lui: “Dirigerlo è stato come suonare uno Stradivari. Consigli non gliene si dovevano dare, ma se anche glielo si fosse dato, lo accettava e lo seguiva”.
Simona Stammelluti

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Continua il nostro viaggio per conoscere da vicino i candidati che aspirano a governare la propria città. Abbiamo incontrato Angelo Messinese, ultimo in ordine di tempo, a scendere in campo.
Quale motivazione l’ha spinta a candidarsi?
“Principalmente è l ’attaccamento al mio paese la molla che mi ha spinto ad accettare di fare questa battaglia. Ma soprattutto la consapevolezza che il Favara attraversa un momento particolarmente difficile e di fronte a questo ho sentito un grande senso di responsabilità e non mi sono tirato  indietro”.
Perché non si sentiva rappresentato da gli altri candidati? Le ricordo che  Favara non ha mai avuto così tanti aspiranti alla carica di primo cittadino?
“No. Anche se tutti i candidati sono persone rispettabilissime, ritengo che non  abbiano l’esperienza politica e la conoscenza della macchina   amministrativa   che gli possa consentire di, nell’ipotesi di elezione , guidare la città, verso le sfide che attendono il nuovo sindaco”.
A che cosa si riferisce?
“Mi riferisco  al  piano di riequilibrio finanziario che il futuro sindaco dovrà rispettare,  alla situazione dei precari che da qui a poco diventerà esplosiva, alla viabilità cittadina ( PUM),  all’emergenza cimiteriale, la gestione degli impianti sportivi, il mantenimento dei servizi essenziali a favore degli anziani, minori, diversamente abili, mensa scolastica  e a tutti gli altri problemi che il Comune ha”.
D’accordo, sul tavolo tante argomentazioni, non dimentichi che al momento lei è assessore in carica . Cosa avete fatto per risolvere  questi   problemi, e come penserebbe di affrontare questi temi in caso di elezione?
“Non dimentico assolutamente che sono stato chiamato a ricoprire questo quest’incarico in un momento di particolare difficoltà dell’ente. Incarico che ho assunto da un anno ,  consapevole delle immani difficoltà che avrei dovuto affrontare e cosciente che questo sacrificio, da un punto di vista elettorale non avrebbe certo pagato. Altri hanno girato le spalle io non sono fatto così perché ho sempre  anteposto il bene comune al mio mero interesse elettorale. In merito ai problemi che prima ho citato , le dico che prioritariamente conosco la struttura e la composizione del piano di riequilibrio, è penso, anzi sono sicuro, che con una sana gestione amministrativa armonizzata  con la burocrazia comunale rispetteremo le azioni previste dal piano di riequilibrio.
Per gli atri temi, sono convinto che con l’esperienza sin qui maturata (sto parlando del cimitero)con un’efficace gestione delle risorse umane gia presenti, congiuntamente a all’utilizzo di progetti finalizzati, riusciremo a ripartire con la ricostruzione dei loculi. Per quanto attiene la viabilità la mia
Giunta si farà carico della predisposizione  e la realizzazione del nuovo  PUM che prevederà tra le altre cose la realizzazione di aree a  parcheggio che abbiamo gia individuato. Comunque sappi su tutte le questioni abbiamo le idee chiare e in caso di elezione sapremo subito fronteggiare i problemi”.
Lei afferma di avere le idee abbastanza chiare e con  un po’ presunzione afferma  di essere in grado di  risolvere i problemi del paese. Ma in quest’anno di amministrazione ci vuole dire cosa ha fatto
“Io personalmente con la mia delega tra le mille difficoltà sono riuscito a garantire a 68 precari il mantenimento del posto di lavoro, ancora grazie alla collaborazione di tutti i cittadini abbiamo realizzato la raccolta differenziata, raggiungendo addirittura  un riconoscimento prestigioso da parte del Ministero dell’Ambiente e da Legambiente quale miglior comune della Sicilia per raccolta differenziata. Insieme all’università di Palermo abbiamo stipulato un protocollo d’intesa che vedrà Favara centro nevralgico rispetto alla formazione e alla cultura accogliendo  tanti giovani universitari nei locali dell’ex mattatoio, finalmente anch’essi  riaperti e dati fruibili alla città. Infine solo  perché e un progetto  ultimato in questi giorni , la realizzazione di un percorso turistico da fruire con l’utilizzo del trenino elettrico”.
Lei afferma di avere raggiunto questi risultati, ma l’attività amministrativa si è fermata a ciò.
“Abbiamo,dal che se ne dica, operato proficuamente, portando a compimento tanti progetti e iniziato molteplici attività. Sulle iniziative intraprese, in quanto non ultimate non vorrei parlare, ma di quelle ultimate posso dire: abbiamo restituito la biblioteca alla città; riqualificato piazzetta Carmine,  ridefinito i confini di “Favara Ovest”, ancora si è dato vita ai mercatini rionali, la Coldiretti in Piazza Cavour  e piazzetta della Pace, il mercatino delle pulci in Piazza della Vittoria e ultimato l’iter autorizzativo per la metanizzazione…e tanto altro.  Ma la cosa più importante  è essere riusciti a non far fallire questo paese con una sana gestione, mettendo in atto il piano di riequilibrio”.
A questo punto  vorrei stuzzicarla con una domanda provocatoria: si dice che dietro la sua candidatura vi sia la longa manus del sindaco uscente Rosario Manganella, addirittura si vocifera che nell’ipotesi di una sua elezione diverrà il suo vice sindaco?
“Fermo restando il mio affetto e il rapporto umano che mi lega al mio sindaco, è doveroso precisare che il sindaco uscente è un esponente del PD e come tale concorre con propri candidati all’elezione al consiglio comunale. E’ chiaro quindi che Rosario Manganella potrà diventare  vice sindaco solo se la Bruccoleri vincerà le elezioni”.
Un chiarimento su una sia proposta che è parsa risuonare troppo eclatante. Mi riferisco al progetto di riapertura della scuola media Mendola entro un anno dalla sua elezione. Non le sembra azzardata come spot?
“Non è uno spot, ma oltre a riaprire la scuola, i locali in eccesso  saranno utilizzati anche come uffici comunali e questo ci consentirà di ridurre sensibilmente  i costi degli affitti che attualmente il comune sostiene, ampliamo le aree destinate a parcheggio anche nelle  ore notturne in occasione dei numerosi eventi che si creano a Favara. Contestualmente abbatteremo le mura della villa  Stefano Pompeo per un a diversa e migliore fruizione di questo incredibile spazio affinché possa diventare per i giovani  un altro luogo di aggregazione sociale”.
Come di rito ora le faccio l’ultima domanda: perché i cittadini di Favara devono votare Angelo Messinese?
“Chiedo di essere votato perché ritengo essere un uomo politico che ha guardato sempre agli interessi della sua Città, ha provato ad impegnarsi a risolvere taluni problemi del paese, alle volte riuscendoci alle volte no; oggi penso che la mia esperienza, sin qui maturata, può essere messa a disposizione del paese. Chiedo di essere votato perché sin d’ora prometto alla cittadinanza di non sottrarmi  dall’ impegno giornaliero per la risoluzione dei problemi del paese e lotterò con tutte le mie forze per  mantenere e possibilmente stabilizzare i precari della pianta organica del comune di Favara”.
Grazie e in bocca al lupo!

Da marzo si erano aggravate le sue condizioni di salute e negli ultimi giorni si era reso necessario il ricovero in una struttura ospedaliera che fosse adeguata alle sue condizioni. Una clinica, dove non erano previste visite

Marco Pannella, leader dei radicali, conviveva ormai da tempo con due tumori ai polmoni e al fegato, e da quando si erano intensificate le notizie sul suo aggravamento, erano state tante le manifestazioni di affetto che avevano investito il politico, ed anche Sua Santità il Papa, gli aveva inviato il suo libro “Dio è Misericordia”, in occasione del suo ottantaseiesimo compleanno.
Anche il premier Renzi era stato a fargli visita presso la sua abitazione, insieme al candidato a sindaco Roberto Giacchetti. Ma anche Berlusconi, Brunetta ed il presidente Giorgio Napolitano.
Un augurio di pronta guarigione era giunto a Marco Pannella, per iscritto, con una lettera dal suo amico Dalai Lama, che il politico aveva conosciuto in diverse occasioni.
E poi le tante telefonate con le quali i politici hanno raggiunto Pannella, per ringraziarlo delle “battaglie politiche” combattute sino allo stremo. Una telefonata era giunta anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, così come anche i presidenti di Camera e Senato.
Anche i social network sono stati un mezzo per far giungere un pensiero a Pannella, subito dopo il suo ennesimo ricovero, e l’hashtag #Pannella è divenuto subito topic. Pannella era molto attivo in rete e il suo ultimo retweet risale a poche ore prima di morire.
Muore dunque il leader radicale, colui che ha lottato tutta una vita per i diritti civili. Il suo partito, il Partito Radicale è senza dubbio il più longevo della storia della Repubblica, quello che ha superato indenne circa 60 anni di politica italiana. Mai travolto da inchieste, mai uno scandalo, ma in tv ci finiva per il suo accanimento verso i diritti e finiva per far sciopero della fame e della sete pur di essere ascoltato.
Sempre all’opposizione del potere per carattere, oltre che per scelta ponderata, ha sempre cercato – tra successi e sconfitte – di tenere vivo il dialogo sulle libertà civili, sulla giustizia e sullo Stato di diritto, attraverso battaglie spesso infinite, che in comune avevano la parola “legalizzazione”. Parliamo di divorzio, aborto, abolizione del servizio di leva obbligatorio, eutanasia, legalizzazione delle droghe leggere, abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, abolizione della pena di morte, referendum per la “giustizia giusta”, amnistia.
E l’ultima in termini cronologici  – ed ancora in corso – la battaglia per far codificare all’ONU, il diritto umano alla conoscenza.
E’ morto senza dubbio un guerriero, un politico di quelli che non sapeva cosa significasse arrendersi, che pur di non farlo scioperava di fame e di sete, affinché potesse essere ascoltato. Si è sempre ispirato a metodi di lotta “non violenta” come quelle di Mahatma Gandhi o Martin Luther King. Una vita politica lunga piena di svolte, di cultura e di passione.
Entrò alla camera come deputato nel 1976 per poi essere rieletto nel 79, 83 e 87. E’ stato un leader stimatissimo anche dai suoi avversari politici. In tanti avevano chiesto per lui un seggio come senatore a vita, ma Marco Pannella è morto senza aver ricevuto quel riconoscimento.
Anche i leader europei stanno in queste ore inviando i tanti messaggi di cordoglio, per omaggiare quella che è stata la sua forza a tratti sovrumani, per la difesa dei diritti e della libertà.
Diceva che se si vuole approfondire il senso della vita, bisogna avere il culto della memoria, che può essere una dote “anche materiale”.
Ha sacrificato pezzi di vita, per un ideale “tutto intero”.
Simona Stammelluti

Il 13 e 14 maggio scorsi si è svolto, presso la Real Basilica Pontificia di San Francesco di Paola in Piazza del Plebiscito a Napoli, un seminario intensivo dal titolo “La violenza psicologica nella coppia. Cosa c’è prima di un femminicidio”, organizzato dalla Dr.ssa Maria Esposito, Psicologa di origini montaltesi, in collaborazione con l’Associazione “Iniziativa Sangiorgese”, e patrocinato dall’Associazione Italiana Mediatori Familiari

Il seminario ha visto alternarsi diversi ed importanti professionisti provenienti da tutta Italia, che hanno permesso ai corsisti – anch’essi di diverse zone d’Italia – di avere una visione d’insieme sulla tematica affrontata, toccando gli ambiti psicologico, giuridico e sociale.
Le due giornate hanno avuto inizio con la visione di foto, realizzate dalla fotografa Carmela Paonessa, che ritraevano donne che subiscono, o hanno subìto violenze, abusi o maltrattamenti.
Le relazioni degli esperti, hanno tutti avuto come fulcro principale, l’importanza della qualità della comunicazione nella coppia, oltre al fondamentale ruolo svolto dalla mediazione familiare, nel sedare i conflitti, così come ha spiegato durante il suo intervento in apertura di convegno, la D.ssa Cristina Ciambrone, mediatrice familiare e Consigliera regionale dell’Aimef Calabria.

Altro importante argomento trattato nel meeting, è stato lo stalking, fenomeno sempre più in auge, che il Dr. Fabio Delicato, Psicologo forense, CTU della Procura della Repubblica di Napoli, ha trattato anche portando ed analizzando una sua personale recente ricerca, in cui indaga l’incidenza dello stalking nel Sud Italia.
Altra importante relatrice dell’intero seminario è stata la Dr.ssa Monica Bonsangue, Psicologa e Presidente PLP Lombardia, che, basandosi sulla sua esperienza personale nel trattare casi di violenze e maltrattamenti, ha relazionato in entrambe le giornate su definizione, analisi ed interventi riguardo alla violenza psicologica nella coppia, presentando anche il suo libro di recente pubblicazione e mostrando della audio/video registrazioni di casi reali di violenze raccontate direttamente dalle vittime o dai loro parenti.
Nella seconda giornata di seminario, è stata la D.ssa Simona Di Matola, Psicologa e Presidente PLP Campania, a relazionare sugli aspetti psicologici della violenza nella coppia.
E poi ancora argomenti trattati come il ruolo che svolgono i servizi sociali nel conflitto di coppia, spiegato dalla D.ssa Ornella Vavalà.
Gli aspetti legali del conflitto di coppia, sono stati trattati dall’Avvocato Biagio Cepollaro.
La Dr.ssa Virginia Ciaravolo, Psicocriminologa e Presidente dell’Associazione Mai più violenza infinita, da Roma ha portato il suo contributo parlando dei profili psicologici del carnefice e della vittima.

Infine, la Dr.ssa Maria Esposito ha voluto sentitamente portare  il racconto di una figlia della terra di Calabria, Lea Garofalo, che, non solo ha subito violenze, abusi e maltrattamenti dal suo ex compagno, ma è stata addirittura barbaramente uccisa dallo stesso. Oltretutto, in questa storia, oltre alla testimonianza di un femminicidio, si aggiungeva quella di un omicidio a sfondo mafioso.
“Il momento del racconto della storia di Lea Garofalo – dice la Dr.ssa Esposito, intervistata alla fine del convegno –  ha commosso ed emozionato tutti gli astanti, poiché pochi conoscevano la vera storia di questa donna coraggiosa oltremodo nel ribellarsi ad un sistema potente, inattaccabile. Ho sentito telefonicamente Marisa, la sorella di Lea, che ancora ringrazio di cuore per avermi fatta entrare nella vita di sua sorella e nei ricordi che lei serba di Lea. Per me è stato un vero onore poter essere la portavoce di una storia che, seppur tragica, ha comunque un messaggio bello e positivo. Marisa mi ha anche inviato una lettera che Lea scrisse all’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, prima di morire, ed in cui manifestava il suo grido di aiuto e di dolore. E’ stato un meraviglioso seminario in cui gli scambi umani e professionali sono stati molti e di sicuro replicheremo”.
I corsisti provenivano dal Nord come dal Centro e dal Sud. Erano variegati: avvocati, psicologi, mediatori familiari, studenti, allievi dell’Arma dei Carabinieri, che hanno chiesto di essere presto ricontattati per nuovi ed interessanti seminari.
Simona Stammelluti

Chi non ha mai canticchiato
che poliziotto Johnny bassotto,
come una freccia nella note schizza via,
passa dal tetto, entra nel letto,
d’ogni bimbo che racconta una bugia
“.

Per noi che eravamo bambini negli anni ’70 questa resta una sorta di “colonna sonora” dei pomeriggi nei quali la tv ancora forniva motivi di svago.
Lui, Lino Toffolo, la rese celebre incidendola sul lato A di un 45 giri nel 1976. Il testo era del grande Bruno Lauzi con musica di Pippo Caruso.
E morto lunedì sera nella sua Venezia, Lino Toffolo, 82 anni, simpatico cabarettista, mai uno scandalo, che aveva calcato le scene tra gli anni ’70 e ’80.
il suo esordio fu proprio a Venezia, con la Compagnia dei Delfini . Era la metà degli anni 60, quando lo stesso Toffolo incominciò anche a  comporre canzoni e a collaborare con la Rai, per una trasmissione radiofonica.
La sua carriera però decollò a Milano, al “Derby Club” come cabarettista, dove divenne subito famoso. Era lo stesso locale dove si esibivano Cochi e Renato ed Enzo Jannacci, con il quale stinse una gran bella amicizia. In quel periodo, a Milano conobbe Bruno Lauzi, proprio mentre sul palco del Derby dette vita al personaggio dell’ubriacone veneto. Ma in quel locale cantava anche, Toffolo, tanto che ottenne il suo primo contratto discografico, incidendo il 45 giri “Na brombola impissada”, mentre sul lato B vi era “Non la vogio no”.
Era il 1964, quando Toffolo partecipò insieme a Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Silverio Pisu e Otello Profazio alla trasmissione tv “Questo e quello, cantando la canzone anarchica, “Addio a Lugano.
Nel 1966 pubblicò il suo primo disco nel quale c’era anche la canzone “Gastu mai pensà, che Jannacci tradusse poi in italiano con il titolo “Hai pensato mai.
E negli anni settanta arrivò Johnny Bassotto, quella che all’epoca fu la più famosa canzone per bambini, usata poi come sigla di un programma televisivo domenicale legato alla Lotteria Italia.
Eppure la canzone che lo rese più noto fu quella incisa negli anni 80, precisamente nel 1984, che si intitolava “Pasta e fagioli”.
Recitò anche in alcuni film, durante la sua carriera; da ragazzo ebbe un piccolo ruolo nel film “I vitelloni” di Fellini, ma tra i più famosi si ricordiamo “Brancaleone alle crociate”, di Mario Monicelli e “Yuppi du” nel quale recitò al fianco di Adriano Celentano.
Nel 2006 diresse un suo film, “Nuvole di vento”, ma era già fuori dal circuito da oltre un ventennio, e quando gli chiedevano come mai, si fosse defilato proprio dal mondo del cinema, lui rispondeva che “in Italia la comicità è sempre più legata al volgare” e che gli ultimi copioni che gli erano arrivati erano “vergognosi”. E poi aggiungeva che per necessità avrebbe fatto forse qualunque cosa, ma che nella vita lui “faceva solo quello che lo divertiva”.
Aveva fatto tutto, nella sua carriera Lino Toffolo, e in queste ore rieccheggiano i ricordi, di un artista discreto nei modi, ricco di talento e di simpatia.
Simona Stammelluti


A distanza di dieci anni, Calogero Martello riprova la corsa a Sindaco di Porto Empedocle. Perchè questa scelta?
“Porto Empedocle oggi vive uno dei suoi momenti economici e finanziari peggiori; le casse del Comune sono vuote e siamo in procinto di essere dichiarati dissestati. Difronte a queste difficoltà, poiché sono nato e cresciuto e lavoro a Porto Empedocle, che amo tantissimo, ho ritenuto giusto impegnarmi in prima persona e contribuire a risollevare le sorti della mia amata città”.
Come intende contribuire nel concreto?
“In primo luogo, occorre in maniera responsabile effettuare una ricognizione certa della situazione contabile del Comune e quindi procedere con un risanamento delle finanze pubbliche. Ciò passa attraverso anche una rinegoziazione del nostro debito, una maggiore attenzione al prelievo fiscale di competenza comunale, senza vessare i cittadini e ad un maggiore rigore nella spesa pubblica, garantendo alla città i servizi essenziali quali il trasporto pubblico, i servizi scolastici, l’assistenza sociale ai bisognosi ed alle fasce deboli. Direi più sociale e meno feste”.
Questo è sufficiente?
“A questa politica di risanamento dei conti pubblici, occorre poi affiancare una politica di programmazione a medio e lungo termine, che tenga conto delle potenzialità produttive del nostro paese. Ci chiamiamo Porto Empedocle proprio perchè abbiamo un porto di livello, che può fungere da volano sia per il sostegno alle industrie che per il sostegno alle attività turistiche. Senza contare che deve essere incentivata e tutelata la nostra secolare attività peschereccia”.
Può essere più specifico?
“Negli ultimi dieci anni, il dibattitto politico empedoclino si è concentrato sul tema rigassificatore si, rigassificatore no. Oggi bisogna capire se ed in che termini questo impianto di rigassificazione sarà realizzato ed, in caso contrario, come utilizzare al meglio questa aerea. Fermo restando che mi pare di capire vi è anche un interesse dell’Italkali per un impianto di verticalizzazione dei sali potassici. Il che dimostra, ulteriormente, che quell’area può essere destinata solo ed esclusivamente ad attività di tipo industriale o a supporto del porto”.
In che senso?
“Nel senso che il nostro porto occupa una posizione di assoluto rilievo e centralità nel Mediterraneo, crocevia dei traffici commerciali da e verso l’Oriente, attraverso il Canale di Suez. Fornire logistica a questo flusso di navi significa creare posti di lavoro, centinaia di posti lavoro”.
Quindi lo sviluppo di Porto Empedocle passa attraverso una nuova fase industriale?
“Più che di fase industriale, io parlerei di una nuova fase produttiva, che si snoda lungo tre dorsali: l’area a riempimento, il porto ed il litorale verso Realmonte. L’area a riempimento può essere destinata solo ed esclusivamente ad insediamenti di tipo industriale o di logistica, visto che è attaccata al porto; il porto ha sia una vocazione ittica, che deve essere salvaguardata e valorizzata, che una vocazione turistica, poiché può ospitare navi da crociera. Il turismo crocieristico, stante anche la vicinanza a due siti culturali di livello mondiale quale la Casa natale di Pirandello e la Valle dei Templi, deve essere assolutamente incoraggiato, attraverso una serie di iniziative imprenditoriali a supporto che possono creare posti lavoro. E’ chiaro che dobbiamo offrire poi una offerta turistica tale da non essere solo transito per questi siti: in questo senso, credo che debba essere programmato un intervento di recupero del nostro centro storico, al fine di creare le condizioni perchè possano essere create nuove piccole strutture ricettive, ristorantini, pub. Il nostro è un centro storico molto bello ma decadente: serve rivalutarlo, ed investire in esso risorse, affinchè diventi un tutt’uno con il porto e con il nascente porticciolo turistico”.
E le risorse economiche per farlo?
“Uno dei maggiori gap delle pubbliche amministrazioni è quello di conoscere poco il mondo dei finanziamenti europei. L’Unione Europea destina ingenti quantità di denaro per queste iniziative: occorre conoscere i bandi e sapere fare progetti innovativi e ammissibili. Nessun ente pubblico può esimersi dall’avere un Ufficio Europa, perchè i trasferimenti statali e regionali diminuiscono ed è quindi necessario attingere a nuove forme di finanziamento, anche e soprattutto con il coinvolgimento dei privati”.
Crede che sia possibile evitare il dissesto finanziario?
“Credo che sia necessario provare ad evitarlo.Per farlo, abbiamo necessità di essere aiutati sia dal Governo Regionale sia dal Governo Nazionale. In entrambi i casi, sia per i miei rapporti personali che per il sostegno della coalizione, siamo in grado di essere interlocutori seri sia del Presidente Crocetta sia del Presidente Renzi, atteso che in entrambi i governi due partiti della coalizione che mi sostiene sono autorevolmente presenti”.
Pensa di potere vincere?
“La mia candidatura è la migliore tra i miei competitors. Io non ho mai fatto il sindaco di Porto Empedocle e quindi non ho mai avuto alcuna responsabilità diretta su quanto accaduto negli ultimi anni. Soprattutto, non sono mai stato sfiduciato come Sindaco. E questo la dice lunga sulla mia credibilità a potere essere il migliore sindaco della città”.
In bocca al lupo!

20160514-190018.jpg Incontriamo un altro dei candidati a sindaco di Porto Empedocle. Si tratta di Gianni Hamel che con la lista Cambio di Rotta sfida gli altri candidati- Avv. Hamel, perché di questa candidatura a Sindaco di Porto Empedocle? “Porto Empedocle è la città ove sono nato e cresciuto, un borgo marinaro di cui conosco ogni angolo ed ogni persona e la mia candidatura è proprio frutto dell’amore per questa città e per la sua gente che vorrei vedere più felice e serena. Ed è per questo che voglio mettermi al servizio della mia comunità per spendere i miei talenti e cercare di superare il disastro sociale e finanziario che oggi travolge il Comune”. Quindi una candidatura di servizio senza sostegni politici o dei partiti, non le sembra un po’ Riduttivo? “Io ritengo che la politica, come si diceva al tempo dei cattolici democratici, sia la più alta forma di carità, non ripudio i partiti a cui riconosco il ruolo di strumenti per l’organizzazione democratica e costituzionale della nostra Nazione, ma non posso non rilevare come nella nostra realtà i partiti sono occupati da mestieranti della politica che a tutto pensano tranne che all’affermazione dei valori di cui dovrebbero essere portatori”. Ed allora lei pensa di poter fare una battaglia tutta in solitudine, ma con quali prospettive? “La mia non è una battaglia in solitudine, a mio sostegno ci sono due liste civiche: “CAMBIO DI ROTTA” E “PRIMAVERA EMPEDOCLINA”, due liste composte da persone ricche di entusiasmo e di passione civile, poi ci sono centinaia di amici impegnati che con la loro credibilità, in due giorni, sono riusciti a portare quasi 500 persone a mettere la firma in Municipio per la presentazione delle liste, poi ci sono centinaia di persone disilluse e deluse delle passate esperienze che mi hanno manifestato la loro vicinanza e la volontà di impegnarsi in questa difficile campagna elettorale. Tutto questo é un patrimonio di umanità sufficiente per scardinare le vecchie logiche e riprendere il cammino della ripresa economica e della riorganizzazione sociale”. Sul Piano operativo quali sono i suoi impegni programmatici? “I settori di intervento dovranno essere necessariamente quelli del turismo, della utilizzazione economica dell’ex area industriale e dell’area Montedison collegate al porto e contestualmente il rilancio dell’attività portuale, anche con l’inserimento nei circuiti croceristici, della riorganizzazione della macchina comunale, della motivazione del personale dipendente chiedendo la condivisione delle iniziative di razionalizzazione dei ruoli e delle mansioni, della politica di agevolazione per le nuove attività artigianali, commerciali e produttive, dell’inserimento della città nei circuiti culturali nazionali ed internazionali attraverso il mix della convegnistica collegata ai tour enogastronomici e turistici, la diminuizione della pressione tributaria sui cittadini. Nel contempo non trascureremo la solidarietà che in questo momento di crisi deve avere un ruolo fondamentale”. Ritiene di poter fare qualche cosa per ridare fiducia ai giovani e creare condizioni per l’occupazione giovanile? “Creare lavoro è molto difficile perché la nostra realtà è fuori dai mercati e non esistono risorse disponibili per impegnare i giovani, ma noi ci attiveremo per creare le condizioni per far nascere posti di lavoro attraverso l’attuazione del nostro programma. Sicuramente nessun ragazzo o ultratrentenne privo di lavoro sarà abbandonato a se stesso e alla sua disperazione: creeremo un luogo dove i giovani potranno trovare tutte le informazioni ed i consigli per tentare raggiungere l’obiettivo dell’ occupazione lavorativa, creeremo canali per agevolare esperienze paesi della comunità europea, forniremo l’elenco di tutte le offerte di lavoro presenti nella nostra realtà provinciale (purtroppo poche) ed anche nel resto del Paese o nella comunità europea. Nessuno sarà lasciato indietro e il comune sarà sempre una spalla su cui potersi appoggiare per ricaricarsi di fiducia ed entusiasmo e continuare a sperare che questa realtà prima o poi dovrà cambiare”. In merito alla pressione tributaria sui cittadini come intende operare “Ritengo ormai insostenibile il livello di prelievo tributario sul cittadino, dobbiamo invertire la rotta, operare sulla diminuzione della spesa pubblica e nella prima fase procurarsi delle entrate straordinarie che ci consentano di ridurre il deficit comunale e programmare il futuro”. Uno dei temi più caldi di questi anni è la distribuzione dell’acqua, come intende operare “Premesso che secondo me l’acqua è un bene primario che va assicurato a tutti, anche a coloro che non hanno i mezzi economici per pagare. Io sono per l’acqua pubblica. Comunque nel periodo di transizione mi attiverò, all’interno dell’ato idrico, per difendere i cittadini ed assicurare un costo dell’acqua minimo e fermando il taglio indiscriminato delle utenze idriche per morosità.” Un impegno significativo, ma con quali mezzi potrà realizzare questi obbiettivi? “Li realizzerò utilizzando le risorse del volontariato da tempo sottovalutato e messo da parte nella nostra realtà locale, cercherò di razionalizzare la spesa comunale eliminando il superfluo e privilegiando i servizi, utilizzerò le opportunità comunitarie organizzando uno staff di funzionari comunali che saranno formati nelle pratiche di ricerca e progettuali, offriremo le nostre risorse a imprenditori nazionali o stranieri disposti a investire. Cambierò la mentalità statica e rinunciataria di tanta gente per recuperare energie al servizio della comunità. Il mio motto contro le clientele e le speculazioni sul bisogno sarà questo: “ il bene di tutti alla fine sarà anche il mio bene personale, se tutti ci impegniamo per realizzare un poco di felicità alla fine anch’io sarò felice”. Tanti candidati sindaci in corsa, positivo o negativo “Sicuramente positivo, la gente potrà scegliere. Io mi auguro che i cittadini valutino i candidati e la loro storia, perché al di là dei buoni propositi, programmi e progetti, la loro realizzazione è affidata alla capacità e credibilità delle persone. Spero vivamente di partecipare ad una campagna elettorale serena e costruttiva per dar modo ai cittadini di scegliere il miglior candidato per far ripartire il nostro paese”. Grazie e in bocca al lupo! 20160515-011159.jpg