Home / Articoli pubblicati daSimona Stammelluti (Pagina 39)


Le emozioni.
Sono quelle a volte a pesare tanto, anche durante un concerto.
Un concerto che chi come me ne ha visti un po’, sa bene essere carichi di tanti dettagli, oltre che di tante note.
Il concerto di eri sera nella splendida cornice del Castel Sant’Elmo di Napoli, ospitava uno dei cantanti partenopei più conosciuti al mondo. I suo dischi si vendono anche in Giappone, ma lui resta quello di sempre e si chiede ancora come facciano in così tanti a rovesciargli addosso dosi enormi di affetto, concerto dopo concerto, tanto che ringrazia un gruppo che nasce dall’ammirazione per la sua musica e che porta il nome di Maravilhiosi, dal nome di quello che – a mio parere – resta il miglior album di quel cantautore che conosce l’arte di “cantare piano”.

La terrazza belvedere è piena di appassionati, di amici. E’ piena di persone giunte da tutto il mondo, anche dall’Inghilterra per ascoltare il suo nuovo lavoro discografico che reca il titolo di Origami, ed è proprio Joe Barbieri — figlio di una Napoli che non si stanca mai di regalare piccoli diamanti grezzi che poi riescono ad incastonarsi al meglio nel mondo dell’arte – a spiegare il perché di quel nome.
Il destino ci consegna ai nastri di partenza tutti uguali – dice – poi è la vita che costringe verso delle pieghe, e dunque ci costringe a scegliere come piegarci, verso che forma, e quindi cosa diventare.  E si può mutare fino ad arrivare ad essere dei capolavori“.
Ed ecco allora Origami, che rispecchia la leggerezza impalpabile di quei fogli di carta, che non sembrano avere nulla di speciale, fin quando non diventano capolavori.
E così inizia un concerto nel quale il cantautore, come sempre, non si risparmia. Aspetta che il tramonto completi la sua corsa, per salire sul palco. Preferisce cantare e suonare, anziché parlare. Anche perché lui resta un emotivo e per chi lo conosce bene, non si fa fatica a scorgere quel leggero tremore nella sua voce in apertura di concerto. Poi lui si scalda, così come la sua voce, e allora lascia andare quella che è una delle sue caratteristiche principali, ossia la capacità di cantare innumerevoli “fioriture”, senza forzare mai il suo timbro. Joe Barbieri ha una voce unica, riconoscibile tra mille, uguale a nessuna e – cosa importante – conosce bene la tecnica del “cantare in levare“, caratteristica che di questi tempi, in cui le voci seguono fin troppo la base ritmica, sa divenire un virtuosismo.

Dicevamo che un concerto è fatto di tante cose. Una delle più importanti è senza dubbio l’Interplay, quell’affiatamento e quella complicità che nasce tra i musicisti e che si affina sempre più come nel caso di coloro che ormai da anni, accompagnano Joe Barbieri durante le sue tournée e che – è proprio il caso di sottolinearlo – sanno essere il “complemento di modo” di ogni suo progetto.
Con lui sul palco, che imbraccia la chitarra seduto su uno sgabello, Antonio Fresa al pianoforte, Giacomo Pedicini al basso elettrico, Sergio di Natale alla batteria e Stefano Iorio al violoncello. Un quintetto raffinato e moderno, capace di nuance jazzistiche e di ritmi latini che si sposano benissimo con alcuni testi del cantautore che da sempre parla di amore e di vita, usando però delle similitudini fortunate. Parla di amore che a volte finisce, ma che alla fine riesce a trovare un modo per restare. Melanconia, sì, ma mai tristezza.
Il concerto si apre con “Un posto qualunque“, tratto proprio da Origami e l’atmosfera si fa subito accattivante. Le luci soffuse che vengono fuori da abat-jour che illuminano il palco, sciolgono ogni premessa e si entra così nel vivo del concerto.
La scaletta Joe la sceglie sapientemente e non è un caso che scelga di mischiare i pezzi del nuovo album a quelli passati. I suoi fans infatti apprezzano e applaudono sin dall’intro i pezzi dell’ormai famoso e straordinario “Maison Maravilha“, così come accade quanto intona “Fammi tremare i polsi“.

Durante il concerto Antonio Fresa, che ormai da qualche tempo ha detto addio ai suoi famosi dread, conserva una spiccata capacità di ricamare i pezzi, con il suo modo snello e dinamico di suonare il pianoforte e che durante il concerto di ieri sera, ha regalato la chicca di soffiare in una diamonica, dando un tocco di veracità alla serata.
Molto ben arrangiata, in chiave bossanova, “Belle speranze“, che Barbieri ha scritto per i suoi nipoti, dedicandola alla loro purezza d’animo. Mostra la lettera che suo nipote Massimo ha scritto per lui, e poi canta.
La serata ormai ha preso il via, Joe Barbieri suona la sua chitarra, poi si alza, accenna qualche passo di danza a tempo di beguin.  Non cambia gli arrangiamenti dei suoi vecchi pezzi che però a vedere il pubblico che canta, sono sempre fin troppo attuali, e lo sono perché le sue canzoni diventano di tutti; ognuno si ruba un pezzetto, lo porta via dopo ogni concerto e poi lo riporta al successivo, ricostruendo il puzzle collettivo delle emozioni che solo alcuni artisti riescono a dare.
Dal nuovo album arriva “Scusi signorina“. Joe canta a casa sua, come se fosse affacciato al balcone e regalasse la sua musica alla sua gente, a chi l’ha visto crescere non solo artisticamente. Dedica una canzone a sua moglie, presenta al concerto.
Racconta dettagli di se, del suo modo di fare musica, di come nascono le canzoni. Racconta della sua passione per i viaggi, che sanno essere sogno ed anche utopia, che sono tanto belli, proprio perché alla fine sai dove tornare. Canta al suo pubblico “Itaca“, e poi ancora in chiave samba, “Cosmonauta da Appartamento“. Ci sono contaminazioni nella sua musica, questo è indubbio. Ci sono tracce di Jobim, nel suo “concertare”.Ci sono dettagli che arrivano da “altrove” come se fosse davvero un mix di profumi e sapori, oltre che di suoni. “Zenzero e Cannella“, la dice lunga sul suo modo di miscelare nuance di vita e di sentimenti, di cose da dire e emozioni da provare.

Una fonia impeccabile  sottolinea con i giusti volumi il suono del violoncello di Iorio, che è senza dubbio la scelta migliore che Barbieri fa, quando sceglie i musicisti per il suo modo di fare musica. E’ un quintetto molto esaustivo e musicalmente convincente. Il suono rotondo e ben realizzato, capace di mettere insieme i segnali armonici degli altri strumenti, mentre la base ritmica non manca mai di andare incontro alle necessità del cantautore.
Normalmente, Lacrime di Coccodrillo, Diamoci del tu, Una tempesta in un bicchier d’acqua, Subaffitto; Tutte storie da godere e musica da ascoltare, sentendosi parte integrante di quel momento, che come spesso accade, diventa irripetibile.
Lui non è mai stanco, quando canta e suona. Il bis lo regala perché lo vuole, non solo perché glielo si chiede.
Nel bis arrivano “In questo preciso momento“, “Scusami“,  e sulla splendida “Microcosmo“, lascia ai musicisti lo spazio per un assolo che mostra tutta la bravura e la versatilità di chi della musica ne ha saputo fare un Mondo così piccolo che lo si può mettere in tasca per poi tiralro fuori e goderne in ogni istante. Il pubblico sottolinea il refrain a voce, ed è festa.
Poi accade quel che accade sempre nei concerti del bravissimo Joe Barbieri, e cioè che “finge” di dimenticare le parole di una canzone, il pubblico si infiamma, applaude e si consumano emozioni.
Prima di terminare, Barbieri ringrazia Antonio Meola, amico fraterno, socio e manager, capace di gestire questo artista e il suo mondo nella maniera migliore.
Grazie per avermi concesso la vostra piega, per far diventare questa serata perfetta” – dice Joe prima di congedarsi.
Grazie a te, dico io, per aver cantato anche ieri sera “Pura Ambra”:
“In sere come queste preferisco non pensarti,
mi fa male sapere già solo che esist
i”
Si ferma con i suoi fans, che poi sono i suoi amici, dopo il concerto. Firma i Cd e ringrazia tutti. Resta quel che è Joe Barbieri, un uomo con un cuore pieno di battiti in più, che regala mettendo insieme musica e parole, senza scordare mai che quando arrivi, devi sapere bene, da dove sei partito.
Si ringrazia Carlo Terenzi, per le foto e per essere stato fotografo ufficiale per il Sicilia24h.it
© vietata la riproduzione
Simona Stammelluti


Ennesimo dramma familiare finito in tragedia, questa mattina intorno alle 9,30 in una villetta in Contrada Santa Rita a Montalto Uffugo in provincia di Cosenza, dove Giovanni Petrasso, 53 anni, agente della Polizia Peniteniaria, ha ucciso sua moglie Maria Grazia Russo 48 anni, con la sua pistola d’ordinanza, sotto gli occhi della figlia Alessia, 18enne.
Sul luogo il medico legale Dott. Cavalcanti e i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Cosenza, che stanno in questo momento effettuando i rilievi del caso.
Sembrerebbe che sia stata la stessa ragazza ad allertare il 118 e il 112 su quanto appena successo sotto i suoi occhi. I sanitari una volta sul posto hanno accertato la morte dei due, nulla dunque è stato possibile fare.

Da quanto emerge dalle dichiarazioni delle Forze dell’Ordine, l’omicidio della Russo sarebbe stato consumato nel bagno dell’abitazione, mentre il suicidio poco distante, sarebbe avvenuto fuori dal bagno. Sarebbero stati sparati più colpi.
Come spesso accade, sembra che nessuno abbia sentito niente- malgrado stamane ci sarebbe stata una lite tra i due – come nessuno sostiene nulla di diverso da quello che spesso di ascolta dai vicini di casa in situazioni come queste. A dire dei vicini e di chi li conosceva bene, erano una coppia modello, senza nessun problema apparente. La vittima Maria Grazia Russo, avrebbe fatto questa mattina intorno alle 8.30 una telefonata ad un’amica per mettersi d’accordo circa uno spettacolo che avrebbero dovuto vedere insieme questa sera.
La coppia, aveva anche un altro figlio, Mario, ventiduenne che lavora in Toscana, che ha già ricevuto la notizia dalla sorella della morte dei suoi genitori.
Probabilmente il tutto scaturito da un’ennesima lite, derivante da problemi di coppia, legati forse alla gelosia, che duravano da tempo. Sarebbero state le urla ad allertare la ragazza che è corsa sul posto vedendo la mamma già riversa a terra e suo padre mentre compiva il tragico gesto.
Singolare il post che la vittima Maria Grazia Russo ha pubblicato appena che 20 ore fa, sul famoso social network. Che non fosse che la stessa, aveva un peso sul cuore?
“prega sempre di avere occhi per vedere il meglio
un cuore che perdoni il peggio
una mente che dimentica il male
e un’anima che non perde mai la fede”

AGGIORNAMENTO
Giovanni Petrasso era in concedo dal lavoro da diverso tempo, a causa di uno stato ansioso che perdurava, tanto che gli era stata anche tolta l’arma d’ordinanza, restituitagli solo ieri. Con la stessa, l’omicida-suicida, ha sparato sei colpi, l’ultimo contro di se, alla tempia.
I corpi per i quali è stata disposta l’autopsia, dal magistrato Dott. Tridico,  sono adesso presso l’obitorio di Cosenza.


Tutta Italia è incollata alla notizia, alla voglia di verità che ancora latita dopo 28 lunghi anni, ma che sembra sempre più vicina, soprattutto dopo ciò che è accaduto ieri, quando è stata disposta dal Gip di Castrovillari la riesumazione del corpo di Denis BERGAMINI, morto in circostanze ancora ignote, malgrado la sua morte fosse all’epoca passata come un suicidio.
Leggi qui la notizia
Caso Bergamini. si procede alla riesumazione del corpo
Tutta Italia aspetta la verità, non solo i tifosi, il mondo del calcio che aveva imparato ad amare quel bel ragazzo che si era fatto volere bene da tutti. Aspettiamo tutti di capire cosa sia realmente successo quel 18 novembre del 1989, perché molte cose ancora non tornano, ma presto “torneranno”, al loro preciso posto.
E’ di oggi, la lettera scritta che Donata Bergamini –  presente ieri in aula, quando sono stati anche nominati i periti che effettueranno gli accertamenti tecnico-biologici sul corpo del calciatore – ha scritto a suo fratello.
Ciao Denis,
Come va?
Ieri ho conosciuto quasi tutti coloro che guarderanno e studieranno ogni parte di te rimasta, per scrivere quella verità offuscata per 28 anni.
28 anni di viaggi dall’Emilia alla Calabria, 28 anni di battaglia, 28 anni di ferie alle quali ho rinunciato per utilizzare ogni risorsa economica per una giustizia negata; è vero che sono tua sorella, ma anche per un amico/a se fosse stato necessario mi sarei privata per una volta di un pezzo di pane per contribuire alla ricerca della verità se mi fosse stato chiesto, così come tanti hanno fatto e avrebbero fatto … ma non tutti siamo uguali!
Ricordi Denis che ti dicevo?
Hai sentito ieri, perché tu eri li con me.

Sai che ti dico Dè, ora con il nostro legale Fabio Anselmo in prima linea, pretendiamo che ogni cosa venga analizzata come si deve, basta con le incertezze, questi 28 anni massacranti non sono stati sufficienti per chiudermi la bocca, bastava poco per farmi tacere ….. scrivere la vera verità.
Ehi Denis per la prima volta in un aula di giustizia ho sentito parlare il PM Facciolla, un PM alla ricerca della vera verità come altri avrebbero dovuto fare.
Denis stai tranquillo, perché con l’avvocato Fabio Anselmo non ci sarà fine senza verità.
Hanno ucciso te, ma non chiuderanno la bocca a me.
Ciao Dè

Tutta Italia è incollata alla notizia, alla voglia di verità che ancora latita dopo 28 lunghi anni, ma che sembra sempre più vicina, soprattutto dopo ciò che è accaduto ieri, quando è stata disposta dal Gip di Castrovillari la riesumazione del corpo di Denis BERGAMINI, morto in circostanze ancora ignote, malgrado la sua morte fosse all’epoca passata come un suicidio.
Leggi qui la notizia
Caso Bergamini. si procede alla riesumazione del corpo

Tutta Italia aspetta la verità, non solo i tifosi, il mondo del calcio che aveva imparato ad amare quel bel ragazzo che si era fatto volere bene da tutti. Aspettiamo tutti di capire cosa sia realmente successo quel 18 novembre del 1989, perché molte cose ancora non tornano, ma presto “torneranno”, al loro preciso posto.

E’ di oggi, la lettera scritta che Donata Bergamini –  presente ieri in aula, quando sono stati anche nominati i periti che effettueranno gli accertamenti tecnico-biologici sul corpo del calciatore – ha scritto a suo fratello.

Ciao Denis,
Come va?
Ieri ho conosciuto quasi tutti coloro che guarderanno e studieranno ogni parte di te rimasta, per scrivere quella verità offuscata per 28 anni.
28 anni di viaggi dall’Emilia alla Calabria, 28 anni di battaglia, 28 anni di ferie alle quali ho rinunciato per utilizzare ogni risorsa economica per una giustizia negata; è vero che sono tua sorella, ma anche per un amico/a se fosse stato necessario mi sarei privata per una volta di un pezzo di pane per contribuire alla ricerca della verità se mi fosse stato chiesto, così come tanti hanno fatto e avrebbero fatto … ma non tutti siamo uguali!
Ricordi Denis che ti dicevo?
Hai sentito ieri, perché tu eri li con me.

Sai che ti dico Dè, ora con il nostro legale Fabio Anselmo in prima linea, pretendiamo che ogni cosa venga analizzata come si deve, basta con le incertezze, questi 28 anni massacranti non sono stati sufficienti per chiudermi la bocca, bastava poco per farmi tacere ….. scrivere la vera verità.

Ehi Denis per la prima volta in un aula di giustizia ho sentito parlare il PM Facciolla, un PM alla ricerca della vera verità come altri avrebbero dovuto fare.

Denis stai tranquillo, perché con l’avvocato Fabio Anselmo non ci sarà fine senza verità.

Hanno ucciso te, ma non chiuderanno la bocca a me.
Ciao Dè

Dopo 3 ore di udienza a porte chiuse, il Gip  Dot.ssa Teresa Reggio ha riconosciuto la validità delle motivazione alla base della richiesta dell’incidente probatorio proposto dalla Procura di Castrovillari nella persona del procuratore capo  Dott. Eugenio Facciolla e ha disposto la riesumazione della salma di Denis Bergamini per il 10 di Luglio p.v. C’è stato anche il conferimento di incarico  ai consulenti tra cui due biologi del RACIS di Roma, Dott. Berti e Dott. Santacroce, ai quali il Gip ha fissato in 120 gg il termine entro il quali gli stessi dovranno esprimersi in merito ai quesiti peritali.

Donata Bergamini con il suo avvocato Fabio Anselmo


Al termine dell’udienza il procuratore Facciolla ha dichiarato che “si riprende da dove si era lasciato. Non si vince e non si perde. È un passo avanti, è un passo importante nell’indagine, il giudice ha disposto in base a quanto era stato richiesto dalla Procura, per altro anche la difesa ha perorato questo tipo di attività. Dalla riesumazione mi aspetto qualcosa di rilevante per l’indagine ma non di decisivo
Anche il legale della famiglia Bergamini,  AVV. Fabio Anselmo, rispondendo alle domande dei giornalisti ha dichiarato: “siamo molto determinati, così come anche il Procuratore Capo. Durante l’incidente probatorio faremo tutte le verifiche, saranno delle operazioni complesse. Dalla riesumazione e dalla tecniche moderne ci aspettiamo quello che aspettiamo da 28 anni, la verità”.
E poi Donata Bergamini, sorella del calciatore presente in aula ha  rilasciato anch’ella la sua dichiarazione in queste parole: “io mi aspetto quello che mio fratello ci ha lasciato, il cuore a tutti quelli che cercano e vogliono ancora la verità, e il corpo a Isabella Internò”.

Eugenio Facciolla - Procuratore Capo della Procura di Castrovillari


Ad oggi probabilmente come detto da Facciolla, la scienza potrà fornire conferme o smentire a quelle che sono ancora ipotesi sulla morte del Bergamini, la cui verità stenta ancora oggi, dopo 28 lunghi anni a disvelarsi.
E come disse qualcuno super partes: “la verità vi renderà liberi
Simona Stammelluti

Chi l’avrebbe mai detto, che l’Italia avrebbe battuto la California, che il colosso di Google, avrebbe perso la battaglia legale contro la start up modenese chiamata “Glass up“, che aveva messo a punto degli occhiali hi-tech di ultimissima generazione, protagonisti della cosidetta realtà aumentata che permettono di leggere attraverso lenti speciali, braking news, testi di messaggi ricevuti ed informazioni su strade e musei.

Google ci stava anche lavorando, ma i ragazzi della start up modenese, la GlassUp, lo avevano già realizzato, scatenando le ire del big montaine view, che aveva chiesto di cambiarne il nome e davanti al rifiuto, si è rivolto all’ufficio marchi e brevetti ed è iniziata la battaglia.
Una sorta di scontro di Davide contro Golia, di un leone che in un boccone può mangiare il topolino, ma le cose non sono andate come si sarebbe potuto pensare.
Dopo 5 anni di battaglie legali, durante i quali i rispettivi avvocati hanno dettato le proprie ragioni, alla fine a spuntarla, sono stati Francesco Giantorsio, Gianluigi Tregnaghi – il più grande esperto di realtà aumentata in Italia – e Andrea Tellatin, e la loro Glass Up, il loro progetto che può ad oggi essere considerato un vero e proprio gioiello della tecnologia, della passione e del talento Made in Italy.
Questa è la dimostrazione di come il topolino, a volte, vince davanti ad un leone prepotente, mantenendo la calma, non facendosi intimidire, usando strategia e credendo fortemente nelle proprie capacità che spesso coincidono con i propri sogni.
Simona Stammelluti

Chi l’avrebbe mai detto, che l’Italia avrebbe battuto la California, che il colosso di Google, avrebbe perso la battaglia legale contro la start up modenese chiamata “Glass up“, che aveva messo a punto degli occhiali hi-tech di ultimissima generazione, protagonisti della cosidetta realtà aumentata che permettono di leggere attraverso lenti speciali, braking news, testi di messaggi ricevuti ed informazioni su strade e musei.

Google ci stava anche lavorando, ma i ragazzi della start up modenese, la GlassUp, lo avevano già realizzato, scatenando le ire del big montaine view, che aveva chiesto di cambiarne il nome e davanti al rifiuto, si è rivolto all’ufficio marchi e brevetti ed è iniziata la battaglia.

Una sorta di scontro di Davide contro Golia, di un leone che in un boccone può mangiare il topolino, ma le cose non sono andate come si sarebbe potuto pensare.

Dopo 5 anni di battaglie legali, durante i quali i rispettivi avvocati hanno dettato le proprie ragioni, alla fine a spuntarla, sono stati Francesco Giantorsio, Gianluigi Tregnaghi – il più grande esperto di realtà aumentata in Italia – e Andrea Tellatin, e la loro Glass Up, il loro progetto che può ad oggi essere considerato un vero e proprio gioiello della tecnologia, della passione e del talento Made in Italy.

Questa è la dimostrazione di come il topolino, a volte, vince davanti ad un leone prepotente, mantenendo la calma, non facendosi intimidire, usando strategia e credendo fortemente nelle proprie capacità che spesso coincidono con i propri sogni.

Simona Stammelluti

Attenzione sempre alta sul caso Bergamini, si va verso la verità che orami la famiglia aspetta da 28 lunghi anni e il Sicilia24h seguirà ancora tutte le fasi

Una storia che qualcuno probabilmente ha provato a cambiare nel finale. Ma la vita vera non è una storia che si può raccontare come meglio si vuole e la morte di Denis Bergamini, che quel maledetto 18 novembre del 1989 aveva solo 27 anni, amava la vita e un finale così non se lo aspettava.
A reggere i colpi degli eventi in tutti questi anni, la sua famiglia e sua sorella Donata, che mai ha creduto alla versione data dall’allora fidanzata Isabella Internò che dichiarò che Denis si fosse suicidato buttandosi sotto le ruote del camion che sopraggiungeva sulla statale 106 all’altezza di Roseto Capo Spulico, lì dove, ad una piazzola di sosta, lo stesso giocatore avrebbe parcheggiato la sua Maserati, per compiere quel gesto sconsiderato.
La famiglia Bergamini non si è mai arresa e con il loro legale, l’Avv. Fabio Anselmo, hanno chiesto ed ottenuto la riapertura del caso.
Il Gip di Castrovillari ha dunque deciso che il caso Bergamini si riapre, ha accettato l’incidente probatorio chiesto dalla Procura e ha convocato per il prossimo 26 giugno l’udienza per la nomina dei periti, per la riesumazione del corpo del giocatore, morto il 18 novembre del 1989 in circostanze ancora non chiare.
Questo dopo la riserva di incidente probatoria del legale di Isabella Internò, l’allora fidanzata del calciatore, indiziata numero uno per la morte di Bergamini, indagata insieme all’autista del camion Raffaele Pisano con l’accusa gravissima di omicidio volontario e premeditato con l’aggravante della crudeltà.
Si farà chiarezza dunque, si vuole accertare subito le effettive lesioni scheletriche, le tracce ematiche femminili sulla moquette della Maserati di Bergamini, dentro la quale – secondo fonti degli inquirenti – potrebbe esserci stata un’altra donna, e poi l’ora della morte che risalirebbe a molto prima di quando il camion avrebbe investito Denis Bergamini a Roseto Capo Spulico. E poi anche un esame tossicologico perché la Procura segue sempre l’impianto accusatorio che porta a frequentazioni in un appartamento sito nella città di Rende, sede di festini come quello a cui partecipò Michele Padovano, compagno di stanza di Denis, che sarebbe stato invitato subito dopo il funerale del giovane calciatore, in uno strano ricordo del giovane scomparso. Non in ultimo, l’aggravante della crudeltà e l’ipotesi del soffocamento con sacchetto di plastica.
Si procede dunque a riesumare la verità, non solo il corpo di Denis Bergamini, dopo 28 anni. Una verità che gli inquirenti pensano sia stata depistata dalla criminalità organizzata, e per la quale stanno provvedendo ad interrogare nuovi testimoni.
La verità è sempre più vicina. Serve proprio quella, per far riposare in pace Denis.
Simona Stammelluti

Attenzione sempre alta sul caso Bergamini, si va verso la verità che orami la famiglia aspetta da 28 lunghi anni e il Sicilia24h seguirà ancora tutte le fasi

Una storia che qualcuno probabilmente ha provato a cambiare nel finale. Ma la vita vera non è una storia che si può raccontare come meglio si vuole e la morte di Denis Bergamini, che quel maledetto 18 novembre del 1989 aveva solo 27 anni, amava la vita e un finale così non se lo aspettava.

A reggere i colpi degli eventi in tutti questi anni, la sua famiglia e sua sorella Donata, che mai ha creduto alla versione data dall’allora fidanzata Isabella Internò che dichiarò che Denis si fosse suicidato buttandosi sotto le ruote del camion che sopraggiungeva sulla statale 106 all’altezza di Roseto Capo Spulico, lì dove, ad una piazzola di sosta, lo stesso giocatore avrebbe parcheggiato la sua Maserati, per compiere quel gesto sconsiderato.

La famiglia Bergamini non si è mai arresa e con il loro legale, l’Avv. Fabio Anselmo, hanno chiesto ed ottenuto la riapertura del caso.

Il Gip di Castrovillari ha dunque deciso che il caso Bergamini si riapre, ha accettato l’incidente probatorio chiesto dalla Procura e ha convocato per il prossimo 26 giugno l’udienza per la nomina dei periti, per la riesumazione del corpo del giocatore, morto il 18 novembre del 1989 in circostanze ancora non chiare.

Questo dopo la riserva di incidente probatoria del legale di Isabella Internò, l’allora fidanzata del calciatore, indiziata numero uno per la morte di Bergamini, indagata insieme all’autista del camion Raffaele Pisano con l’accusa gravissima di omicidio volontario e premeditato con l’aggravante della crudeltà.

Si farà chiarezza dunque, si vuole accertare subito le effettive lesioni scheletriche, le tracce ematiche femminili sulla moquette della Maserati di Bergamini, dentro la quale – secondo fonti degli inquirenti – potrebbe esserci stata un’altra donna, e poi l’ora della morte che risalirebbe a molto prima di quando il camion avrebbe investito Denis Bergamini a Roseto Capo Spulico. E poi anche un esame tossicologico perché la Procura segue sempre l’impianto accusatorio che porta a frequentazioni in un appartamento sito nella città di Rende, sede di festini come quello a cui partecipò Michele Padovano, compagno di stanza di Denis, che sarebbe stato invitato subito dopo il funerale del giovane calciatore, in uno strano ricordo del giovane scomparso. Non in ultimo, l’aggravante della crudeltà e l’ipotesi del soffocamento con sacchetto di plastica.

Si procede dunque a riesumare la verità, non solo il corpo di Denis Bergamini, dopo 28 anni. Una verità che gli inquirenti pensano sia stata depistata dalla criminalità organizzata, e per la quale stanno provvedendo ad interrogare nuovi testimoni.

La verità è sempre più vicina. Serve proprio quella, per far riposare in pace Denis.

Simona Stammelluti


Oggi a San Luca, un paesino dell’Aspromonte nella provincia di Reggio Calabria non si vota. E’ il luogo dove lo scorso 11 giugno non è stata presentata alcuna lista per l’elezione diretta del sindaco e il rinnovo del Consiglio Comunale
Era il 2015, quando fu presentata una sola lista “Liberi di ricominciare“, che però non ottenne il quorum sufficiente. Nel 2013 dopo l’arresto del sindaco, il comune venne sciolto per infiltrazioni mafiose. Da allora ad amministrare la cittadina è un commissario nominato dalla Prefettura di  Reggio Calabria, ad oggi riconfermato.
Infiltrazioni mafiose. Queste due pesanti parole che scoraggiano anche i più onesti che ormai sono stanchi per ciò che da sempre accade in quel luogo che ha dato i natali allo scrittore Corrado ALvaro, ma che alla fine è noto per la faida di San Luca, tra i clan che imperversavano nel 1991, culminata con la strage di Duisburg, atto criminale compiuto dalla ‘ndrangheta calabrese.
Le luci sulla Calabria, e ancor più sui paesini dell’Aspromonte come San Luca, sono sempre accese, così come è accaduto pochi giorni fa quando è avvenuta la cattura effettuata dai Carabinieri del superlatitante Giuseppe Giorgi, che era nella lista del Ministero degli Interni dei ricercati di massima pericolosità. Ma non solo. I riflettori sono stati ben accesi anche per l’ormai famoso episodio del baciamano con cui un suo vicino di casa lo ha salutato mentre i militari lo portavano via.
Un episodio sul quale si sono scatenati un po’ tutti, tra Chiesa e Stato, lo stesso Stato che dovrebbe interrarsi per davvero sul perché a San Luca, non ci sono candidati alla carica di Primo Cittadino. Sul famoso “baciamano”, le parole del Vescovo di Locri sono state perentorie: “I cristiani si inchinano solo davanti a Dio“. Ma in quanti vedono Dio lì dove non c’è, quanti attribuiscono poteri massimi a chi è boss di mafia, di ‘ndrangheta, di camorra? A poco sono servite le scuse dell’autore del baciamano che per giustificare il gesto, ha detto di “voler solo salutare un amico che non vedeva da oltre 20 anni”.
Peccato che non ci si meravigli più di nulla, neanche davanti alla mancata dignità di un paese che non sembra non esistere più perché non ha una identità politica, non ha credibilità, non ha più diritti.
E sono gli stessi cittadini di San Luca, che avvicinati da noi giornalisti ci accusano di andare in quel luogo solo quando c’è “la notizia” di ‘ndrangheta, per poi spegnere i riflettori sui reali problemi del luogo“.
Non lo so perché non c’è nessuno che vuole fare il sindaco” – dice un signore anziano al quale poniamo la domanda. Un giovane risponde: “non ne vale la pena candidarsi, per il mondo noi siamo tutti mafiosi, e se ci candidiamo poi alla fine ci sciolgono ogni volta“. Risposte che fanno riflettere, considerato che in questi luoghi della Calabria ci sono problematiche importanti di sviluppo, di occupazione, problematiche sociali serie.
Ma è un cane che si morde la coda. Non rinasce un paese che non ha una proprio gestione, che non ha una persona che prenda delle decisione, che guidi una giunta per far crescere un territorio. Resterà il ricordo di una terra di ‘ndrangheta, di boss che fanno notizia e di urne vuote, perché il braccio di ferro tra Stato ed Antistato, sembra dover durare ancora a lungo.
“La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile.”
Corrado Alvaro
Simona Stammelluti