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Lui, è da sempre la voce unica di Radio Montecarlo, è la voce della notte, è colui che in radio già dalla fine degli anni 80 passava il jazz, regalando così agli ascoltatori, da oltre trent’anni “Musica di grand class”. E dire che lui sembra non invecchiare mai. Ed anche la sua voce è rimasta ad oggi, così limpida, vellutata, accattivante. Lui, direttore artistico del Blue Note di Milano, lui cantante, musicista, produttore; insomma tante cose tutte insieme, ma in porzioni diverse.

Cerisano è un piccolo borgo di 3 mila anime dell’entroterra cosentino, conosciuto da diversi anni per il “Festival delle Serre“, una rassegna che ospita arte e cultura gratuitamente, che mette insieme in pochi giorni ogni inizio di settembre cinema, jazz, teatro, musica classica, arti visive e incontri culturali, e per questo va fatto un plauso al sindaco di Cerisano, Lucio Di Gioia che ieri sera mi è sembrato perfettamente a suo agio nei panni di presentatore tanto del festival quanto della serata in divenire.

E poi c’è un direttore artistico dal nome altisonante, c’è Sergio Gimigliano, conosciuto in tutti i circuiti jazzistici nazionali, punta di diamante del jazz e della musica in Calabria, colui che insieme a sua moglie Francesca Panebianco ha dato lunga e florida vita al “Peperoncino Jazz Festival“, portando in Calabria i migliori nomi del panorama jazzistico italiano ed internazionale e che tanto fa, affinché la Calabria possa avere un suo splendore, un suo piccolo paradiso musicale, divenendo non solo meta di turisti ma anche di quei progetti musicali che quasi mai arrivano al sud, perché di solito al sud è abbinata l’incognita, quell’incognita che invece sparisce quando il rosso dello sfondo del Peperoncino Jazz Festival, infiamma di musica e cose belle.

E non in ultimo ieri sera, su quel palco montato in una piccola e suggestiva cavea, dove il pubblico seduto sulle panche di legno è a meno di un metro dai propri idoli, sono saliti 4  fantastici musicisti. La cosa bella è che quando ne conosci due, perché li hai più volte sentiti dal vivo e non conosci gli altri due, la curiosità sale, esponenzialmente, e ti domandi come sarà quel “concertare”, quale feeling si avvertirà, che tipo di Interplay si consumerà.

Ieri sera per il Festival delle Serre a Cerisano, nella sezione Jazz, sul palco è salito Malcom McDonald Charlton in arte Nick The Nightfly con Francesco Puglisi al basso, Amedeo Ariano alla batteria, Jerry Popolo al sax e al flauto traverso, e Claudio Colasazza al pianoforte.

Lo dico subito, così non ci penso più; Penso che la riuscita di questo progetto, che poi è un excursus su dischi di Nick già realizzati ed un nuovo che esce tra pochi mesi, siano proprio i musicisti che ha scelto, quei musicisti, che sono in grado di creare il giusto equilibrio su quel modo che il cantante scozzese ha, che non è il cantare classico di un crooner ma un modo di mettere insieme il mondo del jazz newyorkese a quel mood che, nella sua voce  – e forse solo nella sua – riesce a divenire atmosfera.

Il look, quell’appeal innato, quel fascino che possiede e che è irresistibile, lo rende l’inimitabile Nick The Nightfly, che da solo è “Montecarlo Night”, che da solo è colui che scrive i pezzi per un nuovo disco e che poi in quintetto, con i suoi musicisti, diventa il successo di una serata in jazz che si ricorda per molte cose.

La serata inizia con un saluto e con la raccomandazione di non filmare nulla, perché, come dice “il concerto va vissuto fino in fondo, va ascoltato con le orecchie e con il cuore“. Poi aggiunge: “è per voi, solo per voi, dunque godetevelo“. Mi è sembrato un ottimo modo di incominciare, e per me, che sono cresciuta con la voce di Nick The Nightfly, per me che l’ho considerato in gioventù un vero mito – considerata la mia passione per il jazz – è stata una bella emozione sentire quella voce dal vivo, con quel suo italiano che ha l’inflessione inglese, ma che è così caratteristica che vorresti non perdesse mai quell’armonia e quell’intonazione.

Il concerto si apre con “I don’t care” e il pubblico è trasportato nell’atmosfera dei club newyorkesi; il pezzo è accattivante, l’esecuzione impeccabile, e l’assolo di sax, pazzesco. Alcuni pezzi regalati dal quintetto sono stati un’anticipazione di un nuovo disco in uscita; un disco che a mio avviso è al contempo un “piccolo viaggio” tra i profumi e le sfumature musicali di alcuni luoghi nel mondo, e poi un invito alla spensieratezza ma anche alla riflessioni su alcune cose belle della vita; dall’amore all’amicizia, da un incontro avvenuto dopo tanti anni ad un bacio, il tutto condito da alchimie musicali, che sono distillato di jazz, ma anche di soul e di pop raffinato. E se anche i testi sono semplici, si sposano bene con la metrica musicale e con le intenzioni dell’artista.

Tra i pezzi presentati ieri sera c’è “New York“, scritto dopo un viaggio nella grande mela e dedicato a Tony Bennett, al suo modo di cantare, al suo stile. Il pianoforte si lancia in un assolo su note alte, spesso svisate e la voce cede piano il passo al sax che ricama il tema con note ostinate.

Il groove è prorompente, tra i musicisti c’è grande intesa, e ogni spazio concesso loro è un regalo fatto al pubblico. Ognuno di loro ha sempre tanto da dire, il groove cambia sera dopo sera e – così come sottolinea lo stesso Nick – ogni modulazione musicale è diversa, ogni assolo è diverso, ma l’intenzione resta la stessa e la sinergia tra loro è apprezzabile. La base ritmica, Puglisi/Ariano è impeccabile, come sempre, e nessuno di loro ha bisogno di strafare per mostrare la classe e la capacità di raccontare un concerto.

il brano “Paris” inizia con un assolo di Francesco Puglisi (musicista siciliano) al basso, che imbastisce l’introduzione del pezzo, che poi si muove su ritmi sudamericani. Nick ricorda che della stesso brano Nicola Conte vi ha fatto una sua vesione. Nel nuovo disco c’è anche una cantante carioca. Il pezzo si chiama “Brazil”; Il pezzo parla della gioia di quella terra, della gente allegra, che balla e che incanta; è tempo di bossanova. Jerry Popolo nel pezzo suona magistralmente il flauto traverso e scopriamo che Nick The Nightfly è il re del “la-la-la”.

Invita il pubblico a fare da coro, a cantare con lui, a modulare le note, riproponendo le sue. Il pubblico non si fa pregare, e poi è così coinvolgente l’atmosfera che si è creata, che si va avanti così per un po’ mentre il quintetto ci prende gusto e non si risparmia.

C’è una parentesi nel concerto dedicata a due omaggi: uno a Lucio Dalla – con cui Amedeo Ariano ha anche suonato – e l’altro a Pino Daniele. Il pezzo di Dalla è “Vita” è completamente riarrangiato; di Pino Daniele sceglie “I say I’sto cca‘”. Legge i testi Nick, non è certo facile per lui cantare in napoletano, non vuole sbagliare. L’esecuzione va presa proprio come un omaggio; il cantante racconta di quella volta in cui in radio, era il 1986, ebbe insieme ospiti Pat Metheny e Pino Daniele.

Il fatto è che Nick The Nigthfly, porta con se la storia della musica, e potrebbe raccontare aneddoti per ore; porta con se quella voglia di vivere che si sposa perfettamente con i colori del jazz che sono molteplici e tutti significativi. Negli omaggi ai due grandi artisti scomparsi è il sax ha far venire i brividi, poi il piano entra decorando i ritornelli ed è subito nostalgia.

Bella la sua riflessione su come ad oggi, “si ascoltano sempre le stesse cose, mentre un tempo, la linfa era la nuova musica, le nuove sonorità, e la curiosità che l’accompagnava”.

Si fa un salto a tre anni addietro, quando Nick scrive un brano – che sarà presente nel nuovo disco – dedicato ad un amico rivisto dopo trent’anni, a cui aveva dato un appuntamento in un pub irlandese, e che non riconobbe a prima vista. Eppure, quell’incontro, dopo che le loro vite erano rimaste distanti per tanto tempo, si consumò dentro una distanza minima, così come accade per le amicizie vere.

Alzate il telefono e chiamate qualcuno che non sentite da un po’, ne avrà piacere”  – raccomanda Malcom. E così arriva una ballata romantica, che inizia pianoforte e voce, poi piano incede la base ritmica, la voce dialoga con il sax ed è proprio il sax a raccontare con un assolo l’intensità di quell’incontro. Avvolge il suono del sax, ti costringe e correre insieme a quelle note, e poi a fermarti, lì, su quelle note alte, come se fossi sull’ultimo piano di un grattacielo dal quale si vede un panorama mozzafiato.

Siate voi stessi, anche perché altro non potete essere poiché nei panni degli altri ci sono già gli altri” – si sorride alla battuta.  Ecco “Be yourself“; Nick The Nightfly imbraccia l’ukulele, perché sì, lui è anche musicista, e questo pezzo lo ha scritto e concepito così, con quella piccola chitarra che ha un suono così irresistibile. Una canzoncina a tempo di swing, che lascia il giusto spazio alle scale ardite del pianoforte e alle spazzole grintose della batteria.

Ma il racconto del nuovo disco non è finito. C’è anche un pezzo “Oh lord” che racconta della storia di un giovane che vive in campagna e che sogna di andare in città. Ecco, cose semplici come un sogno, come l’amicizia, come un viaggio, che però raccontate in musica da questo quintetto diventano appassionate, appassionanti e complete; come se nella musica, in quelle note così ideate e così eseguite, e in quel “tempo” suonato senza sbavature, tutto possa avere un lieto fine.

La verità è che Nick The Nightfly è uno showman a tutto tondo. E’ coinvolgente e quello che fa è pieno di ottimismo, di passione e questo trasmigra nell’ascoltatore che non può che lasciarsi travolgere.

E se gli assoli di basso, sax e piano trovano il giusto spazio, nelle esecuzioni dei brani, il momento della batteria arriva prima del finale. Ariano lo conosciamo bene, sappiamo di cosa è capace. Cassa e rullante si piegano alla sua energia,  in un crescendo di beet che diventano sempre più stretti, e che quando rallenta sembra portarti via con sé…a suo agio in quel sostegno ritmico che non conosce staticità.

Ma che secondo voi li lasciavamo andar via senza un bis? Certo che no!

kiss the bride“… “bacia la sposa” è il titolo del pezzo. Invita le coppie a baciarsi, nelle pause del cantato. E’ festa…una festa in una notte di fine estate, ricamata dai suoi “la-la-la” che alla fine diventano anche i nostri, perché molti refrain restano impigliati nelle orecchie ma anche nella gioia che questo concerto, lascia nell’aria.

Non è divo Nick  Nightfly, è Nick  Nightfly, l’unico, l’inimitabile.

 

Simona Stammelluti

 

 

 

Giovedì 6 settembre e venerdì 7 settembre alle ore 21, nella splendida cornice del giardino di Palazzo Venezia, per la rassegna “Il Giardino Ritrovato”, si terranno gli ultimi due appuntamenti di L’ARCHITETTURA RACCONTA, Conversazioni di Architettura a cura di Sonia Martone direttore del Museo di Palazzo Venezia e Pisana Posocco, docente di Progettazione presso il Dipartimento DIAP della Sapienza, e introdotte e condotte da Orazio Carpenzano, direttore del Dipartimento di Architettura e Progetto della Sapienza di Roma.

Il 6 settembre, l’intervento dal titolo UNA TORRE ROMANA con Franco Purini, si articolerà tra ideazione, disegno e costruzione dell’architettura. Il disegno come strumento creativo e non solo comunicativo. In particolare verrà raccontato il progetto della Torre Eurosky. L’edificio è la casa di abitazione più alta della città, una nuova presenza visiva nel profilo panoramico di Roma. Oltre all’illustrazione del manufatto si metteranno anche in evidenza alcune soluzioni tecniche avanzate, interpretate non solo come soluzioni funzionali sostenibili ma come nuovi caratteri architettonici.

Franco Purini è Professore Emerito di composizione Architettonica e Urbana presso l’Università La Sapienza di Roma, allievo di Maurizio Sacripanti e di Ludovico Quaroni. Dal 1966 ha studio a Roma con Laura Thermes.

Il 7 settembre l’intervento dal titolo PROGETTI, vedrà protagonista  Manuel Aires Mateus. “L’architettura è un’arte incompleta, non è come la pittura o la scultura; ha bisogno di un altro layer per completarsi: la vita”. Aires Mateus costruisce vuoti, disegna spazi, plasma masse così da indurre esperienze spaziali che elevino il visitatore dal banale, per portare ad una situazione di confronto con una realtà più alta.

Lo studio Aires Mateus, che ha sede a Lisbona, è stato fondato da Manuel assieme al fratello Francisco; il loro lavoro ha avuto molti riconoscimenti nazionali ed internazionali, hanno insegnato in più istituzioni, tra cui Graduate School of Design di Harvard, l’Accademia di architettura a Mendrisio e altre in Portogallo.

La rassegna L’ARCHITETTURA RACCONTA,  ha lo scopo di confrontare le voci di studiosi e architetti di chiara fama così da poter affrontare con loro il tema della comunicazione in architettura: come comunicare l’architettura, cosa ci racconta l’architettura, come inserire l’architettura nel dibattito sociale, per capire con alcuni protagonisti, particolarmente impegnati sul lavoro espressivo e poetico, quale lingua oggi parla l’architettura, come questa veicola i valori plastici e spaziali, a quale prezzo per l’ambiente, per la cultura, per il mercato.

Il ciclo di incontri “L’Architettura Racconta”, rientra tra gli appuntamenti di “Il Giardino Ritrovato” che si inserisce nella più ampia cornice di “ARTCITY Estate 2018 arte musica spettacoli a Roma e nel Lazio“, un progetto organico di iniziative culturali. Nato nei musei e per i musei, unisce sotto un ombrello comune, iniziative di arte, architettura, letteratura, musica, teatro, danza e audiovisivo. Realizzato dal Polo Museale del Lazio diretto da Edith Gabrielli, il programma di ARTCITY coprirà l’intera estate 2018, spalancando i confini del Museo, aprendoli ulteriormente all’arte e alla cultura.

 “Il Giardino Ritrovato” ha segnato la rinascita di uno dei palazzi storici tra i più significativi della città. La scelta della rassegna di quest’anno, curata dal direttore del Museo di Palazzo Venezia Sonia Martone e da Anna Selvi, direttore dell’ufficio per il teatro e per la danza del Polo Museale del Lazio, con la collaborazione di Davide Latella, punta sulla dimensione internazionale e sulla commistione tra diversi registri espressivi.

 

 

 

Giudizio Universale. Michelangelo and the Secrets of the Sistine Chapel, all’Auditorium Conciliazione di Roma, ad ottobre: un’occasione di riflessione spirituale  durante il Sinodo dei Vescovi dedicato ai giovani.

 “Giudizio Universale. Michelangelo and the Secrets of the Sistine Chapel”, il primo spettacolo residente italiano, che ha per protagonista assoluta un’opera d’arte, si inserisce negli eventi religiosi del 14 ottobre – in occasione del Sinodo dei Vescovi dedicato ai giovani – con una replica dedicata alle ore 17.00, che accompagnerà il pubblico in un viaggio d’eccezione presso l’Auditorium Conciliazione.  Lo spettacolo, incentrato sulla bellezza dell’arte, offre infatti momenti di profonda riflessione e di spiritualità. Tramite il racconto delle opere Michelangiolesche, della Volta e del Giudizio Universale, ma anche degli affreschi laterali degli altri grandi artisti che contribuiscono a rendere la Cappella Sistina un luogo unico al mondo, l’allestimento offre allo spettatore, un viaggio nella storia più antica del mondo, la Bibbia.

 Il 14 ottobre, Papa Francesco, durante il Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani, proclamerà santi Paolo VI e monsignor Oscar Arnulfo Romero. Il Papa del Concilio Vaticano II Giovanni Battista Montini, morto a Castel Gandolfo il 6 agosto 1978 e beatificato da papa Francesco il 19 ottobre 2014, e il salvadoregno «martire dei poveri», l’arcivescovo Romero, ucciso sull’altare a San Salvador dagli «squadroni della morte» il 24 marzo 1980 e beatificato il 23 maggio 2015, saranno proclamati santi insieme in una cerimonia in Vaticano. Fissato per domenica 14 ottobre, sarà questo uno degli eventi al centro del Sinodo dei giovani, in programma in Vaticano dal 2 al 28 di ottobre.

Per i partecipanti al sinodo, il biglietto speciale è di 12 euro.

Il biglietto promozionale è disponibile anche per le repliche di venerdì 12 ottobre alle ore 17,30 e 21.00 e per lunedì 15 alle ore 11.30 e 20.00

A questo link si possono consultare tutte le repliche dello spettacolo disponibili:

http://www.giudiziouniversale.com/il-calendario/

Si può contattare l’ ufficio promozionale per prenotare i gruppi con questa speciale tariffa.

“Giudizio Universale. Michelangelo and the Secrets of the Sistine Chapel”, ideato da Marco Balich e realizzato da Artainment Worldwide Shows, ha debuttato a Roma il 15 marzo, suscitando ampio interesse nazionale e internazionale: realizzato con la consulenza scientifica dei Musei Vaticani,  per la prima volta mette in scena la genesi degli affreschi della Cappella Sistina. Lo spettacolo dunque si inserisce perfettamente anche in un percorso di carattere spirituale.

Un viaggio straordinario che permetterà allo spettatore di immergersi completamente nelle meraviglie della Cappella Sistina, scoprirne la storia e i segreti e vivere un’esperienza unica grazie al capolavoro di Michelangelo e all’ innovativa modalità di fruizione. Il tema musicale principale dello spettacolo è di Sting, la voci di Michlenagelo è di Pierfrancesco, co-regia Lulù Helbek.

Lo spettacolo ha segnato la nascita di un nuovo genere definito “ARTAINMENT®”, ovvero mettere in connessione il fascino e la bellezza delle più grandi opere d’Arte con i codici emozionali e coinvolgenti dello spettacolo: da un lato l’azione fisica della performance teatrale incontra la magia immateriale degli effetti speciali, dall’altro la tecnologia più avanzata si mette al servizio di un racconto per parole e immagini mai visto prima. L’immersività di proiezioni a 270° porta lo spettatore al centro stesso dell’evento.

Un’esperienza estetica ed emotiva completamente nuova che ha conquistato il pubblico: lo spettacolo ha superato i 130.000 biglietti venduti e le 200 repliche. Un dato che conferma la caratura internazionale dello show, divenuto in poco tempo un riferimento per migliaia di spettatori,  nonché turisti che visitano Roma, sia italiani (il 38%) sia stranieri, con spettatori provenienti da Francia, Spagna, Inghilterra, Germania, Svizzera, Usa, Sud America e dall’Asia.

 Artainment Worldwide Shows, la società che produce lo spettacolo, ha stretto accordi pluriennali con tour operator nazionali e internazionali: è possibile infatti assistere allo show attraverso un sistema audio multilingue in inglese, cinese, francese, giapponese, portoghese, russo, spagnolo e tedesco.

Artainment Worldwide Shows (AWS) è stata fondata nel 2016 all’interno di WSCorp. Nel 2017, la società Overjoy, composta da professionisti italiani di primo piano, ha deciso di investire in AWS credendo nella mission di Artainment.

www.giudiziouniversale.com

Facebook: @GiudizioUniversaleLoSpettacolo

https://www.facebook.com/GiudizioUniversaleLoSpettacolo/

Instagram: @giudiziouniversale_show

https://www.instagram.com/giudiziouniversale_show/

INFO:

Auditorium della Conciliazione – via della Conciliazione, 4t

Dato il grande successo, lo spettacolo sarà in scena per tutta la stagione teatrale 2018/ 2019.

Biglietti acquistabili con diverse modalità

Box Office: via della Conciliazione, 4t – Roma tel.+39.06.6832256
info@ giudiziouniversale.com

 

 

 

 

 

Continua la rassegna “Il Giardino Ritrovato”, che ospiterà domani 1 settembre, alle 21:00 nella splendida cornice del giardino di Palazzo Venezia, il concerto SIGNUM SAXOPHONE QUARTET – 4 Sassofoni per Roma, con: Blaž Kemperle sax soprano, Hayrapet Arakelyan sax alto, Alan Lužar sax tenore, Guerino Bellarosa sax baritono.

 

I quattro musicisti si incontrano a Colonia nel 2006 dove fondano l’ensemble. Dopo la vittoria di numerosi premi internazionali, il SIGNUM si esibisce regolarmente nei festival e nei teatri di tutta Europa. Nel 2013 fa il suo debutto a Carnegie Hall NY e riceve il Rising Stars Award 2014/2015 dalla European Concert Hall Organisation (ECHO), che li proietta sui più rinomati palcoscenici internazionali come Barbican Centre di Londra, Konzerthaus di Vienna, Concertgebouw di Amsterdam, Palais des Beaux – Arts di Bruxelles, Gulbenkian di Lisbona, Festspielhaus di Baden-Baden, Philharmonie di Lussemburgo, Elbphilharmonie di Amburgo, Konzerthaus di Dortmund, Philharmonie di Colonia. Nell’ottobre 2016 il SIGNUM vince il premio “Best Ensemble” al prestigioso Festival Mecklenburg Vorpommern.

Del quartetto la rivista Hamburger Abendblatt ha detto:

“Che siano la reincarnazione dei Beatles?
Quattro musicisti, quattro ragazzi dall’aspetto irriverente e quella stessa sicurezza dei quattro celebri inglesi, salgono sul palcoscenico, infiammando gli animi. Un incrocio tra mascolinità e sensibilità caratterizza la musica dei quattro. La loro perfezione stupenda è diventata un fatto assodato”.

“Il Giardino Ritrovato” si inserisce nella più ampia cornice di “ARTCITY Estate 2018 arte musica spettacoli a Roma e nel Lazio“, un progetto organico di iniziative culturali. Nato nei musei e per i musei, unisce sotto un ombrello comune, iniziative di arte, architettura, letteratura, musica, teatro, danza e audiovisivo. Realizzato dal Polo Museale del Lazio diretto da Edith Gabrielli, il programma di ARTCITY coprirà l’intera estate 2018, spalancando i confini del Museo, aprendoli ulteriormente all’arte e alla cultura.

 “Il Giardino Ritrovato” ha segnato la rinascita di uno dei palazzi storici tra i più significativi della città. La scelta della rassegna di quest’anno, curata dal direttore del Museo di Palazzo Venezia Sonia Martone e da Anna Selvi, direttore dell’ufficio per il teatro e per la danza del Polo Museale del Lazio, con la collaborazione di Davide Latella, punta sulla dimensione internazionale e sulla commistione tra diversi registri espressivi.

 

Il luogo è ideale, la cornice è suggestiva al punto giusto.
L’acustica è perfetta, la rassegna prestigiosa.

Ieri 29 agosto nella cornice accattivante e sofisticata del giardino di Palazzo Venezia in Roma, si è assistito al concerto di Noa e del suo quartetto, nell’ambito della rassegna “Il Giardino Ritrovato“, che si inserisce nel più ampio circuito di “Artcity 2018” che propone innumerevoli iniziative culturali, il cui programma coprirà l’intera estate 2018, spalancando i confini dei musei, aprendoli ulteriormente all’arte e alla cultura.

Tra i fortunati che ieri sera hanno potuto assistere alla performance della cantante israeliana e dei suoi musicisti, c’erano due ospiti speciali, di grande caratura. Seduti in prima fila il maestro Nicola Piovani –  a cui Noa è particolarmente legata da un rapporto di amicizia – e il regista Paolo Taviani.

Una serata  che parte già con l’atmosfera giusta, che si consuma lenta tra musica e parole, tra messaggi di speranza e virtuosismi; il tutto condito dalla verve, dalla simpatia e dalla forza travolgente di Noa, che ieri sera non si è solo esibita, ma ha anche lanciato forte e chiaro un messaggio contro ogni forma di razzismo, di emarginazione e di indifferenza.

Canta in molte lingue: in lingua ebraica, yemenita, in inglese, ed anche in napoletano. Dice di conoscere poco l’italiano ma di amare molto la nostra lingua. Non è vero che lo conosce poco, l’italiano; lo parla bene, aiutata a volte dalla lettura di alcune riflessioni che lei stessa ha scritto.

Il concerto inizia proprio con un saluto “Shalom“, che significa “Pace”. Un saluto accorato, in musica, a cui seguono le sue significative parole di ringraziamento verso il suo pubblico, particolarmente attento ed incantato dalla bravura della cantante israeliana. Noa porta sulla fronte una coroncina, è vestita con un caratteristico abito della sua terra. Ma durante il concerto ne indosserà  un altro, bianco, nella seconda fase del suo coinvolgente concerto.  Un incipit delicato, appassionato che già lascia trasparire le tante sfumature della voce, che seguono la linea melodica, che è capace di raggiungere note acute e pulite. Le appartiene una voce limpida, angelica, ma al contempo magnetica. E’ dotata di una tale versatilità che mai immagineresti che la più famosa cantante israeliana al mondo – il cui nome è legato al film “La vita è bella” di cui lei ha cantato la colonna sonora scritta dal maestro Nicola Piovani – possa essere capace di esprimersi in così tanti generi musicali, che vanno dalla canzone napoletana al blues, dalla musica classica al jazz, dal canto yemenita al pop. E la cosa che più sorprende è che riesce a trovare la giusta intenzione e la giusta energia in ognuno di quei passaggio che ricama magistralmente con la voce.

Non una nota fuori posto, non un’ incertezza. Noa è anche percussionista, compositrice e la sua voglia di esplorare il mondo musicale l’ha condotta sino alla musica di Bach, sui cui famosi concerti, ha scritto dei testi ispirati al cambiamento, all’amore e alla speranza. Racconta come quei testi, così madidi di significato, le siano stati ispirati dal coraggio delle donne israeliane ma anche di quelle palestinesi.   Ma prima di arrivare al suo nuovo lavora sulle musiche di Bach, Noa incanta con “Nothing but a song“. E’ durante il pezzo “I don’t know” – che spesso durante il cantato diventa in italiano “Non lo so” – che si sprigiona un’atmosfera che parte dall’intensità del testo, per poi migrare alla suggestione forte e trascinante di quella voce che tutto può, che canta ogni nota; Perché Noa ci mette tutta se stessa, ci crede, coinvolge tutto e tutti. Chiede al pubblico di farle da controconto, di rispondere a quella sua domanda: “posso sopportare? Le mie ali sono abbastanza forti per volare? Che vento mi aspetta lì fuori?” Non lo so, recita il testo, eppure nella sua espressività che si serve della musica, della sua stessa voce, risiede una grande speranza. Quella che racconta subito dopo, quando parla di quell’essere tutti immigrati; alcuni lo sono nel corpo, altri nello spirito. “La mia casa è una canzone” – dice Noa, e prima o poi tutti saremo su una barca, in attesa di giungere da qualche parte. La voce di Noa è senza dubbio una voce da soprano. Le note le raggiunge senza falsetto. Conosce la tecnica molto bene, ne fa un giusto uso, la utilizza per lasciare il pubblico a bocca aperta ma anche per raccontare il suo mondo, fatto di carattere prorompente, di personalità e di bellezza. Una bellezza che non è solo nei suoi tratti fisiognomici, ma anche nel suo modo di sorridere, di coinvolgere e di avvolgere.

Non è sola sul palco Noa. Insieme a lei ci sono dei musicisti di eccellente bravura. Gil Dor alla chitarra, compositore, direttore musicale, che condivide con la cantante 28 anni di percorso professionale e di amicizia, Adam Ben Ezra al contrabbasso,  e Gari Seri alle percussioni. Sono loro che incorniciano la performance della cantante; sono loro che creano ed imbastiscono il tessuto armonico e ritmico sul quale Noa incide il suo cantato. Sono loro che sfoggiano una bravura durante dei duetti – come quello in acustico bongo e chitarra – o in assoli travolgenti come quello in cui  il giovane Ezra, concede attraverso il suo contrabbasso un piccolo viaggio fatto di melodie arabe, mentre batte sulla cassa, modera l’uso della mano destra sulle corde e con la sinistra delinea la melodia, tutta in controtempo. Momenti di grande musica, di messa in mostra di talento. Noa concede loro spazio, poi torna in scena e canta in napoletano voce e chitarra “Santa Lucia luntana“.

E’ intensa Noa.
Sa fare tutto e tutto bene.
Sale sulla pedana, va davanti alle sue percussioni e si scatena in una della fasi più travolgenti del concerto. Suona con una ritmicità, con una velocità e con una precisione che ci si domanda da dove la tiri fuori tutta quella energia. Lo capisci dopo, quando parla dei testi da lei scritti per la musica di Bach, che quella energia scaturisce dal suo amore per la vita, per suo marito, per tutto quello in cui lei crede. E lei crede nella forza del “guardarsi”. Del guardarsi per capirsi, per non piegarsi a quel mondo che sta cambiando. Un guardarsi oltre il muro, aspettando una luce che brilli oltre il dolore, che possa consegnare un domani, in un mattino che possa vedere cadere tutti i muri.
E’ questo il testo scritto su “largo – concerto in Fa minore di Bach”. Il brano si intitola proprio “Look at me“.  Poi ancora “Little lovin” chitarra e voce, su “Invenzione n. 4 a due voci in Re minore”  e quella conversazione immaginata tra lei ed il suo uomo, l’unico grande amore della sua vita. Delle sonate di Bach, Noa canta ogni nota. Bach diventa jazz, anche, e così la famosa “Badinerie della suite orchestrale n. 2 in Si minore” diventa “No, baby no” nelle intenzioni della cantante israeliana che da sfoggio di grande conoscenza della metodica jazz.

Sul finale Noa canta il blues, come se fosse quello il suo abito migliore.
Ma come si fa a dire quale sia il suo abito migliore?
Tutto ciò in cui si cimenta, è credibile, è adeguato, è dotato di sfumature, di intenzioni, di forma che incanta.

Va via, senza aver regalato quel pezzo che l’ha resa nota al mondo occidentale, che l’ha resa la Noa della “Vita è bella”. Ma c’è spazio anche per quel brano, sul finale, nel bis, prima del congedo, prima dei saluti, prima di quel vuoto che apparentemente gli artisti lasciano quando la musica finisce, ma che si riempie di quelle emozioni che restano sospese, che pian piano ti scivolano addosso, sotto il primo strato di pelle, e poi nelle note che ti rieccheggiano in mente ancora per un po’,  dopo che la musica è finita.

E così arriva “Life is beautiful“. Ci sono ricordi, ci sono piccole commozioni;  tra il pubblico Piovani, attento e coinvolto per tutto il concerto, resta in ascolto come se fosse tutto perfetto, in quel momento, e forse era davvero così.

 “Sorrridi, senza ragione. Ama, come se fossi un bambino. Sorridi, non importa quel che ti dicono. Non ascoltare una sola parola perché la vita è bella così”

E se lo dice Noa, con quella sua travolgente capacità di incantare e di crederci, allora tocca farlo, senza riserve.

 

Simona Stammelluti

Non so se sia meglio non averla mai vista la Cappella Sistina prima di assistere al “Visual Show” GIUDIZIO UNIVERSALE, Ideato da Marco Balich e realizzato da Artainment Worldwide Shows con la consulenza scientifica dei Musei Vaticani.
Per me che la Cappella Sistina l’ho visitata ed ammirata un po’ di anni fa, l’emozione e la spettacolarità – in tutti i sensi – mi ha nuovamente investita, seppur con dinamiche differenti.
Sì perché si viene letteralmente investiti dalla bellezza, e non solo dalle bellezza delle immagini, ma anche dal “come” quelle immagini ti piovono addosso, ti inglobano, ti travolgono, proprio come nel giorno del “Giudizio Universale”, a prescindere se ci si senta più santi o più dannati.
Un po’ dannato lo sarà di certo stato chi questo live show lo ha ideato, riproponendo agli spettatori i passaggi fondamentali della genesi della cappella Sistina.
È senza dubbio un “inno alla bellezza”, lo spettacolo che non ha precedenti e dunque neanche termini di paragone, non ha una regia canonica – ed é questo il punto di forza – che non sembra assolutamente una semplice sfida, ma che nella semplicità dei dialoghi tra Papa Clemente VII e Michelangelo, e nel racconto dei passaggi della Bibbia, lascia spazio alla ricchezza di quelle dinamiche visive che non si può fare a meno di definire fantasmagoriche.
Passi di danza ad opera di performer e ballerini di altissimo livello, che vengono letteralmente fermati e riprodotti nel vuoto tridimensionalmente, giochi di luci e proiezioni, che però non vengono semplicemente riprodotti a 270 gradi sulla volta e sulle pareti dell’Auditorium della Conciliazione di Roma – lo spettacolo sarà Permanente a Roma e sarà in scena per tutto il  2018 e il 2019 – ma sono studiati ad arte per mostrare tutta la maestosità di quel lavoro che venne realizzato da un Michelangelo ormai in là con gli anni, e che in maniera audace, non ebbe problemi a mostrare i nudi perfetti di quelle figure raggruppate in singole formazioni plastiche, che nuotano isolate in disperata solitudine nella tremenda infinità del vuoto.
Ecco…quel vuoto è stato riempito dal regista che ha incastonato ogni immagine riprodotta sulla volta della Cappella Sistina nelle varie fasi della Bibbia raccontate.
La Creazione” è uno dei passaggi più incredibili ai quali si assiste; e poi la separazione del giorno dalla notte, della terra dalle acque che è travolgente. Così come l’uomo e la donna nel Paradiso Terrestre, mentre commettono il peccato originale o ancora il diluvio universale.
L’insicurezza di un’epoca, la totale mancanza di certezze, la deriva che travolge i dannati quanto i beati, e poi anche i simboli della passione; tutto perfettamente accordato con le intenzioni della regia, che a mio avviso ha dato vita alla genialità della narrazione, con accenni di dettagli storici, lasciando che il vero protagonista fosse l’opera d’arte che si trasforma e prende vita trasformandosi in una esperienza visiva ed emozionale, unica.
 
Sembra riduttivo anche parlare di suggestione, perché malgrado sia tutto molto suggestivo, accattivante e sorprendere, in realtà questo nuovo modo di fare spettacolo definito ARTAINMENT®, è capace di mettere in perfetta connessione i codici emozionali che sono talmente soggettivo da sembrare difficilmente campionabili, alla bellezza assoluta di opere d’arte come Giudizio Universale.
Lo spettacolo è nella doppia versione in italiano e in lingua inglese (a mio avviso andrebbero viste entrambe). Nella versione italiana la voce di Michelangelo nello show è affidata al bravissimo Pierfrancesco Favino, e nella versione inglese spicca invece la voce di Susan Sarandon che racconta la Bibbia.
Ad unire in una sorta di meccanismo perfetto tutto lo show, un impianto tecnologico che permette allo spettatore di fare un salto temporale di oltre 500 anni e le musiche, anch’esse maestose, di sfacciata bellezza compositiva, e la colonna sonora d’eccezione, con tema musicale originale firmato dal grande Sting, che è riuscito a musicare e poi a cantare versi in latino e in quel cantato così fascinoso, si conclude un live show che andrebbe visto e rivisto, per scorgerne ogni volta un dettaglio ancora, perché la dinamica ti costringe a tenere gli occhi all’insù, anche, mentre tutto intorno è altrettanta meraviglia.
Io cerco la bellezza, la bellezza é tutto, è la mia ossessione” – diceva Michelangelo.
Lo dice anche in apertura di spettacolo, nel 2018 per volontà di Marco Balich, e grazie a questa geniale idea, la bellezza concepita e creata e forgiata attraverso un’opera d’arte, dopo la visione di Giudizio Universale, diventa anche un po’ la nostra.
Simona Stammelluti

Sarà mercoledì 29 agosto alle 21 nella splendida cornice del giardino di Palazzo Venezia, in Roma, che andrà in scena il concerto Noa & Band, nell’abito della rassegna “Il Giardino Ritrovato“.

Il concerto sarà un viaggio tra le canzoni più note della cantante israeliana. Vi sarà anche una parte dedicata al nuovo progetto su Bach, sulle cui arie Noa ha scritto dei testi originali. Un concerto con canzoni in lingua ebraica, yemenita, inglesi e in napoletano. Con Noa, alla voce e percussioni, ci saranno Gil Dor alla chitarra e alla direzione musicale, Adam Ben Ezra al contrabbasso, e Gari Seri alle percussioni.

“Il Giardino Ritrovato” si inserisce nella più ampia cornice di “ARTCITY Estate 2018 arte musica spettacoli a Roma e nel Lazio“, un progetto organico di iniziative culturali. Nato nei musei e per i musei, unisce sotto un ombrello comune, iniziative di arte, architettura, letteratura, musica, teatro, danza e audiovisivo.

Realizzato dal Polo Museale del Lazio diretto da Edith Gabrielli, il programma di ARTCITY coprirà l’intera estate 2018, spalancando i confini del Museo, aprendoli ulteriormente all’arte e alla cultura.

“Il Giardino Ritrovato” ha segnato la rinascita di uno dei palazzi storici tra i più significativi della città. La scelta della rassegna di quest’anno, curata dal direttore del Museo di Palazzo Venezia Sonia Martone e da Anna Selvi, direttore dell’ufficio per il teatro e per la danza del Polo Museale del Lazio, con la collaborazione di Davide Latella, punta sulla dimensione internazionale e sulla commistione tra diversi registri espressivi.

 

 

 

 

E’ bastata la domanda di mia figlia sedicenne: “Mamma, tu cosa ne pensi?” – per ispirare questo articolo che non è tanto “gossippeggiante” quanto d’opinione. Sì perché essere giornalista di un prestigioso giornale, del cui direttore hai massima stima, oltre che carta bianca, ti consegna la libertà di dire la tua – sì proprio la mia – tutte le volte che ti va, ed oggi, mi va.

La storia sulla quale mia figlia chiede che io mi esprima, è il matrimonio avvenuto pochi giorni fa, tra l’attore e regista Vincent Cassel e la ex modella Tina kunakey. La prima cosa che salta all’attenzione e di cui ovviamente si parla – anche perché credo che ci sia davvero poco altro su cui disquisire – è la differenza d’età tra i due; 51 lui, 21 lei. Lui può essere suo padre, anche a doppio giro. Potrebbe anche essere nonno dei figli di lei, considerato che lei, a soli 15 anni ha lasciato la casa natale per seguire un calciatore, poi un anno dopo si è “seccata”, l’ha lasciato e si è trasferito a Londra, per fare la modella e che tre anni fa, finge di non riconoscere il grande Cassel su una spiaggia in Normandia e quella mossa le frutta una relazione appassionata, sbattuta in primo piano su tutti i social (perché lui è molto vanesio oltre che egocentrico), un matrimonio informale, in un paesino sui Pirenei, con vestito bianco da principessa, con le bolle di sapone al posto del riso e un futuro (?), che manco Cenerentola.

Insomma quando la Kunakey ha deciso che vita fare, aveva l’età che ha oggi mia figlia – colei che mi pone la domanda – e che è agli antipodi rispetto alla Kunakey, (anche in fatto di sfrontatezza) che non scapperebbe con chicchessia (ad oggi), che ha aspirazioni (almeno per ora) diverse che voler sposare un uomo di trent’anni più grande di lei. Certo se venisse tra un quinquennio a dirmi che sposa sulle bianche colline di Dover un miliardario che ha più del doppio dei suoi anni, a me verrebbe solo da dire “good luck”. Perché diciamolo, un po’ di fortuna ci vuole,  non fosse altro che per il fatto che l’amore a vent’anni non è una materia che si mastica con cognizione, ma sai sicuramente come sfruttare un’opportunità, se ti capita, e a oltre 50, invece, con una vita alle spalle, si ha voglia di togliersi qualunque sfizio, soprattutto se si è ricchi e famosi e si pensa di potersi permettere qualunque cosa, anche una moglie ventenne.

Il mondo ovviamente si è diviso in due: gli haters irriverenti e spietati sui social si sono espressi con frasi tipo: “la puttanella opportunista, e il pedofilo cocainomane” ecc ecc. Gli eterni innamorati del gossip soprattutto hanno augurato ai novelli sposi “ogni bene” e poi ci sono quelli come me, che guardano la cosa con il dovuto distacco, che fanno fatica a credere che questo rapporto possa durare “finché morte non li separi” e la motivazione non è tanto la differenza d’età in sé, quanto il fatto che ognuno di loro abbia un proprio vissuto e quel vissuto premerà sul loro rapporto tra un po’. Lui ha come ex moglie e madre delle sue due figlie, Monica Bellucci, e già provare a fare un paragone tra la donna e la “bambina” è impossibile, sotto molti punti di vista,  e poi c’è la realtà che parla, anzi urla quel che è così evidente che se non la vedi allora “non la vuoi vedere”.

E’ facile che una ragazza giovane e bella piaccia ad un uomo che essendo ricco e famoso, ha tutte le armi per poterla tenere legata a sé. L’amore “due cuori e un capanna” sembra non andare più di moda. E’ vero che nella storia sono tanti i casi di  amore tra uomini maturi e ragazzine o tra donna mature e bambinetti; ma quanto sono durati?

Madonna, Brigitte Nielsen, Mick jagger, Mike Bongiorno, Rita Pavone e Teddy Reno, Emmanuel Macron, la Gregoraci con Briatore, Woody Allen, e andando indietro nel tempo, è valso anche per Charlie Chaplin e la O’Neil. Il mondo del Jet-Set di tutti i tempi è costellato di storie simili, ma se ci si sofferma a pensare, c’è sempre un “interesse” che tiene in piedi questi rapporti, almeno per un po’, ed è innegabile. Che si tratti di patrimonio o di prestigio, poco importa … c’è una specie di “imbarcazione” sulla quale viaggiano certi amori, che permette loro di affrontare il mare con “comodità”, non sono certo “zattere” sulle quali per starci di sopra, servono impegno e volontà affinché si possa affrontare il mare aperto.

Ma se vogliamo difendere l’amore e il rapporto, a prescindere dall’età e dal conto in banca e dal ruolo di uno dei due, allora  bisognerebbe accantonare anche il pregiudizio riguardante le coppie in cui è la donna ad essere più grande. Perché spesso si pensa che l’uomo più maturo, può essere mentore, o pigmalione, o consigliere, o protettore, mentre la donna vuole solo togliersi lo sfizio di riscoprirsi donna, rinnovando un desiderio e una vitalità con un ragazzo più giovane.

La domanda vera è: “la nuova signora Cassel, avrebbe dato 50 lire di confidenza a quello che oggi è suo marito, se anziché essere il grande e famosissimo e ricco Vincent Cassel, fosse stato un manovale che scaricava sacchetti di cemento al porto?”

Io non lo so, ma non credo. E’scappata a 15 anni in Spagna con un calciatore, non con su un peschereccio, insieme ad un pescatore. Sempre in -ore finisce, ma con un conto in banca diverso.

Io penso che gli amori per essere sani e per sopravvivere dovrebbero non solo appartenere alla stessa generazione, ma dovrebbero avere più di qualcosa in comune. Non ho mai creduto agli opposti che si attraggono, ma a quell’essere simili, che permette una complicità che ha un valore inestimabile e che a mio avviso, vale più di un panfilo o di un resort. Sono “amori” facili, quelli dove girano tanti soldi, tanto potere, e quelle condizioni dove la formula vincente è “vuoi? Compro!” come diceva lo Zambetti in una famosa commedia all’italiana.

L’amore vero dovrebbe essere scevro da qualunque interesse, dovrebbe sopravvivere rinnovandosi ogni giorno, dovrebbe essere alla portata di tutti, per le intenzioni che racchiude in se è che hanno un valore inestimabile.

E allora alla domanda di mia figlia: “mamma tu cosa ne pensi?”, ho risposto che “potrebbe anche essere che l’età non conti, che il conto in banca di lui non abbia avuto peso,  ma io mi sono interrogata su cosa possa dare Cassel alla sua nuova giovanissma moglie, oltre ai viaggi, ai soldi, alle scarpe firmate e ai gioielli; se il rapporto durerà qualche anno, forse tra qualche anno  lui insegnerà a lei come difendersi da un mondo che alla fine non fa sconti…forse. Lei dal canto suo lo aiuterà a restare nella convinzione che può tutto, che è potente“.

Sì mamma, ho capito…ma insomma questo amore dura o no?“, mi ha incanzato la quindicenne. “Non penso – ho risposto – non penso perché esiste un meccanismo che permette a chi è più giovane di immaginare un mondo che l’altro ha già esplorato, e si finisce per guardare poi verso orizzonti diversi”.

Eppure adesso mi viene da augurare a questi due neosposi un bel po’ di felicità, perché ogni essere umano ne ha diritto, nella speranza che Cassel sappia essere un buon marito, senza dimenticarsi di essere anche un buon padre.

 

Simona Stammelluti

 

AGGIORNAMENTO ORE 5:00 – Dei 10 corpi ritrovati 8 appartenevano al gruppo censito di 17 componenti; i corpi di 3 di loro più la giuda, sono stati già identificati. Dello stesso gruppo, alcuni fortunatamente sono stati tratti in salvo e al momento si trovano ricoverati presso i vari nosocomi della provincia. Si suppone esserci anche un vigile del fuoco tra le vittime che si contano.

La guida che ha perso la vita, De Rasis Antonio, era uomo esperto nel suo lavoro, non certo uno sprovveduto, ma tanto evidentemente non è bastato per salvare sé stesso ed il suo gruppo,  dalla furia delle acque.

Sempre più difficile contare i dispersi, considerato che nelle ultime ore, sembrerebbe che erano tanti i turisti non censiti, ad affollare la zona e le sponde del torrente Raganello.

Sul posto fino a poco fa anche il capo della protezione civile Carlo Tanzi, che ha coordinato i lavori di ricerca e recupero. Presente sul posto anche il Procuratore Capo della Procura di Castrivillari, Eugenio Facciolla.

Si danno il cambio poco per volta i militari presenti sui luoghi,  i Cacciatori dell’Arma dei Carabinieri della Calabria, i Vigili del Fuoco, i sommozzatori, gli uomini della Protezione Civile e del Soccorso Alpino che ne avranno ancora per molto prima di recuperare tutti coloro che sarà possibile portare in salvo, considerato che c’è ancora speranza che in una di quelle gole, qualcuno un po’ più esperto,  possa aver trovato rifugio, una volta calata pian piano la piena.

Le zone impervie, quelle che sono raggiungibili solo a piedi, è stato impossibile praticarle durante la notte, malgrado siano giunti sul posto macchine speciali e illuminazioni particolarmente sofisticate tali da illuminare pienamente la zona. Sono quelle zone che verranno battute appena il sole del nuovo giorno, si affaccerà su quelle vite che ancora sono disperse e sugli uomini incessantemente al lavoro sin da ieri pomeriggio.

Resta ancora da chiarire quali siano state le reali cause che hanno prodotto il muro d’acqua di oltre 10 metri che ha riempito quelle profonde gole, che si sono trasformate in quella trappola mortale per un numero notevole di turisti giunti in Calabria da diverse parti della Campania, della Puglia , ed anche dall’Olanda.

 

AGGIORNAMENTO ORE 11:00 –  E’ appena giunto a Civita il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che ha deciso di avviare un tavolo tecnico di crisi, al quale siederanno il capo della Protezione Civile Carlo Tanzi, di nuovo a Civita, considerato che era andato via alle 5 di questa mattina, e poi tutti i responsabili delle varie forze di Polizia e di soccorso  che stanno operando nella zona, incessantemente, per la ricerca e il recupero dei dispersi che ad ora sono 5. I morti restano 10.

AGGIORNAMENTO DELLE 13.30In salvo tre ragazzi che si davano per dispersi ma che si erano messi in salvo da soli, disertando quell’appuntamento alle gole del torrente Raganello. Si cercavano invano, i loro nomi erano tra i dispersi, ma in realtà non erano sui luoghi della tragedia.
I morti restano 10. Sembrerebbe che tutti le persone che erano da cercare, siano state rintracciate. Molti dei feriti sono in discrete condizioni, tranne la bambina trasportata a Roma in elisoccorso che aveva tracce di detriti all’interno dei polmoni.
La procura di Castrovillari ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, così come espresso dal procuratore Eugenio Facciolla.

Simona Stammelluti

Tragedia dopo la piena del Torrente Raganello, all’altezza della gola “ponte del diavolo”, a causa del maltempo

 

L’unico gruppo censito nella zona che fa parte del Parco Nazionale del Pollino, nel Comune di Civita (Cs),  era uno composto da 17 persone inclusa la guida del posto. 

I  corpi recuperati al momento sono 10, 4 donne di cui una ragazza giovane e 6 uomini, ma Il numero è destinato a salire considerato che c’era un numero imprecisato di escursionisti “fai da te” di cui si disconosce il numero esatto, tra cui tanti turisti giunti da tutta Italia.
Pertanto anche il numero esatto dei dispersi è ancora approssimativo. 

L’ondata di piena dovrebbe averli travolti nel primo pomeriggio.

I corpi recuperati giacciono adesso in una palestra messa a disposizione dal comune di Civita. La scena è raccapricciante e i familiari delle vittime, sono in condizioni di grande sgomento e dolore.

Sul posto un gruppo di lavoro incessante, uomini della Protezione Civile, Vigili del Fuoco, sommozzatori e Soccorso Alpino.

A coordinare i lavori, la Procura di Castrovillari, guidata dal dott.  Eugenio Facciolla.

Aggiornamento ore 00:30 – i Carabinieri del nucleo Operativo di Cosenza, intenti nell’identificazione delle vittime. Nulla di invariato circa il numero degli altri dispersi.

Simona Stammelluti