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Quindi ennesima fuga di migranti da centro di accoglienza Villa Sikania a Siculiana sulla strada statale 115, avvenuta pochi minuti fa, sfuggendo agli uomini dell’esercito e della polizia. Diversi sono i clandestini che se la sono data a gambe, scappando, inseguito dai poliziotti – così come si vede nel video – e non si sa dove andranno, considerato che dopo la fuga si sono dispersi. Si spera possano essere rintracciati per essere ricondotti nel centro di accoglienza.

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Il “super” assessore all’ecologia, Davide Romeo, ha presentato le sue dimissioni alla sindaca Anna Alba. A darcene comunicazione è lo stesso interessato che precisa “adesso dovrà decidere Anna Alba”.

Sono dunque dimissioni non protocollate molto probabilmente frutto di qualche mal di pancia all’interno della giunta. Ipotizzabili le invasioni di campo nella delega all’igiene pubblica da parte della collega più dinamica Maria Laura Maggiore.

Davide Romeo è stato nominato poche settimane fa perché doveva trovare le soluzioni opportune al problema dei rifiuti. Suo il progetto della futuristica partecipata multiservizio, quando sono in atto situazioni gravissime per la collettività favarese.

Sesta edizione del Sicilymovie – Festival del cinema di Agrigento che si svolgerà dal 22 al 25 luglio nella suggestiva cornice della Valle dei Templi. Il Festival internazionale, dedicato a cortometraggi, documentari e videoclip, si inserisce nella rassegna di eventi “Un’estate mitica alla Valle” promossa dal Parco archeologico e paesaggistico Valle dei Templi diretto da Roberto Sciaratta.

A sfilare sul red carpet, allestito nel cuore del sito del patrimonio dell’Unesco, saranno i registi finalisti che hanno superato la selezione di oltre 750 opere provenienti da 50 paesi in tutto il mondo e che si contenderanno l’ambita statuetta Demetra nelle seguenti sezioni: miglior corto, corto di animazione, documentario, IFAD/COPEAM Award, videoclip a tema libero ed Around Sicily, categoria con l’obiettivo di premiare spot e videoclip che valorizzino il territorio siciliano.

Lo sponsor ufficiale del Festival è l’IFAD, il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo delle Nazioni Unite che, in collaborazione con la COPEAM, Associazione che riunisce le radiotelevisioni pubbliche del bacino del Mediterraneo, offriranno nel corso delle diverse serate una selezione di filmati che illustrano tematiche di rilievo come lo sviluppo rurale nei paesi in via di sviluppo e soprattutto emozionanti “storie di cambiamento”.

Il direttore artistico, il regista Marco Gallo: “Il nostro non si propone soltanto come un Festival di cinema ma intende coinvolgere anche l’arte, la musica ed ha come obiettivo quello di essere un volano per il turismo siciliano. Portare un Festival del cinema alla Valle dei Templi è sempre stato il mio obiettivo, abbiamo lottato lo scorso anno per l’emergenza sanitaria e continueremo a farlo quest’anno. Le opere in concorso, i nostri ospiti, il Red Carpet e la statuetta Demetra sono tutti elementi che danno rilievo, cultura e prestigio ad un evento che si svolge in uno dei posti più belli al mondo e per questo non posso che essere riconoscente al direttore del Parco Roberto Sciarratta e a tutto il suo gruppo di lavoro. Sono fiero ed orgoglioso del lavoro svolto fin qui insieme al mio staff e spero di regalare al pubblico un grande evento”.

Un modo originale ed incisivo per raccontare le donne e il loro scomodo posto nel mondo nel corso delle epoche, soprattutto se dotate di talento e passione.

Al Campania Teatro Festival edizione 2021, ieri sera a Capodimonte – Casino della Regina, è andato in scena nella prima delle due serate in programma, “Artemisia, Caterina, Ipazia … e le altre” di e con Laura Curino che sul palco si mostra da sola ma in realtà, è in compagnia di personaggi femminili evocati e rappresentati con carisma ed efficacia. Ed è questa la magia del teatro. Una sorta di coralità sorretta dalla suggestione di immagini su più livelli,  di opere d’arte che furono di Artemisia Gentileschi che come Caterina D’Alessandria e Ipazia, sono state il simbolo di donne sapienti, che pur di difendere idee e talento, furono disposte al martirio ma non abdicano mai dalle proprie scelte, qualunque ne fosse il costo. 

Vite difficili, crisi mistiche, voglia di salvare il mondo, convincerlo, quel mondo, a cambiare rotta ed anche ad accettare il ruolo della donna come protagonista della vita pubblica e delle arti e non solo come madri e mogli sottomesse.

La Curino il palco lo riempie con presenza scenica e una voce incisiva, mentre racconta con tono tagliente e a volte ironico, i personaggi e le opere di Artemisia Gentileschi – che si vendicò dello stupro subìto, proprio attraverso la pittura – e le difficoltà nel dipingere Caterina D’Alessandria che sarà poi da lei dipinta vestita di rosso, con una corona sul capo e in mano la palma del martirio. Non sorride, Caterina come non sorride Ipazia, astronoma che sorrideva solo al cielo, perché il cielo le parlava.

Ipazia che fu protagonista del celebre affresco “La scuola di Atene” di Raffaello Sanzio che è messa in scena come una singolare sfilata di moda (e di arte) e qui l’attrice mostra una prorompente sagacia.

Ma Laura Curino fa anche di più, in scena: sfonda la quarta parete e parla con il pubblico domandando se alcune cose le si conoscessero. Molti tratti delle vite raccontare, erano infatti sconosciute allo spettatore, che va via con un pezzo di cultura incastrata tra la soddisfazione di saperne di più e la forza prorompente dell’arte teatrale, che appaga.

Suggestiva e coinvolgente le immagini di un cosmo che inghiottono quasi l’attrice che sembra fluttuare nell’aire, nella parte finale della piéce, sulle note dell’aria “Lascia che io Pianga” cantata da Cecilia Bartoli. 

Un’ora e quindici minuti di spettacolo che parte piano, che incuriosisce e poi esplode attraverso la caratura artistica di Laura Curino, che ci mette la giusta enfasi nei racconti delle atrocità che toccarono in sorte ai suoi personaggi, e regge lei stessa il peso di quelle vite mentre dialoga con la coscienza che non si piega al compromesso.

Tante parole, seminari, spettacoli sulle donne che non fecero mai un passo indietro, eppure Artemisia dipingeva nel silenzio.

Applausi per la Curino, un pubblico appagato e un altro successo per questa edizione del Campania Teatro Festival, spazio culturale di grande pregio.

Stasera si replica, stesso posto, stessa ora

 

 

 

 

Simona Stammelluti 

 

Stamattina a Favara, la sorpresa di trovare l’immondizia spalancata davanti ai locali dell’ufficio tecnico comunale.

Stasera ad Agrigento, rifiuti gettati dinnanzi al nobile Palazzo del collegio dei Filippini di Agrigento.

Qualcosa non quadra.

Non possono essere sempre le amministrazioni comunali a fare acqua da tutte le parti, adesso scendono in campo pesantemente e con grande responsabilità le ditte che hanno in gestione la raccolta dei rifiuti.

Pensiamo sia arrivato il momento di rivedere il tutto, in vista del prossimo accordo milionario tra le ditte e il comune di Agrigento, in vista di nuove assunzioni, in occasione del lavoro estivo.

Questo è solo l’inizio.

Questo giornale per quanto di propria competenza seguirà da vicino l’evolversi della situazione, che certamente non fa altro che creare problemi ai soliti noti: i cittadini.

Ci rileggeremo tra qualche giorno

“Quando abbiamo concepito il progetto intitolato “Classici del Secolo Futuro” nessuno dei presenti immaginava che il futuro sarebbe stato così come da più di un anno lo conosciamo. Abbiamo avuto la previdenza di utilizzare i classici per fotografare, ascoltare, prefigurare il presente. Ed essi, una volta di più, ci hanno condotto in luoghi e in sentimenti che la realtà ha solo mostrato con maggior precisione e radicalizzato. È bastato, come sempre, essere contemporanei ma non cronisti. La tragedia accaduta e che sta accadendo è, in questo momento, irraccontabile se non attraverso i sentimenti che stanno sconvolgendo il pianeta: il dolore, la confusione, la paura. Le allieve e gli allievi del Terzo anno hanno reagito. Che è quello che fanno gli artisti, da sempre.
Siamo giunti al quinto anno dei “Classici del secolo futuro”: quattro spettacoli scritti e interpretati dalle allieve e dagli allievi, assistiti e poi diretti da drammaturghi e registi. Non c’è nessuna distorsione da parte dell’artista/docente/tutor ma l’esaltazione e la messa in forma di quello che viene dai giovani allievi/artisti che mettono l’essere umano al centro dell’evento teatrale. Perché qualcosa cresca bisogna prendersene cura, per avere fiducia bisogna darne, per essere ascoltati bisogna ascoltare. E questo è quello che Bartolini/Baronio, Fabrizio Pallara, Lorenzo Gioielli, Virginia Franchi e Daniele Prato hanno fatto con ancora più convinzione in questo anno particolare.
I Classici hanno, come sempre, un filo conduttore che quasi deroga dai classici da cui sono tratti: Cappuccetto Rosso, Amleto, Antigone, Sogno di una notte di mezza estate. Questo fil rouge non è mai scelto a priori, ma viene desunto da quello che accade intorno agli allievi/artisti che quelle riscritture concepiscono.
È il potere il tema, la distorsione, la manipolazione, la credulità che rendono il potere così difficile da sconfiggere se teso unicamente alla propria conservazione. L’unica arma a disposizione è la cultura, la più immateriale, disattesa qualità in questi tempi in cui l’unica lente con cui analizzare i comportamenti umani sembra essere solo l’economia e la tecnica.
La cultura che è rappresentata dagli strumenti e dai processi con cui si riesce a ragionare con la propria testa e ancor di più a sentire con il proprio cuore.
Non sappiamo se la bellezza salverà le donne e gli uomini, lo speriamo. Intanto, anche quest’anno, abbiamo provato a mostrarla”.
Lorenzo Gioielli

Il prossimo appuntamento dei Classici del secolo futuro si terrà dall’ 1 al 2 luglio 2021 h. 20.00 con lo spettacolo “Il Nostro Sogno Di Una Notte Di Mezza Estate”, da “Sogno di una notte di mezza estate” di W. Shakespeare. Tutor drammaturgia e regia Fabrizio Pallara.
Scritto ed interpretato da: Ivan Maria Artuso, Emanuele Baroni, Iulia Bonagura, Eleonora Bracci, Valerio Castriziani, Tommaso D’alia, Benedetto Bruno Di Maggio, Luca Giacomini, Claudia Ligorio, Lisa Lippi Pagliai, Tommaso Lo Cascio, Giovanna Malaponti, Riccardo Mosca, Alice Silvestrini, Filippo Tancredi, Alice Tempesta, Claudia Turchi.

Atene. Quattro innamorati. Un amore. Un amore non corrisposto. La fuga in un luogo lontano dalle leggi della città: il bosco. Il buio che lo avvolge. Abbandonare vestiti cuciti addosso da una società alla quale non si sente più di appartenere. Un abito e il corpo che c’è sotto. La pelle, la nostra pelle che prende il colore del sogno. Fate conto d’esser nascosti, fate conto che cielo e terra si dispieghino insieme davanti a voi. Un viaggio tra le luci e le ombre dei nostri desideri. Una visione che prende corpo, il nostro corpo. Un corpo che vuole tornare a festeggiare. Oltre il giudizio della legge e oltre il velo della morale si consuma “Il nostro sogno di una notte di mezza estate”.

Seguirà il 14-15 luglio 2021 h. 20.00 sempre presso Spazio Diamante, lo spettacolo “Antigone Soffia Contro” da “Antigone” di Sofocle, tutor drammaturgia Tamara Bartolini, regia Bartolini/Baronio

Sono inoltre aperte le selezioni per il prossimo triennio dell’Accademia di recitazione, drammaturgia e regia Stap Brancaccio diretta da Lorenzo Gioielli. I prossimi provini si terranno mercoledì 14/07/2021, a partire dalle 9.30, presso la sede dell’Accademia a Roma, in Via di Acqua Bullicante 133.
L’Accademia, alla fine del triennio, rilascia l’attestato di qualifica professionale legalmente riconosciuto (ai sensi della L. R. 23/92 e L. 845/78).
La Stap Brancaccio Accademia di recitazione, drammaturgia e regia nasce nel 2014 da un’idea del Direttore Artistico del Teatro Brancaccio e della Sala Umberto, Alessandro Longobardi, da sempre convinto dell’importanza della formazione dei giovani attori. Lorenzo Gioielli, attore, drammaturgo e regista romano, a cui è affidata la direzione artistica dell’Accademia e Rossella Marchi, organizzatrice teatrale e direttrice organizzativa della scuola, accolgono la sfida perseguendo l’obiettivo di formare artisti completi in grado di recitare, scrivere e dirigere un testo teatrale. Durante l’anno gli Allievi si confrontano continuamente con un pubblico durante le prove aperte ed incontrano artisti di rilievo per workshop di approfondimento. L’allievo viene condotto a farsi strumento e autore dell’evento teatrale: dalla lettura di un testo, alla sua interpretazione attraverso le fondamentali tecniche di recitazione e regia, comprendendo e creando strutture drammaturgiche e testi originali.
Per iscriverti alle audizioni consulta il Bando QUI. https://stapbrancaccio.com/bando-di-ammissione-selezione/
INFO E PRENOTAZIONI: tel. 06.87671757 cell. 340 6716474

“LO GIURO”

Quel giuramento spesso offeso, umiliato, reso un atto dovuto solo per far parte dell’Arma.

E poi i carabinieri che saltano alle cronache per atti ignobili, da condannare, come nel caso di Stefano Cucchi.

Questo corto è sentito, ti pulsa dentro, fa riflettere e commuove e non può fare a meno di mostrare la bravura indiscussa di uno dei più bravi attori di teatro che risponde al nome di Fulvio Cauteruccio, protagonista del corto, diretto da Francesco Bigazzi, scritto da Marco Saverio Alessandro Mazzinghi, Gianmarco Fusi e Monica Sperandio.

Un lavoro molto ben fatto.

Un corto girato con il taglio cinematografico 4:3, una regia sopraffina, che sa come costruire una scena per poi entrarci di dentro, dando risalto alle intenzioni della storia narrata. Ottima la fotografia che scava nel colore e nel gioco di ombre.
La giusta suspence e un audio impeccabile curato in presa diretta da Manuela Patti.

Perché questo corto è così emozionante? Per più di un motivo

È un riflessione obbligatoria e crudele, per nulla scontata, sul delicato e imperituro ruolo degli uomini dell’arma, che ogni giorno con abnegazione devono scegliere, non solo di fare bene il proprio lavoro, ma anche che azioni attuare, mentre ognuna delle persone che si incontrano potrebbe essere un potenziale nemico.

Mostra tutta la sua arte, Fulvio Cauteruccio in questo monologo, emozionando fino ai brividi, con quella sua voce baritonale e riconoscibilissima,  che ti precipita nello stomaco, mentre racconta le mille sfaccettature emotive della vita di un carabiniere e di quel “lo giuro” che finisce dentro a giorni ostili, mentre si trova a dover sentire il dolore degli altri o l’ostilità che si avverte e che non si sa mai quanto lo possa essere fino in fondo. E poi il proprio dolore, l’incertezza di non sapere dove quella professione porterà, a volte fin dove non saresti mai voluto arrivare.

Ma quel “lo giuro” rieccheggia in ogni alba, in ogni scelta, in ogni difficoltà, in ogni stilla di paura.

4 minuti intensi, in cui ci si sente tutti solidali con quell’uomo che veste una divisa, che onora e che a sua volta gli rende onore, rendendolo fiero di ogni momento vissuto, fedeli ad un mestiere difficile che non permette errori e che diventa fortezza.

Il corto è visibile qui 

Simona Stammelluti