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Seconda giornata in calendario della “tre giorni” di prevenzione delle malattie cardiovascolari inserite nell’evento nazionale “Tieni a mente il cuore e tieni a cuore il tuo cervello” che si terrà ad Agrigento fino a domani 29 settembre c.a. voluto fortemente e realizzato  dal Dott. Giuseppe Caramanno primario dell’unità cardiologica ed emodinamica dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento e con il supporto della Bayer, giunto già alla quinta edizione.

Di seguito, le interviste realizzate questa mattina da Simona Stammelluti

Grande affluenza già dalle prime ore del mattino, quando la popolazione di età diverse, si è recata presso gli stand di Villa Bonfiglio a Viale della Vittoria, dove si sono sottoposti agli screening medici per i controlli di routine e per ricevere tutte le informazioni sulla prevenzione e sul corretto stile di vita

Presente questa mattina anche l’ex sindaco di Agrigento, Marco Zambuto che ha risposto a qualche nostra domanda.

Di seguito, le interviste realizzate questa mattina da Simona Stammelluti

 

 

Prima giornata in calendario della “tre giorni” di prevenzione delle malattie cardiovascolari inserite nell’evento nazionale “Tieni a mente il cuore e tieni a cuore il tuo cervello” che si terrà ad Agrigento fino a domenica 29 settembre c.a. voluto fortemente e realizzato  dal Dott. Giuseppe Caramanno primario dell’unità cardiologica ed emodinamica dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, giunto già alla quinta edizione.

Grande affluenza già dalle prime ore del mattino, quando la popolazione di età diverse, si è recata presso gli stand di Villa Bonfiglio a Viale della Vittoria, dove si sono sottoposti agli screening medici per i controlli di routine e per ricevere tutte le informazioni sulla prevenzione e sul corretto stile di vita.

Presenti in mattinata anche il primo cittadino della città di Agrigento, Dott. Calogero Firetto e il top manager della Bayer, responsabile per l’Italia meridionale Dott. Massimo Vergari, oltre agli ottimi medici della cardiologia e dell’emodinamica del reparto.

Di seguito, le interviste realizzate questa mattina da Simona Stammelluti

 

Si alza il sipario sulla stagione teatrale 2019/2020 del Teatro della Cometa. Si inizia con uno spettacolo intelligente, divertente e di grande raffinatezza: VALIUM una commedia anti stress scritta e diretta da Alessandro Sena. Protagonisti: Stefano Antonucci, Giorgio Carosi, Marine Galstyan, Raffaele La Pegna, Cristiano Leopardi, Giada Lorusso, Valeria Romanelli, Vittoria Rossi, Francesco Sgro. Lo spettacolo sarà in scena dal 9 al 27 ottobre.

Un gruppo di attori si prepara per il debutto del loro nuovo spettacolo teatrale di cui è autore e regista un ragazzo alle sue prime esperienze con una compagnia teatrale e alla sua ultima occasione per diventare celebre.

Attrici raccomandate da personaggi molto noti, attori particolarmente stravaganti, segretarie in piena crisi di nervi e melliflui produttori diventano inaspettatamente i protagonisti delle sue giornate nelle quali un Valium potrebbe essere la soluzione efficace per calmare l’agitazione che lo anima e sedare gli stati d’animo dei protagonisti del suo spettacolo. A rendere tutto difficile ma anche divertente, una serie di imprevisti che da problemi diventano opportunità attraverso l’arrivo di improbabili quanto singolari personaggi che mettono a dura prova i piani di lavoro del giovane autore fino a compromettere il debutto del suo spettacolo.

 VALIUM è uno spettacolo divertente, una commedia anti stress diretta da Alessandro Sena che porta in scena “il teatro nel teatro”, modalità nella quale gli attori si muovono con grande naturalezza e dinamismo in uno spettacolo che ruota intorno alla figura dell’artista e ai compromessi che egli è costretto ad accettare per poter fare il proprio lavoro.

Ed è proprio il “compromesso” l’elemento centrale di tutta la piéce che si apre con una riflessione su “cosa” ogni giorno accettiamo senza esserne consapevoli; per vivere, per amare o per trovare un posto sotto la migliore luce, così come sono costretti a fare i protagonisti della commedia.

Uno spettacolo dai ritmi serrati dove la musica gioca un ruolo importante nel permeare un respiro fra le singole scene che si consumano sotto il disegno di una scenografia che restituisce un ambiente reale, come può essere quello di un teatro in allestimento, capace di svelare agli spettatori i segreti di un dietro le quinte spesso celato ai loro occhi, con il potere di evocare in colui che guarda una diretta simbiosi con quanto succede sulla scena.

Una giornata non proprio felice quella odierna per il pregiudicato agrigentino avv. Giuseppe Arnone.

Dopo aver ricevuto questa mattina il rinvio a giudizio per avere diffamato l’ex ministro Angelino Alfano, Tiziana Miceli e Gigi Birritteri, una bruttissima tegola è caduta sulla sua testa pochi minuti fa.

Il tribunale di Caltanissetta (giudice monocaratico dott.ssa Tiziana Mastrojeni) ha condannato Giuseppe Arnone a 10 mesi e 25 giorni di reclusione per diffamazione a danno del Procuratore Aggiunto della Repubblica, dott. Ignazio Fonzo, oggi in servizio a Catania e il giornalista agrigentino Lelio Castaldo, direttore di sicilia24h.it.

Arnone è stato condannato anche al risarcimento dei danni subiti da Castaldo e Fonzo che stabilirà il competente giudice civile.

Il pregiudicato Arnone è stato anche condannato al pagamento in favore di Lelio Castaldo di una provvisionale immediatamente esecutiva che è stata quantificata in mille euro.

Lo stesso Arnone dovrà pagare la rifusione delle spese processuali per complessivi 3.420,00 euro.

Il Procuratore Ignazio Fonzo è stato difeso dall’avvocato Vittorio Lo Presti mentre il giornalista Lelio Castaldo è stato difeso dall’avvocato Giuseppe Aiello.

Sulla sentenza abbiamo sentito il giornalista Lelio Castaldo. Dice: “Intanto voglio ringraziare il mio avvocato Giuseppe Aiello, grande professionista che ha curato nei minimi termini questo procedimento. Non solo, ma fino a stamattina ha riaperto ancora l’ombrello ma non per ripararsi dalla pioggia ma per tamponare gli improperi e le schifezze che ancora una volta il pregiudicato Arnone ha dichiarato contro di me oggi in aula. Non esulto; Arnone in questo momento e da qualche tempo mi fa soltanto pena. Mi giungono notizie che, al di la delle mura carcerarie, non stia attraversando un momento tanto felice. Intanto è stata messa la parola fine ad un continuo insulto diffamatorio nei miei confronti che ormai durava da molto tempo e che è servito anche a qualche altro noto pluripregiudicato politico di Agrigento per insultarmi. Domani mattina chiederò al mio avvocato di recuperare immediatamente i mille euro che darò in beneficenza. Su questo non transigo, anche se sono a conoscenza che dovrò faticare non poco…”.

Lelio Castaldo continua: “Davvero, non riesco ad odiarlo. Spero che questa sentenza, così come tante altre, lo inviterà a riflettere fino a cento volte prima di aprire bocca”.

 

Lui si chiama Ciro Zerella, classe 1993, studente in enologia e cantautore avellinese.
Zerella è il nome del suo gruppo o meglio ancora, del suo progetto.
Un progetto che nasce un po’ di anni fa, e che è maturato fino ad oggi anzi, fino a domani, quando sarà possibile ascoltare su Spotify il suo ultimo singolo, “Tutta Bianca”, il cui video sarà disponibile sulla piattaforma youtube, da fine settembre.

Cresciuto tra dischi e musicassette, inizia a scrivere canzoni al liceo. Il suo primo album “Sotto casa tua” esce nell’aprile del 2018 per l’etichetta Seahorse e da quel lavoro verranno estratti tre singoli: Nico, Terra Boa e Santiago Bernabeu.

Sempre nel 2018  Zerella è tra i finalisti del Sony Atv Camp e di Ossigeno Metropolitano, concorsi per autori di canzoni under 35. A Novembre viene lanciata e completata con successo, la campagna MusicRaiser per realizzare “Tutta Bianca”.

La prima volta che mi sono imbattuta nella musica di Ciro Zerella, diversi mesi fa, la prima cosa che è saltata alla mia attenzione, è stata che il ragazzo avesse della stoffa, che era alla ricerca della sua destinazione artistica, ma che aveva sicuramente imboccato la strada giusta. La cosa interessante è che mi è sembrato un originale, non mi ha ricordato nessuno, né nel presente, né tanto meno del passato, ed io ho l’età  – oltre che la conoscenza cantautorale –  per pescare eventualmente una somiglianza. Questa sua originalità mi ha portato a restare in attesa che altro accadesse, e così è stato.

Zerella, che come modelli ha cantautori come Dario Brunori e Niccolò Fabi, ha fatto – a mio avviso – un ottimo lavoro, con questo nuovo singolo. E’ un pezzo che ha un ritornello che si piazza in testa e non esce più; orecchiabile come i pezzi che si ricordano per una vita intera e amabile come un vino novello, che ti da piacere già dal primo sorso. Sarebbe potuto diventare tranquillamente il tormentone dell’estate se fosse uscito a giugno, e ha una struttura armonica che lo rende perfetto per le radio. Buono l’arrangiamento, ottima dizione, convincente e accattivante quel modo di cantare aperto, rotondo, pieno di sorrisi.

Interessante il testo.
Chissà se il cantautore pensava a una persona in particolare quando l’ha scritto. Sembra una lettera indirizzata a qualcuno che gli sta a cuore. Certo, si crede sempre che ci sia qualcosa di autobiografico in un lavoro realizzato da chi per mestiere scrive canzoni. Senza dubbio in questo pezzo traspare la condizione di chi ha lasciato la propria terra, ha incominciato altrove e ha provato ad essere felice, che ad essere felici “altrove”, non è mai cosa semplice, fin quando non ci si adagia in una quotidianità fatta di piccole cose che alla fine sanno essere appaganti. Quel “tutta bianca” è riferito ad una lavatrice, protagonista di un amore consumato in un tempo che scandisce una quotidianità che si ripete, che sembra apparentemente sempre uguale, ma che se ci fai caso, trasforma piano, piccoli desideri in realtà.

Ho avuto la possibilità di vedere in anteprima anche il video  – disponibile da fine mese su youtube – e sembra uscito dall’anno di nascita di Zerella, da quel non tanto lontano 1993.
Il video – la cui regia è di Roberto Gaita, il montaggio di Sergio Della Sala e con la partecipazione di Annalisa Fortunato – è anacronistico tanto quando basta per fare un salto nel passato in cui tutto è com’era, tranne quella lavatrice “tutta bianca”. Azioni ripetute, ma mai uguali.

Invitandovi ad pre-salvare il video su Spotify 
per ascoltarlo da domani 20 settembre 2019,
e pre-ordinarlo se vi va su Apple Music o su Google Play
vi lascio con una piccola curiosità che potrete scoprire da voi, tra qualche giorno quando uscirà il video.

Ho trovato sagace l’incipit del video, che parte con una citazione di Sigmund Freud, tratta da “Al di là del principio di piacere“, libro che conosco molto bene; quella citazione mi ha fatto sorridere, e mi ha fatto capire che di Ciro Zerella sentiremo parlare ancora a lungo e che sarà in grado di dare un bello slancio alla musica italiana.

 

Simona Stammelluti 

Parola d’ordine “Area 51“, la Off limits Zone, una base militare e operativa, grande quanto tutta la Sicilia, situata a sud del Nevada, sulla quale gravano elevatissimi livelli di segretezza, divenuta da tempo protagonista del folklore ufologico. Che cosa ci sia davvero in quel luogo, in pochi lo sanno. Fatto sta che un bel giorno, in un caldo giorno estivo, precisamente il 27 giugno, qualcuno decide di lanciare un evento sul famoso social network, invitando quanta più gente possibile ad invadere l’Area 51. Una goliardata, sembrava sul nascere, un evento innocuo dal titolo “Storm Area 51. They can’t stop all of us”, che tradotto significa “Assaltiamo l’Area 51. Non possono fermarci tutti”. 

Un invito in piena regola mosso agli utenti, per il 20 settembre p.v.
Un invito a ritrovarsi tutti nel deserto del Nevada, forzare il blocco e fare irruzione nella famosa zona;  famosa per essere – così si pensa – la base dove il governo americano effettuerebbe esperimenti segreti su cadaveri di extraterrestri, atterrati (o precipitati da chissà dove) proprio in quell’area.

A questo invito – creato dall’australiano Jackson Barnes  – hanno risposto oltre 2 milioni di invasati, che avevano accettato di ritrovarsi in quel luogo nella data e nell’ora stabilita. L’evento divenuto virale in pochissimo tempo, ha entusiasmato i “cacciatori di alieni”, che non vedevano l’ora di mettere gli occhi (e i piedi) su quella zona proibita.

Questo singolare “Flash mob” nato come “innocuo”, ha messo in allarme l’Aeronautica degli Stati Uniti d’America che attraverso un portavoce ha dichiarato che quella zona è proibita e che sarebbe stata difesa a tutti i costi e con qualunque mezzo, e non avrebbero esitato ad aprire il fuoco nei confronti di coloro che avessero violato le proprietà.

Compreso il serio rischio di disastro umano, l’organizzatore ha provveduto ad annullare l’evento, anche se si era cercato di svoltarlo a festival per gli appassionati di alieni. Coloro che avevano aderito all’evento erano davvero disposti a tutto, anche a forzare la off limits zone, in massa. Nessuno aveva pensato a come sarebbe stato comunque difficile la sicurezza con tutta quella gente, come sarebbe stato difficile sfamare e dare da bere a 2 milioni di persone in mezzo al deserto. Fatto sta che molti di loro, da ogni parte del mondo avevano già fatto i biglietti, e non è detto che qualcuno non si presenti all’appuntamento malgrado l’evento annullato, e quasi certamente in quella data il sistema di sorveglianza dell’Area 51, sarà in ogni caso ai massimi livelli.

Ma la riflessione che nasce spontanea, verte su come il web – mondo virtuale – sia capace di influenzare la vita reale delle persone che si lasciano suggestionare, plagiare, controllare da qualcosa che in realtà non esiste, da una persona sconosciuta che “invita” ad un comportamento fuori da ogni logica, da ogni regola e da ogni norma comportamentale.

Barnes li aveva incitati con un “non possono fermarci tutti” e 2 milioni di persone si sono entusiasmate, hanno immaginato possibile forzare l’Area 51 per andare a “vedere” gli extraterrestri.

La forza di un social network, la forza di un’idea assurda e deleteria, spacciata per goliardata, accolta come plausibile da 2 milioni di persone, disposte a tutto. Questa situazione ha dell’incredibile, perché ci sarebbe da chiedersi come è cambiata la percezione del reale, quanto siano scivolati via la lucidità, il raziocinio, il buonsenso. Basta davvero un “pronti, partenza, via …” dato da chissà chi, per perdere il lume della ragione, per lasciarsi andare a slanci del genere? Perché qui siamo distanti anni luce da una passione, che nasce per essere coltivata.

A me personalmente spaventa sapere che ci sono milioni di persone disposte a tutto pur di fare qualcosa che va contro uno stato di fatto, che è pronto a fare irruzione pur di soddisfare un capriccio, che è pronto a lanciarsi contro un mondo virtuale, bendato e senza rete, sperando di restare indenne.

 

 

 

 

 

Una formazione d’eccellenza, la possibilità di debuttare al Teatro Greco di Siracusa e di lavorare con alcuni tra i più grandi registi nel mondo.

La Fondazione Inda ha prorogato i termini per la presentazione delle domande di partecipazione alle selezioni per il primo anno dell’Accademia d’Arte del Dramma Antico di Siracusa. Tutti coloro che intendono partecipare ai provini per il triennio accademico 2019/2022 avranno tempo fino al 20 settembre per inviare i documenti previsti dal bando pubblicato sul sito dell’Istituto, www.indafondazione.org

Il percorso di formazione a Siracusa consente agli allievi di partecipare a laboratori e stage con alcuni tra i più importanti registi e attori della scena nazionale e internazionale e di seguire un percorso di crescita umana e professionale che si snoda attraverso oltre 3 mila ore di lezione tra corsi di recitazione, dizione, regia, canto, scherma scenica, teatro-danza, danza e storia del teatro.

Punto di forza che rende unica in Italia l’Accademia d’Arte del Dramma Antico è la possibilità per gli allievi di debuttare al Teatro Greco di Siracusa nelle rappresentazioni classiche che ogni anno richiamano migliaia di persone da tutto il mondo; un inizio di carriera di grande impegno per i giovani che possono così misurarsi con il grande pubblico diretti da registi di fama o emergenti.

E’ motivo di grande soddisfazione per la Fondazione Inda il successo ottenuto in questi anni da molti degli allievi che si sono diplomati nella scuola di teatro dell’Istituto nazionale del dramma antico. Le attività dell’Accademia, nella prestigiosa sede dell’ex convento di San Francesco, prenderanno il via tra ottobre e novembre dopo le selezioni che si terranno sia a Siracusa sia a Roma. Tutte le informazioni per l’iscrizione alle selezioni e il bando sono disponibili su www.indafondazione.org, nella sezione Inda giovani.

Speravo di restare sorpresa.

Perché le sorprese sono sempre belle e perché non ho perso il vizio di sorprendermi, io.

Ed invece tutto è stato come da programma … il mio, però. Perché il loro di programma, tutto è stato, tranne che il racconto dettagliato di un evento che avrebbe dovuto celebrare il centenario di Ruggiero Leoncavallo, in quella che fu per un po’ la sua Montalto.

In tutta Italia ed anche in diverse e prestigiose località calabresi si è celebrato e festeggiato il grande compositore che visse solo pochi anni della sua infanzia nella cittadina di Montalto Uffugo, dove suo padre era magistrato e che ispirò l’opera “I pagliacci” scritta circa un delitto realmente accaduto.

Sarebbe stato bello se una sera – magari proprio il 9 agosto – qualcuno avesse raccontato la storia di Leoncavallo, proiettando le immagini di repertorio di alcune esecuzioni celebri, considerato che non tutti conoscono questi dettagli per come si dovrebbe, e sarebbe anche stato appropriato aprire le porte del bellissimo museo sul compositore che la città di Montalto dovrebbe fregiarsi di avere.

Ma esiste ancora quel Museo? Forse è il caso che io provveda a scoprirlo.

Ma torniamo al Festival.

Il centenario è caduto il giorno 9 agosto quando nella bellissima cornice del parco Scolacium di Borgia, è stata portata in scena – all’interno del Festival ArmonieD’Arte”-  l’opera “I Pagliacci” con un cast d’eccezione, con un allestimento poetico ed evocativo, e con l’intenzione da parte del direttore artistico, di porre una riflessione etica ed estetica sull’arte e sulla cultura.

Che il centenario cadesse quest’anno lo si sapeva da un po’ e chissà se questo programmino era già pronto il 9 di agosto; proprio non saprei.

Da giornalista tra l’altro residente da un ventennio nella città di Montalto Uffugo, mi sarei aspettata almeno un invito per la conferenza stampa, o anche un semplice comunicato nel quale leggere i dettagli circa questo Festival.

Ma non avendo ricevuto nulla, ho atteso di  leggere il programma da qualche parte. Programma che, devo dire, è apparso su un sito discretamente realizzato.

Quello che non si è capito da questo programma – che a questo punto dovrebbe essere stato scritto e realizzato al direttore artistico – è il contenuto delle serate.

Tralasciando le serate prima del festival, che sinceramente penso abbiamo molto poco a che fare con l’evento in sé, mi concentrerei sulle serate in cartellone.

Mi domandavo perché una persona appassionata di lirica e di Ruggiero Leoncavallo sarebbe dovuto venire a Montalto il giorno 28 agosto, giorno di aperta della kermesse se sul programma non era indicato che opera sarebbe stata eseguita, cosa avrebbero cantato i soprani ed i tenori (più o meno noti) invitati per la manifestazione.

A proposito, se qualcuno vi ha assistito e vuole renderci edotti, saremo loro grati,  considerato che fino a ieri 31 agosto, nessun giornale ha realizzato mezza notizia in merito.

Io non ho assistito neanche a quella che sembrerebbe essere stata – così come si evince da note scritte sul sito – una serata esilarante con Pippo Franco regista de “I pagliacci” e il cane di Fioretta Mari intento involontariamente a mettere in scena una show.

Ma ieri sera incuriosita, sono andata in piazza per capire cosa fosse “la notte dell’opera”. Mi piacerebbe che qualcuno mi dicesse cosa intendessero a monte, con questo titolo riferito alla serata. Perché io non avendo indicazione alcuna dal programma, mi sono avviata a piedi su per via Roma, incontrando postazioni dove intervistavano persone (chi fossero non me lo chiedere perché non lo so) dei banchetti per la degustazione di vini sui quali non mi esprimo perché non è questo il momento, e un camioncino che preparava panini con la porchetta (buoni, devo dire!)

Davanti al cannone un pianoforte suonato random non so da chi (chissà se il direttore artistico sapesse chi fosse seduto a quel piano) e poi in piazza E. Bianco un gruppo (a me sconosciuto, non so agli altri) che suonava la tarantella.

Se c’era dell’altro non lo so; sul programma non era scritto nulla.

Sinceramente non so cosa c’entri tutto (?) questo con il festival, so però che non si può neanche far assomigliare la serata ad una sagra della porchetta, perché la serata sarebbe stata indegna anche se avesse portato quel nome.

Confidiamo nella serata di chiusura, cioè stasera  quando – tempo permettendo – sarà Alessandro Haber che recita Leoncavallo, a chiudere l’evento.

Haber che sarà in compagnia di due musicisti che penso suoneranno qualcosa in maniera contestualizzata.

Ecco, ho fatto anche un po’ di pubblicità all’evento, che mi sarebbe piaciuto raccontare se solo qualcuno mi avesse invitata, come giornalista di settore ed esperta di musica e non come comune cittadina che, a dirla tutta, ama questo paese malgrado tutto.

Viva l’arte, viva la cultura e chi sa come renderla disponibile a tutti

 

Simona Stammelluti

Dopo la positiva esperienza delle due precedenti edizioni (con Sette contro Tebe, regia di Marco Baliani e Eracle, regia di Emma Dante), ritorna anche quest’anno la collaborazione tra l’Istituto Italiano del Dramma Antico e l’Estate Teatrale Veronese. Sul palco del Teatro Romano di Verona, andrà in scena – il 13 e 14 settembre 2019 – Elena di Euripide con protagonista Laura Marinoni, diretta dal regista di fama internazionale Davide Livermore, che oltre aver aperto la stagione teatrale del Teatro Greco di Siracusa 2019, ha inaugurato la stagione operistica del Teatro alla Scala di Milano con Attila di Verdi.

Livermore – che per il suo allestimento ha immaginato una Elena anziana che fa riaffiorare i suoi ricordi in uno Stige nero, luogo concreto e insieme visionario, nel quale gli stessi ricordi sprofonderanno nuovamente – ama profondamente questo testo perché, come dichiara: “ Elena è tragedia atipica da contorni che sfumano in un giuoco ironico; il finale poi sembra irridere coloro che cercano di fare dell’arte un elenco di “categorie” che debbano pedantemente rispondere a regole fisse. In Elena non si muore. E si sorride come nelle tragedie elisabettiane, che in fondo ci risultano sempre un pò lontane nonostante i nostri sforzi intellettuali, perché capaci di lasciare convivere le componenti del tragico e del comico, capaci di non vivisezionare la vita e le sue componenti in un modo un pò troppo laico, libero…inglese. Forse anche per questo Elena non viene rappresentata da oltre quattro decenni, perché non risponde a nessuna aspettativa della critica che etichetta, ma chiede a chi critica di essere libero da attese, aperto ad accettare un altro livello, forse semplicemente moderno… la verità è talmente improbabile che ci accosta al mondo del ricordo e al modo in cui ognuno di noi, in questo tempo post freudiano, gioca con la vita e la sua rappresentazione … “la negacion de la evidencia” diceva Calderon, che spesso è un meccanismo dove ricadiamo per lasciare svaporare verità inaccettabili o insostenibili, fatti dolorosi. Esiste una colpa più pesante di quella di aver generato il più grande conflitto armato della storia antica? … Elena ci costringe al confronto con un alto e altro livello di menzogna, quella giocata in modo consapevole, ironicissimo e amaro al contempo, quel livello di sofisticazione proprio di donne e uomini che fanno i conti con la vita; persone illuminate di consapevolezza che con la vita stessa e la sua rappresentazione giuocano con arte, disponendo i ricordi nello spazio della memoria. Questo vedremo: uno spazio dove affiorano i tanti naufragi di un’esistenza, e vedremo Elena vecchia alla fine della sua vita che dispone dei suoi ricordi e crea questa “immagine fatta di cielo che respira” con le sue fattezze per cambiare almeno per un pò la memoria, per giocare con essa, per immaginare un’altra possibilità, sognarla, un altro finale, come per tutti noi il desiderio di un happy ending”.

Elena è uno spettacolo che si avvale di una potente architettura visiva (al cui effetto concorrono la superficie nera d’acqua che occupa interamente il palco, il fascino dei costumi di Gianluca Falaschi, lo schermo che avvolge e abbraccia il retro della scena) e una coinvolgente e seducente drammaturgia sonora, creata ad arte da Andrea Chenna che intreccia perfettamente molti generi musicali miscelati tra loro.

Paride non ha rapito Elena, ma un fantasma con le sembianze di Elena. La vera Elena si trova in Egitto, dove il re Teoclimeno intende sposarla a forza. Per sfuggirgli, Elena si rifugia in un luogo sacro. Qui incontra il naufrago Menelao, reduce da Troia con pochi soldati. Riconosciutisi, i due mettono a punto un piano di fuga.

Fingendo di aver saputo da un viandante (Menelao stesso) che il marito è morto, Elena ottiene dal re una nave per fare un rito funebre in mare. Imbarcatosi con Elena, Menelao e i suoi soldati, eliminano la ciurma e fuggono. Il re, gabbato, vorrebbe uccidere la sorella, l’indovina Teloneo, che con il suo silenzio ha favorito la fuga dei Greci. Ma i Dioscuri lo frenano, convincendolo ad accettare la volontà degli Dèi.

Nel cast di Elena, oltre la protagonista, una carismatica, affascinate, travolgente (come è stata definita dalla critica) Laura Marinoni, anche Sax Nicosia (Menelao), Giancarlo Judica Cordiglia (Teoclimeno), Viola Marietti (Teucro), Maria Grazia Solano (la Vecchia), Simonetta Cartia (Teonoe), Linda Gennari e Maria Chiara Centorami (messaggeri), Federica Quartana (la corifea), Bruno Di Chiara, Marcello Gravina, Django Guerzoni, Giancarlo Latina, Silvio Laviano, Turi Moricca, Vladimir Randazzo, Marouane Zotti (coro di Dioscuri). La traduzione è di Walter Lapini, le scene di Davide Livermore, i costumi di Gianluca Falaschi, le musiche di Andrea Chenna, le luci di Antonio Castro, videomaker è Paolo Jep Cucco.

Le due serate veronesi sono per l’INDA, il coronamento di quella che è stata una stagione da record nell’anno del rinnovamento, con la fine del commissariamento e l’insediamento del nuovo consiglio di amministrazione presieduto da Francesco Italia, del Consigliere Delegato Mariarita Sgarlata e del Sovrintendente Antonio Calbi. L’annata straordinaria vissuta dalla Fondazione Inda è testimoniata dai numeri con 163.000 spettatori in 50 serate, (25 mila in più rispetto al 2018), e incassi assai significativi; un record assoluto in 105 anni di storia dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico. Per la 56ª stagione della Fondazione Inda che andrà in scena nel 2020, gli spettacoli programmati saranno: Le Baccanti di Euripide, Ifigenia in Tauride di Euripide e la commedia Le Nuvole di Aristofane.

 

Dopo il successo delle edizioni precedenti, “Il Jazz italiano per le terre del sisma” torna il 31 agosto e il 1 settembre a L’Aquila con un’edizione rinnovata in prima linea nelle terre del cratere delle quattro regioni coinvolte – Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria – confermando l’impegno e l’organizzazione della Federazione Nazionale “Il Jazz Italiano” – con il coordinamento operativo della Associazione I-Jazz – insieme a Mibac, il Main Sponsor SIAE-Società Italiana degli Autori ed Editori, NuovoIMAIE e ai molti partner tecnici coinvolti.

Confermata, quindi, la nuova edizione 2019 della grande maratona musicale all’Aquila, quest’anno dedicata alla creatività femminile, che avrà inizio nella serata di sabato 31 agosto, per proseguire, a partire dalla mattina e per tutta la giornata, con altri concerti in molteplici location della città, domenica 1° settembre.

La due giorni a L’Aquila è stata preceduta da una settimana di concerti e trekking, iniziata il 24 agosto) nel cuore delle Terre del Sisma tra le regioni citate (organizzata da I-Jazz attraverso i propri soci Musicamdo, Young Jazz e Fara Music in collaborazione con Associazione Movimento Tellurico, Trekking, ecologia e Solidarietà).

 Per il quinto anno consecutivo la grande famiglia del jazz italiano torna all’Aquila e lo fa con un nuovo corso progettuale che pone al centro della manifestazione la creatività femminile.

Due giorni di concerti (31 agosto e 1 settembre), oltre cento musicisti coinvolte18 diverse postazioni nel centro storico dell’Aquila con alcune location d’eccezione che verranno impiegate per la prima volta, come l’interno della Basilica di Collemaggio e la Chiesa di Santa Maria del Suffragio, grandi nomi della musica pop italiana e un programma complessivo che vede una netta maggioranza di donne sui vari palchi studiato e ideato da Paolo Fresu e dalle associazioni che compongono la Federazione Il Jazz Italiano: sono questi i punti di forza della parte conclusiva de “Il jazz italiano per le terre del sisma” che, come da tradizione, conclude nel capoluogo abruzzese la propria marcia in una festa musicale per la città e per tutto il jazz italiano. Sul Palco di Piazza Duomo sabato 31 agosto a partire dalle ore 21:00, con la conduzione di Lella Costa, “L’altra metà del jazz”: Ornella VanoniKarima, Agata Garbin, Nicky Nicolai e Stefano, Cristina Zavalloni.

Domenica 1 settembre, sempre a ‘Aquila, Maratona del jazz italiano con Laboratori per i bimbi gattonanti a cura dell’Associazione “Nati nelle Note”, il Concerto di apertura all’interno della Basilica di Collemaggio con I Virtuosi Italiani ospiti Paolo Fresu e Daniele di Bonaventura.

Alla Casa dello Studente, Emanuela Di Benedetto “Human Emotions”, nella Chiesa di San Giuseppe Artigiano si alterneranno, Stefania Tallini, piano solo, Leila e Sara Shirvani duo, violoncello e pianforte, Perla Cozzoni piano solo. Nel Centro storico la Girlesque Street Band. All’interno della Basilica di San Bernardino, il Quartetto Alborada special guest Maria Pia De Vito, il Quartetto Pessoa.Nell’Emiciclo/Palazzo del Governo la Conspe Big Band del Conservatorio di Pescara,direttore Mike Applebaum), la Big Band del Conservatorio de l’Aquila, direttore Massimiliano Caporale e l’Orchestra Nazionale Jazz dei Conservatori Italiani direttore, Pino Iodice, direttore ospite, Giuliana Soscia. Nell’Auditorium del parco – Spazio Infanzia, Laboratori musicali Orchestra e Coro Scuola Secondaria di I°grado “Dante Alighieri” dell’Aquila a cura di Catia Gori, Mario Piatti, Enrico Strobino e Tullio Visioli, l’Orchestra della Scuola Secondaria di I°grado G.Carducci di Brescia diretta da Carmelo Coglitore. A Palazzo Lucentini-Bonanni, Ludovica Manzo e Alessandra Bossa “O-Janà”, Anna Lauvergnac Quartet, Franca Masu e Sade Mangiaracina duo, Les Scat Noir. A Palazzo Cappa-Cappelli,Eleonora Strino trio,Rosa Brunello “Los fermentos – Shuffle mode”, Tencofamiglia,Federica Michisanti “Horn Trio”. A Palazzo Carli, Simona Severini, Evita Polidoro “Nerovivo”, Cristina Renzetti e Federico Casagrande. In Piazza Chiarino, Lilac for People, Anais Drago “Jellyfish”, Ada Montellanico feat. Giovanni Falzone “Abbey’s Road”,Gaia Mattiuzzi Trio. A Largo Tunisia, Roberta Brighi Trio, Camilla Battaglia “EMIT”, Zoe Pia “Shardana”, Lumină. Nella Piazzetta dei Novi Martiri, Marcella Carboni solo arpa, al Palazzetto dei Nobili, Caterina Palazzi solo “Zaleska”, progetto multimediale. Infine, in Piazza Duomo il concerto finale con Fabio Concato.

La Partita del Cuore e la mostra fotografica a cura di AFIJ

Il 31 agosto alle ore 10:00 presso lo Stadio nuovo di Amatrice sarà disputata l’attesa Partita del Cuore che vedrà impegnate in campo la Nazionale Italiana Jazzisti Onlus e la Nazionale Terremotati.

Per la Nazionale Jazzisti scenderanno in campo tra gli altri Paolo Fresu, Max De Tomassi, voce storica di Rai Radio 1 nonché Amatriciano doc, Costantino Ladisa, Max Paiella, Fabrizio Salvatore, Lucrezio De Seta mentre la Nazionale terremotati sarà capitanata da Francesco Pastorella, Presidente della Nazionale Terremotati e allenata dal mister Sergio Pirozzi.

Il ricavato della partita andrà per la ricostruzione della casa della musica di Amatrice.

Una novità che caratterizza la prossima edizione è la realizzazione della mostra fotografica allestita e curata dall’Associazione Fotografi Italiani di Jazz (costituitasi a inizio 2019 e membro della Federazione) in una location all’Aquila (con molta probabilità sarà il Ridotto del Teatro Comunale).

La Mostra “I fotografi italiani per le terre del sisma” è solo una piccola parte dell’immenso lavoro di oltre 50 fotografi coordinati negli anni da Paolo Soriani, Andrea Rotili ed Emanuela Corazziari per il volume realizzato da MIdJ dedicato al progetto.

Alcuni di questi fotografi sono confluiti nella neonata Associazione Fotografi Italiani di Jazz e sono stati invitati a partecipare con i loro scatti più rappresentativi a questa mostra. L’AFIJ quest’anno con il patrocinio della Federazione del Jazz Italiano coordinerà il lavoro di 5 fotografi intorno a singoli progetti autoriali dedicati a questa edizione 2019. I materiali realizzati saranno poi raccolti e diventeranno una mostra e un libro.

Gli scatti che saranno esposti nella mostra del 2019 sono a cura di: Pino Ninfa, Paolo Soriani, Andrea Rotili, Pino Passarelli, Paolo di Pietro, Costantino Idini, Roberto Manzi, Daniela Franceschelli, Mario Catuogno, Gianluigi Iovino, Riccardo Crimi, Gabriele Lugli, Michele Bordoni.

La manifestazione è promossa da Mibac – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e dal Comune dell’Aquila, sostenuta dai Comuni di Accumoli, Amatrice, Camerino, Fiastra, Norcia, Usssita e da SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, in qualità di main sponsor, con il supporto di NUOVO IMAIE e il contributo tecnico di CAFIM, Associazione Movimento Tellurico e organizzata dalla Federazione con il coordiamento dell’Associazione I-Jazz e il contributo di Casa del Jazz. Da segnalare, per la Marcia Solidale, l’organizzazione e il sostegno di Musicamdo Jazz e TAM-Tutta un’Altra Musica (Marche), Young Jazz (Umbria), Fara Music (Lazio), il contributo tecnico di Cotram.