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Un anziano di Agrigento non aveva più neanche un euro per mangiare, era digiuno da 5 giorni.
Disperato ha chiamato il pronto intervento della Polizia che tempestivamente è arrivata portando all’uomo beni di prima necessità oltre ad una buona dose di affetto, e quella, quando si è anziani vale più di tutto. Gli agenti hanno così trascorso anche un po’ di tempo con lui.

Un immediato sostegno dunque all’uomo che, in lacrime, ha spiazzato tutti con le sue parole: “Aiutatemi, sono senza soldi, non mangio da 5 giorni“.

Il caso è stato prontamente segnalato ai servizi sociali, che ora si prenderanno cura dell’uomo, che a causa di alti costi di bollette e affitto, non ha potuto più acquistare il necessario per mangiare e dunque per sopravvivere.

Gesto encomiabile anche quello del proprietario del supermercato che, incuriosito dagli acquisti degli agenti,  ha offerto parte dei beni di prima necessità destinati all’anziano agrigentino.

 

Arrivano Fabre, Choukair, Al-Bassam, Rampling e Papaioannu per la sezione internazionale del Napoli Teatro Festival Italia

Il provocatorio e geniale artista belga Jan Fabre, la straordinaria e pluripremiata attrice britannica Charlotte Rampling, il famoso coreografo greco Dimitris Papaioannu, autentico pioniere della danza contemporanea, il regista siriano Ramzi Choukair e quello kuwaitiano Sulayman Al-Bassam, entrambi per la prima volta in Italia con due illuminanti visioni della scena postcoloniale contemporanea.

Saranno questi grandi maestri del teatro mondiale a dar vita alla Sezione Internazionale del Napoli Teatro Festival Italia, che si compone di 5 eventi, il primo a settembre, l’ultimo a febbraio. Una sezione che completa l’edizione 2020 della manifestazione, la quarta diretta da Ruggero Cappuccio, realizzata con successo grazie al forte e concreto sostegno della Regione Campania, con il contributo del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, e organizzata, nonostante l’emergenza sanitaria, con pervicace e operosa volontà dalla Fondazione Campania dei Festival presieduta da Alessandro Barbano.

 

Si partirà sabato 12 settembre alle 21 (con replica il 13 alla stessa ora )  al teatro Bellini  di Napoli con “Resurrexit Cassandra”, ideazione e regia di Jan Fabre su un poetico testo di Ruggero Cappuccio. Un assolo in cinque quadri dove una Cassandra contemporanea, interpretata dalla performer tedesca Stella Höttler, cerca di parlare agli uomini ancora una volta, avvertendoli del disastro a cui stanno andando incontro, ma le sue parole cadono nel vuoto, nessuno ascolta, non trova complicità negli occhi della gente, neanche un ultimo brandello di fede.

 

Il secondo appuntamento, sempre al teatro Bellini, martedì 22 e mercoledì 23 settembre alle 21, è con “Y-Saidnaya”, ideazione, testo e regia di Ramzi Choukair. Alla maniera de “Le Mille e una notte”, la storia di Riyadh, ventiduenne arrestato e torturato dai servizi segreti siriani, si fonde drammaticamente con quella di diversi testimoni e sopravvissuti alla spietata repressione del regime.

 

Teatro arabo ancora protagonista venerdì 2 e sabato 3 ottobre alle 21 al Bellini con “I Medea”, scritto e diretto da Sulayman Al-Bassam, drammaturgo celebrato nel mondo per la sua originale capacità di riscrivere il mito con tratti di audace attualità. Qui, ad esempio, Medea è un’emigrata araba, Corinto un pericoloso litorale dove imperversa una frenesia xenofoba, diffusa dal leader populista Creonte dopo l’arrivo di migranti su piccole imbarcazioni, mentre Jason è un investitore nel campo della biotecnologia che sceglie di divorziare da Medea per sposare la figlia del sovrano e assicurarsi una posizione di maggior rilievo sociale.

 

Regalo di fine anno mercoledì 30 dicembre alle 21 sempre al Bellini con Charlotte Rampling e Sonia Wieder-Atherton in “Shakespeare-Bach”, suite per violoncello tessuta sulla partitura dei “Sonetti” di Shakespeare e delle musiche di Bach. I versi e le note hanno un unico suono e identica durata, determinando il ritmo e un risultato artistico magicamente ipnotico.

 

L’ultimo appuntamento della sezione internazionale, in programma al teatro Politeama sabato 6 e domenica 7 febbraio, sconfinerà nel 2021 e, come quelli precedenti, non si potrà assolutamente perdere. Dimitris Papaioannu presenterà a Napoli ”New York”, titolo provvisorio della sua nuova creazione. Un altro spettacolo internazionale di grande prestigio che, in attesa di rivelarsi completamente anche a chi lo ha concepito e continua a perfezionarlo, ha coinvolto per le audizioni più di 500 performer e danzatori provenienti da tutto il mondo.

 

Oltre alla Sezione Internazionale, in questa seconda sessione del Napoli Teatro Festival Italia, che fa seguito a quella estiva, realizzata dall’1 al 31 luglio all’aperto, in totale sicurezza e con straordinari risultati, ci saranno anche altri tre eventi.

 

Dal 22 gennaio al 28 febbraio al Chiostro di San Domenico Maggiore sarà allestita, con ingresso gratuito, la mostra “Bestiario teatrale. Emma Dante e la Compagnia Sud Costa Occidentale”. Oggetti di scena, fotografie, locandine, bozzetti delle opere liriche, degli spettacoli di maggior successo della famosa regista palermitana, esposti in un luogo di grande fascino, per una retrospettiva che celebra il talento e lo studio in grado di esprimerlo.

 

Nella Sezione dei Progetti Speciali il 26 settembre alle ore 21 verrà invece presentato al Bellini “#Foodistribution I Eden. Quando eravamo edera” di Manovalanza Teatro, a cura di Davide Scognamiglio e Daniele Ciprì, per la drammaturgia e regia di Adriana Follieri, mentre per la Sezione Danza andrà in scena al Bellini il 7 ottobre alle 21 “Camille”, uno spettacolo ispirato dall’omonima opera di Dacia Maraini e dedicato alla sorella del celebre poeta Paul Claudel, che fu allieva dello scultore e pittore francese Auguste Rodin.

 

Anche in questa seconda e conclusiva parte del NTFI, dove proseguirà la collaborazione con il maestro Mimmo Paladino, si rafforzerà ancor di più, e a maggior ragione per la sezione Internazionale, la sinergia tra la Fondazione Campania dei Festival e i più prestigiosi Istituti stranieri di cultura (Institut Français, Goethe-Institut, Istituto Cervantes, British Council). Il Napoli Teatro Festival Italia, che fa parte della rete Italia Festival e dell’EFA (European Festival Association), favorirà, come sempre con la direzione artistica di Ruggero Cappuccio, la partecipazione del pubblico attraverso una politica di prezzi popolari (da 8 a 5 euro) e prevedendo l’ingresso gratuito per le fasce sociali più deboli. I biglietti saranno in vendita, a partire da giovedì 3 settembre, on line sul sito napoliteatrofestival.it e presso i punti vendita autorizzati. Alcuni spettacoli, come è già avvenuto a luglio, saranno trasmessi gratuitamente in streaming su live.napoliteatrofestival.it, su Radio CRC (Radio Crc Targato Italia, sul Canale 620 del Digitale Terrestre e sull’App ufficiale) e sulla piattaforma Ecosistema digitale per la cultura della Regione Campania. La stessa Radio Crc Targato Italia e Rai Radio3 continueranno ad essere media partner della manifestazione.

 

La sessione finale del Napoli Teatro Festival Italia, completando il grande sforzo di quella precedente, riaccenderà le luci dei teatri cittadini, dopo il lungo stop emergenziale, segnando il prosieguo dell’attività culturale in Campania e lanciando  un nuovo, importante e concreto messaggio di speranza per il futuro del settore nel nostro Paese.

Viviana Parisi era affetta da “paranoia con un crollo mentale dovuto a una crisi mistica”. A rivelarlo un certificato rilasciato il 17 marzo dall’ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto, ritrovato nell’auto della donna e diffuso dai legali del marito.

La 43enne mamma del piccolo Gioele Mondello il cui corpo è stato ritrovato senza vita a Caronia lo scorso 8 agosto, era disturbata, e forse qualcosa emotivamente e psicologicamente è accaduto durante il periodo del lockdown.

Questa condizione psichica della donna testimoniata dal certificato medico, al momento giustificherebbe la bugia detta al marito il giorno 3 agosto. Avrebbe detto di andare a Milazzo a comperare le scarpe al piccolo Gioele ed invece presumibilmente era diretta alla Piramide della luce, luogo cosiddetto di rinascita. Ma sul luogo Viviana e il piccolo Gioele non sono mai arrivati. Probabilmente il piccolo incidente avuto sull’autostrada A20 ha destato Viviana dal suo stato mistico e le ha fatto cambiare intenzioni, scomparendo poco dopo.

Per Daniele Mondello, padre del piccolo Gioele, sua moglie Viviana non avrebbe mai fatto del male al suo bambino e non aveva nessuna paura dei cani. Quest’ultima affermazione in seguito all’ipotesi di una eventuale aggressione da parte di cani randagi in quella zona boschiva dove la donna si era addentrata con Gioele.

In Sicilia siamo passati dalla finanziaria covid-19 al finanziamento D&G.

Della cosiddetta “finanziaria di emergenza” approvata già 4 mesi fa, a quanto pare i siciliani non ne hanno visto neanche un centesimo.

Chi dal Governo Musumeci ha ottenuto invece qualcosa, è la famosa e collaudata coppia di stilisti Dolce & Gabbana, ai quali sono andati 600 mila euro (per la precisione 579.500 come da documento emesso dall’Assessorato Regionale)  per un progetto nell’isola, con l’intento – a quanto sembra – di promuovere le bellezza della Sicilia come tappa preferita del Mediterraneo, oltre alle sfumature enogastronimiche (ecco spiegato anche il contributo di Fiasconaro).

In questo progetto, i due stilisti sono stati affiancati dal famoso regista Giuseppe Tornatore e il progetto sarà  Il film “Devotion”, della maison Dolce & Gabbana.  Insomma il progetto dei due stilisti diventa anche un progetto regionale con i soldi della regione, e così scoppia la polemica.

Per Nello Musumeci finanziare un progetto del genere è stata una scelta naturale, per molti invece “Devotion” è un semplice “spottone“, già proiettato in anteprima il 18 luglio scorso a Taormina.

Insomma, denaro pubblico destinato ad un progetto di un’azienda privata, mentre restano insolute problematiche sicuramente più urgenti.

 

Si attende la conferma del procuratore di Patti, Angelo Cavallo, sul posto insieme alla Polizia scientifica e i Vigili del Fuoco del Sapr, al medico legale Elvira Spagnolo e ad un geologo forense incaricato dalla procura.

Si attende la conferma che i resti umani ritrovati questa mattina, insieme ad alcuni indumenti, possano essere del piccolo Gioele Mondello, scomparso con sua madre Viviana Parisi 16 giorni fa,  il cui corpo è stato ritrovato ai piedi di un traliccio, dopo 8 giorni dalla loro scomparsa.
I resti trovati sarebbero una parte del tronco senza testa e il femore la cui lunghezza sarebbe compatibile con quello di un bambino di 4 anni, ma gli investigatori fanno sapere che ci vorrà l’esame del Dna per l’identificazione del corpo.

Il luogo del ritrovamento è impervio, pieno di rovi, frequentato da branchi di animali selvatici ed è a circa 200 metri dal guardrail, e parecchio distante dal traliccio ai piedi del quale era stato ritrovato il corpo di Viviana Parisi.

Sembrerebbe sia stato un carabiniere in congedo  a ritrovare una maglietta compatibile con quella indossata dal bambino il giorno in cui è scomparso, dopo che il papà del piccolo Gioele aveva lanciato una richiesta di solidarietà per un gruppo di ricerche, affinché si battesse a tappeto quella zona, a circa 1,2 km dal punto in cui Viviana Parisi aveva abbandonato l’auto dopo un lieve incidente avuto con un mezzo di servizio nel tunnel sulla Messina-Palermo, il 3 agosto scorso.

Si è spenta nella giornata di oggi all’età’ di 75 anni la signora Pasqualina Bartolomeo,meglio conosciuta come Lina,moglie del Professore Settimio Biondi, storico di fama regionale e sapiente operatore culturale, nonché genitore di Beniamino e Adalgisa.

il professor Biondi è stato più volte assessore alla cultura alla provincia e al comune di Agrigento.

Il Direttore Lelio Castaldo e lo staff di Sicilia24h rendono cordoglio all’illustre famiglia.

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Due domande, nel giorno di ferragosto.
Questo mondo tutto da salvare.
Oggi più che mai ci chiediamo come faremo a risollevare le sorti di un mondo in difficoltà, che vive momenti di crisi profonda, sotto molti punti di vista.
Ed io che di solito valuto altre forme di bellezza, vedi l’arte in tutte le sue forme, sinuose e spesso irresistibili, altre volte di non facile interpretazione, mi sono trovata per una sera a dover decidere insieme ad altri illustri giurati, quale fosse la più bella. Essere giurato a Miss Italia mi mancava, e non nascondo che l’esperienza è stata più impegnativa di quanto si possa comunemente immaginare.
In fondo, basta dire chi, a proprio parere,  sia la più bella.
Ma la più bella rispetto a cosa?
Annullati – a ragion veduta – alcuni parametri che un tempo volevano le Miss non maritate, incastrate, esasperatamente costrette dentro misure standard, oggi la bellezza la valutiamo con qualche dettaglio in più: portamento, espressività, modo di calcare il mondo e non solo la passerella, e poi la cultura, che finalmente non è più solo un dettaglio trascurabile in un concorso di bellezza.
Sì perché sembra essere dentro una nuova era, quella in cui va bene l’esperienza di Miss Italia, va bene questo “gioco” che potrebbe trasformarsi in qualcosa di più, ma alla fine le ragazze – anche più che ventenni – mirano ad un traguardo solido e sono disposte pertanto a studiare, a intraprendere una strada dentro la quale l’esperienza della passerella, sarà stata una bella parentesi estiva.
Ma la bellezza è da considerarsi oggettiva o soggettiva?
Quante diatribe, quante polemiche su qualcosa che dovrebbe essere semplice da individuare.
E se madre natura fa la sua parte, spesso quella bellezza da Dna non basta, eppure spesso premia. Non basta perché la realtà richiede altre doti, e questo accade anche in passerella, ormai non ho dubbi.
E’ bella ma non sorride.
Bella ma cammina male.
Bella …  ma il portamento?
Bella, ma le manca qualcosa.
Ecco dov’è la chiave giusta.
Alla bellezza, non deve mancare nulla.
Come un quadro del Caravaggio, come una foto di Cartier Bresson, come un pezzo di Bill Evans.
Ma all’essere umano non è consentita la bellezza assoluta, come in altre arti. 
E allora quel che manca, può diventare un punto di forza.
Vi chiederete allora come siano andate le cose la sera dell’11 agosto, serata di ripresa delle selezioni della famosa kermesse guidata da Patrizia Mirigliani.
Intanto è giusto specificare che la serata si è svolta nel rispetto delle norme di sicurezza anti-covid.
Una serata amabile, con una bravissima ed impeccabile Larissa Volpentesta, attrice e modella, prestata al ruolo di presentatrice, con Linda Suriano della CarliFashionAgency agente Miss Italia per la Calabria alla co-conduzione, 11 giurati e 17 splendide ragazze tra le quali non era difficile individuare qualche volto adatto per il cinema.
Una serata con un buon ritmo, tre uscite per le ragazze, un piccolo intermezzo musicale e la proclamazione della più bella che risponde al nome di Denise Caligiuri, 28 anni, calabrese doc, di Cirò Marina, vincitrice del titolo Miss Monna Lisa 3.0, che ha tutte le carte in regola per continuare la sua corsa al titolo.
Aveva tutto, per noi che l’abbiamo scelta come prima vincitrice del concorso post covid.
E’ scaltra, mi verrebbe da dire, per “coronare” il giudizio che ha portato alla sua vittoria.
Aveva senza dubbio una marcia in più e poi quel portamento, che diventa un tutt’uno con la bellezza, quella che è dono di nascita, ma come la porti in giro, fa sempre la differenza.
Andando via dal Lido Monna Lisa a Cirella, rientrando a casa, pensavo a come c’è un imponente bisogno di bellezza, di quella bellezza che si nasconde in gesti semplici e autentici come la beneficenza, o della bellezza della solidarietà, della cultura e della capacità di mettere a disposizione della collettività ciò che si ha o che si sa fare. Anche due occhi belli, possono salvare il mondo, quegli occhi che partono da una passerella di provincia e possono diventare opera d’arte, soggetto di un pittore, o dettaglio cinematografico o ispirare uno standard jazz.
O semplicemente convincere un giurato durante una sera d’estate, mentre il mondo va, in cerca di una bellezza che non deluda, almeno finché il sole non scivola nel mare che è bello perché è capace di accogliere anche le tempeste.

 

Simona Stammelluti 

Ritrovato nei boschi di Caronia nel Messinese, il corpo della 43enne Viviana Parisi, scomparsa lunedì con il figlioletto di 4 anni, Gioele. Il corpo della donna – che indossava una maglietta, un paio di pantaloncini di jeans e delle scarpe da ginnastica – è  stato rinvenuto in stato di decomposizione, nei boschi della provincia di Messina e riconosciuto grazie alla fede nuziale. Le indagini sono ancora in corso ma non si esclude che la donna possa avere ucciso il figlio prima di morire o che presumibilmente il corpo del piccolo possa essere stato attaccato dai cinghiali presenti nella zona.

Gli inquirenti hanno sequestrato un pilone dell’alta tensione ipotizzando che la donna possa essere caduta gettandosi da quell’altezza dopo essersi arrampicata sul traliccio che regge i cavi elettrici.

Secondo il medico legale, Viviana Parisi potrebbe essere  morta lo stesso giorno della scomparsa e il suo corpo oltre al deperimento per cause naturali e climatiche può essere stato sfigurato da animali selvatici.

In ogni caso le ipotesi sono più d’una: un incidente, un atto estremo, un incontro sfortunato, così come ha spiegato  il procuratore capo di Patti Angelo Cavallo.

Grande impegno di uomini, mezzi e cani molecolari, per proseguire nelle ricerche del bambino in un’area che è vasta per oltre 300 ettari.

La donna e il suo bimbo erano spariti lunedì mattina. Al marito aveva detto di recarsi a Milazzo per comperare le scarpe al figlio ma, sulla Messina-Palermo la donna ha un lieve incidente d’auto con il furgone degli impiegati di una ditta di manutenzione. Da allora sembravano essere scomparsi nel nulla malgrado alcune segnalazioni in diverse parti della Sicilia, fino al ritrovamento del corpo della donna, quest’oggi.

Aumenta la sicurezza a Giardina Gallotti.
Un defibrillatore di ultima generazione è stato donato alla collettività, dalla ditta Pharma Medical di  Sabrina Susinno.
La cerimonia di consegna dell’apparecchio salvavita, è avvenuto questo pomeriggio alle 18 alla presenza della donatrice, del dott. Giovanni Vaccaro, cardiologo ed emodinamista all’Ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, che nei prossimi giorni terrà un corso di primo soccorso ai volontari del luogo, ai quali spiegherà anche il funzionamento del defibrillatore.
Presente questo pomeriggio anche il dott. Franco Miccichè, candidato alla carica di sindaco di Agrigento.

Silvia Siravo interpreta il ruolo di Io nel “Prometeo” per la regia di Patrick Rossi Gastaldi

E’ Silvia Siravo ad interpretare il ruolo di “Io” nel PROMETEO di Eschilo adattamento di Patrick Rossi Gastaldi con Eduardo Siravo, Ruben Rigillo, Gabriella Casali e Alessandro D’Ambrosi. In una estate difficile per il teatro italiano, segnata dall’emergenza per la pandemia da Covid19, un segnale di ripresa arriva da più parti e importanti sono le date della tournée di questo “Prometeo” che vede protagonista la Siravo: 7 agosto alle 21:30 a Volterra nell’ambito del Festival Internazionale del Teatro Romano di Volterra, 12 agosto presso l’arena plautina di Sarsina nell’ambito del Plautus Festival, 13 agosto ore 21.15 Calvi Teatro nell’ambito del Calvi Festival, 21 agosto Festival del Teatro Classico “Tra Mito e Storia” di Portigliola, per poi fare tappa in Sicilia il 24 agosto a Segesta, il 25 agosto a Selinunte, 26 agosto a Gela e 27 agosto a Tindari.

Io, il personaggio che sto interpretando nel Prometeo di Eschilo – racconta Silvia Siravo – è doppiamente vittima: degli abusi di Zeus e dei suoi stratagemmi per coprire quegli stessi abusi. Trasformata in giovenca, condannata ad errare pungolata da un tafano, il personaggio pone senza dubbio delle difficoltà. Spontaneamente ho immaginato il tafano come una paura interna che non si può scacciare, quella corsa come un’ossessione distonica, cioè incoerente con tutto il suo essere. I movimenti convulsi e afinalistici di Io, mi hanno fatto pensare ad un disturbo mentale provocato da un forte trauma. Sarà per me una sfida complessa ma sicuramente interessante portare in scena un personaggio perennemente in fuga che vaga senza requie e meta e così colmo di dolore”.

In un momento storico in cui si deve andare in scena prestando la dovuta attenzione al distanziamento sociale, la scelta di un testo bellissimo come il Prometeo, permette, racconta ancora Silvia Siravo, di svolgere un lavoro giustissimo in questi tempi di emergenza: “Abbiamo scelto questo testo perché è piuttosto statico e permette il distanziamento. È vero però che Prometeo è interpretato da Edoardo Siravo, nonché mio padre, e in quanto congiunti possiamo avvicinarci. È spiazzante stare così lontani in scena, limitare l’impulso ad accostarsi. Lo stesso disagio sentito nella vita durante questo periodo così difficile risuona sul palcoscenico in modo evidente”È la prima volta che l’attrice romana lavora con Patrick Rossi Gastaldi, e l’esperienza si è rivelata essere molto bella per Silvia: “E’ un vero piacere, il suo sguardo è sempre profondo e le sue indicazioni stimolanti”.

Silvia Siravo, sempre molto impegnata nel suo percorso artistico in questo periodo è anche alle prese con altri progetti interessanti e ce lo racconta: “In questo periodo sto facendo anche un audiolibro sul lessico giapponese…un’impresa appassionante. Quando mi ritrovo a dover pronunciare molte frasi e parole in questa lingua così lontana ma affascinante devo dire però che sudo più che in palestra (commenta ridendo); inoltre con una collega ed amica Arianna Ninchi stiamo curando un progetto editoriale dal titolo Musa e getta che poi diventerà anche teatrale. Sta per nascere, grazie a Ponte alle Grazie e a Vincenzo Ostuni, un’antologia tutta al femminile che intende celebrare le muse ispiratrici, ovvero quelle donne che meritano di uscire dall’ombra in cui hanno vissuto”.