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E’ venuto ai mancare all’età di 68 anni, amorevolmente assistito dai suoi familiari, Carmelo Spoto, cugino del direttore e papà del fotoreporter della nostra redazione: Giuseppe.
A Giuseppe ed ai suoi famigliari l’abbraccio commosso di tutti i colleghi del giornale sicilia24h.it.

I funerali si terranno domani alle 15,30 nella chiesa della Beata Vergine Maria del Carmelo in via Dante.

“La recente dichiarazione di Vittorio Messina è un clamoroso autogoal. Interessante leggere sui distretti Puglia.”.In sostanza in Lombardia e Puglia c’è voluta una normativa regionale che in Sicilia non c’è, per cui si invita e sollecita la Confesercenti ad interessare il governo regionale.

In Puglia l’iniziativa però è ammessa a partire dalle associazioni private per cui senza aspettare il governo regionale, si invita la confesercenti ad avviare un percorso virtuoso con i commercianti per formare il distretto.
Si ricorda al dott. Messina che egli è stato ed è ancora presidente dell’associazione via Atenea e dintorni che in fondo ricalca le caratteristiche distrettuali di promozione organizzata ed integrata dei prodotti degli esercenti, dunque è senz’altro, da tempo, la persona giusta per organizzare in grande stile un distretto rispetto al quale il Comune dichiara la piena disponibilità a discuterne dando forma e sostanza. Quanto al richiamo fatto abbiamo cercato, nelle difficoltà, di garantire  le eliminazioni in via preliminare, delle condizioni di pericolo nella citata piazza Vittorio Emanuele. Queste situazioni ed in generale l’ adozione di provvedimenti volti ad garantire la sicurezza dei luoghi e dei cittadini  è doveroso vengano affrontate dell’amministrazione comunale così come è  necessario richiamare ai propri obblighi i cittadini destinatari di provvedimenti amministrativi troppo spesso ignorati che certamente pregiudicano lo svolgimento sicuro anche delle attività commerciali”.

Oggi nel Canale di Sicilia almeno 20 persone sono morte a seguito del naufragio di un barcone, con a bordo circa 500 migranti diretti verso l’Italia, a circa 30 miglia dalle coste libiche. Sono in corso le ricerche di altre persone in acqua. Le operazioni sono coordinate dalla centrale operativa di Roma della Guardia Costiera: in zona hanno operato nave Fiorillo, della stessa Guardia Costiera, un rimorchiatore e una nave di una organizzazione non governativa. Secondo quanto si è appreso, il barcone, sul quale vi sarebbero state circa 500 persone, si è piegato su un fianco e oltre 200 migranti sono cascati in acqua. Le favorevoli condizioni meteo hanno determinato oggi un vero e proprio esodo di migranti dalla Libia verso l’Italia.

A Mineo, al Cara, il Centro di accoglienza dei richiedenti asilo, la Polizia ha arrestato un pachistano di 33 anni, Mubashar Mushtaq, per violenza sessuale su una nigeriana domiciliata nello stesso Centro di accoglienza richiedenti asilo del Catanese. Gli investigatori sono intervenuti dopo la denuncia della vittima che ha raccontato che l’uomo, dopo avere divelto la porta d’ingresso, l’ ha schiaffeggiata e ha abusato di lei. L’aggressione è stata interrotta dal sopraggiungere di un altro inquilino della struttura allarmato dalle urla della donna. Il pachistano è stato condotto in carcere.


Il Commissario Straordinario Giuseppe Marino del Libero Consorzio comunale di Agrigento ha approvato la proposta della Polizia Provinciale per l’utilizzo degli introiti derivanti da sanzioni amministrative per violazioni al Codice della Strada, nelle strade provinciali, per l’anno 2017. Come prevede il Codice della Strada questi proventi sono devoluti alle regioni, province e comuni, quando le violazioni siano accertate da funzionari, ufficiali ed agenti, rispettivamente, delle regioni, delle province e dei comuni.
Per l’anno 2017 la previsione in entrata nel bilancio è stata presuntivamente individuata in € 50.000,00 a cui si aggiungono 120 mila euro provenienti dagli avanzi d’amministrazione derivanti dal riparto dei incassi delle sanzioni del codice della strada.
Queste somme, ai sensi dell’articolo 208 del predetto codice, potranno quindi essere utilizzate per la manutenzione delle strade di proprietà dell’ente e per l’installazione, l’ammodernamento, il potenziamento, la messa a norma e la manutenzione delle barriere e alla sistemazione del manto stradale delle strade provinciali.
Inoltre queste somme potranno essere destinate per la segnaletica stradale e l’acquisto di veicoli per i servizi di polizia stradale.
Con un successivo provvedimento, compatibilmente con l’approvazione del bilancio, saranno precisate le modalità di utilizzo delle somme provenienti dalle violazioni del codice della strada.

“Agrigento capitale della Cultura 2020? Sì, come no. Nel frattempo Agrigento è la capitale del degrado 2017, tra incuria, fatiscenza e indifferenza verso i cittadini tassati al massimo consentito dalla legge in mancanza di servizi civici adeguati”.
Così afferma il consigliere comunale di Agrigento, Pasquale Spataro, di Forza Italia, che, allegando delle foto testimonianza, denuncia il vergognoso stato di degrado che incombe tra la via Tortorelle, via Cuoco e via Rapisardi. Spataro sottolinea: “Nonostante le tante segnalazioni agli organi comunali preposti, nella zona in questione non vi è alcuna traccia della seppur minima opera di manutenzione. La dignità dei cittadini, e in particolare dei residenti delle vie Tortorelle, Cuoco e Rapisardi, è offesa e calpestata giorno dopo giorno. Sono urgenti dei massicci interventi di decespugliamento e bonifica, soprattutto in un ampio appezzamento di terreno che ricade nei luoghi. Il discerbamento è necessario al fine di prevenire il proliferare di insetti e ratti, a tutela della pubblica incolumità. Dispiace che bisogna ripetere ciò che sono principi basilari di manutenzione del territorio. Evidentemente l’amministrazione Firetto insegue la capitale della Cultura. I cittadini invece marciscono nella “Coltura” di sterpaglie e rischio infezioni ovunque. Si intervenga rapidamente nelle vie Tortorelle, Cuoco e Rapisardi” – conclude Pasquale Spataro.

Inizia sotto i migliori auspici la stagione turistica 2017 in Sicilia con un trend positivo e crescente rispetto agli anni precedenti. Archiviate le vacanze di pasqua e i ponti primaverili, alla vigilia del 2 giugno, e dunque dell’avvio ufficiale della stagione turistica in Sicilia, le città d’arte ed i borghi più rinomati attendono imminente l’arrivo di grandi flussi di turisti sia italiani che internazionali, con un aumento di visitatori provenienti dalla Russia, dai Paesi del Nord Europa, Belgio, Olanda e Portogallo.
E tra le mete preferite, oltre a Palermo, Catania e Trapani, i turisti scelgono sempre più di visitare Agrigento, la terra di Pirandello, con le sue bellezze paesaggistiche, vedi la Valle dei Templi e il giardino della Kolymbetra, la Scala dei Turchi, Punta Bianca, e i paesi limitrofi ricchi di storia e tradizioni.
Gli operatori del turismo, oltre a rafforzare e valorizzare la promozione del territorio con eventi, congressi e fiere di rilievo, stanno cercando di puntare a un tipo di turismo che crei un legame vero con il territorio, con i suoi cibi, la sua natura e i suoi abitanti.
Ma, in generale, per l’andamento della stagione estiva, ad influire su viaggi e soggiorni in Sicilia, sarà l’instabilità politica dei paesi nord-africani che favorirà la scelta della Sicilia come destinazione estiva rispetto ai tradizionali competitor turistici dell’area mediterranea.
L’intervista a Francesco Picarella è in onda oggi al Videogiornale di Teleacras.

“Agrigento non sta rilanciando la propria attrattività né l’offerta commerciale. Questo – sottolinea il presidente di Confesercenti Vittorio Messina – perché mancano completamente politiche complessive in grado di produrre effetti positivi sul territorio. Siamo di fronte a singole proposte cui, al netto di riempire un calendario di iniziative, si fa sempre più spesso fatica a riconoscerne il valore e il tratto identitario rispetto alla città”.
“Sono di questi giorni – aggiunge Vittorio Messina – le reazioni causate dal pressappochismo con cui si è cercato di mettere in sicurezza fondo stradale e marciapiedi in un’area che insiste nel cuore di Agrigento davanti alla prefettura e alla questura, un’area destinata ad ospitare i festeggiamenti in occasione del 2 giugno. Reazioni che forniscono una triste fotografia della città, a partire dalle sue vie più centrali e frequentate. Le singole richieste di soccorso, così come
l’imprenditore che getta la spugna in via Atenea, sono segnali forti e che la dicono lunga sull’assenza di un progetto unitario di rilancio economico, commerciale e culturale della città, che dovrebbe attuarsi anche attraverso un contenimento dei tributi locali e delle locazioni, una gestione degli spazi sfitti per esempio – prosegue il presidente di Confesercenti. Siamo ben lontani insomma dai modelli di gestione denominati ‘distretti urbani del commercio e anche da quel modello di
partecipazione civica auspicata dall’amministrazione attiva – conclude Messina – se non si tiene conto che la strada da percorrere per dare nuova linfa ll’attrattività della città agli occhi dei consumatori e di possibili nuovi investitori, è quella dei distretti urbani del commercio. Gli unici ad essere in grado di ronteggiare la concorrenza della grande distribuzione e di dare un presente ed un futuro al nostro centro urbano”.


Denuncio pubblicamente, ed ancora una volta, il fenomeno della prostituzione agricola, avallata e legalizzata da un sistema di ingresso di prodotti dall’estero che non condivido e condanno fermamente.
Dalle orticole marocchine, all’olio tunisino, oggi assistiamo, inermi, alla presenza sui nostri banchi frutta del melone Cantalupo senegalese! Licata, Palma, Campobello, Ravanusa, Canicattì e tutta la provincia costretta a piegarsi al selvaggio ingresso di prodotti a prezzi stracciati e di scarsissima qualità che costringono al deprezzamento dei nostri.
Il nostro prezioso grano deprezzato perché oggetto di concorrenza di grano estero la cui presenza di micotossine, glifosate ed altro…rendono dannoso per la salute di tutti. Vanno attuate politiche ad hoc che cambino le regole del gioco. Un gioco che ha messo a rischio per anni la salute pubblica e l’economia nostrana basata sull’agricoltura. Enti Pubblici, Associazioni, Rappresentanze di Produttori, Regione ed Europa devono intervenire sistematicamente e non sporadicamente.
In questo appello coinvolgo anche gli stessi contadini e tutte le aziende agricole produttrici che devono imparare a consorziarsi in entità sempre più grandi! Ciò al fine di costituire una vera e propria Lobby non solo per suscitare interesse nelle varie rappresentanze politiche ma anche per accedere ai finanziamenti previsti dai vari PSR che sin qui sono stati varati e che sembrano favorire solo le grandi aziende ed i Grossi Consorzi. Inoltre per poter dialogare con la GDO, che oggi detta legge su prezzi e provenienze, non si può essere piccoli produttori della periferia.
Occorre, in un mondo globalizzato come quello attuale, distinguersi maggiormente ed anche qualitativamente. Occorre quindi percorrere la strada delle DOC, DOP, IGP, che ci consentirà di essere individuati a colpo d’occhio differenziandoci, attuando contemporaneamente operazioni di marketing finalizzate a promuovere le nostre primizie. Dobbiamo diventare aggressivi e pressanti per rivendicare la presenza di servizi primari ed infrastrutture che ad oggi mancano. Penso innanzitutto all’acqua. Pensate che possa essere immaginabile, altrove, avere a disposizione da venticinque anni una diga, come la Gibbesi che, in piena capienza, può contenere oltre 11 milioni di metri cubi per uso irriguo che mai nessuno ha pensato di canalizzare per farli arrivare nei nostri campi? A livello infrastrutturale è semplicemente assurdo quanto sta accadendo con il viadotto Petrulla e con gli assi viari che arrivano e partono da Licata. Non dimentichiamo inoltre di avere un porto che è quasi del tutto inutilizzato e che per molti costituirebbe, da solo, una fortuna. Ma prima di tutto dobbiamo pressare in Europa affinché, prioritariamente, si prevedano clausole di salvaguardia per i territori che vengono penalizzati da queste forme di importazione di favore.

Il ristorante al duomo di taormina riparte dalla sperimentazione della cucina tradizione dell’isola.
Il racconto di una Sicilia possibile nel progetto di rilancio dello storico ristorante di Taormina di Enrico Briguglio: la freschezza dello chef Gianluca Lizzio e l’esperienza di Giuseppe Cannizzaro mettono insieme colore ed eleganza.
Lo storico ristorante Al Duomo di Taormina fondato da Enrico Briguglio, ispiratore e presidente delle Soste di Ulisse, riparte dalla tenace sfida di una imprenditrice della città.
Vanessa Cannizzaro, figlia dello storico chef de La Giara di Taormina, prende in consegna la storica trattoria tipica Al Duomo e ne rilanciano il percorso, grazie ad una interessante sperimentazione sull’identità enogastronomica dell’isola alla luce di un respiro internazionale.
“Dal terrazzino che si affaccia sul Duomo di Taormina- racconta Vanessa- sono passati i grandi protagonisti dell’enogastronomia internazionale, ospiti di Enrico Briguglio. È stato uno dei migliori ambasciatori che la ristorazione dell’isola potesse avere. La sua capacità di guardare oltre e di prevedere i cambiamenti di sensibilità del mondo della ristorazione, lo resero uno dei primi estimatori di vino, quando ancora il vino siciliano non aveva un posto di rilievo nel panorama enologico internazionale”.
Da questa forte carica suggestiva Vanessa ha deciso di ripartire, dotando il ristorante di un’inedita combinazione di energie: al fianco del giovane chef Gianluca Lizzio, uno degli esponenti della nouvelle vague siciliana, c’è proprio l’esperienza del padre Giuseppe Cannizzaro, che dalla fin degli anni Ottanta portò in città una visione internazionale sulla scia dei grandi maestri della cucina classica.
Dall’intreccio tra un passato visionario e un presente che sa guardare alla storia da cui proviene nasce la nuova proposta del ristorante Al Duomo: la cucina come laboratorio di sperimentazione narrativa fuori dagli stereotipi, ma aderente alla storia e alla tradizione. La frizzante creatività del giovane chef si affianca alla grande esperienza di Giuseppe Cannizzaro, che dell’avanguardia fece storia già negli anni ’80, introducendo a Taormina le preparazioni della cucina francese e riconducendola a un’identità Mediterranea magmatica. Un incontro non scontato tra il vecchio e il nuovo, ma soprattutto tra due modi di guardare all’identità isolana che si sono incrociati, seppure in tempi diversi: Giuseppe Cannizzaro negli anni ’80 ha tratto lezione dalla cucina internazionale in Francia e in Inghilterra, per portarne il respiro nei piatti de La Giara; Gianluca ha fatto il percorso inverso un ventennio dopo, restituendo alle cucine francesi e inglesi un’identità di Sicilia che nel frattempo si era consolidata, fino ad essere riconosciuto anche in ambito internazionale.
Punto di partenza comune è l’attenzione e la conoscenza delle materie prime, selezionate grazie a un percorso di ricerca lunga e appassionata: il gioco degli impasti rende onore alla sfilata dei grani antichi di Timilia, Perciasacchi, Russello e Maiorca; il macco di fave ritrova nella fava di Leonforte il sapore dolce ed erbaceo della tradizione. L’agnello da latte dei Nebrodi e il gambero rosso di Mazzara accompagnano la lista dei presidi Slow Food più celebri: il pistacchio di Bronte, il cappero di Salina, il piacentino ennese e la cipolla di Gerratana trovano sfumature e interpretazioni in un gioco di incastri.
La freschezza di Gianluca aggiunge ai piatti il gioco alla sperimentazione: la storia di ogni pietanza è l’avvio di un ripensamento della forma; l’ospite stesso è chiamato a partecipare alla fase creativa ricomponendo nel piatto il percorso sensoriale, secondo la propria sensibilità. I piatti del Duomo si contraddistinguono per la nota stilistica che cita la tradizione senza limitarsi a riproporla: la Norma diventa una pasta fresca ripiena siglata dalla nota affumicata della ricotta; il polpo con le patate diventa un gioco nella gabbia dorata di chips; l’agnello passa dal classico scottadito a una porchetta d’agnello con santoreggia e poi a un lollipop guarnito di cereali; il tris del fritto siciliano ritrova verve con le maionesi aromatizzate al limone, all’acciuga e al pomodoro, per suggerire agli ospiti nuove frontiere dell’isola a tavola.
In mezzo scorre la storia della Sicilia: quella che è stata, quella che sarà. Quella che è, quando due visioni capaci di dialogare e contaminarsi si incontrano, come accade oggi Al Duomo di Taormina.