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Assenteismo al Comune di Villafranca Sicula: il gup del Tribunale di Sciacca, Rosario Di Gioia, ha revocato la misura cautelare nei confronti di uno dei coinvolti nell’inchiesta, Vito Perricone, 61 anni, al quale è stato annullato l’ordine di presentazione alla polizia giudiziaria. Nell’inchiesta furono coinvolti dieci dipendenti comunali e un medico, l’unico a finire in manette e posto ai domiciliari.  La revoca per Perricone è arrivata dopo l’interrogatorio di garanzia. E proprio nell’interrogatorio di garanzia, Paolo Girgenti, 60 anni, anche lui dipendente al Comune di Villafranca e anche lui coinvolto nell’inchiesta, si è avvalso della facoltà di non rispondere, così come il medico Gaetano Montana, 63 anni, accusato di aver prodotto certificati medici a pazienti che non avrebbe visitato.

Un sequestro per quasi quattro milioni di euro: conti correnti e ben quattordici appartamenti. E’ questo il tesoro del clan Nizza sequestrato dalla DIA di Catania – diretta da Renato Panvino – in sinergia con la locale Procura diretta da Carmelo Zuccaro.

La famiglia Nizza sono i padroni delle piazze di spaccio di Librino e – proprio da lì – ha origine tutto questo arricchimento come descritto dal pentito Fabrizio Nizza, il fratello più grande di Andrea. Quest’ultimo, arrestato lo scorso gennaio, era considerato tra i latitanti più pericolosi in circolazione e – indubbiamente – uno dei padroni incontrastati della Sicilia Orientale.
“Una delle piazze di spaccio gestite da Andrea Nizza – spiega il collaboratore Seminara – era quella del viale Bummacaro 16, insieme a Marco Romeo, mentre Martino e Salvatore Cristaudo, nel 2011, per circa 2 mesi, hanno gestito, per conto di Fabrizio Nizza, la piazza di spaccio a San Giovanni Galermo che prima era gestita da Alessandro Di Pasquale detto Giorgio Armani. E’ stato Carmelo Di Stefano a confermare agli inquirenti, all’interno dell’operazione Fiori Bianchi, che Andrea Nizza “fa parte dei Santapaola, si occupava in particolari di gestione di piazze di spaccio”. Salvatore Cristaudo, collaboratore di giustizia, ha confermato che Andrea Nizza “è tuttora il capo dei Nizza”.


Anche Agrigento ha le unioni civili.
A dire sì sono stati Calogero Farruggia e Geni Sciumè uniti ieri in matrimonio grazie alla nuova legge che prevede l’unione tra due persone dello stesso sesso.
Dopo che la Camera ha dato l’ok definitivo al testo che dà nuovi diritti a coppie omosessuali e convivenze di fatto nel maggio 2016, anche ad Agrigento, sono arrivate le prime unioni omosessuali, la prima (ma tra due donne) risale all’ottobre dello stesso anno della legge.
Quella di ieri pomeriggio, si é tenuta al palazzo di città, nell’atrio del palazzo comunale alla presenza di amici e parenti.
A celebrare l’unione il sindaco di Agrigento, Calogero Firetto, con la fascia tricolore.
L’approvazione  del testo atteso per anni da migliaia di coppie, tanto etero quanto omosessuali, che fino a qualche tempo fa non avevano alcun riconoscimento davanti alla legge,  é stato un passo importante per la società, se pur ancora pochi sono i casi in Sicilia, rappresentano esempi positivi di civiltà, di libertà senza discriminazione: i diritti di ogni uomo, il diritto di amare è il minimo che una comunità civile possa garantire!


Una triste notizia ha raggiunto oggi il Tribunale di Agrigento e il mondo forense. Si è spenta a 51 anni dopo una silenziosa e dignitosa battaglia contro un male incurabile.
Nata a Agrigento il 3 febbraio 1966, laureata nel 1991 presso l’Università degli Studi La Sapienza di Roma. Dal giugno 2008 componente del Consiglio Direttivo della Camera Penale di Agrigento. Avvocato Cassazionista dal 2010.
Cordoglio dei colleghi che – anche sui social – stanno ricordando le esperienze vissute a fianco (e non) di Anna Americo.
“Penalista onesta ed affermata conquistò la gavetta accanto ad una insigne penalista, l’avvocato Fiamma, – ricorda, su Facebook, l’avvocato Totò Pennica – . Anna è stata pioniera tra le giovani colleghe ad abbracciare, con passione, l’arte del diritto penale. Apparentemente poco loquace, invero era concentrata e seria nello studiare i casi che gestiva con passione, competenza professionalità e necessario distacco. Sempre corretta, buona, garbata, viveva l’impegno della professione come una missione – ha continuato il legale Pennica – . Recentemente si vedeva di rado, impegnata nella battaglia più difficile della sua vita, lottare contro il male, affrontando l’esperienza con discrezione, senza pietismo, nel dolore umano e nel dispiacere . Scrivo di getto questo ricordo, nato dal cuore. Anche se non ho mai codifeso con lei, ne ho apprezzato le qualità umane e professionali. Una figura che ha onorato l’avvocatura locale che si spegne, maledetta sorte. Addio Anna”.
“Non solo una eccezionale collega, ma una donna profetica per la sua generazione il cui impegno nella professione forense si è rivelato di eccezionale lungimiranza – ha scritto l’avvocato Salvatore Cusumano – . Una avvocatessa libera da qualsiasi condizionamento o potere, ecco per questo i legali spesso assieme ai giornalisti sono invisi al potere, perché cercano di smascherare i fatti. Una donna profondamente innamorata del suo lavoro, legata ad ideali sicuramente alti e nobili, e per questo non comuni, ma allo stesso tempo disegnano una persona semplice, che – conclude Cusumano – considerava la sua attività come una naturale manifestazione della sua personalità . Addio Anna”.

Ad Agrigento l’associazione ambientalista MareAmico, coordinata da Claudio Lombardo, segnala l’urgenza di garantire subito sicurezza all’ex Oceanomare, lungo il Viale delle Dune, a San Leone. Lombardo afferma: “L’ex Oceanomare perde pezzi. La struttura da tempo è ormai in disuso, dopo una mareggiata che l’ha colpita e che ha provocato, quando avvenne, anche uno smottamento che determinò il cedimento di una porzione del marciapiedi del Viale delle Dune. La burocrazia non decide cosa fare. Mareamico vuole che, almeno, venga messo in sicurezza”.

La consigliere comunale di Agrigento, Nuccia Palermo, capogruppo di Sicilia Futura, interviene a seguito della seduta del Consiglio comunale che si è svolta ieri sera, e denuncia degli avvenimenti – a suo avviso – incredibili. Nuccia Palermo sostiene che l’assessore alla Sanità, Riolo, si è astenuto su una mozione presentata da lei per il ripristino delle garanzie igieniche e sanitarie di San Leone. Poi, la stessa Palermo sostiene che, innanzi ad un suo dossier fotografico a testimonianza del degrado a San Leone, il consigliere Hamel abbia affermato: ‘Io sono contrario alle operazioni così ad effetto e quindi anche alla pubblicazione e alla messa in mostra di una fotografia’. E poi, ancora la Palermo sostiene che dopo poco più di due ore di seduta, il consigliere Civiltà ha chiesto un rinvio data l’ora tarda, quando invece – conclude Nuccia Palermo – erano solo le ore 21, e quindi io e i miei colleghi di Uniti per la città abbiamo votato no alla richiesta”.

Si è spenta a 91 anni, a Canicattì, la professoressa Ida Abate, prima biografa del giudice Rosario Livatino, ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990 alle porte di Agrigento.
Si deve lei, oltre che ai genitori del magistrato, se la figura di Livatino entrò nelle case e nelle scuole degli italiani. Abate, che fu insegnante di latino e greco ed ebbe tra i suoi allievi Livatino, nei primi anni Novanta, fondò assieme ad altri l’associazione “Amici del giudice Rosario Angelo Livatino”, di cui a lungo fu presidente e con essa gettò le basi per l’avvio del processo diocesano di canonizzazione, ormai alle battute finali.
I funerali si svolgeranno oggi alle 17 a Canicattì nella chiesa di San Domenico, la stessa frequentata da sempre dalla famiglia Livatino e dove venne aperto il processo diocesano il 21 settembre 2011.

A seguito delle operazioni di controllo del territorio eseguite, nello scorso fine settimana, dalla polizia stradale di Agrigento, diretti dal comandante Giuseppe Morreale, è da registrare la cattiva abitudine, che può anche rivelarsi pericolosa, del mancato utilizzo della cintura di sicurezza. Ben 38 sono stati gli automobilisti agrigentini sanzionati per l’inosservanza della normativa sull’utilizzo delle cinture. Per loro oltre la sanzione amministrativa è scattata anche la decurtazione di 5 punti dalla patente di guida.