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15 nuovi positivi nel nuovo bollettino dell’Asp che numera i nuovi casi di Covid. 1 ricovero in ospedale, in degenza ordinaria, nessun decesso e 24 guariti. Somministrati 255 tamponi. Al momento risultano ricoverate 9 persone in degenza ordinaria, 8 si trovano al “Fratelli Parlapiano” di Ribera e una in un ospedale fuori provincia.

Sono 2 i pazienti in terapia intensiva all’ospedale riberese “Fratelli Parlapiano”.

Questa la situazione Comune per Comune: Agrigento: 14 (+1); Aragona: 3 (+1); Burgio: 6 (+2); Caltabellotta: 3 (stabile); Cammarata: 5 (stabile); Campobello di Licata: 3 (+1); Canicattì: 32 (+2); Casteltermini: 1 (stabile, si tratta di un migrante ospitato in un centro di accoglienza); Castrofilippo: 1 (stabile); Cattolica Eraclea: 16 (-6); Favara: 7 (stabile); Grotte: 1 (stabile); Licata: 23 (stabile); Lucca Sicula: 1 (stabile); Menfi: 7 (stabile), Montallegro: 1 (stabile); Montevago: 1 (stabile); Naro: 18 (stabile); Palma di Montechiaro: 5 (stabile); Porto Empedocle: 4 (-1); Raffadali: 2 (-3); Ribera: 8 (-2); San Giovanni Gemini: 3 (stabile); Santa Margherita di Belice: 3 (stabile); Sant’Angelo Muxaro: 2 (+2); Sciacca: 25 (-4).

Sono “Covid free”: Alessandria della Rocca, Bivona, Calamonaci, Camastra, Cianciana, Comitini, Joppolo Giancaxio, Racalmuto, Ravanusa, Realmonte, San Biagio Platani, Sambuca di Sicilia, Siculiana, Santo Stefano Quisquina, Santa Elisabetta e Villafranca Sicula. 

Sono 32 i migranti attualmente in quarantena sulle navi di accoglienza in rada dell’Agrigentino.

Un bacio gli è costato una condanna penale: il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Micaela Raimondo, a conclusione del giudizio abbreviato, ha inflitto 10 mesi e 20 giorni di reclusione a Mario Casà, 47 anni, imputato di violenza sessuale allorchè il 21 agosto del 2020 avrebbe baciato contro la sua volontà una ragazza di 21 anni vicina di casa. Lei ha confermato l’accusa in occasione dell’apposito incidente probatorio richiesto dal pubblico ministero Gloria Andreoli.

Dopo una lunga ed estenuante malattia, si è spento questa notte Piero Mangione storico segretario della CGIL agrigentina.  Una grande perdita non solo per il mondo sindacale ma per tutta la comunità.

Il ricordo del segretario generale Alfonso Buscemi.” La Camera del lavoro di Agrigento piange il compagno Piero Mangione morto alle ore 01,00 di oggi. Compagno di grande esempio per il suo attaccamento alla nostra Organizzazione ha saputo dirigere questa CdL con coraggio intestandosi battaglie sindacali difficili e pubblicamente con denunce precise e circostanziate. Educato gentile e sempre disponibile con tutti. Ai giovani che volevano fare la rivoluzione in un solo giorno era solito dire ghiaccio in testa. La sua malattia coincide con la mia elezione a segretario generale Cgil Agrigento e questo fatto mi ha privato di un punto di riferimento che avrebbe potuto insegnarmi tanto in un momento particolarmente difficile. Personalmente perdo anche un amico. riposa in pace caro Segretario Amico mio”.

Il giorno del funerale tutte le sedi della nostra provincia resteranno chiusi in segno di lutto”.

Piero Mangione lascia la moglie Franca e le figlie Anna e Salvina.

Cordoglio alla famiglia da parte del Direttore Lelio Castaldo e di tutto lo staff di sicilia24h.it.

 

Dopo l’ennesimo pellegrinaggio romano di mercoledi scorso con cui i sindaci siciliani (molti anche della provincia di Agrigento) hanno manifestato al governo nazionale, attraverso l’ANCI) le gravi difficoltà ad operare sul piano finanziario, molti amministratori hanno manifestato la loro delusione per i risultati che non sono quelli che si aspettavano.
Il sindaco di Santa Margherita Belice, Franco Valenti, ha voluto pubblicamente esternare la sua delusione e non si tira indietro nel lanciare accuse di inefficienza alla classe politica siciliana che rappresenta l’isola nei palazzi del governo.
Ecco il testo delle sue riflessioni:
Sono deluso e amareggiato.
Scusatemi se esco fuori dal coro di questa Italia plaudente ed acclamante, sempre più omologata al pensiero unico, nella quale non è più possibile discutere, confrontarsi, criticare, dibattere e dove tutto deve essere accettato per dogma.
Questa politica senza anima e senza coraggio non mi piace.
Non mi piace la politica gestita da tecnici e da burocrati, disancorata dai reali bisogni dei cittadini e lontana anni luce dalle esigenze dei territori.
Non mi piace l’attuale democrazia sospesa con un Parlamento di “nominati” chiamato solo a ratificare le scelte fatte in altra sede.
Non mi piace la rappresentanza parlamentare siciliana che assiste inerme alla disfatta della Sicilia, preoccupata solo di non dispiacersi con chi deve continuare a garantirgli una nomina ad onorevole o senatore.
Non mi piace la politica che colloca innanzi ai contenuti e alla sostanza la forma e i cavilli.
Ieri sono stato a Roma alla manifestazione dei sindaci siciliani organizzata dall’ANCI, così come ad aprile sono stato presente alla manifestazione dei sindaci agrigentini per protestare contro un Recovery Plan ingiusto ed iniquo che affossa la Sicilia e cancella la provincia di Agrigento.
Il risultato di entrambe le manifestazioni ritengo possa racchiudersi nelle foto di gruppo con fascia tricolore.
Niente abbiamo ottenuto per la provincia di Agrigento ad Aprile; niente abbiamo ottenuto ieri per le misure a sostegno dei Comuni siciliani.
Le solite paludate passerelle di deputati e dirigenti di partito.
Tutti in un estenuante e deprimente politichese disponibili a parole, ma nessuno in grado di battere i pugni e alzare la voce nelle sedi preposte per tutelare la Sicilia e i siciliani.
Sappiate cari deputati nazionali che grazie alla vostra insipienza ed inconsistenza politica la Sicilia sta perdendo l’ultimo treno, l’ultima possibilità di sviluppo sociale ed economico.
Sappiate che siete i diretti responsabili dell’Italia che verrà. Un’Italia dove le regioni ricche saranno sempre più ricche e la Sicilia sempre più povera ed emarginata.
Spero di essere contraddetto dai fatti!
Franco Valenti

Nell’anno 2020 abbiamo conosciuto molti temini nuovi e ad ogni vocabolo innesca nella mente delle persone le paure più devastanti “COVID-19,CORONA VIRUS,PANDEMIA, DISTANZIAMENTO SOCIALE,LOCKDOWN)e nel 2021? Nel 2021 abbiamo scoperto la parola “GREEN PASS” un foglio di carta dove viene registrato il vaccinato oppure chi esegue il tampone. Per tutto il 2021 abbiamo assistito a campagne vaccinale, molti scontri con chi non vuole farlo venendo nominati NOVAX. Una battaglia senza mai fine. MA QUALE SARÀ LA COSA GIUSTA DA FARE?
Io personalmente HO PAURA di essere vaccinata (premetto ho tutti i vaccini obbligatorio) ho paura perché non posso credere all’efficacia di un vaccino studiato in poco tempo e ancora oggi non abbiamo un vaccino contro altre malattie che esistono da molti anni.
Non trovo giusto che lo stato non lo metta obbligatorio per non dover prendersi le proprie responsabilità e studia come farsi che le persone lo facciano anche contro il loro volere. E come si può fare tutto questo? Semplice ti toccano il lavoro. PER ANDARE AL LAVORO DEVI PAGARE. Non sei vaccinato puoi fare i tamponi. Un tampone costa in media 15 euro e ti copre 48 ore. Nel mio caso il tampone dura 24 ora lavorando su turni non riesco ad arrivare a 48 ore quindi la mia spesa e di circa 45 euro a settimana in un mese sono 180 euro. Una persona che recepisce 1100 euro (sappiamo che molta gente arriva a percepire 600/800 euro al mese) come si fa ad arrivare a fine mese visto che LO STATO ha aumentato tutte le materie prime !!!!! La campagna del vaccino dovrebbe essere: VUOI LAVORARE NON PUOI PERMETTERTI I TAMPONI?? *VACCINATI* La cosa più assurda che senza GREEN PASS  non posso andare al lavoro ma come cliente si!!!! Ora mi spiegate cosa cambia??
*L’ITALIA È UNA REPUBBLICA BASATA SUL LAVORO!!!!!
LA SOVRANITÀ APPARTIENE AL POPOLO*
Rosaria Lucisano

Circa mille migranti sono stati soccorsi da due navi umanitarie delle Ong nel Mediterraneo centrale. Malta ha negato il proprio soccorso in termini di accoglienza. E dunque le due navi hanno indirizzato il timone verso Lampedusa. La Sea-Eye 4 ha a bordo più di 800 persone, e la Ocean Viking 245. Sono stati soccorsi e salvati da morte certa ance donne incinte, centinaia di bambini sotto i 4 anni e minori non accompagnati. Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, punta il dito contro l’indifferenza dell’Europa nel prestare sostegno all’Italia. Si tratta di un appello che ha assunto ormai contorni ridicoli allorchè è da oltre 10 anni, dall’epoca di Roberto Maroni ministro dell’Interno nel governo Berlusconi, che è ripetuto lo stesso appello, ormai al vento.

A dieci anni dalla sua inaugurazione (3 novembre 2011 – 3 novembre 2021) il Museo Diocesano di Agrigento continua a svolgere pienamente la sua azione offrendo ai fedeli della diocesi e ai visitatori percorsi personalizzati, interagendo con le scuole, predisponendo laboratori educativi o semplicemente  accogliendo i visitatori.

Le opere esposte non sono soltanto testimonianze di un tempo passato, destinate per il godimento estetico o la fruizione culturale, ma sono stimoli per annunciare il Vangelo all’uomo del nostro tempo e per presentare gli elementi fondanti del Cristianesimo. Il percorso museale è strettamente connesso alla Cattedrale, e si configura come “custodia” dei suoi tesori.

Siamo lieti di inaugurare i “festeggiamenti” per  i nostri primi dieci anni – dichiara don Giuseppe Pontillo, direttore del Museo Diocesano – con iniziative nuove fortemente identitarie e indicative del percorso intrapreso dal museo dalla sua fondazione.

Il Museo diocesano è nato in Cattedrale ed oggi tre sale del Mudia sono allestite all’interno della Chiesa per far aiutare a comprendere che le due realtà non sono separate ma interconnesse.

Il Museo Diocesano come oggi lo vediamo – continua –  nasce dalla triste legata ai dissesti della Cattedrale. Nel 2010 nuovi dissesti hanno causato la chiusura della cattedrale nel 2010, per 8 anni, cosi come l’esposizione museale curata da Gabriella Costantino che custodiva.

Nel 2011, il vescovo Francesco Montenegro (2008-2021) ha voluto un nuovo percorso museale allestito nelle sale  del Palazzo arcivescovile come sede definitiva del nuovo Museo Diocesano di Agrigento. Il nuovo allestimento, pur avvalendosi della precedente opera, ne ha rielaborato il percorso arricchendolo di nuove testimonianze artistiche. Il nuovo percorso ha seguito una nuova logica di fruizione, coniugando al rigore scientifico la vocazione pastorale e didattica dei musei diocesani, secondo gli auspici della Lettera circolare della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa su La funzione pastorale dei musei ecclesiastici (15 agosto 2001).

In occasione dell’arrivo del nuovo arcivescovo Alessandro Damiano (2020-2021), la collezione permanente degli argenti – continua don Giuseppe Pontillo – è stata rimodulata ed implementata. Un nuovo percorso ha permesso di fruire la Biblioteca dei vescovi del Palazzo arcivescovile.

Il Museo Diocesano oggi si presenta come museo diffuso sull’asse di via Duomo includendo: le Collezioni del Palazzo Arcivescovile; la Torre dei Montaperto; la torretta medievale e l’ex aula capitolare, sede del Museo Turano in Cattedrale; le sale espositive della cattedrale con il progetto Arkeo&Fede i quattro sarcofagi di età ellenistico-romana; ed infine la Chiesa di santa Maria dei Greci con  il suo antiquarium, prima sede episcopale di San Gerlando.

Celebriamo il decennale– sottolinea padre Pontillo- con il grandioso ritorno dei sarcofagi nella sala Mudia della Cattedrale dopo che per 54 anni sono stati custodi nella Valle dei Templi. In questi suoi primi dieci anni, il Museo Diocesano si è dimostrato aperto al territorio  e alle diverse espressioni culturali, con l’obiettivo di creare un dialogo costruttivo con il contemporaneo.

Il Museo Diocesano di Agrigento, inoltre,  è cresciuto non solo negli allestimenti e percorsi interni ma è diventato uno degli attori culturali e turistici più importanti del centro storico della città ed è collocato in ambito regionale tra i più visitati tanto da competere con le i piu importanti e gallerie regionali per numero di visitatori.

Il Museo Diocesano è cresciuto anche con le sedi distaccate di Sambuca di Sicilia, Aragona e Sciacca e i persorsi Arte&Fede di Caltabellotta. Un grazie da parte della Diocesi e mio personale, dice don Giuseppe Pontillo, esprimo all’Associazione Ecclesia viva con i diversi volontari che in questi anni hanno reso possibile quello che oggi è il Museo, ed oggi alla società Anthos srl, che scaturisce dall’esperienza gestionale di Ecclesia viva  e che oggi cura la fruizione dei percorsi Arte&Fede e Arkeo&Fede del Mudia sul colle di Agrigento. Siamo orgogliosi anche dell’aver generato una start up per la fruizione del patrimonio ecclesiastico. Rivolgo il mio ringraziamento, continua padre Pontillo, a tutto lo staff dell’Ufficio Beni culturali dell’Arcidiocesi che ha sostenuto il progetto del Museo Diocesano e la sua affermazione nel panorama ecclesiale e culturale.

 

Dieci anni dopo l’approvazione della Legge Gelmini, il Parlamento si appresta ad approvare un progetto di legge sulle Disposizioni in materia di attività di ricerca e di reclutamento dei ricercatori nelle università e negli enti pubblici di ricercaUn intervento legislativo atteso da anni: la moltiplicazione delle figure precarie disposta dalla Legge Gelmini, unita al taglio netto delle risorse trasferite a Università e Ricerca, ha infatti diminuito di oltre il 25% il personale di ruolo e più che raddoppiato il numero dei contratti a termine che rappresentano ormai oltre la metà del personale universitario della ricerca e della didattica. Nel 90% dei casi questa fetta significativa di personale viene espulsa dal sistema e, fatto ancor più grave, ciò avviene dopo anni di precarietà passati a risolvere le esigenze di didattica e ricerca degli atenei. Il tutto, in un contesto di verticalizzazione nei processi decisionali e una polarizzazione nella distribuzione dei fondi che crea disparità sempre più marcate.

 Lo scorso giugno abbiamo denunciato con forza l’impianto del progetto di legge poi approvato alla Camera, che è in assoluta continuità con l’impostazione della Legge Gelmini. L’avvio del confronto nella 7a Commissione Istruzione pubblica, beni culturali del Senato, in sede redigente, non ha sostanzialmente modificato quell’impostazione, nonostante le audizioni e le interlocuzioni intercorse in questi mesi con i gruppi parlamentari, il Relatore e la stessa commissione. Sono ad oggi stati depositati numerosi emendamenti, di cui uno del Relatore si pone l’obbiettivo di convertire l’assegno in un vero e proprio contratto di ricerca. Vengono comunque mantenuti i lunghi tempi di ingresso nei ruoli universitari, oltre che figure atipiche senza garanzie e con basse retribuzioni. Mancano inoltre interventi volti a rilanciare le assunzioni nell’università, garantendo conseguentemente processi di stabilizzazione e quindi esaurimento della bolla di precariato cresciuta nell’ultimo decennio. Il presunto obbiettivo dell’intervento di “combattere il precariato” non viene quindi raggiunto. Anzi, proprio in questi mesi sono state bandite migliaia di posizioni per nuovi RTDa e altre migliaia saranno probabilmente bandite il prossimo anno nel quadro del PNRR, portando così a raddoppiare questa figura a termine proprio nel momento in cui se ne prevede la messa ad esaurimento, gonfiando una nuova bolla di precariato. A maggior ragione è quindi necessario ed urgente prevedere oggi degli impianti normativi e dei fondi strutturali per garantire percorsi di espansione delle università e degli organici universitari, in grado di assorbire ed esaurire strutturalmente ogni forma atipica, parasubordinata e precaria negli atenei.

 L’impianto del DDL in discussione conferma quindi l’ineluttabilità di una precarietà estremamente lunga prima di una “eventuale” immissione in ruolo, istituendo il “nuovo” Ricercatore Tenure Track e un contratto di ricerca che può arrivare a 5 anni, senza eliminare le borse di ricerca che rappresentano il paradigma fondato su rapporti di lavoro a forte dumping contrattuale, senza diritti e tutele, determinando una condizione complessiva che ci colloca fuori dai parametri europei. Oltre a ciò, si forzano intrecci e su singoli aspetti omogeneità tra università e Enti di Ricerca, che in tutta evidenza non miglioreranno il grado di fluidità della relazione tra i due mondi e che rischiano però di causare importanti squilibri interni ai due sistemi.

 Siamo di fronte all’ennesima “riforma a costo zero” per l’università, in un contesto in cui le risorse a disposizione degli atenei per il reclutamento sono a tutt’oggi insufficienti. Il mancato investimento nell’università, unito a vincoli e barriere ipotizzati nella discussione in Commissione Cultura e presenti nella proposta, determina un’ulteriore espulsione di decine di migliaia di precari/e. Tutto questo è semplicemente inaccettabile.

L’Università necessita di un’inversione radicale di rotta. Un cambiamento che porti il nostro Paese in linea con gli altri grandi Paesi Europei, con un ingente ri-finanziamento del settore di almeno 2 miliardi di euro per programmare un reclutamento straordinario, in 4/5 anni, di almeno 30.000 posti di ruolo, attraverso una fase transitoria e un reclutamento ordinario, ciclico e progressivo, certo nei tempi, di almeno 5000 posti di ruolo a regime in grado di scardinare la guerra fra poveri che il Parlamento sta scatenando in una contrapposizione generazionale. Un reclutamento ordinario e straordinario che deve esser distribuito senza sperequazioni tra gli atenei, cancellando i criteri di presunta eccellenza oggi utilizzati. Questi numeri in ingresso consentirebbero unicamente di ripristinare e mantenere un organico pari a quello del 2008, al di sotto della media europea del rapporto tra docenti stabili e popolazione, tra docenti stabili e numero di studenti.

E’ indispensabile una riforma del reclutamento che superi l’arcipelago delle forme parasubordinate, lesive della dignità dei lavoratori e delle lavoratrici della ricerca, con l’introduzione di una figura unica pre-ruolo, che abbia una durata contenuta e in numero proporzionale agli sbocchi in ruolo, con diritti e tutele universali sulla base dei principi sanciti dalla Carta Europea dei Ricercatori e che tenga anche conto che sia i bandi Europei che quelli nazionali prevedono finanziamenti per ruoli a tempo determinato, eliminando tutte le altre forme contrattuali di sfruttamento del lavoro precario, borse ed assegni di ricerca. Va inoltre impedito l’uso indiscriminato delle docenze a contratto che produce ulteriore precariato.

Interventi strutturali che sono un’utile base per definire una visione di sistema complessivo, mandando in soffitta l’impianto tecnocratico del sistema di valutazione (ANVUR, ASN, VQR), perseguendo l’introduzione di un ruolo unico della docenza universitaria, per eliminare la competizione strutturale tra pari e che permette a tutto il personale il pieno riconoscimento della propria attività senza intrecci e confusione tra i percorsi di reclutamento e i processi valutativi, a domanda, di progressione stipendiale. Crediamo fortemente nella necessità di un radicale processo di riforma complessivo del sistema universitario e non siamo più disposti/e ad accettare che le decisioni sul futuro di chi attraversa le università ogni giorno vengano prese senza coinvolgere realmente ed ufficialmente la comunità accademica, se non con sporadici contatti informali come nella recente fase emendativa.

Lanciamo quindi un nuovo Appello a tutta la comunità accademica, le associazioni e i movimenti a partecipare ad un’assemblea on line il prossimo 9 novembre 2021, alle ore 17.30, connettendo così diverse aule e diversi voci presenti nelle nostre università.

372 i nuovi casi di Covid19 registrati nelle ultime 24 ore in Sicilia, a fronte di 25.266 tamponi processati. L’incidenza scende all’1,4% (il giorno precedente era all’1,9%). Da ieri si conteggiano anche i tamponi eseguiti nelle farmacie. L’isola è al settimo posto per contagi fra le regioni italiane. Gli attuali positivi sono 7.467 con un decremento di 66 casi. I guariti sono 302 mentre si registrano altre 4 vittime, che portano il totale dei decessi a 7.033. Sul fronte ospedaliero sono adesso 339 i ricoverati, mentre in terapia intensiva sono 37.

QAuesta la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo ne ha registrati 26, Catania 102, Messina 91, Siracusa 75, Ragusa 6, Trapani 37, Caltanissetta 10, Agrigento 14, Enna, 11.

La Polizia Provinciale, insieme con i funzionari dell’ARPA, ha provveduto ad effettuare dei controlli negli oleifici situati nel territorio del Comune di Favara. Tali controlli sono stati posti in essere poiché nei giorni scorsi erano stati segnalati sversamenti di acque di vegetazione nel Fiume Naro.

I controlli hanno riguardato sei frantoi ed hanno dato il seguente esito: Segnalato un oleificio all’autorità giudiziaria poiché sversava le acque di vegetazione nella fognatura pubblica. Tale sversamento, oltre che inquinare, comporta, per altro anche il malfunzionamento del depuratore. All’oleificio in questione è stata sequestrata la conduttura delle acque reflue.

Negli altri oleifici sono state riscontrate lievi criticità non penalmente ne amministrativamente rilevanti. I titolari sono stati diffidati a provvedere, nel più breve tempo possibile, per eliminare le criticità riscontrate.

I controlli della Polizia Provinciale e dell’Arpa proseguiranno nei prossimi giorni per monitorare la campagna olearia in corso.

Soddisfazione è stata espressa dal Commissario Straordinario del Libero Consorzio Comunale di Agrigento Vincenzo Raffo per l’efficace operazione di controllo ambientale. Il problema dell’inquinamento dei fiumi a causa dello sversamento delle acque di vegetazione, continua Raffo, è un annoso problema che causa grandissimi danni all’ecosistema. Il Libero Consorzio attraverso la Polizia Provinciale e il settore Ambiente dell’Ente, conclude Raffo, continuerà con rinnovato impegno nell’opera di accertamento e repressione dei reati ambientali assicurando il controllo continuo del territorio per prevenire disastri ambientali”.