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L’ex presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, è stato condannato dal Tribunale di Catania per avere diffamato il giornalista Gregorio Arena, già in servizio a Bruxelles, tacciandolo di “assenteismo” durante la sua partecipazione alla trasmissione L’Arena, su Rai 1, il 18 novembre del 2012. La difesa di Rosario Crocetta commenta: “Le dichiarazioni di Crocetta erano basate su una nota della dottoressa Stimolo, dirigente degli uffici di Bruxelles, che rappresentava l’assenza del giornalista. Vedremo cosa ne penserà la Corte d’Appello di Catania”. Gregorio Arena afferma: “Nessun assenteismo, nessun favoritismo quindi. Solo accuse che hanno segnato la mia vita e quella della mia famiglia. Crocetta è stato condannato ad una multa di 800 euro e ad un risarcimento dei danni che saranno liquidati in sede civile. A titolo di provvisionale pagherà 20mila euro, oltre tutte le spese processuali nonché gli onorari della parte civile”.

E’ morta, a 57 anni di età, l’ex assessore regionale ai Beni Culturali, Mariarita Sgarlata. Nelle ultime settimane ha combattuto contro un tumore. Professoressa associata di archeologia cristiana e medievale, già ispettrice della pontificia commissione di archeologia sacra, più di recente ha ricoperto l’incarico di consulente del ministro Bonisoli ed è stata consigliere delegato della Fondazione Inda.

Da assessore, e poi successivamente, Mariarita Sgarlata è stata protagonista di una battaglia a difesa del paesaggio, con la consapevolezza della necessità di recuperare la vocazione turistico-culturale del territorio attraverso scelte sostenibili. Non a caso ha condiviso le linee guida del piano paesaggistico della provincia di Siracusa. Ha scritto “L’eradicazione degli artropodi. La politica dei beni culturali in Sicilia”, un libro-denuncia sui siti storici in Sicilia.

Ci sarebbe un’eredità contesa tra due anziani fratelli, entrambi settantenni, alla base di una rissa culminata nel sangue due giorni fa a Realmonte. Uno dei due anziani ha riportato ferite alla testa dopo esser stato aggredito dal fratello con un piede di porco. Attualmente si trova ricoverato all’ospedale San Giovanni di Dio ma non è in pericolo di vita. Al vaglio la posizione dell’altro fratello.

La vicenda nasce da una somma lasciata in eredità ai due anziani che avrebbero dovuto trovare un accordo sulla spartizione. Accordo che, evidentemente, non è stato raggiunto e dopo una discussione verbale si è passati alle vie di fatto. Mentre sembrava che tutto fosse rientrato uno dei due fratelli ha preso un tubo di ferro colpendo alla testa il fratello che è stramazzato al suolo.

 

La Corte di Cassazione, confermando i due precedenti gradi di giudizio, ha condannato alla pena di 6 anni e 4 mesi Calogero Circo, 59 anni, e Stefano Circo, 33 anni, rispettivamente padre e figlio, accusati di lesioni aggravate in concorso. Emesso nella sera un provvedimento di cattura eseguito dai carabinieri della Compagnia di Cammarata e della stazione di Casteltermini. I due, adesso, si trovano reclusi presso la casa circondariale “Di Lorenzo” di Agrigento.

La vicenda risale a sette anni addietro quando padre e figlio misero in atto una vera e propria spedizione punitiva nei confronti dell’ex genero/cognato, fidanzato ai tempi con la figlia nonché sorella dei Circo. Spedizione punitiva culminata con l’aggressione al ragazzo anche con un coltello che fu utilizzato per sfregiarlo.

Alla base della vendetta ci sarebbe stata una “questione d’onore”. L’ex fidanzato avrebbe infatti consumato un rapporto con la donna subito prima di interrompere ogni relazione.

 

Gli agenti della Polizia di Stato di Sciacca hanno denunciato per guida in stato d’ebbrezza L.G.B., 32enne del posto, dopo aver provocato un incidente con feriti in località San Marco.

L’uomo, in compagnia di un amico, avrebbe causato l’incidente rimanendo peraltro ferito. Subito dopo esser stato soccorso e trasporto all’ospedale di Sciacca il 32enne è stato sottoposto ad alcol test che ha dato esito positivo.

A quel punto è stato denunciato e gli è stata ritirata la patente di guida.

 

Un incendio divampato durante la scorsa notte poco dopo le 4 ha causato ingenti danni ad un’attività commerciale in via Roma, a Porto Empedocle.

Secondo una prima ricostruzione ad innescare il rogo sarebbe stato un corto circuito partito da un frigorifero in cucina. In breve tempo le fiamme hanno avvolto il locale danneggiandolo in parte. Sul posto carabinieri, polizia e una squadra di Vigili del Fuoco che ha domato le fiamme.

Solidarietà da parte della comunità empedoclina che nelle ultime ore si è riversata sulla pagina social del noto locale manifestando vicinanza dopo l’accaduto.

 

Cade dal tetto della casa di campagna, in contrada San Marco ad Aragona , dove, a quanto pare, era salito per effettuare dei lavori. Portato in ospedale, e’ morto Giuseppe La Mendola, 80 anni, conosciuto da tutti per essere stato il “Babbo Natale” del centro aiuto per la vita.

“Dignita’, valori cristiani, disponibilita’, altruismo erano le sue caratteristiche. Amato da grandi e piccini per il ruolo di Babbo Natale che ogni anno ricopriva in occasione delle feste natalizie per raccoglie fondi per il Centro. La sua figura era divenuta simbolo di solidarieta’ e di tradizione“, dice Anita Castellano, presidente del Centro aiuto alla vita.

 

L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Brescia denominata “Leonessa” ha acceso più di una luce sull’operatività di un gruppo criminale di origine stiddara che, basandosi su una struttura verticistica comandata da un triunvirato di “picciotti” stanziatisi al nord, è riuscita a creare un meccanismo fraudolento finalizzato a piazzare crediti fiscali fittizi presso imprenditori disposti a beneficiare di tali crediti ponendoli in compensazione con propri debiti fiscali e previdenziali.

Nel corso dell’operazione Leonessa sono stati arrestati tre agrigentini: si tratta di Salvatore Sambito, 39 anni di Agrigento finito in carcere, la cui posizione è sicuramente quella più “complicata” in quanto accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso e di indebita compensazione con l’aggravante di aver favorito il gruppo di stampo mafioso. Sambito, intermediario abilitato al canale telematico Entrate dell’Agenzia delle Entrate, sarebbe stato uno dei “professionisti” a disposizione del clan; i fratelli originari di Sciacca Giuseppe Carlino, 46 anni, amministratore della Edil Progresso srl, e Filippo Carlino, 42 anni, mediatore nonché rappresentate della Gsa srl. I due si trovano attualmente ai domiciliari.

Oltre le tre misure cautelari che hanno “colpito” i suddetti agrigentini troviamo, tra la lunghissima lista degli indagati, altri sei agrigentini a cui viene contestato il reato di compensazione indebita aggravata: si tratta di Rosario Barragato, inteso “Gioacchino”, 47 anni di Palma di Montechiaro; Rosario Bellanti, 49 anni di Palma di Montechiaro; Gaspare Calafato, 45 anni di Palma di Montechiaro, fratello dei sicari della Stidda palmese, divenuti poi cololaboratori di giustizia; Assuntina Capizzi, deceduta lo scorso anno a 81 anni; Ilenia Castellino, 30 anni, residente ad Agrigento responsabile del Centro Odontostomatologico Castellino srlSalvatore Genova, 39 anni, originario di Palermo ma residente a Palma di Montechiaro.

 

E’ stata fissata per domani alle 15:30 l’autopsia sul corpo di Vincenzo Sciascia, l’agricoltore di 68 anni ucciso a colpi di pistola venerdì mattina.

L’esame autoptico è stato disposto dalla Procura della Repubblica che sta indagando sull’omicidio di cui è accusato il canicattinese Carmelo Rubino, 68 anni, vicino della vittima.

E’ stato il Comandante della Compagnia di Agrigento, Capitano Luigi Pacifico, a ricostruire la vicenda: ” Nello specifico, nella mattinata di venerdi, il Rubino e la vittima, come spesso accadeva, si sono incontrati nella suindicata contrada e ne è nata l’ennesima accesa discussione, per il passaggio dei mezzi di raccolta dell’uva sulla strada. All’esito della lite Rubino avrebbe estratto una pistola e fatto fuoco sulla vittima attingendolo alla testa, per poi darsi alla fuga a bordo della sua vettura. La vittima è subito deceduta. I familiari hanno avviato subito le forze dell’ordine e sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Canicattì’, subito raggiunti dai colleghi del Nucleo Investigativo mentre le ricerche permettevano al personale del commissariato di Canicattì e della Squadra Mobile di Agrigento di individuare Rubino e di trattenerlo in Commissariato”.

Da un primo esame, nei momenti subito dopo l’avvenuto assassinio, pare che ad uccidere l’agricoltore di Canicattì siano stati due colpi di pistola, calibro 7.65 sparati a distanza ravvicinata.

Gli esami dell’autopsia chiariranno anche questo aspetto, ma per avere gli esiti si dovrà aspettare qualche settimana.