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Sono ripresi i lavori sulle SS. Agrigento/Palermo e Agrigento/Caltanissetta, grazie alla serietà ed allo sforzo delle imprese siciliane affidatarie dei lavori e dell’anas. “Ho appena effettuato un sopralluogo sul cantiere, insieme ai sindaci di Bolognetta e di Lercara, e del Vice Presidente del Comitato delle Imprese,” a parlare è la Presidente della IV Commissione, on. Giusi Savarino, che prosegue “Voglio esprimere un plauso alle  imprese affidatarie per questo importante risultato ottenuto ed ovviamente al governo Musumeci poiché la sua autorevolezza e competenza sono state le chiavi di volta per la ripresa dei cantieri. Adesso mi rivolgo al governo Nazionale, in particolare al ministro Toninelli, e sostenendo l’appello del Presidente Musumeci dico: Noi abbiamo fatto la nostra parte per far riaprire i cantieri, Voi, dopo aver salvato la Banca Carige, con la stessa solerzia,  occupatevi del sud! Non posso essere le imprese siciliane a pagare il prezzo della crisi economica della Cmc, serve subito un “Decreto Salva Imprese”

L’assessore comunale all’Ecologia di Agrigento, Nello Hamel, informa che, in riferimento al fenomeno del volantinaggio selvaggio, il sindaco ha chiesto una moratoria delle sanzioni per la mancata rimozione delle cassette di raccolta dei volantini, poste davanti ai palazzi. E ciò in attesa degli incontri che si svolgeranno con i distributori e dell’invio delle diffide alle direzioni centrali delle grandi catene di distribuzione tramite cui sono preannunciate le sanzioni che si applicheranno contro la scorretta distribuzione dei volantini in violazione dell’Ordinanza sindacale già vigente dal 2015. Inoltre, per quanto riguarda il problema della doppia imposizione della tassa sui rifiuti dai Comuni di Agrigento e di Favara, lamentato dai residenti del quartiere cosiddetto Favara Ovest, l’Ufficio Tributi del Comune di Agrigento ha già acquisito l’elenco dei soggetti interessati e gli elenchi forniti dagli avvocati Fanara e Di Miceli, e la prossima settimana si svolgerà un incontro definitivo con il Comune di Favara dal quale conseguirà la sospensione dei ruoli non dovuti.

I carabinieri della Stazione di Raffadali hanno arrestato un extracomunitario per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini dello spaccio.

L’uomo è stato visto camminare, nel cuore della notte, lungo la strada che da Raffadali porta ad Aragona. I Militari gli si sono avvicinati e quest’ultimo, alla vista degli stessi, ha lanciato, per disfarsene, due panetti di hashish, del peso complessivo di 150 grammi.

L’uomo, di nazionalità libica, di 28 anni, è stato immediatamente arrestato e la droga posta sotto sequestro.

In una successiva perquisizione dell’abitazione dell’extracomunitario i carabinieri hanno rivenuto anche un bilancino di precisione.

Su disposizione del sostituto procuratore di Agrigento, titolare del fascicolo d’inchiesta aperto, il ventottenne libico – domiciliato da qualche tempo proprio a Raffadali – è stato posto ai domiciliari.

E’ approdata ieri, al Tribunale del Riesame, la vicenda riguardante la sparizione di 573 mila euro all’ufficio postale di Favara.

Gli avvocati Luigi Troja e Samantha Borsellino hanno chiesto la revoca dell’ordinanza cautelare emessa dal gip Alessandra Vella nei confronti di tre persone coinvolte nell’inchiesta: Pasquale Di Stefano, 62 nni, ex direttore delle poste, e una coppia di Favara residente a Catania, ritenuta responsabile dell’estorsione di 250 mila euro proprio all’ex dipendente postale che, nel frattempo, si è trasferito in Lombardia.

Di Stefano è accusato di peculato. Ma nei confronti dell’uomo vi sarebbe anche un’altra imputazione, quella di atti sessuali con una ragazzina minorenne che avrebbe adescato nella sua auto e a cui avrebbe mostrato alcune foto.

La donna, finita insieme al compagno ai domiciliari, sempre secondo quanto scrive il quotidiano palermitano, avrebbe approfittato dell’episodio per ricattare Di Stefano e ottenere 250 mila euro in cambio del silenzio.

Ieri la difesa ha chiesto la liberazione per la coppia accusata di estorsione. Ora spetterà ai giudici del Riesame, nelle prossime ore, decidere in merito all’istanza presentata.

Sembra che l’inchiesta non sia ancora finita, ma sulla stessa vige il massimo riserbo degli investigatori.

Una telefonata potrebbe dare un senso alla misteriosa sparizione di Gessica Lattuca, la ventisettenne favarese mamma di quattro bambini, di cui si è persa ogni traccia dal 12 Agosto del 2018.

Domani mattina i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Agrigento e della Tenenza di Favara, sentiranno nuovamente alcune persone che, in qualche modo, rientravano nella cerchia dei contatti della ragazza scomparsa.

Nella caserma di Villaseta, verranno risentiti nuovamente dagli investigatori Giuseppina Caramanno ed Enzo Lattuca, rispettivamente madre e fratello di Gessica insieme ad altri familiari che comprendono pure i coniugi Restivo e Stagno.

Verrà, inoltre, attenzionato un particolare che risalirebbe a pochi minuti prima della scomparsa di Gessica ovvero una telefonata registrata sul cellulare e sui tabulati telefonici dell’utenza della Signora Stagno alle ore 20:50 del 12 Agosto stesso, avente una conversazione della durata di qualche minuto verso il numero di Gessica.

In un primo momento la spiegazione della donna ai carabinieri fu quella di aver effettuato questa chiamata solo perché Gessica non riusciva a trovare il suo telefono e che fece solo un paio di squilli senza nemmeno avere risposta

Questi elementi potrebbero spostare la linea temporale da cui sono partite le prime indagini e probabilmente iscrivere altre persone nel registro degli indagati.

Altre importanti indagini potrebbero arrivare dalla, cosiddetta, pista belga. Infatti in questi giorni in Belgio, a Liegi, si sta effettuando una ricostruzione internazionale a cui sta partecipando anche il procuratore Salvatore Vella.

Le indagini, delegate alla squadra mobile della Questura di Agrigento svolte in collaborazione con lo “Scip”, il servizio di cooperazione internazionale di polizia della Criminalpol, serviranno a delineare meglio le dinamiche che hanno portato alla sanguinosa faida di malavita belga- favarese, legata a quanto pare al traffico di stupefacenti tra il Belgio e le piazze di spaccio di Favara.

Inoltre sarà anche verificata l’attendibilità delle deposizioni effettuate dalla supertestimone che si ritiene sicura di sapere della presenza del cadavere di Gessica dentro uno dei loculi presenti nel cimitero di Favara.

Al ritorno in cella da un permesso premio ha tentato di fare passare inosservati ai controlli quattro micro cellulari con uno stratagemma.

Il detenuto di Agrigento di 50 anni, S.G li ha ingoiati prima di rientrare in carcere a Trapani. Ma e’ stato scoperto, come scrive il Giornale di Sicilia, dagli agenti di guardia. I cosiddetti “tiny phone”, di cm.5,2 per 2, sono stati individuati grazie al manta ray, nell’addome del cinquantenne che e’ stato posto precauzionalmente in isolamento.

Tra la fine dello scorso anno e oggi sono 9 i cellulari ritrovati dagli agenti nel carcere nel corso di perquisizioni nelle celle

-Fonte Grandangolo

I Carabinieri della Stazione di Raffadali, nottetempo, ad un posto di blocco lungo la strada di collegamento verso Aragona, hanno sorpreso a piedi un uomo di 28 anni, originario della Libia, che si è repentinamente disfatto di un involucro in un’aiuola. All’interno i militari hanno scoperto e sequestrato due panetti di hashish del peso complessivo di oltre un etto e mezzo, per un valore di mercato di alcune centinaia di euro. Nel domicilio del libico, a Raffadali, sono stati sequestrati anche un bilancino elettronico di precisione e materiale vario per il confezionamento delle dosi di sostanze stupefacenti. Il libico è stato arrestato ai domiciliari.

Dopo Realmonte e Ravanusa, i Carabinieri della Compagnia di Agrigento e della stazione di Siculiana hanno sequestrato, a seguito di una mirata ispezione, una discarica abusiva in un appezzamento di terreno in contrada Landro a Siculiana, con rifiuti di varia tipologia, anche speciali e pericolosi. L’area, estesa per circa 1.600 metri quadri, è stata sequestrata e posta a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Si attende la bonifica. Indagini sono in corso alla ricerca dei proprietari.

Riprende l’iniziativa “Conoscere Girgenti” promossa dall’assessorato comunale al centro storico di Agrigento, domattina riservata ai ragazzi di terza media delle scuole del Villaggio Mosé e Villaggio Peruzzo che fanno parte dell’istituto comprensivo “Rita Levi Montalcini”. Accompagnati dall’assessore Nino Amato e dallo storico Elio Di Bella, gli studenti domattina effettueranno un interessante itinerario nel centro storico, con visita, tra l’altro, grazie alla collaborazione con la Curia Vescovile, alla chiesa di San Giorgio e all’Istituto Gioeni per ammirare il presepe artistico di Vanadia.

All’interno dell’ex collegio dei Padri Filippini  vi saranno poi, letture e una conversazione sui giochi antichi con Giusy Carreca. Il maestro puparo Carmelo Guarneri infine intratterrà gli studenti parlando dell’arte dei pupi siciliani. A tutti i ragazzi partecipanti verrà consegnato anche del materiale didattico sul quartiere Rabato a cura di Elio Di Bella.

Dopo 2 mesi è stata mandata la replica degli uffici alla lettera della ditta che gestisce il cimitero, per incrociare le armi e condurre l’ennesima battaglia legale del Comune di Agrigento.

Si contestano delle infrazioni del 2014, rinvenute solo adesso. Sicuramente era dovere della ditta inviare tempestivamente le variazioni societarie però nella vicenda balza agli occhi come gli uffici non abbiano tenuto sotto controllo e abbiano sottovalutato un problema che pagano gli agrigentini; in prima persona le famiglie che hanno i feretri custoditi nella camera mortuaria del cimitero.

Ricordiamo che la camera mortuaria, secondo l’art 64 del DPR 285/90, serve per l’eventuale sosta dei feretri prima del seppellimento. Nella stessa legge, l’art 65, dice che: “1. La camera mortuaria deve essere illuminata e ventilata per mezzo di ampie finestre aperte direttamente verso la superficie scoperta del cimitero e dotata di acqua corrente. 2. Le pareti di essa, fino all’altezza di m 2, devono essere rivestite di lastre di marmo o di altra pietra naturale o artificiale ben levigata, ovvero essere intonacate a cemento ricoperto da vernice a smalto o da altro materiale facilmente lavabile; il pavimento, costituito anch’esso da materiale liscio, impermeabile, ben unito, lavabile, deve essere, inoltre, disposto in modo da assicurare il facile scolo delle acque di lavaggio, di cui deve anche essere assicurato il facile ed innocuo smaltimento.”

La camera mortuaria del cimitero di Paino Gatta ha queste caratteristiche? A quanto pare no.

C’è bisogno di una soluzione, c’è bisogno di pretendere una soluzione e che questa venga trovata subito.

Bisogna che intervengano tutte le autorità competenti prima che le temperature, quella atmosferica e quella degli animi, si riscaldi troppo.

Si convochi con urgenza una conferenza di servizio che coinvolga l’ASP, Ditta, Comune, il Prefetto e anche la Chiesa agrigentina perché questa emergenza coinvolge e mette alla prova anche la fede.