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Continua su diversi fronti l’attività del Libero Consorzio Comunale di Agrigento nell’emergenza Covid-19. Stamani infatti, su richiesta del dirigente scolastico dell’I.P.S.S. per i Servizi di Enogastronomia e Ospitalità Alberghiera “Gaspare Ambrosini” di Favara, il personale dell’Ufficio di Protezione Civile ha ritirato dall’istituto il materiale scolastico da consegnare agli studenti dell’istituto ristretti nella casa circondariale “Pasquale Di Lorenzo” di contrada Petrusa. Lo staff coordinato dal funzionario responsabile dr. Marzio Tuttolomondo ha successivamente consegnato il materiale alla sede distaccata dell’Istituto all’interno della stessa casa circondariale.

Una  nota di ringraziamento è stata inviata al Gruppo di Protezione Civile del Libero Consorzio dalla dirigente dell’Istituto Ambrosini, dott.ssa Milena Siracusa, che ha sottolineato la serietà e tempestività della risposta da parte del Gruppo. “Garantire l’attività didattica agli studenti ristretti del nostro Istituto – ha scritto la dirigente – rappresenta, in queste situazioni, a maggior ragione un dovere istituzionale per la Repubblica, per garantire l’esercizio di un diritto costituzionalmente assicurato per i nostri corsisti ristretti. In piena emergenza occasioni come questa sono la testimonianza che nel momento del bisogno il nostro Paese manifesta le sue migliori qualità in solidarietà ed unità d’azione”.

Una pattuglia dipendente Sezione Polizia Stradale di Agrigento ha fermato e controllato lungo la ss 115 un veicolo adibito al trasporto di sostanze alimentari a regime di temperatura controllata (quali mozzarelle, salumi, yogurt, ecc…), partito nei pressi di Canicattì diretto in Provincia di Trapani per rifornire vari supermercati della zona.

Il mezzo veniva trovato con il gruppo refrigerante spento, con una temperatura a bordo di 13,5 gradi centigradi, nonostante i prodotti trasportati dovessero essere mantenuti ad una temperatura tra 0 ed i 4 gradi centigradi, per un corretto mantenimento ai fini della loro consumazione.

Il conducente veniva contravvenzionato con un verbale d’importo di circa 1000 euro; allo stesso veniva intimato di riaccendere il gruppo refrigerante del mezzo. In breve tempo veniva raggiunta la temperatura idonea al trasporto. La merce fortunatamente si trovava ancora in buono stato di conservazione, dato che il viaggio era ancora appena all’inizio del suo percorso.

Nei prossimi giorni verranno intensificate le verifiche ai mezzi adibiti al trasporto merci, in un momento in cui, in piena emergenza covid-19, vi è una maggiore attenzione dei controlli su strada volti a garantire il rispetto delle misure varate dal Governo per il contenimento della diffusione del virus.

“Quando un provvedimento genera  benefici, senza produrre alcun effetto collaterale  negativo, non si capisce perché non debba trovare applicazione”. CNA, Confartigianato, Casartigiani e Claai, in forma unitaria, chiedono al Governo regionale  di rivedere la posizione rispetto al divieto imposto ai servizi di consegna a domicilio nei giorni festivi.

“In un momento in cui l’economia è ferma, paralizzata ed in grande sofferenza per la chiusura forzata delle attività e la limitazione della mobilità delle persone – spiegano le quattro Organizzazioni datoriali – le misure restrittive, almeno quelle ritenute oggettivamente eccessive, messe in campo per il contrasto alla diffusione del Covid19, vanno allentate. E l’ordinanza del presidente Musumeci, che nella fattispecie inasprisce le disposizioni previste dal governo nazionale, risulta ad oggi incomprensibile ed ingiustificata, rispetto sia alla situazione sanitaria complessiva della Sicilia sia alle prime indicazioni e segnali di riapertura di alcune filiere,  nell’ottica anche dell’ipotizzata  ripresa, seppur graduale, dell’intero sistema produttivo, a partire dal 4 maggio.  Pasqua e Pasquetta sono state due occasioni perdute per ridare ossigeno al tessuto economico che si occupa di produzione di cibo da asporto, con conseguenti disagi per famiglie e anziani soli. Siccome errare è umano,  ma perseverare è diabolico – aggiungono CNA, Confartigianato, Casartigiani e Claai – e allora invochiamo ascolto e condivisione  alle Istituzioni Politiche della Regione, e in particolar modo al Presidente Musumeci e all’Assessore al ramo, Turano,  affinché, in occasione del 25 e 26 Aprile e per il ponte lungo del Primo Maggio, prevalga il buon senso e si proceda alla revoca dell’ordinanza, consentendo così, sulla base delle disposizioni governative nazionali, alle attività di pasticcerie, dolcerie, rosticcerie, pizzerie, gastronomie, focaccerie etc. di effettuare consegne a domicilio. Con questa modalità,  sempre nel rispetto del protocollo della sicurezza, si raggiungerebbe un duplice obiettivo: favorire la permanenza a casa della popolazione, evitando possibili assembramenti presso i punti vendita,  e mettere  artigiani e commercianti del comparto nelle condizioni di offrire un importante servizio sociale, portando a casa delle persone i loro prodotti, e quindi di garantirsi un provvidenziale ristoro economico in questa drammatica fase emergenziale.

Inoltre rispetto all’utilizzo dei “buoni spesa” da parte dei Comuni a sostegno delle fasce sociali più bisognose, in attuazione delle misure urgenti di solidarietà alimentare e in ottemperanza a quanto disposto dal capo Dipartimento della Protezione Civile,  le quattro Organizzazioni propongono, in una nota indirizzata all’Assessore regionale alle Autonomia Locali, Bernardette Grasso, e per conoscenza al Presidente dell’Anci Sicilia, Leoluca Orlando, che nei bandi e nelle manifestazioni di interesse, sotto la gestione dalle Amministrazioni comunali, vengano individuati anche gli operatori delle attività di produzione di cibi da asporto. Una linea di inclusione che richiede l’emanazione di una circolare di indirizzo, valevole per il  territorio regionale, al fine di coinvolgere una così ampia categoria di imprenditori dalla effettuazione di cessioni a fronte di buoni alimentari emessi dai Comuni”.

La richiesta è contenuta in una lettera inviata oggi al presidente della Regione Nello Musumeci e firmata dal direttore regionale di Confesercenti Sicilia Michele Sorbera e dal presidente dell’area Immagine e Benessere, Nunzio Reina.

«Come comparto immagine e benessere di Confesercenti Sicilia – si legge nel documento – abbiamo condiviso e accettato tutte le misure per contrastare la minaccia del coronavirus, con grande senso di responsabilità e rispetto, poiché la salute pubblica rappresenta un bene primario ed irrinunciabile per tutti. Ora, dopo oltre un mese di chiusura, chiediamo come rappresentanti delle migliaia di aziende ed operatori del settore che operano in Sicilia – si legge ancora nella lettera – di riaprire prima possibile queste attività e che, comunque, il lockdown non vada per l’intero comparto, come qualcuno suggerisce, oltre il 3 maggio prossimo».

Nel documento, i dirigenti di Confesercenti sottolineano anche l’attività di controllo e denuncia svolta dall’associazione e l’importanza di redigere un protocollo di sicurezza. «È evidente – scrivono – che la riapertura, previa sanificazione delle strutture, debba avvenire sulla base di precise misure precauzionali (formazione e informazione del personale, ricevimento per appuntamento, contingentamento delle presenze, utilizzo di mascherine, guanti, visiere protettive, igienizzante all’ingresso, igienizzazione delle postazioni di lavoro dopo ogni servizio, ecc)».

Questa la divisione degli attuali positivi nelle varie province:

Agrigento, 129 uguale rispetto a ieri. (0 ricoverati, 2 guariti e 1 deceduto);

Caltanissetta, 114 (15, 14, 10);

Catania, 607 (114, 73, 65);

Enna, 304 (170, 29, 25);

Messina, 377 (127, 52, 38);

Palermo, 335 (71, 44, 25);

Ragusa, 59 (5, 5, 5);

Siracusa, 101 (58, 60, 16);

Trapani, 113 (7, 17, 5).

Il Decreto Legge della Presidenza del Consiglio del 10 aprile 2020 ha prorogato fino al 3 maggio 2020 le limitazioni già in vigore, che interessano anche l’esercizio pubblico delle attività di culto. Dopo essermi consultato con la Segreteria della CEI e in ottemperanza alle indicazioni datemi per lettera, ritengo opportuno riconfermare, sino alla scadenza della proroga, le disposizioni date per la nostra Arcidiocesi con lettera del 13 marzo 2020, con le seguenti modifiche:

1. Apertura delle chiese.
Le chiese possono rimanere aperte tutte le mattine fino alle ore 12.00, esclusivamente per la preghiera personale dei fedeli e a condizione che il parroco o un altro presbitero o un diacono assicuri ininterrottamente la presenza, per garantire il rispetto delle norme vigenti.
2. Preghiera personale dei fedeli in chiesa
I fedeli che si recano in chiesa per un momento di preghiera personale devono rispettare le norme date dal Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri in data 15 aprile 2020, che per comodità qui trascrivo: L’accesso ai luoghi di culto è consentito, purché si evitino assembramenti e si assicuri tra i frequentatori la distanza non inferiore a un metro. È possibile raggiungere il luogo di culto più vicino a casa, intendendo tale spostamento per quanto possibile nelle prossimità della propria abitazione. Possono essere altresì raggiunti i luoghi di culto in occasione degli spostamenti comunque consentiti, cioè quelli determinati da comprovate esigenze lavorative o da necessità, e che si trovino lungo il percorso già previsto, in modo che, in caso di controllo da parte delle forze dell’ordine, si possa esibire o rendere la prevista
autodichiarazione. Resta ferma tuttavia la sospensione di tutte le cerimonie, anche religiose.
3. Celebrazione della messa con alcuni ministri
Sino alla scadenza della proroga, è consentita ai presbiteri la celebrazione della messa a porte chiuse e senza concorso di popolo, facendo anche uso dei mezzi di comunicazione sociale, secondo gli orientamenti dati per la Settimana Santa. Pertanto possono essere presenti: accanto al celebrante, un diacono, un ministro all’altare, un organista, un lettore ed eventualmente due operatori per la trasmissione. Al di fuori di queste persone chiamate a compiere un preciso servizio, nessun’altra persona può essere ammessa.
4. Matrimonio
Le celebrazioni dei matrimoni non sono vietate, ma subiscono una limitazione nella partecipazione dei fedeli. Sino alla scadenza della proroga, il rito del matrimonio si può
celebrare alla sola presenza del celebrante, dei nubendi e dei testimoni (cfr. Nota interpretativa del Ministero dell’Interno del 27 marzo 2020, attuativa del DPCM “Cura
Italia” pubblicato il 9 marzo 2020 e le successive modifiche e integrazioni).
5. Battesimo 
Per il battesimo, come per gli altri sacramenti e sacramentali, sono confermate le disposizioni date dalla Segreteria Generale della CEI, con lettera del 17 marzo 2020.
Nelle circostanze in cui l’amministrazione del Battesimo non può essere differita in data successiva alla cessazione dell’emergenza sanitaria (per esempio, nel caso di bambini con malattie che li espongono a pericolo di vita), questa avvenga secondo le modalità in uso nel rito romano. Si tenga conto delle seguenti indicazioni: a) il ministro mantenga un’opportuna distanza dal battezzando e dai genitori e padrini; b) per le unzioni con l’olio dei catecumeni e il sacro crisma, il ministro indossi guanti monouso in vinile o nitrile; c) si omettano il segno della croce sulla fronte del bambino nei riti di accoglienza e il rito dell’effatà in quelli esplicativi; d) in casi di particolare urgenza o emergenza, si consideri la possibilità del rito abbreviato (cfr. Rito per il battesimo dei bambini, ed. it. 1979, Cap. III). Sono ammessi alla celebrazione: il celebrante, i genitori con il bambino da battezzare ed eventuali altri figli e i padrini. Non sono assolutamente ammessi parenti.
6. Esequie
Quello delle esequie è il capitolo più doloroso, che si aggiunge al dolore per la perdita di un familiare o di un amico. Le regole sono molto stringenti. Sono vietati i funerali in chiesa. Il sacerdote può recarsi in forma privata al cimitero, dove può celebrare un breve rito della sepoltura, come previsto dal Rituale per le esequie senza celebrazione della messa. Durante le esequie al cimitero i presenti devono rispettare la distanza di almeno un metro imposto dalla normativa. Sono sospesi i cortei funebri a piedi, sia dalla casa sia verso il cimitero. Al termine dell’emergenza sarà concordata con la famiglia una messa esequiale.
7. Riconciliazione sacramentale
La celebrazione avvenga in luoghi ampi e areati e non nel confessionale. Nell’ascolto delle confessioni si mantenga la distanza di almeno un metro tra il ministro e il penitente, chiedendo a eventuali altri fedeli presenti in chiesa di allontanarsi per garantire la dovuta riservatezza. Sacerdote e penitente indossino la mascherina protettiva.
8. Viatico
Per quanto possibile sia portato dal sacerdote e non dal ministro straordinario. Si assumano le medesime precauzioni di cui sopra, avendo cura di non toccare la bocca del
malato mentre viene fatta assumere la particola. Il sacerdote – prima di comunicare il malato e dopo – deterga le mani con acqua saponata e le asciughi con carta monouso.
9. Unzione degli infermi
Si osservino le precauzioni di cui sopra. Il ministro abbia cura di usare guanti monouso in vinile o nitrile e, in particolare dopo l’unzione, eviti di toccare con le dita scoperte la superficie del guanto.
10.Celebrazioni comunitarie
È vietato ogni tipo di convocazione e celebrazione comunitaria di carattere sia liturgico sia devozionale.

Ancora una volta vi ringrazio per la comprensione per quanto vi sto chiedendo. Siamo
tutti fiduciosi che, con l’aiuto del Signore, riusciremo a superare questo momento di prova.

Per il sindaco di Agrigento, Calogero Firetto, è tempo di ripartire. L’emergenza coronavirus ha chiaramente danneggiato in modo pregnante le attività produttive presenti nel nostro territorio. Ed è per questo che il sindaco ritiene che sia opportuno ripartire, con le dovute restrizioni dettate dalla situazione, in modo di riprendere fiato ed ossigeno. A tal proposito Calogero Firetto ha dichiarato:
“Tutti mi chiedono quando torneremo alla normalità e soprattutto, quando sarà possibile, far ripartire tutte le attività lavorative e d’impresa e in che modo.
Sul come e sul quando seguiremo le indicazioni dei Governi regionale e nazionale.
Ma le domande insistenti sono: riapriranno tutti gli esercizi commerciali? Riapriranno il Parco archeologico e i musei, i ristoranti, gli alberghi? Si tornerà a lavorare come prima? Come cambierà la nostra vita? Nessuno ha una risposta certa. Questa è una situazione nuova con la quale nessuno si è mai confrontato prima.
Per rispondere sento di poter indicare tre punti:
– accorgimenti che  dovremo adottare tutti per la tutela della salute e a cui dovremo fare l’abitudine;
– provvedimenti certi che potrà adottare il Comune, con un’attenzione particolare alle famiglie e alle imprese, sempreché siano concesse deroghe agli equilibri di bilancio in disavanzo per un triennio, come per lo Stato;
– programmazione di azioni e interventi infrastrutturali e utilizzo finalizzato di contributi e incentivi da parte dello Stato e della Regione.
Parola d’ordine “ripartenza”.
Innanzitutto va premesso che l’amministrazione ha dovuto affrontare questa terribile emergenza, socioeconomica oltreché sanitaria, ma non ha mai tralasciato le altre attività di governo della città. Abbiamo rallentato, anche perché presi alla sprovvista e non avendo chiara un’idea sulla fine dell’emergenza, ma non ci siamo mai fermati.
Il coronavirus ha fatto tanti danni ma abbiamo avuto la forza di proseguire senza distrarci dagli obiettivi più importanti.
Uno è Agenda urbana, un altro è il progetto “Girgenti” e altri programmi finanziati che superano complessivamente i 50 milioni e che generano ulteriori investimenti privati. Si lavora alla fase preliminare, ai progetti esecutivi, alla preparazione degli avvisi pubblici. Massima è l’attenzione ai nuovi bandi e alle nuove opportunità che scaturiscono in questi giorni dalla Regione e dai Ministeri.
Oggi più che mai, in tempi di coronavirus, pensando al dopo, è necessario immaginare un cambiamento nel rapporto tra il cittadino e la città. Cambierà il modo di stare insieme.  Quest’emergenza ci insegna che dovremo avere un maggior rispetto per la natura e una maggiore attenzione al nostro benessere e alla nostra salute.
Cambieranno i nostri comportamenti. I confronti virtuali che stiamo avendo in questi giorni dimostrano che tutti i settori produttivi lo hanno compreso e che stanno impegnandosi per individuare con noi le soluzioni che possano garantire sicurezza e stimolare un graduale riavvio delle attività riconquistando la fiducia di clienti e utenti.  A questo proposito proprio in queste ore abbiamo raggiunto un’intesa con i rappresentanti  dell’economia turistica locale per creare una task force che possa contribuire ad affrontare i problemi del settore, la cui produttività è direttamente e naturalmente  connessa all’aggregazione di persone e alla connessione di più servizi. Un ruolo importante ha anche la promozione di una città sicura e attrattiva che è pronta a far ripartire le celebrazioni dei suoi 2600 anni prolungandole anche nel 2021″.

In virtù delle restrizioni per l’emergenza sanitaria collegata al rischio contagio da Covid-19 il Centro per i Giovani dell’Arcidiocesi di Agrigento comunica il rinvio del Giovaninfesta, il raduno diocesano dei giovani, che si sarebbe dovuto tenere a Raffadali il primo maggio. Tenuto conto della precarietà della situazione attuale non è ancora possibile indicare una nuova data. «Questa data – spiega il direttore del Centro per i Giovani don Gero Manganello –  prenderà forma solo più avanti e segnerà un giorno importante, un giorno ricco dell’amore della comunità Raffadalese che ci ospiterà e dei sorrisi e della gioia di tutti i giovani della Diocesi. Continuiamo a camminare e a prepararci insieme».

Il Sindaco di Naro, on. Maria Grazia Brandara, continua a mantenersi in costante contatto con i gestori e i dirigenti delle comunità alloggio per anziani, di quelle per disabili e di quella adibita a Residenza Sanitaria Assistita.

Dopo l’invito a fornire l’elenco degli operatori che lavorano presso ciascuna struttura e la raccomandazione di attenersi scrupolosamente alle direttive dell’Assessorato Regionale per le Politiche Sociali, al fine di scongiurare ogni pericolo di contagio covid-19, il Sindaco ha formulato un’ulteriore lettera.

Com’è noto, infatti, costituirebbe situazione di seria gravità il formarsi di focolai covid-19 all’interno di tali strutture, caratterizzate dalla fragilità degli utenti ospitati. Per cui, occorre la piena osservanza delle regole di contenimento e respingimento del contagio da virus.

Peraltro, a Naro, c’ è una delle Residenze Sanitarie Assistite tra le più grandi e funzionali dell’isola, ove sono ospitati sia gli anziani bisognosi di riabilitazione sia quelli soggetti al morbo dell’Alzheimer.

Qui, tutti gli operatori sanitari sono già stati sottoposti a tampone, per fortuna con esito negativo.

In tutte le strutture, inoltre, sono state inibite le visite ai parenti, in modo da assicurare il pieno rispetto delle misure anti-virus.

Adesso il Sindaco ha richiesto alle strutture del locale territorio di conoscere: se e quanti ospiti siano stati ricoverati in presidi ospedalieri; se e quanti nuovi ospiti siano stati accolti in struttura; se e quanti decessi ci siano stati in ciascuna struttura.

Il tutto per avere ogni elemento necessario ai fini di valutarlo in sinergia coi competenti organi di sorveglianza dell’ASP e in prospettiva di evitare ogni pericolo di eventuale contagio.

Nella stessa lettera, Maria Grazia Brandara ha auspicato la maggiore vicinanza possibile tra gli operatori e le famiglie degli anziani ospiti nelle strutture, anche attraverso video-chiamate e ogni altro supporto allo scopo opportuno.

 

DICHIARAZIONE DEL SINDACO:

Stiamo dedicando particolare impegno e attenzione alle case di riposo, alle comunità alloggio e alla RSA, perché abbiamo visto la fragilità di queste strutture in tutta Italia, con riferimento al contagio covid-19.

Vogliamo tenere la situazione costantemente sotto controllo, in sinergia con la Polizia Municipale e soprattutto con gli organi di sorveglianza sanitaria, in modo da assicurare alla nostra cittadina quel grado di serenità che merita, nonostante il corona-virus

Presentata un’interrogazione: “Vogliamo sapere perché questa lentezza nell’abilitazione degli uffici preposti alla lavorazione delle pratiche. I lavoratori sono con l’acqua alla gola. Solo la cassa integrazione ordinaria sta arrivando”._
“Tempi lunghi ed inaccettabili” per l’erogazione della cassa integrazione in deroga prevista dal decreto legge cosiddetto Cura Italia del 17 marzo scorso, scatta una interrogazione all’Ars del M5s per  “conoscere le motivazioni che  hanno causato il ritardo dell’abilitazione degli uffici preposti all’erogazione della cassa integrazione in deroga,  per sapere se c’è un piano di coordinamento degli uffici che dovranno materialmente evadere le istanze e per conoscere i tempi previsti per l’azzeramene delle pratiche accumulate”.
L’interrogazione, che ha come primo firmatario il deputato Antonio De Luca, è  diretta al presidente della Regione e all’assessore al Lavoro.
“I ritmi attuali di espletamento della valanga di domande finora prodotte, che interessano oltre 35 mila aziende e oltre centomila lavoratori – afferma De Luca –  sono del tutto incompatibili con le pressanti esigenze di chi si è trovato di punto in bianco senza reddito. Soltanto ieri  gli operatori dei centri per l’impiego hanno potuto avere accesso alla piattaforma dedicata per l’istruttoria delle pratiche sul sistema regionale SILAV.  Ciò non lascia presagire nulla di buono sul completamento dell’istruttoria. È doveroso da parte della Regione accelerare al massimo questa fase, con un piano di coordinamento tra gli uffici. La Regione deve inoltre dare un’indicazione sulle tempistiche di erogazione delle somme. Sta arrivando solo la cassa integrazione ordinaria, ma i rapporti tra questa  e quella in deroga sono 1 a 3, 1 a 4. Se la Regione non si muove, a non avere mezzi di sostentamento sarà quindi la maggioranza dei lavoratori che dovrà aspettare chissà quanto. E sarà il disastro”.
I meccanismi lenti e farraginosi di erogazione delle somme per la Cig  erano stati denunciati pure dai componenti 5 stelle della commissione Lavoro dell’Ars, che il 7 aprile scorso sulla tematica hanno convocato una seduta straordinaria, cui hanno invitato l’assessore Scavone.
“La macchina della burocrazia – afferma Giovanni Di Caro – rischia di diventare una trappola mortale. L’assessore Scavone aveva assicurato che tutto era a posto e che presto sarebbero state evase le domande. A questo punto vorremmo capire cosa significhi per lui presto. Noi avevamo immaginato qualche settimana al massimo, non quei mesi che, a questo punto, sembrano inevitabili”