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Il compostaggio domestico e le nuove opportunità offerte dal compostaggio di comunità

Aula magna dell’I.I.S.S. “S. Mottura”, Caltanissetta
Giovedì 25 gennaio, a partire dalle ore 15.30

 

Si terrà a Caltanissetta domani, giovedì 25 gennaio, presso l’aula magna dell’I.I.S.S. “S. Mottura”, a partire dalle ore 15.30, un incontro regionale, organizzato da Legambiente Sicilia, sul tema: Il compostaggio domestico e le nuove opportunità offerte dal compostaggio di comunità.
Il Forum è diviso in tre sessioni. Nella prima si terranno delle relazioni introduttive che avranno il compito di fotografare il contesto europeo, nazionale e siciliano in materia di raccolta differenziata, in particolarmente della frazione organica. Nella seconda saranno raccontate alcune buone pratiche siciliane, dove si realizza il compostaggio domestico e di comunità, la tariffazione puntuale e l’economia circolare. Nella terza si parlerà di modelli di organizzazione e di regolamentazione comunale.
Al centro del dibattito vi sarà comunque la recente normativa nazionale, D.M. n.266/2016, che detta le linee guida per la realizzazione di compostiere di comunità.
Queste ultime possono rappresentare, nel nostro territorio, dove mancano i grossi impianti di compostaggio, una rapida soluzione per il trattamento dell’umido, con notevoli riduzione dei costi di raccolta e smaltimento di tale frazione.
Attraverso questa norma i cittadini possono infatti conferire presso centri di compostaggio di comunità, fino a un massimo di 130 tonn/annue, con una procedura molto snella.
Per la durata del Forum, nel cortile esterno dell’Istituto “S. Mottura”, saranno esposti alcuni modelli di compostiere statiche ed elettromeccaniche.

Una ragazza di 19 anni, ristretta presso una comunità terapeutica assistita di Agrigento agli arresti domiciliari e indagata per maltrattamenti nei confronti della madre è stata arrestata dagli agenti del Commissariato di Sciacca per evasione.

 

La donna  dopo le manette è stata riportata presso la struttura agrigentina dopo essere stata fermata a Sciacca nei pressi di una piazza cittadina.

 

Polizia di Stato e Guardia di Finanza di Enna hanno sequestrato beni e altre utilita’ per diverse centinaia di migliaia di euro a esponenti aziendali di una societa’. Il provvedimento e’ stato emesso dal gip presso il Tribunale di Enna, su richiesta della locale Procura.

Le indagini sono state avviate alla fine del 2016, in seguito a segnalazioni e denunce giunte alla Procura di Enna, per l’ipotesi di peculato ai danni dell’Asp, emersa dall’illecita distrazione della somma di diverse centinaia di migliaia di euro, relative al pagamento dei ticket sulle prestazioni sanitarie, da parte della societa’ affidataria del servizio integrato di gestione Cup – Call Center – Riscossione ticket dell’Asp 4 di Enna.

 

La misura cautelare e’ stata eseguita con l’impiego di numerosi poliziotti e finanzieri, che hanno operato sia nella citta’ di Catania e nei comuni limitrofi, dove risiedono gli indagati, che ad Enna

É 

ripreso oggi nell’aula bunker del carcere Petrusa di Agrigento – davanti il collegio di giudici presieduto da Luisa Turco (a latere i magistrati Ricotta e Croce) – il processo scaturito dall’operazione antimafia “Vultur” che vede imputati Rosario Meli, 69 anni, considerato dagli inquirenti il capo della famiglia mafiosa di Camastra, il figlio Vincenzo, 46 anni, Calogero Piombo, 65 anni, proprietario di una tabaccheria a Camastra e Calogero Di Caro, 70 anni, di Canicattì.

Il processo riprendeva per l’escussione di alcuni testi presenti nella lista del Pubblico Ministero della Direzione distrettuale antimafia (presente in udienza la pm Maligno).

Si è rivelata particolarmente interessante, con un serrato confronto Pm e teste, l’escussione di Helmut Herro, comandante della stazione carabinieri di Camastra,  il paese dei Meli, che rispondendo alle domande del Pm ha messo in evidenza come le indagini svolte a Camastra sul gruppo Meli non ha mai coinvolto o interessato i militari dell’arma locali che, ad esempio, in occasione degli atti dolosi  incendiari ai danni delle auto di una delle parti offese, Bruno Forti, hanno avanzato e seguito ipotesi investigative alternative circa la matrice degli attentati.

Herro ha dichiarato che, senza entrare nel merito delle investigazioni della squadra mobile di Agrigento che ha seguito un percorso proprio che ha portato all’odierno processo, i carabinieri hanno anche ipotizzati altri scenari, come ad esempio la ritorsione nei confronti di Forti che a Camastra ha anche svolto il mestiere di mediatore di vendita di uva.

 

Sempre Herro ha ricordato in aula che conosceva la parte offesa per averla controllata ripetutamente negli anni passati essendo Forti detenuto ai domiciliari in seguito ad un arresto patito su provvedimento dell’autorità giudiziaria di Palermo che fece luce su un’agguerrita “banda del buco” che razziava di ogni bene banche ed esercizi commerciali di pregio.

Per la cronaca va detto che Bruno Forti è stato assolto.

Il processo riprenderà il prossimo sei febbraio

Un giovane di 20 anni, originario della Guinea, è stato arrestato dai carabinieri di Agrigento per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Il ragazzo è stato notato dagli abitanti del centro storico che hanno avvisato i militari che, in borghese, hanno effettuato un servizio di appostamento nei luoghi del presunto spaccio.

Una volta documentata la cessione della droga, i carabinieri hanno fermato il ragazzo e provveduto ad una perquisizione personale prima, e domiciliare poi.

 

Al termine delle operazioni sono stati sequestrati quattro grammi di marijuana e quattro stecchette di hashish per un totale di circa otto grammi.

Inoltre i militari dell’Arma hanno rinvenuto, e sequestrato, circa 1.500 euro

Gli agenti del Commissariato di Polizia di Canicattì hanno arrestato un operaio di 30 anni, del luogo, dopo che lo stesso, già sottoposto al regime dell’obbligo di dimora, è stato trovato in possesso di 2 cartucce, calibro 9, nascoste in un barattolo di dolci,  5 bustine di cocaina e un panetto di droga del peso complessivo di 200 grammi.

L’arresto dell’operaio è stato compiuto dopo una serie di perquisizioni domiciliari effettuate prima in casa dell’uomo e poi in una casa rurale nella disponibilità dello stesso.

Ancora le intercettazioni nell’ambito della maxi inchiesta antimafia “Montagna” confermano che le estorsioni, oltre la droga, sono una delle prime fonti di approvvigionamento finanziario. E tra gli indagati vi sono coloro che sono più di esperienza, e consigliano gli altri, suggerendo modi e raccomandando soprattutto prudenza, mai mosse azzardate, come il presunto capomafia di Bivona, l’anziano Giuseppe Spoto, che invita prima ad acquisire informazioni sulla vittima e poi ad agire, e le sue parole intercettate sono state: “… per esempio a Favara… noi dobbiamo andarlo a cercare e dirgli che persone sono… lui ti dice sono avvicinabili… è questo il passo da fare… sono persone avvicinabili che ci si può andare… allora uno ci va… se lui dice ‘non è avvicinato’… ci togliamo le mani e chiuso… perché io non posso consumare a te… io non posso mettere in difficoltà l’amico… se lui… la persona è affidabile… ma non è che ti vengo a cercare… io faccio… direttamente… vado là… faccio quello che devo fare”. E poi, vi sono coloro che sarebbero meno diplomatici e più determinati, come Vincenzo Mangiapane, a Cammarata, e le sue parole intercettate sono: “… rompere le pa… ad uno due persone… quanto camminano un po’ con la testa bassa… poi si vede e si discute… mi si gonfia la mi… che ancora al mio paese… al mio paese… devono venire… di lì con i camion che sono alla stazione che ci lavorano… senza dire nemmeno buongiorno…”. E poi, ancora, vi sono coloro che sono più bellicosi e belligeranti, come Giuseppe Quaranta, a Favara, e le sue parole intercettate sono: “… noi siamo quelli che siamo… noi non cerchiamo a nessuno… nel momento in cui arrivano… tre… quattro… cinque giorni al massimo il segnale… devono essere loro a cercarci… o vengono per noi o se ne vanno dagli sbirri… le strade sono due punto…”. E Quaranta avrebbe privilegiato alcune modalità intimidatorie, indicando “corone di fiori nei cantieri o l’acido delle batterie nei serbatoi degli escavatori”. E poi vi sono coloro del tutto radicali e immediati, come sarebbe Antonio Giovanni Maranto, capo del mandamento di San Mauro Castelverde, nel Palermitano, e le sue parole intercettate, poche parole, sono state: “…colpiamo e vaffa…, così corre…”.

 

Fonte Teleacras

 

Il 25 gennaio 2016 il nome di Giulio Regeni si aggiungeva a quelli dei tanti egiziani e delle tante egiziane vittime di sparizione forzata. Pochi giorni dopo, il 3 febbraio, il nome del ricercatore italiano si aggiungeva al lungo elenco delle persone torturate a morte in Egitto. Sono trascorsi due anni da quel 25 gennaio e ancora le autorità egiziane si ostinano a non rivelare i nomi di chi ha ordinato, di chi ha eseguito, di chi ha coperto e ancora copre il sequestro, la tortura e l’omicidio di Giulio Regeni.
“Noi proseguiamo a coltivare una speranza: che quell’insistere giorno dopo giorno a chiedere la verità, quelle iniziative che quotidianamente si svolgono in Italia e non solo producano il risultato che attendiamo: l’accertamento delle responsabilità per la sparizione, la tortura e l’uccisione di Giulio. Quella verità la deve fornire il governo egiziano e deve chiederla con forza quello italiano” – ha dichiarato in una nota ufficiale Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia.
Alle 19.41 del 25 gennaio in decine di piazze italiane mille luci saranno pronte ad accendersi per ricordare la sparizione di Giulio Regeni. A Roma l’evento si svolgerà in piazza di Montecitorio. Tutti possono partecipare alle iniziative organizzate per il 25 gennaio: scuole, associazioni, istituzioni, università, singole persone, anche in Sicilia, con i seguenti appuntamenti:

Palermo
25 gennaio ore 17: Tavola rotonda presso palazzo delle Aquile, nella Sala delle Lapidi, nella quale interverranno: Maria Vittoria Cerami (Amnesty international) Giuseppe Provenza ( Amnesty international) Luca Randazzo (Rotaract Club Palermo Est) Avv. Vincenzo Zummo (camera penale di Palermo) Avv. Fabio M Bognanni (Osservatorio Carceri dell’ UCPI). Attività a cura del Gruppo Italia 233

25 gennaio ore 19: sit in con fiaccolata a piazza Pretoria per chiedere Verità per Giulio Regeni
Siracusa
25 gennaio dalle ore 16 alle ore 21: testimonianza al Campo Scuola Pippo Di Natale, nei pressi del Teatro Greco, saranno coinvolti i Cittadini, i Simpatizzanti, i Soci, gli studenti e il mondo sportivo siracusano
Agrigento
25 gennaio dalle ore 17,30 alle 19,30: manifestazione a Porta di Ponte (AG) per chiedere Verità per Giulio Regeni, con esposizione cartelli, distribuzione adesivi
28 gennaio ore 17: incontro organizzato dal Circolo dei Lettori a Sambuca, verrà illustrato l’impegno di Amnesty per Giulio Regeni
31 gennaio: a Favara per un incontro con i ragazzi dell’Istituto Alberghiero “Ambrosini”
Ragusa
25 gennaio ore 18.30: fiaccolata a piazza Poste, davanti al municipio, per chiedere Verità per Giulio Regeni

Catania
25 gennaio ore 19: sit in con fiaccolata a piazza Università per chiedere Verità per Giulio Regeni.

 

 

 

 

 

 

Una tragica notizia giunge dalla Germania. Giusy Trupia, 21 anni da compiere a maggio, originaria di Palma di Montechiaro, è morta a seguito di un incidente stradale avvenuto lunedì scorso, alle prime ore del mattino.

L giovane si stava recando al lavoro quando è rimasta vittima di un incidente stradale sulla strada di Mannheimer, incidente probabilmente dovuto all’asfalto reso viscido dalla pioggia.

L’auto sulla quale viaggiava la ragazza è finita contro un albero e la giovane è rimasta incastrata tra le lamiere. A nulla sono serviti i soccorsi.

 

La famiglia Trupia si era trasferita nel paese tedesco in cerca di lavoro e migliori fortune.

Lungo la strada statale 640 Agrigento – Caltanissetta, nei pressi del bivio tra Aragona e Favara, un incidente autonomo ha provocato un morto e il ferimento di altre due persone. I tre sono stati a bordo di un’auto Peugeot 206 che, per cause in corso di accertamento, si è ribaltata fuori strada. Michele Palumbo, 69 anni, di Casteltermini, pensionato, è stato sbalzato fuori dall’abitacolo ed è deceduto. Gli altri due a bordo, due donne, delle quali una è stata al volante, sono state soccorse all’ospedale “San Giovanni di Dio” ad Agrigento. Non sarebbero in pericolo di vita.