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Un giovane di 27 anni è rimasto ferito – lungo il viale dei giardini (altezza Caprice Pub) a San Leone – in seguito ad un brutto incidente verificatosi poco dopo la mezzanotte.
Per cause ancora in fase di accertamento un’auto sarebbe andata a finire contro il giovane – a bordo del suo liberty – prendendolo in pieno. La caduta è stata violenta, lo scooter distrutto. Le condizioni del giovane sono apparse subito critiche per le vistose ferite che ha riportato soprattutto alle gambe: trasportato immediatamente al S.Giovanni di Dio al giovane – operato per più di due ore e mezza  – sono stati dati circa un centinaio di punti di sutura. Fortunatamente il giovane non è in pericolo di vita ma le ferite riportate sono profonde e – proprio in mattinata – bisognerà vedere la situazione dei tendini e legamenti. Fortunatamente il ragazzo non è in pericolo di vita, è cosciente in compagnia della famiglia e degli amici.
Sul posto dell’incidente, teatro già in passato di diversi sinistri, sono intervenuto Vigili del Fuoco e Polizia.

Nonostante fosse detenuto, il boss Giuseppe Scarvaglieri, capo del clan Scalisi di Adrano, collegato alla cosca Laudani di Catania, continuava dal carcere a mantenere la leadership del gruppo impartendo ordini e disposizioni.
Il boss continuava ad essere, come riferito da un collaboratore di giustizia, ‘l’autorità suprema del gruppo’, che, oltre a compiere rapine ed estorsioni, imponeva una sorta di ‘dazio’ ai fornitori di generi alimentari che volevano fare entrare la loro merce ad Adrano ed in particolare nel mercato ortofrutticolo del paese.
Il gruppo inoltre compiva attentati intimidatori sia per costringere gli imprenditori a pagare sia o a pagare di più. https://youtu.be/vkDD60Su6UI
Sono alcuni dei particolari dell’operazione, denominata ‘Illegal duty’, sfociata stamane nell’arresto da parte della Polizia di Stato di 36 presunti appartenenti alla cosca Scalisi di Adrano, che è stata così disarticolata con l’arresto di 36 presunti appartenenti al clan accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, traffico di droga, tentativo di omicidio, estorsione, rapina, furto, ricettazione e danneggiamento.
Questo un altro importante passaggio: “Carissimo e stimatissimo fratuzzo mio… chi può permettersi di giudicarvi a te e a mio figlioccio? Voi siete le persone storicamente più vicine alla mia famiglia, voi avete dato tanto a me. Niente e nessuno può giudicarvi all’infuori del sottoscritto. Voi siete e fate parte integralmente della mia famiglia. se c’è qualche individuo che crea confusione, a quale titolo? Chi è e cosa rappresenta?”. E’ un passo di una missiva – scritta in carcere dal boss Giuseppe Scarvaglieri e letta da Alfredo Mannino ad un componente del gruppo. Ad intercettare la lettura di uno messaggi con i quali il boss continuava dal carcere ad impartire disposizioni al clan, sono stati gli investigatori della Polizia di Stato.
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“Ho dato incarico – prosegue Mannino leggendo la missiva di Scarvaglieri – a mio figlioccio. Devi essere a fianco a lui, uniti su tutti i punti di vista. Chi si ritiene vicino alla mia famiglia deve rispettare le mie decisioni. Tutti devono stare vicini a voi. Chi non accetta questo non fa parte della mia famiglia. Chi fa uso e consumo del mio nome per i propri interessi avrà ciò che merita. Voglio solo che si fanno cose buone con serenità e lealtà”.
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L’ordinanza eseguita dalla polizia di Stato su delega della Dda di Catania ha riguardato 39 presunti appartenenti al clan Scalisi di Adrano, tre dei quali sono riusciti a sfuggire all”arresto perchè all’estero.
1) SCARVAGLIERI Giuseppe (cl.1968) inteso “Pippu ‘u zoppu”, pregiudicato, già detenuto
per altra causa;
2) MACCARRONE Pietro (cl.1969) inteso “Fantozzi o Occhialino”, pregiudicato, già
detenuto per altra causa;
3) MANNINO Alfredo (cl.1964) inteso “‘u Caliaru”, pregiudicato;
4) BIONDI Vincenzo (cl.1977) inteso “Enzo Trevi”, pregiudicato;
5) MANNINO Giuseppe (cl.1963) inteso “’u Caliaru”, pregiudicato;
6) ZERMO Claudio (cl.1980) inteso “Ficaruni”, tratto in arresto a Genova;
7) SEVERINO Salvatore (cl.1979) inteso “‘u Cunigghiu “, pregiudicato;
8) SEVERINO Pietro (cl.1957) inteso “‘u Trummutu”, pregiudicato, già detenuto;
9) DI PRIMO Salvatore (cl.1991) inteso “Pisciavinu”;
10) MANNINO Biagio (cl.1987) inteso “’u Caliaru”, pregiudicato;
11) BULLA Alfredo (cl.1984) inteso “’a Zotta”, pregiudicato;
12) LA MANNA Alessio (cl.1988) pregiudicato;
13) MERLO Massimo (cl.1972) pregiudicato, già detenuto per altra causa;
14) ALONGI Roberto (cl.1976) con precedenti di Polizia;
15) FURNARI Antonino (cl.1996) inteso “Ogghiu Vecchiu”, pregiudicato;
16) LEANZA Agatino (cl.1994);
17) LEANZA Antonino (cl.1996) inteso “Pasticcino”;
18) SCAFIDI Carmelo (cl.1967) inteso “Testa rossa”, pregiudicato, già detenuto per altra
causa;
19) SANTANGELO Nicola (cl.1976) inteso “Cola’ a niura”, pregiudicato;
20) PERNI Agatino (cl.1977) pregiudicato;
21) MACCARRONE Giuseppe (cl.1988) pregiudicato;
22) CASTRO Pietro (cl.1997) pregiudicato;
23) VALASTRO Vincenzo (cl.1995) inteso “‘a Giraffa o Enzu ‘u longu”;
24) PELLEGRITI Vincenzo (cl.1994) pregiudicato;
25) SCAFIDI Salvatore (cl.1997) inteso “Testa rossa”, pregiudicato;
26) SALICOLA Sebastiano (cl.1989) inteso “Sebi”, pregiudicato;
27) SINATRA Giuseppe (cl.1995) pregiudicato, già detenuto per altra causa;
28) BULLA Angelo, (cl.1975) inteso “’a Zotta”, pregiudicato;
29) SALAMONE Mauro Giuliano, già RACITI Mauro Giuliano (cl.1991) inteso “L’indianu”, pregiudicato;
30) CALAMATO Angelo (cl.1980) pregiudicato;
31) LUCIFORA Giuseppe Pietro (cl.1977) inteso “Pietro Diecimila”, pregiudicato;
32) LO CURLO Alfio (cl.1992) inteso “’u Patataru”, pregiudicato;
33) AMENDOLIA Maurizio (cl.1969) pregiudicato;
34) PINZONE Alfredo (cl.1964) pregiudicato;
35) DI MARIA Massimo nato (cl.1978) pregiudicato, già detenuto per altra causa;
36) BUA Emanuel (cl.1990) pregiudicato;
ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso (clan Scalisi), con l’aggravante di essere l’associazione armata, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e spaccio delle medesime, tentato omicidio, estorsione, rapina, furto, ricettazione, reati in materia di armi, danneggiamento seguito da incendio, con l’aggravante di aver commesso il fatto in nome e per conto dell’associazione di tipo mafioso denominata clan Scalisi e al fine di agevolarne le attività illecite.
“Non abbiamo avuto nessuna denunzia da parte delle vittime e questo lo registro come un dato che continua ad essere negativo anche se qualche timida speranza mi viene dal fatto che qualcuno ha avuto la forza di ribellarsi e le organizzazioni, per evitare in alcuni casi di andare incontro ad una più immediata repressione, hanno deciso di desistere”. Lo ha detto il Procuratore a Catania Carmelo Zuccaro incontrando i giornalisti in merito all’operazione ‘Illegal Duty’, con la quale è stata disarticolata la cosca Scalisi di Adrano che dal 2014 al 2016 sarebbe stata responsabile di 14 estorsioni e di otto tentativi di estorsione.
“Questo è un aspetto – ha concluso – che mi fa pensar che comunque queste organizzazioni siano consapevoli de fatto che lo Stato è su di loro e può intervenire sol che loro diano adito a delle manifestazioni un po’ più eclatanti”.
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C’era chi durante l’orario d’ufficio andava a fare shopping e chi dal parrucchiere. C’erano medici fiscali pronti a compilare i referti della visita senza aver mai visto il paziente. Trentaquattro tra medici, infermieri e personale sanitario dell’ospedale Fratelli Parlapiano di Ribera, nell’Agrigentino, sono stati denunciati per assenteismo. A partire dalle prime ore di questa mattina i militari della Guardia di finanza di Sciacca hanno eseguito sette ordinanze applicative della misura cautelare personale dell’obbligo di firma e notificato ventisette provvedimenti di conclusione delle indagini per ipotesi di reato legate all’assenteismo. I reati contestati sono la truffa ai danni di un ente pubblico e, in alcuni casi, il peculato, l’interruzione di pubblico servizio nonché reati di false certificazioni. Tra i numerosi soggetti sottoposti ad attività investigativa, quattro rivestono anche il ruolo di consigliere comunale presso vari comuni dell’Agrigentino. Per sette degli indagati, inoltre, il gip di Sciacca ha emesso, su richiesta della locale Procura, altrettante ordinanze di custodia cautelare di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le indagini, protrattesi per alcuni mesi, vedono coinvolti medici, infermieri e ausiliari in servizio nel nosocomio. Al termine di numerosi sopralluoghi, appostamenti e pedinamenti, svolti dalla Compagnia della Guardia di finanza di Sciacca guidata dal capitano Luigi Carluccio è emerso un vero e proprio ‘sistema’ di illeciti.
In particolare, spiegano le Fiamme gialle, l’attività d’indagine, eseguita anche con il ricorso alla strumentazione tecnica, ha evidenziato “una vasta ed eterogenea serie di illeciti come la timbratura cumulativa dei cartellini di presenza per coprire l’abituale allontanamento di dipendenti e dirigenti medici per tornare o rimanere a casa propria o, ancora, dedicarsi ad altri impegni personali o familiari”. – C’era una dipendente sanitaria periodicamente intenta a fare spese durante l’orario di ufficio e un’altra che si recava abitualmente dal parrucchiere. “Gli illeciti connotati da maggiore disvalore hanno però riguardo il personale impiegato in servizi esterni, appartenente a quasi tutte le categorie ospedaliere” spiegano dal Comando provinciale della Guardia di finanza di Agrigento. Gli investigatori hanno accertato che alcuni dei medici responsabili delle visite fiscali si limitavano a compilare il referto della visita richiesta dai datori di lavoro senza procedere all’effettuazione della visita e, talvolta, senza neppure avere alcun contatto con il paziente. “In tal modo, il medico fiscale, oltre a vanificare la funzione stessa della visita fiscale – dicono dalla Guardia di finanza -, maturava indebitamente il diritto alle indennità previste per le visite mediche domiciliari”. Un comportamento che ha integrato le ipotesi di truffa aggravata, peculato e falso ideologico.

Si è svolta, presso un’aula del Tribunale di Agrigento, una udienza che vede a processo Giuseppe Valenti, 80 anni, il pensionato agrigentino coinvolto nell’incidente stradale che costò la vita a Chiara La Mendola, la giovane di 23 anni deceduta nel dicembre del 2013 dopo una caduta dal motorino su cui viaggiava in via Cavaleri Magazzeni, caduta che secondo l’accusa sarebbe stata causata da una buca sul selciato. Valenti è accusato di omicidio colposo perchè si trovava alla guida dell’auto contro la quale sarebbe andata a sbattere la giovane agrigentina subito dopo la caduta. Oltre a Valenti, alla sbarra per omicidio colposo, sono finiti anche Giuseppe Principato e Gapsare Triassi, funzionari del Comune di Agrigento. Ieri ha deposto l’ispoettore della Polizia Locale, Angelo Palillo: “Vidi l’auto vicino al corpo della ragazza che respirava ancora ma non riusciva a parlare…”. Questo uno stralcio della testimonianza drammatica dell’ispettore. La prossima udienza è stata fissata il 13 settembre.

Condanne complessive per oltre un secolo e mezzo di reclusione. E’ la richiesta formulata, in fase di requisitoria, dal Pm di Palermo Claudio Camilleri nei confronti di 14 imputati accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, esercizio abusivo dell’attivita’ di intermediazione finanziaria e falso. Si tratta dei degli indagati coinvolti nell’operazione denominata “Glauco 3″ che hanno scelto il rito abbreviato. Oggi l’udienza si e’ svolta – a porte chiuse – nell’aula bunker del carcere “Pagliarelli” di Palermo, davanti al Gup Patrizia Ferro. Fra gli imputati anche il collaboratore di giustizia Nouredin Atta Wehabrebi, che ha contribuito a svelare l’organizzazione a delinquere transnazionale che aveva come centrali operative Agrigento, Palermo e Roma. Per lui il pm ha chiesto una condanna ad 8 anni di reclusione e 33.400 euro di multa. L’accusa ha chiesto la condanna a 20 di carcere per Sebsibie Tadele, etiope, 30 anni; Gebremichael Araya, 48 anni, eritreo. Quattro le richieste di condanna a 14 anni di reclusione: Tesfay Shimuie, 42 anni, etiope; Gebreegziabher Furtuna Gebrehiwot, 37 anni, etiope; Mikiele Gebremeskel, 25 anni, etiope; Yared Afwerke, 27 anni, eritreo. Il pm ha chiesto la condanna a 8 anni e 10 mesi per l’eritreo Nebiyu Aklilu, 32 anni; 8 anni di reclusione (oltre al collaboratore Atta) per Mekdes Ketema, 28 anni, eritreo; Asmeret Weldekidan, 30 anni, eritreo; Lemlem Zemikal, 29 anni, eritreo; Danal Netin, 35 anni, etiope; Yemane Berhe, 32 anni, erireo. La richiesta di pena piu’ bassa – sei anni – l’accusa l’ha chiesta per il quarantottenne etiope EhiteYirga Akibo. Oltre alla reclusione il pm ha chiesto per tutti gli imputati – eccetto Aklilu – il pagamento di una multa da 33.400 euro a testa. Il processo e’ stato rinviato al 25 settembre.


E’ di due morti il bilancio di un incidente stradale avvenuto in territorio di Vizzini, nel Catanese, all’ingresso del paese.
Le vittime sono un bambino di quasi 7 anni, Leon Magro Jandella (di nazionalità svizzera, ma con genitori originari del Siracusano), e un motociclista di 27 anni, Damiano Gallo, residente a Francofonte.
Lo scontro tra un’auto e una moto è avvenuto lungo la strada statale Catania-Ragusa.
Da una prima ricostruzione, il bambino, che si trovava a bordo di una Fiat Doblò, sarebbe morto sul colpo a causa dell’impatto violento.
La moto coinvolta nell'incidenteLa moto coinvolta nell’incidenteIl giovane centauro, invece, trasportato in elisoccorso all’ospedale Cannizzaro di Catania, è morto poco dopo. L’auto avrebbe urtato la moto che stava svoltando per imboccare uno svincolo.
Sul posto per i rilievi sono intervenuti i Carabinieri di Palagonia, i vigili urbani di Vizzini e di Palagonia e i sanitari del 118.
A dare l’allarme sono stati gli uomini del Corpo forestale che si trovavano nella zona per un incendio.

Si è svolta ieri, presso il Tribunale di Agrigento, una udienza circa il processo sui presunti abusi sessuali nelle comunità di accoglienza per minori “Arcobaleno” e “Gabbiano” di Licata, fatti che sarebbero avvenuti fra il settembre del 2014 e il giugon dell’anno successivo. Ieri mattina Carmelo Angelo Grillo, 51 anni, che prima di essere condannato a 10 anni e 2 mesi di reclusione aveva fatto delle accuse nei confronti di Mirko Giugno, 26 anni, uno dei coinvolti nell’inchiesta, dicevamo, ieri mattina, Grillo ha fatto marcia indietro: “Non ricordo nulla e  non so se quello che ho detto corrisponde  a verità”. Nel processo è coinvolta anche un’operatrice Veronica Cusumano, 26 anni, accusata di aver consumato rapporti con gli ospiti del centro dove prestava servizio. Il pm Vella ha voluto sentire Grillo per avere conferma della accuse che aveva proferito poco più di un anno fa, ma quest’ultimo ha smentito tutto. Non è escluso che ciò possa portare strascichi giudiziari.


Domani 12 Luglio a San Biagio Platani avrà luogo il primo appuntamento de LA SETTIMANA RUSSA IN SICILIA, giunta oramai al sesto anno di attività sotto la direzione di Christian Vassallo e Irina Kuleva, che ha ospitato nel territorio agrigentino sino ad oggi un totale di oltre 1000 artisti provenienti dalla Russia.
Quest’anno la prima tappa ufficiale, dopo la presentazione dei gruppi avvenuta il 9 luglio presso il Residence Costa Makauda di Sciacca, presso il quale gli artisti russi alloggiano, sarà ospitata dall’amministrazione comunale di San Biagio Platani con in testa il sindaco Santino Sabella.
Lo spettacolo si svolgerà presso il nuovo anfiteatro comunale che dalle 21:00 aprirà gratuitamente al pubblico con una kermesse dei circa 100 artisti russi che si esibiranno con danze, sfilate di modelle, canti e momenti di cultura russa.
Non mancheranno anche degli ospiti che dall’Italia hanno esportato in Russia nel corso degli ultimi anni la nostra Sicilianità, tra questi
Emmanuele D’Urso e Vittorio Virone.

La Guardia di Finanza e la Procura di Sciacca hanno compiuto oggi l’operazione cosiddetta “Ghost Rider”. 34 indagati, tra medici, infermieri e personale sanitario dell’ospedale “Fratelli Parlapiano” a Ribera sono stati denunciati per assenteismo. Sono 7 gli obblighi di presentazione alla Polizia Giudiziaria imposti. E poi sono stati notificati 27 provvedimenti di conclusione delle indagini preliminari per casi di assenteismo, e quindi per truffa ai danni di un ente pubblico, oltre a peculato, interruzione di pubblico servizio e false certificazioni. Tra i 34 vi sono anche 4 consiglieri comunali in carica in vari Comuni dell’Agrigentino. In particolare, all’esito di numerosi sopralluoghi, appostamenti e pedinamenti, svolti dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Sciacca, agli ordini del Capitano Luigi Carluccio, è stato svelato un vero e proprio “sistema” di azione, tra la continua falsificazione dell’attestazione circa la propria presenza sul posto di lavoro, soprattutto tramite la timbratura cumulativa dei cartellini di presenza, a tutto beneficio di impegni personali e familiari svolti in modo indisturbato al di fuori dell’ospedale di Ribera. Sono numerosi i casi scoperti: una dipendente sanitaria fuori per la spesa durante l’orario di ufficio, o un’altra abitualmente dal parrucchiere. E poi medici impegnati all’esterno nelle visite fiscali avrebbero compilato il referto della visita senza procedere all’effettuazione della visita stessa e talvolta senza neppure avere alcun contatto con il paziente, incassando però le indennità previste per le visite mediche domiciliari. E poi interi equipaggi del servizio di soccorso del 118, di pronta reperibilità, si sarebbero allontanati periodicamente con mezzi propri e addirittura con l’autoambulanza in loro dotazione, per sbrigare faccende del tutto personali, quali l’acquisto di frutta e verdura, distogliendo il mezzo e l’equipaggio dal servizio di pronta reperibilità proprio del 118.

A. Capodicasa


Ad Agrigento, venerdì prossimo, 14 luglio, a San Leone, al Dioscuri Bay Palace, alle ore 17:30, si svolgerà un corso di formazione politica organizzato da Demos di Agrigento e da Articolo 1 Movimento Democratici e Progressisti, sul tema “Una nuova agenda per la Sinistra – Lavoro – legalità – sviluppo”. Il corso è dedicato a Pio La Torre e ad Accursio Miraglia, nel 35° e nel 70° anniversario del loro assassinio. Ad introdurre il dibattito sarà il deputato nazionale, Angelo Capodicasa, coordinatore regionale di Articolo 1 Mdp. Relazioneranno il professor Nicola Cacace su “Il lavoro che cambia, il lavoro che manca”, poi l’onorevole Francesco Forgione su “La legalità conviene”, poi il dottor Giuseppe Provenzano su “Mezzogiorno e dintorni”. Le conclusioni saranno affidate a Pier Luigi Bersani.