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Sono dei giovani siciliani i vincitori del progetto Confindustria centro Sicilia.  L’insigne premio che
verrò ritirato venerdì 18 settembre a Milano. Per l’occasione la delegazione di studenti, autori,
dell’idea imprenditoriale “A scuola di impresa e legalità” sarà accompagnata dal personale docente.
L’iniziativa è stata resa possibile grazie al patrocinio della Fondazione Falcone, nell’ambito delle
azioni del Pon Sicurezza “Caltanissetta e Caserta sicure e moderne”.
Invitati a visitare il padiglione Italia si sposterano verso gli spazi espositivi di Svizzera, Austria,
Israele, e il percorso guidato all’interno di “Fab food: la fabbrica del gusto italiano”, la mostra curata
di Confindustria sull’alimentazione industriale sostenibile curata del museo nazionale della Scienza
e della tecnologia di Milano con la supervisione del ministero della Salute.
L’iniziativa di Confindustria, nasce dall’idea che impresa e legalità sono due aspetti unici ed
indispensabili a scuola come nel lavoro. Non è la prima iniziativa in merito, prima di
l’organizzazione italiana delle imprese manifatturiere ha coinvolto da aprile a giugno 2015 circa
150 ragazzi di 13 istituti superiori delle province di Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna e
Palermo.
All’evento presenzieranno il commissario nazionale antiracket e antiusura, il prefetto Santi Giuffrè,
della professoressa Maria Falcone, presidente della fondazione Falcone, e del delegato di
Confindustria per la legalità, Antonello Montante.
Dalila Ferreri

Ad Expo, il premio legalità assegnato a studenti siciliani
Sono dei giovani siciliani i vincitori del progetto Confindustria centro Sicilia.  L’insigne premio che
verrò ritirato venerdì 18 settembre a Milano. Per l’occasione la delegazione di studenti, autori,
dell’idea imprenditoriale “A scuola di impresa e legalità” sarà accompagnata dal personale docente.
L’iniziativa è stata resa possibile grazie al patrocinio della Fondazione Falcone, nell’ambito delle
azioni del Pon Sicurezza “Caltanissetta e Caserta sicure e moderne”.
Invitati a visitare il padiglione Italia si sposterano verso gli spazi espositivi di Svizzera, Austria,
Israele, e il percorso guidato all’interno di “Fab food: la fabbrica del gusto italiano”, la mostra curata
di Confindustria sull’alimentazione industriale sostenibile curata del museo nazionale della Scienza
e della tecnologia di Milano con la supervisione del ministero della Salute.
L’iniziativa di Confindustria, nasce dall’idea che impresa e legalità sono due aspetti unici ed
indispensabili a scuola come nel lavoro. Non è la prima iniziativa in merito, prima di
l’organizzazione italiana delle imprese manifatturiere ha coinvolto da aprile a giugno 2015 circa
150 ragazzi di 13 istituti superiori delle province di Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna e
Palermo.
All’evento presenzieranno il commissario nazionale antiracket e antiusura, il prefetto Santi Giuffrè,
della professoressa Maria Falcone, presidente della fondazione Falcone, e del delegato di
Confindustria per la legalità, Antonello Montante.
Dalila Ferreri


Palermo. È stata inaugurata ieri mattina, al quartiere Brancaccio di Palermo, la “Casa Santa Rosa Venerini”, vecchio immobile sottratto alla mafia. In occasione del 22esimo anniversario dall’attentato a Don Pino Puglisi (avvenuto il 15/98/1993) il centro Padre nostro, alla presenza di don Maurizio Francoforte, della chiesa del Divino amore, e Maurizio Artale, presidente del centro Padre nostro e su patrocinio del Comune di Palermo,  ha adibito il vecchio immobile sito in via Andrea Biondo a centro per adolescenti e anziani. Da Gennaio questo centro ospiterà un gruppo di suore “maestre pie Venerini di Santa Rosa”. Verranno da li, insieme con la parrocchia di San Gaetano a Brancaccio, lanciate iniziative solidali.
Oltre a queste iniziative, sempre in ricordo di Padre Puglisi, si è mossa Unicredit, che con un contributo di 15 mila euro ha portato avanti l’opera di riqualificazione nel quartiere San Pietro. In quella che era una vecchia discarica abusiva sorgerà un teatro all’aperto per giovani talenti. A prendervi parte alcuni detenuti di Palermo. La donazione della banca è stata ottenuta mediante una carta etica, ‘carta che prevede che il 2×1000 delle spese del cliente finanzi un fondo di solidarietà da destinare a iniziative a beneficio del territorio’(ansa).
«Nel 22esimo anniversario dell’uccisione di padre Puglisi vorremmo lanciare un appello al presidente Renzi per accelerare il recupero dei beni confiscati – ha dichiarato il sindaco di Palermo Leoluca Orlando- Siamo qui ad aprire uno spazio a servizio del quartiere e della parrocchia affiancati dalla presenza continua dei familiari di don Pino Puglisi che ha segnato questo quartiere, rendendo possibile un cambiamento per tutta la città di Palermo».
Da domani il capoluogo siciliano ricorderà il vecchio parroco vittima della mafia, attraverso mostre e forum di discussione. Infine, il 24 Settembre alle h 1200 il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, conferirà la medaglia d’oro al valore civile al beato Puglisi. A ritirarla i fratelli Francesco e Gaetano Puglisi, accompagnati da Maurizio Artale.

Palermo. A causa dei troppi arresti di scafisti via mare, nel Canal di Sicilia i noti trafficanti di esseri umani si starebbero adoperando nel mettere a punto nuove strategie per fatturare “nuovo capitale”. Come? Facendo passare i migranti via terra e magari dai Balcani. Non a caso, i numeri non smentiscono questa probabilissima ipotesi. Sono decine di migliaia i rifugiati che viaggiano attraverso la Macedonia, la Serbia e l’Ungheria. Obiettivo: raggiungere l’Europa.
A diffondere la notizia la Procura di Palermo, che ha avviato un’inchiesta atta a ricostruire i movimenti dei trafficanti di esseri umani. A curare l’indagine il Procuratore aggiunto Maurizio Scalia, coadiuvato da sette magistrati, quattro della Direzione distrettuale antimafia e altri quattro della Procura ordinaria.
Da alcune intercettazioni emerge che gli scafisti sono preoccupati della continua ondata di arresti a loro carico. Da Giugno ad oggi, si stima che un centinaio siano finiti in manette.
Adnkronos Sicilia riporta uno stralcio della seguente intercettazione: «Ne hanno arrestati ancora, ormai è diventato troppo pericoloso seguire la rotta del mare, meglio cambiare e andare via terra”.
Ad Agrigento nel febbraio scorso la Corte d’Assise aveva condannato a 30 anni di carcere il somalo di 34 anni Mohamud Elmi Muhidin, accusato di avere gestito la tratta di esseri umani di un gruppo di eritrei durante il naufragio avvenuto davanti alle coste di Lampedusa il 3 ottobre 2013 in cui morirono 366 immigrati. L’uomo fu segnalato da alcuni sopravvissuti che lo riconobbero all’interno del centro di accoglienza.
Le indagini sono state condotte dal pm della Dda di Palermo Gery Ferrara, magistrato che domani giovedì 10 settembre interverrà nel Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, di vigilanza sull’attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione, a palazzo San Macuto. Interverrà nello specifico per quel che concerne “l’Indagine conoscitiva sui flussi migratori in Europa attraverso l’Italia, nella prospettiva della riforma del sistema europeo comune d’asilo e della revisione dei modelli di accoglienza”(ndr Adnkronos).
Ad oggi in Sicilia sono sette i magistrati che lavorano sulla tratta di migranti, quattro della Direzione distrettuale antimafia e tre della Procura ordinaria. Della Dda fanno parte Roberto Tartaglia, Anna Maria Picozzi, Gery Ferrara, Maurizio Agnello. Dell’ordinaria: Alessia Sinatra, Renza Cescon, Claudio Camilleri. Dalle loro ultime inchieste è emerso che ci sarebbero dei collegamenti tra gli scafisti e gruppi armati paramilitari riferibili all’Isis. Tra i nomi ipotizzati spicca quello di Ghermay Hermias, un etiope residente in Libia, ritenuto il capo ed organizzatore delle tratte cui a Marzo è stato notificato un mandato d’arresto internazionale. Ad incastrarlo un intercettazione in cui l’uomo dice: “con l’ultimo barcone ho raccolto un milione di dollari”.
Dalila Ferreri

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“Il mare” un racconto per immagini
Si è conclusa oggi 31 agosto 2015 la mostra Eikon Riflessi Visivi, la rassegna fotografica patrocinata dal Fiof (Fondo Internazionale della Fotografia , nato nel 2004 per sostenere i dei fotografi professionisti), allestita nel nuovo auditorium San Gerlando di Porto Empedocle.
La mostra dal titolo “Il mare”, conta la partecipazione di 3 illustri fotografi: dall’etneo Vito Finocchiaro (presidente regionale FIOF) a Marco Scintilla ad Alberto Cicchini, fotoreporter sambenedettese. I tre fotografi, hanno realizzato dei reportage fotografici attinenti il tema del mare. Con fare eclettico, i 3 documentano specialisticamente il lavoro dei pescatori della propria terra natia, mettendone in risalto sforzi e difficoltà.
Da Finocchiaro (con “I figli del Mediterraneo”) a Cicchini (con “Il caro pesca”) che la fotografano in chiave reportagistica a Marco Scintilla, invisibile, a bordo di un peschereccio.
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L’ambivalenza dei colori negli scatti di Scintilla
Il mare e l’uomo. Entità contingenti. Inseparabili. Assai evidenti negli scatti di Marco Scintilla. Marco è un poliziotto di professione, originario di Porto Empedocle. È appassionato di fotografia sin da quando era piccolo. Un suo scatto, estemporaneo, scattato durante la festa del santo patrono Calogero (qualche anno fa) gli fa ottenere menzione speciale al Fiof e successivamente ottenere l’invito a un’esposizione in Cina nell’ambito di una bizzarra mostra contemporanea. Mostra che legava sacro a profano-pagano.
Da allora Marco, scopre che la passione per la fotografia è il più bello dei modus operandi per conoscere la realtà che lo circonda. A partire dal tema di quest’anno: ‘il mare’, più che mai vicino a lui. Il mare, lontano dall’attuale cornice tragica del fenomeno dell’immigrazione clandestina riportato dalle cronache, bensì più vicina al singolo e alle tradizioni popolari.
Appunto per questo, la mostra (itinerante) quest’anno ha fatto tappa nel paese natale di Marco: Porto Empedocle. La nota “Vigata” di Camilleri e crocevia del commercio tra forestieri nella Sicilia di Carlo V con affaccio sulle più bella delle terrazze del Mar Mediterraneo. Il paese di Marco, non a caso chiamato volgarmente ‘dei pisciari’, per la sua prosperosa produzione ittica diviene strumento descrittivo per spiegarne in chiave antropologica la realtà entro la quale si racchiude il mondo dei pescatori.
Uno sciame di pescherecci attraversa il mare, nella notte, mentre silenziosa dorme la città più a sud d’Italia, il vecchio molo di Girgenti, a un passo dalle Pelagie e dalla calda Africa.
Partenza h 5.30 Marco approda con la sua macchina fotografica sul peschereccio O’ Scia, dei fratelli Spampinato. Vuole capire come vive chi vive sul mare e quale tempo sia stato vissuto prima, prima che il cibo degli uomini dal fondale arrivi sulle nostre tavole.
«Volevo cogliere l’aspetto umano. Mi sono chiesto: cosa fanno?».
Uno scatto distratto all’alba, poi al risveglio, poi a prua a raccogliere in rete e pulire pesce dopo pesce , infine il rientro. La stanchezza mai vinta dei padroni del mare. Sempre umili. Nelle vesti color arancio, come il loro pesce pescato. Il bianco del cielo all’alba sposatosi con le reti che raccolgono gli esseri del mare. Il blu del mare e il blu del cielo dentro la più mozzafiato delle cornici naturali.
Sembrano gesta ripetute quelle dei pescatori, ripetibili. E invece no. L’occhio di Marco coglie l’invisibile, come dice lui «cerca di prendere quello che non c’è».
Il quotidiano è lo scenario che accompagna il visitatore oltre la soglia visiva convenzionale . Apprezzato dalla critica straniera e dalla cittadinanza.
In conclusione, una mostra come quella di Eikon, merita ringraziamenti e menzioni onorifiche al grande maestro Vito Finocchiaro, senza il quale non si sarebbe potuta realizzare.
Dalila Ferreri

Messina.  Ha trovato un portafogli con 23 mila euro e si è precipitata dai carabinieri denunciandone lo smarrimento e restituendo il denaro al legittimo proprietario. L’episodio è accaduto a Valdina, in provincia di Messina.  Ad aver smarrito quel borsello,umilmente restituito un pensionato francese di 63 anni, in vacanza. Si trovava nei pressi della sua casa estiva, sita nel paesino messinese quando deve essersi evidentemente accorto è accorto di aver perso il borsello. Borsello che conteneva i documenti personali e 23 mila euro in banconote.
La donna, l’umile e onesta donna che glielo ha riconsegnato è un’iinsegnante precaria, al momento disoccupata con famiglia al seguito. Non ha pensato affatto di intascarseli, nonostante il possibile bisogno. La d infatti dichiarato: «Mi sarebbero serviti, ma sono cresciuta con dei valori ed è impossibile per me rinunciarvi. Non c’ho pensato due volte a portare il borsello ai carabinieri. Certo, sono un po’ delusa perché alla fine per ringraziarmi quell’uomo mi ha dato neanche l’1% della somma. Ma va bene così, rifarei il gesto».
Sì forse una ricompensa la donna l’avrebbe meritata. Così non è stato. Ossequi alla sua onestà

Si tratta di cinema indipendente. Un’occasione durante la quale venti giovani registi da tutto il
mondo avranno la possibilità di presentare un cortometraggio,  da realizzare in pochi giorni
scegliendo attori e comparse fra la gente del posto. È la prima manifestazione cinematografica che
trasforma in un set i borghi siciliani di Castellammare del Golfo e campani di San Potito Sannitico.,
piccolo centro nel Parco Regionale del Matese, in provincia di Caserta.
Ai filmmaker in gara, tutti under 35 e selezionati tramite open call, il tema del filmato verrà svelato
solo all’ultimo. È la suspence la pecularità. Sarà infatti solo alla fine dell’evento che la giuria e gli
spettatori decreteranno il vincitore.
I premi andranno al miglior film scelto dalla giuria, miglior film scelto dagli spettatori, miglior
attore/attrice protagonista o non protagonista. I registi selezionati: Yixin Cen (Cina), Ludovico Di
Martino (Italia), Sonia Ferracane (Italia), Nour Gharbi (Francia), Gianluca Granocchia (Italia),
Hedvika Hlavackova (Repubblica Ceca), Michele Leonardi (Italia), Matteo Giulio Pagliai (Italia),
Maryam Raz (Iran), Francesco Zucchetti (Italia).
In giuria saranno presenti: Roberto Cantone, regista teatrale e operatore culturale, Salvo Cuccia,
regista, videoartista e documentarista, Philippe Giangreco, sceneggiatore, regista e produttore,
Andrea Muzzi, attore, regista, comico e cabarettista, Daniela Poggi, attrice e conduttrice televisiva,
Egidio Termine, attore e sceneggiatoreil programma.
In terra campana l’appuntamento è dal 22 al 29 agosto. Ai partecipanti, qualora volessero, sarà data
la possibilità di seguire i filmmaker al lavoro ed avere accesso a visite guidate, laboratori, spettacoli
teatrali e dibattit. A seguire il CICI Film Festival vi da appuntamento a Castellammare dal 29 al 5
settembre tra incontri, concerti e, ulteriori eventi all’ombra della fortezza arabo-normanno, a pochi
passi da spiagge, calette, percorsi e panorami suggestivi.
Dalila Ferreri

Secondo il gip di Messina il corpo ritrovato sulla spiaggia del litorale nisseno apparterrebbe a Ilaria
Boemi. Al momento del ritrovamento la giovane non aveva documenti. Indossava jeans chiari,
maglietta nera, scarpe da ginnastica scure, e sul suo capi rasato all’altezza del labbro e dentro sulla
lingua campeggiavano tre piercing.
Dalle prime indagini il decesso sarebbe attribuibile all’assunzione di una pasticca di ecstasy.
Questa la pista più seguita finora, in attesa di un’autopsia definitiva. “Se dovessimo trovare
conferma a questa ipotesi – spiega il procuratore aggiunto Sebastiano Ardita – avvieremo controlli
anche con le altre procure che  rattano casi analoghi per verificare se in Italia sta girando
dell’ecstasy letale”.
Intanto al Policlinico di Messina stamani si svolgeranno i primi esami tossicologici. Dalle prime
rivelazioni è emerso che sul corpo dell’adolescente non è stata infierita violenza. Ad averla vista
poco prima di morire un pescatore del posto, il quale ha fornito agli inquirenti due dettagli non
indifferenti. La giovane infatti la sera della morte non era da sola, bensì in compagnia di un ragazzo
ed una ragazza che in seguito al malore di Ilaria avrebbero chiesto aiuto a un ciclista di passaggio.
Ex studentessa dell’istituto d’arte Ernesto Basile, studiava alla scuola Jaci indirizzo turistico.  Ignara
che quella sera sarebbe stata la sua fine, aveva affidato a Facebook il suo ultimo post, che
profetico riprende le strofe di una nota canzon: ‘Nave fantasma’: “Siamo nati per morire con un
urlo dentro che nessuno può sentire”.
I suoi compagni per questa sera hanno organizzato una veglia in ricordo di Ilaria. I funerali avranno
luogo domani alle 10 nella chiesa valdese di via XXIV maggio.
Dalila Ferreri

RAVANUSA, AG ( scritto da Silvio D’Auria ) – Dal suo arrivo nel 1964 ai commenti su “Facebook” dopo la cittadinanza onoraria conferitale dal Sindaco di Ravanusa. “Sono ravanusana da sempre. Dove sta la novità? E quel “mò” che la tradisce ancora.
– Inverno 1964: l’arrivo a Ravanusa
Inverno 1964. Le cronache del tempo ci dicono che l’intera penisola è nella morsa della stagione più fredda degli ultimi vent’anni. Stazione Ferroviaria di Ravanusa-Campobello, dalla Toscana arriva a Ravanusa un’esile ragazza in tonaca nera della Congregazione “Suore Apostole del Sacro Cuore”. Infreddolita ma temperamento passionale come tutta la gente del sud. Ha appena trent’anni, fisico minuto quasi inghiottito dall’abito sacro che indossa e negli occhi chiari uno sguardo vivace e astuto. Un marcato accento campano che ostenta carattere intraprendente e decisionista e al tempo stesso materno e protettivo. Non è una delle tante che qui rimarrà per poco. La giovane Suora palesa subito l’intenzione di mettere radici in questa difficile realtà di provincia. A prescindere dai rapporti futuri che riuscirà ad avere con la gente del posto, è sicura che presto da educatrice si occuperà dei suoi figli. Di una buona parte di essi. E il tempo le darà ragione, per 50 anni più o meno. Ha preso “voti” per dedicare la sua vita a Dio mentre in lei predomina la consapevolezza che la vocazione è soprattutto per i bambini. Quella sparuta trent’enne di allora, arrivata con la littorina delle ferrovie in abito talare scuro, altri non è che Suor Andreina al secolo Maria Finelli.
– Dai “voti” dalle Suore a Napoli all’Asilo “di lì cannuleddra” a Ravanusa
Classe 1934, nata a Castelvetere in Val Fortore in provincia di Benevento, centro con poco più di mille anime non distante da Campobasso. Dopo il Noviziato prende i “voti” dalle “Suore Apostole del Sacro Cuore” di Napoli, Congregazione fondata da Madre Maria Gargani nel 1936 dopo che le fu donata una Villa da un medico di Capodimonte perché accogliesse bambini bisognosi di assistenza materiale e spirituale. La missione di Suor Andreina inizia a vent’anni in un orfanotrofio a Cerignola (Fg), poi aggregata ad un Istituto di Suore a Isernia. E’ stata a servizio di Enti religiosi per bambini orfani in Toscana prima di arrivare in provincia di Agrigento per decisione della Superiora della Congregazione. Era il 20 gennaio del 1964. Un anno prima Mons. Angelo Noto e sua sorella, Suor Vittorina, avevano donato alla “Suore Apostole del Sacro Cuore” la grande casa paterna di Via Matteotti perché diventasse “Istituto Santina Noto” dove, nel tempo, si avvicendarono centinaia di Consorelle tra cui Suor Gloria, diventata poi Madre Generale, e Madri Superiori: da Suor Celeste a Suor Michela, da Suor Gertrude a Suor Alfonsina. Sin dall’inizio l’Istituto religioso fu a servizio della vicina Parrocchia “Santa Croce” a beneficio dei rioni “Testasecca” e “Lazzaretto” allora periferico e poverissimo quartiere esteso a nord della Chiesa. Di lì a poco le Suore, tra queste Suor Andreina, iniziarono ad occuparsi dei bambini “rubati alla strada” e ospitati alla meno peggio nell’edificio dell’“ex Stallone Comunale” di via Montebello, per dodici anni. Ma è nel 1974, grazie ai finanziamenti delle Regione, che viene costruito un nuovo edificio in C.da “Lazzaretto” su un terreno donato dallo stesso Mons. Noto. E quell’esile Suora dall’istinto materno realizza così il suo sogno: una moderna Scuola Materna per continuare adeguatamente a prendersi cura dei bambini di Ravanusa come fossero suoi figli. Un Asilo all’estremità del paese, in “alto” a via San Vito “a lì cannuleddra”. E’ qui che consolida il suo legame con migliaia di famiglie. Da prova, se ancora ce ne fosse stato bisogno, della sua amorevole passione per i più piccoli. Suora-educatrice per antonomasia dentro e fuori la nuova struttura per l’infanzia, ai tempi all’avanguardia, battezzata subito come “l’Asilo di Suor Andreina” (non poteva essere altrimenti!) resa fruibile allo scopo dal 1976.
Ma con il passare del tempo prevalgono altre esigenze. Dopo il frequente ricorso delle famiglie alla Scuola Materna Comunale a cui si aggiungono le ormai rare vocazioni monastiche e la non più giovanissima età di Suor Finelli, nel 2006 “l’Asilo di Suor Andreina” è costretto alla chiusura.
– “Mamma di tutti”, un mito alla guida del pulmino “Fiat 850-T”
L’ingresso esterno dell’Asilo, che si intervalla tra gli alberi di mimose a poche decine di metri “di lì cannuleddra”, da quell’anno viene definitivamente precluso agli utenti in età prescolare ma in trent’anni è stato attraversato a da migliaia di bambini bordo del pulmino. In quell’edificio restano conservati indelebili ricordi d’infanzia di una buona parte di ravanusani. I primi anni della loro vita trascorsa a udire tutte le mattine la sonora voce della Suora con quella cadenza mista tra il campano, il pugliese e un pò il “rivinusaru” (ma solo un poco) perché nata in Val Fortore, la Valle che si impone al confine tra Campania, Molise e Puglia. Suor Andreina, dotata di forte istinto materno, a Ravanusa è stata la baby-sitter del tempo, affettuosamente chiamata la “mamma di tutti”. Amata par la sua indole materna e qualche volta temuta per il suo rigore educativo come i protocolli scolastici del tempo suggerivano, è stata punto di riferimento di bambini intanto diventati adulti dai quali è considerata ancora oggi una “seconda madre”. Apparentemente burbera, in realtà propensa al dialogo e disponibile, si è interessata anche della crescita spirituale di giovani educande, delle studentesse dell’Istituto Magistrale di Ravanusa che frequentarono l’Istituto “Santina Noto” per alcuni anni. Donna dinamica, senza mai stancarsi per anni giudò per le strade di Ravanusa il celebre pulmino “Fiat 850-T” grigio (negli anni ’70 e ‘80) sostituito poi dal più moderno “Iveco Daily” giallo (negli anni ’90) per raggiungere gli angoli più remoti del centro abitato e accompagnare, dalle loro abitazioni al “suo” Asilo, i piccoli a lei affidati dai genitori. Infaticabile,
in poco tempo e per tantissimi anni, divenne un “istituzione”, un vero e proprio “mito” alla guida del “suo pulmino” per le vie Ravanusa.
Energia e passionalità, un temperamento che, nell’immaginario collettivo del tempo, rappresentano lo stereotipo del prete più che della monaca.
– Il breve trasferimento e la cittadinanza onoraria il 25 luglio scorso
Nel settembre del 2003, per la prima volta dal suo arrivo, lascia Ravanusa per trasferirsi in un’altra sede della Congregazione. L’obbedienza la porta a venticinque chilometri dalla capitale, a Villalba di Tivoli. Ma dopo pochi anni, nel 2006, ritorna all’”Istituto Santina Noto” dove era arrivata quarantadue anni prima. Oggi si dedica all’attività di Catechista nella vicina Parrocchia “Santa Croce” con autorevolezza e allo stesso tempo con spirito di servizio curando la fede dei giovani parrocchiani da qualche giorno suoi “paesani”… Infatti, dai documenti anagrafici adesso a Suor Finelli “appartiene” anche un’altra Valle, quella del Salso. E a buon diritto! Perché sabato 25 luglio le è stata conferita dal Sindaco di Ravanusa, Carmelo D’Angelo, la cittadinanza onoraria durante una cerimonia nella stessa Parrocchia. Una vera e propria festa in cui è apparsa visibilmente emozionata, con il fisico meno esile che adesso le riempie la tonaca chiara che indossa contrariamente a quando arrivò in littorina, nel 1964. Ma nei suoi occhi lo stesso sguardo di sempre, vivace e astuto che testimonia l’indole rimasta immutata: materna e protettiva. Stessa cadenza e stessa passionalità con cui iniziò a farsi conoscere in quel freddo inverno di 51 anni fa.
– I commenti sul social network dopo le foto della cerimonia
Com’era facile prevedere la comunità virtuale, del social più seguito, ha accolto con entusiasmo la notizia della “cittadinanza ravanusana” conferita a Suor Andreina. Post di ringraziamento, riconoscenza e ricordi d’infanzia, testimoniati degli utenti legati a questa straordinaria donna, hanno fatto seguito ad alcune delle foto della cerimonia pubblicate su “Facebook”. Per brevità eccone alcuni:
-Luigi A.: “La mia indimenticabile Suor Andreina. Una grande!” -Elia C.: “E’ sempre nei nostri cuori! Siamo cresciuti con lei!” -Caterina F.: “Bella iniziativa del Sindaco, ha dedicato la sua vita a Ravanusa. Auguri”. –Mariaelena T.: “Una donna senz’altro meravigliosa, grazie Suor Andreina” -Alberto G.: “Grazie di cuore Suor Andreina!” -Luisa D.: “La chiamavo mamma, avevo solo due anni e mezzo. T.v.b.” -Salvatore T.: “Sorridente come sempre, sei stata la mia seconda mamma. Finalmente dopo almeno 36 anni la rivedo in foto, sono felice!” -Giusy S.: “Donna straordinaria, le sono molto grata, Suora!” -Zina G. “Sei stata la : mamma che tutti avremmo voluto. Grazie di tutto!” -Angelo A.: “Cittadinanza meritata, grazie!” -Rossella Alice T.: “La ricordo con tanto affetto per i suoi principi educativi e soprattutto per la sua bontà d’animo e la devozione per noi bambini dell’asilo. Sono contenta per questa iniziativa del Sindaco” -Giovanni M.: “E’ il minimo che le si poteva riconoscere. Ha cresciuto intere generazioni di ravanusani” -Giovanna Maria T.: “Grande Suor Andreina e bravo il Sindaco!” -Carlo M.: “Il pulmino giallo che passava a prenderci, che bei ricordi con lei…” -Enrico S.: “Sono emozionato nel vedere queste foto. Dolcissima e autorevole Suor Andreina. Ho le lacrime agli occhi, quanti ricordi…” -Cettina P.: “Un pilastro di Ravanusa. Congratulazioni!” -Luca L.: “Siamo stati in tanti all’Asilo di via San Vito con lei e con le indimenticabili Suor Alfonsina, Suor Gertrude e Suor Angela. Auguri!” -Agata M.: “Ricordo, come fosse ieri, il giorno in cui io e Paolo siamo andati ad accompagnare all’asilo le nostre due figliolette. Il suo raggiante sorriso, la sua simpatica parlata napoletana erano lì ad aspettarci con le braccia aperte e pronte ad abbracciare tutti i bambini dell’asilo. La vedo ancora ora in giro a guidare il suo pulmino… ma ahimè è solo un ricordo” -Maria T.: “Sei stata il nostro conforto, mamma per i nostri bambini meravigliosa e comprensiva. Riconoscimento meritato, un grande abbraccio” -Serafina P.: “Ogni piccola grande cosa nella vita, prima o poi, trova la sua ricompensa. Auguri” -Ilaria G.: “Grande Suor Andreina, resterai un mito! Con quel pulmino ne hai fatta di strada e sei rimasta nei ricordi di tutti noi. Tutte le mattine in cui io, mio fratello e la mamma aspettavamo nell’uscio di casa il tuo arrivo e tu puntualmente arrivavi col tuo pulmino, suonavi il claxon e dicevi ‘Salite bambini!’. Sorriso e tenerezza stampati negli occhi e al contempo tanta grinta e ‘mascolinità’. Ma perché paragonarti ad un uomo? Tu eri, sei e sarai sempre una grande Donna. Auguri!” -Candido C.: “Un mito vivente: la suora pilota!”
– Poche parole: “ravanusana” da sempre e quel “mò” che la tradisce
Oggi ha ottantuno anni, viso nel frattempo segnato dalle rughe ma in buona salute. Poca voglia di raccontarsi, la sua vita ha già detto abbastanza. Da lei solo qualche parola: “Ringrazio il Sindaco e poi tutti quelli che mi hanno scritto sul computer. E che vuoi figlio mio… io internèt non ce l’ho! Ma ringraziali tu a nome mio, a tutti quanti!”. E a proposito del conferimento della cittadinanza aggiunge: “E mò tutti mi fanno gli auguri perché sono diventata ravanusana. Ma perché c’era qualcuno che pensava che non lo fossi? Da quando sono arrivata che mi sento una vostra compaesana anzi sono ravanusana da sempre. Dove sta la novità? Non scrivere più nulla. Mò ho il sugo sul fuoco, lasciami andà… “
E’ senza dubbio “ravanusana” nonostante quel “mò” che la tradisce ancora. Che molto volentieri le perdoniamo…
Auguri Suor Andreina. E grazie! Silvio D’Auria

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Catania. «Noi riteniamo che nel momento in cui la bambina ha lasciato la clinica non aveva nessuna speranza di sopravvivenza. L’accusa che viene mossa al ginecologo di fiducia è che si sarebbe dovuto procedere con un parto cesareo d’urgenza».
È quanto ha affermato alla stampa il Procuratore della Repubblica a Catania, Michelangelo Patané, circa la misura cautelare interdittiva adottata dal gip nei confronti dei tre medici indagati per la morte della piccola Nicole. La neonata, ricorderete che morì il 12 febbraio scorso poche ore dopo la nascita presso la clinica etnea mentre un ambulanza diretta a Ragusa, per la mancanza di posti letto nell’Unita di terapia intensiva, la dirottava per salvarla.
«È stato compiuto da parte di costoro il reato di omicidio colposo e il reato di falso in atto pubblico poiché si è ritenuto che quanto attestato nella cartella clinica non risponde a verità poiché si danno dei dati che contrastano assolutamente con le risultanze della perizia medico – legale» ha dichiarato Patané.
«Il reato di omicidio colposo è contestato anche sotto il profilo che uno dei medici non aveva verificato l’esistenza del kit necessario per quanto bisognava fare sulla bambina. Il numero delle persone iscritte nel registro degli indagati è superiore alle tre persone nei cui confronti sono state emesse le misure interdittive. Vi sono altri indagati per i quali poi, all’esito, si farà uno stralcio» ha concluso il procuratore.
Intanto il Gip di Catania ha emesso l’ordinanza di applicazione della misura cautelare della durata di 10 mesi nei confronti del neonatologo A.D.P., della ginecologa M.P. e dell’anestesista G.A.G.

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Andrà in scena Martedì 4 agosto a Zafferana Etnea (Catania) l’evento che mette insieme i quattro migliori chitarristi al mondo. Fra questi il nostro concittadino Francesco Buzzurro, l’americano Richard Smith, il polacco Adam Palma e il romano Roberto Fabbri. A mancare purtroppo sul palco l’altrettanto artista di fama mondiale, il chitarrista tedesco Peter Finger, per imprevisti impegni personali.
Lo scenario dell’Anfiteatro Falcone e Borsellino, nell’ambito di “Etna in Scena 2015”, vedrà i quattro chitarristi dilettarsi ciascuno con il proprio stile – dal latin-jazz di Buzzurro allo smooth-jazz di Smith, dal country-blues di Palma sino ad arrivare alla musica classica di Fabbri.
Le loro composizioni originali e l’elogio poliedrico della loro cultura musicale, saranno in grado di coinvolgere il pubblico in uno spettacolo che si presta ad essere uno dei migliori dell’arte musicale. Prodotto e organizzato da Arts Promotion di Mario Russo e Alfredo Lo Faro Produzioni con il patrocinio del Comune di Zafferana Etnea, l’evento avrà luogo ore 21.30.
(Fonte Ansa) Per l’acquisto dei biglietti è possibile acquistare i biglietti (da 15 a 18 euro compresi i diritti di prevendita) nei punti vendita e nei circuiti CT Box (infoline generale: 3426469617) oppure online su www.ctbox.it. È inoltre previsto uno speciale biglietto ridotto “Porta la tua chitarra” (12 euro in poltrona numerata) dedicato ai chitarristi che giungeranno all’evento, portando con sé il proprio strumento. A questi infine sarà concessa la possibilità di suonare insieme ai loro idoli.
Dalila Ferreri

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