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Sciacca (AG) – Domenica 30 Luglio 2017 dalle ore 21 si inaugura presso le Cantine De Gregorio la prima esposizione di una ‘rassegna di pittura e di scultura post-contemporanea’ dedicata a Laurent Danchin, dal suggestivo titolo di Spiriti in fermento.
Laurent Danchin, scomparso nel gennaio di quest’anno, è stato il critico che ha intuito già dalla metà degli anni ’90 la necessità di prospettare un’arte post-contemporanea, nell’evidenza di quanto sia parziale nel panorama della creatività artistica attuale ciò che da più di sessant’anni si intende ufficialmente e in senso esclusivo come ‘arte-contemporanea’.
Antonio Mercadante, curatore della rassegna, ha voluto dedicarla alla memoria di Danchin scegliendo di cercare Spiriti in fermento solo tra i pittori e gli scultori, artisti tendenzialmente esclusi dal ‘sistema arte-contemporanea’, e considerati retroguardia. Anche questa esclusione, invece, contribuisce al fermento vitale del loro lavoro, del quale le esposizioni che si seguiranno alle Cantine De Gregorio daranno conto.
Ad inaugurare la rassegna sarà dal 30 luglio la pittura di Salvo Catania Zingali, artista che vive a Comiso, e che esporrà fino al 10 settembre anche una serie di dipinti realizzati per l’occasione nelle campagne tra Sciacca e Menfi.
La rassegna è organizzata dall’Associazione Due, che vuole celebrare con questa iniziativa l’esordio in anteprima della sua attività sul territorio.
Là dove un tempo vi era una scuola di campagna, oggi Cantine De Gregorio, l’Associazione Due, intende creare un laboratorio multidisciplinare, la scuola dei piani verdi e blu, dove immaginare e progettare un futuro del territorio, credendo che solo una civiltà istruita sulla bellezza potrà avere percezione del paesaggio come valore, tutelarne l’esistenza, svilupparne le innumerevoli potenzialità produttive.
Tanti Spiriti in fermento dunque, che trovano ospitalità nei luoghi dove i mosti si fanno vino ribollendo nei loro gorgoglii, accolti con la passione esclusiva di chi sa coltivare, curare, attendere.


Un gruppo di cittadini di Licata hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Agrigento per denunciare “il continuo disturbo delle quiete pubblica a causa di rumori e schiamazzi, musica di ogni genere e tipo emessa ad altissimo volume da pub e bar”. Su tratta di residente di una zona del centro storico esasperai per quanto, a loro dire, accade soprattutto nelle ore notturne e nel fine settimana. “Gli orari nei quali i rumori vengono prodotti con insopportabile intensità sono dalle 23 circa alle 2 – 3 del mattino”.

Il giudice monocratico del Tribunale di Sciacca, Grazia Scaturro, ha disposto il non luogo a procederse nei confronti di Giuseppe Raso, 67 anni, accusato di aver forzato la porta di ingresso di una abitazione di una casa popolare nel gennaio del 2015. La decisione del giudice è arrivata perchè il reato è stato considerato estinto per l’esito positivo della messa in prova.

In concomitanza con l’uscita della relazione della Direzione investigativa antimafia – relativa al secondo semestre del 2016 – il capo della locale direzione, Roberto Cilona, ha analizzato l’andamento del fenomeno mafioso nell’agrigentino fornendo nuovi spunti riflessivi, su tutti la preoccupante “aggressione” dell’economia limpida da parte dell’organizzazione criminale che la rende una potenza economico-criminale manifestando – oltre una massiccia presenza sul territorio – anche una capacità di investimento in settori in cui la domanda non subisce particolari flessioni.
“Il territorio di Agrigento ha un tessuto economico – imprenditoriale in forte crisi e, proprio in queste maglie, si inseriscono le organizzazioni criminali (su tutte Cosa nostra ma non soltanto, vedi la Stidda) che hanno un valore aggiunto cioè la capacità organizzativa, ovvero una ben strutturazione che consente di essere “presenti sul campo” in maniera pericolosa. L’aspetto di natura economico e finanziario è sicuramente quello che al momento ci interessa particolarmente come peraltro si è visto nelle recenti operazioni di Polizia (Vultur, Opuntia e Icaro ): l’attività di analisi ha permesso di evidenziare – oltre il controllo del territorio – anche la forza economica in settori specifici. Forza economica che si vede negli investimenti in particolari campi: edilizia, agricoltura, imprenditoria di vario genere. Si tende a giungere ad una posizione verticistica, di monopolio, in settori in cui viene garantita – rispetto alle grandi operazioni – una maggiore costanza di introiti, con apparentemente meno rischi e che soprattutto permetta il controllo del territorio (estorsioni random, anche al piccolo commerciante o la messa a posto di un imprenditore). Chiaramente l’organizzazione criminale non disdegna delle più classiche forme di arricchimento che peraltro permettono una rapida monetizzazione e immediata liquidità: usura, droga e prostituzione.”
Spunti interessanti, quelli forniti da Cilona, che non possono non far riflettere su due aspetti: il primo che riguarda l’importanza dello studio dell’analisi mafioso (attività principale della Dia): capire le dinamiche, i vuoti di potere, le rapide ascese. Insomma studio puro di un fenomeno umano e, come tale, oggetto di previsioni; il secondo riguarda la concezione economica dell’organizzazione criminale che, inevitabilmente, cammina su binari paralleli alle condizioni deficitaria in provincia di Agrigento.
Non soltanto presenza militare, controllo del territorio ma anche controllo dell’economia, invasione di settori economici “limpidi” anche attraverso operazioni finanziarie discutibili come le fatturazioni anomale, truffe e quant’altro.

Alterazione dello stato civile di una neonata mediante falsa attestazione di paternità è il reato contestato, in concorso, a tre persone di Marsala (una giovane coppia senza figli e la madre della neonata) poste agli arresti domiciliari, con braccialetto elettronico, dai carabinieri del Comando provinciale di Trapani in esecuzione di un ordine del gip del Tribunale di Trapani Caterina Brignone.
Secondo l’accusa, L.G., di 34 anni, avrebbe falsamente dichiarato all’ufficiale di stato civile del Comune di Erice (la bambina al centro del caso è nata lo scorso dicembre all’Ospedale Sant’Antonio di Trapani, che è nel comune di Erice) che la piccola data alla luce da A.M., di 38 anni, già madre di altri quattro bambini, era sua figlia e che sarebbe nata a seguito di una sua relazione extraconiugale. E per questo, dopo l’uscita dall’ospedale, complice anche la moglie (P. C., di 28 anni), la portò a casa. A far scattare l’indagine, adesso sfociata nei tre arresti, è stata la segnalazione dell’assistente sociale del Comune di Marsala con cui L. G. e P. C. avevano avviato le pratiche per l’adozione di un bambino. L’assistente sociale, infatti, nel corso di una visita nell’abitazione della coppia (che a causa di gravi patologie di entrambi i coniugi, non poteva avere figli), scoprì l’improvvisa comparsa della neonata. La Procura e i carabinieri di Trapani avviarono, quindi, indagini con intercettazioni telefoniche e ambientali, nonchè con accertamenti di natura biologica. I tre arrestati sono tutti incensurati. Un caso analogo si era registrato all’Ospedale “San Biagio” di Marsala nel 1996. In quel caso, protagonisti della vicenda furono una “ragazza madre” di 19 anni e una coppia italo-francese che dopo 22 anni di matrimonio non era ancora riuscita ad avere dei figli.

Il corpo senza vita di un uomo, di 47 anni, è stato ritrovato in un appartamento a Naro. A fare il macabro rinvenimento i vigili del fuoco che sono giunti nell’abitazione del 47enne dopo la segnalazione dei vicini che non avevano più notizie di quest’ultimo da giorni. Sul luogo del ritrovamento anche i carabinieri della locale Stazione. Dalle prime indiscrezioni pare che l’uomo soffrisse di problemi depressivi e che sarebbe deceduto da almeno 48 ore. I primi esami sono stati già eseguiti dal medico legale arrivato in via Diaz, il luogo dove è stato trovato il cadavere. Probabile che il narese sia morto per un problema cardiaco e comunque per cause naturali.


Il reparto dei “Cacciatori di Sicilia”, unità dei Carabinieri appositamente creata per dare la caccia ai grandi latitanti della criminalità organizzata, avrebbe effettuato un’operazione di perlustrazione delle vie di Favara. Le operazioni sarebbero state effettuate ieri in diverse zone e in svariate abitazioni. Nessuna indiscrezione è trapelata e i risultati sono tenuti nel massimo riserbo.
I “Cacciatori” dei Carabinieri sono rivolti principalmente alla lotta al crimine organizzato. L’elevato profilo professionale del reparto, scaturisce da un’accurata specializzazione del personale, anche ai fini di una diversificazione operativa ed è in sintonia con uno standard d’intervento tipicamente militare, che prevede l’attuazione di tecniche di controguerriglia proprie dei reparti speciali.[2]
Lo Squadrone eliportato carabinieri cacciatori “Sicilia” è stato istituito il 13 maggio 2017, su autorizzazione del ministero della difesa, dal Comando generale dell’Arma dei Carabinieri, anche a sostegno dell’organizzazione territoriale come dispositivo di controllo delle zone impervie e montane dell’isola.

Secondo quanto riporta la relazione della Dia del seconso semestre 2016, a componente di cosa nostra agrigentina risulterebbe la più attiva in Germania e in Canada. La Germania continua a rappresentare un territorio di attrazione per le organizzazioni criminali nazionali, in ragione sia della vicinanza geografica che della florida economia locale, fattori, quest’ultimi, che nel tempo avrebbero favorito l’insediamento delle cellule mafiose siciliane.  Recenti evidenze info-investigative testimoniano, peraltro, come la propensione delle famiglie siciliane ad investire nel settore edile abbia trovato spazio in questo Paese. Non a caso, la Questura di Colonia risulta da diversi anni impegnata, con successo, in indagini a carico di soggetti riconducibili alla cosiddetta “mafia dell‘edilizia”. Tra questi, un ruolo di primo piano sarebbe stato assunto da presunti membri di cosa nostra originari delle province di Enna, Caltanissetta e Agrigento, già segnalati dalla polizia tedesca per evasione fiscale e contributiva, nonché per violazioni ai diritti dei lavoratori. Proprio la componente mafiosa agrigentina si conferma la più nutrita e concentrata nella parte meridionale ed occidentale del Paese, in particolare nella Renania Settentrionale-Westfalia, in Baviera e a Baden-Wurttemberg, risultando fortemente interessata al traffico di stupefacenti.

L’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Agrigento,
rappresentata dal Presidente Paola Maria Giacalone, esprime rabbia ed indignazione per
il vile gesto compiuto a danno della stele che ricorda il barbaro assassinio del Giudice
Rosario Livatino.
I Commercialisti agrigentini, il cui ruolo sociale è rivolto al rispetto delle regole, aspetto
fondamentale dell’etica pubblica, nell’affermare fortemente i principi di legalità e lotta
alla mafia, intendono dare un contributo concreto alla difesa e l’esaltazione della figura
del Giudice Canicattinese.
D’intesa con Don Giuseppe Livatino, postulatore della causa di beatificazione, il
Consiglio dell’Ordine ha deliberato di elargire un contributo economico rivolto a
sostenere la causa di beatificazione.
Secondo Giovanni Falcone “Perchè una società vada bene, si muova nel progresso,
nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perchè
prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un
domani migliore,basta che ognuno faccia il suo dovere.”
I Dottori Commercialisti e gli Esperti Contabili di Agrigento sono pronti a fare il

L’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Agrigento, rappresentata dal Presidente Paola Maria Giacalone, esprime rabbia ed indignazione per il vile gesto compiuto a danno della stele che ricorda il barbaro assassinio del Giudice Rosario Livatino. I Commercialisti agrigentini, il cui ruolo sociale è rivolto al rispetto delle regole, aspetto fondamentale dell’etica pubblica, nell’affermare fortemente i principi di legalità e lotta alla mafia, intendono dare un contributo concreto alla difesa e l’esaltazione della figura del Giudice Canicattinese.D’intesa con Don Giuseppe Livatino, postulatore della causa di beatificazione, il Consiglio dell’Ordine ha deliberato di elargire un contributo economico rivolto a sostenere la causa di beatificazione.Secondo Giovanni Falcone “Perchè una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perchè prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore,basta che ognuno faccia il suo dovere.”I Dottori Commercialisti e gli Esperti Contabili di Agrigento sono pronti a fare il