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L’emozionante e avvincente avventura di Agrigento 2020 sta coinvolgendo l’intera città, che si dice pronta a proseguire il percorso avviato con iniziative e attività per l’anno in cui la città compirà 2600 anni. Il sindaco Lillo Firetto è stato chiamato dal Ministero dei Beni Culturali a presenziare il 16 febbraio alla cerimonia con cui sarà consegnato il titolo di Capitale della Cultura 2020 ad una delle dieci città finaliste. 
Per tale ragione è programmata sin d’ora al Collegio dei Filippini per giorno 17 febbraio alle ore 11 una conferenza stampa, alla presenza di quanti hanno sostenuto il progetto e di tutti coloro che hanno animato con grande passione ed impegno queste settimane di attesa e l’allestimento di un intero programma di 366 giorni per lo straordinario compleanno della città.

 

 

“Siamo onorati di avere tra i nostri soci Pino Cuttaia eletto a capo dell’associazione Le Soste di Ulisse. Allo chef due stelle Michelin del Ristorante La Madia di Licata va tutta la nostra ammirazione ed auguriamo buon lavoro, consapevoli che grazie alla sua esperienza e professionalità saprà essere una guida illuminante dell’associazione di ristoratori”.

Ad affermarlo, il presidente di Confcommercio della provincia di Agrigento, Francesco Picarella, in riferimento alla nomina di Pino Cuttaia quale nuovo presidente dell’associazione creata nel 2002, che riunisce fra i propri associati 32 ristoranti gourmet (tra cui i 13 stellati presenti in Sicilia), 20 charming hotel e 2 maestri pasticceri. Il nuovo consiglio direttivo dell’associazione siciliana, eletto a Castiglione di Sicilia, ha scelto come presidente lo chef agrigentino all’unanimità.

 

Il Gruppo sportivo “Valle dei Templi Agrigento”, in collaborazione con il Lions Club Agrigento Host ed il Comitato regionale ACSI, sotto l’egida della FIDAL (Federazione Italiana di Atletica Leggera), con il patrocinio del Comune di Agrigento e del Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, indice ed organizza la 15ª edizione della Mezza Maratona della Concordia “Città di Agrigento”, sulla distanza di km 21,097.

La gara, inserita nel calendario nazionale FIDAL, si disputerà ad Agrigento, domenica 4 marzo 2018, con ritrovo dalle ore 7,30 alle ore 9.00 e partenza alle ore 9.30 dal viale Falcone e Borsellino di San Leone, lido di Agrigento.

Per iscrizioni e regolamento consultare il sito: http://www.lionsclubagrigentohost.it/regolamento.htm

 

I  giudici del Tribunale del Riesame hanno deciso l’annullamento della misura cautelare che era stata applicata nei confronti di uno dei coinvolti nell’operazione antimafia denominata “Montagna”.

Ad essere rimesso in libertà il favarese Calogero Principato, 27 anni, finito ai domiciliari a seguito del blitz coordinato dalla Dda di Palermo.

Nell’udienza di ieri i giudici si sono occupati anche della posizione di un altro favarese, Antonio Licata, detto Sandro, di 26 anni di cui ha parlato il neo pentito Giuseppe Quaranta. La difesa del giovane ha depositato una memoria e alcuni documenti che proverebbero come il loro assistito fosse da circa un anno e mezzo in Belgio dove lavorava come pizzaiolo. Licata si era presentato autonomamente presso i carabinieri di Villaseta dopo che era stato colpito da ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari a seguito delle dichiarazioni del Quaranta circa la gestione del traffico di droga.


Stanno davvero facendo tremare gli ambienti mafiosi della provincia di Agrigento, e non solo, le dichiarazioni del pentito di Favara, Giuseppe Quaranta, arrestato il 22 gennaio scorso nel corso dell’operazione denominata “Montagna”.

Un pentimento meditato e consapevole, quello del favarese che ha voluto chiarire le ragioni della sua scelta: “Insisto nella volontà di collaborare con l’autorità giudiziaria e prendo atto degli obblighi e dei doveri che tale scelta comporterà. Faccio ciò per il bene della mia famiglia – ha detto – e mio personale, perchè sono stanco, ho avuto tante delusioni da queste persone Sono deciso a 360 gradi e pronto a riferire di quello che so, che ho sentito dire in giro e di quello che ho fatto. Penso che a seguito della mia scelta possa essere esposta a pericolo la mia famiglia che vi invito a tutelare”.

Parla di tutto Quaranta, di quando fu affiliato a Cosa nostra, di come è strutturata la provincia di Agrigento in termini di mandamenti mafiosi, di come “funziona” la consorteria mafiosa a Favara, di estorsioni e di politica.

Il pentito rivela: “Il candidato a sindaco di Favara non lo sceglie la famiglia mafiosa e di non essere a conoscenza di candidati che hanno chiesto voti”. 

Intanto Quaranta sembra un fiume in piena. Continua a raccontare fatti e misfatti di quanto accaduto in provincia di Agrigento e ieri sono stati depositati i relativi verbali.

Altre cinquanta pagine di verbali, con parecchi omissis, e dodici ore di ininterrotto interrogatorio.

I verbali nuovi sono stati depositati dal sostituto procuratore della Repubblica di Palermo – Direzione distrettuale antimafia – nei vari processi originati dagli arrestati che hanno fatto ricorso davanti al Tribunale del Riesame.

Nella cinquantina di pagine sottoscritte da Quaranta si fa riferimento soprattutto al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti, attività per la quale lo stesso Quaranta si è assunto numerose e pesanti responsabilità penali chiamando in causa anche il raffadalese Robertto Lampasona, il capo mafia di Santa Elisabetta, Francesco Fragapane e l’aderente alle ndrine calabresi Vincenzo Politanò.

 

 


Primo allenamento settimanale per l’Akragas in vista della prossima partita di campionato, domenica 18 febbraio, alle 14:30, contro il Catanzaro. 
Il match si disputerà allo stadio Nicola De Simone di Siracusa.
La squadra ha svolto un allenamento prevalentemente fisico.
Mister Di Napoli ha tutti i giocatori a disposizione. Per la sfida contro i giallorossi, l’Akragas recupera il difensore Andrea Pisani che ha scontato il turno di squalifica. 
I biancoazzurri torneranno ad allenarsi domani pomeriggio alle ore 15. 
Giovedì 15 febbraio, alle 14:30, l’Akragas affronterà in amichevole, allo stadio Esseneto, la Libertas Racalmuto che milita nel campionato di Promozione. 

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“Per l’Italia dai forza al Sud”: Giorgia Meloni a Catania lancia la candidatura di Manlio Messina e Raffaele Stancanelli 
Ciminiere di Catania – Sabato 17 febbraio ore 16.30

Giorgia Meloni punta al Sud per rilanciare tutto il paese. Il presidente di Fratelli d’Italia e candidato premier dopo Milano e Roma sceglie Catania per scendere in campo come capolista. La città etnea è l’unica del Sud prescelta dalla Meloni per unire e rappresentare tutti gli italiani.

Catania con le sue potenzialità logistiche, commerciali, climatiche può essere il punto di partenza strategico del meridione.

La fondatrice del partito lancia le candidature di Manlio Messina e Raffaele Stancanelli: il primo, coordinatore regionale di FdI, prescelto come candidato alla Camera per l’uninominale Catania centro in rappresentanza di tutta la coalizione di centrodestra; il secondo, coordinatore di #DiventeràBellissima e regista della vittoria di Nello Musumeci alle scorse regionali, indicato per il Senato nel collegio catanese.

Sabato la Meloni sarà in Sicilia: la mattina a Palermo per presenziare ad una conferenza stampa e poi a Catania per una grande kermesse che si terrà alle Ciminiere. È l’apertura ufficiale della campagna elettorale. Saranno presenti oltre alla candidata Premier, Manlio Messina e Raffaele Stancanelli, insieme illustreranno il grande progetto per fare l’Italia Bellissima partendo proprio dal Sud e da Catania.

 


“Bocciato in I Commissione all’Ars il recepimento della norma nazionale che consentirebbe ai Sindaci dei Comuni sotto i 3 mila abitanti, di svolgere il III mandato”. Lo comunica in una nota il Capogruppo di Forza Italia all’Ars, Giuseppe Milazzo, il quale prosegue: “Ritengo scandaloso che per colpa di deputati eletti tra le fila del centrodestra oggi si è bocciato un disegno di legge che aiuta i piccoli comuni ad avere un proprio rappresentante”.

Continua Milazzo: “È sotto gli occhi di tutti che, a causa delle condizioni di grande difficoltà in cui vessano i Comuni, oggi sia difficile trovare amministratori esperti e disponibili a candidarsi. È scandaloso – incalza il Capogruppo forzista – che esponenti del PD, i quali vantano mandati che vanno ben oltre le 3 legislature, di fatto vietano ai Sindaci di candidarsi per la terza volta”.

Conclude Milazzo: “Viviamo in un periodo di grande ipocrisia, in cui si predica quotidianamente, sia da membri del Pd che del M5S, l’urgenza di allinearsi al resto del Paese, per pura convenienza. Quella bocciata oggi è una norma nazionale e faremo di tutto per riproporla”.

Trovo gravissimo che ancora oggi l’Inps non abbia rinnovato la convenzione con la Regione Siciliana per consentire il pagamento delle spettanze a migliaia di lavoratori siciliani dei bacini Pip e Asu. Quasi diecimila famiglie si trovano in difficoltà a causa della diatriba tra l’Ente previdenziale e il governo regionale. Mi risulta che anche le risorse assicurate dell’Amministrazione regionale siano già state trasferite all’Inps e ciò mi porta a denunciare l’iniquità subita da Pip e Asu senza emolumenti dall’inizio dell’anno. Auspico che il governo agisca con determinazione per non far soffrire chi già vive di un sussidio e da anni aspetta un pieno riconoscimento dalla Regione per uscire dal limbo del precariato”. Lo afferma Edy Tamajo, deputato regionale di Sicilia Futura.

 

…La sicurezza dovrebbe essere un valore fondante della convivenza civile, condiviso da tutte le forze democratiche. Tuttavia, se proprio le si vuol dare una connotazione politica credo che tutelare la sicurezza dei cittadini sia più interesse della sinistra e delle forze progressiste e meno della destra. Se non altro per il fatto che la domanda di sicurezza proviene, prevalentemente, dai ceti medi e meno abbienti i quali si rivolgono allo Stato poiché, a differenza delle classi agiate, non dispongono di mezzi propri per tutelarsi… 

1…  In questa campagna elettorale, come nelle precedenti, da destra e da sinistra si fa un gran parlare del problema della sicurezza dei cittadini, spesso enfatizzandolo, per sperare di racimolare qualche manciata di voti. Ma, a parte le furbizie elettorali, la questione esiste, in Italia e in altri Paesi, e sarebbe il caso di  occuparsene sul serio e non solo nelle campagne elettorali.

Tuttavia, per quanto populista, demagogico sia l’approccio, sarebbe da stolti non vedere che si tratta di una questione reale e anche urgente.
Purtroppo, i leader e/o i loro “esperti” dei salotti televisivi puntano sulla paura, sul terrore, provocati da un fatto di cronaca più per commuovere che per far riflettere il pubblico. E quindi dagli al clandestino, allo psicopatico, all’assassino seriale, al guardone, ecc.  Figure che non si possono, certo, ignorare o sottovalutare, ma che non possono diventare il capro espiatorio di responsabilità assai più vaste. 

A tal proposito, bisogna concepire la “sicurezza” in senso lato, comprendente tutti gli aspetti connessi della vita e delle relazioni sociali dei cittadini.

Insicurezza  non é solo il rischio di essere scippati o abusati, ma tutto ciò che mette a repentaglio la salute, la convivenza civile e sociale, la qualità della vita, le sane abitudini dei cittadini onesti che rispettano la legalità e pagano le tasse e i tributi.

Sicurezza deve poter significare anche la possibilità di vivere, lavorare, svagarsi senza essere tartassati da vari tipi di criminalità, da speculatori finanziari, da usurai senza scrupoli, ecc.

2…  Per sicurezza deve intendersi, in primo luogo, la tutela della vita e della salute umane, la prevenzione, la rimozione delle cause che ogni anno provocano in Italia diverse migliaia di morti, di feriti  e d’invalidi.

Penso all’elevato numero di vittime provocate dagli incidenti stradali o sul lavoro ai casi di malasanità, dalle aggressioni della microcriminalità alle violenze di quella organizzata, dal bullismo, dalla pedofilia allo sfruttamento della prostituzione, dal mercato nero del lavoro allo smercio di droghe, dagli abusi sessuali ai tanti casi di “femminicidio”, ecc. Cui si sono aggiunti tanti reati commessi da immigrati, soprattutto clandestini. 

Sommando i dati, le vittime dell’insicurezza sono più di quelle provocata da una guerra mediorientale

Ora, nessuno s’illude o pretende di vivere in una campana di vetro. Viviamo dentro una società sempre più complicata, impaurita, distratta, egoista, con meno diritti e opportunità di lavoro e con un garantismo peloso, traboccante e a senso unico. Stranamente, quasi nessuno si pone il problema delle vittime e delle loro famiglie, ma prevalentemente quello dei loro carnefici.

Per altro, sappiamo, e vediamo, che la sicurezza non é uguale per tutti.

In Italia (e altrove) vi sono taluni, ristretti gruppi di cittadini più tutelati (o auto-tutelati), mentre la gran parte della popolazione è meno o affatto tutelata. Nessuno s’inalberi, poiché, grosso modo- questa è la situazione del nostro Paese, specie in talune regioni del Sud e nelle periferie urbane delle grandi città.

La questione è assai complessa e certo non si può affrontare con un articolo o con una dichiarazione  elettorale. Restano insoluti alcuni interrogativi, mancano seri progetti di riforma. Si spera che la nuova legislatura, invece di occuparsi di frivolezze e di vendette sociali trasversali, metta al centro i veri e più urgenti problemi del Paese e della nostra società.

La sicurezza è di destra o di sinistra?

A mio parere, la sicurezza dovrebbe essere un valore fondante della convivenza civile, condiviso da tutte le forze democratiche. Tuttavia, se proprio si vuol dare una connotazione politica credo che tutelare la sicurezza dei cittadini sia più interesse della sinistra e delle forze progressiste e meno della destra.

Se non altro perché la domanda di sicurezza proviene, prevalentemente, dai ceti medi e meno abbienti i quali si rivolgono allo Stato poiché, a differenza delle classi agiate, non dispongono di mezzi propri per tutelarsi.
Il bisogno di sicurezza, infatti, è venuto crescendo nella società, soprattutto nei settori meno abbienti e perciò meno protetti.  Uno Stato autorevole, efficiente è la migliore garanzia di equità e di giustizia per i più deboli. Non a caso i ricconi neo liberisti vogliono “meno Stato” e più mercato!

Sicurezza o ordine pubblico democratico?

Per altro, c’è da notare che il termine  “sicurezza” suscita qualche perplessità, specie se non è accompagnata da un’aggettivazione che la definisca nel suo valore politico e in armonia col dettato costituzionale e col diritto internazionale.

Più volte, anche di recente, si è equivocato sul concetto di sicurezza che, forse, più si addice a un edificio, a un’infrastruttura, all’integrità territoriale di un Paese, ecc. e meno a un sistema complesso, a una società in evoluzione, in ebollizione.
Forse, è più opportuno dire “ordine pubblico democratico” che- a mio parere- meglio definisce il sistema, in armonia con nostra Carta costituzionale.
E per essere veramente democratico quest’ordine deve essere organizzato sulla base di uno sforzo, coordinato e partecipato, di tutte le istituzioni operanti nel territorio, delle forze sociali e politiche, delle associazioni volontarie di cittadini che affidano allo Stato la funzione precipua di farlo funzionare, secondo giustizia, efficienza ed uguaglianza.
In ogni caso la collaborazione dei cittadini mai deve perseguire soluzioni “fai da te”.

Le ronde, le milizie con le divise o con le camice nere, rosse, verdi, ecc, sono sempre stati al servizio di un progetto politico autoritario. Come il ventennio fascista insegna.

Lo Stato democratico è uno. Uno solo! E affida il compito del controllo del territorio, dell’ordine pubblico, della sicurezza dei cittadini alle sue forze dell’ordine le qualidevono essere strutturate, formate e dotate dei mezzi necessari per adempiere al meglio ai compiti istituzionali. Senza essere distolte per incombenze di tipo amministrativo o, peggio, per garantire una scorta, sovente solo uno status-symbol, a una pletora di esponenti politici e di governo. 

Garantismo o permissivismo?

Tante sono le cause dell’insicurezza che vanno chiarite e rimosse, richiamando la responsabilità della classe dirigente che sembra avere abbandonato la società alla deriva, in balia di un permissivismo eccessivo contrabbandato per garantismo. Alla luce delle esperienze e delle tendenze (non sempre positive) verificatesi nell’ultimo trentennio, sarebbe utile una ri-visitazione dei nuovi codici per correggere certe storture applicative e certi abusi interpretativi. 

Poiché tali “equivoci” hanno creato uno squilibrio fra la giusta esigenza del recupero dei soggetti deviati e la tutela dei diritti dei cittadini vittime delle varie devianze.

Insomma, si è capovolto il senso dello Stato democratico, la sua missione civile che, in primo luogo, è quella di tutelare i diritti dei cittadini onesti e dopo, se compatibili con tale priorità, anche quelli di chi, in vario modo, vi attenta.

Chi aspira a governare il Paese deve parlare e proporre con chiarezza soluzioni idonee. Non bastano le enunciazioni. Soprattutto- ripeto- le forze di sinistra e progressiste le quali, in quanto rappresentanza delle forze sociali più deboli e, di fatto, meno tutelate, devono farsi carico della prevenzione ma anche della giusta repressione dei reati, della certezza della pena, ecc.

Per non regalare alla destra, al centrodestra il monopolio della sicurezza.