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Con la formula del decreto penale di condanna, con pene pecuniarie comprese tra i 3.800 e i 7.200 euro, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, ha condannato 15 imputati di furto aggravato dall’utilizzo di un mezzo fraudolento. Si tratta dei 15 automobilisti che, approfittando di un guasto ad un distributore di benzina a Licata, in piazza Linares, avrebbero riempito il proprio serbatoio gratuitamente, anche per tre volte. Le telecamere di video-sorveglianza hanno registrato le immagini col numero di targa delle auto. Da qui l’identificazione e la condanna.

Il Gip Stefano Zammuto, si è espresso circa la convalida dei fermi dell’operazione “Xydi” e ha motivano il provvedimento che conferma il carcere per l’avv. Angela Porcello, accusata di aver avuto un ruolo direttivo nella famiglia mafiosa oltre ad aver custodito la cassa dell’organizzazione criminale.

Nelle motivazioni: “un avvocato penalista capacità professionali non comuni che, col tempo, ha dismesso la toga per trasformarsi, in forza della sua cultura e delle specifiche competenze tecniche, in una sorta di consigliori della consorteria mafiosa”.
Zammuto si esprime anche contestando la tesi difensiva della donna  – che durante l’interrogatorio aveva detto al giudice di “aver agito solo come avvocato e solo per proteggere il compagno da iniziative giudiziarie -scrivendo che è merso che la Porcello ha strumentalizzato la sua nobile professione”, assumendo mandati difensivi solo per dare protezione ai mafiosi una volta diventati suoi clienti.

Il gip prosegue: “L’avvocato ha sfruttato ufficiali di polizia giudiziaria compiacenti a lei legati per acquisire informazioni coperte da segreto finalizzate ad eludere le investigazioni giungendo a commissionare atti finalizzati a danneggiare cosche concorrenti”.

Il giudice Zammuto, sottolinea anche come nel corso dei vari summit tenutisi nel suo studio, vero e proprio quartier generale del mandamento mafioso, la stessa manifestava tono risoluto e forte personalità che conclude spiegando come “gli indizi a suo carico superano ben oltre la gravità richiesta per la convalida”

Vendeva cannabis, in un negozio di caffè, senza avere più le obbligatorie autorizzazioni. Con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, i carabinieri hanno arrestato un licatese di 47 anni. All’interno del suo negozio, nel centro dell’abitato di Licata, i militari dell’Arma hanno sequestrato 23 chilogrammi di marijuana.

L’operazione è stata portata a termine dai carabinieri della Compagnia di Licata. Hanno controllato l’esercizio commerciale che vendeva cannabis. E’ stato accertato che il titolare non aveva più le autorizzazioni, che gli erano state revocate. E’ stato arrestato.

Sequestrata, ai fini della distruzione, anche tutta la marijuana: 23 chilogrammi. Inizialmente, l’uomo è stato posto ai domiciliari. Il Gip del Tribunale di Agrigento, ha convalidato l’arresto, e disposto l’obbligo di dimora nel comune di residenza.

616 i nuovi casi di Coronavirus in Sicilia nelle ultime 24 ore, i tamponi processati (rapidi e molecolari) sono 25.206 con un tasso di positività 2,4%. 1.685 il numero dei guariti, che è quasi il triplo dei nuovi positivi.

Drastico calo degli attuali positivi (-1.100) che scendono sotto quota 40 mila (39.554).

I decessi sono 31. 

Negli ospedali si registra un -47 sul numero dei posti letto occupati.
I ricoveri ordinari scendono a 1.244 (-42), mentre in terapia intensiva rimangono 182 pazienti (-5). I nuovi ingressi in area critica sono invece 9

I nuovi contagi per province:

Palermo 226

Catania 151

Messina 53

Trapani 74

Siracusa 47

Ragusa 12

Caltanissetta 20

Agrigento 25

Enna 8

 

Anche in Sicilia, con il cambio del governo nazionale, vi è un nuovo Recovery plan da scrivere. Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, che non ha condiviso la prima bozza, prospetta una serie di modifiche da discutere con Mario Draghi. Musumeci afferma: “La Sicilia ha pochissime ferrovie veloci, pochissimo doppio binario, e non ha completato l’anello autostradale, il collegamento stabile sullo Stretto di Messina, ed un porto hub. Sono tutte strutture che non ricadono nella competenza della Regione ma nella pianificazione strategica del governo nazionale. La politica siciliana è quindi pronta a proposte concrete da sottoporre all’esecutivo nazionale: dal completamento della rete autostradale, delle statali, fino alla sistemazione delle strade provinciali. Poi c’è da discutere sui porti, ma il pacchetto più consistente riguarda le ferrovie. L’ultima sfida riguarda le energie alternative”.

A Palermo 13 minorenni sono stati individuati e denunciati dai Carabinieri per la maxi rissa avvenuta tra via Libertà e via Florestano Pepe lo scorso 30 dicembre. Sono ancora in corso di identificazione altri 15 giovani. Le indagini sono coordinate dalla Procura per i minorenni. Lo scontro, ricostruito attraverso immagini di video-sorveglianza, testimonianze e l’analisi dei profili social dei soggetti coinvolti, sarebbe insorto a causa di una contesa sentimentale tra due ragazzini per una loro coetanea. La rissa sarebbe degenerata fino al tentativo di uno dei minori identificati di investire due dei rivali con la sua microcar, per poi minacciarli brandendo un bloccasterzo.

Procedono senza sosta i lavori di manutenzione del verde pubblico seguiti direttamente dall’assessore Giovanni Vaccaro. Protagonista di quest’ultimo intervento Villa Pertini, storica villa di San Leone con una splendida vista sul mare. Dopo alcuni giorni di lavori ora è quasi completa. Sistemate piante e aiuole e ripristinato il cestino dei rifiuti differenziati che era stato vandalizzato. È stato anche deciso di istallare due nuove panchine vista mare, per dare la possibilità, a chi vuole rilassarsi, di stare tranquillamente seduto a riposare mentre guarda il mare o gli splendidi tramonti che la natura concede a questa nostra costa. Si sta anche provvedendo a migliorare l’illuminazione della Villa per renderla più gradevole e anche più sicura.

Come si ricorderà, con circolare del 25 settembre 2020, l’Assessorato della Salute ha previsto la possibilità per i laboratori di analisi di effettuare i tamponi rapidi per la diagnosi del Covid 19, fissando una tariffa regionale obbligatoria di 15 euro.

Taluni laboratori di analisi, con il patrocinio degli avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, hanno impugnato innanzi al TAR Sicilia Palermo il provvedimento di determinazione della suddetta tariffa, ritenendo il prezzo stabilito assolutamente inadeguato e diseconomico.

Con il ricorso, gli avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia hanno sostenuto l’assenza di una norma che legittimasse l’adozione di tale provvedimento, rilevando, inoltre, che, la tariffa sarebbe stata determinata in assenza di qualsivoglia istruttoria volta, se non ad una concertazione con le associazioni di categoria dei laboratori di analisi, quanto meno ad una audizione o consultazione delle stesse.

Inoltre, con il ricorso è stato rilevato come la tariffa sarebbe stata determinata in assenza di un’apposita analisi volta ad individuare i dati di costo e i prezzi di mercato. In particolare, l’assenza di qualsivoglia analisi di mercato avrebbe fatto si che l’Amministrazione regionale fissasse una tariffa del tutto disancorata non solo da quelle normalmente applicate dai laboratori – sia in Sicilia che nelle altre Regioni – ma, addirittura, avulsa dagli stessi costi di produzione.

Il prezzo imposto dalla Regione siciliana (15 euro), secondo i ricorrenti, è diseconomico, irragionevole ed inferiore rispetto a quello previsto nelle altre regioni nonché a quello riconosciuto ai Medici di medicina generale e ai Pediatri di libera scelta.
Al riguardo, lo stesso Ordine Nazionale dei Biologi ha chiarito che la tariffa di 15 euro è insostenibile giacché il “test viene venduto, dai fornitori ai laboratori di analisi, a circa 10 euro. Un costo a cui vanno poi aggiunte anche tutte le altre spese sostenute nei laboratori ed indispensabili per la obbligatoria messa in sicurezza e sanificazione dei locali a esclusivo interesse del personale e degli stessi pazienti”

Il TAR Sicilia Palermo, Presidente dott. Calogero Ferlisi, Relatore dott. Sebastiano Zafarana, condividendo le tesi degli avv.ti Rubino e Impiduglia, ha annullato i provvedimenti di determinazione delle tariffa dei tamponi rapidi.
In particolare, il Giudice Amministrativo ha rilevato come il provvedimento di determinazione delle tariffe risulta viziato giacche adottato “in assenza di una norma attributiva del potere” e ha rilevato l’illegittimità di una “tariffa regionale imposta” da una semplice “direttiva” o circolare dell’Assessorato della Salute.

Con la sentenza, il Giudice Amministrativo ha, inoltre, sottolineato che la tariffa fissata dall’Assessorato della Salute è stata determinata sulla base dei prezzi (particolarmente bassi) offerti da taluni produttori alla Regione per quantitativi enormi (milioni di tamponi) anzichè sulla base dei prezzi applicati “a singole strutture private e per quantità ovviamente di molto inferiori e dimensionate alla realtà del singolo laboratorio”. E’ stato, al riguardo sottolineato come da taluni dei preventivi prodotti in giudizio si ricavi “che il prezzo applicato per acquisti medio piccoli era in un caso pari a 18 euro e nell’altro pari a 30 euro”.

Il TAR ha, altresì, evidenziato come la “determinazione della tariffa regionale non è stata preceduta: da un’apposita indagine di mercato volta ad individuare i prezzi applicati dalle ditte produttrici ai laboratori privati; da una reale valutazione dei costi relativi ai DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) necessari per l’esecuzione in sicurezza dei test rapidi; da un effettivo esame dei costi connessi al personale necessario per effettuare, processare e refertare i test nonché per registrarne l’esito sull’apposito sito informatico regionale; da una valutazione dei costi di smaltimento dei rifiuti speciali (DPI e test utilizzati).”

Dopo il circolo Rabat di Legambiente, presieduto da Daniele Gucciardo, dopo l’associazione ambientalista MareAmico, coordinata da Claudio Lombardo, anche il deputato nazionale del Movimento 5 Stelle, Michele Sodano, si è rivolto all’agenzia Arpa protezione ambiente, al sindaco e al prefetto di Agrigento, al fine di riscontrare il presunto inquinamento ambientale, a danno dei tanti residenti, che sarebbe provocato da un impianto industriale operativo in contrada Piano Gatta. Si è pertanto in attesa, mancando centraline di rilevamento, degli esiti degli esami dell’Arpa, che Legambiente, MareAmico e Michele Sodano renderanno noti appena gli accertamenti saranno eseguiti dall’organo preposto.