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Nominata dal Segretario Generale CGIL-AGRIGENTO, Alfonso Buscemi, la responsabile della Camera del Lavoro “A.Saccaro” di Canicattì. Rosaria Alaimo, 39 anni, docente di Canicattì, componente del Direttivo Provinciale e Regionale della FLC-CGIL e componente del Collegio dei Sindaci Revisori della CGIL-Agrigento, ha sempre svolto attività sindacale sul territorio e all’interno della Categoria. Con la nomina di Rosaria Alaimo quale responsabile della Camera del Lavoro “A.Saccaro” di Canicattì, si vuole dare seguito a quell’impegno fattivo e partecipativo sempre profuso all’interno del territorio, fondato sui valori delle libertà personali, civili, economiche, sociali, politiche e della giustizia sociale quali presupposti fondanti e fini irrinunciabili di una società democratica. E’ proprio in quest’ottica che attraverso il rinnovamento degli entusiasmi e la disponibilità dei compagni che hanno voglia di dedicare il proprio tempo al servizio dell’Organizzazione, si potrà agire su una prospettiva di rivalutazione territoriale. Sarà compito della nuova responsabile, in un momento storico, politico e sociale molto delicato, quale quello che stiamo attraversando, rilanciare l’attività sul territorio a fianco dei lavoratori e nella piena tutela e rivalutazione del bene comune, affinché si realizzino le prerogative di cui la CGIL è portatrice, diffondendo la cultura del lavoro come principale strumento di democrazia.

Il vice coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, Giuseppe Milano, esprime vicinanza nei confronti dei tre carabinieri aggrediti, ieri sera, da due extracomunitari che cercavano di fuggire da un centro di accoglienza della città: “A nome di Fratelli d’Italia – afferma Milano – esprimo totale solidarietà ai tre carabinieri colpiti, nell’adempimento del proprio dovere, da due tunisini che tentavano di scappare da una struttura di accoglienza.

Episodi del genere, che peraltro stanno diventando, purtroppo, sempre più frequenti, sono intollerabili e vanno fermamente condannati, per questo chiediamo l’espulsione immediata di questi soggetti dal territorio italiano, che vadano a scontare l’eventuale pena nel loro Paese.

Chi viene in Italia deve rispettare le leggi e non può permettersi di commettere simili atti nei confronti delle forze dell’ordine.

Chi colpisce un uomo o una donna in divisa, colpisce lo Stato.

Ai tre carabinieri rimasti contusi vanno i più sentiti auguri di una pronta guarigione”.

Ieri il primo giuramento solenne in presenza, a seguito della pandemia che ha colpito il nostro Paese, di 3 neo avvocati agrigentini presso l’Aula Consiliare del Tribunale di Agrigento.
Gli Avv. Chiara Campagna, Luigi Cervone e Antonino Cammalleri hanno letto, dinanzi il Collegio presieduto dal Commissario Straordinario Avv. Silvio Salvatore Miceli, unitamente ai Colleghi Avv. Gianni Hamel e l’Avv. Vincenzo Campo, la formula di rito del giuramento solenne all’esercizio della professione forense, alla presenza dei più stretti congiunti nel rispetto delle misure di contenimento per l’emergenza Covid.
“Si tratta del coronamento di un lungo percorso di formazione – ha dichiarato l’avv. Chiara Campagna – che mi ha permesso di credere fortemente nel valore della libertà e dei diritti umani, fedeli compagni di questa professione. Mi ha sempre affascinata il pensiero di poter sciogliere l’enigma su chi abbia ragione in una controversia, ed è proprio la curiosità di svelare questo arcano che sin da ragazzina mi ha fatto amare il famoso “cencio nero”- conclude l’avv. Campagna.

Il centro di accoglienza si chiama “Casa dei gabbiani” ed è sito nei pressi della miniera Ciavolotta. Ieri due tunisini hanno tentato la fuga e verso l’uscita hanno trovato, però, tre carabinieri in servizio presso la struttura che hanno cercato in tutti i modi per fermarli.

Alla fine ci sono riusciti; si, ma a quale prezzo: trasportati in ospedale, al pronto soccorso, le contusioni subite sono guaribili in dieci giorni.

I due sono stati bloccati e arrestati per resistenza a Pubblico ufficiale e oltraggio.

 

 “Ringrazio il Ministro Luciana Lamorgese che, durante la visita a Lampedusa, ha ribadito quanto ci aveva già comunicato nei giorni scorsi, circa la sua disponibilità a risolvere le criticità del centro migranti di Bisconte. Lo diciamo da tempo ormai che gli hotspot che hanno caratteristiche simili a questo devono essere chiusi”, dichiara la senatrice messinese Grazia D’Angelo (M5S). 

“In questi giorni ho monitorato attentamente la situazione che si è venuta a creare nella ex caserma Gasparro e, insieme ai colleghi portavoce del MoVimento 5 Stelle, abbiamo avuto continue interlocuzioni con il Viminale ed il Prefetto di Messina, Maria Carmela Librizzi per avere tutti gli elementi e le informazioni relative alla fuga dei 24 migranti, oltre che la conferma che gli stessi erano risultati negativi al test per il Covid-19. Oggi lo stesso Prefetto ha annullato per incompetenza l’ordinanza del sindaco di Messina, che stabiliva la chiusura della struttura entro 5 giorni. Lo avevamo già detto che i provvedimenti su questa materia emanati da autorità diverse dal Ministero dell’Interno, non hanno valore. Oggi, finalmente, è stato fatto ordine.

Purtroppo abbiamo assistito a un copione già visto nei due anni di amministrazione De Luca: pone in essere un atto sapendo perfettamente di non averne la legittimità, per poi accusare le Istituzioni nazionali e regionali di essere stato bloccato nella propria azione a scapito degli interessi dei messinesi. In questi giorni ha alimentato inutili tensioni sociali e paure in città. Per il lavoro che abbiamo svolto e per come abbiamo seguito la vicenda del centro migranti di Bisconte, noi del MoVimento siamo stati oggetto di una vera e propria campagna denigratoria da parte del primo cittadino, che non riesce ad avere un confronto politico che non sia caratterizzato da violenza verbale.

I cittadini devono essere informati in modo corretto, senza confusione e colpi di scena a fini propagandistici. Mi auguro che adesso si possa avviare una interlocuzione costruttiva con i soggetti istituzionali interessati, vale a dire il Ministero dell’Interno e il Comune di Messina. Noi del MoVimento 5 Stelle continueremo a lavorare sulla vicenda come abbiamo sempre fatto: con serietà e con il solo obiettivo di tutelare il nostro territorio”, conclude la senatrice pentastellata.

Ha rivissuto i momenti agghiaccianti dello stupro di gruppo, al quale sarebbe stata sottoposta quando aveva ancora 11 anni. Racconto shock, in aula, in occasione dell’incidente probatorio, di una ragazzina che, all’epoca dei fatti, il 13 maggio del 2015. La sua audizione, sollecitata dalla Procura, è stata decisa dal gup Stefano Zammuto in seguito alla trascrizione di tutte le intercettazioni. Il procedimento è a carico di quattro uomini accusati di avere abusato della bimba nei giorni successivi alla festa della Madonna di Fatima, ad Aragona, dove era stato allestito un luna park in cui gli imputati lavoravano. Si tratta di Bogdan Petru Corcoz, 22 anni, di origini rumene e residente ad Aragona; Vasile Lucian Isache, 25 anni, anche lui residente ad Aragona e nato in Romania; Costantin Cosmin Babiuc Pavel, 24 anni, rumeno e Riccardo Fonte, 60 anni, di Caltanissetta. Sono accusati di violenza sessuale di gruppo aggravata. “Sono andata con le mie amiche alle giostre, mi sono avvicinata a una bancarella e sono stata trascinata nel vicolo da alcune persone. Mi hanno trattenuto con la forza e mi hanno violentata”.
La ragazzina (costituita parte civile ed assistita dagli avvocati Daniela Posante e Antonella Arcieri), rispondendo al giudice, al pm Elenia Manno, ai suoi stessi difensori e a quelli degli imputati ha confermato i fatti oggetto della denuncia che ha fatto scattare l’inchiesta. “Sono stata costretta ad abbassarmi i pantaloni e, a turno, hanno abusato di me”. Il giudice, adesso, dovrà decidere se ordinare o meno il rinvio a giudizio dei quattro imputati disponendo, quindi, un approfondimento della vicenda in dibattimento dove le dichiarazioni della ragazzina sarebbero pienamente utilizzabili essendo state acquisite durante l’incidente probatorio. Si tornerà in aula il 29 settembre.

Non luogo a procedere questa la decisione del Tribunale di Agrigento per Calogero Pompeo difeso dagli avvocati Giuseppe Scozzari e Angelo Nicotra.

Calogero Pompeo imputato del reato di violenza sessuale su minorenne aveva ricevuto il giudizio  in Romania con sentenza definitiva.

Pompeo ha sempre sostenuto di non aver esercitato alcuna costrizione, aspetto che la difesa degli avvocati Scozzari e Nicotra ha evidenziato.

“Con riferimento alla costrizione, elemento costitutivo del reato oggi contestato, deve evidenziarsi come la Corte di Appello di Costanta, alla luce delle evidenze probatorie raccolte, abbia escluso l’elemento della costrizione fisica.

Infatti, nella sentenza viene espressamente affermato che “La mancanza di qualsiasi costrizione fisica è rilevata anche dal rapporto della perizia medico-legale n. 3822/78/A1 s/2019 del 23.08.2018, nel quale il Servizio di medicina Legale di Costanta, ha concluso che la minorenne F.S. non presenta lesioni traumatiche recenti o vecchie sul corpo o sugli arti, che presenta uno sverginamento recente che può risalire al 13.08.2018, alle ore 01:30 senza essere necessarie cure mediche”.

“Infatti, l’impossibilità di ritenere che la sig.ra F. S. sia stata “costretta” a subire il rapporto sessuale discende anche dalla dinamica dei fatti così per come verificatisi”.

“Ed invero, l’odierno imputato si trovava in Romania per ragioni lavorative unitamente al padre della sig.ra F.”.

“La sera dei fatti, dopo aver fatto rientro a casa, il sig. Pompeo e la sig.ra F. hanno dormito su di un letto matrimoniale mentre il padre della ragazza ha dormito in una stanza attigua, da solo”.

“Già questa circostanza è fortemente indicativa dell’elevato livello di confidenza che intercorreva tra l’odierno imputato, la sig.ra F. S. ed il padre sig. F. Salvatore”.

“Nella ricostruzione dei fatti operata dalla Corte di Appello di Constanta emergerebbe come all’esito dei fatti, la sig.ra F. si sarebbe recata in bagno per compiere i normali atti di igiene per poi fare ritorno nello stesso letto in cui avrebbe subìto la violenza sessuale e dormire con l’odierno imputato”.

“È evidente come la Corte di Appello di Constanta abbia escluso l’elemento della costrizione fisica, sia sulla scorta delle innegabili evidenze obiettive riscontrate dai sanitari e sia sulla base della dinamica dei fatti, difficilmente riconducibile in un contesto di violenza sessuale”.

Tenuto sempre in conto che il padre della ragazza dormiva nella stanza accanto e comunicante con l’altra occupata da Pompeo.

fonte siciliaonpress

Lampedusa presa letteralmente d’assalto, soccorsi sei barchette del mare nelle ultime 48 ore con a bordo complessivamente 102 tunisini. Sei le carrette soccorse da stamattina fino ad ora dalle motovedette della Guardia costiera e della Guardia di finanza. L’imbarcazione più grande conteneva una trentina di persone. Tutti i migranti sono stati portati nell’hotspot di contrada Imbriacola dove, al momento, ci sono 180 ospiti a fronte di una capienza massima prevista di 95 persone.

Le notizie non sono incoraggianti; già sono state avvistate altre barchette pronte per approdare a Lampedusa.

Agrigentino truffato in Emilia da un tizio fintosi operatore delle poste. Una truffa confezionata ad hoc fatta a discapito di un agrigentino, domiciliato Cavriago, nel Reggiano. Tutto accade quando, il 43enne, risponde ad un finto operatore delle poste. L’uomo, con una serie di raggiri, è riuscito a farsi consegnare le credenziali dell’home banking, sottraendogli subito dopo 600 euro dal conto corrente. Protagonista della vicenda un 35enne abitante in provincia di Napoli, denunciato dai carabinieri della cittadina emiliana con l’accusa di truffa. I militari – cui il 43enne si era rivolto appena accortosi dell’ammanco – sono risalito all’identità dell’uomo grazie al telefono usato per i contatti ed al tracciamento dei movimenti bancari. Al termine degli accertamenti il 35enne è stato segnalato alla Procura della Repubblica di Reggio Emilia per il reato di truffa.

“Prendo atto dell’annullamento dell’ordinanza e ringrazio il Prefetto per il bon ton istituzionale avendomi telefonicamente avvertito in anticipo della sua decisione. Inoltre mi ha anche invitato a un incontro in Prefettura. Rilancio pertanto la collaborazione istituzionale senza alcun problema e domani ci vedremo alle 11. Sia chiaro, la posizione del sindaco e della città non cambia. L’hotspot va chiuso e non sta scritto da nessuna parte che va trovata un’alternativa sempre qui. Per una volta Messina non sia il pisciatoio d’Italia o dell’Europa”. Così afferma il sindaco di Messina, Cateno De Luca, a seguito dell’annullamento da parte del prefetto Librizzi dell’ordinanza sindacale contingibile  e urgente con cui si disponeva la chiusura dell’hotspot nell’ex caserma Gasparro.
“Io devo tutelare l’ordine pubblico e la salute della comunità – conclude il primo cittadino. Ci sono una ventina di migranti in giro, non si sa dove siano ancora e questa è stata la goccia che ha fatto traboccare tutto. E’ inutile ribadire che abbiamo centinaia di famiglie che vivono nel terrore perché purtroppo i migranti fuggono da questa struttura passando attraverso abitazioni private. Gli abitanti di Bisconte hanno le scatole piene di questa situazione, come le ha il sindaco di Messina”.