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Udienza dal gup, ieri mattina, presso il Tribunale di Agrigento, per ex direttore della sede centrale delle Poste della Città dei Templi.

L’uomo è accusato di peculato perché ritenuto responsabile di un ammanco di 350 mila euro da alcuni libretti giudiziari.

 I fatti di cui l’ex direttore è tenuto a rispondere risalirebbero al 2013, fatti per cui la società ha denunciato quest’ultimo che è stato anche licenziato. L’udienza di ieri è stata rinviata al 3 aprile per difetto di notifica.

Era accusato di aver venduto polizze fasulle, di aver truffato gli un centinaio di acquirenti e di aver fatto perdere le proprie tracce, ma la prescrizione lo ha salvato. Fortunato Cannella, 44 anni, di Grotte, che era stato ritenuto colpevole, secondo due gradi di giudizio, ha visto la sua pena cancellata dalla Corte di Appello di Palermo (1 anno e 8 mesi di reclusione inflitti dal giudice monocratico di Agrigento, Giancarlo Caruso) per avvenuta prescrizione.

La truffa scoperta nel 2010, sarebbe iniziato un paio di anni prima.

Un uomo di 72 anni, di origini palermitane, ma residente a Licata, è indagato nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Agrigento che si sta occupando dell’incidente stradale, avvenuto il 28 gennaio scorso, in contrada Caterlipe, sulla S.S. 115, proprio a Licata, dove perse la vita il gelese Rocco Saponetto, 36 anni.

L’uomo è iscritto nel registro degli indagati per l’ipotesi di reato di omicidio colposo.

Il 36enne morì  poco dopo essere giunto in elisoccorso all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta . Dopo l’impatto, tra la Ford Fiesta guidata dall’anziano, e la moto condotta dal gelese, quest’ultimo aveva perso una gamba. Vano è risultato il tentativo di salvargli la vita.


Il Tribunale del Riesame ha annullato le misure cautelari nei confronti di Roberto Lampasona, 41 anni,  e Raffaele La Rosa, 59 anni. Restano, invece, in carcere, l’ex sindaco di San Biagio Platani, Santo Sabella, 53 anni,  ed il presunto capomafia dello stesso paese, Giuseppe Nugara, 53 anni, difesi dagli avvocati Nino ed Enza Gaziano. Rigettata l’istanza di scarcerazione presentata dalla difesa di Francesco Fragapane, 38 anni, considerato dagli inquirenti il “vertice” del mandamento della “Montagna”, che dunque resta recluso.

Con le due scarcerazioni odierne il numero dei provvedimenti annullati sale a 35.

Ad Agrigento nel centro cittadino non è stato avviato il servizio di raccolta differenziata porta a porta, ma il servizio di raccolta differenziata strada principale per strada principale”.

Così afferma il consigliere comunale di Agrigento, Giovanni Civiltà, di Forza Italia, che interviene in occasione dell’estensione del servizio differenziata anche nel centro città.

Civiltà spiega: “Ho ricevuto numerose e accorate segnalazioni da parte di cittadini i cui cestelli della differenziata, innanzi alle proprie abitazioni, non sono stati svuotati. Si tratta soprattutto di residenti in traverse, e comunque vie secondarie, rispetto a strade principali. Secondo quanto si apprende (e ciò sarebbe una novità), i rifiuti differenziati sono raccolti solo se depositati lungo le strade principali e non nei dintorni delle strade principali. Sono facilmente immaginabili le gravi difficoltà in cui incorrono, in particolare, le persone anziane, i disabili, come, ad esempio, in via Canonico Sorrento, traversa di Via Imera, dove un cardiopatico dovrebbe essere costretto a risalire fino alla via Imera per depositare il cestello e poi andarselo a riprendere. Dunque, mi rivolgo all’amministrazione comunale e al raggruppamento d’imprese della nettezza urbana: parole chiare, e non si ingannino i cittadini. Si tratta di un servizio porta a porta? Oppure, ripeto, di una raccolta strada principale per strada principale? Se è così, dato che ci siamo, si potrebbe richiedere ai cittadini di andare direttamente loro a Siculiana o altrove a conferire i rifiuti. Così facciamo prima. Salvo poi pagare le bollette più care di tutta Italia per la raccolta dei rifiuti”. 

Quello che è accaduto a Sciacca, a Licata ed in parecchi altri comuni dell’agrigentino è incredibile e vergognoso. Il vigliacco avvelenamento di parecchi cani, come ad esempio, nella contrada Muciare di Sciacca, è un’operazione effettuata in maniera scientifica ed è di una cattiveria inaudita.
Purtroppo qualche responsabilità la si deve addebitare alle amministrazioni delle città che non valutato nella maniera dovuta e con il giusto peso i segnali che arrivavano dal territorio. E’ necessario che gli Organi Inquirenti facciano piena luce su questi gravi fatti criminali e che i responsabili vengano perseguiti per come prescrive il codice penale.
L’Azienda Sanitaria Provinciale intensifichi la sterilizzazione in tutta la provincia, al fine di ridurre il randagismo, che a Sciacca, come negli altri Comuni dell’agrigentino, ha raggiunto picchi preoccupanti. Da parte mia porterò la questione all’attenzione del Governo regionale che solleciterò affinché intervenga con decisione per arginare il problema.

 

La scrivente Carmela Palermo, nella qualità di consigliere comunale del comune di Agrigento,
Premesso che l’art. 32 del vigente regolamento del Consiglio Comunale prevede l’Istituto del Question Time

1. Considerato che sull’intero territorio comunale si contano ad oggi decine di discariche abusive;

2. Considerato che il continuo sorgere di tali discariche evidenzia una scarsa azione da parte dell’amministrazione attiva in tema di controllo del territorio;

3. Considerato che la bonifica di tali zone diviene urgente e necessaria al fine di salvaguardare la cittadinanza tutta da eventuali epidemie sanitarie dovute alla scarsa igiene;

4. Considerato che la bonifica dei luoghi ove sorgono le discariche abusive comporta notevoli costi per l’Ente e quindi per la cittadinanza;

5. Considerato che alla data odierna, 20/02/2018 e quindi a distanza di 11 giorni dalla data di protocollo della richiesta question time sull’organigramma del settore terzo del quale fanno parte tra gli altri i servizi ECOLOGIA e SANITà, non vi è dato sapere se il personale addetto al settore terzo risulta bastevole rispetto alle mansioni ad esso assegnate;

6. Considerato che il ruolo del consigliere comunale è soprattutto un ruolo di controllo politico e amministrativo sul buon funzionamento della macchina amministrativa;

In considerazione di quanto sopra,
Interroga l’Amministrazione :

• Su quante siano ad oggi le discariche abusive censite con accurata specifica tra quelle già bonificate e quelle in attesa di bonifica;
• Su quanto e a quale personale è stato attribuito l’incarico di censire l’eventuale presenza di discariche abusive;
• Su quanto sia il costo stimato per la bonifica di una discarica abusiva;
• A quanto ammonta la spesa affrontata già dall’Ente nell’anno precedente ed in quello in corso;
• Se il costo di bonifica di eventuali discariche sia già previsto nel bando relativo al servizio rifiuti.

 

Concluse le operazioni di monitoraggio del relitto della nave da sbarco HMS LST-429 nel Canale di Sicilia, la cui presenza era già nota alla Soprintendenza del Mare, a seguito di segnalazione di Pietro Faggioli e del compianto Andrea Ghisotti, fin dal 2007. Il team di studi composto dal centro subacqueo Blue Dolphins di Lampedusa, guidato da Alessandro Turri, e del centro subacqueo Ecosfera di Messina, guidato da Domenico Majolino.
Nel corso dei sopralluoghi è stato realizzato del materiale video-fotografico utile per la concreta identificazione del relitto e per la valutazione delle condizioni dello stesso. Tutto il materiale è stato consegnato alla Soprintendenza del Mare nell’ambito di una attenta e proficua collaborazione per la preservazione e divulgazione dei beni storici-culturali presenti nelle acque che furono teatro dei violenti scontri durante la seconda guerra mondiale.
La nave da sbarco LST-429, classe mk2, nasce per la Marina Americana presso i cantieri Bethlehem-Fairfield Shipyard Inc. di Baltimora nel 1942. Fu varata l’11 gennaio 1943 e non entrò mai in servizio per gli Stati Uniti in quanto subito trasferita alla Royal Navy Britannica. Il 3 Luglio 1943 affondò nelle acque internazionali del Canale di Sicilia, a causa di un incendio di causa imprecisata (fonti ufficiali).
Il relitto giace su un fondale di circa 38 m, avvolto da reti da pesca, e spezzato in due tronconi. Il troncone di poppa si trova in assetto di navigazione; le due eliche e i due timoni, caratteristici dei mezzi da sbarco, si sono mantenute integre così come la torretta. Alle spalle del ponte di comando sono ben visibili le due difese, ricoperte da fitte concrezioni biologiche. Il troncone prodiero giace parallelo a quello di poppa, capovolto, con la prua rivolta verso le eliche. All’interno sono identificabili i mezzi gommati parte del carico.
Alla spedizione hanno partecipato: Alessandro Turri, Domenico Majolino, Monica Tentori, Mauro Bombaci, Antonio De Carlo, Marco Ruello, Francesco Donato, MariaGiovanna Piro, Stefano Saleri, Giorgia Pelegalli.
Per il Soprintendente del Mare Sebastiano Tusa: “Il monitoraggio del relitto della nave da sbarco della Seconda guera mondiale nel Canale di Sicilia, reso possibile grazie al contributo di volontari, dimostra ancora una volta la giustezza della scelta di questa Soprintendenza nel cercare un rapporto di collaborazione con le associazioni e le istituzioni private. Crediamo che essi rappresentano una grande risorsa per la ricerca, la conoscenza e la salvaguardia dei nostri beni culturali sommersi e un lavoro comune, nel rispetto dei reciproci ruoli, non può che rappresentare la via maestra per il futuro. Il nostro mare è uno straordinario forziere che ospita un patrimonio che va dalla preistoria fino ai nostri giorni e da solo l’ente pubblico, anche per le scarse disponibilità economiche, non può affontare: è quindi necessario e irrinunciabile attivare sinergia con altre realtà. E questo non ha solo un valore tecnico ma anche culturale. Salvaguardare la nostra memoria storica non è un compito demandato solo ad ufficio pubblico ma un impegno a cui ognuno di noi deve dare un piccolo contributo. E riteniamo che a partire da questo confronto con il passato che si può ricostruire una rete di solidarietà, tolleranza e speranza nel futuro”.

 

I carabinieri della Tenenza di Favara stanno indagando su un episodio verificatosi nel centro abitato della cittadina agrigentina. Un proiettile, sparato da ignoti, ha infranto il vetro di una finestra conficcandosi all’interno di una abitazione di una donna di 80 anni del luogo.

Il fatto è stato scoperto dalla donna che ha rinvenuto i cocci di vetro e chiamato il 112, presa dal panico. Sul posto, in via Pio La Torre, sono giunti i Militari dell’Arma che hanno accertato come il vetro fosse stato rotto da u proiettile, probabilmente sparato da una scacciacani.


Il Tribunale del Riesame ha scarcerato Giuseppe Scavetto, 49 anni di Casteltermini, arrestato lo scorso 22 gennaio nell’ambito dell’operazione antimafia “Montagna”.

L’uomo, figlio di Vincenzo Scavetto, patriarca mafioso a Casteltermini, immediatamente dopo il suo arresto, per far fronte a notizie incontrollate che lo davano per pentito, ha tenuto a precisare, attraverso una missiva del proprio legale di fiducia di non essersi mai pentito

Scavetto  che era ritenuto dagli inquirenti – insieme al padre – al vertice della famiglia mafiosa di Casteltermini – torna dunque in libertà.

La situazione, dunque, ad ora con riferimento al blitz “Montagna” è questa: altri quattro presunti mafiosi agrigentini sono stati scarcerati dal Tribunale del Riesame di Palermo che ha annullato 36 delle 57 ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip di Palermo nel blitz antimafia di gennaio, una maxi operazione denominata “Montagna”che avrebbe scardinato le cosche della provincia agrigentina ma che di fatto, alla luce delle numerose scarcerazioni, non ha scardinato un bel niente.

Oggi, le porte del carcere si sono aperte, come abbiamo già scritto per i nostri lettori, per Roberto Lampasona di Raffadali, Raffaele La Rosa di San Biagio Platani, Giuseppe Scavetto di Casteltermini e Marco Veldehuis di Favara, mentre restano detenuti l’ex sindaco di San Biagio Platani, Santo Sabella, accusato di concorso in associazione mafiosa e il boss Giuseppe Nugara e il capomafia Francesco Fragapane, raggiunto proprio oggi da ulteriore ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’inchiesta “Proelio”. Le istanze di scarcerazione presentate dai loro legali sono state respinte.

Il Tribunale si è preso 45 giorni per il deposito della motivazione dei provvedimenti. Prima di allora la Procura non potrà ricorrere in Cassazione, quindi presunti capimafia della provincia agrigentina, taglieggiatori e gregari di Cosa nostra, arrestati nel più grosso blitz mai fatto in quella zona – dicono alcune agenzie ma non è così –  nel frattempo restano liberi

Una situazione che preoccupa gli inquirenti dal momento che – circostanza del tutto nuova – decine di vittime del racket stavolta hanno confermato di aver subito le estorsioni e potrebbero trovarsi faccia a faccia con gli aguzzini scarcerati.

Le scarcerazioni potrebbero essere solo all’inizio. Le udienze davanti al Tribunale del Riesame continuano. E se, come si sospetta, alla base degli annullamenti c’è un vizio formale come il difetto di motivazione dell’ordinanza emessa dal Gip, che non sarebbe sufficientemente argomentata, le porte del carcere potrebbero aprirsi per gli altri detenuti.