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Per tutto il pomeriggio di ieri e fino a tarda sera si sono vissuti momenti di serie preoccupazione nel piccolo centro montano per un incendio di sterpaglie che ha lambito anche abitazioni ed attività economiche.

Sul posto si sono portati i vigili del fuoco con il supporto degli operatori del corpo forestale e dei volontari dell’associazione nazionale Vigili del fuoco in congedo di Sciacca che anche in questa occasione si sono rivelati preziosi. La situazione appariva allarmante, ma è stata gestita bene dagli uomini in azione.

Il forte vento che da oggi pomeriggio si abbatte un po’ in tutta la costa sud occidentale della Sicilia ha alimentato le fiamme e anche nella giornata di domani, seppure con temperature più basse, ci sarà uno stato di allerta.

di Filippo Cardinale

La situazione come tutte quelle gestite dalla politica locale è gravissima, quando a fine mese c’è da pagare lo stipendio a 300 lavoratori ed è indispensabile assicurare il servizio all’utenza. Servizio nella sua qualità, al momento peggiorato.

Solitamente,  smaltita la sbronza la realtà si ripresenta con tutte le difficoltà che si tentavano di eludere. O meglio, ci si risveglia con quella realtà che si era volutamente sottovalutata, se non nascosta, nei dibattiti dei vari consigli comunali quando si è affrontata la questione dell’approvazione dello statuto della “consortile”, la società pubblica che deve gestire il servizio idrico integrato nella nostra provincia.

Furono molti i “cattivoni”, specie da parte del centrodestra del Consiglio comunale di Sciacca (specie Bono e Milioti) a chiedere lumi, piani finanziari, documenti che avrebbero dovuto prospettare il percorso finanziario da intraprendere. Ingenti somme che si caricavano sulle spalle dei cittadini attraverso le casse comunali. Non era dato sapere e i grandi “luminari”, gli ottimisti spinti dalla incoscienza puerile dissero che intanto si stava approvando lo schema di statuto e poi si sarebbe passati, in altri step successivi, alla visione dei documenti finanziari della nuova società, quali il piano finanziario, il piano degli investimenti, la tariffa. Insomma, si nascondeva la polvere sotto il tappeto.

Sulla scorta di tale puerile procedere, sindaci e consiglieri comunali, alcuni dei quali si sarebbero incatenati se non fosse stato approvato lo statuto (vedi caso di Sciacca, intervento consigliere comunale grillina) approvarono lo statuto; in alcuni casi intervenne il commissario ad acta inviato dalla Regione. Poi venne la grande commozione per la costituzione della Aica (Azienda idrica dei comuni agrigentini). Con le lacrime agli occhi per la commozione si produssero comunicati stampa di felicitazioni, momento storico, svolta. 

Poi venne il tempo, ieri pomeriggio, in cui finita la sbornia apparve la dura, difficile e complessa realtà in cui i sindaci si sono imbattuti trascinando per mano i loro Comuni, i quali soffrono di crisi finanziaria e devono sobbarcarsi un gentile prestito di 10 milioni di euro concesso dalla Regione tramite il Fondo delle Autonomie dell’assessorato regionale alle Autonomie Locali. Prestito da restituire in 5 anni più gli interessi.

Ieri pomeriggio, l’Aica si è riunita nell’interezza dei soci, cioè i sindaci i quali si sono portati a supporto segretari comunali e direttori di ragioneria. I nostri sindaci pensavano (o hanno fatto finta di pensare) che l’assessorato staccasse l’assegno di 10 milioni con facilità estrema. Invece, le cose stanno in maniera diversa.

Il prestito di 10 milioni di euro è stato partorito con legge dell’Ars n. 22 del 3 agosto e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 34 del 6 agosto 2021. Basta leggerla per capire che la Regione si è messo il classico ferro dietro la porta. All’articolo 2, infatti, si specifica che “le somme di cui al comma 1 sono erogate ai Comuni facenti parte dell’Aica in rapporto alla popolazione residente e sono rendicontate e recuperate in cinque anni, sulla base di un dettagliato piano finanziario di rimborso annuale approvato dal Consiglio comunale”.

L’articolo 3 specifica anche come recuperare le somme nel caso in cui i Comuni ritardano a restituire le rate: “In caso di omesso versamento delle rati annuali, le stesse sono recuperate nei confronti dei singoli Comuni debitori con le modalità di cui al comma 24 dell’articola 7 della legge regionale 17 marzo 2016, n. 3 e successive modificazioni”. Significa che la Regione taglia i trasferimenti che dal Fondo delle Autonomie finiscono ai Comuni e che servono per finanziare servizi importanti per la comunità.

Dunque, i 10 milioni arriveranno ai Comuni, che poi gireranno all’Aica, attraverso la stesura di un dettagliato piano finanziario di rimborso che ogni Comune dovrà approntare e passarlo all’approvazione dei Uffici Ragioneria, Revisori dei conti e Consiglio comunale. Insomma, ognuno dovrà assumersi proprie responsabilità. Ma soprattutto non è un passaggio che si risolve in qualche giorno.

Questo hanno ben capito i sindaci e dirigenti degli uffici di ragioneria che ieri pomeriggio si sono riuniti in fretta con la presenza dell’assessore alle Autonomie Locali, Marco Zambuto. Questa è la realtà. La realtà di una consortile nata con un capitale sociale da 20 mila euro (tipico di una società di piccole dimensioni e per gestire un fatturato modesto) con la pretesa di gestire una montagna complessa e difficile, quella del servizio idrico e della depurazione nella nostra provincia.

Una consortile che già avrebbe ricevuto un no da una banca per l’accensione di un prestito. Una consortile che inizia con un debito di 10 milioni di euro (prestito della Regione) più 1.2 milioni da versare all’Enel nell’arco di tre mesi, previa interruzione del servizio elettrico che alimenta gli impianti di pompaggio e di sollevamento per la distribuzione idrica.

Ieri pomeriggio i sindaci hanno capito che l’ebbrezza da buon vino dà inizialmente un senso di leggerezza e allegrezza, ma poi si ripresenta interamente la realtà nuda e cruda. Tanto è vero che la riunione ha sortito fumata nera ed è stata aggiornata a lunedì prossimo.

I sindaci hanno chiesto all’assessore Zambuto se i 10 milioni potessero transitare direttamente all’Aica e non ai Comuni e poi Aica potesse girarli ai Comuni. Giro di valzer con voli pindarici. Ipotesi, questa, assai difficile. Dal cilindro delle fantasie hanno tirato l’ipotesi di chiedere un prestito di 3 milioni di euro come anticipazione dei 10 milioni di euro all’Irfis (Istituto regionale per il finanziamento alle imprese siciliane). Forse dimenticano che l’Irfis non è un istituto di beneficenza e  che l’Aica è attualmente solo una società con un capitale di 20 mila euro, senza soldi, nullatenente.

Intanto, il tempo passa e a fine mese bisogna pagare gli stipendi ai 300 lavoratori, con annessi contributi previdenziali. Ieri pomeriggio, i sindaci non sorridevano e avevano smaltito la sbornia della “storicità” del momento scoprendo la durezza della realtà, la complessità della vicenda, ma soprattutto che i loro Comuni devono appesantire le già precarie casse comunali. Quasi tutti i Comuni sono in crisi finanziaria, in predissesto o in dissesto finanziario.

Ci sono Comuni grossi come Sciacca e Agrigento che devono accollarsi un prestito che oscilla tra un milione e un milione e mezzo da restituire in cinque anni più gli interessi. I nodi, prima o poi, tornano al pettine. Intanto, i Comuni agrigentini soffrono la scarsa distribuzione idrica, i continui disservizi.

Il ministero degli Interni ha assegnato Augusta, in provincia di Siracusa, come porto sicuro per l’approdo della nave umanitaria, ResQPeople. A bordo vi sono 166 migranti soccorsi nel Mediterraneo, tra cui 12 minori e bambini sotto i 5 anni, uno dei quali di 9 mesi. La nave è stata in rada, al riparo dal vento, a circa 15 miglia dalla costa tra Siracusa e Augusta. A bordo vi è anche Cecilia Strada, figlia del fondatore di Emergency, Gino Strada, morto qualche giorno fa.

Nel frattempo, un’altra nave umanitaria, la ‘Geo Barents’, di Medici senza frontiere, con 214 persone soccorse, è al largo di Lampedusa.

Gli incendi in Sicilia e i piromani: i volontari della Protezione civile di Giardini Naxos hanno trovato alcuni inneschi per attivare roghi a Castelmola, borgo del Messinese che sovrasta Taormina, minacciato nei giorni scorsi da incendi che sarebbero stati appiccati da piromani. Il portavoce degli stessi volontari, Ivan Micciulla, spiega: “In contrada Luppineria sono stati rilevati presunti inneschi, di cui uno già incendiato, pronti per essere ulteriormente accesi. La zona, dopo le opportune segnalazioni agli organi preposti, è stata bonificata”. Prosegue dunque l’attività antincendio, coordinata dal Dipartimento regionale della Protezione Civile, per il monitoraggio e il controllo del territorio del comprensorio. La squadra di Giardini Naxos è impegnata a supporto dei Vigili del fuoco della colonna mobile regionale del Trentino Alto Adige.

Superata quota 1.700; gli attuali positivi in provincia sono 1.704 e la curva dei contagi seguita a salire. Il saldo continua a essere a favore delle positività al Covid rispetto alle guarigioni. Ieri, secondo quanto riportato dal resoconto dell’Asp di Agrigento, ci sono stati 71 nuovi casi a fronte di 52 guarigioni. Salgono anche i ricoveri che con i 3 nuovi ospedalizzati adesso sono 57, di cui 4 in rianimazione.

Questa la situazione nei Comuni agrigentini: Agrigento: 165 positivi (-4) con 2 migranti in isolamento presso una struttura di accoglienza; Alessandria della Rocca: 13 (+2); Aragona: 19 (-1); Bivona: 2 (-1); Burgio: 6 (stabile); Caltabellotta: 24 (-2); Camastra: 6 (stabile); Cammarata: 20 (-4); Campobello di Licata: 69 (-7); Canicattì: 248 (+20); Casteltermini: 29 (-3); Castrofilippo: 16 (stabile); Cattolica Eraclea: 1 (stabile); Cianciana: 2 (stabile); Comitini: 1 (stabile); Favara: 293 (-3);  Grotte: 4 (stabile); Joppolo Giancaxio: 10 (stabile); Licata: 69 (+6); Lucca Sicula: 8 (stabile); Menfi: 19 (-3); Montevago: 1 (stabile); Naro: 28 (-1); Palma di Montechiaro: 55 (-1); Porto Empedocle: 87 (+2); Raffadali: 58 (+1); Ravanusa: 47 (+8); Racalmuto: 30 (stabile); Realmonte: 24 (-1); Ribera: 37 (+3); Sambuca di Sicilia: 4 (stabile); San Biagio Platani: 6 (+1); Sant’Angelo Muxaro: 5 (stabile); San Giovanni Gemini: 37 (stabile); Santa Elisabetta: 4 (stabile); Santa Margherita di Belìce: 16 (+3); Sciacca: 39 (+1); Siculiana: 50 (+2 con 36 migranti ospitati a “Villa Sikania”); Villafranca Sicula: 2 (stabile).

Covid Free sono Santo Stefano Quisquina, Calamonaci e Montallegro.

Sulle navi quarantena ci sono 150 migranti positivi. Tre i soggetti ricoverati non residenti (-1), non sono inclusi nel totale.

La delibera è firmata da Mario La Rocca, direttore della Dipartimento regionale per la pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute, ed è datata 13 agosto. A renderla pubblica la testata giornalistica online LiveSicilia. I reparti Covid delle strutture ospedaliere siciliane sono pieni di pazienti covid. La domanda è: è necessario il ricovero per tutti. Lo scopo è liberare i posti non necessari.

Il documento firmato da Mario La Rocca è in possesso di LiveSicilia. “L’attuale quadro epidemiologico – scrive La Rocca – mostra un rapido incremento dei casi di infezione da Sars cov2, nonostante l’enorme impegno profuso nella campagna vaccinale e nell’attività di contact tracing da parte degli operatori del sistema sanitario regionale”. Il dirigente sottolinea la “necessità di garantire la massima appropriatezza nella scelta del setting assistenziale, assicurare un corretto turnover dei soggetti ricoverati per non sovraccaricare le strutture di degenza e garantendo nel contempo la massima sicurezza per i pazienti”.

I malati covid devono avere: assenza di febbre per 48 ore; saturazione uguale o superiore a 92% o 90% per i cronici da almeno 48 ore, o in alternativa una insufficienza respiratoria moderata (pari a 300); non in ossigenoterapia ad alti flussi o con intensità pari a quella pre-covid se già in O2 cronica; emodinamicamente stabile; autosufficiente nella gestione delle attività quotidiane.

Ma rimane un problema non di poco conto: l’instabilità dei malati covid. Chi si assume la responsabilità, dopo la dimissione, in caso di peggioramento? Con gli ospedali sommersi da denunce e citazioni civili, la patata bollente, potrebbe passare, secondo il decreto di La Rocca, alle Usca, alle quali spetta “la presa in carico” dei malati.

Il via libera dei giorni scorsi e la precisazione del ministero dell’Istruzione dopo le polemiche sui tamponi ai prof no vax potrebbe non avere chiuso la partita sul Protocollo sicurezza in vista dell’avvio dell’anno scolastico. I presidi, che non hanno firmato il documento, si attendono un intervento sul testo per «effettuare le correzioni». Alla vigilia di Ferragosto, a poche ore dall’approvazione del testo, il dicastero di viale Trastevere era intervenuto per chiarire che non «è previsto, né si è mai pensato di prevedere, un meccanismo di gratuità del tampone ai cosiddetti no vax».

Parole che però non sembrano avere spazzato via le polemiche. Per il presidente dell’Anp, Antonello Giannelli, continua ad esserci una «discrepanza» tra quanto detto dal ministero e il testo del Protocollo. I presidi sottolineano che allo stato nel documento «non c’è alcun riferimento al personale impossibilitato a vaccinarsi e si dà per scontato che gli esami diagnostici siano rimborsabili a tutti i dipendenti, senza distinzioni, a spese delle risorse erogate alle scuole». Nell’atto approvato nella notte tra venerdì e sabato si afferma che il ministero si impegna a fornire «assistenza amministrativa e contabile a tutte le istituzioni scolastiche circa l’utilizzo delle risorse straordinarie erogate per finalità coerenti con la gestione della situazione di emergenza sanitaria».

L’altra partita che si annuncia complessa è quella che riguarda i trasporti. Per il sindacato dei dirigenti scolastici gli istituti non possono essere «accomunati alle fabbriche». La proposta è di approntare delle linee bus dedicate alle scuole: due o tre corse nelle fasce di orario critiche, tra le 7 e le 8 del mattino e tra le 13 e le 14. Sul tema è intervenuta Beatrice Lorenzin del Pd. «Abbiamo la necessità per i ragazzi che vanno a scuola con i mezzi pubblici che siano vaccinati. Non possiamo permetterci un altro anno in Dad. Per questa ragione, non solo tutto il personale scolastico deve essere vaccinato, ma dobbiamo anche puntare sul tracciamento, utilizzando, quindi, tutte le tipologie di tam – poni disponibili, tra cui quelli salivari per i più piccoli», ha affermato assieme alla collega Flavia Piccoli Nardelli.

“Un’audizione per affrontare le criticità dell’ospedale San Giacomo di Licata si terrà nei primi giorni di settembre nei locali della stessa struttura ospedaliera. Inviteremo in audizione l’assessore regionale per la Salute, i dirigenti dell’assessorato, il commissario straordinario dell’Asp di Agrigento per fare il punto della situazione e individuare le soluzioni più adatte ad evitare la paventata chiusura del nosocomio licatese per carenza di personale. Già lo scorso luglio abbiamo affrontato le criticità degli ospedali dell’Agrigentino tra cui quello di Licata dove adesso ci recheremo. Sono fiduciosa che dal governo regionale arriveranno risposte positive per i cittadini di Licata e del comprensorio che hanno diritto ad avere un ospedale funzionante ed efficiente”.

Lo scrive in una nota la presidente della commissione Salute dell’Ars Margherita La Rocca Ruvolo.

Figura anche Agrigento nelle graduatorie provvisorie relative all’Avviso Pubblico prot. 18786 inserito nel quadro di azioni finalizzate alla presentazione di proposte per l’attuazione dell’Obiettivo specifico 10.7 – “Aumento della propensione dei giovani a permanere nei contesti formativi, attraverso il miglioramento della sicurezza e della fruibilità degli ambienti scolastici”(FESR)”, nell’ambito dell’azione 10.7.1 “Interventi di riqualificazione degli edifici scolastici…”

Lo afferma il Sindaco di Agrigento Dott. Francesco Miccichè, insieme all’Assessore alla programmazione Fondi strutturali 2021-2026 Ing. Gerlando Principato.

“Non potevamo farci sfuggire questa opportunità di partecipare all’avviso con cui si intende rendere le palestre scolastiche non solo più sicure, ma anche più attrattive e funzionali ai processi di apprendimento – aggiunge  Principato -. Entro il termine di scadenza del 5 Agosto 2021, abbiamo inviato 4 candidature (max consentito dal decreto) tra le 1.196 domande pervenute al Ministero. Abbiamo preferito  candidare le palestre degli Istituti comprensivi presenti nei quartieri di Monserrato, Villaseta e Villaggio Mosè. Sulla base dei punteggi automatici previsti nell’avviso pubblico e delle risorse spettanti ad ogni Regione sulla base delle percentuali di riparto, sono state redatte le graduatorie provvisorie, in cui risultano finanziabili 2 interventi per la messa in sicurezza delle palestre, per complessivi 700.000,00 euro. Attendiamo adesso l’ammissione al finanziamento con un successivo decreto del ministero dell’Istruzione di approvazione delle graduatorie definitive all’esito dei positivi controlli disposti”.