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Sono 367 i nuovi  casi di Covid-19 registrati nelle ultime 24 ore in Sicilia fronte di 5.003 tamponi processati.

Ieri i positivi erano 707. Il tasso di positività è al 7,3% in calo rispetto al 8,3% di ieri. La Sicilia è al settimo posto per contagi.

 

Sei rifugiati siriani, fra cui due bambini di uno e due anni, un adolescente e tre adulti, sono morti su un barcone presumibilmente “di fame e di sete”.

Lo afferma l’Unhcr sottolineando che l’Agenzia sta assistendo i 26 sopravvissuti sbarcati a Pozzallo, molti dei quali “presentano condizioni estremamente gravi, tra cui ustioni”.

“E’ inaccettabile – aggiunge Cardoletti – Rafforzare il soccorso in mare è l’unico modo per evitare queste tragedie”. Le vittime e i sopravvissuti, spiega l’Agenzia dell’Onu per i rifugiati, si trovavano su un barcone alla deriva da diversi giorni nel Mediterraneo centrale, prima che a soccorrerli arrivasse una nave della Guardia Costiera italiana

Sono 534 i migranti ospiti dell’hotspot di Lampedusa da dove sabato sono stati trasferiti, con il traghetto di linea a Porto Empedocle, 425 persone.

Per oggi è previsto lo spostamento di 40 ospiti che verranno imbarcati sulla motonave che in serata giungerà Porto Empedocle.Intanto sono 93 i migranti che, con tre diversi barconi, hanno raggiunto durante la notte l’isola. Sul primo, intercettato dalla Guardia di finanza nei pressi di Lampione, c’erano 6 tunisini.

Sul secondo, bloccato a 18 miglia, altri 23, fra cui 13 donne e 3 minori. Hanno dichiarato di essere originari di Guinea, Burkina Faso, Costa d’Avorio e Mali ed infine, a 8 miglia, e’ stato agganciato un altro gruppo da 65, fra cui 1 donna e 1 minore. Hanno riferito di essere scappati da Siria, Palestina, Egitto, Sudan

Licata baciata dalla fortuna.
Nell’estrazione di sabato 10 settembre, sono stati vinti 13.446,66 euro, centrando il “cinque”, mentre il jackpot continua a crescere superando i 27o milioni di euro, una cifra da record e da capogiro.

La schedina vincitrice è stata giocata nella ricevitoria di via Principe di Napoli.

Una vincita in Sicilia mancava dall’aprile 2018, quando furono vinti 130 milioni a Caltanissetta.

 

L’aumento vertiginoso dell’energia sta mettendo in ginocchio l’intero comparto della panificazione. “Abbiamo non più di sessanta giorni davanti – afferma il Presidente Nazionale Assipan Confcommercio Antonio Tassone – il rischio, dobbiamo dircelo, è che tra un paio di mesi il pane artigianale possa sparire dalle tavole degli italiani. Le piccole e medie imprese di questo passo scompariranno lasciando spazio ai grandi operatori industriali”. Con un aumento dei costi così devastanti, purtroppo il mondo della panificazione artigianale fatta di piccole e medie imprese dovrà fare delle scelte drastiche.

L’aumento dei prezzi, probabilmente, sarà la scelta che non verrà fatta, in quanto in un contesto come quello attuale dove il potere d’acquisto del consumatore finale è sempre più ridotto ci potremmo trovare da qui a breve ad una sostanziale riduzione dei consumi.

Questa grave situazione comporterà in prima battuta un taglio delle materie prime e purtroppo un taglio del personale fino ad arrivare alla scelta più dolorosa che è quella della chiusura definitiva. 1350 le imprese potrebbero chiudere con una perdita di circa 5300 occupati, da qui a pochi mesi. Assipan Confcommercio lancia il grido di allarme e chiede al Governo un adeguato e tempestivo credito d’imposta che compensi l’incremento del costo energetico, nonché un tetto massimo per questi costi già applicato con successo in altri paesi europei. Assipan Confcommercio pertanto ritiene indispensabile l’immediato inserimento delle imprese della panificazione fra quelle Energivore alla luce soprattutto dell’impatto che tale voce di costo ha sul valore della produzione e, in linea generale chiede di procedere alla revisione della fissazione dei prezzi del gas.

Bisogna, senza ombra di dubbio, partire dal valore che si intende dare al pane, – dichiara Giacomo Zimbardo Vice Presidente Naz.le di Assipan – che deve essere visto come patrimonio identitario di ogni singola comunità e quindi da non disperdere ma bensì tutelare”. I panificatori, strozzati dagli aumenti fuori controllo dei costi dell’energia, elettrica, gas, metano, legna etc etc. ed il conseguente aumento di tutta la materia prima hanno bisogno di immediati strumenti di sostegno e di una politica lungimirante che guardi al futuro. “Per garantire la migliore collocazione possibile del pane nel mondo produttivo, serve dare anche uno sguardo al futuro e puntare alla cosiddetta filiera corta, – continua Zimbardo – solo così si potrà garantire la cosiddetta autosussistenza alimentare”. L’obiettivo deve essere quello di puntare all’indipendenza di materie prime e consentire l’abbattimento dei prezzi e l’aumento qualitativo del prodotto finale e per far ciò serve promuovere la produzione di grani antichi che costituiscono un patrimonio unico per la Sicilia. È certamente una sfida importante quella del recupero e della valorizzazione in quanto deve trovare connessione lungo tutta la filiera, dal seme fino al prodotto finito, ma oggi più che mai si deve perorare tale sfida. “Ogni singolo fornaio deve essere sostenuto nel percorso di riqualificazione e di rilancio di un settore che vuole investire in innovazione e contestualmente desidera garantire quel legame indissolubile con le peculiari tradizioni artigianali di ogni singolo territorio. Purtroppo, – dichiara Enzo Gaziano Presidente Provinciale di Assipan Confcommercio Agrigento – viviamo un momento storico nel quale si è superata la fase di allarme e si è già raggiunto un livello insostenibile per tutti, bisogna scongiurare il paventato e imminente trend negativo della chiusura delle attività, in ogni modo possibile”. Senza interventi immediati, il pane artigianale, bene primario per eccellenza, potrebbe presto mancare sulle tavole di ognuno di noi.”

L’aumento vertiginoso dell’energia sta mettendo in ginocchio l’intero comparto della panificazione. “Abbiamo non più di sessanta giorni davanti – afferma il Presidente Nazionale Assipan Confcommercio Antonio Tassone – il rischio, dobbiamo dircelo, è che tra un paio di mesi il pane artigianale possa sparire dalle tavole degli italiani. Le piccole e medie imprese di questo passo scompariranno lasciando spazio ai grandi operatori industriali”. Con un aumento dei costi così devastanti, purtroppo il mondo della panificazione artigianale fatta di piccole e medie imprese dovrà fare delle scelte drastiche.

L’aumento dei prezzi, probabilmente, sarà la scelta che non verrà fatta, in quanto in un contesto come quello attuale dove il potere d’acquisto del consumatore finale è sempre più ridotto ci potremmo trovare da qui a breve ad una sostanziale riduzione dei consumi.

Questa grave situazione comporterà in prima battuta un taglio delle materie prime e purtroppo un taglio del personale fino ad arrivare alla scelta più dolorosa che è quella della chiusura definitiva. 1350 le imprese potrebbero chiudere con una perdita di circa 5300 occupati, da qui a pochi mesi. Assipan Confcommercio lancia il grido di allarme e chiede al Governo un adeguato e tempestivo credito d’imposta che compensi l’incremento del costo energetico, nonché un tetto massimo per questi costi già applicato con successo in altri paesi europei. Assipan Confcommercio pertanto ritiene indispensabile l’immediato inserimento delle imprese della panificazione fra quelle Energivore alla luce soprattutto dell’impatto che tale voce di costo ha sul valore della produzione e, in linea generale chiede di procedere alla revisione della fissazione dei prezzi del gas.

Bisogna, senza ombra di dubbio, partire dal valore che si intende dare al pane, – dichiara Giacomo Zimbardo Vice Presidente Naz.le di Assipan – che deve essere visto come patrimonio identitario di ogni singola comunità e quindi da non disperdere ma bensì tutelare”. I panificatori, strozzati dagli aumenti fuori controllo dei costi dell’energia, elettrica, gas, metano, legna etc etc. ed il conseguente aumento di tutta la materia prima hanno bisogno di immediati strumenti di sostegno e di una politica lungimirante che guardi al futuro. “Per garantire la migliore collocazione possibile del pane nel mondo produttivo, serve dare anche uno sguardo al futuro e puntare alla cosiddetta filiera corta, – continua Zimbardo – solo così si potrà garantire la cosiddetta autosussistenza alimentare”. L’obiettivo deve essere quello di puntare all’indipendenza di materie prime e consentire l’abbattimento dei prezzi e l’aumento qualitativo del prodotto finale e per far ciò serve promuovere la produzione di grani antichi che costituiscono un patrimonio unico per la Sicilia. È certamente una sfida importante quella del recupero e della valorizzazione in quanto deve trovare connessione lungo tutta la filiera, dal seme fino al prodotto finito, ma oggi più che mai si deve perorare tale sfida. “Ogni singolo fornaio deve essere sostenuto nel percorso di riqualificazione e di rilancio di un settore che vuole investire in innovazione e contestualmente desidera garantire quel legame indissolubile con le peculiari tradizioni artigianali di ogni singolo territorio. Purtroppo, – dichiara Enzo Gaziano Presidente Provinciale di Assipan Confcommercio Agrigento – viviamo un momento storico nel quale si è superata la fase di allarme e si è già raggiunto un livello insostenibile per tutti, bisogna scongiurare il paventato e imminente trend negativo della chiusura delle attività, in ogni modo possibile”. Senza interventi immediati, il pane artigianale, bene primario per eccellenza, potrebbe presto mancare sulle tavole di ognuno di noi.”

L’aumento vertiginoso dell’energia sta mettendo in ginocchio l’intero comparto della panificazione. “Abbiamo non più di sessanta giorni davanti – afferma il Presidente Nazionale Assipan Confcommercio Antonio Tassone – il rischio, dobbiamo dircelo, è che tra un paio di mesi il pane artigianale possa sparire dalle tavole degli italiani. Le piccole e medie imprese di questo passo scompariranno lasciando spazio ai grandi operatori industriali”. Con un aumento dei costi così devastanti, purtroppo il mondo della panificazione artigianale fatta di piccole e medie imprese dovrà fare delle scelte drastiche.

L’aumento dei prezzi, probabilmente, sarà la scelta che non verrà fatta, in quanto in un contesto come quello attuale dove il potere d’acquisto del consumatore finale è sempre più ridotto ci potremmo trovare da qui a breve ad una sostanziale riduzione dei consumi.

Questa grave situazione comporterà in prima battuta un taglio delle materie prime e purtroppo un taglio del personale fino ad arrivare alla scelta più dolorosa che è quella della chiusura definitiva. 1350 le imprese potrebbero chiudere con una perdita di circa 5300 occupati, da qui a pochi mesi. Assipan Confcommercio lancia il grido di allarme e chiede al Governo un adeguato e tempestivo credito d’imposta che compensi l’incremento del costo energetico, nonché un tetto massimo per questi costi già applicato con successo in altri paesi europei. Assipan Confcommercio pertanto ritiene indispensabile l’immediato inserimento delle imprese della panificazione fra quelle Energivore alla luce soprattutto dell’impatto che tale voce di costo ha sul valore della produzione e, in linea generale chiede di procedere alla revisione della fissazione dei prezzi del gas.

Bisogna, senza ombra di dubbio, partire dal valore che si intende dare al pane, – dichiara Giacomo Zimbardo Vice Presidente Naz.le di Assipan – che deve essere visto come patrimonio identitario di ogni singola comunità e quindi da non disperdere ma bensì tutelare”. I panificatori, strozzati dagli aumenti fuori controllo dei costi dell’energia, elettrica, gas, metano, legna etc etc. ed il conseguente aumento di tutta la materia prima hanno bisogno di immediati strumenti di sostegno e di una politica lungimirante che guardi al futuro. “Per garantire la migliore collocazione possibile del pane nel mondo produttivo, serve dare anche uno sguardo al futuro e puntare alla cosiddetta filiera corta, – continua Zimbardo – solo così si potrà garantire la cosiddetta autosussistenza alimentare”. L’obiettivo deve essere quello di puntare all’indipendenza di materie prime e consentire l’abbattimento dei prezzi e l’aumento qualitativo del prodotto finale e per far ciò serve promuovere la produzione di grani antichi che costituiscono un patrimonio unico per la Sicilia. È certamente una sfida importante quella del recupero e della valorizzazione in quanto deve trovare connessione lungo tutta la filiera, dal seme fino al prodotto finito, ma oggi più che mai si deve perorare tale sfida. “Ogni singolo fornaio deve essere sostenuto nel percorso di riqualificazione e di rilancio di un settore che vuole investire in innovazione e contestualmente desidera garantire quel legame indissolubile con le peculiari tradizioni artigianali di ogni singolo territorio. Purtroppo, – dichiara Enzo Gaziano Presidente Provinciale di Assipan Confcommercio Agrigento – viviamo un momento storico nel quale si è superata la fase di allarme e si è già raggiunto un livello insostenibile per tutti, bisogna scongiurare il paventato e imminente trend negativo della chiusura delle attività, in ogni modo possibile”. Senza interventi immediati, il pane artigianale, bene primario per eccellenza, potrebbe presto mancare sulle tavole di ognuno di noi.”

Saranno risarciti dal ministero della Salute i familiari di una donna di San Biagio Platani, in provincia di Agrigento, morta a soli 46 anni il 12 gennaio del 2018 a causa di un’epatopatia cronica provocata dalle trasfusioni.

Già dall’età di 7 anni, sin dal 1978, era stata sottoposta a trasfusioni. Dopo un anno le era stata diagnosticata un’epatite virale acuta. Da allora era stata più volte ricoverata. La commissione medica ospedaliera aveva inizialmente sostenuto che non sussistessero i presupposti per il riconoscimento dei benefici richiesti così come il ministero.

 

I familiari, assistiti dagli avvocati avvocati Girolamo Rubino e Daniele Piazza, hanno proposto un ricorso amministrativo al Ministero della Salute chiedendo l’annullamento del provvedimento con cui erano stati negati i benefici richiesti ed il conseguente riconoscimento dell’assegno reversibile per 15 anni.

Nel ricorso era stata prodotta anche una corposa documentazione sanitaria. Il Ministero della Salute, preso atto della documentazione e del parere reso dalla commissione medica ospedaliera di Messina ha accolto il ricorso proposto, riconoscendo i benefici richiesti.

Scommessa vinta e brindisi per l’amministrazione comunale di Aragona, guidata dal sindaco Giuseppe Pendolino. Grazie al lavoro anche del vicesindaco, Nino Contino, esperto nell’organizzare eventi, sostenuto dagli assessori Renata Micciché e Raimondo Chiara, la cittadina ieri sera ha fatto registrare il boom di presenze con il concerto dei Matia Bazar, gruppo storico del panorama musicale italiano. Oltre seimila persone hanno cantato per oltre due ore. Si sono conclusi così i festeggiamenti in onore del Patrono San Vincenzo.

Presentato, ieri sera, nella splendida cornice del Palazzo Ducale a Palma di Montechiaro, alla presenza del sindaco, Stefano Castellino, il libro “La promessa” di Gianlivio Fasciano. La Promessa è il romanzo di una storia vera, fatta d’amore e di ferro, raccontata dall’autore, nella lingua autentica e commovente di un pastore, Romolo, nato a Mastrogiovanni l’11 agosto 1921 da Simone Di Meo e Gloria Verrecchia. Mastrogiovanni è un paesino, così piccolo, che si perde tra i monti “Sopra Caserta, sotto la Ciociaria, verso l’Abruzzo, dentro il Molise”. La storia di Romolo, delle sue vacche, del suo amore per Giovanna, e della chiamata, prima, alla leva e poi in guerra, era una storia destinata all’oblio, o al ricordo di pochi, ma oggi, grazie alla scrittura di Gianlivio Fasciano, è possibile leggerla, emozionarsi, e fare tesoro di un mondo del passato, le cui radici sono piantate in ognuno di noi. Come Pasolini, Gianlivio Fasciano è convinto che i contadini e i pastori volessero restare tali, desiderassero vivere felici nonostante la durezza del lavoro. Neppure la guerra, che costringe Romolo a diventare soldato, riesce a snaturarlo. “Avrei voluto alzare le mani e arrendermi, dire che ero solo un pastore di Mastrogiovanni anche se tenevo un fucile tra le spalle”. Questo romanzo si iscrive nella grande tradizione della letteratura civile.

Nel cuore del paese vecchio distrutto dal terremoto del 1968 si sono riuniti insieme a giornalisti e winelovers, agricoltori e vignaioli che hanno portato l’uva frutto della vendemmia per ripetere il rito della pigiatura insieme a famiglie e bambini proprio come si faceva un tempo: a Montevago la venticinquesima edizione della festa del vino è stata caratterizzata non solo dalla presenza del grande pubblico ma da un’attenzione dedicata al territorio e alle sue aziende. Un’occasione per raccontare a tutti anche della straordinaria chiesa Madre riaperta al culto proprio all’inizio dell’anno grazie all’impegno costante della Sindaca Margherita La Rocca

Oggi, lunedì 12 settembre, nella Biblioteca comunale di Grotte, alle ore 17, il presidente della Commissione Nazionale Antimafia, Nicola Morra, presenterà il libro di Salvatore Petrotto, ‘Il Sistema Montante’, ed il libro di Marco Bova, ‘Matteo Messina Denaro, latitante di Stato’. L’iniziativa è stata organizzata dal giornalista Carmelo Arnone, direttore del quotidiano online Grotte.info, che trasmetterà il dibattito in diretta on line, in collaborazione con il Comune di Grotte.