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 A capo un medico dentista di Favara ricchissimo da sequestrare o rapinare nella sua casa di Cannatello, San Leone, zona balneare di Agrigento, dove custodiva una cassaforte ricolma di denari, per pagare una partita di cocaina reclamata dal clan Fragapane e mai pagata dal clan Errigo di Comiso, tramite il referente,  è più importante dopo l’arresto del boss Concetto Errigo, ossia Carmelo Battaglia.

A capo e ad indicare il nome del facoltoso professionista ai mafiosi Comitini è stato il pentito favarese Giuseppe Quaranta , che aveva premura di recuperare i soldi di una partita di cocaina mai pagata da Battaglia che aveva fatto “incazzare tantissimo il seppur giovane boss e  figlio d’arte Francesco Fragapane. E gli uomini del clan Errigo avevano già reclutato il comando che avrebbe dovuto entrare in azione a Favara. Solo un caso fortuito ha fatto perdere tempo e il rapimento o la rapina del dentista favarese è rimasto fortunatamente solo un progetto. Inquirenti conoscono il nome del medico dentista. È, nell’allegare i verbali di Quaranta , la sua posizione è stata stralciata, gli atti del processo Proelio, ieri udienza a Catania subito rinviata al prossimo 23 maggio a causa del trasferimento del giudice ma giusto in tempo per raccogliere la richiesta degli imputati più imputati agrigentini di essere giudicati con il rito a breve abbreviato ossia Francesco Fregapane, 38, Di Sant’Elisabetta, Roberto Lampasona 41 anni di Santa Elisabetta, Antonino Mangione 38 anni di Raffadali e Girolamo Campione quarant’anni residente a Burgio. Hanno pensato bene di omissare l’intera pagina cinque (su 23)  segno tangibile che le investigazioni sono tuttora in corso.

Un incidente stradale si è verificato sabato pomeriggio nei pressi della Scala dei Turchi a Realmonte. Un uomo di cinquant’anni, rimasto ferito, dallo scontro tra il suo scooter ed un’auto con a bordo due turisti.

Per soccorrere il malcapitato è stato fatto arrivare  un elicottero che ha trasportato quest’ultimo all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta per le ferite riportate.

Giunto nel capoluogo Nisseno, il cinquantenne é stato ricoverato con una frattura del perone e del setto nasale ma nessuna preoccupazione. Sul luogo del sinistro sono sopraggiunti anche i carabinieri della Stazione di Realmonte.

Ad Agrigento, nello Spazio Temenos della Chiesa di San Pietro, in via Pirandello, da oggi venerdì 11 maggio a lunedì 14 maggio si svolgono le Giornate internazionali del Nero d’Avola. L’iniziativa è ideata e organizzata da Carmelo Sgandurra, Master Sommelier ed autore della “Guida del Nero d’Avola”. La manifestazione intende rilanciare, affermare, e apprezzare le produzioni del rinomato vitigno autoctono siciliano.

E le “Giornate internazionali del Nero d’Avola” proseguono oggi venerdì 11 maggio con il seguente programma:

alle ore 15 nello spazio Temenos della Chiesa di San Pietro il seminario su “L’evoluzione produttiva del Nero d’Avola, principe dei vitigni siciliani, dalle sue origini ad oggi. Prospettive future”.

Dalle ore 17 in poi una Masterclass riservata ad un pubblico ristretto che interverrà sulle caratteristiche sensoriali del Nero d’Avola e sulle sue sfaccettature territoriali. A seguire, infine, i banchi d’assaggio dei vini delle aziende partecipanti. 

Le interviste https://youtu.be/Qz3FGO1LPwQ

A Lampedusa barcone con 160 persone

Sbarco sull’isolotto di Portopalo di Capo Passero nel Siracusano. Individuata una barca a vela di nome Melody con bandiera degli Stati Uniti. A bordo 37 migranti, tra cui 3 donne e 3 bambini, di asserita nazionalità kurda. Le forze dell’ordine hanno anche ritrovato in spiaggia un piccolo tender utilizzato dagli scafisti, probabilmente tre ucraini, per fuggire. Secondo quanto ricostruito dalle testimonianze dal Gruppo interforze di contrasto all’immigrazione clandestina della Procura di Siracusa, i migranti sono partiti cinque giorni fa dalle coste greche, pagando 5 mila euro ciascuno per il viaggio. A Lampedusa Continuano senza sosta gli sbarchi di migranti tunisini a Lampedusa. Ieri pomeriggio per il terzo giorno di fila, un barcone con 160 migranti a bordo è stato intercettato dalle motovedette della capitaneria di porto vicino l’isola. I 160 migranti sono stati accompagnati a Trapani con due motovedette una della capitaneria di porto e una della guardia di finanza.

Bisogna porre fine una volta per tutte allo scaricabarile tra il Comune e la Cooperativa Progetto Vita” – così interviene il Consigliere d’Opposizione, Oscar Aiello, in merito alla vicenda dei mancati pagamenti alle lavoratrici, che si occupano dei disabili nelle scuole, dei portatori di handicap a domicilio e degli anziani a domicilio.

“Essendomi interessato del problema – dichiara Aiello – al Comune mi è stato detto che il pagamento non può avvenire perché la Cooperativa non ha presentato il Durc, la Cooperativa dice invece che il Durc c’è e il Comune non pagherebbe da Dicembre. E mentre Comune e Cooperativa giocano a ping-pong di responsabilità – ribadisce l’esponente di Direzione Futuro – chi lavora con professionalità e tanto sacrificio non viene pagato da Gennaio.

Una situazione inaccettabile, che crea disagi alle famiglie e mortifica le lavoratrici, alle quali manifesto solidarietà a nome di tutto il movimento Direzione Futuro.

Pertanto – conclude Oscar Aiello – occorre individuare una volta per tutte le responsabilità del mancato pagamento degli stipendi e punire chi sbaglia affinché il problema non si verifichi più”.

Daniele  Fragapane 33 anni originario di Santa Elisabetta cugino di Francesco, ritenuto il vertice del mandamento della “Montagna”  è stato arrestato dalla polizia belga a Bruxelles,  che ha eseguito un mandato di arresto in carcere per associazione mafiosa. 

Era sfuggito alla cattura nell’ambito della maxi operazione antimafia e seguita dei carabinieri del comando provinciale di Agrigento,  denominata “montagna”  Fragapane,  non si nascondeva ma conducevo una vita tranquilla in Belgio dove peraltro è capitano ed attaccante della squadra di calcio dilettantistica la Rolex. Secondo l’accusa Daniele Fragapane si sarebbe occupato della famiglia mafiosa per un certo periodo e di essere stato il braccio destro del cugino. 

 L’incidente tra venerdì e ieri in via gela nei pressi del villaggio Peruzzo, una donna travolta da un’auto alla cui guida vi era un uomo di 67 anni di Agrigento. 

La donna è portata all’ospedale San Giovanni di Dio dove sono stati effettuati tutti gli accertamenti diagnostici e sul posto del sinistro gli uomini della Polizia Municipale della città dei templi. 

Una vera e propria rivoluzione nel sistema sanitario pubblico che vede l’Ospedale Cannizzaro di Catania il “primo” ospedale pubblico, unico nel centro-sud e tra i 50 presenti in tutto il mondo, ad utilizzare, per i pazienti affetti da tumori o altre lesioni cerebrali, la tecnica della radiochirurgia  “Gamma Knife”.

L’attività clinica del nuovo Gamma KnifeIcon dell’ospedale Cannizzaro, inaugurata la scorsa settimana,è già operativa. Sono stati già trattati i primi cinque pazienti con la nuova apparecchiatura in regime ambulatoriale e non più in ricovero.

La radiochirurgia Gamma Knife, detta anche radiochirurgia stereotassica, è una forma molto precisa di radioterapia. Anche se è chiamata chirurgia, una procedura di Gamma Knife non comporta un intervento chirurgico effettivo.  Questa nuova macchina, ultima frontiera della “radiochirurgia stereotassica“ utilizza fasci di raggi gammacon precisione sub-millimetrica,che si irradiano concentrandosi sulla lesione da trattare, somministrando così una dose molto intensa di radiazione senza nessuna incisione chirurgica.

La radiochirurgia Gamma Knife viene denominata “chirurgia” perché rende possibile un risultato simile ad una procedura chirurgica reale attraverso una sola sessione di trattamento radioterapico. I fasci di radiazione sono centrati in modo molto preciso sul tumore, le lesioni o altre aree da trattare con un minimo effetto sul tessuto cerebrale sano circostante.

La radiochirurgia Gamma Knife è più spesso impiegata per il trattamento di tumori e di altre lesioni cerebrali. Viene anche impiegata per il trattamento di alcune malattie neurologiche, come la nevralgia del trigemino (una condizione in cui la compressione sul nervo trigemino provoca spasmi facciali molto dolorosi) e il trattamento del neurinoma dell’acustico (un tumore cerebrale che si localizza a livello dei nervi che controllano l’udito), disturbi del movimento, malformazioni artero-venose (angiomi cerebrali).

Il nuovo Gamma KnifeIconha una gestione funzionale integrata tra le U.O.C. di Neurochirurgia e di Radioterapia dell’Azienda Cannizzaro, ognuna per le proprie competenze, sotto la supervisione dei rispettivi direttori dr. Salvatore Cicero e dr. Francesco Marletta.

Il trattamento più idoneo, in ciascun caso, viene discusso e stabilito da un team multidisciplinare che si riunisce settimanalmente e che ha già programmato i trattamenti delle prossime settimane. Per accedere alle visite ambulatoriali, gli utenti possono contattare lo 095 7264015 (segreteria Radioterapia) o 095 7263435 (segreteria Neurochirurgia), dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13.


 

Il 16 novembre 2014 la Procura della Repubblica di Agrigento ha chiesto l’archiviazione delle indagini. Il 21 luglio 2015 la Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, ha respinto la richiesta di archiviazione restituendo gli atti di indagine, per altri approfondimenti, alla Procura. Il 25 settembre 2015 la Procura ha ripetuto per la seconda volta la richiesta di archiviazione a favore di 6 medici. Poi il 17 dicembre 2015 la Gip Vella ha accolto l’archiviazione per 4 medici e ha disposto l’ imputazione coatta per gli altri 2 medici che, dunque, hanno subito il processo. La notte tra il 16 e il 17 dicembre 2012 Vincenzo Rigoli è morto ad Agrigento a 19 anni di età in ospedale, al “San Giovanni di Dio”, dopo un incidente stradale in contrada Gasena alle ore 23.05. Alle 23.41 è entrato al Pronto soccorso. Il medico del Pronto soccorso, nonostante mancasse la Tac, ha diagnosticato le gravissime lesioni polmonari e al fegato. Vincenzo Rigoli alla mezzanotte è in sala operatoria. Il medico anestesista ha eseguito correttamente il suo compito. Poi, in sala operatoria lavorano  3 chirurghi generali che, tra le lesioni al polmone, e quindi a tamponamento dell’emorragia ai polmoni, e le lesioni al fegato, scelgono di intervenire al fegato e tagliano l’addome praticando una laparotomia per tamponare l’emorragia al fegato. Nel frattempo, il medico chirurgo toracico, l’unico capace di intervenire sul torace e quindi sulla emorragia polmonare, è stato già allarmato dalle ore 23.30. E’ residente a Gela e, giustificandosi a causa del maltempo, giunge in ospedale 2 ore e 30 minuti dopo la telefonata, alle ore 2, quando Vincenzo Rigoli, nonostante le trasfusioni di sangue, ha già subito un arresto cardiocircolatorio. Alle ore 2.45 Rigoli muore per shock emorragico. Se l’ intervento di tamponamento della emorragia polmonare fosse stato eseguito prioritariamente e tempestivamente, o dal medico specialista o anche dai 3 chirurghi generali, che, secondo i consulenti della parte civile, avrebbero potuto agire manualmente, in modo più rudimentale, praticando una toraco – freno – laparotomia, Vincenzo Rigoli sarebbe morto malgrado ciò oppure si sarebbe salvato? Vi è un rapporto di causa ed effetto tra le condotte dei medici e la morte del ragazzo? E poi, altro interrogativo : per quali ragioni non si è proceduto a trasportare Enzo Rigoli con l’ elisoccorso in un altro ospedale dotato di unità operativa toracica d’urgenza più attrezzata? A tali interrogativi hanno risposto i periti del Tribunale, il medico legale Dino Maria Tancredi e il chirurgo Innocenzo Bertoldi, secondo cui “la condotta professionale dei medici non è certamente condivisibile e un trattamento ottimale avrebbe aumentato le possibilità di sopravvivenza ma forse in maniera non decisiva”. E il giudice monocratico Maria Alessandra Tedde, probabilmente perché non ha accertato la colpevolezza “al di là di ogni ragionevole dubbio”, ha assolto, “perché il fatto non sussiste”, i due medici imputati di omicidio colposo, il primario del reparto Chirurgia, Salvatore Napolitano, e il chirurgo Sergio Sutera Sardo. A conclusione della requisitoria, la pubblico ministero Manuela Sajeva ha invocato la condanna a 4 anni di reclusione per Sutera Sardo e 2 anni e 2 mesi per Napolitano. Il giudice, secondo chi scrive, ha praticato la saggezza latina espressa nel principio “In dubio pro reo”, ossia nel dubbio si giudica a favore dell’imputato.

A.R (Teleacras)