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Al Presidente della Repubblica  Sergio Mattarella

Al Presidente del Consiglio dei Ministri  Giuseppe Conte

 Al Presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci

Letteraappello. Settore matrimoni e grandi eventi: “Impossibilitati a fronteggiare le nuove disposizioni rischiamo di non poter riaprire le nostre attività”.

Gentilissimo,

chi Le scrive è un gruppo di imprenditori del comparto grandi eventi e matrimoni che da lavoro a centinaia e centinaia di dipendenti, promuove il Territorio dove opera e produce benessere diffuso.

Ci rivolgiamo a Lei perché, mai come adesso, il futuro del nostro comparto dipende dalle misure che verranno messe  in campo e che, in questo momento, sembrano non prendere in dovuta considerazione le nostre speranze finalizzate alla riapertura delle strutture tra le più importanti in Italia.

Operiamo nel settore da svariati decenni e nelle nostre sale matrimoni, ogni anno vengono ospitati banchetti e cerimonie di nozze con la presenza di centinaia di invitati.

Siamo preoccupati per le disposizioni in arrivo che di fatto impedirebbero il prosieguo delle nostre attività. A differenza dei normali locali, ristoranti e trattorie con un numero ben individuato di coperti, le sale banchetti da sempre sono frequentate quasi giornalmente da centinaia e centinaia di persone al seguito dei festeggiati. E il distanziamento sociale, così come molte altre norme di contenimento dell’epidemia ipotizzate, diventano pressoché impossibili da attuare.

Noi siamo coloro che trasformano i sogni in realtà. Siamo coloro che accolgono, servono, cucinano e sovrintendono ai momenti di gioia di tantissime giovani coppie che convolano a nozze e che festeggiano con i loro numerosi invitati. E  il rito della festa di matrimonio è un evento unico e antico al quale nessuno vuole mancare. Noi siamo in sostanza i professionisti del Wedding. Rappresentiamo quel settore merceologico attorno a cui ruota un fatturato notevole. E di cui ancora nessuno parla. Di cui non c’è traccia nei Decreti, nelle bozze delle fasi di ripresa. Siamo, a tutti gli effetti, un pilastro dell’economia locale, un volano per la promozione siciliana che affonda le proprie radici nelle tradizioni e nella cultura; e che negli eventi ha il suo cuore pulsante.

Abbiamo smesso di lavorare come ci è stato chiesto. Lo abbiamo fatto con diligenza e rispetto, tenendo a cuore le sorti del nostro Paese e della sua gente. Lo abbiamo fatto in questi mesi che per noi sono quelli più importanti dell’anno, quelli in cui generiamo gran parte del nostro fatturato: le chiusure di marzo ed aprile hanno azzerato il nostro fatturato e purtroppo siamo stati costretti ad annullare cerimonie fino a tutto il mese di luglio e gran parte di agosto.

Il nostro è un lavoro di programmazione, dove tutto si organizza con largo anticipo. Questi mesi che lavorativamente non stiamo vivendo, ci vedono costretti ad uno slittamento di molti dei nostri eventi al 2021. Se si allontanano gli eventi, si allontanano anche i nostri incassi.

Non possiamo permetterci di affrontare un anno “sabbatico” visti tutti gli investimenti fatti e gli impegni economici che abbiamo già preso con i nostri fornitori, gli impiegati a cui dobbiamo garantire uno stipendio dignitoso senza contare i tributi e le imposte da saldare.

Abbiamo bisogno del Suo aiuto. Ci aiuti a capire come potremmo ricominciare a lavorare. E se non potremo tornare a festeggiare, perché gli assembramenti dovranno essere evitati, allora chiediamo di trovare delle soluzioni che ci consentano di continuare ad ospitare centinaia di persone nel rispetto delle regole senza dover gioco forza chiudere le nostre attività.

Chiediamo di essere ascoltati per trovare misure che ci possano aiutare ad andare avanti, che non ci facciano sentire abbandonati, che non ci costringano ad abbassare le saracinesche delle nostre aziende. Noi non vogliamo chiudere, noi vogliamo rinascere con il nostro Paese.

Esistiamo anche noi. Noi che, come gli altri, abbiamo contribuito a rendere grande questo Paese. Noi che raccontiamo il bello, rappresentiamo l’arte, la creatività, la storia, la cultura d’Italia. Noi che siamo un motore per l’economia che non può essere fermato. Confidiamo in Lei.

Con ossequio

Aziende Matrimoni Sicilia

 

Questa la divisione degli attuali positivi nelle varie province:

Agrigento, 129 (0 ricoverati, 2 guariti e 1 deceduto);

Caltanissetta, 119 (18, 19, 10);

Catania, 721 (93, 128, 77);

Enna, 316 (155, 56, 25);

Messina, 397 (98, 83, 45);

Palermo, 360 (70, 48, 27);

Ragusa, 71 (4, 6, 6);

Siracusa, 97 (49, 81, 22);

Trapani, 110 (6, 20, 5).

Questo il quadro riepilogativo della situazione nell’Isola, aggiornato ad oggi, in merito all’emergenza Coronavirus, così come comunicato dalla Regione Siciliana all’Unità di crisi nazionale.

Dall’inizio dei controlli, i tamponi effettuati sono stati 65.165 (+3.015 rispetto a ieri), su 63.626 persone: di queste sono risultate positive 2.981 (+55), mentre attualmente sono ancora contagiate 2.320 (+19)443 sono guarite (+31) e 218 decedute (+5).

Degli attuali 2.320 positivi, 493 pazienti (-17) sono ricoverati – di cui 32 in terapia intensiva (-2) – mentre 1.827 (+36) sono in isolamento domiciliare.

Non sopportava più di essere maltrattata dalla zia. Questo il motivo dell’efferato omicidio raccontato agli investigatori da Maria Castronovo, 39 anni. E così ha assoldato due killer e ha ucciso Maria Angela Corona, di 47 anni. La nipote ha indicati gli autori del delitto in Guy Morel Diehi, 23 anni, nato in Costa d’Avorio, e Toumani Soukouna, 28 anni, originario del Mali. Si tratta di due persone allo stato irregolari, dopo che gli è scaduto il permesso di soggiorno per restare in Italia. Hanno incassato 15.500 euro che la nipote ha pagato a rate.
I soldi sono stati consegnati a uno dei due extracomunitari, che ha coinvolto il complice. La vittima è andata nella casa dove Castronovo vive con il nonno, a Bagheria. Forse attirata in trappola. Qui l’hanno strangolata. Il corpo poi è stato chiuso dentro un sacco e gettato nelle campagne, dove infine è stato ritrovato smembrato e dilaniato dagli animali selvatici.

Maria Castronovo si portava dentro un rimorso che l’ha indotta a pentirsi. Ma ancor prima della sua confessione, i carabinieri l’avevano individuata come possibile mandante del delitto. L’avevano interrogata all’ospedale Civico dove era ricoverata per delle ustioni. Il suo racconto auto accusatorio è stato riscontrato in alcuni passaggi, da qui l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura della Repubblica. Le indagini, però, proseguono. Ci sono altri tasselli investigativi da mettere a posto.

In seguito a delle denunce sporte da diversi cittadini licatesi, la Polizia di Stato del Commissariato di Licata ha condotto indagini per svariati mesi. Sono stati arrestati tre soggetti, accusati per reato di truffa. Si tratta di A.G., classe ‘76; P.A., classe ‘83, con precedenti specifici; D’A. A., classe ‘82.

Alcuni cittadini avevano effettuato svariati acquisti online, sostenendone l’affidabilità e probabilmente la convenienza in termini economici, sottoscrivendo polizze assicurative per i propri motoveicoli. Una persona aveva anche comprato un motore per la sua Jeep.

I truffatori in questione si definivano “agenti assicurativi” o “responsabile di società” per la vendita di automezzi e contattavano i cittadini, proponendo preventivi assicurativi vantaggiosi e la vendita di oggetti economici. I malcapitati,” fiutando l’affare, seguivano le indicazioni che venivano loro rivolte dai truffatori che, nel frattempo, avevano indicato specifici recapiti telefonici, identità fittizie, carte di credito PostePay e coordinate bancarie su cui fare i versamenti. Gli inconsapevoli acquirenti che attendevano la consegna della merce o che in quel frangente erano incorsi in incidenti stradali e non risultavano coperti da alcuna assicurazione, ben presto, però, si rendevano conto di essere stati raggirati da sconosciuti che avevano carpito la loro buona fede e si determinavano a proporre denuncia.”

Diventano quattro le vittime da coronavirus a Sciacca E’ morto oggi all’ospedale di Enna un altro degli anziani che tra i primi aveva contratto il contagio nel focolaio del reparto di medicina dell’ospedale “Giovanni Paolo II”.

Aveva 85 anni e il 7 marzo era stato il primo paziente affetto da Covid 19 accolto all’ospedale Umberto I del capoluogo ennese. L’anziano soffriva di varie patologie e per quasi due mesi ha tentato inutilmente di sconfiggere il virus.

Era l’ultimo ancora in vita del gruppo di sei anziani che si trovavano ricoverati nell’unità operativa di medicina della struttura ospedaliera di Sciacca e che erano risultati positivi all’inizio di marzo, i primi contagiati in provincia di Agrigento. Prima di lui erano morti altri tre anziani di Sciacca, uno di Menfi e uno di Ribera, tutti ricoverati per patologie varie nel reparto di medicina del “Giovanni Paolo II”.

Gli stessi accolgono positivamente l’iniziativa del Comune in merito all’attivazione dello sportello di ascolto psicologico, ringraziando la Dott.ssa Teresa Urso che si dedicherà a tale delicato servizio offrendo sostegno a chi richiederà tale supporto chiamando il numero 0922.590110 nei giorni di lunedì e mercoledì dalle ore 11:00 alle ore 13:00 e il giovedì dalle 15:00 alle 17:00”.

Galvano e Gibilaro continuano: “Certi della competenza della Dott.ssa Urso riteniamo utile, alla luce del malessere psicologico ed emotivo causato dal crescere del disagio economico-sociale e dal senso di solitudine diffuso tra i cittadini, che l’Amministrazione comunale debba individuare altro personale che affianchi e lavori con la Dott.ssa Urso, offrendo così un servizio che riesca a rispondere a tutte le richieste di aiuto e preveda l’attivazione di un maggior numero di utenze telefoniche e fasce orarie anche pomeridiane.

Altresì, riteniamo fondamentale, al fine di combattere ed arginare il dilagante fenomeno delle violenze familiari che a causa delle lecite restrizioni causate dal covid-19 risulta preoccupante, che l’Amministrazione comunale crei un apposito sportello di ascolto con l’istituzione di almeno due numeri di cellulare che potranno ricevere telefonate e messaggi da parte di donne in difficoltà. Inoltre, sarebbe opportuno per reperire maggiori professionalità e garantire un servizio più efficiente che l’Amministrazione comunale avvii una collaborazione con le associazioni del terzo settore che possano coadiuvarla sia per lo sportello di ascolto per le persone sole che per donne che sono vittime di violenze all’interno dei propri nuclei familiari”.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito a Maria Lucrezia Rallo, giovane studentessa di Marineo, l’attestato di “Alfiere della Repubblica”, insieme ad altri 25 giovani italiani che si sono distinti come costruttori di comunità, attraverso la loro testimonianza, il loro impegno, le loro azioni coraggiose e solidali.

«Apprendo con soddisfazione dell’importante riconoscimento che il Presidente della Repubblica ha voluto attribuire ad una talentuosa studentessa siciliana – dichiara l’assessore regionale all’istruzione Roberto Lagalla – Maria rappresenta, oggi in modo particolare, un modello positivo di cittadinanza attiva, impegnata nel sociale e sensibile ai mutamenti del nostro tempo. Esprimo quindi vivo compiacimento per questa circostanza che rende onore alla Sicilia e conferisce prestigio al nostro sistema d’istruzione. Mi auguro che l’esempio di Maria, fortemente permeato, di cultura solidale, possa essere seguito da tanti altri giovani siciliani. A lei auguro di proseguire il suo percorso formativo con immutata passione e costante amore per la poesia della vita».

Carabinieri di Siracusa e Nas questa mattina si sono presentati in due ospedali della provincia di Siracusa e negli uffici della direzione dell’Asp, in via Brenta. Sono arrivati all’Umberto I poco prima di metà mattina mentre in contemporanea era in corso un’altra visita al Trigona di Noto.
Al momento, solo indiscrezioni sui motivi che hanno portato alle ispezioni nelle strutture sanitarie siracusane. Tra le ipotesi, un approfondimento sul reparto di Geriatria dell’Umberto I recentemente chiuso (non il solo, ndr) e con personale in quarantena dopo alcuni casi di anziani positivi al covid-19. Nelle prime fasi dell’epidemia ha creato poi un certo allarme il ripetersi di notizie su contagi in ospedale, tra sanitari e pazienti, fino all’arrivo del covid team inviato dalla Regione.
Ma nei giorni scorsi sono stati formalizzati anche degli esposti sui percorsi covid-non covid dentro delle strutture ospedaliere. Secondo fonti sindacali, sotto i riflettori delle forze dell’ordine ci sarebbe pure l’uso promiscuo degli ascensori.

Gianni Catania, siracusaoggi.it

“Ispettori Covid nelle residenze sanitarie assistite e nelle case di risposo per accertare il rispetto delle regole fissate dal recente vademecum regionale per stoppare i contagi e prevenire nuovi focolai di Covid-19”.

L’appello alla Regione, sotto forma di interpellanza  depositata ieri all’Ars, è dei deputati 5 stelle componenti della commissione salute dell’Ars, Francesco Cappello, Antonio De Luca,  Giorgio Pasqua e  Salvatore Siragusa,  che sollecitano l’invio di verificatori delle misure di prevenzione, messe, nero su bianco, nei giorni scorsi dal Dasoe (dipartimento regionale per le attività sanitarie e osservatorio epidemiologico) in un vademecum inviato ai vertici delle Asp e ai responsabili di Rsa e case di cura per prevenire nuovi casi Caltagirone, solo per citare  uno dei casi più recenti.

“Dobbiamo evitare ad ogni costo – dice Cappello – quanto successo in questi giorni in una casa di riposo  nella mia città, a Caltagirone, dove sono stati accertati, purtroppo, decine di contagi, come, in precedenza, in altre strutture similari in Sicilia. L’iniziativa del vademecum regionale, per dare i suoi frutti  deve essere seguita da attività ispettive che accertino che le prescrizioni in esso contenute  siano effettivamente  rispettate, facendo scattare, in caso contrario,  eventuali sanzioni a carico degli inadempienti”.

Diverse le prescrizioni previste dal vademecum, tra queste l’individuazione del responsabile delle misure di contenimento, la formazione del personale riguardo al corretto uso e smaltimento dei dispositivi di protezione,  l’effettuazione del tampone agli ospiti delle strutture in qualunque momento insorgano sintomi o si certifichino  contatti di questi con soggetti postivi etc.

“E’  ovvio – affermano i deputati – che considerato l’elevato numero di strutture del genere in Sicilia gli ispettori non potranno visitarle tutte in tempi stretti.  Controlli a campione  e a sorpresa, però, potrebbero essere sicuramente utilissimi”.

L’esigenza di stare sul chi va là, anche in vista dell’imminente fase 2,  arriva anche da Roma, dal presidente della commissione Difesa della Camera, Gianluca Rizzo, colpito dalle brutte notizie che arrivano dalla sua Caltagirone.

“Non è il momento – dice Rizzo – di abbassare la guardia, bisogna continuare a rispettare le regole di distanziamento sociale. Ciò che è accaduto a Caltagirone è la dimostrazione che serve salvaguardare in primis i nostri anziani. Non vorrei mai assistere a quanto accaduto in Lombardia in questi mesi”.