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La Corte d’Appello di Palermo, accogliendo le istanze del difensore, l’avvocato Davide Casà, ha assolto Giuseppe Angarussa, 37 anni, di Porto Empedocle, dall’imputazione di violazione della sorveglianza speciale. Un’altra ipotesi di violazione della misura di prevenzione, e il possesso ingiustificato di tre cacciaviti, sono stati dichiarati prescritti. Angarussa è stato condannato in primo grado a 7 mesi di reclusione.

A Porto Empedocle, in via Garibaldi, il conducente di un’automobile Fiat 500 Abarth ha tamponato due automobili, una Fiat Punto e una Volkswagen Golf, ha rassicurato i due tamponati che avrebbe pagato i danni, e poi, invece, si è dileguato. Pochi muniti dopo si è presentato in via Garibaldi, i poliziotti, giunti sul posto per i rilievi, gli hanno chiesto i documenti. Lui ha risposto: “Non li ho con me. Vado a casa a prenderli e li porto in Commissariato”. E poi, invece, lui non è andato in Commissariato, dove, peraltro, sarebbe stato sottoposto all’alcol test. Ebbene, dopo alcune ore i poliziotti lo hanno rintracciato nei pressi di un bar, e lui, un uomo di 45 anni, identificato dai documenti in suo possesso, è stato denunciato a piede libero per omissione di soccorso e per rifiuto di sottoporsi ad alcol test ed esami tossicologici. L’omissione di soccorso ricorre perché lui, dopo il tamponamento, non ha accertato se vi fossero dei feriti allertando eventualmente un’ambulanza, quando invece due persone a bordo di un’auto tamponata sono state condotte in ospedale ad Agrigento per lievi traumi.

A margine della manifestazione di protesta a Mazara del Vallo dei pescatori delle marinerie siciliane contro le politiche dell’Unione Europea, il deputato regionale del Partito Democratico, Michele Catanzaro, ha lanciato un appello al presidente della Regione, Nello Musumeci, “affinchè – afferma Catanzaro – si faccia portavoce del malessere del comparto pesca, e si attivi in maniera fattiva per sostenere i pescatori e la loro protesta”. E poi aggiunge: “La decisione della Commissione europea che ha disposto, a tutela del mare e delle sue risorse, la riduzione delle giornate di pesca nel Mediterraneo, e i ritardi del governo regionale che, a due anni dall’approvazione, non ha ancora attuato le norme della riforma, rischiano di affondare il settore della pesca in Sicilia”.

Anche una delegazione di pescatori di Sciacca ha partecipato a Mazara del Vallo alla manifestazione dei pescatori delle marinerie siciliane contro le politiche dell’Unione Europea nel settore pesca. L’assessore comunale alla Pesca di Sciacca, Michele Bacchi, commenta: “La pesca è un comparto da sostenere e non da vessare. L’Amministrazione comunale di Sciacca sostiene le legittime istanze dei pescatori e fa proprie le loro preoccupazioni e il loro disagio. Non si può assistere ai continui provvedimenti calati dall’alto che non tengono conto della situazione dei territori e di quello che soprattutto nell’ultimo anno si sta vivendo con le difficoltà dell’emergenza provocata dalla pandemia. La pesca rappresenta per Sciacca e per altre città siciliane uno dei pilastri della propria economia. E non può essere intaccato, aggredito”.

Ad Agrigento, domani, martedì 15 giugno, nell’atrio della Prefettura, il prefetto, Maria Rita Cocciufa, e il commissario della Camera di Commercio di Agrigento, Giuseppe Termine, sottoscriveranno alle ore 10:30 un protocollo d’Intesa per la legalità e la trasparenza dell’attività d’impresa nel territorio della provincia di Agrigento, che consentirà alla Prefettura, alle Forze di Polizia e alla Direzione investigativa antimafia di avere accesso alla piattaforma REX-Regional Explorer. Più nel dettaglio, la Camera di Commercio rende gratuitamente a disposizione della Prefettura tale piattaforma informatica che offre informazioni economiche, societarie ed anagrafiche opportunamente elaborate e riferite agli operatori economici del territorio.

Ad Agrigento un dipendente cancelliere del tribunale è risultato positivo al coronavirus. Il Consiglio dell’Ordine degli avvocati, con una pec inviata agli iscritti, ha comunicato le decisioni della presidenza del tribunale per fronteggiare tale caso di positività. Nella mail, firmata dalla presidente dell’Ordine, Vincenza Gaziano, e dal segretario, Luigi Mulone, si legge: “Al fine di effettuare uno screening di tutti i contatti, oltre che di apportare i necessari interventi di sanificazione dell’aula e degli uffici, i procedimenti in calendario nelle prossime settimane potrebbero essere rinviati. La cancelleria comunicherà a mezzo pec agli interessati il rinvio delle udienze. Saranno trattati solamente i processi per i quali è possibile la celebrazione dell’udienza da remoto”.

A Licata i Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari un uomo di 66 anni, operaio, sorpreso, nella sua casa in campagna, in territorio di Butera, in possesso di una pistola a tamburo con matricola punzonata e carica con tre proiettili. All’autorità giudiziaria, che ha già convalidato l’arresto, lui risponderà del reato di detenzione illegale di arma clandestina e relativo munizionamento. Una prima perquisizione domiciliare, nell’abitazione cittadina dell’operaio, ha sortito esito negativo. Poi la successiva nella casa in campagna ha riscontrato il possesso dell’arma illegale, adesso al vaglio dei Carabinieri del Ris di Messina per accertare se sia stata utilizzata, oppure no, per compiere atti delittuosi.

La Procura di Agrigento, tramite la pubblico ministero, Gloria Andreoli, ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Stipendi spezzati”, ruotante intorno a presunte trattenute illecite sulla busta paga dei dipendenti di una cooperativa, la “Suami”, che gestisce delle comunità per disabili psichici, e che è balzata alla ribalta della cronaca anche nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Catene spezzate”, su presunti casi di maltrattamenti a danno di disabili. I dipendenti della cooperativa avrebbero subito la trattenuta sullo stipendio perché sotto minaccia del licenziamento. E avrebbero consegnato pass e pin del proprio conto corrente ai datori di lavoro per consentire il trasferimento del denaro. I sei sono: Salvatore Lupo, 45 anni, di Favara, amministratore unico della cooperativa, Maria Barba, 39 anni, moglie di Lupo, Rosa Sferrazza, 70 anni, di Favara, Caterina Federico, 38 anni, di Licata, Veronica Sutera Sardo, 34 anni, di Agrigento, assistente sociale, e Linda Modica, 54 anni, di Licata. A carico di Lupo, Barba, Federico, Sferrazza e Sutera Sardo è contestata anche l’ipotesi di reato dell’associazione a delinquere.

E’ una partita senza fine quella per la corsa al vertice per la Procura di Roma.

Michele Prestipino, dopo l’annullamento della sua nomina deciso prima dal Tar del Lazio e poi confermato dal Cds che ha dato ragione al procuratore generale di Firenze, Marcello Viola, che aveva presentato ricorso, si è rivolto di nuovo al Consiglio di Stato (Cds) e per la prima volta alla Cassazione.
Dunque il magistrato ha di fatto chiesto al Cds di smentire se stesso, perché avrebbe compiuto degli errori materiali nella ricostruzione del suo curriculum. Inoltre, ha chiesto al Cds (in attesa che si pronunci nel merito della revocazione) “in via cautelare, di sospendere l’esecutività della sentenza impugnata”. Prestipino si è pure rivolto alla Cassazione perché il Cds, accogliendo il ricorso di Viola e annullando la sua nomina, avrebbe sconfinato nell’ambito “discrezionale” che spetta solo al Csm. La doppia mossa del magistrato consente di prendere tempo al Csm fino all’autunno per affrontare un nuovo voto sul procuratore di Roma che ha fatto scoppiare, nel maggio 2019, lo scandalo nomine.
Da parte sua il procuratore generale di Firenze Marcello Viola ha dato mandato ai suoi legali, gli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, di resistere in giudizio.

fonte Antimafia2000

Quella di Roberta Siragusa è stata una morte atroce. La perizia del professore Alessandro Asmundo, sentito nei giorni scorso nel corso di un incidente probatorio davanti al gip del Tribunale di Termini Imerese, doveva stabilire come fosse accaduto alla ragazza – dal punto di vista medico  – quella terribile notte a Caccamo, tra il 23 e il 24 gennaio scorsi. Delll’omicidio è accusato Pietro Morreale, fidanzato 19enne di Roberta, adesso in carcere.

“Roberta si è data fuoco e si è buttata“, ha detto il fidanzato per difendersi, ma la perizia del dott. Asmundo, lo smentisce.

Le parole usate dal consulente: “La morte è stata determinata da arresto cardio-circolatorio e respiratorio conseguente al gravissimo stato di shock causato dalle estese e gravissime ustioni del capo e soprattutto del tronco e degli arti superiori, fino alla carbonizzazione di ampi segmenti di superficie corporea”.

Il corpo di Roberta è stato  dunque dato alle fiamme prima di essere abbandonato in dirupo. Si è verificato uno “Shock primario”, ossia quando sistema nervoso, circolazione sanguigna e frequenza cardiaca smetto non di funzionare con regolarità.

Il perito è stato in grado anche di rintracciare i segnali dei danni al sistema nervoso tipici della “profonda angoscia e dall’intensissimo dolore certamente provenienti dalla stimolazione di recettori presenti nell’estesa superficie corporea interessata dall’ustione”.

Così Asmundo: ” si è “trattato di abbruciamento omicidiario essendo decisamente da escludere l’ipotesi suicidiaria, ovvero anche quella accidentale”.

Roberta era viva mentre il suo corpo veniva dato alle fiamme. Lo dimostra “il rinvenimento nelle vie aeree di materiale fuligginoso, indice di avvenuta respirazione durante la combustione degli indumenti indossati dalla vittima in corrispondenza di tronco ed arti superiori, pressoché totalmente inceneriti dalle fiamme”.

La speranza è che la povera Roberta avesse perso conoscenza e non si fosse resa conto di ciò che le stesse accadendo.