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Nonostante le critiche dei fan sui social, il programma condotto da Paolo Bonolis si aggiudica nettamente il prime time con oltre 5,6 milioni di spettatori. Boom anche in sala. Il ministro dell’Interno si complimenta con polizia, prefetto e sindaco di Modena per l’organizzazione e pure il “rivale” Ligabue.
La Repubblica.it scrive: “È stata la tempesta perfetta”. Così Vasco Rossi definisce, il giorno dopo, la lunga e magica serata al Modena Park per i suoi 40 anni di carriera. “È una grandissima soddisfazione. Ma soprattutto devo sempre grazie a questa mia ‘combriccola’ pacifica che ha invaso Modena, capitale del rock per un giorno. Abbiamo portato un pO’ di gioia”, ha aggiunto ancora la rockstar la cui soddisfazione è anche per i milioni di visualizzazioni delle foto su Facebook della marea umana che ha invaso il parco Ferrari.
Rivolta social invece, ieri sera, durante la diretta di Paolo Bonolis su Rai1 dal Modena Park dedicata al concerto per i 40 anni di carriera di Vasco Rossi, in compenso però la trasmissione La notte di Vasco è stata premiata dagli ascolti, staccando di gran lunga ogni programma concorrente e registrando su ben 5.633.000 telespettatori, con uno share del 36,14% , che ha consegnato al programma di Bonolis una decisa vittoria nel prime time. I fan di Vasco che erano rimasti a casa davanti ai teleschermi si sono lamentati, con migliaia di post sui social, in particolare dell’assenza della trasmssione integrale delle canzoni, che però sarebbe stata impossibile perché l’organizzazione aveva ceduto i diritti della diretta completa solo ad alcune sale cinematografiche (dove la diretta ha fatto il boom, lo spettacolo non solo è stato il primo al boxoffice ma ha incassato più di tutti i nove film nel resto del botteghino). Come ha spiegato Gianmarco Mazzi, responsabile per Rai1 del programma: “Il progetto editoriale in tv si è basato su 28 dei 38 brani eseguiti a Modena Park dall’artista, tutti i più importanti, per i quali gli organizzatori dell’evento hanno concesso i diritti di trasmissione televisiva, avendo riservato alla proiezione nei cinema la versione integrale del concerto”. E il giorno dopo arrivano anche i complimenti, via social, di Luciano Ligabue che sulla sua pagina FB scrive: “Complimenti Vasco, complimenti Modena”, a voler ancora una volta buttare acqua sul fuoco di una presunta rivalità che da un lato, mesi fa, la star di Zocca aveva definito “costruita ad arte” anche se poi aveva aggiunto “ognuno fa la sua gara, al massimo io posso essere paragonato agli Stones”.
Concerto Vasco Rossi, Bonolis nel mirino dei fan. Su Twitter il premier Gentiloni ha scritto: “Festa italiana di musica e di libertà Grazie anche alle forze dell’ordine per il loro lavoro”. Intanto, il ministro dell’Interno, Marco Minniti, si è complimentato con il capo della Polizia, Franco Gabrielli, con il prefetto e il sindaco di Modena, per l’ottimo lavoro svolto da tutte le Forze di Polizia impegnate ad assicurare lo svolgimento del concerto. “Uno straordinario evento – ha sottolineato Minniti – reso possibile da una straordinaria cooperazione fra istituzioni nazionali, locali e private. Un modello che ha tenuto insieme la sicurezza in uno spazio aperto e la gioia di un evento indimenticabile”.

A modena invece, Franco Giubilei de La Stampa parla del popolo del Komandante, cioè quello che andrebbe a vederlo suonare in capo al mondo e di certo non si è perso la grande festa di Modena Park, non è mica un pubblico come tutti gli altri, e scrive: Poco signorile e viscerale, esprime però quella vena che il nostro sfoga liberamente levando il dito medio ogni volta che durante Siamo solo noi intona «vi fregano sempre». Più interessante cercare di capire perché il vastissimo equipaggio del Komandante, anziché accontentarsi di godere dei suoi trionfi e del dominio nazionale della sua star, oltre che del record mondiale del concerto a pagamento più affollato di sempre per un artista in solitaria, si trasformi in una curva calcistica fino a insultare l’artista rivale. Il fatto è che Vasco, inventandosi la sua poetica di provincia con cui ha interpretato i sentimenti di quella grande provincia che è l’Italia, ha provocato un’identificazione così forte fra pubblico e canzoni da generare un amore passionale che non accenna a spegnersi, malgrado il passar degli anni. Eppure col tempo qualcosa è cambiato, e quella rabbia ha ceduto il passo a una raggiunta consapevolezza della propria forza, prova ne è il comportamento esemplare tenuto dal popolo del Komandante fin da venerdì sera, quando sono stati aperti i cancelli alle prime migliaia accorse a Modena Park. Sabato, la città intera è stata teatro di un’invasione gentile, a dispetto della moltitudine che superava di 40mila persone la popolazione locale.
Venuto su a pane e Alba Chiara, fedele nei decenni come un ultrà, spesso invecchiato insieme a lui a meno che non si sia unito ai battaglioni del Blasco in più tenera età, soprattutto in passato mal tollerava che al suo Vasco venissero associati altri cantanti, italiani o stranieri che fossero. All’Heineken Jammin’ Festival edizione 2001, quando il rocker da Zocca era la star principale della prima serata, i poveri Stereophonics che lo precedettero sullo stesso palco nel pomeriggio vennero bersagliati di barattoli pieni di sostanze maleodoranti e se ne lamentarono in conferenza stampa, non senza ragioni. Altri tempi e un’intransigenza che si è vista riservare in contesti ben più caldi, come quando i fan dei Limp Bizkit obbligarono i Blink 182, rei di essere un po’ troppo commerciali, a sgombrare il campo anzitempo sotto una pioggia di pietre. Da allora sono passati sedici anni, e coi capelli bianchi è arrivata una saggezza che a dire il vero non è più stata messa alla prova in un evento live collettivo, ma una certa vena trasgressiva è rimasta, così come l’antagonismo naturale fra i tifosi del nostro e il rivale emiliano per antonomasia, Ligabue, con cui un derby sotterraneo non è mai finito, almeno fra la gente del Blasco. Segno visibile, una t-shirt di pura ostilità indossata da uno spettatore a Modena Park, ornata da una scritta a caratteri cubitali: “Ligabue f…, tu, i tuoi film e il tuo Campo Volo di m…”. Cantando le canzoni del loro profeta, si sono incamminati per le vie del centro in piena sintonia con la musica del Blasco proveniente da tutti i locali, come se fra loro e la città fosse stato stretto un patto in nome di Vasco Rossi. All’uscita, un altro momento critico e temuto, a decine di migliaia si sono ammassati lungo via Emilia Ovest, che fiancheggiava il lato-palco del Parco Ferrari, e lentamente, con educazione e rispetto, sono sfilati fino a disperdersi. Dopo il loro passaggio sono rimaste sull’asfalto poche cartacce, ben al di sotto del limite minimo sindacale in situazioni del genere, quando solitamente restano sul campo rifiuti di ogni genere. Qualche decina per la verità ha scavalcato le recinzioni per evitare la calca e fare prima, inutilmente scongiurati da un’isolatissima addetta alla security che invano li metteva in guardia: «Così rischiate di rompervi una gamba». Qualcuno l’ha invitata a farsi gli affari suoi, unica residua intemperanza di un pubblico maturo e persino educato.

100 tonnellate di rifiuti sono state raccolte dopo il concerto di Vasco Rossi a Modena


La riserva naturale di Pantalica, Valle dell’Anapo e Torrente Cavagrande, patrimonio dell’Unesco dal 2005, è stata letteralmente devastata dalle fiamme che si sono sviluppate ieri. Le temperature elevate e il forte vento sono state un connubio perfetto per il divampare del fuoco.
L’incendio che da giorni sta impegnando Protezione Civile e Vigili del Fuoco nel tentativo di domare le fiamme, ormai ha determinando la devastazione di una porzione estremamente significativa della Valle dell’Anapo e della necropoli di Pantalica.
Per Miceli, del CNA di Siracusa “Un disastro di proporzioni enormi, un danno incalcolabile per un territorio che deve reagire, lo dobbiamo ai nostri figli. E’ un evento gravissimo per l’intero territorio. La colpevole disorganizzazione nella gestione della calamità già richiamata dalla protezione civile nazionale consegna l’immagine (e la realtà) di un pezzo di paese senza programmazione e senza adeguati punti di riferimento, un quadro che si lega inevitabilmente  con l’eterno dibattito sulle sorti dei forestali, un argomento che ci ha messo alla gogna mediatica ma sul quale non si sono prese decisioni utili, è chiara la necessità di regolamentare un buco nero tra i più complessi dell’ente ma la politica del tirare a campare non ha mai pagato”.
Miceli propone ai Comuni della valle degli Iblei di istituire come protesta simbolica, il lutto cittadino.

02 luglio 2017 21:21
Il fumo che ha invaso l’autostrada A18 per le fiamme alte sulle colline nella zona di Taormina, con diversi focolai d’incendio, ha creato panico tra gli automobilisti che hanno invertito la marcia. Per allontanarsi dai roghi e dal fumo spinto dal forte vento, le auto hanno fatto una improvvisa inversione in maniera autonoma, procedendo nel senso opposto.
Molti automobilisti hanno chiamato con i telefonini la polizia stradale che non appena è giunta nella zona ha chiuso il tratto di autostrada e ha gestito la circolazione, fino alla riapertura anche se si procede a rilento. La polizia comunica che la situazione è in continua evoluzione e che la circolazione è resa difficile dalle nubi di fumo che hanno invaso la carreggiata. Vigili del fuoco e personale della Protezione civile al lavoro per spegnere i roghi e dare assistenza alla popolazione. Anche nella zona tirrenica nei pressi di Tindari il fumo è arrivato nell’autostrada sulla A20 Messina-Palermo, dove la circolazione è stata interrotta per mezz’ora. © Copyright ANSA

“La nuova riforma di diritto sanitario – Responsabilità medica e medicina difensiva”: incontro – dibattito dell’Unione provinciale Giuristi Cattolici di Agrigento. In proposito, oggi, al Videogiornale di Teleacras sono in onda le interviste a Davide Faraone Sottosegretario Sanità, Salvatore Cardinale Presidente Corte d’Appello di Caltanissetta, Salvatore Lucio Ficarra Commissario Asp Agrigento,
Rino Giglione Dirigente generale alla Regione, e Pietro D’Alessandro Presidente Unione prov. Giuristi Cattolici Agrigento.

Ad Agrigento si è svolto, con ampia partecipazione di pubblico, nei locali della biblioteca comunale “La Rocca”, il convegno “San Calò, tradizione di Girgenti”. Lello Casesa, cultore di tradizione popolari, e tra i promotori dell’iniziativa, afferma: “Tanti agrigentini e non hanno partecipato all’iniziativa che ha voluto aprire i festeggiamenti in onore di San Calogero. E’ stato un incontro che ha voluto raccontare la storia del Santo nero e le sue antiche tradizioni, con interventi di esperti documentaristi. Intenso è stato il momento della benedizione del pane da parte del rettore del Santuario ai piccoli devoti del Val d’Akragas. E il pane è stato distribuito successivamente ai presenti. Dunque, un incontro culturale che ha visto la presenza, tra gli altri, del Sindaco Firetto, del Rettore del Santuario Don Giuseppe Veneziano, per testimoniare la fede, la devozione e la tradizione degli agrigentini verso San Calogero, rilanciando l’opera religiosa e spirituale di Calogero. Graditissima è stata la presenza di Calogero Ferlisi, Presidente del Tar Sicilia che ha relazionato sulla storia del Santo Nero. All’iniziativa hanno preso parte i membri dell’Associazione Devoti di San Calogero e dell’Arciconfraternita. Bellissimo si è rivelato il documentario proiettato, realizzato da Angelo Lo Bello, e il momento musicale offerto dall’orchestra del Val d’Akragas e da alcuni elementi della Banda musicale che hanno intonato la tradizionale Zingarella”.

I signori Giuseppe Cimino e Maria Nocera, proprietari di un lotto di terreno sito in San Leone, Via dei Giacinti n. 8, avevano realizzato una villetta in virtù di concessione edilizia e di nulla osta rilasciato dalla Soprintendenza subordinato all’osservanza di varie prescrizioni , tra le quali, in particolare, la previa demolizione della vecchia costruzione esistente sul lotto di terreno in questione. Molti anni dopo il Comune di Agrigento comunicava l’avvio di un procedimento di verifica
della regolarità della costruzione, che si concludeva con un’ordinanza di ripristino; ordinanza che veniva impugnata davanti al Tar dagli interessati con ricorso giurisdizionale, in cui interveniva ad opponendum la Signora Ornella Randazzo, nella qualità di proprietaria frontistante, che affermava la fondatezza degli abusi edilizi contestati con l’ingiunzione di ripristino impugnata. Il Tar disponeva una verificazione, la quale accertava l’effettiva demolizione dell’edificio preesistente; pertanto il ricorso veniva accolto, e l’ordinanza di ripristino conseguentemente annullata. Avverso tale sentenza proponeva appello la Signora Randazzo; si costituivano in giudizio i coniugi Cimino-Nocera, rappresentati e difesi dagli Avvocati Girolamo Rubino e Leonardo Cucchiara, per chiedere il rigetto dell’appello. Successivamente, in accoglimento di un’istanza avanzata dai coniugi Cimino e Nocera , la Soprintendenza di Agrigento aveva accertato la compatibilità paesaggistica delle opere realizzate dagli stessi; su richiesta avanzata dalla Signora Randazzo la stessa Soprintendenza aveva preannunziato la recoca di tale provvedimento, con nota ricevuta il 28 aprile 2016. In pari data gli interessati ricevevano il provvedimento di revoca del provvedimento di accertamento di compatibilità paesaggistica; pertanto i coniugi Cimino e Nocera, sempre assititi dagli Avvocati Girolamo Rubino e Leonardo Cucchiara, impugnavano davanti al TAR Sicilia,Palermo, il provvedimento di revoca. In particolare gli Avvocati Rubino e Cucchiara hanno lamentato la mancanza di comunicazione preventiva dell’avvio del procedimento di revoca, nonchè la circostanza secondo cui la revoca sarebbe stata disposta sulla base di un erroneo presupposto di fatto. Si sono costituite in giudizio sia La Soprintendenza dei Beni Culturali ed Ambientali di Agrigento,sia la Signora Ornella Randazzo, per chiedere il rigetto del ricorso. Già in sede cautelare il Tar ha accolto l’istanza di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato, ritenendo fondata la censura dedotta dagli Avvocati Rubino e Cucchiara circa la violazione delle garanzie partecipative. Da ultimo, in vista dell’udienza di merito, gli Avvocati Rubino e Cucchiara hanno depositato la sentenza del CGA di rigetto dell’appello proposto dalla Signora Randazzo avverso la precedente sentenza del TAR favorevole ai coniugi Cimino e Nocera; pertanto il Tar ha ritenuto giudizialmente accertato il rispetto della condizione apposta nel nulla osta rilasciato dalla Soprintendenza con conseguente insussistenza della circostanza posta a fondamento del provvedimento di revoca impugnato. In conseguenza di ciò il Tar ha accolto il ricorso proposto dai coniugi Cimino e Nocera, annullando il provvedimento di revoca impugnato, e condannando sia la Soprintendenza sia la Signora Randazzo Ornella al pagamento pro quota della spese di giudizio, oltre accessori ed al rimborso del contributo unificato. Pertanto, per effetto delle sentenza rese tra le parti sia dal Tar sia Dal CGA, i coniugi Cimino e Nocera non dovranno procedere ad alcuna demolizione mentre la Soprintendenza e la Signora Ornella Randazzo dovranno pagare le spese giudiziali liquidate dal TAR.

Il Tribunale di Agrigento ha assolto Gerlando P, sono le iniziali del cognome, 50 anni, di Agrigento, ristoratore, arrestato dai Carabinieri il 7 dicembre 2012 a Favara, in via Coppi, perché sorpreso in possesso di 100 grammi di hashish, e poi scarcerato pochi giorni dopo. Il difensore, l’avvocato Alfonso Tuttolomondo, ha dimostrato che l’imputato non ha mai praticato spaccio di droga e nemmeno ha frequentato soggetti impegnati in ciò. E che i 100 grammi di hashish sono stati la scorta accumulata a fine di consumo personale. E che, inoltre, nel corso della perquisizione domiciliare, non è emerso alcun elemento da cui dedurre l’attività di spaccio, ad esempio bilancini e materiale di confezionamento delle dosi. Dunque, il Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, accogliendo le argomentazioni dell’avvocato Tuttolomondo, ha assolto Gerlando P “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”.

Sono 12 i Sindaci neo eletti nell’Agrigentino, che, conclusa la recente tornata elettorale per le Amministrative, hanno ricevuto una pesante responsabilità da parte degli elettori, e che, di conseguenza, dovranno dare un segnale forte di risalita delle sorti cittadine e di amministrazione efficiente sui territori. Tra riconferme e nuovi volti, i neo sindaci si sono già messi a lavoro partendo proprio dai bilanci, sempre più in rosso, e quindi analizzando la situazione economica che vede ormai tanti Comuni procedere verso la fase del pre-dissesto. E oltre all’aspetto finanziario, ogni sindaco dovrebbe iniziare il suo lavoro monitorando i problemi della città, e garantendo quelli che sono i servizi essenziali, soprattutto di carattere socio-assistenziale.
A Lampedusa, l’isola dell’accoglienza, qualcosa sta cambiando. Il neo sindaco, Salvatore Martello, punta al dialogo con la gente, vuole interessarsi dei problemi della città, dalle fogne ai rifiuti, dalle buche nelle strade all’edilizia e al turismo, e non ha nessuna intenzione di proseguire con le politiche sull’immigrazione del suo predecessore, Giusi Nicolini.
E a Comitini, Comune noto anche per avere la più alta percentuale di dipendenti comunali rispetto agli abitanti, torna ad amministrare per il suo terzo mandato il sindaco Nino Contino, che, insieme al Capo di Gabinetto, Salvatore Parello, sono a lavoro per cercare fondi e per recuperare dei finanziamenti per le prime riqualificazioni urbane, ad esempio in Piazza Umberto, e per organizzare degli eventi per l’estate.
fonte Teleacras

Un dipendente può essere licenziato anche via social network. Lo ha stabilito il Tribunale civile di Catania che ha ritenuto che il licenziamento “intimato su whatsapp” appaia “assolvere l’onere della forma scritta, trattandosi di un documento informatico”. Con tanto di prova di avvenuta ricezione: l’impugnativa presentata dal dipendente. Lo scrive il Giudice del lavoro, Mario Fiorentino, rigettando il ricorso presentato da una dipendente di un’azienda che aveva ricevuto la notizia del suo licenziamento sulla chat di whatsapp. Secondo il Giudice del lavoro “la modalità utilizzata dal datore di lavoro nel caso di fattispecie appare idonea ad assolvere ai requisiti formali in esame, in quanto – si legge nell’ordinanza – la volontà di licenziare è stata comunicata per iscritto alla lavoratrice in maniera inequivoca come del resto dimostra la reazione da subito manifesta dalla predetta parte”. Per questo il Tribunale ha dichiarato inammissibile il ricorso. (ANSA)