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Notte di inseguimenti e controlli serrati a Campobello di Licata (Ag), dove i Carabinieri della locale Stazione mentre erano impegnati ad effettuare alcuni posti di blocco, hanno notato un’auto sospetta che stava sopraggiungendo a forte velocità. Dopo aver dato l’Alt con la paletta, la vettura in questione sembrava stesse per fermarsi quando all’improvviso il conducente ha accelerato, fuggendo dal controllo. Immediatamente è scattato un inseguimento a forte velocità per le vie del centro cittadino di Campobello di Licata, durato alcuni minuti, tra lo stupore di molti passanti ed altri automobilisti, al termine del quale l’auto in fuga ha perso il controllo andando a sbattere violentemente contro la saracinesca di un negozio di abbigliamento.

L’autovettura in questione è stata posta sotto sequestro

Una professoressa di Agrigento, Z E sono le iniziali del nome, 31 anni, ha partecipato al concorso per il reclutamento del personale docente nelle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo e di secondo grado. Non è stata ammessa alle prove scritte per il mancato superamento della soglia dei 35/50 nella prova pre-selettiva. Ha proposto ricorso al Tar contro il provvedimento di esclusione ed è stata ammessa con riserva allo scritto. E poi è stata collocata, ancora con riserva, nella graduatoria di merito. Dunque, la docente ha presentato altro ricorso per motivi aggiunti contro la clausola della riserva tramite l’avvocato Girolamo Rubino. Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso e i motivi aggiunti, ordinando lo scioglimento della riserva. E successivamente, il Tar, ancora su istanza degli avvocati Rubino e Giuseppe Impiduglia, ha adottato gli atti necessari, ancora non eseguiti, utili a consentire l’assunzione della donna a tempo indeterminato. Ancora successivamente il Consiglio di Stato le ha riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni subiti nella misura del 30/% del trattamento economico non goduto nel periodo intercorrente tra la data in cui la ricorrente avrebbe dovuto essere assunta in servizio e quello di effettiva costituzione del rapporto di lavoro, oltre interessi accessori. Il ministero della Pubblica Istruzione pagherà le spese giudiziali.

Ad Agrigento è in corso un ampio progetto di riqualificazione degli impianti di pubblica illuminazione, puntando soprattutto alla riduzione dei consumi avvalendosi di innovativi prodotti illuminanti. Tali nuovi sistemi di illuminazione sono già evidenti in via Atenea, in piazza Municipio e in Via Empedocle. Più nel dettaglio si è provveduto all’utilizzo di tonalità bianco caldo nelle zone del centro storico, quindi la Via Atenea, e di bianco neutro nelle zone limitrofe e periferiche. Il progetto, che interessa tutti i circa 9.000 corpi illuminanti di gestione Comunale e gli ulteriori 3.000 punti luce di ex gestione Enel Sole, permetterà un risparmio energetico che raggiungerà, a regime, una percentuale superiore al 70%.


Ieri è passata all’unanimità la mozione per impegnare l’amministrazione a confrontarsi con i cittadini chiedendo loro come spendere 55.944,00 € della democrazia partecipata attraverso il proponimento di progetti.
L’amministrazione ha finora disatteso praticamente quasi tutte le indicazioni del Consiglio comunale, dunque è probabile che storca il naso anche a questa ventata di democrazia.
Invitiamo tutti gli agrigentini ad essere parte propositiva per l’amministrazione di questi soldi. Pensate a cosa si può fare e segnalate le idee che possono essere realizzate con una spesa minore della cifra indicata: una panchina in una certa zona cittadina, una scritta da togliere da un muro o altro. Inviate le idee via PEC al sindaco. Magari un “PEC bombing” lo invoglierà a considerare le idee di decoro degli agrigentini e non soltanto le sue.
Potete anche suggerire un progetto più complesso come quello del diserbo di tutta la città. Pur essendo infatti tale servizio già appaltato, questa amministrazione ha chiesto alle ditte incaricate di diminuire il numero di operai, che si occupano anche della raccolta della spazzatura, con la conseguenza che la città è invasa dalle erbacce.
La Regione Sicilia, attraverso un emendamento a 5 stelle, mirava ad educare le amministrazioni ad un bilancio partecipato coi cittadini, con il vincolo di una somma minima del bilancio comunale.
L’amministrazione ha inteso la partecipazione come proponimento ai cittadini di macro aree di spesa ma solo lo 0,1% degli aventi diritto ha partecipato alla scelta, che è caduta sul verde pubblico e decoro urbano.
Decidiamo noi adesso, proponiamo le nostre idee per il decoro di Agrigento e la cura del verde pubblico.

 

 

“Anche questa volta le nostre richieste sono rimaste inascoltate”. Cna, Confartigianato, Casartigiani, Claai e Confesercenti bocciano il Decreto, pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale della Regione, con cui l’Assessore alle Attività Produttive ha ridisciplinato l’attività di panificazione in Sicilia. “Sarebbe il caso di dire come prima peggio di prima – sottolineano le cinque Organizzazioni datoriali – riferendosi al revocato decreto voluto da Mariella Lo Bello, durato in vita appena pochi mesi. Profili di illegittimità e passaggi anomali e incongruenti presentava quello emanato durante il Governo Crocetta, altrettanti nei contempla l’attuale targato Turano. Violano espressamente la direttiva Bolkestein, recepita dall’ordinamento giuridico italiano, il cui obiettivo è quello di favorire la libera circolazione dei servizi e l’abbattimento delle barriere tra i paesi, e violano nettamente la volontà della maggior parte dei panificatori, che noi rappresentiamo, i quali valutano la decisione dell’Assessore come una soluzione piratesca che non risolve il problema principalmente avvertito dalla categoria, cioè quello di favorire, in occasione della chiusura obbligatoria della prima e della terza domenica di ogni mese, la grande distribuzione organizzata. Non comprendiamo l’atteggiamento dell’Onorevole Turano che ci ha regolarmente convocati, ci ha ascoltati, ma alla fine ha agito senza tener conto delle nostre proposte. Siamo profondamente rammaricati per come sono andate le cose, anche perché, dopo i primi positivi incontri, confidavamo nella sua riconosciuta sensibilità e disponibilità per potere sanare e migliorare il Decreto Lo Bello. Invece gli errori sono stati semplicemente e irresponsabilmente replicati, i cui effetti, deleteri, continueranno a ripercuotersi sull’attività dei panificatori, pronti a mobilitarsi per manifestare il loro disagio. Nelle prossime ore valuteremo se intraprendere, congiuntamente, apposite azioni legali per far valere le nostre ragioni, che anche ieri abbiamo cercato, ma invano, di ribadire all’Assessore Turano, il quale, propinandoci anche la beffa, ci ha radunati nel pomeriggio, dopo aver pubblicato il Decreto in mattinata. E come se non bastasse rispetto all’argomento per il quale ci aveva convocati, cioè la prospettiva del disegno di legge di iniziativa governativa, è stata fatta una discussione piuttosto blanda, senza ricevere alcuna proposta. Ci siamo limitati a riferire, con fermezza, che se i presupposti di partenza saranno gli stessi di quelli contenuti nel Decrerto, noi ci rivolgeremo verso altri luoghi istituzionali. Risponderemo fattivamente e costruttivamente alle sollecitazioni che sono già arrivate da vari gruppi parlamentari, persino deputati della maggioranza, impegnati nella presentazione di specifici disegni di legge – concludono Cna, Confartigianato, Casartigiani, Claai e Confesercenti – destinati a disciplinare in modo organico e nel solco della piena legalità la delicata e complessa materia della panificazione in Sicilia”.

 

“La notizia del sequestro di beni per 150 mila euro con l’accusa di peculato all’ex pm Ingroia, diventato nel frattempo anche capo politico di una piccola compagine di sinistra radicale, pone degli inevitabili interrogativi e apre serie riflessioni. Siamo di fronte a un nuovo caso di un magistrato politicizzato che ha fatto dell’antimafia e di una presunta opposizione al sistema il proprio trampolino di lancio, anche se poi tutto gli è finito addosso rovinosamente soprattutto sul piano etico e morale. A questo punto, dunque, non ci si può non interrogare su certe sentenze passate, su quanto le ideologie politiche abbiano condizionato decisioni di certi magistrati o certi pm come Ingroia, le cui imparzialità e terzietà dovrebbero essere indiscusse”.

Così il deputato della Lega Alessandro Pagano che continua:

“Con tutto il garantismo del caso, notizie come queste odierne o quelle ad esempio relative al processo contro il giudice Saguto gettano un forte discredito sulla categoria e su tanti magistrati onesti. Il problema ora – prosegue Pagano – non è soltanto impedire che un pubblico ministero possa tornare o meno a esercitare la professione dopo una parentesi politica. La questione è che la magistratura non può essere condizionata da una certa politica. Così come è chiaro che la riforma della separazione delle carriere non possa essere più procrastinata. Giudice e pubblico ministero non possono appartenere a uno stesso ordine se vogliamo restituire a tutto il sistema giustizia la legittimità perduta. E che dire della riforma costituzionale del Csm, circa il sistema di elezioni dei suoi componenti? I tempi sono ormai maturi per vedere sorteggiati quanti abbiano i requisiti, onde evitare il perpetuarsi della degenerazione correntizia dell’organo di autogoverno della magistratura”.

 

Ad Agrigento, ladri sono penetrati nell’abitazione di una donna anziana, in via Callicratide, approfittando della sua assenza, e hanno portato via, dopo aver rovistato dappertutto tutti i monili in oro che la donna custodiva in casa.

Del fatto si stanno occupando le forze dell’ordine. Da quantificare ancora l’ammontare del bottino portato via dai delinquenti.


I Carabinieri di Grotte, coadiuvati dai colleghi della Compagnia di Canicattì, stanno indagando su un vero e proprio giallo verificatosi nella cittadina agrigentina.

Ieri, ignoti, hanno sparato quattro colpi di fucile da caccia contro il cancello di un’abitazione disabitata di via Orsini, in pieno centro storico del paese.

 L’abitazione, di proprietà di un uomo di 29 anni, operaio del luogo, sarebbe utilizzata dallo stesso per tenervi dentro un cane.

L’operaio è stato già interrogato sull’intimidazione subita dai Militari dell’Arma che non escludono alcuna pista. Massimo riserbo e bocche cucite degli investigatori.

 

Il pm Alessandra Russo ha chiesto un incidente probatorio nell’udienza tenutasi in Tribunale sulla vicenda riguardante la presunta violenza sessuale compiuta da un uomo di Favara, di 50 anni, netturbino, nei confronti della figlia. L’uomo era stato arrestato lo scorso 10 gennaio. Nel registro degli indagati sono finiti anche i cognati e gli altri due figli del favarese, nonché la moglie, per l’ipotesi di reato di false dichiarazioni.

Il pm, ora, vuole cristallizzare le dichiarazioni della figlia, data la sua condizione “di particolare vulnerabilità”. A decidere sarà il giudice Alfonso Malato.

Un uomo di 50 anni, di Agrigento, è stato denunciato, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica della Città dei Templi, per inosservanza degli obblighi derivanti dalla misura della sorveglianza speciale.