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I Consiglieri Comunali dei gruppi Partito Democratico e Raffadali Cambia ed il circolo PD della locale sezione “C. Sessa” di Raffadali, si oppongono fermamente alla scelta dell’amministrazione comunale di Raffadali di privatizzare il Cimitero Comunale.
“Dopo le fallimentari esternalizzazioni del servizio idrico, della raccolta dei rifiuti solidi urbani e del servizio di riscossione dei tributi locali, che hanno avuto una rilevante incidenza per le tasche dei cittadini, L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE HA APPROVATO LA PRIVATIZZAZIONE DEI SERVIZI CIMITERIALI”

“Il Sindaco e la sua maggioranza nella seduta del Consiglio Comunale di Lunedì 20 Settembre c.a., hanno votato l’affidamento dei servizi cimiteriali a privati, che hanno il solo ed unico scopo di realizzare sostanziosi profitti”.

“Tale scelta è stata giustificata come la soluzione migliore per porre fine all’incuria in cui oggi si trova il cimitero comunale”.

“Ci chiediamo, chi ha gestito i servizi cimiteriali negli ultimi anni”?

Il gruppo di opposizione si è opposto nella predetta seduta a tale scelta, ritenendo la gestione pubblica, la migliore soluzione per l’espletamento di un servizio pubblico essenziale.

Le forze politiche di opposizione ed i loro rappresentanti, si impegnano a contrastare nelle sedi opportune, l’esternalizzazione dei servizi comunali.

Numerosi dissidi familiari, nel corso del tempo, hanno fatto si che l’ennesima discussione tra padre e figlia sia sfociata in una lotta fisica tra i due durante la quale la figlia 42enne, nubile e casalinga, ha colpito il proprio genitore alle spalle con una pala.

Non sono stati colpi leggeri, tanto che il padre è dovuto ricorrere alla cure dell’ospedale San Giovanni di Dio dove gli sono state diagnosticate lesioni guaribili in una trentina di giorni.

Il fatto è avvenuto a Sant’Angelo Muxaro dove sono intervenuti i carabinieri della locale stazione, coordinati dal comando compagnia di Canicattì. I militari, dopo gli accertamenti e il ritrovamento della pala, hanno deferito in stato di libertà alla Procura di Agrigento la donna 42enne che adesso dovrà rispondere dell’ipotesi di reato di lesioni personali.

 

Mancano poche ore alle elezioni del 10-11 ottobre per la scelta del nuovo sindaco di Favara. In una piazza gremita di gente, in piazza Olimpia a fianco del candidato sindaco Toto Montaperto tutta la coalizione, formata da Diventerà Bellissima, Fratelli D’Italia, UDC, Facciamo Squadra, Vivi Favara, FabArianuova, Montaperto per Favara, a completo con la grande partecipazione del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci.

“Bisogna avere il coraggio di decidere, esercitare il diritto di votare diventa un dovere, dice il presidente Musumeci. Ci vogliono cinque secondi per votare, ma quei cinque secondi consumati male li pagherete per cinque anni. Serve il senso della responsabilità, è il momento di riprendere in mano il nostro futuro, e farne un capolavoro,  il futuro di questa città è nelle mani di tutti voi. Siete voi giovani che vi dovete riappropriare della vostra città. Sono qui accanto a Toto Montaperto un galantuomo, un medico, una persona perbene che conosce i problemi della città , un uomo che ha compiuto un atto d’amore per la sua citta, un uomo che ha bisogno di voi tutti per poter amministrare e rispondere alle esigenze di questa città.”

Soddisfatto il candidato Toto Montaperto che con toni pacati ha parlato alla gente, nella sua normalità. “Ho bisogno di voi, di tutta la comunità, per poter risolvere i problemi di Favara. Alle mie spalle una squadra assessoriale fatta di giovani, capaci e competenti, e poi i miei amici Giusy, Lillo, Roberto, Decio, loro saranno al nostro fianco e ci aiuteranno in questo percorso”.

Sono intervenuti durante il comizio elettorale l’onorevole Giusy Savarino di Diventerà Bellissima, la deputata nazionale di FdI Carolina Varchi affiancata dal commissario pronvinciale FdI Calogero Pisano, l’onorevole Decio Terrana Udc e l’onorevole Roberto Di Mauro vicepresidente vicario all’Ars.

Ieri i Carabinieri della Stazione di Villaggio Mosè hanno eseguito un Ordinanza di Aggravamento della misura cautelare emessa dalla Corte di Appello di Palermo, nei confronti di un soggetto, di 30 anni, con precedenti di polizia, residente in Località Villaggio Mosè. L’uomo è stato rintracciato nel Comune di Licata ove è stato arrestato e accompagnato presso una comunità della cittadina dove rimarrà a disposizione della competente A.G. in regime di arresti domiciliari. L’aggravamento della misura scaturisce da reiterate violazioni del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla ex convivente e dall’inottemperanza delle prescrizioni imposte dalla Misura di Prevenzione della Sorveglianza Speciale che proibivano all’uomo di allontanarsi dal Comune di Agrigento.

La psicologa Cartolano (Unsic): “La sovrapposizione di questi due cambiamenti potrà incidere sul rendimento dei lavoratori”

Nei prossimi giorni, lasciando lo smart working, torneranno in presenza non meno di due milioni di lavoratori in tutta Italia. Secondo i dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, il fenomeno ha riguardato un milione e 850mila dipendenti della pubblica amministrazione e due milioni e 110mila lavoratori delle grandi aziende.

Il rientro fisico nei luoghi di lavoro avverrà, in molti casi, dopo oltre un anno di lavoro da remoto. Oltre all’aspetto pratico, ce n’è uno altrettanto importante sul piano psicologico di cui si parla poco. “Tanto più – mette in guardia Francesca Cartolano, psicologa dell’organizzazione datoriale Unsic – che questa operazione di ‘normalizzazione’ avviene in una fase biologica che risente del passaggio stagionale”.

Il cambio di stagione, è noto, influenza il nostro organismo e le attività quotidiane che compiamo. Le conseguenze che ne derivano, sia a livello fisico sia mentale, sono da attribuire all’alterazione degli ormoni della serotonina e della melatonina. Tra gli effetti somatici più comuni rientrano le emicranie, gli sbalzi di pressione e il mal di stomaco, mentre tra le reazioni psicologiche sono compresi il malumore, l’insonnia, l’ansia e la tendenza a sentirsi più stanchi del solito.

Tuttavia esistono differenze sostanziali tra “bella” e “cattiva” stagione, aggettivi che non sempre sono appropriati a classificare estate ed inverno. Uno studio di Harvard, infatti, dimostra che il freddo e il cattivo tempo rappresentano un “carburante” per la creatività e per il rendimento dei dipendenti sul posto di lavoro, che sarebbero anche meno tentati da attività all’aperto, come fare una passeggiata. La stessa ricerca, però, dimostra che il ricordo delle ferie appena trascorse, ad esempio mostrando foto di spiagge, tende a far peggiorare l’umore e, di conseguenza, a far abbassare la creatività e la produttività.

Il cambiamento stagionale può innescare il cosiddetto ‘Sad’, cioè il Disturbo affettivo stagionale, che si manifesta con episodi depressivi proprio nel passaggio da una stagione ad un’altra – spiega Francesca Cartolano, psicologa dell’Unsic. “A livello biologico accade tutto questo perché il nostro corpo deve operare un accomodamento a quelle che sono le modificazioni delle temperature, delle ore di sole ed in generale dell’ambiente esterno. La cosa fondamentale da tenere presente è che questi fattori possono influenzare la sensazione generale di benessere, il lavoro e le interazioni con i colleghi. Tanto più in un cambiamento sostanziale come la fine dello smart working, che in molti casi ha tenuto lontano dal posto di lavoro anche per più di dodici mesi. È allora importante, in questo duplice passaggio ambientale, prevedere attività di supporto psicologico in grado di alleviare questi radicali cambiamenti di abitudini e di fornire validi strumenti per la gestione di stress e ansie – conclude la psicologa.

Una delegazione della Ugl Salute ha incontrato questa mattina i rappresentanti dell’Aiop Nazionale per un confronto sul rinnovo del contratto riguardante il personale delle Rsa. “È da troppo tempo – dichiarano Gianluca Giuliano, Segretario Nazionale e Carmelo Urzì, Vice Segretario Nazionale – che si attende l’avvio della trattativa. Per questo accogliamo positivamente la volontà dell’apertura da parte dell’associazione datoriale del tavolo di concertazione. La strada da percorrere è ancora lunga ma auspichiamo che nel minore tempo possibile si possa giungere – concludono i sindacalisti – ad un accordo che garantisca agli operatori sanitari coinvolti i giusti riconoscimenti”.

245 i nuovi casi di Covid19 registrati nelle ultime 24 ore in Sicilia a fronte di 15.005 tamponi processati. L’incidenza scende al 1,6% ieri era al 1,8%. L’isola scende al sesto posto in Italia nei nuovi contagi giornalieri. Gli attuali positivi sono 11.780, i guariti sono 828 mentre si registrano altre 9 vittime che portano il totale dei decessi a 6.877. Sul fronte ospedaliero sono adesso 415 i ricoverati mentre in terapia intensiva sono 45.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo con 54 casi, Catania 78, Messina 6, Siracusa 37, Ragusa 14, Trapani 20, Caltanissetta 15, Agrigento 9, Enna 12.

Il 17/02/2020 la sig.ra V.L., proprietaria di un fabbricato ad uso residenziale costruito nel 1981 nel Comune di Licata, c. da Torre di Gaffe, con il patrocinio degli Avv.ti Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza, proponeva appello innanzi al CGA al fine di ottenere la riforma della sentenza di primo grado con cui il TAR Sicilia, sede di Palermo, aveva respinto il ricorso di primo grado ed i motivi aggiunti volti all’annullamento del provvedimento con cui l’Amministrazione comunale aveva denegato il rilascio della concessione in sanatoria in relazione al predetto immobile e il consequenziale ordine di demolizione che ne era scaturito.
Tuttavia, con nota n. 56670 del 1° ottobre 2021, pervenuta in data 6 ottobre 2021, il Comune di Licata comunicava alla proprietaria, nonché a tutti i condomini delle unità immobiliari dell’edificio, che a decorrere dal 18 ottobre 2021 l’Amministrazione comunale avvierà la concreta demolizione dell’immobile.
Pertanto, la proprietaria dell’immobile sito nella c.da Torre di Gaffe, ancora una volta assistita dagli Avv.ti Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza, il 06/10/2021 ha proposto un’istanza cautelare in corso di causa innanzi al CGA chiedendo di sospendere l’efficacia della Sentenza impugnata, nonché dei provvedimenti impugnati in prime cure, con decreto presidenziale monocratico emesso inaudita altera parte ai sensi dell’art. 56 c.p.a. e di adottare la misura cautelare che, secondo le circostanze, appaia più idonea ad assicurare interinalmente gli effetti della decisione sul ricorso in appello, fino alla pronuncia collegiale.
In particolare, gli Avvocati Rubino e Valenza hanno messo in rilievo la necessità di sospendere l’efficacia dei provvedimenti impugnati in prime cure per il tempo necessario alla definizione del giudizio pendente innanzi al CGA, evidenziando che l’interesse perseguito dall’Amministrazione deve necessariamente essere bilanciato con quello del privato ad ottenere una pronuncia di merito in ordine alla suindicata controversia.
E dunque, con Decreto Presidenziale n. 613/2021 del 07/10/2021 il Presidente del CGA, accogliendo la richiesta di misura cautelare monocratica urgente, ha sospeso l’esecutività della sentenza resa dal TAR Sicilia – Palermo, nonché dell’ordine di demolizione impugnato in prime cure.
In particolare, il Presidente del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, ricalcando la tesi proposta dagli Avvocati Rubino e Valenza, ha ritenuto sussistente un pregiudizio irreparabile in capo all’appellante tale da legittimare la tutela monocratica, posto che l’esecuzione dell’intervento avrebbe luogo prima della camera di consiglio “utile” per la delibazione dell’istanza cautelare.
Pertanto, la demolizione è di fatto sospesa. Sull’istanza di sospensione dei provvedimenti impugnati in prime cure si dovrà pronunciare il Collegio nella camera di consiglio fissata per il giorno 10 novembre 2021.

Il vice presidente del Codacons Giuseppe Di Rosa attacca il porta a porta. Lo fa attraverso una lunga nota all’interno della quale include le dichiarazioni di esperti del settore. Ecco il testo:

“Anche la Raggi a ridosso delle elezioni romane ha ammainato la bandiera green introdotta per primo a Parma dal sindaco ex M5s Pizzarotti Da Bologna e Bari, sono aumentati i dubbi sul metodo di raccolta: costoso, complicato e brutto da vedere

Marcia indietro sulla raccolta appunto di ‘porta a porta’.

Dalle grandi città come Roma, Bologna e Bari, dal Nord al Sud Italia, da Pinerolo a Marsala, la raccolta differenziata porta a porta comincia a sollevare più di un ripensamento da parte di Comuni e cittadini, che devono fare i conti con la mancata puntualità dei ritiri e la difficoltà di tenere per giorni i rifiuti in attesa del passaggio dei furgoncini della raccolta.

Le cui «Visite» hanno risentito anche della pandemia che, avverte Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti, ha anche provocato un aumento degli imballaggi, con la preferenza dei prodotti confezionati.

L’ultimo stop alla Pap, acronimo appunto di ‘porta a porta’ riguarda alcuni quartieri di Roma per cui l’Ama, l’azienda della nettezza urbana, ha annunciato, per le strade strette e in salita, il ritorno ai cassonetti. Un percorso all’indietro che, nella capitale della sindaca «grillina» Virginia Raggi, era già iniziato in altri quartieri.

In pratica, un ammainare la bandiera del M5S issata nel 2012 a Parma dal primo sindaco «grilli­ no», Federico Pizzarotti, che estese la raccolta porta a porta a tutta la città.

Anche se l’introduzione ibrida della raccolta a domicilio, in convivenza con quella stradale, era cominciata già qualche anno prima in grandi città come Milano, Napoli e la stessa Roma.

Tutti d’accordo sul fatto che si debba procedere – anche per le direttive europee – verso la raccolta differenziata. Secondo l’ultimo rapporto Ispra sui rifiuti urbani, dei circa 500 chili di pattume prodotti all’anno da ogni cittadino italiano (con il primato di 663 in Emilia-Romagna) nel 2019 ne sono stati raccolti con la differenziata il 61,3% {+3,1% sul 2018, il doppio sul 2008). Se gli italiani riciclano quasi 7 imballaggi su 10, come i tedeschi – e meglio dei francesi e sopra la media Ue – il problema è come farlo: con cassonetti e isole ecologiche o a domicilio?

La raccolta porta a porta, spiega Andrea Lanz del Centro nazionale rifiuti di Ispra, «tendenzialmente ha il vantaggio di una migliore differenziazione dei rifiuti e un più diretto controllo», anche per stabilire la «tariffa puntuale» basata sulla quantità di rifiuti prodotti e far crescere l’educazione ambientale multando chi non si comporta correttamente.

Però presenta anche punti critici.

In primis i costi più alti. Secondo un’indagine di Utilitalia, prima della pandemia la raccolta porta a porta (circa il 40% del totale) costava 190 euro a tonnellate contro i 74 di quella stradale. 

Ma questo sistema comporta anche una “maggiore efficienza logistica in mezzi e personale delle aziende per garantire la puntualità dei ritiri mentre, sottolinea Fabio Musmeci, ricercatore dell’Enea e fautore del porta a porta, le grandi aziende del settore, pubblico-private, «dettano legge e preferiscono la raccolta stradale con i camion per aumentare i rifiuti da portare agli inceneritori».

Ma a sfavore di questo sistema c’è anche la difficoltà dei cittadini nel gestire i rifiuti organici, indifferenziato, plastica, carta, vetro, alluminio. E le evidenti difficoltà dei condomini che, avverte Bazzana, «spesso non hanno gli spazi per mettere decine di contenitori» creando non certo gradevoli aree di cassonetti dai diversi colori di  plastica.

Cosi a Bologna, dove i cassonetti erano già tornati per l’indifferenziata due anni fa la Lega propone zone ecologiche intelligenti, sull’esempio del Friuli, che premino in moneta o buoni spesa i cittadini virtuosi e il candidato sindaco del centrosinistra, Matteo Lepore, dice stop a i sacchi dei rifiuti sotto i portici dell’Unesco.

Immaginando persino, con l’addio al porta a porta, il ritorno degli spazzini di quartiere.

Noi tutto questo lo avevamo anticipato, da 6 anni il sottoscritto parla di tutto cio’, l’amministrazione Firetto aveva voluto procedere con un metodo già a quei tempi antieconomico, complicato da applicare e brutto da vedere, un metodo che già allora veniva bocciato, l’amministrazione Micciche’ aveva puntato in campagna elettorale sul progetto Di Rosa, salvo poi cambiare le carte in tavola a risultato acquisito, ed il risultato è davanti agli occhi di tutti.

A GIORNI PRESENTEREMO ALLA CITTÀ’ LA SOLUZIONE DEL CAMBIO DI METODO, UN CAMBIO DI METODO  CHE PROPORREMO ALL’AMMINISTRAZIONE CHE SI STA MANIFESTANDO, INERME IMMOBILE, INADATTA, INCOMPETENTE, ED ALLE DITTE, UNA SOLUZIONE CHE VOLEVAMO PROSPETTARE AL COMUNE GIA’ DA SUBITO E PER LA QUALE AVEVAMO CHIESTO PIÙ’ VOLTE SOLLECITANDOLO, UN INCONTRO – ha concluso Di Rosa – “.