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Derubati mentre erano in spiaggia a Torre Salsa. E’ accaduto ad alcuni turisti forestieri che grazie all’intervento dei Carabinieri, in collaborazione con i volontari del WWwf, hanno riavuto nel giro di poche ora quanto loro sottratto. Un uomo, di 40 anni, pare originario di Realmonte, è stato denunciato, a piede libero, alla Procura della Repubblica, con l’accusa di furto.

Il presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, gratificato e rinvigorito dopo l’ok al giudizio di parifica del consuntivo 2016 da parte della Corte dei Conti, rilancia la propria ricandidatura a governatore. Lo stesso Crocetta afferma: “Dopo l’ok della Corte dei conti confermo che mi ricandido alla presidenza della Regione. Primarie? Se ci saranno bene, io comunque sono in campo. I giudici della Corte dei Conti hanno confermato la solidità della Regione siciliana e il grande lavoro che il mio governo ha fatto per risanare il bilancio”.

La Polizia e la Guardia di Finanza di Palermo, hanno eseguito un provvedimento, 34 misure cautelari, emesso dal Gip nell’ambito di indagini della Direzione Distrettuale Antimafia, in Sicilia, Toscana, Lazio, Puglia, Emilia Romagna e Liguria, nei confronti di mafiosi della cosca di Brancaccio e loro complici e al sequestro di numerose aziende, per un valore complessivo di circa 60 milioni di euro.
Tra gli arrestati c’è Pietro Tagliavia, capo del mandamento mafioso di Brancaccio e della famiglia di “Corso dei Mille”, attualmente ai domiciliari.
Le indagini, eseguite dalla Squadra Mobile e dal Gico del Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo, hanno consentito di fare luce su episodi di minacce, danneggiamento, estorsione, furto e detenzione illegale di armi da parte di esponenti della cosca di Brancaccio e di ricostruire l’organigramma delle famiglie mafiose che appartengono al mandamento, definendo ruoli e competenze di ciascuno e individuando i capi.
L’inchiesta ha svelato il controllo, da parte della mafia, di un gruppo imprenditoriale che opera in diverse regioni, tra le quali Sicilia e Toscana. Polizia e Guardia di Finanza stanno sequestrando veicoli e autoveicoli utilizzati per la commissione dei reati contestati e aziende riconducibili ai mafiosi arrestati.
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Fiammetta Borsellino, figlia del giudice Paolo vittima della strage di Via D’Amelio, in occasione del 25esimo anniversario della morte del padre e dei cinque poliziotti di scorta, è intervenuta, a termine di un’audizione alla Commissione nazionale antimafia, nel merito della revisione del processo sull’eccidio di via D’Amelio che ha comportato l’annullamento di sette ergastoli definitivi. Fiammetta Borsellino ha affermato: “Chiedo scusa, anche pubblicamente e anche per conto di chi non l’ha fatto e avrebbe dovuto, per uno dei più colossali errori giudiziari commessi. Chiedo scusa a innocenti che sono stati condannati all’ergastolo. Sono stati buttati via 25 anni, anni di pentiti costruiti con lusinghe o torture”.


Ad Agrigento, a San Leone, venerdì prossimo, 21 luglio, nei locali dello stabilimento della Polizia di Stato, al Viale delle Dune, nell’ambito della quarta edizione della rassegna “Caffé letterario” sul tema “Sulla strada della legalità”, organizzata dalla Questura di Agrigento e dall’Associazione “Manuela Loi” in collaborazione con l’Accademia Teatrale di Sicilia, dalle ore 18:30 in poi saranno presentati il nuovo libro della giornalista Daniela Spalanca dal titolo “Tango dell’anima”, edito dalla Medinova, e “Il partigiano bambino” del giornalista Raimondo Moncada. Il testo della Spalanca è corredato dalle opere artistiche di Mauro Fornasero e comprende una serie di riflessioni dell’autrice che si snodano tra i sentieri dei ricordi, dei pensieri e degli amori. Il libro di Moncada rievoca il di lui padre Gildo, il partigiano che offrì il proprio contributo alla Resistenza, combattendo lungo la linea Gotica, e rientrò a casa mutilato.

Non vi sono soldi nelle casse del Comune di Favara utilizzabili per ripristinare il tratto di via Che Guevara, l’arteria interessata nei mesi scorsi da una smottamento che, di fatto, ha ridotto la strada ad una sola carreggiata. E’ quanto scrive il giornale di Sicilia di oggi che riporta anche le dichiarazioni dell’ingegnere capo dell’Utc, Alberto Avenia: “Non potendo intervenire con nostre risorse, abbiamo bussato al Genio Civile e alla Protezione Civile Regionale”. Intanto il fronte di smottamento si è allargato dopo l’acquazzone delle ultime ore.

Sulla vicenda del ripetitore installato in viale Emporium a San Leone si registra l’intervento della compagnia telefonica interessata. E’ la Tim che rigetta ogni accusa di presunte irregolarità e precisa che “gli impianti di telefonia mobile vengono installati nel rispetto delle normative urbanistico-edilizie garantendo la piena osservanza della legislazione vigente in materia di emissioni di onde elettromaghetiche”. La Tim fa sapere che è in possesso di tutte le autorizzazioni. E proprio su questa era intervenuta Legambiente che ha chiesto al Comune se tutta la documentazione fosse in regola e come fosse stato possibile che qualcuno avesse potuto autorizzare l’installazione de ripetitore in un centro ad alta densità di popolazione. La Tim chiarisce dunque che: “le onde elettromatiche rispettano i parametri normativi”.

Il Procuratore Generale di Bologna adesso è Ignazio De Francisci, già in servizio nel pool di Falcone e Borsellino a Palermo e poi Procuratore della Repubblica di Agrigento. E De Francisci si è opposto alla concessione a Totò Riina del differimento della pena o dei domiciliari per motivi di salute. E il Tribunale di Sorveglianza di Bologna ha condiviso e ha sentenziato: no. Il difensore di Riina, l’avvocato Luca Cianferoni, annuncia ricorso in Cassazione, la stessa Cassazione che al Tribunale di Sorveglianza ha raccomandato di rispettare il diritto del detenuto alla morte dignitosa. Agli atti giudiziari vi è anche una relazione medica firmata da Michele Riva, primario ospedaliero a Parma dove Totò Riina è stato e sarà ancora detenuto al 41 bis, secondo cui il boss sarebbe a rischio di morte improvvisa. E tra gli stessi atti, a fronte di tanto ricorrente morte, vi è una intercettazione che invece, almeno secondo le intenzioni investigative, intenderebbe provare che Totò Riina è più che vivo. E’ il 27 febbraio scorso, e la conversazione tra Riina e la moglie Ninetta Bagarella è video – registrata. Lui: “Io non mi pento…a me non mi piegheranno. Io non voglio chiedere niente a nessuno … mi posso fare anche 3000 anni, no 30 anni”. Ebbene, i giudici del Tribunale di Sorveglianza di Bologna, che hanno negato il differimento della pena o i domiciliari, nella motivazione scrivono che “è degno di nota il fatto che Riina asserisca che non si piegherà e non si pentirà mai. E altrettanto significativo è un passaggio durante il quale i coniugi giungono ad affermare che i collaboratori di giustizia vengono pagati per dire il falso”. Infatti, nella trascrizione della conversazione tra Riina e la moglie Ninetta si legge: “Io non ho fatto niente e non so niente e quello… Brusca…”. E la moglie risponde: “Ma tu lo sai che quelli prendono soldi quando dicono queste cose?”. Lui: “Certo”. Lei: “E allora… più se ne inventano e più sono pagati”. Lui: “Esatto…”. Lei: “Non è che è gratis quando lui dice queste cose che non esistono e perciò! Eh perciò ci vivono tutti! È così”. E poi, ancora i giudici del Tribunale di Sorveglianza sostengono, e spiegano, la pericolosità sociale attuale di Totò Riina, e scrivono: “Riina appare ancora in grado di intervenire nelle logiche di Cosa Nostra, nonostante le sue condizioni di salute e l’età ormai avanzata, e va quindi ritenuta l’attualità della sua pericolosità sociale. La lucidità palesata da Riina e la tipologia dei delitti commessi in passato, di cui è stato spesso il mandante e non l’esecutore materiale, inducono a ritenere che il suo stato di salute non sia tale da ridurre del tutto il pericolo che lo stesso Riina possa commettere ulteriori gravi delitti. E poi, non potrebbe ricevere cure e assistenza migliori: a Parma vi è l’assoluta tutela del diritto alla salute sia fisica che psichica del detenuto”.
Fonte Teleacras

I Carabinieri della Tenenza di Mascalucia hanno arrestato nella flagranza una 55enne del posto, per coltivazione illecita di sostanze stupefacenti. Una breve ma proficua attività info-investigativa ha condotto ieri sera i militari nella struttura ricettiva, ubicata a Mascalucia, luogo in cui nel giardino, sono state rinvenute e sequestrate una decina di piante di canapa indiana dall’altezza variabile tra i 100 e i 200 cm. Il magistrato di turno, dopo aver convalidato l’arresto, ha disposto la remissione in libertà dell’uomo in attesa di giudizio.