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Ad Agrigento sarà ricostruita tutta la rete idrica cittadina. Nella sede dell’Ati, l’assemblea territoriale idrica agrigentina, nella zona industriale di Agrigento, è stato firmato il protocollo d’intesa tra l’Ati Ag9, ente di governo d’ambito rappresentato dal sindaco di Sciacca Francesca Valenti, e il Comune di Agrigento rappresentato dal sindaco Franco Miccichè. Ciò consente al Comune di Agrigento di assurgere a soggetto attuatore dei lavori. Le risorse finanziarie, che al momento sono di 31 milioni e 652mila euro, sono assegnate all’Ati e poi trasferite al Comune di Agrigento. Al termine dei lavori, le opere realizzate saranno consegnate all’Ati, che provvederà a trasferirle al gestore unico d’ambito. Il sindaco Franco Miccichè commenta: “E’ un momento molto importante per la nostra città. Finalmente il sistema della distribuzione idrica in città avverrà con una condotta nuova e funzionale in grado di far viaggiare l’acqua fino a 100 litri al secondo. Il sistema di distribuzione sarà automatizzato e si elimineranno le perdite idriche che al momento sono calcolate in quasi il 40 % dell’acqua distribuita. Questo significa un risparmio non indifferente sulle bollette e anche una maggiore sicurezza per il territorio che non avrà questa dispersione idrica nel sottosuolo. Capisco che quando inizieranno i lavori ci potranno essere disagi per la popolazione, ma pensiamo ai benefici che questi lavori porteranno e anche al fatto che le strade, dopo i lavori, saranno rifatte”.

Militari del comando provinciale della Guardia di finanza di Catania hanno denunciato due fratelli che gestivano un’illecita attività di vendita di capi di contraffatti tramite piattaforme virtuali di e-commerce. I due sono indagati per produzione e commercializzazione di prodotti contraffatti.

Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme gialle etnee, attraverso una vetrina virtuale veniva mostrato uno showroom del ‘contraffatto’, con i prodotti totalmente personalizzabili e il loro prezzo: mascherine in tessuto lavabile con i più noti stemmi delle squadre di calcio, capi di abbigliamento delle ‘maison’ più note. Il cliente sceglieva prodotto, quantitativo e marchio da apporre. I due giovani ‘imprenditori’ catanesi pensavano poi alla realizzazione di quanto richiesto e alla successiva consegna a domicilio tramite corriere.
Durante perquisizioni militari della Guardia di finanza hanno sequestrato centinaia di prodotti contraffatti pronti per essere spediti, loghi idonei ad essere apposti sui capi “vergini” e apparecchiature necessarie per la loro realizzazione: un plotter, una pressa termoadesiva ed un computer.
Le attività di PG culminavano con la denuncia a piede libero dei due fratelli per i reati di Ancora una volta l’intervento dimostra l’incessante impegno delle Fiamme Gialle teso alla tutela dell’economia legale e dei consumatori.

Si svolgerà dal 27 giugno al 3 luglio 2021, al Teatro Antico, la 67ma edizione del Taormina Film Fest.
In un anno particolarmente significativo per il cinema mondiale, il Film Fest si presenta con una direzione artistica rinnovata e, per la prima volta, composta da tre firme del giornalismo e della critica cinematografica: Francesco Alò (Il Messaggero, BadTaste.it), Alessandra De Luca (Avvenire, Ciak) e Federico Pontiggia (La Rivista del Cinematografo, Il Fatto Quotidiano, Movie Mag).

Il coordinamento è di Gida Salvino, autrice televisiva.
Il festival è prodotto e organizzato da Videobank nell’ambito di un mandato triennale – su concessione della Fondazione Taormina Arte Sicilia e con il patrocinio dell’assessorato del Turismo dello Sport e dello Spettacolo della Regione Sicilia, della Sicilia Film Commission, del Comune di Taormina e del Mibact.

Al debutto di questa nuova sfida, Videobank ringrazia Leo Gullotta, il direttore artistico che ha portato a termine il suo incarico alla guida della passata edizione, e il condirettore Francesco Calogero.

Nel 2021 si torna quindi al Teatro Antico che, con i suoi 4.500 posti, si configura come uno dei cinema all’aperto più grandi e certamente più affascinanti del mondo.

A Palermo una donna di 55 anni, Elena Altieri, è morta ieri sera investita da un’automobile pirata in via Sacco e Vanzetti, nel rione Sperone. Nello stesso punto nell’ottobre scorso è stato investito e ucciso un anziano. La vittima è stata trovata riversa sull’asfalto da un uomo appena uscito da un panificio e che ha lanciato l’allarme. I sanitari del 118, intervenuti sul posto, hanno constatato la morte. Gli agenti dell’infortunistica della polizia municipale hanno effettuato i rilievi di rito. Indagini in corso.

Un morto e sei feriti è il bilancio di un grave incidente stradale avvenuto nella serata di ieri lungo la A19 Palermo – Catania, tra gli svincoli di Altavilla Milicia e Casteldaccia, in direzione Palermo. E’ morto Pietro D’Arrigo, 55 anni, di Borgetto, in provincia di Palermo, a bordo insieme a sei operai su un furgone che, per cause in corso di accertamento, si è scontrato con un camion fermo nella corsia di emergenza. L’autostrada è stata chiusa per consentire le operazioni di soccorso. D’Arrigo è stato trasportato dai sanitari del 118 all’ospedale Civico dove è morto. Le indagini sull’incidente sono condotte dalla polizia stradale di Buonfornello.

Il Gip di Palermo Filippo Serio, non accoglie tutte le richieste dei Pm della Dda e così rigetta 14 arresti ritenuti dalla procura importanti al fine dell’organizzazione criminale finalizzata al traffico di droga.
La motivazione della risposta negativa agli arresti risiede nel fatto che – secondo il giudice – malgrado si tratti di persone che sono addentro l’ambiente della droga, “le condotte sono finalizzate ai propri profitti e non di gruppo”. Cade così l’aggravante mafiosa in riferimento all’accusa di traffico di droga perché come specificato”

numeri dell’operazione “Oro bianco” potevano essere anche più consistenti se il gip di Palermo, Filippo Serio, avesse accolto tutte le richieste dei pm della Dda. In particolare sono stati rigettati gli arresti di 14 indagati che i magistrati della Procura ritenevano fossero organici all’organizzazione dedita al traffico di droga.

Secondo il giudice, pur trattandosi di persone che gravitano nell’ambiente degli stupefacenti, “le condotte appaiono dirette a massimizzare i propri profitti e non di gruppo”. Cade anche l’aggravante mafiosa, in relazione all’accusa di traffico di droga, perché “mancano specifici elementi da cui desumere il preciso intento degli indagati di agevolare, con la propria condotta, l’associazione mafiosa”.

 

La Procura della Repubblica di Sciacca ha chiesto il rinvio a giudizio a carico di tre imputati nell’ambito dell’inchiesta scaturita dalla tragedia risalente allo scorso Carnevale, al 22 febbraio 2020, costata la vita al piccolo Salvatore Sclafani, 4 anni, morto dopo essere caduto da un carro allegorico, su cui lo ha appoggiato il padre, durante la sfilata. I tre sono Francesco Sclafani, padre del bambino, Giuseppe Sclafani, presidente dell’associazione culturale “E ora li femmi tu” (che ha costruito il carro “Volere volare” coinvolto nell’incidente) e Giuseppe Corona, presidente della Futuris S.r.l., la società a cui il Comune ha affidato l’organizzazione della manifestazione. Tutti rispondo di omicidio colposo.
L’udienza preliminare innanzi al giudice Alberto Davico è in programma il prossimo 19 marzo.

Il sindaco di Agrigento, con propria ordinanza, ha deciso che tutte le scuole materne, sia pubbliche che private, dovranno rimanere chiuse fino al 30 gennaio così come gli asili nido. Considerato che in città i casi di Covid 19 sono in continuo aumento, Franco Micciché ha deciso di far continuare il blocco agli asili nido e alle materne per altre due settimane. Infatti, l’ordinanza che aveva deciso sabato scorso nove gennaio, andava a scadere nella giornata di domani.

Mio padre è sordo e cieco e non riesco ad avere notizie mentre si trova ricoverato al reparto Covid del Policlinico di Palermo. Non possiamo chiamarlo al cellulare, e ci dobbiamo affidare ai medici e infermieri che non rispondono” – questa la denuncia del figlio di un uomo di 83 anni che si trova da alcuni giorni nel reparto Covid dopo essere stato ricoverato in Cardiologia il 2 gennaio scorso. In quest’ultimo reparto sono stati sospesi i ricoveri a causa di un focolaio di Covid scoppiato nei giorni scorsi.

L’anziano era stato ricoverato in cardiologia perché non stava bene, dopo essere giunto con un’ambulanza. Era negativo al covid. Dopo qualche giorno i medici avrebbero voluto dimetterlo se il tampone fosse risultato negativo, ma l’uomo aveva contratto il covid.
Il figlio dell’uomo e tutti gli altri familiari, sottoposti al controllo sono risultati negativi, pertanto, stando al racconto del figlio, l’83enne avrebbe contratto il virus all0interno del reparto dove, come aveva riferito il medico, vi erano 6 infetti.
Ma da allora dell’uomo non si hanno più notizie.

Ha così continuato: “Chiamiamo al telefono e nessuno risponde. Possibile che non si riesca ad organizzare un call center per dare notizie ai parenti? E’ una vergogna”. “Qualche giorno fa sono andato nel reparto dove naturalmente non si può entrare e abbiamo saputo che mio padre aveva espresso il desiderio di un piatto di pasta cucinato da mia sorella. Noi lo abbiamo esaudito. Ma non sappiamo se mio padre quel piatto di pasta lo abbia mangiato”.

 

“La Sicilia diventa ‘zona rossa’: è il fallimento del commissario Covid Nello Musumeci che con alcune recenti dichiarazioni ha provato ad anticipare la scelta del governo nazionale, nel goffo tentativo di ‘mettere le mani avanti per non cadere all’indietro’. Musumeci ha portato la Sicilia al lockdown: si dimetta da commissario Covid”.
Lo dicono il capogruppo PD all’Ars Giuseppe Lupo ed i componenti della commissione Sanità Antonello Cracolici e Giuseppe Arancio.
“Invece di ascoltare le proposte del PD all’Ars, come quelle sull’esigenza di triplicare il numero di tamponi effettuati e di aumentare il numero dei mezzi pubblici di trasporto – proseguono Lupo, Cracolici ed Arancio – Musumeci ha fatto orecchie da mercante. E è bene ricordare che stiamo parlando dello stesso Musumeci che appena qualche settimana fa ha contestato la ‘zona arancione’, dimostrando di non avere il senso della tragica realtà che vive la Sicilia, soprattutto per la sua incapacità nel contrastare l’epidemia”.