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Decine e decine di casse in polistirolo, alcune frantumate, altre integre, sono state spinte sulle spiagge della Tonnara e del Lido Salus, ieri mattina, a Sciacca.

Uno spettacolo inquietante che ha scatenato vibrate proteste e attirato delle autorità competenti a capirne di più e, soprattutto, ad accertare eventuali responsabilità.

Volontari si sono messi all’opera per ripulire gli arenili, ieri mattina stessa, e ora la situazione è quasi del tutto tornata alla normalità.

L’ipotesi più accreditata è che le cassette possano essere state abbandonate da venditori abusivi di pesce della zona.

 

 

Un’intera famiglia di Agrigento è stata vittima di un incidente stradale al Villaggio Mosè. I tre, padre, madre e figlioletto, infatti, sono stati travolti da un’automobile mentre gli stessi stavano attraversando la strada in viale Leonardo Sciascia, nei pressi del McDonald’s.

Il nucleo familiare è stato investo da una Fiat Panda, alla cui guida era un uomo di 40 anni che non è riuscito a frenare in tempo.

Tutti hanno riportato ferite varie e sono stati soccorsi dagli uomini del 118 che hanno trasportato all’ospedale San Giovanni di Dio i malcapitati. La peggio l’ha avuta il bimbo a cui i medici della struttura di contrada consolida hanno diagnosticato la rottura della clavicola.

Sul luogo dell’incidente si sono recate le forze dell’ordine che hanno effettuato i rilievi di rito per l’accertamento di eventuali responsabilità

 

A Licata strade e piazze stracolme di rifiuti

Emergenza rifiuti senza fine. Via web è stato lanciato un legittimo sfogo di Giovanni Morello, ristoratore in zona Playa. “Non pubblico foto dello stato in cui versa Licata, perché mi vergogno a fare vedere Licata invasa, anzi totalmente sommersa dall’immondizia. Ma è possibile che non ci sia nessuno all’interno del Palazzo di città che si occupi di questo problema? Le condizioni igienico sanitarie sono al collasso, esiste un rischio evidente di malattie che si possono contrarre dall’immondizia e nessuno fa niente. Intervenga il Prefetto, l’Esercito, l’Aeronautica e anche la Marina, ma togliete l’immondizia. Ci sono zone del Paese, che non vedono un autocompattatore da più di venti giorni, la gente non può più vivere nemmeno dentro la propria casa. Vergogna! Politici, ex Politici, tra qualche giorno saremo in campagna elettorale che cose ci racconterete? A chi addosserete le colpe?”. Stamattina verso le 09.30 circa, si è concentrato nei pressi di Palazzo di Città, una folla di ristoratore e cittadini comuni accumunati dallo stesso stato d’animo sulla situazione rifiuti a Licata. Ecco le foto

 

Domani, a Sciacca,  alle 11 al Cimitero ed alle 12 in Piazzetta Lazzarini, come tutti gli anni, ricorderemo Accursio Miraglia, il senso della sua battaglia e di quelle lotte per l’occupazione delle terre, per chiedere l’applicazione della Legge.

Continuiamo a ritenere, oltre che doveroso, importante conservare questa memoria, pagine esaltanti della storia della Sicilia che non sono spesso conosciute.

Eppure in quegli anni, dal 1944 al 1960 tanti sindacalisti comunisti e socialisti caddero sotto il piombo della mafia degli agrari ed i loro delitti sono rimasti ancora impuniti.

Tanti nella nostra provincia: a Cattolica Eraclea, a Favara, a Joppolo, a Lucca Sicula, a Burgio.

A Canicattì, oltre alla strage dimenticata del 21.12.1947, il Segretario della CGIL scampò ad un omicidio.

Una storia che va conosciuta, nomi di uomini e donne che vanno conosciuti e ricordati.

Stiamo lavorando come CGIL insieme a “Libera” e ad altre Associazioni del Territorio ad un lavoro di recupero di questa memoria ma anche ad agganciare questa battaglia “per il pane e la dignità” di allora, alla necessaria lotta per il lavoro, il pane e la dignità nel lavoro di oggi.

Nelle prossime settimane renderemo noti i dettagli di questa operazione che sarà itinerante e toccherà quasi tutti i paesi della provincia che sono state protagoniste di questi fatti.

Abbiamo bisogno di animare una nuova “occupazione delle terre”, di far ripartire un vasto movimento che si batta contro la mafia e  per il lavoro, che non si rassegni, che non decida che, alla fine, la cosa migliore è abbandonare questa terra (cosa purtroppo scelta da un sempre maggior numero di giovani che fanno di Agrigento la “capitale dell’emigrazione”).

Come CGIL lo abbiamo denunciato mesi fa, presentando il nostro “focus” sulla situazione socioeconomica della Provincia, insieme a CERDFOS e ISTAT, la nostra situazione non è come quella del 1947, ma certo non abbiamo fatto grandi passi in avanti se abbiamo ancora una partecipazione al “mercato del lavoro”  (tasso di attività) che oscilla mediamente intorno al 51%, con circa 14 punti in meno rispetto al dato nazionale, e con una significativa differenza tra uomini e donne con circa 40 punti percentuali di differenza.

Il tasso di occupazione sempre nel periodo tra 2008-2016 decresce da 42,4% a 39,1% mentre il tasso di disoccupazione aumenta da 16,7% a 24,3%.

 Il settore di attività in cui riscontriamo più occupati è il settore dei servizi con una percentuale che oscilla tra il 47-48% degli occupati totali tra gli anni 2008 e 2016 con poco più di 84 mila posti di lavoro.

Osservando le variazioni assolute 2008-2016 la provincia agrigentina perde 2.355 unità lavorative nel settore agricolo e una perdita sostanziale nel settore industriale con -7.280 posti.

L’unico comparto ad andare in controtendenza è il commercio, alberghi e ristorazione con un aumento di poco oltre 6 mila unità.

Analizzando più nel dettaglio il dato dell’industria emerge una sostanziale tenuta del manifatturiero, che nel periodo 2008-2016, aumenta di 741 unità, mentre un crollo si evidenzia nel comparto delle costruzioni che perdono oltre 8000 posti di lavoro passando da 15.321 unità a 7.300 unità (+del 52% di perdita rispetto al 2008).

E dietro i freddi numeri, vi sono le storie che ci raccontano del sottosalario, del “lavoro nero” e di quello “grigio”, insomma davvero abbiamo bisogno di una nuova stagione di lotta “per il lavoro e per i diritti nel lavoro”, di continuare,  con maggiore incisività e forza, la battaglia di Accursio Miraglia.

Sarà possibile inviare le domande dal 15 gennaio 2018” annuncia Alfonso Russo, Presidente di Confartigianato Imprese Agrigento e continua “pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il Decreto attuativo di Resto al Sud”, misura rivolta agli under 35 entrata in vigore il 6 novembre 2017: sarà gestita da Invitalia, ed è finalizzata a incentivare i giovani all’avvio di attività imprenditoriali nelle regioni del Mezzogiorno. Ne sono beneficiare gli imprenditori under 35 residenti in Sicilia che abbiano già avviato o intendono avviare un’impresa nelle suddette regioni. Se non residenti, dovranno trasferire la loro residenza entro 60/120 giorni dalla comunicazione di ammissione alla agevolazione. Sono finanziate le attività imprenditoriali relative a produzione di beni nei settori dell’artigianato, dell’industria, della pesca, dell’acquacoltura e le attività rivolte alla fornitura di servizi, compresi i servizi turistici. Escluse invece attività professionali e commercio.

Le Spese ammesse sono: opere edili nel limite massimo del trenta per cento del programma di spesa; macchinari, impianti ed attrezzature nuovi di fabbrica; programmi informatici e servizi per le tecnologie dell’informazione e della telecomunicazione (TIC) connessi alle esigenze produttive e gestionali dell’impresa; spese relative al capitale circolante inerente allo svolgimento dell’attività d’impresa nella misura massima del venti per cento del programma di spesa; sono ammissibili le spese per materie prime, materiali di consumo, semilavorati e prodotti finiti, utenze e canoni di locazione per immobili, eventuali canoni di leasing, acquisizione di garanzie assicurative funzionali all’attività finanziata.

L’incentivo prevede un finanziamento fino ad un massimo di 50 mila euro per ciascun richiedente, con una quota a fondo perduto del 35 per cento e il restante 65 attraverso un prestito a tasso zero da restituire in 8 anni e con 2 anni di pre ammortamento. Nel caso in cui l’istanza sia presentata dal più soggetti già costituiti o che intendano costituirsi in forma societaria, ivi incluse le società cooperative, l’importo massimo del finanziamento erogabile è pari a 50 mila euro per ciascun socio fino ad un massimo di € 200.000,00.

Per info e presentazione istanza recati presso Confartigianato Imprese Agrigento, via XXV Aprile, n. 174 (salita cinema Ciak) Agrigento, tel. 0922 594401, oppure scrivi a info@confartigianatoag.it.

 

 Egregio Prof. Busetta,

dopo la breve ma intensa esperienza dell’Avv. Armao, e dell’impegno costante nei quattro mesi di  Presidenza del dott. Giovanni Di Maida, con la Sua elezione, il CUPA torna ad avere una “governance”.

Le sue indiscusse qualità personali e professionali sono  già una garanzia che ci consente di guardare con ottimismo al futuro.

Nel chiederLe un incontro ufficiale, riteniamo sia utile rimettere in fila ed esporLe le questioni, a nostro avviso, aperte, i nodi che sarete chiamati a sciogliere ed alla cui soluzione non ci sottraiamo, ma per come abbiamo cercato sempre di fare, vorremmo considerarci parte attiva nella risoluzione.

 

  1. Il CUPA deve sciogliere il nodo dei rapporti con la Regione

Le questioni economiche hanno un grande peso sul presente e sul futuro del CUPA. In questo quadro è fondamentale chiarire definitivamente con la Regione che cosa intende fare dei “consorzi universitari” e delle risorse stabilite nelle varie Leggi di Bilancio e che ancora non sono state trasferite.

La Regione (da calcoli che abbiamo fatto) deve ancora al CUPA le seguenti risorse:

REGIONE     ANNO 2011 €.    792.000,00
REGIONE     ANNO 2012 €.    750,000,00
REGIONE     ANNO 2014

REGIONE     ANNO 2015

REGIONE     ANNO 2016

€.    244.289,42

€. 1.222.549,06

€.    922.309,67

Per un  totale complessivo di  E. 2.390690,15

 

  1. Il CUPA deve sciogliere i nodi del rapporto con UNIPA

Analogamente va definita la “partita” economica con UNIPA e definito il contenzioso. Ma assieme alla parte economica va definito il ruolo ed il rapporto con UNIPA che ha con violenza cancellato alcuni importanti corsi di laurea. Se UNIPA vuole avere un rapporto privilegiato con Noi deve ripristinare ed allargare l’offerta formativa.

 

 

  1. Il CUPA deve sciogliere i nodi del rapporto con il “socio di maggioranza” Comune di Agrigento

Agrigento, socio di maggioranza, a cui va il merito di aver consentito il superamento della “fase Immordino” prima con la nomina di Armao e, adesso , con la Sua deve caricarsi anche l’onere economico conseguente a questo ruolo di “leadership” e non ridurre pesantemente il proprio contributo economico. Noi comprendiamo le difficoltà del Comune di Agrigento (così come di tanti altri Comuni ed Enti “fuggiti” dal CUPA per ragioni economiche) ma se tutti seguono il loro esempio e in assenza di una compensazione complessiva della Regione e/o dell’Università, il Consorzio non ha altre entrate.

 

 

  1. Il CUPA deve sciogliere i nodi del rapporto con la ex Provincia Regionale e gli altri Soci

L’Ex-Provincia ha avuto un comportamento poco lineare ed era corretto (in quella fase) “farla fuori”. Ma fino al Luglio 2016 partecipava alle riunioni dell’Assemblea dei Soci e non può sottrarsi alle proprie obbligazioni, a partire dal contributo annuale di 774.000 Euro per il 2016.

A nostro avviso l’Ente  deve rientrare a pieno titolo nel CUPA, altrimenti la Regione, in prima persona, deve entrare nella compagine ed assicurare la quota equivalente.

 

  1. Il CUPA deve riorganizzare se stesso, valorizzare le risorse umane interne, stabilizzare il personale

Come Sindacato non ci siamo sottratti ad affrontare la questione personale, si può fare senza tabù ma l’approccio corretto dev’essere quello di fare le economie possibili ma nell’ottica della valorizzazione e promozione delle risorse umane esistenti, comprendendo in questo ragionamento la stabilizzazione del personale precario.

 

 

  1. Il CUPA deve ridefinire la sua “mission”

Il CUA deve, certamente, servire assicurare il “diritto allo studio” anche per quelle fasce della popolazione che non possono permettersi il mantenimento agli studi fuori sede, ma, al contempo, deve avere l’ambizione di costruire corsi di studio che, partendo dalle proprie specificità possa attirare Giovani da ogni parte del Mondo.

Il riferimento è all’Archeologia, ma anche in altri settori (Agro-Industria, Bio-Tecnologie, Architettura, Turismo, Medicina) può ambire a ritagliarsi uno spazio.

Il CUA deve avere l’ambizione di  diventare utile alla sua debole economia per accrescere la qualità di quello che si produce e aumentarne le “chances” di successo nei mercati globali.

L’Università ad Agrigento deve, altresì,  servire a formare le nuove classi dirigenti, a rafforzare le competenze e la ricerca; ad accrescere il “capitale umano” ed impedire che venga disperso.

 Per questa ragione il CUPA deve guardare al mondo e non deve fermarsi ad un rapporto con la sola UNIPA .

Serve un CUPA che non si fermi ad UNIPA, ma che guardi a quanto di meglio si muove sul terreno della formazione universitaria in Europa con cui stabilire rapporti.

Un ruolo diverso lo si può svolgere anche rispetto alle istituzioni universitarie dei Paesi che si affacciano nel Mediterraneo, con le quali, nel passato, avevamo avviato importanti partnership.

 

In questo quadro occorre riavviare un rapporto vero con l’Economia del Territorio, Noi diciamo che le principali Aziende del territorio possano e debbano contribuire non solo economicamente allo sviluppo del CUPA, ma possono farlo solo se ritengono utile questo strumento e non una sorta di carrozzone per sistemare pezzi di classe dirigente di seconda fila e clientes.

 

  1. Occorre puntare sulla partecipazione, sul protagonismo degli studenti, sul coinvolgimento di chi nel CUPA vive e lavora

Gli studenti e le loro famiglie; i lavoratori e le loro organizzazioni sindacali debbono e possono svolgere un ruolo attivo nella gestione del CUPA.

Non vogliamo decidere niente, non ambiamo ad ottenere posti nel governo dell’Ente, ma dire la nostra, offrire il nostro punto di vista, essere ascoltati, non essere vissuti come una sorta di impiccio, questo sì.

Questo lo chiediamo!


Nella calza della Befana i siciliani hanno scoperto l’operazione cosiddetta “Verità” del governo regionale di Nello Musumeci. Non è il carbone, ma molto peggio: è un debito di 8 miliardi e 35 milioni di euro.

I tecnici dell’apposita commissione hanno parzialmente concluso il conto, poi hanno relazionato a Musumeci e all’assessore all’Economia, Gaetano Armao, e adesso il presidente della Regione spiega: “E’ giusto che i siciliani conoscano in che stato abbiamo trovato la Regione: un disavanzo di 5 miliardi e 900 milioni e un indebitamento di 8 miliardi e 35 milioni. E poi, soprattutto, strumenti di programmazione stilati senza strategie di lungo termine e senza erodere l’indebitamento. Camminiamo su un terreno minato e dobbiamo ancora approfondire la zavorra delle società partecipate e la consistenza del patrimonio della Regione. Alcuni beni non sono stati neanche catastati. Stiamo intanto riconsiderando insieme al governo nazionale gli accordi economici stipulati dal 2014 al 2017. Abbiamo già ottenuto una attenuazione dei vincoli sottoscritti dal precedente governo per il 2018 e gli anni successivi. Prenderemo ogni iniziativa per contrarre la spesa pubblica, eliminare gli sprechi e rendere più trasparenti i conti. Lavoreremo per il risanamento dell’ente e perché siano aumentati gli interventi per la crescita e lo sviluppo del territorio. Il contenimento deve essere abbinato a una manovra di crescita per fare ripartire una economia stagnante. Questa situazione finanziaria peserà sull’attività della giunta per i prossimi tre anni. E’ bene che i siciliani non si facciano illusioni. I soldi per gli investimenti arriveranno tra fondi di coesione, risorse europee e patto per il Sud: ci sono sette miliardi di euro da qui al 2020. Bisogna iniziare a spenderli perché fino ad oggi non un euro è stato impegnato. E gli investimenti portano anche gettito fiscale” – conclude Nello Musumeci.

E l’assessore Armao aggiunge: “L’obiettivo è – e mi piace citare Piersanti Mattarella – avere una Regione con le carte in regola e con i conti in regola. Il debito di 8 miliardi costa alla Regione 360 milioni di interessi all’anno. Le minore entrate sono stimate in 894 milioni nel triennio 2017-2019. I debiti fuori bilancio stimati hanno un valore di 120 milioni di euro. Serve un nuovo patto tra Sicilia e Stato. E nessuno pensi che il nostro lavoro non sia stato fatto se non in piena sintonia con la Corte dei Conti: il mio primo atto da assessore è stato incontrare il presidente e il procuratore generale della Corte dei Conti che hanno apprezzato la tempestività e il metodo di lavoro. C’è stata subito una piena collaborazione. La nostra relazione sarà consegnata alla Corte dei conti e contribuirà alla predisposizione dei prossimi documenti finanziari” – conclude Gaetano Armao.

L’ex assessore all’Economia del governo Crocetta, Alessandro Baccei, replica a distanza così: “Sono numeri conosciuti e sostanzialmente esatti, ma spiegati in modo surreale e soprattutto sbagliato. Il disavanzo di 6 miliardi deriva dalla cancellazione di entrate gonfiate messe a bilancio dai precedenti governi e dalla famosa operazione di valorizzazione immobiliare di Lombardo e Armao. Gli 8 miliardi di indebitamento sono gli stessi che abbiamo trovato al nostro arrivo. Ma con la differenza che adesso ci sono i soldi per pagare gli interessi ogni anno. Pagare 360 milioni l’anno per una Regione che ha un bilancio di 13 miliardi è come pagare una rata di 500 euro per uno che ha diecimila euro di stipendio. I conti li ho lasciati in ordine. Tutto il resto sono fantasiose interpretazioni”.

Teleacras

 

 

Momenti di tesione e nervosismo, l’altro ieri pomeriggio, presso il centro di accoglienza per minori non accompagnati di via Regione Siciliana, nelle vicinanze del Quadrivio Spinasanta, ad Agrigento.

Due extracomunitari, per futili motivi, sono andati in escandescenze e hanno inscenato una protesta che ha visto coinvolto, suo malgrado, un operatore del centro stesso.

Una segnalazione è giunta ai centralini della Polizia di Agrigento che ha inviato una pattuglia sul posto che hanno riportato la calma.

 

 

Un incendio, nelle ore notturne a cavallo tra giovedì e ieri, ha distrutto l’auto di proprietà di un uomo di Realmonte, di 58 anni.

Carbonizzata” dalle fiamme una Volkswagen Polo appartenente ad un geometra che aveva parcheggiato il mezzo in via Torino, nel centro abitato del paesino agrigentino.

Sul posto si sono portati i vigili del fuoco che hanno spento il rogo sulle cui cause si sta indagando. Del fatto si stanno occupando i carabinieri della locale Stazione. Nessuna pista è esclusa.

 

 

Hanno rubato oggetti in oro e orologi in una villetta di contrada Maddalusa, ad Agrigento. Ignoti, approfittando dell’assenza della proprietaria, una impiegata nativa della Città dei Templi, in pieno giorno, l’altro ieri, si sono intrufolati nella dimora, nei pressi della zona della “Babbaluciara”, e hanno portato via quanto di prezioso vi era in casa.

Per compiere il furto, il ladro, o i ladri, hanno rotto una finestra e si sono fatti largo all’interno dell’abitazione. Il bottino sembra possa ammontare a diverse migliaia di euro, si ipotizza circa 20 mila euro.

Le Forze dell’Ordine hanno avviato le indagini e hanno anche acquisito la testimonianza di un vicino di casa che ha visto una persona incappucciata darsi alla fuga. 

 
 

Intanto sembra dopo i primi rilievi sul posto siano state trovate tracce di sangue.