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E’ morto all’età di 85 anni l’ex sindaco di Modica, Giuseppe Terranova, vittima di un incidente stradale lungo la Modica-Mare. La sua automobile, una Mercedes A 180, si è scontrata contro una Nissan Patrol, condotta da un medico ortopedico in pensione. Terranova è stato estratto dalle lamiere dai vigili del fuoco e trasportato a Catania in elisoccorso per le diverse fratture agli arti e i gravi traumi. E’ stato sottoposto ad intervento chirurgico per la ricomposizione delle fratture, prima di essere trasferito all’Ospedale di Caltanissetta in rianimazione. Terranova, della Democrazia Cristiana, è stato sindaco della città tra il 1987 e l’88 e per tale incarico politico si dimise dalla carica di direttore generale dell’Azienda siciliana trasporti.

Il Partito Democratico siciliano ha presentato il ricorso al Tar per l’assenza di donne nella giunta regionale, impugnando i decreti di nomina dei neo assessori regionali Tony Scilla e Marco Zambuto. Il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo, spiega: “Riteniamo ci siano tutti i presupposti affinché il nostro ricorso sia accolto. E ci auguriamo che il presidente Musumeci torni sui suoi passi, annulli i provvedimenti e ripristini la legalità anche in seno alla composizione della giunta in cui un terzo dei componenti devono essere donne”. Il ricorso è stato predisposto dal professore Antonio Saitta, che ribadisce: “E’ avvenuta una palese la violazione dei principi dell’equilibrio di genere nella partecipazione politica e istituzionale, consacrata nelle disposizioni costituzionali”.

Il provvedimento scaturisce dalle indagini sull’esplosione all’interno dello stabilimento industriale per lo stoccaggio e la lavorazione di fuochi d’artificio, che il 20 novembre 2019 provocò la morte di 5 persone e il ferimento di altre due. Nello stabilimento erano in corso dei lavori finalizzati al miglioramento degli standard id sicurezza.

Oggi eseguita ordinanza di custodia cautelare da parte dei carabinieri ed emessa dal Gip nei confronti di Vito Costa, 73 anni, Corrado Bagnato, 65, e del figlio Antonino Bagnato, 38, con l’accusa di disastro colposo, omicidio colposo plurimo, lesioni personali, violazioni concernenti le norme di prevenzione degli infortuni sui luoghi di lavoro e mancata consegna dei dispositivi di protezione individuale.

Le indagini coordinate dal Procuratore Emanuele Crescenti hanno reso necessario l’intervento della Sezione Rilievi del Nucleo Investigativo di Messina e dei Carabinieri del Ris di Messina, che hanno operato con il supporto del 12° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Catania Fontanarossa per le ricognizioni aeree.

Le dichiarazioni forti del sindaco di Messina Cateno De Luca in una nota: “Non sono arrabbiato ed amareggiato per la reazione di una parte di cittadini ed imprenditori ormai disperati per l’aumento degli effetti pandemici. Sono invece indignato per l’omertà della classe politica per gli attacchi, minacce e strumentalizzazioni che ho subito in questi ultimi tre giorni dai poteri forti che hanno approfittato della disperazione della gente per farmi fuori con l’ausilio di quelle sigle sindacati che ormai hanno dovuto smettere di usare il comune di Messina e le sue partecipate come un bancomat”.

Ha poi aggiunto:  “Il Presidente della regione siciliana Nello Musumeci ed il suo assessore alla sanità Ruggero Razza  hanno avallato e sostenuto questa strategia nel miei confronti perché ho chiesto la testa del loro uomo di fiducia Paolo La Paglia, direttore generale dell’Asp di Messina“.
De Luca che si dice pronto a dimettersi:  “Nessuno parla e tutti tacciano. Io sto rischiando la mia vita perché non ho accettato la logica mafiosa dell’omertà e della complicità. Le mie dimissioni da sindaco di Messina sono pronte perché da autentico uomo delle istituzioni non posso convivere con altre istituzioni che stanno agendo con la logica mafiosa e stano uccidendo Messina lasciando i loro servi sciocchi al comando dell’Asp”.
E poi conclude: “Perché nessuno si indigna al cospetto di queste vicende da me denunciate pubblicamente e all’autorità giudiziaria?”

La Corte d’Appello di Palermo ha confermato le sette assoluzioni, emesse in primo grado dal Tribunale di Agrigento il 29 gennaio del 2014, al processo scaturito dall’inchiesta antidroga cosiddetta “Hardom 2”. Gli assolti sono Fabrizio Messina, 45 anni, di Porto Empedocle, Raimondo Macannuco, 39 anni, Bruno Pagliaro, 31 anni, Salvatore Lombardo, 32 anni, Giancarlo Buti, 32 anni, Giuseppe Antonio Patti, 43 anni, e Calogero Noto, 40 anni, tutti di Porto Empedocle. Il processo d’Appello è stato azzerato più volte per problemi di composizione del collegio ed è durato ben 7 anni non essendovi, peraltro, problemi di prescrizione o misure cautelari in quanto furono rigettate da subito.

La Cassazione ha confermato la condanna all’ergastolo per Giosuè Ruotolo, 32 anni, imputato di aver ucciso a Pordenone, per motivi di rabbia e gelosia, la coppia di fidanzati Teresa Costanza, di Favara, e Trifone Ragone, assassinati la sera del 17 marzo del 2015 nel parcheggio del locale palazzetto dello sport. La suprema corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa. Trifone Ragone, militare, originario di Adelfia in provincia di Bari, 28 anni, e Teresa Costanza, 30 anni, assicuratrice trasferita da tempo a Milano, laureata alla Bocconi, furono uccisi da Giosuè Ruotolo, ex militare di Somma Vesuviana, in provincia di Napoli, che sparò sette colpi di pistola da molto vicino colpendo prima Trifone Ragone mentre saliva in automobile lato passeggero e poi la sua compagna.

di Mario Gaziano
“Non Siamo Angli” è un arguto e ironico film con Robert De Niro e Sean Penn, del 1989 di Neil Jordan. .
Narra di due stralunati evasi che si trasfigurano con abiti di improbali mistificatori sacerdoti e diventano miti e simboli di una piccola comunià di confine americano/ canadese.
Ecco il punto: la trasfigurazione.
E’ nella storia americana, in particolare della cinematografia ,e non solo.
E così l’italo-americano Jack Angeli diventa il capopopolo di una improbabile rivoluzione, più macchiettistica e di colore (seppur drammatica e tragica nei suoi quattro morti).
E si trasfigura in “sciamano” con tanto di pelle di bisonte e corna vichinke. Un personaggio da favola o da circo, maschera da teatro dell’Arte o da cinema anche d’autore.
Così per il grandioso Dustin Hofmann di “Tootsie” di Sidney Pollack, con insuperabili, ineguagliabili dialoghi..
O per il coloratissimo Miss Dubtfire con un vorticoso Robin Williams.
La trasfigurazione, ovvero la ricerca di una nuova identità (rigettando la propria natìa) appartiene alla storia antropologica degli ultimissimi secoli:
E Pirandello (sempre lui, ne è epigono e antesignano nell’ età contemporanea) con il “Mattia Pascal” che cerca nuova vita e nuova identità in “Adriano Meis”.
E prima di lui Robert Luis Stevenson con “Mister Hayde e il dottor Jekil”, nel doppio tra Bene e Male.
E ancora l’apodittico “Sosia” di Dostoevskij, perseguitato e perseguitante.
Per non richiamare i “doppi” classici di Plauto e Aristofane: comici e ridanciani.
Così si propone ( più Pautino e Aristofaneo) il Jack Angeli italo- americano: trasformato e ciarlatano trasformista alla Arturo Brachetti, In una civiltà oramai di plastica, di Marvel e Supereroi in cui è possibile trovare facili e improvvisi ruoli di “protagonismo”.
Ed è singolare che proprio un italo americano ,(di lontana origine probabilmente ligure) attenti “farsescamente e folkloristicamente” alla democrazia più evoluta del mondo, l’ America che l’altro ligure Cristoforo Colombo avviò alla trasformazione para-europea.
Che ci sia un filo rosso di congiunzione tra il nuovo “indio” contemporaneo-Jack Angeli- e gli indios precolombiani? Mah!!!
Una cosa è certa: Jack Angeli diventa un improbabile, pittoresco contemporaneo “protagonista”, che sarà consegnato sicuramente alla dinamica e rutilante cronaca giornalistica gossip americana, ma certamente non alla Storia.
Così sono già pronti sceneggiatori e produttori cinematografici, per un nuovo fulminate soggetto.
Giornalisti d’assalto alla ricerca della intervista scoop superpagata. Opinionisti, antropologi, psicanalisti e psichiatri di
moda per tentare di raccontare e spiegare un  fenomeno di costume, cialtronesco e superficiale, comunque “buono” per fare audience e cassetta.
Per buona pace di storici e di studiosi seri !

Oggi davanti alla Commissione ecomafie i procuratori della Repubblica di Agrigento Luigi Patronaggio e quello di Trapani Maurizio Agnello, nell’ambito dell’inchiesta sulla depurazione delle acque reflue in Sicilia.

Patronaggio ha riferito in merito alle indagini in via di conclusione su Girgenti Acque, società che aveva in gestione il ciclo idrico integrato dell’Ato di Agrigento e al momento commissariata a seguito di un’interdittiva antimafia del 2018. Ha inoltre riferito che sono stati posti sotto sequestro con facoltà d’uso 12 depuratori, al momento amministrati dai commissari prefettizi: “Vi e’ un report del Noe dei carabinieri di Palermo che per ogni impianto gestito da Girgenti Acque segnala le disfunzioni rilevate che vanno dal superamento dei limiti tabellari a malfunzionamenti degli stessi impianti. Ci sono anche criticità nella produzione e smaltimento dei fanghi. Va rilevato che con la gestione di Girgenti Acque venivano prodotti pochi fanghi, aumentati con le gestioni commissariali” che sono partite dal 2018″.

Patronaggio ha poi fornito informazioni in merito alle attività di indagine della procura di Agrigento sul depuratore di Lampedusa, anch’esse in via di conclusione: “A Lampedusa la situazione è particolarmente grave perché il depuratore sversa direttamente in mare senza un trattamento valido a soli 200 metri dalla Porta d’Europa, nell’area naturale protetta delle Pelagie. L’adeguamento dei lavori del vecchio impianto si è protratto per diverso tempo nell’incuria più totale del Comune e della stessa Regione, creando un danno ambientale non indifferente per l’ecosistema dell’area naturale delle Pelagie. In questo procedimento sono indagati, continua Patronaggio, a vario titolo, funzionari regionali, i sindaci che si sono succeduti nel tempo e i responsabili dell’ufficio tecnico, nonché i direttori dei lavori delle imprese che si erano aggiudicati i lavori. Per questo procedimento siamo pronti alla conclusione indagini preliminari e in procinto di avviarci verso un giudizio”.

Le indagini riguarderebbero le omissioni collegate al passaggio tra la dismissione del vecchio impianto di depurazione e l’entrata in funzione del nuovo che non sarebbe entrato ancora a regime.

Sono in corso accertamenti anche sull’eventuale sversamento di acque di sentina e reflue da parte delle navi quarantena, su cui sono collocati i migranti, al largo delle coste dell’Agrigentino, in particolare Porto Empedocle. “C’e’ una indagine – ha spiegato – della Capitaneria di porto. Queste acque a una certa distanza dalla costa non possono essere sversate in mare. Stiamo facendo degli accertamenti in tal senso”.

Il mio ufficio è particolarmente attento alla questione ambientale. Non altrettanto bene posso parlare dei controlli dell’Arpa, non sempre sono stati all’altezza e tempestivi. Anche se con un po’ di solleciti riusciamo a portare a casa il risultato”- ha detto ancora il procuratore Luigi Patronaggio.

Per quanto riguarda il problema dello smaltimento delle imbarcazioni di migranti giunte a Lampedusa di competenza dell’Agenzia delle dogane, una soluzione potrebbe arrivare dal ddl approvato dal Parlamento per lo smaltimento delle imbarcazioni affidandole anche a soggetti privati, dice Patronaggio. “Le barche affondante o arenate di fronte il porto hanno bisogno di un intervento massiccio perche’ occorre dragare il porto questo crea un problema di pesca e turismo. E’ un problema che va affrontato nelle diverse sedi per individuare un ente attuatore“.

Come si ricorderà, in esito alle consultazioni elettorale dello scorso ottobre, alla lista “Diventera Bellissima” sono stati assegnati due seggi nel Consiglio Comunale di Agrigento, uno dei quali a Gianni Tuttolomondo (nominato anche Assessore nella nuova Giunta del Sindaco Miccichè).
Ed infatti, l’Ufficio Elettorale ha attribuito al candidato Tuttolomondo complessivi 257 voti a fronte dei 252 voti assegnati alla Zicari.
L’avv. Roberta Zicari, ritenendo frutto di un errore di calcolo o di trascrizione l’attribuzione alla stessa di soli 252 voti  – con il patrocinio degli avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia- ha proposto innanzi al TAR Palermo un ricorso elettorale per chiedere la correzione del risultato elettorale e la propria proclamazione in luogo del candidato Tuttolomondo.
In particolare, con il ricorso, gli avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, hanno sostenuto che nella sezione n. 36 (ossia quella sita nella frazione di Giardina Gallotti ) – la candidata Zicari avesse conseguito n. 24 voti, come risultanti dal verbale della medesima sezione; tuttavia, in sede di trascrizione dei voti conseguiti nella varie sezioni, l’Ufficio Elettorale  avrebbe per errore trascritto, con riferimento a tale sezione, un solo voto.
Per effetto del suddetto errore, all’avv. Zicari sono stati assegnati di n. 252 voti in luogo dei 275 alla stessa effettivamente spettanti e che le avrebbero consentito si superare il candidato Tuttolomondo e di essere proclamata alla carica di Consigliere Comunale.
Il TAR Palermo – Presidente Calogero Ferlisi, Relatore dott. Luca Girardi-, tenuto conto delle censure formulate dagli avvocati Rubino e Impiduglia, ha disposto una verifica del materiale elettorale concernente la sezione n. 36 del Comune di Agrigento, per la rilevazione dei voti di preferenza effettivamente conseguiti dai candidati Zicari e Tuttolomondo e  per l’accertamento della “corrispondenza dei rispettivi risultati con quanto riportato nei Verbali delle operazioni di detta sezione elettorale”.
Il TAR ha disposto che le operazioni di verificazione vengano espletate – nel contraddittorio delle parti –  entro il termine di trenta giorni e che al loro espletamento provveda  il Prefetto di Agrigento, o un funzionario da questi delegato.
Il TAR ha anche fissato per il 22 aprile 2021 l’udienza definitiva del giudizio.
Dunque, a breve, verrà accertato quale dei due candidati della lista “Diventerà Bellissima” ha effettivamente diritto a sedere  sugli scranni del Consiglio Comunale di Agrigento.

In Sicilia ‘#ioapro’, l’iniziativa lanciata sui social che invita i ristoratori a restare aperti, a partire dal 15 gennaio, contro le restrizioni anti Covid imposte dal Governo suscita adesioni ma anche risposte negative. Se ad esempio c’è chi come Franco Virga, titolare di cinque ristoranti a Palermo (Bocum, Ajamola, Gaggini, Buatta e Libertà) si dice favorevole altri non sono d’accordo Dice Virga: “è un’azione da fare perché è palese che il contagio non si trasmette nei ristoranti ma negli assembramenti come le file per fare compere e quindi la nostra chiusura è una vera e propria penalizzazione delle nostre attività.

Basterebbe per ricominciare a lavorare aumentare la distanza tra i tavoli e aprire anche la sera. I ristori ricevuti dal governo sono stati esigui rispetto ai costi di gestione nei locali, come il pagamento degli affitti”.
Di parere diverso Filippo Ventimiglia del ristorante Quattroventi a Palermo: “non aderisco e non sono favorevole all’iniziativa – dice – anche se capisco che sarà una gesto simbolico perché penso che per chi non fa il delivery come me non è pensabile alzare la saracinesca. Oltre al danno ci sarebbe la beffa a causa delle sanzioni che potremmo ricevere. Sto rispettando le norme per ripartire una volta per tutte”.
Anche Giuseppe Costa, titolare del ristorante con una stella Michelin Il Bavaglino a Terrasini e del locale La dispensa a Palermo non è d’accordo con l’appello a riaprire. “Non aderisco, anche se con rabbia, per una mia etica professionale: mi piace rispettare le regole. Ma stiamo soffrendo tanto per le restrizioni soprattutto per l’attività di Palermo aperta nel 2019 per la quale siamo stati tagliati fuori dai contributi”.
Antonio Bernardi, “patron” dello storico ristorante “Filippino” a Lipari, nelle isole Eolie, è sconsolato e si dice favorevole all’iniziativa. Anche perchè, spiega, “potremmo essere costretti presto a chiudere tutto definitivamente”.
“Il nostro mondo della ristorazione italiana di qualità oramai è esausto. – aggiunge – I ristori, quando sono arrivati, sono state delle briciole. Abbiamo accettato anche il gioco dei colori, delle aperture e chiusure per salvare il Natale, poi per salvare gennaio. Chiediamo al governo: fateci lavorare in sicurezza ma con la possibilità di fare impresa, oppure permetteteci di arrivare ancora vivi al momento della ripartenza con giusti ristori, non briciole”.